Discarica Vesuvio: una mostra fotografica tra bellezza e crudeltà

Il Vesuvio è una discarica da mezzo secolo e domani, 11 febbraio 2017, questa realtà verrà ribadita con la mostra fotografica “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino. Oggi ne ha scritto Antonio Cimmino su “Il Mattino” e la pagina-Fb “Rischio Vesuvio” vi ha aggiunto qualche considerazione.

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Intorno al Vesuvio il rischio vulcanico e il rischio ecologico sono strettamente legati. Lo sono per varie ragioni:

  1. innanzitutto perché il senso sociale del rischio non è analizzabile come se fosse legato ad una minaccia episodica o isolata, ma va studiato in relazione al contesto, per cui la condizione a rischio va considerata come un tutto;
  2. in secondo luogo perché le varie tipologie di rischio che incidono su un determinato territorio si condizionano vicendevolmente, ad esempio opponendosi le une alle altre o celandosi tra loro (in altre parole, si mettono in atto dei processi di selezione per cui vengono attribuite delle priorità);
  3. infine perché la mitigazione del rischio passa obbligatoriamente per una revisione del rapporto con l’ecosistema.

Sensibilizzare su questa complessità è uno dei compiti che ci siamo dati con questa pagina-Fb, ma sarebbe opportuno e urgente che se ne accorgessero soprattutto le istituzioni, compresa la Protezione Civile.
Intorno al Vesuvio le discariche legali e illegali esistono da mezzo secolo, i roghi di immondizia sono frequenti e asfissianti, le patologie tumorali preoccupano e da tempo si chiede un registro che permetta di monitorare la situazione. Per farvi un’idea, seguite i post taggati “immondizia” su questo stesso blog.
In questo solco, domani 11 febbraio 2017, alle 18h30 presso le Scuderie di villa Favorita ad Ercolano, verrà inaugurata la mostra-denuncia “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino, di cui oggi scrive su “Il Mattino” Antonio Cimmino: «Modelle tra sacchetti neri e materiale ingombrante. O ancora sedute su di un frigorifero al centro di una megadiscarica a cielo aperto in uno dei posti più belli e conosciti al mondo, le pendici del Vesuvio. Bellezza e crudeltà».
Altre info sono sulle pagine-Fb di “Le Scuderie di villa Favorita” e di “Giovani per il Territorio“. La locandina è la seguente (cliccandovi accederete alla pagina-evento su Fb):

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Il pennacchio intossicato del Vesuvio

