Parco nazionale, automobili, cemento, piano di emergenza, santi, cinema: il Vesuvio nel mese di agosto 2014

Esattamente un anno fa il vulcanologo giapponese Nakada Setsuya si domandava (e ci domandava): gli italiani parlano del Vesuvio? A giudicare dal mese di agosto 2014 si direbbe di si, ne parlano molto. Il punto è: come ne parlano? E ancora: ma poi agiscono in base a quel che dicono? Nell’ultimo mese si è discusso del Vesuvio soprattutto per tre questioni: la nomina del nuovo presidente del Parco Nazionale (che non c’è stata, per cui è stato nuovamente rinnovato il commissariamento), l’apertura al cemento concessa dall’attuale Giunta della Regione Campania (che ha dilatato i tempi di due vecchi condoni edilizi), il rischio vulcanico e la sua gestione (tema legato al precedente, ma sollevato anche da un numero della rivista “Le Scienze”). Non sono mancati, però, articoli che hanno riguardato il nostro vulcano anche per altri argomenti, come la devozione popolare in caso di emergenza, il 1935esimo anniversario dell’eruzione del 79 d.C. e un paio di nuovi film in cui il Vesuvio è più o meno protagonista.
Di seguito riporto link e commenti su tali notizie, tratti dai socialmedia che frequento.

6 settembre 2014:
Spesso ci rassicuriamo ripetendoci che un’esplosione vulcanica è preceduta, talvolta per mesi, da segnali precursori. In questo modo – ci diciamo e ci viene detto – avremo modo di evacuare con relativa serenità. Quei sintomi, però, possono anche non avvenire o presentarsi con scarso anticipo, per cui dovremmo considerare seriamente anche l’ipotesi di non avere tempo sufficiente a scappare. Se considerassimo realmente questa possibilità, pretenderemmo politiche urbanistiche e di gestione del territorio molto più restrittive e non di apertura al cemento come l’ultimo “maxiemendamento” promulgato dalla Giunta della Regione Campania. Come scrive MalKo, si tratterebbe di politiche che

comportano il blocco dell’edilizia e il varo di misure atte a delocalizzare sul serio gli abitanti. I ruderi non si riatterebbero ma si demolirebbero; i sottotetti non potrebbero avere altezze da abitabilità; niente più condoni; massicci abbattimenti dei manufatti abusivi ricadenti in zona rossa; reticoli viari di emergenza e non di sviluppo. […] Le amministrazioni comunali non si scervellano per trovare soluzione ai fattori di rischio bensì a quelli del cemento. […] Il premier Matteo Renzi, dovrebbe far recuperare credibilità istituzionale in queste zone, incominciando con l’aprire un’inchiesta sullo sproporzionato numero di abusi edilizi che segnano un territorio a rischio. Incominci poi a sospendere alcune norme del maxiemendamento, a iniziare dai condoni e da qualsiasi altra iniziativa che comporti un aumento del numero di residenti. Se non per abitarci per quale motivo si ristrutturebbero i ruderi? Per sicurezza si possono più facilmente abbattere […].

(MalKo, Rischio Vesuvio: quale difesa?, in “Hyde Park”, 30 agosto 2014).

AGGIORNAMENTO dell’8 settembre 2014:
Un nuovo articolo di MalKo si sofferma sul fenomeno dell’abusivismo in area vesuviana:

[…] l’abusivismo e i condoni, minano immediatamente il territorio e la sicurezza di quelli insediati con le carte in regola, e ancora espongono le generazioni future a un rischio maggiore a causa dell’aumento del pericolo, perché secondo la scienza, con il tempo cresce la possibilità che l’eruzione che verrà abbia un indice energetico decisamente più alto delle stime probabilistiche attuali […].

Nel post è rinnovato, inoltre, l’invito al Presidente del Consiglio Renzi di istituire «una commissione d’inchiesta parlamentare che faccia luce sul fenomeno».

