385 anni fa, l’EMA vesuviano del futuro

Oggi ricorre il 385° anniversario della più grande eruzione vesuviana dell’ultimo millennio. Quell’evento del 16 dicembre 1631 cambiò il panorama e la rappresentazione di Napoli, diede avvio alla vulcanologia moderna e consacrò definitivamente san Gennaro patrono della città. In mattinata, infatti, ci sarà la prodigiosa terza liquefazione annuale del sangue del santo, mentre nel pomeriggio si terrà una rappresentazione storica presso il Museo del suo Tesoro. Ulteriori informazioni sono sulla pagina Fb “Rischio Vesuvio“:

Oggi, 385 anni fa, si ebbe la più grande eruzione vesuviana del secondo millennio, quella che diede avvio al più recente dei cicli eruttivi del nostro vulcano, conclusosi nel marzo del 1944. L’eruzione del 16 dicembre 1631, classificata “subpliniana” dagli scienziati, fu catastrofica: uccise almeno 4.000 persone (su una popolazione di circa 50.000 abitanti della fascia vesuviana), coinvolse 30 paesi, distrusse gli acquedotti (con grave crisi idrica per i sopravvissuti), decimò il bestiame e per anni i campi agricoli furono impraticabili. Con quell’esplosione cambiò non solo il comportamento del Vesuvio e la sua morfologia, ma anche l’atteggiamento che gli abitanti dell’area avrebbero avuto in seguito nei suoi confronti: il bisogno di capire quell’incredibile fenomeno della natura contribuì alla nascita della vulcanologia moderna, mentre la necessità di dargli una misura “gestibile” culturalmente favorì la definitiva consacrazione di san Gennaro come protettore di Napoli [1]. Quell’eruzione, inoltre, determinò anche un mutamento nella rappresentazione della città, che da allora, appunto, è ritratta adagiata sul golfo e col vulcano sullo sfondo a dominare la scena.
Ricordare l’eruzione del 16 dicembre 1631, tuttavia, non è semplicemente una forma di rispetto verso il passato, bensì un modo di pensare al futuro: negli ultimi anni, infatti, quello è stato ritenuto l’evento di riferimento [EMA: evento massimo atteso] per l’elaborazione degli attuali Piani di Emergenza e di Evacuazione. In altre parole, considerando l’attuale stato di quiescenza del vulcano, gli studiosi hanno calcolato che l’eruzione futura più probabile (di cui però ignoriamo il quando) potrebbe sprigionare un’energia simile a quella del XVII secolo.
D’altronde, il futuro è il tempo a cui si rivolse già il Viceré di Napoli nel 1632, quando a Portici fece erigere un’iscrizione di marmo che alcuni considerano la prima espressione di protezione civile della storia. Il cosiddetto “Epitaffio del Granatello”, infatti, invita i posteri (ovvero noi tutti) a fare attenzione al vulcano e a prepararsi per tempo, perché, quando si manifesta, la potenza del Vesuvio è incontrollabile: «Allora, se hai giudizio, presta ascolto a questa lapide eloquente. Non curarti della casa, non badare ai bagagli: Fuggi, senza alcuna esitazione!».
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[1] Dal punto di vista religioso, stamattina alle 9h00 si terrà una celebrazione liturgica in occasione del terzo miracolo annuale della liquefazione del sangue, presso la Cappella del Tesoro di san Gennaro. Nel pomeriggio alle 17h00, inoltre, presso il Museo del Tesoro di san Gennaro ci sarà una rievocazione storica dell’eruzione del 1631.

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L’immagine ritrae l’epitaffio eretto nel 1632 al Granatello di Portici, di cui si può leggere il testo e la traduzione QUI.

PS: l’acronimo “EMA” riportato nel titolo di questo post sta per “Evento Massimo Atteso“, che è l’espressione usata dalla Protezione Civile per riferirsi allo scenario eruttivo futuro più probabile, il quale, tuttavia, non è certo, perché l’evento massimo “possibile” potrebbe essere molto più forte.

Rischio di crolli per accumulo di ceneri vulcaniche: evitare una nuova cementificazione nelle zone rossa e gialla del Vesuvio