ssv_incendio-discarica_2015giugno-luglioLo vedi, ti lacrimano gli occhi.
Lo odori, ti pungono le narici.
Lo tocchi, ti si appiccica sulla pelle.
Lo assapori, ti brucia lo stomaco.
Lo senti, sebbene sia silenzioso.
Sì, ne avverti la presenza e non c’è riparo: ti chiudi in casa in questa afosa calura estiva che meriterebbe finestre spalancate e tende mosse dalla brezza, invece lo ritrovi ovunque, impregna tutto con la sua puzza grassa e nauseante.
Fino ad alcuni anni fa i medici di Napoli prescrivevano soggiorni lassù, alle pendici del vulcano, perché l’aria era fresca, buona, pulita, in grado di guarire tutte le forme d’asma e di rigenerare ogni fatica.
Il Vesuvio, uno dei monti più noti al mondo, celebrato per la sua forza e la sua bellezza, teoricamente protetto da un Parco Nazionale e da una “zona rossa”, oggi agonizza. E, con lui, chi vi abita e, soprattutto, chi lo ama.
Inutile ripercorrere la storia di saccheggio e di rapina ai danni del Vesuvio, la conosciamo tutti molto bene. Quel che forse è meno chiaro è che questo è solo l’ultimo episodio, gravissimo, di un disastro di lunga durata che denunciamo da decenni.
Il 30 giugno qualcuno ha appiccato il fuoco alla discarica illegale a cielo aperto dell’area Novelle-Castelluccio, nota a tutti e ripetutamente segnalata. Per almeno quattro giorni l’incendio non è stato domato, per cui sorge il sospetto che questa inefficacia sia un modo cinico e irresponsabile di risolvere un altro problema, quello del periodico smaltimento di un enorme cumulo di spazzatura che altrimenti non si saprebbe dove dislocare e che renderebbe impraticabile quella zona più di quanto non lo sia già.
Proviamo ad andare a ritroso e poniamoci qualche domanda: com’è possibile che non si sia spento immediatamente quel rogo inquinante? Com’è possibile che solo in pochi informino su tale notizia e che, comunque, non si sollevi un dibattito pubblico? Com’è possibile che amministratori e forze dell’ordine non agiscano? Forse loro non ne sentono la puzza e non ne colgono la pericolosità? Sembra davvero strano. Può darsi che attendano un’analisi chimica dell’atmosfera, ma è davvero così burocraticamente necessario un documento scritto, dinnanzi all’evidenza dell’esperienza diretta, sensoriale e mentale che a migliaia hanno vissuto negli ultimi giorni? Ancora, risalendo la catena di cause ed effetti di questo disastro ambientale – per nulla imprevisto ma, al contrario, preparato da tempo – com’è possibile che la località Novelle-Castelluccio, nel comune di Ercolano, ma a ridosso di San Sebastiano al Vesuvio, sia una zona franca dello Stato italiano, un luogo a legalità sospesa della nostra Repubblica? Com’è possibile che da decenni nessuno veda e risolva la piaga criminale dell’abbandono di rifiuti? Cumuli di immondizia d’ogni tipo – domestica e industriale, di risulta e a trattamento speciale – segnano la strada di terra battuta che attraversa quel territorio, la tracciano nel suo andamento dissestato, la inquadrano nella sua tortuosità. Com’è possibile che non sia mai stata fermata la mano di chi là, per negligenza o per interesse, getta scarti di ogni genere e poi, sempre lo stesso delinquente (è evidente) vi va periodicamente ad appiccare il fuoco per liberare spazio a nuovi futuri depositi? Qui sono responsabili tanto l’ecocriminale quanto le istituzioni cieche e indifferenti o, e forse è ancora peggio, vacue e inconcludenti, perché se così fosse, sarebbero anche inutili.
Dalla metà degli anni Sessanta denunciamo la violenza rappresentata dalla grande discarica a cui è stata ridotta questa zona, perché non c’è differenza alcuna tra la “collina del disonore” dell’Ammendola-Formisano e l’attigua corona di pattume di Novelle-Castelluccio: la violenza di questo immenso immondezzaio è ambientale, paesaggistica, sanitaria, biologica; nella sua fattualità è una violenza della criminalità, organizzata o individuale, ma nell’inoperosità delle istituzioni è anche una violenza politica, una violenza contro il buon senso e il senso della misura, una violenza contro la pazienza, il rispetto, la speranza. È una violenza simbolica e concreta che si riproduce da cinquant’anni, sia quotidianamente negli spargimenti occulti, sebbene sfacciati, sia stagionalmente, nella scellerata pratica incendiaria di cui in questi giorni si pagano le conseguenze.
Quel vasto territorio è in piena area naturale protetta e necessita di una profonda bonifica dal punto di vista naturalistico e legale: si tratta di un’urgenza ecologica, nonché di un imperativo morale. A meno che non venga esplicitamente detto che ci troviamo in un’eterna deroga, in un’infinta eccezione.
Quel pennacchio vesuviano intossica, nel duplice senso che possono cogliere i nostri conterranei: avvelena e fa ammalare, ma fa anche arrabbiare, inquina il rapporto con le istituzioni, contamina la convivenza reciproca e alimenta la sfiducia, la disaffezione, la delusione. Quel pennacchio di diossina è lo specchio in cui non vogliamo rifletterci perché temiamo ciò che vedremmo, ovvero i lineamenti di una società tossica e assuefatta, la fisionomia di una comunità – locale e nazionale – né solida (e solidale), né liquida (e resiliente), ma ormai pulviscolare, gassosa, volatile. Con tutta evidenza, è necessario un nuovo metro, un nuovo stile, una nuova filosofia: una ecosofia che ripulisca l’aria, la terra, le falde acquifere, che ridia dignità al paesaggio e ai sentieri, ma che sia anche in grado di ristabilire un principio di equità, di legalità, di misura in questa autolesionistica deriva etica che nessuno sembra in grado di arrestare.

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Un video di Ciro Teodonno:


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Altre pubblicazioni online su questo incendio:

  • “San Sebastiano al Vesuvio News”, 30 giugno: QUI;
  • “San Sebastiano al Vesuvio News”, tre foto dall’interno dell’incendio: QUI;
  • Ciro Teodonno, “Fuoco invisibile“, in “Il Mediano”, 1 luglio 2015: QUI;
  • Ciro Teodonno, “Ercolano: la Terra dei Fuochi e la politica marziana“, in “Il Mediano”, 5 luglio 2015: QUI.