– – –

6 settembre 2014:
Il 5 agosto 2014 Ciro Teodonno ha pubblicato un articolo sul “maxiemendamento” della Regione Campania in cui si fanno delle concessioni al cemento, anche in zona rossa vesuviana. Dopo un mese l’associazione neAnastasis ha risposto con un pezzo critico verso le interpretazioni di Teodonno, il quale il giorno dopo ha controribattuto. Personalmente, ho contribuito con i seguenti commenti su alcuni socialmedia:

“L’inefficienza e la tolleranza degli Enti locali nel controllo del territorio e l’abusivismo dilagante e talora irresponsabile contribuiscono a determinare, oltre la distruzione di un patrimonio naturale unico al mondo, risorsa essenziale per attività economiche, investimenti e occupazione, le conseguenze disastrose che puntualmente si sono verificate anche nello scorso anno” (Antonio Guida, presidente del Tar della Campania, citato da Vittorio Emiliani il 4 marzo 2012, qui).
– – –
Aprire brecce al cemento, specie in territori già ampiamente inondati da decenni di edilizia selvaggia (cosa che, nel caso specifico, ha causato l’attuale, enorme, vulnerabilità intorno al Vesuvio), è semplicemente irresponsabile. La giustificazione del rilancio occupazionale, poi, è pelosa perché, a conti fatti, ogni condono (aperto, riaperto o dilatato che sia) è antieconomico (Gian Antonio Stella, 10 febbraio 2013, qui).
– – –
Secondo uno studio di Legambiente citato da G.A.Stella nel 2003, sommando la sanatoria del 1985 e quella del 1994, le domande di condono per abusi edilizi nei soli 13 comuni che hanno un pezzo del territorio dentro il Parco nazionale del Vesuvio, furono 49.087 [qui].
Ampliare i termini dei due condoni significa, dunque, rendere potenzialmente legali quasi 50mila edifici che hanno già consumato suolo (agricolo e non), hanno già eroso appeal turistico (il paesaggio, oltre ad essere un “documento” storico e identitario è anche uno straordinario attrattore), hanno già ampliato ulteriormente la vulnerabilità del territorio (dal punto di vista del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico), hanno già arricchito la criminalità (il ciclo del cemento in Campania, è noto, è in mano a determinati clan camorristici e un abuso edilizio, com’è evidente, non può che essere realizzato in maniera illegale, ovvero con strutture illegali).
Su come gestiamo il nostro territorio ci guarda e valuta (e giudica) il mondo intero [qui] [qui].

– – –

5 settembre 2014:
“San Sebastiano al Vesuvio News” ha pubblicato un resoconto dell’odierna trasmissione radiofonica “24 Mattina”, dedicata al rischio vulcanico della nostra area. Ospiti: Ugo Leone, commissario del Parco Nazionale del Vesuvio, il giornalista Alessandro Milan, il sindaco di Terzigno Stefano Pagano.

Andresti a vivere nella zona rossa del Vesuvio? Questo il sondaggio lanciato da un reportage del settimanale Panorama a cura di Maria Pirro. Nel mirino le abitazioni costruite alle pendici del Vulcano più pericoloso al mondo ed il timore che si continui ad edificare. Prede spunto da qui, la seconda parte del programma radiofonico 24 Mattino di oggi, in onda su Radio 24.

(I rischi della zona rossa, se ne parla al programma radiofonico “24 Mattina”, in “San Sebastiano al Vesuvio News”, 5 settembre 2014)

– – –

31 agosto 2014:
Abbiamo il governo più veloce del mondo, eppure il ministro dell’ambiente non riesce a trovare il tempo per nominare il nuovo Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio. Nessuna istituzione vive di sei mesi in sei mesi, è dunque lecito chiedersi cosa si voglia fare del territorio vesuviano e, più in generale, del sistema delle aree protette italiane.
Francesco Gravetti, Parco Vesuvio, la storia infinita: ancora una proroga per Ugo Leone. Altri sei mesi di commissariamento per l’area protetta: la scelta del nuovo presidente diventa sempre più un caso politico e istituzionale. Intanto si avvicinano le regionali e impazza il toto nomine (in “Il Mediano”, 31 agosto 2014).

