Aggiornamenti dall’area vesuviana

Dalla pagina-Fb “Rischio Vesuvio“:

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Gli ultimi due mesi sono stati tranquilli per il Vesuvio e i Campi Flegrei, sia dal punto di vista mediatico che, naturalmente, geofisico. Sono state registrate alcune deboli scosse sismiche, è stato trasmesso un film hollywoodiano in tv, ci sono state delle dichiarazioni da parte dei geologi, ma nulla che abbia sollevato particolari attenzioni. Per restare aggiornati, oggi vi proponiamo un minimo di rassegna stampa, suddivisa in quattro argomenti.

Partiamo dagli aspetti geologici: come accade quotidianamente, i sismografi hanno registrato varie scosse sul vulcano e nei suoi dintorni, ma tutte di magnitudo molto bassa, ovvero non percepibile dagli abitanti; tuttavia alcuni webjournal ne hanno dato notizia: il 2-3 marzo e il 21 marzo. Uno pseudo-giornale, in particolare, ha esplicitamente sfruttato l’occasione sia per fare clickbaiting (l’articolo – chiamiamolo così – è costruito con varie sottopagine da cliccare, così da aumentare artificiosamente l’audience), sia per diffondere ansia (due dei quattro “paragrafi” si intitolano “Vulcanologi preoccupati” e “Possibile esplosione“, entrambi falsi). In realtà, come ha specificato anche l’Osservatorio Vesuviano, nel primo caso «non si tratta di terremoti vulcano-tettonici legati alla dinamica del vulcano ma di segnali generati dal distacco e caduta impulsiva di blocchi lavici dal bordo craterico»; nel secondo caso, invece, si tratta di normale attività sismica del vulcano (che, ricordiamolo ancora una volta: è attivo, ma quiescente).

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Un secondo tema di queste ultime settimane riguarda la preparazione all’emergenza e la prevenzione del rischio geologico: il 26 febbraio Gerardo Lombardi, vice presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, nonché coordinatore della Commissione Protezione Civile, ha detto che, in caso di terremoto, «I comuni campani non sono preparati»: quasi 2 milioni di abitanti della regione abitano in aree a rischio e 865.778 sono gli edifici pubblici e privati interessati; i comuni campani a dover ancora aggiornare i propri Piani di Emergenza Comunale secondo la nuova normativa nazionale sono addirittura 233. Si tratta di un tema non prettamente vulcanico, ma come si intuisce facilmente, le due forme di rischio sono strettamente legate. E, infatti, sulla scia di questo uniamo l’interessante riflessione pubblicata stamattina dal blogger MalKo relativa ai livelli di allarme del Vesuvio e dei Campi Flegrei, i cui stati attuali abbiamo riprodotto nell’immagine allegata.

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Un terzo argomento che ha portato a scrivere di Vesuvio proviene dal cinema: prendendo spunto dalla programmazione del film catastrofico “Pompei” (2013) su Rai 4, “Famiglia Cristiana” ha raccontato come avvenne la celebre eruzione del 79 d.C.

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Infine, un quarto tema che ha fatto parlare del rischio vesuviano è il contributo che le scienze sociali italiane stanno dando all’analisi dei disastri e alla prevenzione del rischio. In particolare, segnaliamo due recenti pubblicazioni: il numero monografico 111/2016 della rivista “Sociologia Urbana e Rurale” e il volume collettaneo “Territori Vulnerabili. Verso una nuova Sociologia dei disastri Italiana”, entrambi editi dalla FrancoAngeli di Milano. A quest’ultimo volume ha contribuito uno dei due animatori di questa pagina-Fb, l’antropologo Giogg, che ha scritto il saggio “Al di là dello sviluppo, oltre l’emergenza: il caso del rischio Vesuvio“. Sempre Giogg, inoltre, è citato in un articolo uscito due giorni fa su “Internazionale”, di Alessandro Chiappanuvoli: un testo ricco di spunti di riflessioni e di citazioni in cui si sottolinea come il rischio sismico (e, evidentemente, quello vulcanico) sia innanzitutto un problema culturale e politico, e poi anche tecnico ed economico.

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Come ha dichiarato Giogg, per parlare di reale prevenzione «è necessario immaginare nuove forme di mediazione tra scienziati, operatori umanitari, legislatori e popolazione, ma anche avviare pratiche di sussidiarietà fondate sulla collaborazione tra amministrazione e cittadini».