La discarica SS268

La Strada Statale 268 è indicata come “via di fuga” in caso di emergenza vesuviana, ma in che modo una strada circolare possa permettere l’evacuazione di massa resta un mistero. Anzi, la SS268 “del Vesuvio” è una strada mortale in sé, sia per gli umani [1] che per gli animali.
Ciro Teodonno l’ha percorsa insieme a Mimmo Russo per documentarne e denunciarne un’altra criticità, quella dell’immondizia che ne riempie i bordi, le piazzole di sosta, ma soprattutto le stradine laterali e lo spazio sottostante i cavalcavia, spesso incendiata provocando altri ed ulteriori problemi. Si tratta di rifiuti d’ogni tipo, soprattutto industriali di aziende che lavorano in nero, in una catena di piaghe sociali ed ecologiche che si alimentano l’un l’altra. E’ un vero e proprio viaggio nell’abisso del nostro tempo, tra gli scarti di una modernità che sviluppa rovine e produce malattie.
L’articolo di Teodonno si intitola “SS 268, quello che non si vede” ed è stato pubblicato sul webjournal “Il Mediano” il 14 settembre 2014. Fanno parte integrante dell’inchiesta anche una galleria fotografica ed un videodocumentario di 47′:


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[1] Gli incidenti sono frequenti, talvolta tragici, come un paio nel 2013: a gennaio morirono 4 persone e a maggio un’intera famiglia.
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Raccolgo informazioni sulla SS268 in questo post privato.

Il rischio vulcanico e quello ecologico

SSV – cittadina definita dai suoi stessi abitanti ordinata e pulita, almeno rispetto ai comuni confinanti – è sovrastata non solo dal cratere del vulcano, ma a partire dalla seconda metà del Novecento anche da una enorme discarica di immondizia, la “Ammendola-Formisano”; una volta colmatasi l’omonima cava della zona alta del comune di Ercolano, con il progressivo accumulo di rifiuti è andata formandosi una vera e propria collina, la cui crescita è stata arrestata solo alla fine degli anni ’90. Sebbene la discarica sia ufficialmente dismessa, gli abitanti della zona ritengono che rappresenti ancora una minaccia alla salute, sia perché non è mai stata bonificata, sia perché è (stata) oggetto di continue deroghe: nel primo decennio degli anni Duemila, infatti, è stata riaperta ben due volte per far fronte all’emergenza napoletana e campana.
Il riferimento alla “Ammendola-Formisano” e ai suoi effetti (fetore, malattie, inquinamento) è emerso in molte delle interviste raccolte, spesso accompagnato dal contrasto con la virtuosità della raccolta differenziata sansebastianese (una delle più efficienti della provincia). Il frequente affiorare di tale argomento dai discorsi dei miei interlocutori, chiamati ad esporre il loro personale rapporto con il territorio, sembra concentrarsi in un luogo specifico dalle valenze simboliche (per di più vi si è sviluppato un piccolo culto popolare per la presenza di statuine, rosari e santini depositati in un incavo della roccia). Si tratta di una controversa fumarola, la “più bassa” del Vesuvio, a circa 1,5 km dal centro abitato di SSV. Sulle sue origini non c’è unanimità di pareri né tra i geologi, né tra gli amministratori: per qualcuno è un residuo del calore magmatico del 1944, per altri lo sfogo dei gas prodotti dalla discarica che dista poche centinaia di metri in linea d’aria.
Personalmente ritengo che, al di là della sua natura, la presunta fumarola rappresenti in maniera paradigmatica la compresenza – forse la commistione – tra due dimensioni del rischio, vulcanico ed ecologico, entrambi effetti di una modernità che in area vesuviana “esplode” dopo l’ultima eruzione del 1944. Il rischio è una condizione della società contemporanea (Beck, Giddens, Bauman) e, nel caso specifico vesuviano, è frutto di una rapida urbanizzazione lungo le falde del vulcano e di un aggressivo sfruttamento del territorio, prima con le cave estrattive, poi con il loro riempimento di rifiuti. A “certificare” l’esistenza di questa doppia insidia, nel 1995 sono stati istituiti due strumenti legislativi che potrebbero essere definiti come volti a difendere rispettivamente l’uomo dal vulcano (la Zona Rossa) e il vulcano dall’uomo (il Parco Nazionale del Vesuvio).
Al processo di scotomizzazione con cui gli abitanti rispondono al discorso sulla catastrofe annunciata (che altrimenti schiaccerebbe le loro vite in un angoscioso “non-esserci”), interviene principalmente l’ambiguità tra allarmismo e rassicurazione («il Vesuvio è il vulcano più pericoloso del mondo», ma è anche «il più monitorato sul pianeta»), supportata dalle nuove perimetrazioni del territorio, dai discorsi scientifici e mediatici, dalle scelte urbanistiche, da eventi storici particolari e da dinamiche politiche ed economiche.
L’aria pulita di SSV, che un tempo veniva raccomandata dai medici napoletani come cura ai propri pazienti, oggi è una preoccupazione: se la brezza spira in senso sfavorevole, il lezzo della «collina del disonore» (la discarica “Ammendola-Formisano”) o anche di altre realtà industriali («ieri ci siamo dovuti chiudere dentro per il fumo delle caldaie che il vento soffiava verso di noi», mi ha detto recentemente un testimone) costringe a ritirarsi in casa e a (pre)occuparsi della più imminente e quotidiana questione ecologica, rispetto al rischio vulcanico, ritenuto invece invisibile (le fumarole sono residuali e, comunque, osservabili esclusivamente in cima al cratere in giornate piuttosto fredde), impercettibile (se non alle sensibili strumentazioni scientifiche) e prodotto solo in termini di sapere (scientifico o anti-scientifico).
Come osserva Françoise Zonabend a proposito degli abitanti di La Hague – la “penisola nucleare” della Normandia –, «in questo contesto di modernità, […] gli stretti rapporti che la gente aveva con la natura si stanno rompendo. Il tempo, il vento, la pioggia e la nebbia, le nubi, le tempeste e i temporali, tutti questi fenomeni naturali di cui si lamentano rivelano, di fatto, che una civiltà, la loro civiltà, sta morendo».