– – –

24 agosto 2014:
Dalla pagina fb del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma:

24 agosto: la data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è attestata da una lettera di Plinio il giovane a Tacito «Nonum kal. septembres hora fere septima mater mea indicat ei apparere nubem inusitata et magnitudine et specie.» (Gaius Plinius Caecilius Saecundus, Epistularum liber VI, 16, C. Plinius Tacito Suo S.), ma alcuni studiosi indicano un periodo successivo all’estate

[1 – Raffigurazione di Bacco e del Vesuvio in un affresco pompeiano precedente al 79 d. C.; 2 – Calco del corpo di una vittima dell’eruzione del Vesubvio del 79 d.C., trovato assieme ad altri nel cosiddetto “Orto dei fuggiaschi” a Pompei; 3 – Pietro Fabris (Napoli, 1740-1792: Eruzione del Vesuvio del 1760-1761; 4 – Alessandro D’Anna (Palermo 1746 – Napoli 1810): Eruzione del Vesuvio del 1794, con la processione dell’Immacolata; 5 – Giorgio Sommer (Francoforte sul Meno 1834 – Napoli 1914): L’eruzione del Vesuvio, 26 Aprile 1872]

«[Mio zio] era a Miseno e teneva personalmente il comando della flotta. Il 24 agosto, verso l’una del pomeriggio, mia madre lo informa che spuntava una nube fuori dell’ordinario sia per la grandezza sia per l’aspetto. […]» (dalla lettera di Plinio il Giovane a Tacito, il cui testo integrale è qui).

– – –

20 agosto 2014:
Un articolo storico di Giovanni De Luna in cui spiega che durante l’eruzione vesuviana del 1944

ci fu un grande tramestio di santi e madonne; uscirono dalle loro chiese Sant’Anna a Boscotrecase, San Giacomo a Pollena, San Giovanni Battista ad Angri, addobbato con i fogli-fazzoletti delle banconote delle Am-lire, la carta moneta stampata dagli Alleati.

(G. De Luna, Il Vesuvio erutta e San Gennaro gioca in trasferta. Nella Napoli degli sciuscià e delle «segnorine» occupata dagli Alleati, il vulcano distrugge i villaggi e scatena una guerra tra santi, in “La Stampa”, 8 agosto 2014)

– – –

19 agosto 2014:
La trasmissione “Overshoot” di “Radio Radicale” dell’altro ieri [qui] ha avuto ospiti l’urbanista Aldo Loris Rossi e il direttore di “Le Scienze” Marco Cattaneo, che ha dedicato il numero di agosto al rischio vesuviano [qui].
Avevo espresso qualche riserva nei confronti dell’editoriale di Cattaneo, poi ho letto anche l’articolo principale della rivista e il mio scetticismo si è confermato.
In merito a quanto pubblicato, l’analisi più accurata l’ha scritta MalKo, un esperto di gestioni di emergenze, nell’editoriale “Rischio Vesuvio e l’informazione di massa“, in “Hyde Park”, 10 agosto 2014.
Personalmente, ritengo che i servizi de “Le Scienze” e, in parte, anche della trasmissione di “Radio Radicale” abbiano delle lacune – non so quanto inconsapevoli – che veicolano un’idea fuorviante della situazione vesuviana. Non è vero che c’è un nuovo piano di emergenza, è vero solo che è stata riperimetrata la zona rossa, con conseguente ridefinizione dei gemellaggi. Non è vero che in tre giorni si possono evacuare 700mila persone (con qualsiasi mezzo), soprattutto perché non vi sono vie di fuga, meeting point e indicazioni. I catastrofisti non mi piacciono, ma neppure i rassicurazionisti, come sostanzialmente sono gli autori del numero in questione: la realtà è fatta di lacune istituzionali, se non addirittura di incoerenza (aprire al cemento in zona rossa, come ha fatto di recente la Regione Campania, è qualcosa che va in direzione decisamente contraria alla mitigazione del rischio). Manca – ed è sempre mancato – un serio piano di comunicazione alla popolazione, oltre alla ormai endemica assenza di inclusione nel processo di pianificazione.
Se si intende parlare seriamente di rischio Vesuvio, bisogna distinguere: una cosa è la dimensione scientifica (monitoraggio dell’attività vulcanica e prevedibilità dell’evento atteso), un’altra la dimensione istituzionale (innanzitutto di organizzazione e gestione dell’emergenza, ma soprattutto di responsabilità politico-amministrativa), un’altra cosa ancora è la dimensione socio-antropologica (e questa non è mai presa in considerazione da chi ha il potere di decidere: la popolazione non è ascoltata, non è avvertita, non è coinvolta, ma al contrario viene frequentemente stigmatizzata, se non ridicolizzata).

