Quando crollano le dighe

Le dighe sono opere stupefacenti che si prestano ad immagini metaforiche: sono l’orgoglio dell’ingegno umano, il simbolo della potenza della ragione, la prova del dominio dell’uomo sulla natura, ovvero dell’ordine sul disordine. L’allegoria, però, si inverte radicalmente quando le dighe crollano, e allora in un attimo diventano uno sfregio alla natura e alla vita, un vanto effimero e arrogante, segni di prepotenza e sfrontatezza. E, in effetti, è così, perché le dighe non dovrebbero crollare o causare l’erosione delle coste dei laghi cui hanno dato vita.

In tanti abbiamo ricordato poche settimane fa i 50 anni del disastro del Vajont: il 9 ottobre 1963 quella diga resse, ma non trattenne un’immensa onda – provocata da una frana venuta giù dal monte Toc – che in pochi minuti cancellò 2000 vite e interi paesi della valle del Piave. La memoria recente di quell’ecatombe deve molto all’orazione civile di Marco Paolini, che a sua volta si ispira all’impegno ostinato e pluriennale di Tina Merlin. (Personalmente, sono andato a visitare la diga nel 2002 e il mio ricordo è QUI).

Quel disastro, però, non è l’unico incidente relativo ad una diga. In Italia e nel mondo, purtroppo ce ne sono stati molti.
Ieri, ad esempio, sono stati 90 anni dal disastro del Gleno: il 1º dicembre 1923, di primo mattino, la diga del Gleno (in Valle di Scalve e in Val Camonica, nella Lombardia orientale), ebbe un cedimento strutturale e milioni di litri d’acqua si scaraventarono su alcuni paesi a valle, uccidendo 356 persone (ma alcune stime parlano di 500 morti).

I quotidiani locali lo hanno ricordato: “L’eco di Bergamo” e “Il giornale di Brescia“. Alcuni website dedicati al Gleno sono QUI, QUI e QUI. Un libro disponibile online è stato scritto da Umberto Barbisan: “Il crollo della diga di Pian del Gleno: errore tecnico?” (pdf, 2007).

Oggi, invece, è l’anniversario del disastro di Frejus, in Costa Azzurra: la sera del 2 dicembre 1959 crollò la diga di Malpasset, causando la morte di 423 persone, in quella che è nota come la più grande catastrofe civile della Francia nel XX secolo (alla quale è dedicato QUESTO website).

Come dice Marco Paolini, «Le storie non esistono finché non c’è qualcuno che le racconta». Allo stesso modo, la memoria resiste e insegna se c’è qualcuno che la trasmette.

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PS: Per quanto riguarda l’Italia, in questo triste elenco di sciagure non può mancare il disastro di Molare (noto anche come catastrofe dell’Ortiglieto o della sella Zerbino), avvenuto il 13 agosto 1935, che causò la morte di 111 persone in Valle dell’Orba, in provincia di Alessandria. Molte informazioni sono QUI.

PPS: Tra le peggiori catastrofi legate a delle dighe – se non la peggiore – c’è il disastro di Banqiao, in Cina: nella notte tra il 7 e l’8 agosto 1975 la diga del bacino di Banqiao e quella del bacino di Shimantan (appartenenti ad un sistema di 62 dighe situate nella provincia di Henan) crollarono (o furono intenzionalmente fatte saltare) in seguito al Tifone Nina. Il bilancio delle vittime (svelato solo nel 2005) è impressionante:  «26000 morti a causa dell’inondazione e altri 145000 morti nei giorni seguenti dovuti a epidemie e carestie. A questo bisogna inoltre aggiungere il crollo di circa 5 960 000 di edifici, e 11 milioni di sfollati».

PPPS: Un articolo interessante sul rapporto tra ingegneria e scienza è di Ferdinando Boero: Ci dobbiamo preoccupare?, in “Quaderno di Comunicazione” (a cura di M. Benadusi), Mimesis Edizioni, 2012.

Vulcani di celluloide

Sono a casa. E non ho ancora fatto niente. Faccio più fatica a riadattarmi nei miei spazi di sempre che sul campo.
Mi sono dato al cinema.
Non c’entra direttamente con la mia ricerca, ma – diciamo così – con l’indotto.
Insomma, mi sono procurato dvd e link per lo streaming di film “vulcanici”. Raramente si tratta di bei film: recitazione, sceneggiatura, effetti… tutto è un po’ arrangiato o esasperato (vabbè, ma il genere catastrofico si presta a questo tipo di critiche, per cui è inutile soffermarvisi). Suggerisco, piuttosto, di guardarli tenendo conto del contesto storico in cui sono stati girati: in questo modo assumeranno un significato più interessante e sarà piuttosto stimolante scoprire lo “sguardo culturale” che ha prodotto quella specifica pellicola.
Ok, un giorno ci scriverò un saggio e sarà più chiaro cosa intendo.
Passiamo al divertimento: ecco i primi titoli di una lista che spero crescerà; li ordino cronologicamente.

Innanzitutto un titolo “mitico” per due film importanti: “Gli ultimi giorni di Pompei
– versione del 1913 (b/n e muto, IMDb), di Mario Caserini: qui;
– versione del 1959 (colori, sonoro, IMDb), di Mario Bonnard: qui.