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Queste sono riflessioni in itinere e da affinare, quindi da considerare assolutamente provvisorie e parziali.

Ma ho deciso di inserirle qui sul blog per le suggestioni ricevute da un articolo – pubblicato ieri da Ciro Teodonno sul “Mediano” – relativo alla voce che circola a SSV in questo periodo: una nuova presunta (e anche questa controversa) fumarola sarebbe emersa nella stessa zona di quella cui ho fatto riferimento: «ci siamo recati sul posto, che per altro conosciamo molto bene, per verificare di persona se ci fossero nuovi vapori all’orizzonte ma nulla di tutto ciò, solo una fessura incrostata e dal chiaro segno di una recente visitazione di qualche curioso, il tutto, a poca distanza dalla fumarola ufficiale, adibita ad edicola sacra da alcuni devoti del luogo». [Continua tra i commenti].

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AGGIORNAMENTO del 9 novembre 2013:
Antonello Caporale ha pubblicato un reportage (“Il Fatto Quotidiano”, 9 novembre, 2013, QUI) intitolato: Napoli, la Terra dei Fuochi: aria infetta, rifiuti e tumori attorno al Vesuvio. Viaggio nel cuore di una Campania alla ricerca di un riscatto impossibile tra edilizia selvaggia, criminalità e camorra. “Sono scappata da Afragola, non riuscivo a respirare”, spiega una giovane. Il geologo Benedetto De Vivo: “Stanno costruendo l’ospedale del mare dove, nel caso dovesse esserci l’eruzione, il flusso piroclastico, queste tremende bombe di terra e cenere, si riverserà. Si può essere più sciagurati?”.
Tra le altre testimonianze, il giornalista inserisce una battuta dell’antropologo Marino Niola.

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ALTRI AGGIORNAMENTI:

  • 26 ottobre 2013: manifestazione a Napoli contro la “Terra dei fuochi” (locandina) (“Il mediano”, 27 ottobre 2013, qui).
  • 9 novembre 2013: conferenza a Massa di Somma sull’incidenza di tumori nell’area vesuviana, promossa dal comitato di cittadini “Liberiamoci dal male” (“Il Mattino”, 5 novembre 2013, qui; “Il mediano”, 10 novembre 2013, qui [QUI].
  • 16 novembre 2013: manifestazione a Napoli (titolo: #fiumeinpiena) [Copia del comunicato di alcune associazioni che vi hanno partecipato: QUI].
  • 10 dicembre 2013: scoperte esalazioni tossiche a ridosso del PNV (“La Repubblica“).
  • 21 settembre 2014: raccolta di firme ad Ercolano contro la discarica Ammendola-Formisano [QUI, col testo della petizione].