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Il vulcano dei record

In giro per il web il Vesuvio è spesso presentato come «il vulcano più…».
Ecco un piccolo campionario di quel che si dice intorno ad un vulcano che definire “solo vulcano” pare non sia sufficiente (in aggiornamento, mi fanno piacere ulteriori segnalazioni):

  • «Il più pericoloso al mondo»: QUI
  • «Il più pericoloso d’Europa»: QUI
  • «Il più temuto del mondo»: QUI
  • «Il più temuto in Europa»: QUI
  • «Il più antropizzato al mondo»: QUI
  • «Il più abitato»: QUI
  • «Il più monitorato d’Italia»: QUI
  • «Il più monitorato del mondo»: QUI
  • «Il più controllato al mondo»: QUI
  • «Il più sorvegliato al mondo»: QUI
  • «Il più visitato al mondo»: QUI
  • «Il più dipinto, più fotografato, più monitorato del mondo»: QUI
  • «Il più fotografato, dipinto, narrato, studiato, monitorato e temuto»: QUI
  • «Il più famoso del mondo»: QUI
  • «Il più celebre al mondo»: QUI

Inserendo in Google.it alcune locuzioni virgolettate, ecco i risultati che si hanno oggi, 24 maggio 2013:

Da una ricerca in Google.it (24 maggio 2013)

Accorpando i dati relativi a definizioni analoghe, il grafico risulta più chiaro:

Dalla stessa ricerca di cui sopra, ma con dati accorpati

Infine: attenzione, il Vesuvio non risulta essere «il più amato dagli europei» perché questo record appartiene all’Etna (il vulcano napoletano è solo quarto: QUI). Inoltre, mancano ancora vari titoli, come quello del vulcano più «deturpato», «vandalizzato», «sporcato».
Ah, e non bisogna dimenticare che un giorno il Vesuvio potrebbe conquistare anche il titolo di «vulcano più spettacolare». Per allora, però, speriamo di aver capito che non si tratta di un film in 3D.

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AGGIORNAMENTO del 13 novembre 2013:
In occasione del 28esimo anniversario della tragedia di Armero del 1985, il website colombiano “Caracol” ha scritto che il vulcano Nevado del Ruiz «es el más vigilado del mundo»: QUI (e qui sotto, tra i commenti).

AGGIORNAMENTO (7 gennaio 2014):
La società DigitalGlobe (specializzata in foto satellitari) ha promosso un concorso fotografico su Facebook in cui ha vinto la foto «Il Monte Vesuvio visto dal satellite».

“Il Mattino” titola: Concorso sul web, la foto del Vesuvio dallo spazio è la più bella al mondo: «Come si legge sul sito ufficiale, in 28 giorni ben 30mila persone hanno votato gli scatti provenienti da ogni angolo del mondo. Tra gli scatti in gara anche la reggia di Versailles, Aleppo, il vulcano Manam in Papua Nuova Guinea e il fiume Colorado».

Tra New Orleans e Nea Polis

Tra alieni e vampiri, serial killer e scrittori nichilisti, professori di chimica e detective problematici, nerd geniali e pubblicitari rampanti raccontati dalle serie-tv americane (in questo sono onnivoro e trovo estremamente interessante i linguaggi visivi e narrativi che questo genere sta sviluppando) c’è una storia che viaggia ad un ritmo molto diverso dal consueto e senza alcuna trama particolarmente avvincente o dominante. Si tratta di “Treme“, che non ho timore a definire “capolavoro”. E’ una serie-tv ancora inedita in Italia e narra la vita di un quartiere di New Orleans alcuni mesi dopo l’uragano Katrina dell’agosto 2005. La sceneggiatura, i dialoghi, la recitazione, le ambientazioni, la fotografia, l’esplorazione di temi sociali e politici, la considerazione antropologica della cultura, l’importanza identitaria della musica, del suono… tutto gira in maniera perfettamente accordata, con delicatezza e decisione.
Se volete saperne di più, rimando alle approfondite recensioni di Serialmente.

