Petrolio nel Golfo: archeologia flegrea e vesuviana in tv

Il 28 luglio 2017 la trasmissione “Petrolio” ha dedicato una puntata al Golfo di Napoli, tra i Campi Flegrei e il Vesuvio, tra storia e attualità. Il documentario dura 1h50′ ed è visibile sul website della Rai:

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Il filmato è visibile anche su Fb, dove è introdotto con le seguenti parole:

Nella prima parte della trasmissione, vengono mostrate in esclusiva le immagini del ritrovamento della tomba monumentale di Pompei nei pressi di Porta Stabia: il monumento funerario è decorato in marmo con la più lunga epigrafe funeraria finora ritrovata. “Una scoperta di straordinaria importanza – sottolinea il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna – che aggiunge nuovi tasselli e risposte su come si svolgesse la vita sociale di Pompei, in particolare sui giochi dei gladiatori e sui banchetti per raccogliere il consenso della popolazione“. L’eccezionale documentazione registrata da Petrolio nel febbraio scorso è un’esclusiva mondiale.
Nel corso della stessa puntata Petrolio esplora, con il passo dell’inviato speciale Duilio Giammaria, uno dei luoghi più straordinariamente rappresentativi delle ricchezze e delle contraddizioni d’Italia. Il cosiddetto Petrolio nel Golfo è quello delle bellezze architettoniche delle ville del Miglio d’Oro, delle ricchezze archeologiche e paesaggistiche del Golfo Di Napoli, per la prima volta raccontate nel loro complesso: da Capo Miseno, porto della Flotta Romana, a Baia, la Beverly Hills delle grandi ville romane ora sommerse dal mare, dai Campi Flegrei al Vesuvio, i luoghi in cui eruzioni e bradisismo hanno modellato il paesaggio e determinato la storia.

Sulle immagini di Petrolio a proposito della scoperta pompeiana di una tomba monumentale ne ha scritto anche “La Repubblica“.

Una bella eruzione e tutto si risolve

Un quarto di secolo fa l’allora neo-parlamentare Vittorio Sgarbi, ai primi di aprile del 1992 disse: «Le case di Zafferana [Etnea] sono un orrore, meglio se la lava le cancella» (concetto che ribadì più volte nei giorni successivi e anche dopo parecchi anni). L’Etna aveva cominciato un’intensa attività eruttiva nel dicembre precedente e la colata lavica che ne era fuoriuscita stava minacciando l’abitato di quel versante del vulcano.

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La situazione era talmente delicata che intervennero militari e ingegneri con mine e ruspe… e alcuni abitanti del paese tentarono anche con il sacro, praticando un “rito in emergenza”:

«L’8 aprile 1992 il magma supera lo sbarramento costruito dai militari e dalla Protezione Civile a “Portella Calanna” e tracima verso “Piano dell’Acqua” e “Valle San Giacomo”, minacciando i quartieri “Sciara” e “Ballo”, che cominciano a prepararsi all’evacuazione.
Due giorni dopo, il 10 aprile 1992, la popolazione, allarmata, porta in processione la statua della Patrona, la Madonna della Provvidenza, fino al fronte lavico, al “Piano dell’Acqua”, e chiede l’intercessione della Beata Vergine Maria, affinché il fluire impetuoso e minaccioso della lava si arresti».

Dopo un paio di settimane di preghiere (e di lavoro) la lava si fermò e il parroco fece suonare le campane a festa.

Questa storia m’è tornata in mente oggi, leggendo di una giornalista che l’altra mattina ha detto in tv: «Mi auguro che il Vesuvio si riprenda le case che i napoletani hanno messo là».
In trasmissione si parlava di abusivismo edilizio e, come un riflesso pavloviano, anche in questo caso c’è stato qualcuno che ha tirato fuori il Vesuvio (non capita mai che si esemplifichi facendo riferimento all’abusivismo di Genova, tanto per chiarire). Peccato, però, che intorno al vulcano napoletano l’abusivismo, per quanto gravemente dannoso, sia un fenomeno comunque marginale rispetto al resto della cementificazione, che, al contrario, è del tutto legale. In altre parole, l’urbanizzazione che in alcuni decenni ha prodotto un’esposizione al rischio come in pochi altri posti del mondo, è autorizzata, legittima, regolare, consentita, lecita.

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Stesso discorso per Zafferana, dove non è che non ci sia abusivismo o non ci siano edifici indegni della storia architettonica siciliana e dell’impareggiabile paesaggio etneo, tutt’altro, ma a osservare con più attenzione ci si accorgerebbe che quello è uno dei comuni della provincia di Catania in cui il fenomeno è più basso (secondo un rapporto regionale del 2012).

Bene, precisato ciò, ora possiamo tornare alle chiacchiere da bar e a tifare per l’asteroide.

Difendere la scienza

Salvo Di Grazia, medico e divulgatore scientifico con lo pseudonimo di MedBunker, ha condiviso su facebook il link ad una trasmissione televisiva sui vaccini e ha usato queste parole:

Per chi si fosse perso la puntata di Presa Diretta sul tema vaccini, eccola qui (io parlo al minuto 32 circa).
Sono stati raccontati fatti noti agli addetti ai lavori (ed a chi segue l’informazione medica), sono stati forniti numeri e dati, trasmissione corretta. Poi si è parlato dei (pochissimi) medici antivaccino che di questo hanno fatto un mestiere, gente che dice “so che i non vaccinati hanno una salute migliore dei vaccinati” ed alla domanda “dove ha pubblicato le sue osservazioni?” rispondono serenamente “non le ho pubblicate” o altri che “curano” l’autismo con l’aglio omeopatico (ed hanno la fila di pazienti in studio, a 250 € a visita). E poi il “direttore scientifico” di un’azienda omeopatica, quasi imbarazzante per la sua superficialità.
Appare evidente anche ad un occhio profano quanto siano scadenti, inattendibili, quasi patetici, sia come medici che come persone, spargono disinformazione e ciarlataneria. Eppure tanta gente è convinta dicano la verità.
Ignoranza? Spirito di protesta? Incapacità di vivere la realtà? Forse questi medici dicono quello che genitori ansiosi o paurosi vogliono sentirsi dire o forse rappresentano per loro il simbolo della protesta nei confronti delle istituzioni. Ma davanti alla salute del proprio figlio, come si fa a seguire certi personaggi che mentono dalla prima parola all’ultima?
Come si fa ad affidare la vita delle persone più care che abbiamo a questi personaggi?
Non lo so, è uno dei pochi argomenti sul tema a cui non so dare risposta convinta.

La puntata di “Presa Diretta”, andata in onda ieri, 10 gennaio 2016, è qui e dura 1h30″:

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Clicca sull’immagine per accedere allo streaming.

Il tema fa parte di un argomento ancora più ampio, ovvero il rapporto con la scienza, che in Italia è altamente in crisi.

Ne ha scritto oggi Paolo Mieli sul “CorSera”:

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Clicca sul titolo per accedere al testo di Paolo Mieli.

L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. […]

Questo editoriale cita un articolo su “La Stampa” del 24 dicembre scorso dei due scienziati Gilberto Corbellini e Roberto Defez, intitolato “No ai processi al metodo scientifico“:

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Clicca sul titolo per accedere al testo di Corbellini e Defez.

Se in Italia sopravvive ancora una comunità scientifica degna di tale nome, ovvero delle accademie scientifiche consapevoli del loro ruolo a difesa dei valori di libertà e indipendenza della scienza, dovrebbero battere urgentemente un colpo. Farsi sentire. […]

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PS: Una piccola precisazione, messa in evidenza dalle scienze sociali: parlare di “processo al metodo scientifico” può essere corretto per molti casi di disinformazione e di complottismo ascientifico e irrazionale, ma non in assoluto. Sia Mieli che i due scienziati, ad esempio, scrivono “contro il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi, per non aver dato l’allarme per il terremoto dell’Aquila“. Questa frase è falsa e sbagliata (anche perché ormai sono passati anni e non è più ammissibile fare confusione; io stesso vi ho dovuto fare molta attenzione perché l’argomento veniva continuamente manipolato dalle parti): quel processo non ha riguardato il non aver dato l’allarme o il non aver previsto il sisma, bensì l’aver rassicurato. In altre parole, non è stato un processo alla scienza, ma alla sciatteria deontologica e alla collusione politica di alcuni scienziati; inoltre, il processo è arrivato a compimento in tutti i suoi gradi di giudizio, con la condanna definitiva di uno dei membri della CGR perché è stata provata la sua responsabilità nell’aver persuaso alcune delle vittime ad abbassare la loro soglia di attenzione, contribuendo così alla loro morte sotto le macerie provocate dal terremoto del 6 aprile 2009. Queste imprecisioni, dunque, se non sono scorrettezze, sono certamente distrazioni che non fanno bene alla scienza stessa e a chi intende difendere il metodo scientifico.

