Due importanti pubblicazioni in Sociologia dei Disastri

L’anno scorso Alfredo Mela, Silvia Mugnano e Davide Olori hanno lanciato un progetto editoriale che intendeva fare il punto sulla sociologia dei disastri italiana. Da quella call for papers sono nate due pubblicazioni: il numero monografico 111/2016 della rivista “Sociologia Urbana e Rurale” [qui] e il volume collettaneo “Territori Vulnerabili. Verso una nuova Sociologia dei disastri Italiana” [qui], entrambi editi dalla FrancoAngeli di Milano.
Ulteriori informazioni sono qui.

In quest’ultimo c’è un mio saggio sul rapporto tra noi e Isso: “Al di là dello sviluppo, oltre l’emergenza: il caso del rischio Vesuvio“.

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Ne ho scritto su Fb in vari profili: sul mio profilo personale, sul gruppo Ass. Nazionale Disaster Manager e sul gruppo DICAN.

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Qualche mese fa ne avevo dato un’anteprima QUI.

Rischio e post-sviluppo vesuviano: un mio contributo sulla rivista “Antropologia Pubblica”

Il 17 dicembre 2015, in occasione dell’apertura del terzo convegno della SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata) presso il PIN (Polo Universitario) di Prato, è stata presentata la nuova rivista dell’associazione: «Antropologia Pubblica», il cui primo numero contiene un editoriale di Antonino Colajanni, un saggio di Jean-Pierre Olivier de Sardan e una serie di contributi sul tema «Antropologi nei disastri».
Questa parte monografica è curata da Mara Benadusi e, oltre ad una sua ricca introduzione della disciplina e del volume, contiene articoli di Irene Falconieri, Rita Ciccaglione, Silvia Pitzalis, Enrico Petrangeli, Giovanna Salome, Enrico Marcorè e del sottoscritto.
Il mio testo si intitola «Rischio e post-sviluppo vesuviano: un’antropologia della ‘catastrofe annunciata’»; e ne sono soddisfatto.
Il volume è pubblicato da Seid Editori di Firenze, che potete contattare per riceverne una copia.
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Quel giorno ero così contento che ho pubblicato per la prima volta un selfie sul mio fb:

Ed eccomi qua, sono a Prato per il terzo convegno [1] della SIAA, Società Italiana di Antropologia Applicata…

Posted by Giogg on Giovedì 17 dicembre 2015

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L’abstract del mio contributo è questo:

Il concetto di rischio, inteso come un prodotto storico e culturalmente gerarchizzato, è un’elaborazione sociale che assume significati diversi a seconda dei contesti. Per quanto inevitabilmente avvolto da indeterminatezza, nei suoi effetti concreti esso è una visione di futuro in grado di influenzare il presente: seguendo determinati princìpi, cioè, sarebbe possibile prevenire, controllare, mitigare un disastro a venire. La pianificazione emergenziale, così, diventa un orizzonte politico fatto di leggi, perimetrazioni territoriali, esercitazioni, prepardness, pedagogia della resilienza.
In questo quadro generale emerge il caso del vulcano Vesuvio in provincia di Napoli, ovvero di quello che nel 2011 è stato definito dalla rivista scientifica Nature «la bomba ad orologeria d’Europa». La certezza di una prossima eruzione unita all’incertezza sulla data e le modalità con cui questa avverrà rendono gli effetti della “catastrofe annunciata” visibili nelle pratiche e nelle politiche che già ora sono attuate dalle amministrazioni e dalle popolazioni locali. Contrariamente a quanto ripete un ricorrente stereotipo, dai dati etnografici emerge che gli abitanti dell’area vesuviana, tutt’altro che indifferenti alla minaccia vulcanica, si pongono in maniera varia e differenziata rispetto ad essa. Per l’antropologia si tratta di un case-study prezioso per riflettere sia sulla “società della prevenzione” e la “cultura del rischio”, sia sugli effetti di un’ideologia dello “sviluppo” che ha condotto ad una sovraurbanizzazione indicata come la principale fonte di vulnerabilità, non solo per un’eventuale catastrofe naturale.

Ulteriori informazioni sono sul mio profilo di Academia: QUI.