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AGGIORNAMENTO del 23 febbraio 2014:
Il telegiornale regionale della Campania del 23 febbraio 2014, delle ore 19.00, ha trasmesso un servizio sulla discarica Ammendola-Formisano di Ercolano. Questo è il video:


Di questa situazione ne ha scritto anche l’Ansa (23 febbraio 2014) e Il Mediano (24 febbraio 2014).

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Anche oggi, 24 febbraio 2014 (h14), il TGR Campania ha dedicato un servizio (1’19”) alla discarica Ammendola Formisano, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio:

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AGGIORNAMENTO del 24 marzo 2014
Ciro Teodonno riferisce di un convegno indetto due giorni fa da PD di Ercolano per affrontare il problema delle discariche: «molti dubbi e poche certezze» (QUI).

“Montagna ‘e ‘stu core, te voglio assaje bene”

Punta Nasone, o Ciglio, è la più caparbia delle testimonianze del grande e antico vulcano che un tempo dominava il golfo di Napoli e che una serie di forti eruzioni esplosive – alcune migliaia di anni fa – troncarono e distrussero. Quei cataclismi formarono una caldera al cui centro, come su un piedistallo, oggi si erge il Gran Cono del Vesuvio. L’imponente barriera semicircolare sul versante settentrionale di questo bacino è chiamata monte Somma e, senza apparire troppo enfatico, penso che possa essere legittimamente definito come un vero e proprio scrigno di tesori naturali e culturali.
Ogni anno, il sabato dopo Pasqua vi si tiene un pellegrinaggio chiamato “Il Sabato dei Fuochi” (ogni 3 maggio, inoltre, vi è anche un’altra festa: “Il Tre della Croce”, che quest’anno cade particolarmente vicino alla ricorrenza precedente), a cui ieri ha partecipato anche Ciro Teodonno.

Lo spirito comunicativo e narrativo di Ciro ha in serbo alcuni articoli che trasmettano il senso e il significato della famosa celebrazione. Oggi sul “Mediano” è apparso il primo contributo, relativo ad un incontro preparatorio che l’autore ha tenuto un paio di settimane fa con alcuni dei protagonisti della festa. Da parte sua vi si scorge l’emozione della scoperta, l’attenzione – che a volte è timore – a non interferire eccessivamente con i protagonisti del rito, il saper osservare partecipando, la consapevolezza del grande valore sociale delle tradizioni che in molte aree intorno allo stesso vulcano vanno scomparendo rapidamente. Nell’articolo, però, Ciro lascia che siano gli stessi protagonisti a raccontare il mito di fondazione del culto e le dinamiche del rito, riuscendo così a trasmettere a noi lettori il senso del loro orgoglio di fedeli attivi e responsabili verso una pratica tradizionale che li precede di molte generazioni, anche se sul finale passa anche una certa loro autoassoluzione a proposito dell’impatto ambientale dei festeggiamenti. Emerge, infine, anche quella particolare forma di rispetto – ben più che religiosa in senso istituzionale – nei confronti di una serie di gesti (la benedizione col vino da parte del capo-paranza) e di oggetti (la pertica “fiorita” da donare ai propri cari al ritorno in paese) che sarebbe superficiale e squalificante tacciare come magici o come sopravvivenze arcaiche: si tratta, piuttosto, di azioni dotate di senso particolarmente significative all’interno di quel contesto sociale e che, oggi come ieri, contribuiscono a tenere unita la comunità, a scandire il tempo sociale, a sottolineare e a trasmettere saperi, ruoli, orizzonti.

L’articolo (pubblicato oggi 1° maggio 2011 su “Il mediano“) inizia con il brano che segue e continua al primo commento:

Santa Maria a Castello, la tradizione continua
di Ciro Teodonno

Certo non risulta facile immaginare il Vesuvio come una montagna, anche se, la sua parte più antica, il Somma, viene spesso chiamata così, ‘a Muntagna. Forse perché ha un aspetto meno vulcanico del meglio delineato e riconoscibile Cono, per le sue verdi e umide pendici, per le sue creste irte e frastagliate. Non risulta comunque facile, interpretarlo come monte, poiché la nostra cultura ha in prevalenza trovato il suo sbocco culturale nel vicino mare e di cui ne è pervasa; questo quando l’immagine del Vulcano non viene addirittura annullata sotto una coltre che sfuma tra un colpevole oblio e un’ipocrita rassegnazione. 
La mostruosa urbanizzazione del Vesuvio ha dimostrato poi quanto invisibile potesse essere un vulcano attivo.
La lucida follia degli uomini, fa sì che si continui a non voler vedere; a negare l’esistenza del pericolo reale del Monte Vesuvio. Tanto da sostenere che al di là del Somma la lava e i gas non ci siano mai arrivati, il che forse è vero e in epoche recenti ma si forza così l’interpretazione storica con l’enfasi del luogo comune e probabilmente dell’opportunismo, omettendo il fatto che in passato, la zona settentrionale della caldera fu più volte interessata da flussi piroclastici e colate di fango, che ammazzano, come e più del temuto flusso di roccia fusa, cosa che accadde e con inusitato fragore nel 1631. 