Nelle ultime settimane sono tornato su “Treme” per un paio di ragioni: innanzitutto perché sulla HBO è in onda la seconda stagione (ambientata 14 mesi dopo l’inondazione, mentre la prima stagione si svolgeva 3 mesi dopo Katrina) e in secondo luogo perché sto studiando quel disastro come caso di catastrofe “natural-sociale”.
Per due secoli e mezzo siamo stati abituati a distinguere tra disastri di origine naturale (imprevedibili e indiscriminati) e disastri riconducibili a responsabilità umane (talvolta spaventose come la Shoah e i bombardamenti nucleari in Giappone). Se il devastante terremoto di Lisbona del 1755 sconvolse uomini come Rousseau, Voltaire e Kant perché si accorsero con drammatica evidenza che Dio non era responsabile dell’entità della sciagura portoghese (fino ad allora si era parlato di “castighi divini”), oggi, dopo 250 anni, le due categorie di catastrofe naturale e catastrofe sociale sono tornate ad avvicinarsi, anzi a fondersi l’una nell’altra: le conseguenze delle azioni umane sono ormai altrettanto imprevedibili e indiscriminate quanto quelle naturali (e questo ci scombussola profondamente, tant’è vero che ogni volta ci ripetiamo che “poteva essere evitato”). Ad esplicitare questa (nuova) condizione nella maniera più eclatante e dolorosa è stata proprio la devastazione di New Orleans di sei anni fa.
Si tratta di una lettura che sto approfondendo, ma che trovo già molto utile e stimolante perché per certi versi ricalca e rafforza la mia interpretazione del rischio in area vesuviana: la distinzione tra pericoli vulcanico ed ecologico ha forse un senso per gli accademici, ma localmente ne ha molto meno perché si vive indistintamente una più complessa e complessiva “condizione di rischio”. Come ho accennato in un post precedente, rischio ecologico e rischio vulcanico si alimentano e condizionano vicendevolmente; anzi direi addirittura che l’uno è funzionale all’altro.
Bene, tornerò spesso su questo tema, ma ora il focus di queste righe è un altro.
Ho continuato a pensare alle scempiaggini pronunciate da Oscar Giannino qualche giorno fa, a cui ho dedicato il post precedente. Ebbene, immaginate che succeda realmente quel che ha detto, immaginate l’area napoletana e noi tutti tre mesi dopo l’eruzione del nostro vulcano (senza tralasciare che ne abbiamo altri due “col colpo in canna“, come ha ricordato l’indimenticabile Guido Bertolaso: i Campi Flegrei e l’Epomeo). Immaginate cosa dire a personaggi simili e/o ai politici locali e nazionali degli ultimi cinquant’anni (specificherei “politici capital-leghisti”, ma mi tengo sul generale). Ecco, io userei le parole che pronuncia il professor Creighton Bernette (interpretato dal grande John Goodman) ad un impertinente giornalista inglese nella prima puntata della prima stagione di “Treme”:

Giornalista: Sta dicendo che è stato un disastro naturale puro e semplice?

Creighton Bernette: Un disastro naturale? Quello che ha colpito la costa del golfo del Mississippi era un disastro naturale? Un uragano, puro e semplice? L’allagamento di New Orleans è stata una catastrofe causata dall’uomo! Un casino federale di proporzioni epiche e realizzato in decine di anni! Le dighe non sono state fatte esplodere. Non nel ’65 e non tre mesi fa. Il sistema di protezione dagli allagamenti costruito dagli ingegneri dell’esercito, alias il governo federale, ha fallito. E negli ultimi quarant’anni, dopo Betsy, si è detto che avrebbe fallito nuovamente, a meno che si facesse qualcosa. E indovina un po’? Non è stato fatto nulla. Le dighe non sono state fatte saltare, le chiuse hanno fallito, le pareti del canale hanno fallito, le pompe hanno fallito: tutto ciò che pareva essere stato costruito per resistere ad una tempesta molto più grossa.

G: Sta suggerendo una responsabilità criminale?

CB: Assolutamente. Trovare le parti responsabili e metterle sotto processo… Il corpo degli ingegneri, i federali, lo stato, il governo locale, gli appaltatori che hanno usato materiali inferiori allo standard e i dannati politici corrotti che tengono nel taschino.

G: Quindi, dato che tutto è andato in malora, perché i contribuenti americani dovrebbero pagare il conto per mettere a posto New Orleans? Costerà miliardi.