Il National Geographic e il Vesuvio

Il “National Geographic Magazine” dedica spesso articoli e servizi fotografici al nostro vulcano (cercate all’interno del website la parola “vesuvius“: in questo momento emergono 999 risultati). Tempo fa consultai centinaia di numeri d’epoca nell’incredibile labirinto cartaceo del Cliff’s Books di Pasadena, uno dei luoghi di culto degli appassionati di libri usati; ero all’inizio del mio percorso di ricerca e mi stavo dedicando soprattutto alle modalità di comunicazione del sapere scientifico vesuviano. La rivista della National Geographic Society è sicuramente tra gli organi di divulgazione scientifica più antichi e di successo, soprattutto perché non è chiusa ad un àmbito di specialisti, tuttavia il suo stile giornalistico tendenzialmente sensazionalistico non sempre mi convince.
Comunque sia, ciò che mi interessa maggiormente è la sua edizione italiana, soprattutto a partire da un articolo di Stephen S. Hall del settembre 2007 intitolato “Vesuvio, l’eruzione che verrà” in cui l’autore, tra l’altro, scrive: “All’idea che il Vesuvio è ancora attivo, gli abitanti della zona reagiscono con filosofia, o, in termini psicologici, con la rimozione: ignorano il pericolo e, forse ancor più che in altre parti d’Italia, vivono alla giornata con una sorta di serafico fatalismo“.

In questo post, dunque, intendo raccogliere cronologicamente i principali articoli dedicati al Vesuvio (in italiano o in altre lingue) pubblicati dal NGM o da altre riviste simili. (Gli articoli rimanderanno alle rispettive versioni originali, quando possibile, ma saranno comunque tutti riprodotti tra i commenti qui in basso).

  • Stephen S. Hall, VESUVIO, L’ERUZIONE CHE VERRA’, “National Geographic Italia”, 30 settembre 2007, QUI (#01)
  • Conchita Sannino, RIFIUTI D’ORO, “National Geographic Italia”, 1 aprile 2008, QUI (#09)
  • Michele Gravino, VESUVIO, LA SCOMMESSA, “National Geographic Italia”, 1 febbraio 2009, QUI (#03)
  • Michele Gravino, PERICOLO VESUVIO: NG ITALIA L’HA SCRITTO NEL 2007, “National Geographic Italia”, 29 aprile 2010, QUI (#02)
  • Stefania Martorelli, COME MORIRONO I POMPEIANI? BRUCIATI, “National Geographic Italia”, 15 giugno 2010, QUI (#06)
  • Michele Gravino, I RIFIUTI SOTTO IL VULCANO, “National Geographic Italia”, 22 ottobre 2010, QUI (#07)
  • Katherine Barnes, EUROPE’S TICKING TIME BOMB, “Nature”, 12 maggio 2011 (#05)
  • senza autore, VESUVIO, LA BOMBA AD OROLOGERIA D’EUROPA, “National Geographic Italia”, 13 maggio 2011, QUI (#04)
  • Jacopo Pasotti, L’ULTIMA SORPRESA DEL VESUVIO: SI E’ SOLLEVATO, “La Repubblica”, 24 novembre 2011, QUI (#10)
  • Elena Dusi, L’ALLARME DEI SISMOLOGI: “POTREBBE DURARE ANNI”, «Repubblica.it», 30 maggio 2012, QUI (#11)

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INTEGRAZIONE del 5 agosto 2014:
Le-Scienze_n-552_agosto-2014_COPERTINA Il numero in edicola di “Le Scienze” (agosto 2014) ha la copertina dedicata al “Rischio Vesuvio” e, al suo interno, un articolo di Silvia Bencivelli intitolato “Vesuvio, la nuova zona rossa”, oltre all’editoriale di Marco Cattaneo “Occhio al Vesuvio” (disponibile qui o tra i commenti).
Non abbiamo letto la rivista, se non il suo indice e, appunto, l’editoriale, pertanto non possiamo esprimerci sull’articolo dedicato al nostro vulcano. Il testo di Cattaneo, dal canto suo, è giusto una presentazione e non svela nulla di nuovo, anzi rivela qualche falla: non è vero che c’è un nuovo piano di emergenza (sono stati cambiati i confini della zona rossa e rinnovati i gemellaggi, ma non si è ripensato o definito altro) e, soprattutto, non ci sono i piani di evacuazione dai singoli comuni. Viene detto che in tre giorni dovranno essere evacuate 700mila persone (altro dato incerto: il numero di potenziali sfollati non lo si conosce), ma il punto fondamentale è che non sappiamo con quali mezzi, per quali vie e con quali modalità si dovrà lasciare l’area di maggior pericolo. E infine, questione di non poco conto, l’allarme verrà lanciato con un tweet?