(continua al commento #01)

PS: il titolo del post è una frase del poeta vesuviano Gino Auriemma, scolpita in una pietra lungo un sentiero del monte Somma.
PPS: i prossimi reportage sulle feste del Somma saranno archiviati tra i commenti di questo post.

Fermate il mostro

Un tema importante nel rapporto tra il vulcano e le comunità che abitano lungo le sue pendici in questo periodo storico è quello della spazzatura. L’area del PNV, oltre che dalla pressione antropica “classica” (traffico automobilistico, colate di cemento e asfalto, cave, incendi e quant’altro), soffre anche per tutto quel che gira intorno all’enorme problema dei rifiuti. Tra discariche legali e illegali, crisi endemiche ed emergenze cicliche, raccolta (poco) differenziata e sversatoi d’ogni tipo, il parco nazionale più piccolo d’Italia è costantemente sotto assedio.
A mio avviso, l’elaborazione culturale del rischio vulcanico, in quest’epoca, passa (anche) per la monnezza. Non so quanto posso generalizzare alle varie comunità vesuviane, ma certamente tale condizione ha un ruolo nella percezione degli abitanti di SSV. Penso, in particolare, alla querelle intorno ad una controversa fumarola nei pressi del centro abitato: si tratta di attività vulcanica o dello sfiato di una vecchia discarica poco distante?
Ma non è questo il momento e la sede per parlarne.
Mi sono accorto, invece, che non avevo ancora un post espressamente dedicato alla questione rifiuti. Me lo ha suggerito un’intervista all’assessore all’ambiente del comune di Erc-no pubblicata da Ciro Teodonno oggi (1 marzo 2011) sul “Mediano“:

LE DIFFICOLTÀ DI UN AMMINISTRATORE LOCALE
di Ciro Teodonno
In una crisi dei rifiuti, più assopita che risolta del tutto, abbiamo incontrato l’assessore all’ambiente Salvatore Cristadoro per capire la disparità di esito della raccolta differenziata ercolanese rispetto a quella di altri comuni del Vesuviano.

La visione che ogni mattina si dipana davanti i nostri occhi è quella di una Benedetto Cozzolino puntellata di collinette d’immondizia. Lo spettacolo quotidiano che da anni si scorge dal finestrino della propria autovettura, lungo il tragitto di chi la percorre per lavoro è quello di una città abbandonata a sé stessa.
Abbiamo deciso perciò di voler capire e andare al di là del luogo comune e di quella barriera insormontabile che separa il cittadino dalla pubblica amministrazione. Un divario sorretto da cose covate e sottaciute ma spesso non dette e che vogliono gli amministratori distanti e indolenti. Abbiamo voluto quindi conoscere il diretto interessato all’ecologia e chieder ragione dello stato dell’arte nella città degli scavi. L’assessore Cristadoro è persona aperta e si dimostra subito disponibile e senza remore nel toccare lo spinoso argomento.
Assessore, nel vesuviano esistono per fortuna realtà più felici dal punto di vista dei rifiuti, come ad esempio SSV ma se paragoniamo Erc-no con P-ici il contrasto è forse più forte, trattandosi di una realtà abitativa e demografica simile …

«A SSV quanti abitanti sono … e P-ici, è anch’essa una realtà differente …».
Ha un’alta densità di popolazione …

«Sì ma basata su una bassissima estensione del territorio …».
…appunto!

«È più facile fare la raccolta differenziata! L’abitato è circoscritto ed è così più facile fare la raccolta essendo tutta residenziale. Quando ho raccolto l’incarico, lo scorso giugno, la raccolta differenziata era al 26%, oggi l’abbiamo al 32,8%. Pochissimo rispetto al 35% di raccolta, previsto al 31-12-2010, poi prorogato al 30 giugno 2011. C’è ancora il 50%, al momento stabilito entro il 31 dicembre 2011, previsto dalla provincia. Avendo quindi trovato questa situazione ho dovuto combattere dal basso e su più fronti, Erc-no è assai diversa dagli altri territori ha un estensione diversa, sul territorio abbiamo inoltre meno di 50 vigili urbani per controllarlo, un altro problema è costituito anche dall’alto abbandono di cani sul nostro territorio. Questo rientra anche nell’ambito dell’ecologia poiché spendiamo circa 330.000€ all’anno per il mantenimento del canile appaltato a un privato nella provincia di Caserta».
Ma non c’erano anche le guardie “eco-zoofile”?

