Un nuovo studio vulcanologico sui Campi Flegrei

Due post recenti della pagina Fb “Rischio Vesuvio”:

1) 22 dicembre 2016:

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Lo scorso 20 dicembre 2016 la rivista online “Nature Communications” ha pubblicato lo studio di un gruppo di scienziati internazionale, intitolato “Magmas near the critical degassing pressure drive volcanic unrest towards a critical state“, ovvero sulla pressione esercitata dal rilascio di gas da parte del magma della caldera dei Campi Flegrei, la quale, raggiungendo un determinato punto critico, può determinare un’instabilità del vulcano e produrre un sollevamento del magma stesso verso la crosta (ma ciò non significa che un’eruzione sia imminente).
Ne hanno scritto “The Guardian” in lingua inglese e “Le Scienze” in italiano: il primo ha ricordato che nell’area abitano circa 500mila persone, mentre il secondo ha spiegato che il fenomeno del sollevamento del suolo flegreo è nuovamente evidente dal 2005, al punto che nel 2012 si è passati dal livello di attenzione “verde” (quiete) a “giallo” (“attenzione scientifica”).
Che i Campi Flegrei siano attualmente il territorio napoletano geologicamente più monitorato, è noto, come ha spiegato due mesi fa la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco. All’attenzione scientifica, dunque, deve corrispondere un adeguato impegno politico-istituzionale, che va da una efficace e realistica pianificazione della fase di emergenza ad una serie di misure (urbanistiche, informative e socio-culturali) volte alla mitigazione del rischio.
A questo proposito, qualcosa si muove: ricordiamo, infatti, che dall’agosto 2016 esiste un Piano di Emergenza per i Campi Flegrei elaborato dalla Regione Campania e dalla Protezione Civile, il quale coinvolge quasi per intero anche la città di Napoli [6] (che da poco ha un proprio piano di emergenza comunale).

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2) 27 dicembre 2016:

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Negli ultimi giorni è stata molto condivisa la notizia di un possibile “allarme per i Campi Flegrei“. La stampa nazionale ha dato risalto ad uno studio pubblicato su “Nature Communications” che aiuta a capire meglio il funzionamento del complesso vulcanico di Pozzuoli, ad ovest di Napoli, e che può essere utile dal punto di vista della valutazione del rischio, ma che non dice ci sia un pericolo imminente. Ne avevamo scritto anche noi.
Per spiegarlo con parole diverse, usiamo quelle di Giancarlo Manfredi, un esperto di early warning:

«la ricerca ci rivela dell’esistenza di segni di “depressurizzazione del magma” nella caldera dei Campi Flegrei. Si tratta del rilascio di grandi quantità di vapore acqueo che sta riscaldando lo strato roccioso tra il magma e la superficie e che potrebbe evolvere verso un possibile stato di “pressione critica”. Lo studio, peraltro, non fa ipotesi sull’evoluzione della situazione, ma sostiene che servono nuove indagini e rilevazioni per stabilire la possibile evoluzione futura. I fatti parlano di deformazioni rilevate sul terreno, dell’aumento degli eventi sismici nella zona e di una attività più intensa di alcune fumarole, le previsioni non prospettano scenari disastrosi, se non la necessita’ di un monitoraggio costante, di una comunicazione del rischio corretta e di una pianificazione accurata della possibile emergenza».

Insomma, i Campi Flegrei sono attivi, ma non c’è alcuna emergenza in corso o imminente. D’altra parte è fin dal 2012 che l’attenzione è aumentata, cioè da quando si è passati dal livello “verde” (quiete) a “giallo” (“attenzione scientifica”).
I titoli delle notizie degli ultimi giorni, però, hanno avuto spesso toni “emotivi”: tra gli screenshot che alleghiamo, osservate in particolare quello di “La Repubblica“, che non fa un buon servizio alla popolazione; al contrario, leggete quello de “Il Post“, che invece spiega con precisione e capacità divulgativa (gli altri link sono qui, qui e qui).
Chi ci segue sa che scriviamo spesso sulla necessità di un migliore giornalismo scientifico e, perché no, di un osservatorio sulla disinformazione in merito al rischio di disastri; l’ultima volta ne abbiamo parlato l’8 dicembre scorso, meno di venti giorni fa.