– – –

8 agosto 2014:
Il prossimo autunno al cinema ci sarà “Sul Vulcano“, un documentario di Gianfranco Pannone che [il 10 agosto è stato] presentato fuori concorso al 67esimo Festival di Locarno. Il vulcano, naturalmente, è il Vesuvio.

Su “Repubblica” di oggi c’è un’intervista al regista: “Ha fatto più danni il Vesuvio in 2000 anni o l’uomo in 100?” (qui). Altre interviste a Pannone sono su: “Cinecittà News“, “Io Donna“, “Il Mattino“.

E’ da segnalare, inoltre, che alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato “Il giovane favoloso“, un film biografico di Mario Martone su Giacomo Leopardi, interpretato da Elio Germano. Com’è noto, il poeta visse i suoi ultimi anni in una splendida villa di campagna ai piedi del Vesuvio [sinossi]. Il film uscirà nelle sale il 16 ottobre e questo è il suo primo trailer:

– – –

4 agosto 2014:
Regolamentare il traffico automobilistico sulla bocca di un vulcano? La questione sembrerebbe surreale, e forse lo è, eppure in cima al Vesuvio è necessario porsela. Ci si immaginerebbe che il Gran Cono, in quanto centro e simbolo di un Parco Nazionale, debba godere di un ferreo disciplinamento dei flussi, dei rumori, dei fumi. Invece…
Giovanni Marino, Che succede a quota 1000?, nel blog del Movimento “cittadini per il Parco”, 4 agosto 2014.

– – –

2 agosto 2014:
A proposito degli spiragli cementizi concessi dall’attuale Giunta della Regione Campania, anche nelle zone di pregio paesaggistico e di rischio geologico, e dei dubbi di chi si domanda se il rischio Vesuvio sia “scientificamente reale”, ecco cosa ne pensa Ugo Leone (“La Repubblica“):

«E malamente e volutamente disinformata è da decenni la dirigenza politico amministrativa della Regione che si affida ai piani di evacuazione ignorando più utili e “salutari” alternative» (Ugo Leone)

Annunci

La colpa dei disastri

Nel 2006, il pastore John Hagee disse che l’uragano Katrina dell’anno prima era una punizione che Dio aveva mandato su New Orleans per aver ospitato una parata del Gay Pride [audioarticolo].

Nel 2010, dopo un violento terremoto in Iran, il religioso che dirige la preghiera del venerdì a Teheran, Hojatoleslam Kazem Sediqi, affermò pubblicamente che: «Molte donne che non si vestono in modo modesto conducono i ragazzi alla perdizione e diffondono l’adulterio nella società, e questo aumenta i terremoti… Cosa possiamo fare per evitare di essere sepolti sotto le macerie? Non c’è altra soluzione che rifugiarsi nella religione e adattare le nostre vite ai codici morali dell’Islam» [eng, ita e ancora qui]. In seguito a tale dichiarazione, una ricercatrice di Seattle, Jennifer McCreight, avviò una campagna su Facebook denominata Boobquake (“Scossa tetturica”) per mezzo della quale le donne di tutto il mondo erano invitate a vestirsi «in modo non modesto» in un giorno specifico, così da verificare «il presunto potere soprannaturale del loro seno» [qui e, per la cronaca, non accadde nulla].