«Certo! È stata la prima cosa che ho fatto, mi sono battuto per trovare i soldi per queste guardie ambientali ma non hanno avuto ancora la conversione dei decreti. Quelli che danno un valore al titolo che gli permette di scendere per strada».
Sì ma dov’è il blocco burocratico?

«C’è un dirigente comunale, nella persona del comandante dei vigili urbani, doveva fare la determina di convenzione, affidare loro una piccola sede nel palazzo Borsellino e convertire i decreti. Pare, pare, che venerdì scorso sia stato completato tutto e che, da qui a breve, vedremo i primi risultati di questa collaborazione. Comunque quando ho parlato dei vigili urbani, di quei 47, molti hanno la causa di servizio che non gli permette di fare servizio stradale e così il comandante si trova a gestire solo quattro squadre di quattro agenti, è una tragedia! In un paese di 50.000 abitanti è una vera tragedia! To-de-Gre, agisce con 130 vigili! Si saranno fatti anche degli errori in passato ma non è facile assolutamente gestire un territorio come quello ercolanese con quello che abbiamo a disposizione».
Anche la logica della sanzione potrebbe avere un suo risvolte educativo; quello che vedo per strada non è sempre differenziato!

«Parco Serena ha finalmente adottato il nostro metodo, il “porta a porta spinto”, con l’utilizzo di bidoni interni al parco, con la differenziazione nelle quattro/cinque tipologie…».
…non ho capito, i parchi hanno la libertà di gestire questa cosa?

«No, faccio l’esempio di Parco Serena, sulla Via Benedetto Cozzolino, dove oggi si vede la voragine per terra! Prima c’era il cumulo di spazzatura fisso, non proveniente solo dal parco ma anche dai cittadini di SSV! Come accade in Via della Barcaiola o in Contrada Patacca. È vero che ci sono le isole felici ma ci sono molte persone che io conosco e posso anche additare e che sarei ben lieto di beccare…».
…e fate bene!

«…queste scendono da Via Panoramica Fellapane, si fanno la stradina laterale e sversano. E parliamo di rifiuti domestici! Non parliamo poi di rifiuti industriali! Non solo noi di Erc-no siamo un popolo di “pezzari”! Ma anche a SSV ci sono tanti depositi! Gli stracci ci costano 46 centesimi a quintale ma non ci sono solo questi, ci sono anche i copertoni, ogni tanto ci scaricano qualche TIR sul Vesuvio e per non parlare dell’amianto!».
Sì ma torniamo alla differenziata.

«Stiamo adottando su tutto il territorio cittadino una raccolta differenziata che doveva andare a pieno regime entro novembre ma purtroppo ci sono ancora un sacco di falle. I tre piani sono: distribuzione ai parchi, interni e periferici al nucleo cittadino, dei bidoncini per la raccolta differenziata da 240 o da 1.100, a seconda della tipologia del condominio, evitando così la spazzatura per strada e la distruzione dei marciapiedi da parte della ditta che si occupa della raccolta e che abbiamo denunciato e che dovrà provvedere nel riparare!»
Qual è la ditta?

«La Multiecoplast. Questa dovrà prelevare tutti i giorni la differenziata. Poi, come seconda tipologia di raccolta, abbiamo quella del centro urbano “non storico”, dove pure ci saranno i bidoncini, il calendario, il tirar fuori la differenziata giornaliera che sarà prelevata la mattina successiva. Infine, la tipologia del centro storico dove ci sono le “micro-isole ecologiche”, recintate e sempre con i bidoni. Visto che, nel “basso”, non c’è spazio neanche per camparci, si figuri se hanno lo spazio per i mastelli! Speravamo che funzionasse, purtroppo, e qui ritorno sulla difficoltà di applicare un corretto controllo, risulta che Erc-no non è un popolo di svedesi, così come le isole felici non sono tali da come possono sembrare attraverso le trasmissioni televisive!».
La precedente amministrazione aveva ben messo in chiaro la logica della sanzione rendendo addirittura pubblico l’elenco di chi infrangeva la legge…

