Evacuazioni in Grecia e in California: un paragone col Vesuvio

Dalla pagina-Fb “Rischio Vesuvio”:

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Come è noto, il Piano di Evacuazione del Vesuvio è uno dei più imponenti al mondo: in caso di allarme, in 72 ore 700mila persone dovranno allontanarsi autonomamente o con mezzi messi a disposizione dalle autorità. Chi conosce le strade dei comuni della zona rossa ha legittimamente molti dubbi, tuttavia, al momento, soluzioni alternative non ne sono emerse (anche perché chi preme perché si avvii un processo di mitigazione del rischio sembra non essere preso in considerazione). Non avendo a disposizione circostanze simili, riteniamo sia utile porre attenzione a quelle evacuazioni che, per entità e urgenza, possono essere paragonate, almeno in scala, al nostro caso.
Due giorni fa, ad esempio, a Salonicco, in Grecia, 75mila persone hanno lasciato le loro abitazioni per il disinnesco di una grossa bomba inesplosa della seconda guerra mondiale. Non era mai stato trovato un ordigno di quelle dimensioni in un’area così densamente popolata, per cui è stato necessario l’allontanamento della popolazione, reso possibile grazie al lavoro di un migliaio di poliziotti e 300 volontari. Stiamo parlando, cioè, di un caso che, numericamente, riguarda circa il 10% della popolazione che dovrebbe fuggire dal Vesuvio.
Contemporaneamente in California, la diga Oroville Dam, la più alta degli Stati Uniti, rischia di cedere a causa della piena del lago retrostante, così è stato ordinato agli abitanti delle città a valle di evacuare: con una certa urgenza, ieri 188mila persone hanno lasciato tutto per andare il più lontano possibile dal territorio che potrebbe essere inondato. Anche in questo caso, facendo un paragone con la zona rossa vesuviana, parliamo di circa il 25% di coloro che dovrebbero sfollare.
Soprattutto l’evento californiano è una vera emergenza a tempo indeterminato, infatti si stanno raccogliendo cuscini, coperte, prodotti da bagno, calze, acqua e integratori, nonché pannolini, culle, materassi ad aria e giochi per bambini e, ancora, kit di primo soccorso, prese multiple per collegare telefoni, torce elettriche e cibo per cani.
Come si può notare, un’emergenza, anche quando minimamente pianificata, è un “fatto sociale totale”.

PS: Come mi ha segnalato un amico, in questo articolo di BBC si spiega che molti californiani stanno offrendo ospitalità nelle proprie abitazioni agli sfollati del territorio di Oroville Dam: “Welcome at my home“.

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AGGIORNAMENTO del 15 febbraio 2017:
Le autorità californiane hanno permesso ai circa 200mila sfollati dell’area della diga Oroville Dam di tornare nelle loro abitazioni, ma li hanno anche avvisati che l’emergenza non può considerarsi ancora conclusa, infatti “devono tenersi pronti ad andarsene di nuovo se la situazione dovesse peggiorare“.
Questa fase d’allarme è durata pochi giorni, ed è un’altra differenza con il caso vesuviano, i cui tempi invece sarebbero decisamente più lunghi.

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Narrazioni divergenti: sismi neozelandesi e sismi italiani

Dalla pagina Fb “Rischio Vesuvio”, 14 novembre 2016:

Ieri, 13 novembre 2016, in Nuova Zelanda c’è stato un forte terremoto di magnitudo 7.8 nella South Island. Attualmente il bilancio è di due vittime, una per infarto e una per crollo di un’abitazione storica. C’è stato anche un allarme tsunami, che poi è rientrato; in ogni caso, le onde sono state di un paio di metri. L’epicentro è stato localizzato poco a nord di Christchurch, che fu colpita da due sismi nel 2010 e nel 2011: 185 morti e danni piuttosto estesi.
La scossa di ieri è stata notevole e in tutto il Paese è scattata l’allerta. Non faremo paragoni tra la tenuta degli edifici in Nuova Zelanda e in Italia perché sarebbe una comparazione sbagliata e ingiusta, ma il modo di raccontare i rispettivi fenomeni tellurici sì, possiamo confrontarli.
Il nostro amico Giuseppe Forino, studioso di risk management in Australia, suggerisce la visione di due servizi video:

  • quello del “New Zealand Herald”, uno dei primi quotidiani nazionali neozelandesi, che – in diretta Skype da Waiau, cittadina di 250 abitanti, epicentro del sisma – non punta la telecamera nelle abitazioni (giusto qualche fotografia), né riprende anziani con le coperte addosso o agenti di soccorso, né fa interviste;
  • quello di una web-tv della Campania che, nel dicembre 2013, racconta la scossa (M 4.2) a Piedimonte Matese, cittadina di 11mila abitanti in provincia di Caserta, senza vittime o feriti; certamente una tv locale non ha gli standard di un network nazionale, tuttavia notate il tono allarmato sulla “notte di paura”, le riprese sulle persone spaventate, sulle scuole, le chiese e i lampeggianti.