Nel 2011, in seguito ad un terremoto di magnitudo 5.8 sulla costa est degli Usa e, poi, al ciclone Irene abbattutosi su New York pochi giorni dopo, la candidata alla primarie repubblicane per le successive elezioni presidenziali Michele Bachmann dichiarò: «E’ stata una punizione divina contro i politici di Washington; per di più subito dopo un terremoto: cos’altro deve fare Dio per farsi sentire dai nostri politici?» [video di 1’12″ e articolo].

Questi esempi dimostrano che c’è sempre qualcuno che avvia un “processo di attribuzione della colpa” per i disastri (o anche solo gli imprevisti) che accadono al proprio gruppo. Il blaming, come osserva Mary Douglas, è il processo per mezzo del quale una comunità si spiega l’inspiegabile, dà senso agli eventi che non può o non sa governare e, soprattutto, con cui purifica il gruppo dal negativo che l’ha colpito. E’ responsabile chi è esterno alla società o chi, interno ad essa, ne ha violato le regole fondamentali, ovvero quelle morali. E’ una sorta di individuazione del capro espiatorio, ma nelle società complesse, più che ad una persona, questo fa riferimento spesso ad una categoria di soggetti o, in senso ancora più ampio, ad un comportamento disdicevole.
Quello che conta non è il ragionamento in sé o l’errore empirico dei nessi causali, ma, appunto, il processo attraverso il quale viene attribuita la responsabilità. In altre parole, non bisogna guardare all’eventuale errore che viene commesso nello spiegare l’evento, ma si deve osservare a chi viene data la colpa. In questo modo si svelerà una dinamica di potere da parte di chi solleva il blaming, ovvero da parte di colui/coloro che si pongono come depositari dei princìpi morali cui fa riferimento la comunità. In questo senso, il blaming può essere equiparato ad una sorta di lotta per il potere (morale) con la quale si ambisce ad essere confermati o investiti del titolo di capo carismatico. Evidentemente, le finalità politiche sono due: in primo luogo, ribadire la propria influenza sul gruppo o occuparne il vuoto di potere apertosi proprio con il disastro (una instabilità che può essere tangibile e fisica, perché, ad esempio, dovuta alla scomparsa del leader, o di “fiducia”, nel caso in cui la leadership precedente fosse ritenuta inadempiente o inadeguata alla sciagura avvenuta) e, in secondo luogo, lo scopo è tenere unito il gruppo, renderlo più coeso dinnanzi alla possibile disgregazione conseguente al trauma dell’evento nefasto.
Le modalità che possono essere assunte dal blaming sono innumerevoli: dagli episodi in cui si fa esplicito riferimento al genere e ai costumi di chi viene indicato come colpevole, ad altri casi più allusivi e sottintesi che lasciano intendere responsabilità di tecnici, finanziatori e politici (la loro corruzione, il loro cinismo, la loro indifferenza e arroganza: «Ascoltate il popolo americano perché ora sta ruggendo. Sa che il governo è obeso e che dobbiamo limitare la spesa», aggiunse Bachmann nel 2011).
Il blaming, dunque, è un processo politico che può passare – ma non necessariamente – attraverso manipolazioni, falsificazioni o strumentalizzazioni. Tuttavia, al di là delle inesattezze che, volutamente o meno, possono essere commesse, l’individuazione del colpevole è da considerare come una “risposta culturale” volta a ridare senso al mondo, cioè come una tappa di quel percorso con cui la comunità colpita spiega a se stessa l’evento subìto e per mezzo del quale tenta di ritessere un lessico della propria organizzazione sociale, recuperando e rimettendo in azione le proprie istituzioni culturali, i propri “valori”.