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PPS: tornando ai vaccini, l’8 gennaio12471576_10102586759120781_6301684509450777677_o 2016 il fondatore di facebook, Mark Zuckerberger, ha postato una foto di lui e sua figlia nella sala d’aspetto di un pediatra, poco prima che la bimba ricevesse il suo primo vaccino: “Doctor’s visit — time for vaccines!” (3.137.810 like; 69.000 commenti; 30.699 condivisioni).

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INTEGRAZIONE del 18 gennaio 2016:
La scienza in Italia è in crisi (soprattutto nella sua declinazione sociale; si vedano, appunto, gli antivaccinisti e i salutisti illogici), ma Edoardo Boncinelli (che pure stimo) che in questa intervista spara sulle scienze umane (come se, invece, il metodo scientifico non valga per tutte le “scienze”, appunto) e che ignora l’ibridismo disciplinare (la filosofia della scienza, ad esempio, ma anche l’antropologia dei disastri o, sempre per esemplificare, la sociologia dell’ambiente), fa del bene alla causa dell’alfabetizzazione scientifica e dell’educazione alla logica?
L’intervista è stata pubblicata il 16 gennaio 2016 su “Linkiesta” da Dario Ronzoni e comincia così: “Un po’ di bastonate ai filosofi, che «parlano di tutto, anche di ciò che non conoscono», al sapere umanistico «che anziché parlar bene di sé, parla male della scienza», e poi agli scienziati stessi, ma non tutti: solo quelli «incapaci»“.

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INTEGRAZIONE del 17 marzo 2016:
Le complotisme, c’est du sérieux. Et, aujourd’hui, il a pris une dimension préoccupante, au point que le Gouvernement français a lancé une campagne intitulée «On te manipule».

Jonathan Bouchet-Petersen n’a écrit sur “Libération”: Le grand complot qui est-il, quel est son réseau ? Alimenté par la défiance envers les institutions, répandu via Internet, le conspirationnisme se renforce, en particulier chez les moins diplômés.

Tuttavia, “La Stampa” riferisce che con quelli “de coccio” pare che non ci sia niente da fare: Perché smentire le bufale è inutile, una completa perdita di tempo.

Mario Tozzi e i duemila anni di Napoli con il Vesuvio

Ieri sera Mario Tozzi ha trasmesso una puntata di “Fuori luogo” dedicata a Napoli: “duemila anni con il vulcano“. Il famoso geologo gira per i vicoli del centro, sale a San Martino, poi scende nel sottosuolo della città e nel Cimitero delle Fontanelle, sempre con lo sguardo rivolto al Vesuvio, per raccontare il rapporto tra la città e il suo territorio.
Con un paio di esperimenti-simulazioni illustra efficacemente il funzionamento del vulcano, facendo intuire i suoi (pesanti) effetti su un’area che negli ultimi 70 anni è stata fortemente urbanizzata.
Inoltre intervista vari esperti, tra i quali Gennaro di Paola, straordinaria memoria storica delle Quattro Giornate e dell’ultima eruzione (peccato che in 2 minuti non si riesca a cogliere la profondità di un incontro con un tale personaggio).
Infine, al “piano di emergenza” sono dedicati gli ultimi 2 o 3 minuti (la puntata dura 64′) e Tozzi non vi si sofferma adeguatamente; tuttavia dice una cosa corretta: sarà un “piano di esodo”, perché non si potrà tornare a vivere (a breve) sui luoghi della prossima eruzione.

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Clicca sull’immagine per accedere allo streaming sul website della RAI.

La puntata si intitola “Fuori luogo Napoli: duemila anni con il vulcano“, dura 01h04’57” ed è andata in onda il 28/07/2015. “Mario Tozzi viaggia nei luoghi chiave per capire questo incontro e per spiegare come i cambiamenti del pianeta hanno determinato anche cambiamenti nel nostro modo di vivere“.

Altre trasmissioni televisive dedicate al Vesuvio sono elencate in questo post, nonché qui e qui.

La sparizione di un villaggio a Capo Verde

Dalla fine di novembre 2014 il vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde, ha ripreso l’attività eruttiva (ne ho scritto qui e qui). Il complesso vulcanico ricorda quello del Vesuvio: il cratere sorge all’interno di una caldera, parzialmente circondata dall’ampio arco montuoso dell’antico edificio vulcanico:

All’interno della caldera sorgono alcuni villaggi, come Portela e Bangaeira (map), i cui abitanti (intorno al migliaio), dopo alcuni rifiuti iniziali, hanno dovuto evacuare (e, per fortuna, non si contano vittime).
Il 27 novembre la colata lavica ha cominciato a inghiottire la sede del Parco Naturale del Fogo e una quindicina di case di Portela (fonte):

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La colata lavica del vulcano Fogo raggiunge il villaggio di Portela (27 novembre 2014)

Nel fine settimana del 6-7 dicembre, il villaggio di Portela è sparito completamente sotto il manto della lava, di quella che è ritenuta l’eruzione più imponente del Fogo dal 1995 (altra fonte).
Le immagini che seguono sono tratte dai profili pubblici degli account fb di Observatorio Vulcanologico de Cabo Verde, Instituto Volcanologico de Canarias, Geovol Grupo de Investigacion, FogoNews:

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AGGIORNAMENTI:
Il blog “Culture Volcan” riferisce che anche il villaggio di Bangaeira è sparito sotto la colata lavica del Fogo: “en l’espace de 15 jours seulement, c’est plus d’un siècle et demie d’histoire qui a littéralement été effacé sur l’île de Fogo, les constructions les plus anciennes dans la Caldera remontant aux années 1860“.

E’ stata aperta una pagina fb intitolata “Vulcão do Fogo 23-11-14“, in cui sono presenti immagini molto drammatiche. Le divido in due gallerie fotografiche.
La prima è dedicata all’evacuazione della popolazione:

La seconda raccolta di immagini è dei cartelli d’aiuto pubblicati online:

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AGGIORNAMENTO del 10 dicembre 2014:
Il telegiornale serale della Radiotelevisione Capoverdiana ieri ha mandato in onda un servizio dalle cittadine costiere di Fonsaco e di Mosteiros Tras (map), sull’isola di Fogo, dove la popolazione sta evacuando volontariamente, preoccupata dall’avanzare della colata lavica che ha già distrutto i villaggi di Portela e Bangaeira. Questo è il filmato e, di seguito, alcuni screenshot dello stesso:

Clicca sull'immagine per accedere al filmato.

Clicca sull’immagine per accedere al filmato.

Una galleria di screenshot del servizio di RTC:

Ulteriore galleria fotografica è questa pubblicata dalla Marina Militare portoghese, un cui battaglione ha portato aiuti e sostegno alla popolazione dell’isola di Fogo, in particolare agli abitanti della località Monte Grande:

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AGGIORNAMENTO del 15 dicembre 2014:
Su varie pagine di socialnetwork ho trovato ulteriori testimonianze fotografiche dei drammatici effetti dell’eruzione del Fogo, le raccolgo in un’unica galleria di immagini che mette insieme fotografie della coltura della vite (precedente alla colata lavica) e della messa in salvo delle botti di vino, immagini della disperazione dei contadini e degli aiuti umanitari provenienti da vari Paesi come l’Angola e il Portogallo, nuovi cartelli di sostegno (anche spirituale) alla popolazione disastrata e alcuni scatti dall’interno del villaggio invaso dalla lava in via di raffreddamento.
Le fonti di queste immagini sono Montrond Theo, Jorge Nogueira Nogueira, Waldemar Pires (qui, qui e qui), Marcos Rocha de Pina, il gruppo fb Fogo na coracao.

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AGGIORNAMENTO del 17 dicembre 2014:
Pauline Texier-Teixeira è una maitre de conférences in geografia dell’università di Lyon 3 “Jean Mulin” e tra i suoi temi di ricerca c’è la riduzione del rischio in varie località del pianeta, compresa l’isola di Fogo a Capo Verde. Oggi ha lasciato questo commento molto interessante sul blog “Culture Volcan”:

Bonjour à tous,
Merci pour ce site très bien fait et pour toutes ces infos. Je viens d’écrire un long message qui s’est effacé, alors je le refait en plus bref : je suis Pauline Texier Fernandes Teixeira, et je travaille depuis 2010 à Fogo en tant qu’enseignant chercheur en géographie, et je suis co-auteur de l’article paru en 2013 sur Fogo et le risque volcanique.
Je souhaite réagir par rapport à toutes ces remarques pertinentes : la terre dans la caldeira présente à la fois une valeur inestimable pour ceux qui la cultivent depuis 1917 et l’ont valorisée à la sueur de leur front, car elles sont fertiles et apportent de nombreuses ressources uniques à Fogo, à la fois sont sans “valeur foncière”, puisqu’il s’agit de terres d’Etat, liées au Parc Naturel, et les habitants n’ont pas de titres de propriété, seulement un droit d’usage, dans la limite des autorisation du zonage du Parc. Deux événements ont marqué 2014 : l’émergence d’un plan d’urbanisation, interdisant entre autre plus de construction à Bangaiera et chamboulant la définition des lots de terre, et l’éruption, qui remet aujourd’hui tout en question. Aujourd’hui, il existe de très fortes tensions quant à l’avenir des habitants réfugiés de Cha : le gouvernement souhaite a priori les reloger dans les maisons de 1995 (dernière éruption), aujorud’hui délabrées, et ainsi éliminer en quelques sortes le risque, en déplaçant les gens exposés directement (ce qui n’est paradoxalement pas sans conséquence sur la vulnérabilité économique des déplacés!). A l’opposé, les habitants qui s’organisent depuis quelques jours en collectif autour de l’association des Guides de Cha, souhaitent retourner habiter dans la caldera, et continuer à vivre avec le risque. En effet, ils sont conscients des risques, mais il reste des terres cultivées pour le moment épargnées par le volcan : la terre, c’est la vie la bas. Sans terre, on ne survit pas. C’est ce qui explique qu’ils soient retournés vivre dans la caldera après l’éruption de 95. Alors que vaut il mieux ? Vivre avec le risque volcanique ? Ou survivre à la précarité quotidienne, qui représente à leurs yeux un risque beaucoup plus important ? A eux d’en décider!
Bonne journée,
ps : si vous etes sur Lyon, j’organise ce soir 17 décembre, à 18h30 une conférence sur Fogo au bar Le Pré Soir, 9, rue du jardin des plantes, métro Hôtel de Ville.
Avec des amis et collègues, nous avons constitué un collectif pour leur venir en aide et soutenir leur action de reconstruction post-catastrophe : un pot commun a été ouvert en suivant ce lien [evento fb: QUI],
A bientôt!
Pauline

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AGGIORNAMENTO del 22 dicembre 2014:
L’eruzione continua e, sebbene non sia violenta, sta procurando enormi danni: FogoNews (via-CultureVolcan) riferisce che la colata lavica inghiotte giorno dopo giorno sempre più abitazioni e terre agricole: in particolare, “la cave “Sodade” d’où avaient été évacués les quelques 40.000 litres de vins a été totalement détruite hier: il sera donc encore un peu plus difficile de remettre cette activité économique en route, entre la diminution de la surface de terres fertiles et la disparition des infrastructures permettant leur transformation et leur stockage“.

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AGGIORNAMENTO del 15 aprile 2015:
Dopo poco più di quattro mesi dall’eruzione, sulla colata lavica che ha devastato due villaggi nella grande caldera del Fogo è stata ricavata una strada in terra battuta, come mostrano le fotografie postate su fb da Dom Danillon, un abitante della zona:

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AGGIORNAMENTO del 26 settembre 2015:
L’altro ieri è uscita un’agenzia che annuncia per il 1° ottobre l’apertura di un hotel costruito su quella lava: si chiamerà “Casa Mariza 2.0”, avrà 14 stanze, un ristorante e, come si augura l’imprenditore Mustafá Eren, dovrebbe riattivare i flussi turistici nella zona.
Considerando anche altre strutture private ricostruite dopo l’ultima eruzione, in questo modo l’area di Cha das Caldeiras raggiunge la cifra di 34 stanze disponibili per eventuali visitatori.

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AGGIORNAMENTO del 4 ottobre 2015 (non c’entra con l’ultima eruzione del Fogo, bensì con la sua storia arcaica):
La corrispondente di “Haaretz” Ruth Schuster ha riferito di uno studio sul crollo dell’edificio vulcanico del Fogo, a Capo Verde, avutosi 73mila anni fa e che provocò un mega-tsunami (con onde di almeno 250 metri). Questo fenomeno (crollo di un vulcano costiero e conseguente mega-tsunami) è raro, secondo uno studioso avviene ogni 10mila anni, tuttavia è così repentino da non poter essere previsto, né arginato. Un caso si è avuto sicuramente anche nel Mediterraneo, quando 8mila anni fa l’Etna perse 6 miglia quadrate di rocce formando un’onda di maremoto di 50 metri.
Ulteriori notizie sono QUI.

Il solito schema del giornalismo che fa una scampagnata sul Vesuvio

«C’è un luogo che più di ogni altro simboleggia quella sorta di rimozione del pericolo che ci caratterizza, tra scaramanzia e incoscienza. Stiamo parlando di Napoli e del suo vulcano, il Vesuvio […]».

Queste sono le parole che introducono un servizio come tanti: il giornalista che raccoglie i commenti popolari più ricorrenti («No, non so che fare in caso di eruzione», «No, non ho paura del vulcano», «Evvabbè, ‘na vota s’adda murì»), che intervista i soliti esperti (più o meno) catastrofisti (fisicamente, dico: sempre loro), che evidenzia la piaga dell’abusivismo (che c’è e va contrastato, ma ormai fa la parte del feticcio: origine e fine d’ogni male vesuviano, come se la caotica urbanizzazione intorno al vulcano fosse tutta illegale), che sottolinea l’assenza di vie di fuga e di preparazione all’emergenza (e, dunque, qual è la domanda successiva? la suggerisco io? ok: chi è responsabile dell’inadeguatezza e dell’impreparazione? silenzio).
Insomma, per farla breve, questo servizio di SkyTG24 (1° dicembre 2014, di 5′) ci fa scoprire (per l’ennesima volta) che i napoletani, i flegrei e i vesuviani sono incoscienti, ignoranti, scaramantici e menefreghisti.

Clicca sull'immagine per accedere al filmato.

Clicca sull’immagine per accedere al filmato.

Come un riflesso pavloviano, quando si parla di un disastro – ovunque nel mondo – prima o poi si fa una deviazione sul Vesuvio. Qui si parlava di bombe d’acqua, inondazioni e allagamenti, eppure l’approfondimento sulla vulnerabilità del territorio italiano è stato fatto, comme d’habitude, sul caso del vulcano napoletano. Sarà che il Vesuvio è sempre una notizia che fa audience?

PS: altri post sul Vesuvio in tv sono qui e qui.

Crash, puntata dedicata al Vesuvio

La trasmissione Rai “Crash” ha dedicato una puntata al rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei. E’ andata in onda due sere fa e verrà ritrasmessa mercoledì prossimo (11 dicembre 2013) su Rai 3, ma cliccando sull’immagine qui sotto potete vederla in streaming:

Clicca sull'immagine per accedere al video della puntata (55')

Clicca sull’immagine per accedere al video della puntata (57′)

La puntata dura poco meno di un’ora ed è confezionata bene, a mio avviso in maniera scientificamente onesta, ma politicamente forse troppo equilibrata. Nei giorni scorsi ne è stato dato rilievo anche sulla stampa locale, la quale, però, si è soffermata sugli aspetti più sensazionalistici. In giro, infatti, qualche articolo ha titolato più o meno così: Esperti italiani dicono che l’eruzione non darà scampo. L’accento posto sul clamore catastrofista credo che non faccia mai bene alla costruzione di una consapevolezza del rischio, come ho esposto nel post precedente.

La presentazione ufficiale della puntata è questa:

«Il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, uno dei massimi studiosi del Vesuvio e della sua attività, ha lanciato l’allarme più di una volta: “Siamo su una bomba ad orologeria che non lascerà scampo”. Ma perché esattamente il Vesuvio e la possibilità di una sua prossima eruzione rappresenta un pericolo mortale per le popolazioni che vivono alle sue pendici? E’ solo un rischio legato a un evento naturale oppure noi abbiamo peggiorato le cose?
E poi: da un lato c’è il Vesuvio, dall’altro ci sono i Campi Flegrei. La zona potenzialmente più vicina a un’eruzione è incredibilmente priva di un piano di emergenza e di evacuazione.
Ma cosa succederebbe a Napoli in caso di eruzione del Vesuvio? Quali sarebbero gli effetti su cose e persone?
Dalla centrale operativa della Protezione civile, Crash mostra come sono organizzati emergenza e piano di evacuazione, mettendone in luce i punti di forza e le falle. Tra abusivismo diffuso, strade pericolose e vie sotto sequestro, evacuare i comuni della “zona rossa” sarebbe un’impresa in alcuni casi impossibile
».

Infine, QUI ho raccolto i link ad altre trasmissioni televisive dedicate al Vesuvio.