CB: Beh, da quando le nazioni non ricostruiscono le loro grandi città?

G: Ammesso e non concesso che New Orleans fosse una grande città.

CB: Sta dicendo che New Orleans non è una grande città? Una città che vive nell’immaginario collettivo mondiale?

G: Immagino… se uno è un fan della musica… che ha avuto giorni migliori, siamo onesti. Oppure del cibo: una cucina provinciale che molti direbbero essere tipicamente americana: troppo grassa, troppo ricca… Allora sì, naturalmente, New Orleans ha i suoi sostenitori, ma che mi dice del resto del Paese?

CB: Provinciale… passé… Odia il cibo, odia la musica, odia la città… Cosa cazzo state facendo qui? Cazzo di avvoltoi inglesi figli di puttana!

A parte l’incredibile coincidenza di quest’ultima battuta con quanto bisognerebbe dire agli inglesi della BP responsabili dell’altra immensa sciagura ecologica che ha colpito le coste di New Orleans e della Louisiana, cioè l’esplosione di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico nel 2010, ma voi non sentite un’inquietante analogia con Napoli?
Senza necessariamente arrivare alla più temuta, scegliete a piacimento una delle sue (nostre) innumerevoli emergenze e riadattate il dialogo che ho citato. Non cambierà nulla: la catastrofe (annunciata) non sarà per niente naturale, ma sarà del tutto (im)morale.

PS: su YouTube la sequenza citata è riprodotta in un montaggio che mischia il brano di “Treme” con alcune riprese effettuate in un bar della città durante la messa in onda della puntata. Guardatelo, è da non perdere!

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AGGIORNAMENTO del 4 gennaio 2014:
Sulla stampa italiana è arrivata la notizia che a New Orleans “Marciscono le case donate da Brad Pitt alla popolazione colpita dall’uragano Katrina. Trenta abitazioni su 100 hanno bisogno di lavori di ristrutturazione all’esterno e all’interno. E piovono accuse alla Fondazione “Make it Right” creata dall’attore“. (Anche QUI).

Vulcani di celluloide

Sono a casa. E non ho ancora fatto niente. Faccio più fatica a riadattarmi nei miei spazi di sempre che sul campo.
Mi sono dato al cinema.
Non c’entra direttamente con la mia ricerca, ma – diciamo così – con l’indotto.
Insomma, mi sono procurato dvd e link per lo streaming di film “vulcanici”. Raramente si tratta di bei film: recitazione, sceneggiatura, effetti… tutto è un po’ arrangiato o esasperato (vabbè, ma il genere catastrofico si presta a questo tipo di critiche, per cui è inutile soffermarvisi). Suggerisco, piuttosto, di guardarli tenendo conto del contesto storico in cui sono stati girati: in questo modo assumeranno un significato più interessante e sarà piuttosto stimolante scoprire lo “sguardo culturale” che ha prodotto quella specifica pellicola.
Ok, un giorno ci scriverò un saggio e sarà più chiaro cosa intendo.
Passiamo al divertimento: ecco i primi titoli di una lista che spero crescerà; li ordino cronologicamente.

Innanzitutto un titolo “mitico” per due film importanti: “Gli ultimi giorni di Pompei
– versione del 1913 (b/n e muto, IMDb), di Mario Caserini: qui;
– versione del 1959 (colori, sonoro, IMDb), di Mario Bonnard: qui.

Uno dei vulcani più leggendari e terribili è il protagonista di “Krakatoa: East of Java“, del 1969 (IMDb). L’ho cercato invano in italiano e in inglese, ma l’ho trovato in spagnolo: qui.

Del 1980 è “Ormai non c’è più scampo” (di James Goldstone, con Paul Newman e Jacqueline Bisset; IMDb): qui

Via libreria-on-line m’è arrivato il dvd (supercatastrofico) di “Vulcano – Los Angeles 1997“, con Tommy Lee Jones (IMDb), ma è disponibile anche sul web: qui.

Un bel film (la resa dell’eruzione è davvero realistica; l’ho ordinato in dvd) è “Dante’s Peak” (di Roger Donaldson, 1997, IMDb): qui.

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Ok, per ora mi fermo qui, ma la ricerca continua…
Consigliatemi titoli, inviatemi link!