– – –

AGGIORNAMENTO del 3 aprile 2014:
Le trivellazioni, che siano effettuate per scopi scientifici o per ricercare idrocarburi, sono sempre un metodo controverso per i suoi effetti sull’ecosistema e sulla sicurezza dell’ambiente abitato dagli esseri umani. Negli ultimi anni si è parlato spesso di “fracking” e dei suoi supposti e temuti effetti sismici; in Italia questo argomento è stato utilizzato da alcuni politici per “attribuire la colpa” del terremoto in Emilia del 2011; ne ho accennato qui e qui, ma ne ha scritto più diffusamente Leonardo Tondelli qui (o qui).
Negli ultimi giorni le trivellazioni sono tornate in prima pagina in due casi:

  • i Campi Flegrei: Amalia De Simone, Le trivelle che mettono a rischio 3 milioni di persone. Inchiesta della Procura di Napoli sulle ricerche geologiche nel «supervulcano» dei Campi Flegrei, “CorSera“, 2 aprile 2014, con video-intervista al vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, il quale spiega che «Non possiamo collegare con certezza i due eventi ma un anno e mezzo fa, dopo le trivellazioni a Bagnoli, si verificò una sequenza sismica di oltre 200 scosse in poche ore. Ribadisco che non è possibile allo stato mettere con certezza in correlazione le due cose ma questo fenomeno ci dice chiaramente quanto il sistema sia instabile»;
  • il Mar Adriatico: Valerio Gualerzi, Il Senato chiede stop a prospezioni in Adriatico, blog “2050” in “La Repubblica“, 2 aprile 2014, in cui viene spiegato che il Senato ha approvato «una moratoria sulle trivellazioni per gli idrocarburi nel mare Adriatico [entro] le 12 miglia di linea marina rispetto alla costa».

– – –

AGGIORNAMENTO del 16 aprile 2014:
Secondo il rapporto della commissione Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region) anticipato da Science e poi reso pubblico il 15 aprile 2014, non si può escludere che il sisma del 20 maggio 2012 in Emila-Romagna sia stato scatenato dall’estrazione di petrolio dal pozzo di Cavone, a circa 20 chilometri dall’epicentro del terremoto.
È improbabile che l’estrazione di petrolio e l’immissione di fluidi da soli abbiano potuto generare la pressione necessaria a provocare un forte terremoto, ma potrebbero aver contribuito a innescarlo.
Alcuni dei principali articoli che trattano dei risultati della commissione Ichese:

– – –

AGGIORNAMENTO del 28 maggio 2014:
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014 hanno decretato la netta vittoria, in Italia, del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi. Al secondo posto è giunto il Movimento 5 Stelle, che per tutta la campagna elettorale aveva ripetuto insistentemente che avrebbe superato il PD e vinto la consultazione. La realtà delle urne, però, è stata appunto molto diversa (40% contro 21%) e la delusione tra i sostenitori di Beppe Grillo è stata notevole.
Alcuni di questi si sono scagliati contro la cittadina di Mirandola, tra le più colpite dal sisma in Emilia del maggio 2012, a cui il M5S aveva devoluto diverse centinaia di migliaia di euro di sostegno alla ricostruzione.
Giuditta Pini (PD) ha raccolto (e commentato) gli screenshot di tali commenti rabbiosi che, da un punto di vista antropologico, mostrano chiaramente quanto il blaming (cioè l’attribuzione della colpa) sia un processo morale:

Fonte 1 + Fonte 2

Hanno riportato la notizia anche organi di stampa come “RaiNews24” e “L’Unità” (28 maggio 2014).

– – –

AGGIORNAMENTO del 30 maggio 2014:
In occasione del secondo anniversario del sisma in Emilia, il blog “INGV Terremoti” ha pubblicato 10 risposte su quell’evento fornite dai ricercatori che lo stanno studiando: Luigi Improta (INGV-Roma1), Enrico Serpelloni (INGV-BO), Romano Camassi (INGV-BO), Carlo Meletti (INGV-Pi), Claudio Chiarabba (Direttore Struttura Terremoti INGV).
Il link è tra i commenti.