Tra i rischi più alti della zona rossa e della zona gialla del Vesuvio c’è quello del carico da cenere che, depositandosi sui tetti in caso di eruzione, può farli crollare e provocare danni e vittime. La Protezione Civile e la Regione Campania hanno inviato una lettera ai sindaci dei comuni di tali aree per informarli sulla necessità di rinforzare gli immobili, così da renderli più resistenti a questa eventualità.
Un tempo si costruivano edifici dalle dimensioni ridotte e coi tetti spioventi, invece ora siamo pieni di palazzi enormi, realizzati senza alcun criterio urbanistico e antisismico, ma soprattutto siamo pieni di terrazze, che non di rado diventano ulteriori piani abitativi, dove è più verosimile che si accumulino ceneri in quantità insopportabile per le strutture edili. Censire le costruzioni più fragili è giusto, così come consolidarle per evitarne il crollo, ma questo anche per motivi non strettamente legati alla sicurezza: senza alcun peso da ceneri, ad esempio, è frequente che vengano giù balconi e intonaci dalle storiche, splendide ville del Miglio d’Oro abbandonate a loro stesse. Tuttavia, la necessità di «adeguare gradualmente gli immobili rendendoli in grado di resistere ai carichi da cenere» rischia di trasformarsi in una nuova immissione di cemento – piuttosto in linea con il controverso Piano Paesaggistico regionale approvato nel 2014 – su cui è necessario fare molta attenzione, specie in aree come quella vesuviana e flegrea che, al contrario, dovrebbero urgentemente essere decementificate.

L’agricoltura vesuviana a rischio

Il 16 giugno 2014 un violento temporale si è abbattuto sul versante nord e nord-occidentale del vesuviano. Vento, grandine e pioggia si sono scagliati con furia sullo storico orto botanico di Portici, devastandolo, e sull’intera produzione d’eccellenza di pomodorino del piennolo, albicocca e uva catalanesca, che è andata irrimediabilmente persa.

Immagine tratta da “Il Mattino”

Il disastro, però, è solo parzialmente imputabile alla natura; come ha scritto Ugo Leone, l’agricoltura (e quella vesuviana in particolare) soffre una continua estromissione: «Una emarginazione che è anche fisica a causa della costante riduzione del suolo agricolo consumato dalla espansione dell’inurbamento della popolazione e della conseguente diffusione della urbanizzazione». La sopravvivenza di molte aziende agricole vesuviane è a rischio, la situazione è allarmante, anche perché si aggiunge alla già fortemente penalizzante campagna mediatica sulla cosiddetta “Terra dei fuochi”, intorno alla quale c’è tutt’altro che chiarezza: esiste un censimento delle aree inquinate? si sa cosa è sepolto in quelle zone? l’aumento del tasso di mortalità in talune aree tra Napoli e Caserta è stato accertato, ma questo vale anche per il territorio vesuviano?

Mercoledì 9 luglio 2014, alle ore 10:00, presso la Biblioteca comunale di Massa di Somma si terrà una conferenza stampa sui danni subiti dall’agricoltura vesuviana e sullo stato di avanzamento delle procedure previste dalla legge per la concessione di aiuti agli agricoltori colpiti.
All’incontro, intitolato “Dal disastro alla rinascita: come risollevare l’agricoltura vesuviana“, parteciperanno Giovanni Marino (Presidente del Consorzio di Tutela del pomodorino del piennolo del Vesuvio dop), Ugo Leone (Commissario Straordinario dell’ente Parco Nazionale del Vesuvio), Luca Capasso (Presidente della Comunità del Parco nazionale del Vesuvio), Alessandro Mastrocinque (Presidente CIA Campania) e Michele Pannullo (Presidente Confagricoltura Campania).
Intanto, l’amministrazione comunale di Pollena Trocchia ha organizzato un mercatino a “chilometri zero”  per risollevare le sorti dell’agricoltura locale.

Il rischio vesuviano in campagna elettorale

Non so quale sia l’appartenenza partitica dei candidati alle elezioni di Portici, di cui riporto qui in basso delle dichiarazioni piuttosto sorprendenti. Non è usuale, in effetti, che in piena campagna elettorale qualche candidato citi il “rischio vesuviano”, e che ne parli come l’argomento più preoccupante dell’area (più ancora della disoccupazione giovanile). Pur tenendo conto dello spazio ristretto degli articoli giornalistici, è da rilevare tuttavia che nessuno dei due candidati offre soluzioni:

  1. «I cittadini di Portici, e non solo di Portici hanno la estrema necessità di sapere cosa fare e di essere formati ed informati su ogni singola variazione dei piani di evacuazione» [Teresa Santacroce, QUI].
  2. «Il Vesuvio con le sue straordinarie bellezze, le sue infinite risorse e le sue terrificanti minacce deve essere il primo pensiero, la prima domanda che ogni amministratore dovrà porsi rispetto a qualsiasi progetto» [Fabrizio Esposito, QUI].

In altri casi (che probabilmente corrispondono ad altri schieramenti), l’approccio è decisamente diverso, come è evidente da questa dichiarazione di un candidato sindaco a Somma Vesuviana:

  1. «Lotteremo perché la zona rossa del rischio Vesuvio sia ridotta, il vulcano non ha un’ora precisa per scoppiare, vogliamo che questo territorio si sviluppi» [Pasquale Piccolo, QUI] [Il profilo FB di costui è qui].

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