La Costa Concordia «come se»

«Il naufragio della Costa Concordia è un monumento alla stupidità umana», ha scritto Marco Imarisio nel suo instant-book “Concordia. La vera storia”. «Davanti alla follia e alla stupidità umana ogni sapere, ogni progresso tecnologico diventa inutile. Questa, nel bene e nel male, è una storia di uomini, dei loro piccoli gesti di coraggio, soprattutto delle loro grandi debolezze. […] Questa è una tragedia degli uomini». La sera del 13 gennaio 2012 una macchina strabiliante, una raffinata opera dell’ingegno, aveva dimostrato la sua grande fragilità: bastava affidarla ad un uomo che non ne era all’altezza e tutta la sua forza e magnificenza potevano svanire in pochi istanti. In altre parole, l’affondamento di quella nave sembrava rivelare che la stupidità era più forte dell’intelligenza.
Dopo 20 mesi, oggi 16 settembre 2013 l’attesa per il recupero del relitto accasciato davanti all’isola del Giglio è notevole anche perché, a leggere i titoli dei giornali e ad ascoltare gli esperti, pare essere in gioco un riscatto del razionale sull’irrazionale o, per riprendere i termini di Imarisio, dell’intelligenza sulla stupidità. Tornando su quel che accadde nel gennaio 2012, è come se allora ci fosse stato una specie di trionfo dell’illogico: l’incidente era stato provocato dal cosiddetto “inchino” della nave, una pratica assurda, sebbene da anni tollerata da tutte le autorità in numerose località costiere italiane; il comportamento del capitano era stato inconcepibile (e vigliacco); le prime testimonianze dei naufraghi erano tutte (comprensibilmente) emotive: «E’ stato veramente un incubo, in confronto le scene del Titanic facevano meno paura»; il paese di origine del capitano si ostinava a difendere il proprio concittadino (qui provai a individuare qualche spiegazione); qualche mezzo di informazione non aveva disdegnato di dare spazio a congetture fantasiose, osservando che il naufragio era «accaduto di venerdì 13» e ricordando che il varo del 2006 «fu sfortunato» perché «non si ruppe la bottiglia» (da cui numerose “leggende” sulla supposta maledizione della nave) [raccolsi alcune informazioni qui].
Nel corso di questo anno e mezzo che ci separa da quella tragica notte, il relitto della Costa Concordia è diventato una sorta di sfondo fotografico per turisti e un souvenir da portare a casa (sono state messe in commercio t-shirt e cartoline, ma anche pezzi di scoglio, riproduzioni, miniature); e tutto questo in virtù del fatto che quella nave si è trasformata in un oggetto culturale, cioè in un tema dotato di una propria dimensione simbolica. La Concordia è stata presto riconosciuta sia come la testimonianza di un fatto storico, sia come una allegoria dell’attuale condizione italiana. Nel primo caso si parlò de «La nave di maggior tonnellagio mai affondata» e ancora oggi si riferisce che quello in atto è «il più grande recupero mai tentato» (un primato, d’altronde, che fu individuato già l’indomani del disastro: qui), mentre nel secondo si fa allusione alla crisi economica del Paese e all’inadeguatezza della sua classe dirigente: lo hanno sostenuto in molti, tra i quali Beppe GrilloNicolò Carnimeo, Adriano SofriUto Ughi, Tito Boeri e altri).
Oggi tutto questo vuole essere cancellato (raddrizzato, recuperato, dunque riscattato, redento) attraverso la complessa e delicata operazione ingegneristica messa in opera dalle ditte Titan Salvage e Micoperi, sotto la supervisione della Protezione Civile (mentre scrivo, i lavori sembra che stiano procedendo bene, senza conseguenze per l’ambiente: qui). Oggi, stando al clamore mediatico (457 giornalisti accreditati, di cui 310 stranieri), non è in ballo solo lo spostamento fisico di una enorme nave adagiata su una fragile e bellissima scogliera, ma è in gioco qualcosa di più etereo e, allo stesso tempo, profondo: si sta tentando la rimozione di un simbolo di decadenza e fallimento: il capitano Gregorio De Falco, uno dei protagonisti “positivi” di quella notte, ha testé dichiarato che «Oggi riscattiamo l’immagine dell’Italia cialtrona» (pare, inoltre, che su Twitter l’hashtag odierno sia “riemergere“).
La notte del 13 gennaio 2012, imperizia, arroganza, superficialità e incuria determinarono una vera e propria sciagura, aggravata dall’umiliazione di non avere neppure un capitano coraggioso che si prendesse carico del disastro; mentre oggi, al contrario, «nulla è stato lasciato al caso» («ogni rischio è stato calcolato e ridotto al minimo») e, soprattutto, è presente un leader, ovvero qualcuno che, valorosamente, si assume l’onere delle scelte: «In caso di esito cattivo, la responsabilità è mia», ha dichiarato Franco Gabrielli. Questa frase è da manuale: svelando l’incertezza dell’operazione in atto – ovvero il suo possibile fallimento – il capo della Protezione Civile riesce comunque a rassicurare assumendo su se stesso il peso dell’aspettativa. Il bisogno sociale di sicurezza porta a credere nell’autorità e che questa sia infallibile; siamo convinti, cioè, che i “sistemi esperti” impegnati al Giglio sappiano ciò che fanno e che non siano composti da persone avventate. Ci affidiamo all’idea che costoro, lavorando in equipe, si controlleranno gli uni con gli altri e, soprattutto, non compiranno degli azzardi, ma, al contrario, faranno in modo che l’imprevisto non prevalga sul calcolo (qui un esempio fornito da un gigliese). Noi che seguiamo il loro lavoro come spettatori, non possiamo che fidarci e confidare in questa ostentata capacità tecnico-ingegneristica di risolvere il problema. Riteniamo, in altre parole, che le competenze superino le improvvisazioni e che la statistica produca i risultati che lascia intendere («90% di possibilità che la rotazione funzioni»), per cui tendiamo a porre in secondo piano altre conoscenze che pure abbiamo: innanzitutto che i saperi tecnico-scientifici non sempre sono garanzie sufficienti a scongiurare che la peggiore eventualità si verifichi (molta letteratura sociologica sul rischio lo ha ormai appurato), inoltre sappiamo che lo scafo può spezzarsi o, addirittura, sfaldarsi durante la sua rotazione e, ancora, che il movimento è in grado di far fuoriuscire delle sostanze inquinanti (la Protezione Civile ne aveva fatto un elenco, ma Greenpeace ha realizzato un inventario più accurato e preoccupato, tuttavia c’è l’Arpa toscana a monitorare le acque). In un miscuglio di conoscenza e di non conoscenza, di calcolo e di aleatorietà (il rischio è questo: considerare una probabilità), ci troviamo dinnanzi ad un “sistema astratto” (astratto perché impersonale, ovvero composto di ruoli, prima che di individui) in cui alcune figure tendono a catalizzare l’attenzione mostrandosi degni di fiducia: essi rappresentano, spiega Anthony Giddens, «l’anello di congiunzione tra la fiducia personale e la fiducia nel sistema». In un quadro che ha nella relazione con l’incertezza una sua costante, la nostra sostanziale impotenza di spettatori si declina in quella che possiamo definire l’illusione di un’azione o la delega di un’azione, ovvero nello sperare: «Speriamo nella tecnologia e nella faccia che ci mette l’armatore. Speriamo che ci abbiano raccontato tutta la verità sui rischi ambientali che potrebbero verificarsi dopo lo sversamento in mare dei liquidi inquinanti che sono nello scafo. E speriamo che la nave possa essere trasferita in un porto dove lo smantellamento avvenga nel tempo più rapido e nel miglior modo possibile. Insomma, visto che si tratta di un’operazione mai tentata prima, speriamo» (Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, qui).
Comunque andrà l’operazione di recupero, domani la Costa Concordia continuerà ad essere spunto per ragionamenti «come se», ovvero per metafore e semplificazioni del dibattito sociale: potrà essere ancora effige plastica del degrado nazionale oppure, in una radicale inversione di valore, immagine di speranza per una riemersione che dall’irrazionalità conduca alla razionalità, dalla cialtroneria alla serietà. In un caso o nell’altro, quel relitto continuerà ad essere una rappresentazione su cui costruire discorsi che, ci piaccia o meno, produrranno realtà.

Il Vesuvio televisivo

Stamattina cercavo una citazione sul web (l’indimenticabile “L’eruzione del Vesuvio? Mi è mancata solo quella, ma non sarebbe una grande disgrazia“, dell’eroico Guido Bertolaso: qui) e in qualche modo mi sono imbattuto in una pagina dell’Archivio Rai su una puntata di “Sciuscià” dedicata al rischio vesuviano: “Vivi per miracolo”, andata in onda il 20 aprile 2000 e, in replica, il 31 agosto 2000. Purtroppo non è disponibile lo streaming, ma solo la descrizione della puntata:

“Vivi per miracolo è il titolo del quinto appuntamento di Sciuscià, il programma di Michele Santoro. Sono pazzi questi vesuviani? Quale follia li spinge a continuare a costruire le loro case sulle pendici di un vulcano che, dicono gli esperti, potrebbe esplodere in qualsiasi momento? Gli scienziati cercano di leggere i segni premonitori di una eruzione che, a differenza di quella del 1944 quando il Vesuvio era pochissimo abitato, investirebbe oggi 700 mila persone. La protezione civile tenta di sperimentare piani di evacuazione che nella realtà sarebbero di ben difficile attuazione. Ma loro, i protagonisti, da SSV a MdS, rispondono che non se ne andrebbero per tutto l’oro del mondo. E anzi costruiscono ancora case – nonostante il parco – sempre più su, sempre più vicino al cratere. Perché non sanno dove andare, per un misto di fatalismo e ignoranza, ma anche perché l’abusivismo è un affare che non si può mollare. E all’ombra del Vesuvio l’illegalità è ancora l’industria più florida. La camorra che dà lavoro per costruire l’enorme distesa di cemento è la stessa che recluta giovani per lo spaccio di droga e detta legge nei quartieri di Ercolano, mentre un patrimonio culturale ed ambientale unico al mondo non riesce a imporsi come una ricchezza di tutti. Il reportage è di Francesca Cersosimo e Paolo Mondani, le riprese di Peppe Ronca e Massimo Gabrielli, il montaggio è curato da Paolo Carpineta“.