Il National Geographic e il Vesuvio

Il “National Geographic Magazine” dedica spesso articoli e servizi fotografici al nostro vulcano (cercate all’interno del website la parola “vesuvius“: in questo momento emergono 999 risultati). Tempo fa consultai centinaia di numeri d’epoca nell’incredibile labirinto cartaceo del Cliff’s Books di Pasadena, uno dei luoghi di culto degli appassionati di libri usati; ero all’inizio del mio percorso di ricerca e mi stavo dedicando soprattutto alle modalità di comunicazione del sapere scientifico vesuviano. La rivista della National Geographic Society è sicuramente tra gli organi di divulgazione scientifica più antichi e di successo, soprattutto perché non è chiusa ad un àmbito di specialisti, tuttavia il suo stile giornalistico tendenzialmente sensazionalistico non sempre mi convince.
Comunque sia, ciò che mi interessa maggiormente è la sua edizione italiana, soprattutto a partire da un articolo di Stephen S. Hall del settembre 2007 intitolato “Vesuvio, l’eruzione che verrà” in cui l’autore, tra l’altro, scrive: “All’idea che il Vesuvio è ancora attivo, gli abitanti della zona reagiscono con filosofia, o, in termini psicologici, con la rimozione: ignorano il pericolo e, forse ancor più che in altre parti d’Italia, vivono alla giornata con una sorta di serafico fatalismo“.

In questo post, dunque, intendo raccogliere cronologicamente i principali articoli dedicati al Vesuvio (in italiano o in altre lingue) pubblicati dal NGM o da altre riviste simili. (Gli articoli rimanderanno alle rispettive versioni originali, quando possibile, ma saranno comunque tutti riprodotti tra i commenti qui in basso).

  • Stephen S. Hall, VESUVIO, L’ERUZIONE CHE VERRA’, “National Geographic Italia”, 30 settembre 2007, QUI (#01)
  • Conchita Sannino, RIFIUTI D’ORO, “National Geographic Italia”, 1 aprile 2008, QUI (#09)
  • Michele Gravino, VESUVIO, LA SCOMMESSA, “National Geographic Italia”, 1 febbraio 2009, QUI (#03)
  • Michele Gravino, PERICOLO VESUVIO: NG ITALIA L’HA SCRITTO NEL 2007, “National Geographic Italia”, 29 aprile 2010, QUI (#02)
  • Stefania Martorelli, COME MORIRONO I POMPEIANI? BRUCIATI, “National Geographic Italia”, 15 giugno 2010, QUI (#06)
  • Michele Gravino, I RIFIUTI SOTTO IL VULCANO, “National Geographic Italia”, 22 ottobre 2010, QUI (#07)
  • Katherine Barnes, EUROPE’S TICKING TIME BOMB, “Nature”, 12 maggio 2011 (#05)
  • senza autore, VESUVIO, LA BOMBA AD OROLOGERIA D’EUROPA, “National Geographic Italia”, 13 maggio 2011, QUI (#04)
  • Jacopo Pasotti, L’ULTIMA SORPRESA DEL VESUVIO: SI E’ SOLLEVATO, “La Repubblica”, 24 novembre 2011, QUI (#10)
  • Elena Dusi, L’ALLARME DEI SISMOLOGI: “POTREBBE DURARE ANNI”, «Repubblica.it», 30 maggio 2012, QUI (#11)

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INTEGRAZIONE del 5 agosto 2014:
Le-Scienze_n-552_agosto-2014_COPERTINA Il numero in edicola di “Le Scienze” (agosto 2014) ha la copertina dedicata al “Rischio Vesuvio” e, al suo interno, un articolo di Silvia Bencivelli intitolato “Vesuvio, la nuova zona rossa”, oltre all’editoriale di Marco Cattaneo “Occhio al Vesuvio” (disponibile qui o tra i commenti).
Non abbiamo letto la rivista, se non il suo indice e, appunto, l’editoriale, pertanto non possiamo esprimerci sull’articolo dedicato al nostro vulcano. Il testo di Cattaneo, dal canto suo, è giusto una presentazione e non svela nulla di nuovo, anzi rivela qualche falla: non è vero che c’è un nuovo piano di emergenza (sono stati cambiati i confini della zona rossa e rinnovati i gemellaggi, ma non si è ripensato o definito altro) e, soprattutto, non ci sono i piani di evacuazione dai singoli comuni. Viene detto che in tre giorni dovranno essere evacuate 700mila persone (altro dato incerto: il numero di potenziali sfollati non lo si conosce), ma il punto fondamentale è che non sappiamo con quali mezzi, per quali vie e con quali modalità si dovrà lasciare l’area di maggior pericolo. E infine, questione di non poco conto, l’allarme verrà lanciato con un tweet?