Uno dei vulcani più leggendari e terribili è il protagonista di “Krakatoa: East of Java“, del 1969 (IMDb). L’ho cercato invano in italiano e in inglese, ma l’ho trovato in spagnolo: qui.

Del 1980 è “Ormai non c’è più scampo” (di James Goldstone, con Paul Newman e Jacqueline Bisset; IMDb): qui

Via libreria-on-line m’è arrivato il dvd (supercatastrofico) di “Vulcano – Los Angeles 1997“, con Tommy Lee Jones (IMDb), ma è disponibile anche sul web: qui.

Un bel film (la resa dell’eruzione è davvero realistica; l’ho ordinato in dvd) è “Dante’s Peak” (di Roger Donaldson, 1997, IMDb): qui.

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Ok, per ora mi fermo qui, ma la ricerca continua…
Consigliatemi titoli, inviatemi link!

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NOTA: il Monte Fato ci vuole, lo so… probabilmente a questa rassegna vulcanica aggiungerò una sezione completamente dedicata ai crateri in contesti fantastici, immaginari.

AGGIORNAMENTI:

Il diavolo alle quattro“, 1961, di Mervyn LeRoy, con Spencer Tracy e Frank Sinatra: Imdb + streaming.

Atlantide. Il continente perduto“, 1961, di George Pal, con Sal Ponti, Joyce Taylor e John Dall: Imdb.

Ormai non c’è più scampo“, 1980, di James Goldstone, con Paul Newman, Jacqueline Bisset e William Holden: Imdb + streaming.

Joe contro il vulcano“, 1990, di John Patrick Shanley, con Tom Hanks e Meg Ryan: Imdb + streaming (è una commedia sentimentale).

Marabunta. Minaccia alla Terra“, 1998, di Jim Charleston e George Manasse, con Eric Lutes, Julia Campbell e Mitch Pileggi: Imdb + streaming.

Volcano“, 2004, di Mark Roper, con Chris William Martin e Antonella Elia: Imdb + streaming.

Allarme Vulcano” (aka: Disaster zone. Vulcano a New York), 2006, di Robert Lee, con Costas Mandylor, Michael ironside e Alexandra Paul: Imdb + streaming.

Magma. Disastro infernale“, 2006, di Ian Gilmore, con Peter Shepherd e Amy Jo Johnson: Imdb + streaming.

Super eruption“, 2011, di Matt Codd, con Richard Burgi, Juliet Aubrey e MyAnna Buring: Imdb + streaming.

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INTEGRAZIONI:
Non è cinema, ma teatro in tv (ora sul web). Si tratta della commedia “Cupido scherza e spazza” (1932) di Peppino De Filippo, in cui viene pronunciata questa battuta: «Tu sei poeta, tu tieni nu core ‘mpietto che nun è nu core, chisto è nu Vesuvio; tu tieni ‘o Vesuvio ‘mpietto, nu Vesuvio che canta, che suona!» (QUI il video al minuto esatto: 38’39”, in una rappresentazione del 1962).

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Una celebre battuta del cabaret de “La Smorfia” tratta dallo sketch “Il basso“:

– Professore (Arena): «In seguito ad approfonditi studi posso affermare che l’interno del Vesuvio è pieno di purè di patate. Basterebbe solo lo sfruttamento di questa risorsa per risolvere tutti i problemi di Napoli. Noi, noi, soltanto noi possiamo aiutarvi! Ma che ne sapete voi dei vostri problemi? Li abbiamo studiati per anni!».
– Signor Salvatore (Troisi): «Ma voi volete aiutarmi? Non lo so, io vedo a chisto che fa accussì…».

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AGGIORNAMENTO del 18 gennaio 2015:
Nel 1926 Rex Ingram girò a Nizza “Mare Nostrum“, un classico del cinema muto. Per alcune scene fu costruito un fondale col Vesuvio fumante, come in questa foto tratta dal libro “La présence du cinéma américain à Nice et sur la Cote d’Azur“, 2014 (un estratto con i ruderi di Pompei è qui):

Immagine tratta dal volume “La présence du cinéma américain à Nice et sur la Cote d’Azur”, 2014.

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INTEGRAZIONE del 18 maggio 2015:
Sul finire degli anni Settanta il regista Sergio Edward Linchi realizzò il documentario in 16mm “Napoli e la zona vesuviana“, in cui mostrò le caratteristiche paesaggistiche e storiche, architettoniche ed archeologiche dell’area del ‪#‎Vesuvio‬.
Il filmato è stato recuperato e digitalizzato da Ludovico Mosca che, con generosità, rende disponibile a tutti noi il suo prezioso archivio audio-visuale sulla Penisola Sorrentina e i suoi dintorni.
Il video, di 17 minuti, è disponibile QUI.

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INTEGRAZIONE del 18 settembre 2015:
Noi insozziamo il Vesuvio, lo sfregiamo, lo bruciamo e lo abbandoniamo, mentre invece i giapponesi vi ambientano le storie di uno dei personaggi più celebri della storia dei manga, Lupin III:

Fonti: “La Repubblica” (16 settembre 2015) e “FanPage” (17 settembre 2015).