A questo punto, preso dalla curiosità, ho cercato direttamente nell’Archivio Rai attraverso la parola-chiave “Vesuvio”. Ecco i link ai video disponibili, organizzati per temi e cronologicamente:

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VULCANOLOGIA e RISCHIO VESUVIANO

Trasmissione: GEO&GEO
Puntata/Servizio: VESUVIO
Autore/Autrice: Felice Farina
Data: 18-03-2010
Durata: 20’30”
Descrizione: La montagna, il simbolo di Napoli e dell’intera Campania: un luogo storico e magico che l’uomo teme e rispetta.

Trasmissione: NEAPOLIS
Puntata/Servizio: VESUVIO VIRTUALE
Autore/Autrice: Antonella Fracchiolla
Data: 16-04-2010
Durata: 02’56”
Descrizione: Mostra “Pompei e il Vesuvio: scienza, conoscenza ed esperienza” allestita nell’area archeologica di Pompei [dal 30 marzo al 1° agosto 2010: qui], in collaborazione con il corso di laurea in “Attività di protezione civile” di Foligno [qui].

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: SARÀ COSTRUITO VICINO AL VESUVIO IL PIÙ GRANDE OSPEDALE DEL SUD
Autore/Autrice: Fabrizio Feo
Data: 21-04-2010
Durata: 01’23”
Descrizione: Preoccupazioni intorno all’edificazione di un enorme ospedale nella zona est di Napoli, a pochi metri dalla “zona rossa”. [Il costruttore: Astaldi].

Trasmissione: AGORA’
Puntata/Servizio: LE TRAPPOLE DEL VESUVIO
Autore/Autrice: Federico Ruffo
Data: 29-10-2010
Durata: 28’56”
Descrizione: L’inviato Federico Ruffo nel suo reportage ha raccontato la vita degli abitanti della zona del Vesuvio e dei pericoli che corrono, in case spesso abusive e costruite in zone a rischio in caso di eruzione. Rischio di cui i cittadini non sono coscienti tanto da non conoscere nemmeno il piano di evacuazione. Né loro né i Sindaci dei Comuni coinvolti, che continuano a non fare nulla per combattere l’abusivismo nella zone più a rischio. Per non parlare delle carenze della Protezione civile, che ha rifiutato l’invito in trasmissione. In studio hanno dibattuto del problema il professor Giulio Zuccaro, direttore del Centro Studi Plinius che studia l’impatto di fenomeni naturali come terremoti ed eruzioni sull’uomo e sull’ambiente urbano, Clemente Mastella, europarlamentare Pdl e Segretario dei Popolari per il Sud e Angelo Bonelli, presidente della Federazione dei Verdi.

Trasmissione: RADIO 3 SCIENZA
Puntata/Servizio: IL GIGANTE ADDORMENTATO
Autore/Autrice: Vari
Data: 17-05-2011
Durata: 27’00” ca.
Descrizione: Per ora continua a fare da sfondo alle cartoline del golfo di Napoli. Ma un giorno il Vesuvio potrebbe ridestarsi, e nessuno sa quanto brusco sarà il risveglio. Interviste a due vulcanologi: Giuseppe Mastrolorenzo e Warner Marzocchi.

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IMMONDIZIA e DISCARICHE

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: TENSIONI NEL NAPOLETANO TRA COMITATI ANTI-DISCARICHE E POLIZIA
Autore/Autrice: Francesca Ghidini
Data: 05-06-2010
Durata: 01’15”
Descrizione: Tornano le tensioni nel napoletano tra comitati anti-discariche e polizia. Dopo gli scontri della notte scorsa tra manifestanti e forze dell’ordine a Terzigno – nel parco del Vesuvio – la tensione è ancora alta.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: UNA DISCARICA NEL PARCO DEL VESUVIO
Autore/Autrice: Giusy Sansone
Data: 26-07-2010
Durata: 01’34”
Descrizione: Inchiesta del Tg3 in una delle Riserve Naturali più importanti e più compromesse d’Italia. Nella zona protetta del Parco del Vesuvio una discarica mette a rischio i raccolti di centinaia di agricoltori e i residenti sono costretti a convivere con la puzza e i disagi.

Trasmissione: TG1
Puntata/Servizio: TERZIGNO, EMERGENZA RIFIUTI
Autore/Autrice: Francesca Ghidini
Data: 25-09-2010
Durata: 01’22”
Descrizione: Alcuni cittadini hanno fermato due mezzi compattatori che stavano uscendo dalla discarica, tra Via Panoramica e Via Zabatta, e li hanno dati alle fiamme. A Terzigno, che si trova alle falde del Vesuvio, sorge infatti una delle discariche più grandi della provincia napoletana. La protesta è contro la seconda discarica nel parco del Vesuvio. Cumuli di rifiuti anche a Napoli dove il questore ha annunciato che i mezzi usciranno scortati.

Trasmissione: TV7
Puntata/Servizio: IL PARCO DELLA “MONNEZZA”
Autore/Autrice: Alessandro Gaeta
Data: 04-10-2010
Durata: 07’15” (da: 01’30” a: 8’45”)
Descrizione: L’emergenza rifiuti a Napoli: nel servizio degli inviati di Tv7 il racconto di una notte di rabbia e disperazione degli abitanti di Terzino e Boscoreale, nuovo fulcro della protesta, contro una vecchia e una nuova discarica nel Parco del Vesuvio.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: FUOCHI E BARRICATE CONTRO LA DISCARICA
Autore/Autrice: Romolo Sticchi
Data: 18-10-2010
Durata: 01’28”
Descrizione: A Terzigno barricate e scontri tra polizia e manifestanti contro l’apertura della seconda discarica nel parco del Vesuvio.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: LA RIVOLTA NON SI FERMA
Autore/Autrice: Romolo Sticchi (con Carlo Ruggiero)
Data: 12-12-2010
Durata: 01’27”
Descrizione: Non si ferma la rivolta degli abitanti del Parco del Vesuvio contro rifiuti e discariche. Nella notte nuove tensioni con la polizia a Terzigno. Intanto le strade di Napoli sono ancora piene di immondizia.

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LEGALITA’ e ANTICAMORRA

Trasmissione: TG2 STORIE – RACCONTI DELLA SETTIMANA
Puntata/Servizio: CENTO PASSI DAL VESUVIO
Autore/Autrice: Gabriele Lo Bello
Data: 21-11-2010
Durata: 12’20” (da: 01’30” a: 13’50”)
Descrizione: Nella settimana in cui si festeggia la cattura del boss dei Casalesi, Antonio Iovine, Tg2 Storie vi racconta l’avventura di tre emittenti anti-clan: Radio Siani ad Ercolano, Radio Onda Pazza -dedicata a Peppino Impastato- a San Giovanni a Teduccio e la giovane Radio Sca, appena nata a Scampia.

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PS: beh, direi che per ora manca solo il link allo sceneggiato “L’ombra nera del Vesuvio”.
PPS: e chissà cosa riservano le Teche Rai!

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AGGIORNAMENTO (del 19 settembre 2013):
Nel giugno 2013 «Radio 3» ha dedicato quattro trasmissioni intitolate “L’impensabile. La prossima eruzione del Vesuvio“, a cura di Fosco D’Amelio, riascoltabili in podcast: uno, due , tre e quattro. (Anche tra i commenti: QUI).

Bufale apocalittiche

Il film “2012” ha diffuso a livello planetario la voce che l’apocalisse – secondo una profezia maya, così si sostiene – avverrebbe il 21 dicembre del prossimo anno.
Particolari allineamenti degli astri, movimenti inconsueti delle nuvole, incontri eccezionali con animali, sogni singolari e carichi di simboli… qualsiasi cosa può stimolare le emozioni e la fantasia, nonché le previsioni.
L’ignoto ci terrorizza, soprattutto quando è assoluto come il futuro (e questo nonostante tanti siano convinti che il destino sia già scritto o tracciato). Da qui la necessità di “prevederlo” e di renderne credibili le conclusioni attraverso tecniche – ragionamenti consequenziali, metodi di causalità, evidenze empiriche… – che forniscano quella dose di autorevolezza (che si presume, e talvolta si pretende, scientifica) necessaria a qualsiasi affermazione di questo tipo. Spesso basta il titolo dell’oratore: l’ha detto un sismologo… quindi dev’essere vero.
Oggi, 11 maggio 2011, un terremoto sconvolgerà Roma, ha detto un sismologo. Che poi sismologo non è. Anzi, non era. Ma gli organi di stampa – di livello nazionale, pubblici e televisivi come RaiNews24 – così ancora lo definiscono. Dicono che molti abbiano lasciato la capitale per il “pic-nic antisismico”, dicono che si sia diffusa una “psicosi”, dicono che abbia colpito soprattutto i cinesi (“quelli che non mollano mai”) (ma anche quelli comunque più “invisibili”, aggiungo, il ché darà “prova” della loro fuga fuori città).