«…e quant’è durato tutto, sessanta giorni? Lei sa benissimo che i dipendenti pubblici, come quei quaranta vigili, con tutti gli acciacchi, se ben incentivati economicamente, scenderebbero in strada probabilmente anche di notte! Noi questi incentivi non li abbiamo, quest’anno abbiamo avuto un altro taglio di due milioni e mezzo di euro dal passaggio di fondi dallo stato. Io ci vorrei arrivare ai limiti di legge per la raccolta, non so se ci riuscirò ma ci vorrei provare ad arrivare al 50%. Sono disposto a raccogliere personalmente le denunce ma tra il dire e l’agire, nel pubblico, c’è realmente il mare di mezzo! Se hai un’idea non la riesci a mettere subito in campo ma mettere tanti e tali paletti che alla fine devi seguire per forza quel tragitto».
Per quel che concerne l’Ammendola/Formisano, lì c’è il sito di stoccaggio provvisorio che dal 2008 sta ancora lì!

«Il 27 dicembre ho incontrato l’assessore regionale Giovanni Romano per chiedergli la bonifica del luogo come ci aveva promesso il commissario di governo e soprattutto il sostegno al mantenimento dei costi dell’Ammendola/Formisano. A noi quel sito, impostoci dal commissario di governo, ci costa circa 100.000 € l’anno! Ad oggi, 28 febbraio, nessuno è venuto a verificare il da farsi per quella bonifica. Anzi, facciamo parte del disegno di una delle ipotetica discariche previste sul territorio vesuviano. Al momento non abbiamo notizie certe ma c’è un’intervista del 29 gennaio a Cesaro, che individuava, tra i vari buchi da otturare, anche una cava di Erc-no; due ce ne stanno, l’Ammendola/Formisano e la Fiengo! Al piano regionale che porteranno all’attenzione di Caldoro c’è quest’ipotesi».
Contrada Castelluccio è una discarica a cielo aperto, pezze, materiale edile di risulta ma anche copertoni e amianto, può dirci qualcosa a riguardo?

«Noi avevamo un vecchio progetto, del 2008, un impianto di compostaggio in quella zona (limitrofa all’Ammendola/Formisano ndr.) e ci siamo fatti avanti con l’assessore provinciale per uno dei tre siti provinciali di compostaggio, avendone già il progetto e con la possibilità di bonificare Novella-Castelluccio. Tra l’altro in quella zona, nient’altro che una strada poderale, avevamo in cantiere un raddoppio della Benedetto Cozzolino rendendo quest’ultima una zona commerciale. Sarebbe una bella cosa, già ci provammo nel 2008, adesso stiamo insistendo più di prima, proprio perché vogliamo evitare la discarica!».

Nota: Il titolo del post riprende quello di una canzone di Agnese Ginocchio contro le discariche: audio mp3.

ALTRI ARTICOLI:
– Ciro Teodonno, Rifiuti, zona rossa e siti di stoccaggio (23.03.11, qui)
– Ciro Teodonno, Il ritorno all Rotonda di Boscoreale (01.04.11, qui)
– Redazionale, Report e le cave (con video) (04.04.11, qui)
– Ciro Teodonno, La riscossa della Zona Rossa (09.04.11, qui)
– Rete dei Comitati vesuviani, Adesione a Zero Waste Italia (verso Rifiuti Zero) (03.05.11, qui)
– Redazionale, Incendio nel  Parco del Vesuvio arriva alla discarica di Terzigno (29.08.11, qui)
– Ciro Teodonno, Siamo stati alla cava Sari: è una bomba ecologica (10.12.11, qui)
– Ciro Teodonno, Le discariche di San Sebastiano al Vesuvio (14.07.13, qui)

ALTRA FONTE:
Il blog “SSV News. Informare Documentare Sensibilizzare” archivia sotto il tag “discariche” tutti i post relativi a piccoli e grandi sversamenti illegali di immondizia nel territorio del paese. Ecco alcuni tra i titoli più recenti (riprodotti tra i commenti):
– “Sversamenti illeciti di rifiuti, lo scempio che si consuma alle falde del Vesuvio“, 03.03.11
– “Rifiuti in Via degli Astronauti“, 23.02.11
– “Aggiornamenti sulla microdiscarica“, 29.01.11
– “Microdiscarica in Via Cupa Monaco Aiello“, 16.01.11

UNA MAPPA DELLE DISCARICHE SAN SEBASTIANESI DEL 2011
(con qualche aggiornamento successivo)