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NOTA: il Monte Fato ci vuole, lo so… probabilmente a questa rassegna vulcanica aggiungerò una sezione completamente dedicata ai crateri in contesti fantastici, immaginari.

AGGIORNAMENTI:

Il diavolo alle quattro“, 1961, di Mervyn LeRoy, con Spencer Tracy e Frank Sinatra: Imdb + streaming.

Atlantide. Il continente perduto“, 1961, di George Pal, con Sal Ponti, Joyce Taylor e John Dall: Imdb.

Ormai non c’è più scampo“, 1980, di James Goldstone, con Paul Newman, Jacqueline Bisset e William Holden: Imdb + streaming.

Joe contro il vulcano“, 1990, di John Patrick Shanley, con Tom Hanks e Meg Ryan: Imdb + streaming (è una commedia sentimentale).

Marabunta. Minaccia alla Terra“, 1998, di Jim Charleston e George Manasse, con Eric Lutes, Julia Campbell e Mitch Pileggi: Imdb + streaming.

Volcano“, 2004, di Mark Roper, con Chris William Martin e Antonella Elia: Imdb + streaming.

Allarme Vulcano” (aka: Disaster zone. Vulcano a New York), 2006, di Robert Lee, con Costas Mandylor, Michael ironside e Alexandra Paul: Imdb + streaming.

Magma. Disastro infernale“, 2006, di Ian Gilmore, con Peter Shepherd e Amy Jo Johnson: Imdb + streaming.

Super eruption“, 2011, di Matt Codd, con Richard Burgi, Juliet Aubrey e MyAnna Buring: Imdb + streaming.

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INTEGRAZIONI:
Non è cinema, ma teatro in tv (ora sul web). Si tratta della commedia “Cupido scherza e spazza” (1932) di Peppino De Filippo, in cui viene pronunciata questa battuta: «Tu sei poeta, tu tieni nu core ‘mpietto che nun è nu core, chisto è nu Vesuvio; tu tieni ‘o Vesuvio ‘mpietto, nu Vesuvio che canta, che suona!» (QUI il video al minuto esatto: 38’39”, in una rappresentazione del 1962).

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Una celebre battuta del cabaret de “La Smorfia” tratta dallo sketch “Il basso“:

– Professore (Arena): «In seguito ad approfonditi studi posso affermare che l’interno del Vesuvio è pieno di purè di patate. Basterebbe solo lo sfruttamento di questa risorsa per risolvere tutti i problemi di Napoli. Noi, noi, soltanto noi possiamo aiutarvi! Ma che ne sapete voi dei vostri problemi? Li abbiamo studiati per anni!».
– Signor Salvatore (Troisi): «Ma voi volete aiutarmi? Non lo so, io vedo a chisto che fa accussì…».

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AGGIORNAMENTO del 18 gennaio 2015:
Nel 1926 Rex Ingram girò a Nizza “Mare Nostrum“, un classico del cinema muto. Per alcune scene fu costruito un fondale col Vesuvio fumante, come in questa foto tratta dal libro “La présence du cinéma américain à Nice et sur la Cote d’Azur“, 2014 (un estratto con i ruderi di Pompei è qui):

Immagine tratta dal volume “La présence du cinéma américain à Nice et sur la Cote d’Azur”, 2014.

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INTEGRAZIONE del 18 maggio 2015:
Sul finire degli anni Settanta il regista Sergio Edward Linchi realizzò il documentario in 16mm “Napoli e la zona vesuviana“, in cui mostrò le caratteristiche paesaggistiche e storiche, architettoniche ed archeologiche dell’area del ‪#‎Vesuvio‬.
Il filmato è stato recuperato e digitalizzato da Ludovico Mosca che, con generosità, rende disponibile a tutti noi il suo prezioso archivio audio-visuale sulla Penisola Sorrentina e i suoi dintorni.
Il video, di 17 minuti, è disponibile QUI.

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INTEGRAZIONE del 18 settembre 2015:
Noi insozziamo il Vesuvio, lo sfregiamo, lo bruciamo e lo abbandoniamo, mentre invece i giapponesi vi ambientano le storie di uno dei personaggi più celebri della storia dei manga, Lupin III:

Fonti: “La Repubblica” (16 settembre 2015) e “FanPage” (17 settembre 2015).