RaiNews24, 10 maggio 2011
Terremoto a Roma? Negozi chiusi e molti in ferie
Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale. Si affollano gli agriturismi della provincia.
Gli Enti locali tranquillizzano. Il Codacons presenta un esposto in Procura per procurato allarme.

I cinesi a quanto pare ci credono, e non soltanto loro. Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale: partiti quelli che non mollano mai. Si affollano gli agriturismi della provincia. C’e’ chi inventa il picnic antisisma. Si stila il decalogo antipanico. Squillano i telefoni dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. E la psicosi per il “terremoto di Roma”, previsto dal sismologo Raffaele Bembandi ha gia’ fatto pure il giro del mondo. Ci ha pensato la stampa internazionale. C’e’ pure un ultimo desiderio. Postato su Facebook: “Terremoto a Roma: l’ultima pasta e fagioli. Se devo mori’ moro contento”. Dall’altra parte, impugnano il buonsenso contro la ‘bufala’ istituzioni ed esperti che fanno ‘appello alla ragione’.
E’ preoccupata Renata Polverini? “”Assolutamente no. Io sono tranquilla, insomma, credo di no”. Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha addirittura annullato gli impegni fuori citta’, ostentando tranquillita’. Non si aggiungano “a quelle vere le finte paure”, dice, “finche’ si scherza si scherza…”. E comunque “il capitano e’ l’ultimo a lasciare la nave”. L’assessore di Roma Capitale alla Famiglia e alla Educazione Gianluigi De Palo invita i romani a mandare anche domani i figli a scuola.
Il Codacons, invece, presenta un esposto in Procura: denunciando chiunque – blog, siti web, tv, radio, giornali, ecc. – abbia diffuso informazioni contribuendo al panico generale su una “frottola”. Procurato allarme, abuso della credulita’ popolare. Ma chi ha potuto astenersi dal raccontare quel tormentone, che da giorni dilaga sulla rete? Dove si organizzano feste, riti propiziatori, brindisi e picnic all’aria aperta, aspettando il sisma? Tocchera’ denunciare anche il Guardian, e El Mundo, a questo punto. Intanto la Protezione civile ha affrontato la paura della gente, dedicando un ampio approfondimento sul portale.
C’e’ anche una sorta di decalogo, con domande e risposte degli esperti. No, non si puo’ prevedere, in alcun caso, un terremoto. Si’, il Giappone ha un sistema di Early Warning che in Italia non decolla perche’ difficile da utilizzare, viste le caratteristiche sismiche del territorio: concentrazioni urbane vicini a possibili epicentri. Unica difesa e’, insomma, la protezione. No, Roma non e’ fra le zone piu’ a rischio: nella carta italiana delle zone sismiche e’ su 4 al numero 3, “possibile oggetto di terremoti modesti”. No, infine, interrogandosi sulla fonte della ‘notizia’: Bendandi, sismologo autodidatta non avrebbe mai citato ne l’11 maggio ne’ la citta’ di Roma, nei suoi documenti.
Tanto rumore… Infondata che sia la paura per domani, si riflette sul terremoto. I geologi laziali denunciano, ad esempio, che il Lazio sia l’unica regione a rischio sismico a non avere rappresentanti della categoria nei Geni civili. La Protezione civile da’ dritte importanti su come capire se la propria abitazione e’ a rischio nella eventualita’ di un sisma. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che dedichera’ la giornata di domani alla divulgazione sui terremoti, ripercorre la storia di Roma degli ultimi mille anni, che “non registra sismi devastanti”. “Se un terremoto ci sara’ domani – conclude il presidente Enzo Boschi – o nei prossimi giorni, non sara’ forte”.
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PS: il canale all-news ha realizzato anche un servizio-video di 3’25”, qui.
PPS: il titolo del post è preso in prestito dall’ultimo libro del giornalista Andrea Kerbaker sulle “catastrofi annunciate (e mai avvenute) nel Terzo millennio“.
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AGGIORNAMENTO dell’11 MAGGIO 2011, h21:30
Ecco, ed ora chi vorrà trovare conferme non potrà che raccogliere avidamente tra le notizie provenienti dalla Spagna (a patto che ammetta, però, che il veggente è quantomeno strabico):
Terremoto in Spagna, almeno 7 mortiDue scosse, la prima di magnitudo 4.1, la replica di 5.2, hanno colpito alle 18:47 la costa sud della Spagna causando almeno 7 morti, con epicentro a 118 chilometri a sudovest di Alicante e a una profondità di appena 1 chilometro. [Fonte: RaiNews24]
[INGV: “Niente a che vedere con le “previsioni” per Roma”, al commento #01]

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AGGIORNAMENTO del 19 gennaio 2014:
Una galleria fotografica di “La Repubblica” (a cura di Ivano Pasqualino) riporta delle finte prime pagine di importanti quotidiani realizzate dal website “Buzzfeed.com”, il quale «ha provato a immaginare il modo in cui i giornali racconterebbero un eventuale Apocalisse nel 2014. Ogni testata presenta una diversa prima pagina in base al proprio taglio editoriale. Il sito infatti, usando fantasia ed ironia, accentua al massimo lo stile di ogni giornale nell’ipotesi di dover descrivere invasioni di zombie e cadute di asteroidi. A sorpresa spuntano anche i selfie degli zombie pubblicati su Instagram con l’hashtag #undeadselfies».

Clicca sull’immagine per accedere alla galleria di “Repubblica”.

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AGGIORNAMENTO (gennaio 2014):
In seguito ad alcune scosse sismiche avvertite in alcune zone d’Italia, il cantante Povia ha espresso una teoria singolare sulla possibile causa di tali terremoti (poi ribadita qui e in altri post successivi):

La spiegazione di Povia per i terremoti

Fonti: il profilo FB di Giuseppe Povia, “Il nuovo mondo di Galatea“, “Corriere della Sera“, “Giornalettismo” #1, “Giornalettismo” #2

AGGIORNAMENTO dell’11 febbraio 2014:
Francesca Sironi affronta il tema delle “bufale del web”, ovvero di quella miriade di notizie false che diventano vere solo grazie alle centinaia di migliaia di “like” che ricevono sui socialnetwork. La ragione di come sia possibile questo dilagare del nulla è spiegata da Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di sociologia dei new media all’università Carlo Bo di Urbino: «la veridicità di un messaggio viene data dal contesto […]. Se io vedo i miei amici su Facebook condividere una notizia, la ritengo affidabile, perché i miei amici lo sono. Dimenticando però che spesso possiamo avere una rete di connessioni molto più vasta di quella reale, e quindi che la comunicazione che avviene nel nostro “stream” sia in qualche modo incontrollabile. Non importa, il ragionamento è istintivo: Facebook sono i miei amici. Dei miei amici ho fiducia. Per cui ci credo e condivido io stesso. Anche se è una balla stratosferica. [Non ci si accorge dell’errore perché] i link nella maggior parte dei casi non vengono nemmeno aperti […]. Diversi studi hanno dimostrato che la condivisione può essere spesso superiore alla lettura: dico “Mi Piace” o ripubblico una notizia solo per quel poco che ho potuto capire dal titolo e dalle due righe di presentazione. È la fonte che ne legittima il senso: non serve niente di più». QUI.

AGGIORNAMENTO del 21 marzo 2014:
Fabio Chiusi ha presentato su “Wired” (20 marzo 2014) uno studio condotto da ricercatori delle università di Lucca, Lione e della Northeastern di Boston sul ruolo e sulle dinamiche delle bufale diffuse da troll sul social network Facebook. Il paper è disponibile online in pdf e si intitola “Collective Attention in the Age of (Mis)Information“. Tra i risultati, si attesta che «le affermazioni prive di fondamento si diffondono quanto le informazioni verificate» e che «diverse culture coesistono, ciascuno in competizione per l’attenzione degli utenti». Si tratta di un danno prodotto dal cattivo giornalismo «e perpetuato da un’opinione pubblica incapace di fare lo sforzo per separarlo dal buon giornalismo». Come ha sottolineato il World Economic Forum del 2013, «la disinformazione digitale di massa» è «uno dei principali rischi per la società moderna».
Il 22 marzo 2014, ne hanno scritto anche Walter Quattrociocchi e Gianni Riotta su “La Stampa”: Il potere della (Dis)informazione nell’era della grande credulità.