Inflessioni del genere, in Italia, sono molto frequenti. Su questa pagina ne scriviamo spesso e, alcuni mesi fa, ci colpirono le parole scelte dal “Corriere del Mezzogiorno” per una scossa di M 2.4 nell’Appennino campano: «Terremoto in Irpinia alle 9.46. Paura nei paesi dell’Avellinese». Come osservammo in un’intervista a “Orticalab”, c’è «il rischio che questi articoli che oggi producono “like” e click diventino un rumore di fondo, ovvero nel medio-lungo periodo producano disaffezione rendendo progressivamente necessario l’innalzamento dell’asticella dei toni dell’allarme».
Ieri, per il terremoto neozelandese, alcuni webjournal italiani di pseudogiornalismo, particolarmente noti per le loro spudorate tecniche di clickbait, hanno scritto titoli sensazionalistici e mostrato immagini apocalittiche, del tutto immotivate sul piano dell’informazione.
La prevenzione del rischio e la gestione delle emergenze riguardano una pluralità di azioni: dalla messa in sicurezza degli edifici alle tecniche d’intervento in caso di allarme, dalla pianificazione del territorio al dialogo con gli abitanti dei luoghi a rischio, dal miglioramento delle conoscenze scientifiche alla loro divulgazione alla popolazione e così via. Tra queste pratiche assume un’importanza sempre maggiore quella di una corretta informazione che, per forza di cose, coinvolge il senso di responsabilità e la deontologia di chi fa giornalismo scientifico, nonché la sua conoscenza dei temi e del linguaggio disciplinare. E’ un argomento piuttosto complesso, data la natura attuale della comunicazione di massa, così frammentata e individualizzata, specie sui socialmedia. Tuttavia uno sforzo va fatto anche su questo piano, come dimostra il seminario dello scorso 24 febbraio 2016, organizzato dall’INGV e dall’Ordine dei Giornalisti della Campania ad Ariano Irpino (Avellino), intitolato «La deontologia del giornalismo scientifico: diffamazione, rettifiche/repliche, responsabilità del direttore».

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AGGIORNAMENTO del 21 novembre 2016:
Lo scorso 16 novembre 2016 ho scritto sul mio Fb il seguente post:

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre un forte terremoto (M 7.5) ha colpito la South Island della Nuova Zelanda. Tra gli effetti del sisma sono da registrare alcuni atti di sciacallaggio. La polizia nazionale ha reso noto di aver ricevuto 19 segnalazioni di furto con scasso in proprietà private e commerciali avvenuti nella regione di Canterbury (successivamente ne sono stati confermati 8). Il comandante del distretto di polizia, John Price, ha concluso il suo comunicato esortando le persone a “riconnettersi con i vicini” e, dunque, alla “comunità di prendersi cura della comunità stessa“.
Il saccheggio più noto è quello subito dalla famiglia Mill, che abita a New Brighton, un quartiere costiero di Christchurch, la principale città dell’isola. I signori Melissa e Matt Mill hanno due figlie, la più giovane delle quali è su una sedia a rotelle a causa della distrofia muscolare. Dopo la scossa dell’altra notte hanno evacuato la propria casa per alcune ore a causa del rischio tsunami, particolarmente pericoloso proprio per la secondogenita. (Dell’esposizione dei disabili in caso di disastro, in Italia, ha scritto pochi giorni fa Iacopo Melio).
Al loro rientro, intorno alle 5 di mattina, i Mill hanno trovato la casa devastata: il camion di lavoro sparito, il televisore e la X-Box rubati, i regali di Natale scartati, i cassetti divelti, ma soprattutto la sparizione dell’apparecchio acustico wireless della figlia (che, da solo, vale 5000 $), comunque inutilizzabile da altri perché appositamente impostato per la ragazza.
Il ministro dell’educazione neozelandese ha assicurato che fornirà un nuovo microfono wireless, ma la famiglia ha bisogno anche di ulteriore aiuto, così ha aperto una pagina web per le donazioni e in due giorni ha ricevuto oltre 47mila $ da 1.124 benefattori.

Tra i commenti, un amico mi ha segnalato un’ulteriore notizia: il vescovo Brian Tamaki, della Destiny Church, in un sermone ha accusato i gay, i peccatori e gli assassini di aver provocato il sisma. Tali affermazioni sono state definite “ridicole” da John Key, Primo Ministro del Paese, e “patetiche” da Winston Gray, sindaco di Kaikoura.