– – –

INTEGRAZIONE del 19 settembre 2014:
Alessandro Capriccioli ha raccontato sul blog “Libernazione” che un centinaio di prelati liberiani considerano l’epidemia di ebola come una punizione divina dovuta alla corruzione e agli atti immorali (come l’omosessualità): “God is angry with Liberia, and that Ebola is a plague. Liberians have to pray and seek God’s forgiveness over the corruption and immoral acts (such as homosexualism, etc.) that continue to penetrate our society” (ne aveva già scritto il “Washington Post” il 6 agosto 2014).
Legata alla stessa piaga è anche, in Guinea, la convinzione che l’ebola sia un’invenzione dei bianchi per sterminare i neri (“CorSera”, 19 settembre 2014); un’attribuzione della colpa che, sempre in Africa, ricalca quella, ampiamente diffusa, circa l’aids (“BBC”, 26 settembre 2007).

INTEGRAZIONE del 6 maggio 2015:
Christopher Hooton riferisce su “The Independent” che per il clero iraniano i terremoti sono causati dalle donne promiscue:

“The Independent”, 6 maggio 2015, QUI
PROMISCUOUS WOMEN CAUSE EARTHQUAKES, CLAIMS IRANIAN CLERIC
by Christopher Hooton
In about the most extreme example of slut shaming yet, a prayer leader in Tehran has blamed earthquakes on women who dress provocatively and tempt people into promiscuity.
“When promiscuity spreads, earthquakes increase,” Hojatoleslam Kazim Sadeghi said during prayers on Friday, a video of which was later posted on YouTube.
“There is no way other than taking refuge in religion and adapting ourselves to Islamic behavior,” he added.
Sadeghi is a senior cleric who was last year appointed by Supreme Leader Ayatollah Khamenei as a substitute prayer leader in Tehran, a powerful position with Khamenei himself being the official prayer leader.
Iran has suffered greatly from earthquakes, with one in the city of Bam killing tens of thousands in 2003.
Sadeghi is not the first religious figure to blame the natural disasters on human behaviour.
US televangelist Pat Robertson previously said that Haiti’s devastating earthquake was down to an alleged pact the Haitians had made with the devil in the 18th century.

– – –

INTEGRAZIONE dell’11 giugno 2015:
In Malesia sono state arrestate quattro persone (tra i 22 e i 24 anni, di nazionalità olandese, britannica e canadese) per essersi fotografate nude sul monte Kinabalu, nello stato malesiano del Sabah,considerato sacro dalla popolazione locale. Il viceministro dello stato, Joseph Pairin Kitingan, ha tenuto una conferenza stampa spiegando di aver notato «quasi certamente una connessione» fra l’incidente coi dieci ragazzi e il terremoto che si è verificato alcuni giorni dopo (causando 18 morti e danni), senza ovviamente nessun fondamento scientifico: «Dobbiamo prendere questo avvenimento come un monito: ai costumi e alle credenze locali non bisogna mancare di rispetto. Si tratta di una montagna sacra, e non la si può prendere sotto gamba. […] A prescindere dal fatto che altri ci credano o no, questo è quello in cui noi del Sabah crediamo. Il terremoto è stata una specie di conferma delle nostre credenze» (“Il Post”, 11 giugno 2015, QUI).

– – –

INTEGRAZIONE del 2 novembre 2016:
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

– – –

Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

– – –

AGGIORNAMENTO del 21 novembre 2016:
Nella notte tra il 13 e il 14 novembre un forte terremoto (M 7.5) ha colpito la South Island della Nuova Zelanda (ne ho scritto QUI). Secondo Brian Tamaki, vescovo della Destiny Church, le cause del sisma sono da attribuire ai gay, ai peccatori e agli assassini. Tali affermazioni sono state definite “ridicole” da John Key, Primo Ministro del Paese, e “patetiche” da Winston Gray, sindaco di Kaikoura.