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ARTICOLI ARCHIVIATI TRA I COMMENTI:

            • Varie predizioni apocalittiche, riferite da “Il Post”: Il giudizio universale. Arriva domani all’una italiana, sostiene un predicatore americano: il Post non crede a lui ma a Google sì (20 maggio 2011), QUI.
            • Paolo Attivissimo, Pronti per la fine del mondo il 21? (“Il Disinformatico”, 18 maggio 2011, QUI). 
            • Come se non bastasse, gira anche la previsione di un’eruzione devastante del vulcano Marsili, il più grande vulcano sommerso d’Europa, situato nelle Isole Eolie: Sofia Lincos, Il maggio delle catastrofi: è il turno del Marsili (“Query. La scienza indaga i misteri”, 18 maggio 2011, QUI).
            • Non sono bufale in senso stretto perché vittime ne hanno causate, ma rientrano comunque nella categoria aperta con questo post per gli oscuri scenari prodotti dal panico che hanno fatto esplodere in larga parte del pianeta. Mi riferisco ai morbi e alle pandemie di origine alimentare (vere o presunte, ma comunque mediatizzate) che negli ultimi decenni periodicamente si sono presentate all’attenzione di milioni e milioni di persone minacciando stragi di massa. L’ultimo “cibo assassino” in ordine di tempo è il cetriolo spagnolo (poi risultato innocente) che avrebbe veicolato l’ignoto E.coli. “Le Nouvel Observateur” (3 giugno 2011) ricorda alcune delle crisi alimentari degli ultimi due decenni: Vache folle, concombre… la psychose de l’aliment qui tue. Avant l’affaire des légumes contaminés par la bactérie E.coli, l’Europe a connu plusieurs crises alimentaires:
              – 1981, l’affaire de l’huile frelatée en Espagne
              – 1986, la maladie de la vache folle
              – 1999, le “chickengate” ou l’affaire du poulet à la dioxine en Belgique
              – 2003, la grippe aviaire
              – 2011, l’épidémie de la bactérie E.coli (Eceh)
            • Bugarach, Francia, il rifugio dall’Apocalisse è qui (“La Repubblica”, 27 giugno 2011, QUI).
            • Armando Torno, L’anno delle profezie. Perché il 2012 eccita i catastrofisti. Le strambe teorie dai Maya ai film, “Corriere della Sera”, 28 dicembre 2011, QUI.
            • Brian Handwerk elenca le “sei bufale sulla fine del mondo” prevista per il 2012 (“National Geographic”, 4 gennaio 2012, QUI): “Le teorie apocalittiche che si basano sulla presunta profezia maya prevedono vari scenari, dall’arrivo di un asteroide a un’enorme esplosione solare – ma sono tutti completamente infondati“:
              1) L’impatto dell’asteroide e l’inversione dei poli
              2) Il pianeta X si schianta sulla Terra
              3) Allineamento galattico (il primo da 26.000 anni a questa parte)
              4) I Maya predissero la fine del mondo nel 2012
              5) Il Sole brucerà la Terra
              6) La predizione dei Maya non lascia dubbi
            • Marzia Papagna, Dayli Mail, il vulcano tedesco spaventa l’Europa, Galleria fotografica su “Repubblica.it”, 4 gennaio 2012, QUI.
            • Tra le Faq del website della Nasa c’è una pagina dedicata al “doomsday scare” del dicembre 2012, QUI.
            • Leonardo Tondelli, Grillo, il terremoto e le pseudoscienze, «ComUnità.it», 30 maggio 2012, QUI.
            • Marco Letizia, Il sisma? Tutta colpa del «complotto». C’è chi non crede alle cause naturali del terremoto dell’Emilia e sul web rilancia ipotesi alternative e fantasiose, «Corriere della Sera», 30 maggio 2012, QUI.
            • Jacopo Pasotti, Quando arriva il terremoto? Nessuno ora può prevederlo. Malgrado gli sforzi della comunità scientifica mondiale, il fenomeno naturale resta imprevedibile. Il perché lo spiega Gianluca Valensise, geofisico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (INGV), “La Repubblica”, 31 maggio 2012, QUI.
            • Mario Tozzi, Se il cane abbaia prima della scossa. Leggende (da sfatare) sul sisma. Le «verità» rivelate sul sisma e amplificate soprattutto dal web. Tutte, o quasi, false: eccole, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Michele Brambilla, Basta con le esagerazioni, l’Emilia non è scomparsa. Tutto viene enfatizzato a dismisura, a partire dalla paura della gente, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Ad un anno dal terremoto in Emilia (maggio 2012), Beppe Grillo continua a sostenere che la colpa del sisma è del fracking. Ne scrive Leonardo, il cui post (29 maggio 2013) ho copiato QUI.
            • Rosa Palomba, «Vesuvio, allarme per l’eruzione». Ma è un errore: tam tam vulcanico, “Il Mattino”, 23 aprile 2010, QUI.
            • Simona Marchetti, Un elenco compilato da 27 studiosi inglesi: come finirà il mondo? Gli scienziati delineano nove scenari. Poco probabile il maxiasteroide, le principali minacce provengono dall’umanità stessa, «Corriere della Sera», 13 settembre 2013, QUI.
            • Silvia Bencivelli, Le “scie chimiche”. La leggenda di una bufala. In una foto scattata dallo spazio le tracce delle scie di condensazione degli aerei nei cieli del Portogallo. Come una storia inventata da due truffatori americani nel 1997, per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, è diventata un articolo di fede, «La Stampa», 16 settembre 2013, QUI.
            • Ancora scienza e fine del mondo. Dopo gli esperti di Cambridge, ecco quel che profetizza il geologo Kurt Lambeck sul futuro («tra millenni») del territorio italiano: Addio Stivale, l’Italia destinata a cambiare. Il caratteristico profilo della penisola ha i millenni contati…, «Ansa», 20 settembre 2013, QUI.
            • Lorenzo Mannella, Tutte le bufale sui terremoti. L’ultimo profeta è Luke Thomas, che guarda a caso non ha alcuna base scientifica. I terremoti non si possono prevedere, ma in Rete saltano fuori le ipotesi più strane. Dal fracking fino a Haarp, “Daily Wired”, 15 novembre 2013, QUI.
            • A proposito di Fukushima, qualche scienziato ha avanzato l’ipotesi di «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Ecco come il discorso apocalittico, nella sua finta e urlata preoccupazione, riesce a ridicolizzare un problema grave. In questo caso, però, quel che mi colpisce è l’idea che si possa disporre degli spazi altrui (il sud del mondo) come e quando si vuole. “ArticoloTre”, gennaio 2014: QUI. E, comunque, ne aveva già scritto “Megachip” il 16 settembre 2013: QUI.
            • Non si tratta di una bufala, né di uno scenario apocalittico. E’ giusto un esercizio proposto dal website “Cracked.com“, il quale “ha chiesto ai lettori di inviare immagini sul tema “Che cosa succederebbe se i cellulari scomparissero all’improvviso” (alcuni l’hanno interpretata nella variante: “Se non fossero mai esistiti”). Prima conseguenza: dovremmo mandare gli sms via telegramma“. Ne riferisce il “Corriere della Sera” con una galleria fotografica (43 immagini) a cura di Paolo Ottolina (12 febbraio 2014).
            • In occasione del 1° aprile 2014, Leonardo Tondelli ha raccontato come funziona la “fabbrica delle bufale”: «[…] Ogni tanto qualcuno su internet scrive una storia smaccatamente falsa, volutamente paradossale (ad esempio un popolo rettile extraterrestre ha invaso la terra secoli fa e si nasconde tra noi); qualcuno la legge, la apprezza, la segnala ai suoi contatti; la storia si propaga finché non incontra esponenti di quella minoranza statistica che non riesce a capire la differenza tra cronaca e fiction. Purtroppo sono più di quelli che crediamo, e se a loro manca il senso critico, non fa difetto l’energia per indignarsi e trasmettere la loro indignazione: una volta arrivata fino a loro, la storia si spoglia di tutti quei tratti che ci consentivano di identificarla immediatamente come finzionale, e viene irradiata sotto forma di storia vera, da condividere con chi non crede alla realtà ufficiale!!1! […] Questa gente esiste, e oggi pubblicherà contenuti ridicoli, esponendosi al pubblico ludibrio. La questione però è molto meno divertente di quel che sembra, e forse dovrebbe stimolare un dibattito sull’atteggiamento di chi divulga notizie in rete: quanto è giusto usare l’ironia in un contesto in cui il 20% non la capisce? È chiaro che chi sta qui per far satira continuerà a farla, ma chi invece si veste di una relativa serietà fino a che punto può permettersi di usare un linguaggio figurato? Anche chi accusa Napolitano di golpe probabilmente all’inizio stava scherzando; se dopo qualche mese però si trova costretto a chiedere un procedimento di impeachment, è evidente che qualcosa sta sfuggendo di mano pure a lui. Disseminare storie false su internet è un passatempo che con gli anni mi sembra sempre meno divertente e sempre più pericoloso […]» (“ComUnità”, 31 marzo 2014, QUI).
            • A chi giovano le bufale e le teorie del complotto? Lo spiega (con linguaggio forte e colorito) Fabrizio Leone sul blog “Gente con le PalleQuadre” in un post del 2 aprile 2014, Complottisti: le contraddizioni e chi guadagna realmente: «[…] non fanno altro che sputare su grosse aziende e multinazionali, denigrando il concetto stesso di lavoro e tutto il resto, ma lo fanno intascando bei soldoni da Google (multinazionale) che mostra pubblicità di grosse aziende […]».
            • Razzismo, bufale e complottismo si mischiano nell’ultima notizia falsa che circola sul web, quella di una presunta epidemia di ebola in Italia – ovviamente taciuta dal governo, secondo i diffusori di questa disinformazione – per arginare la quale bisognerebbe chiudere le frontiere e bloccare l’immigrazione, soprattutto dall’Africa. Ne ha scritto ampiamente Leonardo Bianchi su “Vice” del 16 aprile 2014: In Italia non c’è nessuna epidemia di ebola (l’articolo è linkato anche da “Il Post”: Le bufale su ebola in Italia). Io ne ho conservato traccia in questo commento.
            • “Il Post” ha tradotto (27 maggio 2014) un articolo di Jesse Walker per “Slate” sugli studi relativi al complottismo, che evidenziano quanto nessuno sia “davvero immune alle teorie cospirazioniste“: E’ tutto un complotto.
            • Ecco una nuova bufala apocalittica che i webjournal rilanciano senza la minima verifica: “Il 10 novembre ci sarà una catastrofe”, l’allerta dal web terrorizza gli utenti” (“Leggo”, 3 novembre 2014). Non mi dilungo, anche perché il lavoro di smentita lo ha già fatto egregiamente “Bufale un tanto al chilo”: QUI.

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AGGIORNAMENTO del 10 aprile 2014:
Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini (“La Repubblica”, 9 aprile 2014, via-Associazione Luca Coscioni) spiegano perché «irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo» (in merito al caso Stamina, alla sperimentazione animale, al presunto ruolo dei vaccini nell’eziologia dell’autismo e alla ricerca e coltivazione di ogm) sono «una corda alla quale si sta impiccando il futuro di questo Paese», l’Italia. «La confusione sistematica e strumentale tra quel che si può credere, desiderare o preferire soggettivamente, e quel che si può provare o che è stato controllato e accertato oggettivamente, avrà un impatto diseducativo e destabilizzante sul piano di un presupposto culturale e civile che è da secoli il fondamento per una sana e funzionale convivenza democratica: la fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella politica». «Manipolare i fatti è pericoloso anche perché si rischia di aizzare le deboli menti impreparate». (Si veda anche “Il Post“).
Giulio Finotti (blog “Dai diamanti non nasce niente”, su “L’Espresso”, 9 aprile 2014), a proposito di bufale, pone l’accento su «cosa produce o rischia di generare questo sistema di pseudo-informazione, che per aumentare i profitti, inietta nella rete informazioni false, spesso inventate di sana pianta, che continuano ad essere poi diffuse anche per anni». Se ci rifacciamo ai soli website di news, la ragione per cui si producono e/o si diffondono notizie false «non può che essere quella legata al marketing virale. Si creano appositamente contenuti dal potenziale virale, ovvero che hanno un’alta probabilità di essere condivisi e diffusi attraverso gli stessi utenti sul web, al solo scopo di generare traffico. Anche se poi la notizia può essere smentita in un secondo momento, l’effetto è ormai ottenuto». Il problema, però, è a lungo termine: «cosa produrrà una tale massa di informazioni false? […] Penso alla sostituzione della realtà che viene effettuata, forse spesso inconsapevolmente (chissà) attraverso queste operazioni. [E’ così che pian piano si crea] il nostro universo percettivo. Come vediamo il mondo, che idea abbiamo di ciò che ci circonda».
In un articolo prettamente politico, Fabio Avallone (“Huffington Post Italia”, 10 aprile 2014) parla della disinformazione a fini elettorali perpetrata da un partito italiano e spiega che le conseguenze di tale “strategia” sono pericolose, a livello sociale: «Sotto il profilo del nostro essere comunità e della fiducia nelle istituzioni, invece, questo atteggiamento è devastante. Instillare la certezza che non si possa credere più a niente, che le istituzioni sono composte da bande di malfattori, falsari e bugiardi, pronti a fregarci con il più classico dei giochi delle tre carte, non può che portare ad un peggioramento della vita di tutti noi».

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AGGIORNAMENTO del 24 aprile 2014:
Solo oggi ho recuperato lo streaming video di una tavola rotonda dell’ “International Journalism Festival” del 2013 dedicata al complotto: “Con il supporto della Storia scopriremo cosa sia un complotto, come si organizza una congiura e cosa occorre fare perché funzioni. Così da separare quali vicende dei giorni d’oggi possano nascondere dei complotti e quali invece sono solo questioni complicate, dove la teoria del complotto serve a dare una chiave di lettura semplice ma fuorviante. Vedremo che cosa offre spazio alla formulazione di teorie complottiste misleading e qualche esempio pratico di teorie del complotto demolite dai fatti“. Ne parlano Paolo Attivissimo, Andrea Boda, Gaia Giorgio Fedi.

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AGGIORNAMENTO del 29 aprile 2014:
Pietro Minto ha spiegato su “Rivista Studio” (29 aprile 2014) cosa c’è dietro le notizie false e, in particolare, come «il vivacissimo ecosistema delle bufale [abbia] trovato un habitat perfetto nei social media: c’è chi ha fiutato il business e i click e ha fatto della disinformazione la sua linea editoriale, e non solo». Esistono la hoax (la notizia-farsa), la bufala (che punta a contrastare ogni svelamento, mirando all’ambiguità, alla palude tra il vero e il falso), la frovocation (la provocazione falsa), la notizia assurda-ma-credibile, il prodotto di fiction, la anti-notizia creata per far ridere, non per disinformare, la bullshit (che è pronunciata da chi «non sta ne dalla parte della verità né dalla parte del falso. I suoi occhi non guardano in nessun modo»).
Tutto ciò si basa sulla «superficialità che contraddistingue la lettura degli articoli online: letture non completate, condivisioni fatte senza aver letto veramente il pezzo, un torrente continuo di informazioni delle quali abbiamo sempre meno il controllo. Un modello di business basato sulla quantità e su dei lettori poco attenti: è l’Eden delle frottole».
Insomma, «l’idea di stampare bufale per aumentare lettori è vecchia quanto la stampa commerciale» e tra i suoi massimi esponenti c’è Mark Twain, che cominciò proprio così. QUI (o qui).

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AGGIORNAMENTO del 20 ottobre 2014:
Michael Allen ha raccontato su “Vice” (20 ottobre 2014, QUI) la storia di Chris Bovey, l’uomo che ha trollato i fan della teoria delle scie chimiche.

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AGGIORNAMENTO del 18 gennaio 2015:
“Repubblica” ha curato una inchiesta intitolata “Come ti costruisco una bufala sul web” (8 gennaio 2015), presentata con queste parole: “Il segreto della viralità dei falsi su internet si annida su Facebook. Perché qui si tende a fare amicizia con persone simili a noi che fruiscono i nostri stessi contenuti. Con i like che ne attirano altri succede che alcuni post palesemente farlocchi finiscano per acquistare un successo sorprendente. Le bugie diventano verità, i fake soggetti reali. Per un motivo che gli esperti ci spiegano in modo scientifico. Eccolo“. Il dossier, curato da Rosita Rijtano e Riccardo Staglianò, è diviso nelle parti seguenti: 1) Una battaglia contro la disinformazione; 2) “L’informazione è un virus”; 3) La giungla dei falsi cresciuta in rete; 4) Come evitarle? Verificare, sempre; 5) Un glossario per capire; 6) Ecco come ho ingannato tutti.

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AGGIORNAMENTO del 22 aprile 2015:
Raphael Zanotti racconta la vicenda di due avvocati che da alcuni anni sfornano bufale riprese dai mass-media e rilanciate sul web con il solo scopo di farsi pubblicità (“La Stampa”, 22 aprile 2015, QUI).

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INTEGRAZIONE del 17 marzo 2016:
Le complotisme, c’est du sérieux. Et, aujourd’hui, il a pris une dimension préoccupante, au point que le Gouvernement français a lancé une campagne intitulée «On te manipule».

Jonathan Bouchet-Petersen n’a écrit sur “Libération”: Le grand complot qui est-il, quel est son réseau ? Alimenté par la défiance envers les institutions, répandu via Internet, le conspirationnisme se renforce, en particulier chez les moins diplômés.

Tuttavia, “La Stampa” riferisce che con quelli “de coccio” pare che non ci sia niente da fare: Perché smentire le bufale è inutile, una completa perdita di tempo.

Secondo i debunker italiani, però, smascherare le bufale online non è inutile. Paolo Attivissimo (Il disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo) e David Puente (Bufale.net) lo spiegano in un articolo di Chiara Severgnini su “La Stampa” del 17 marzo 2016.