Petrolio nel Golfo: archeologia flegrea e vesuviana in tv

Il 28 luglio 2017 la trasmissione “Petrolio” ha dedicato una puntata al Golfo di Napoli, tra i Campi Flegrei e il Vesuvio, tra storia e attualità. Il documentario dura 1h50′ ed è visibile sul website della Rai:

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Il filmato è visibile anche su Fb, dove è introdotto con le seguenti parole:

Nella prima parte della trasmissione, vengono mostrate in esclusiva le immagini del ritrovamento della tomba monumentale di Pompei nei pressi di Porta Stabia: il monumento funerario è decorato in marmo con la più lunga epigrafe funeraria finora ritrovata. “Una scoperta di straordinaria importanza – sottolinea il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna – che aggiunge nuovi tasselli e risposte su come si svolgesse la vita sociale di Pompei, in particolare sui giochi dei gladiatori e sui banchetti per raccogliere il consenso della popolazione“. L’eccezionale documentazione registrata da Petrolio nel febbraio scorso è un’esclusiva mondiale.
Nel corso della stessa puntata Petrolio esplora, con il passo dell’inviato speciale Duilio Giammaria, uno dei luoghi più straordinariamente rappresentativi delle ricchezze e delle contraddizioni d’Italia. Il cosiddetto Petrolio nel Golfo è quello delle bellezze architettoniche delle ville del Miglio d’Oro, delle ricchezze archeologiche e paesaggistiche del Golfo Di Napoli, per la prima volta raccontate nel loro complesso: da Capo Miseno, porto della Flotta Romana, a Baia, la Beverly Hills delle grandi ville romane ora sommerse dal mare, dai Campi Flegrei al Vesuvio, i luoghi in cui eruzioni e bradisismo hanno modellato il paesaggio e determinato la storia.

Sulle immagini di Petrolio a proposito della scoperta pompeiana di una tomba monumentale ne ha scritto anche “La Repubblica“.

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Rischio di crolli per accumulo di ceneri vulcaniche: evitare una nuova cementificazione nelle zone rossa e gialla del Vesuvio

Tra i rischi più alti della zona rossa e della zona gialla del Vesuvio c’è quello del carico da cenere che, depositandosi sui tetti in caso di eruzione, può farli crollare e provocare danni e vittime. La Protezione Civile e la Regione Campania hanno inviato una lettera ai sindaci dei comuni di tali aree per informarli sulla necessità di rinforzare gli immobili, così da renderli più resistenti a questa eventualità.
Un tempo si costruivano edifici dalle dimensioni ridotte e coi tetti spioventi, invece ora siamo pieni di palazzi enormi, realizzati senza alcun criterio urbanistico e antisismico, ma soprattutto siamo pieni di terrazze, che non di rado diventano ulteriori piani abitativi, dove è più verosimile che si accumulino ceneri in quantità insopportabile per le strutture edili. Censire le costruzioni più fragili è giusto, così come consolidarle per evitarne il crollo, ma questo anche per motivi non strettamente legati alla sicurezza: senza alcun peso da ceneri, ad esempio, è frequente che vengano giù balconi e intonaci dalle storiche, splendide ville del Miglio d’Oro abbandonate a loro stesse. Tuttavia, la necessità di «adeguare gradualmente gli immobili rendendoli in grado di resistere ai carichi da cenere» rischia di trasformarsi in una nuova immissione di cemento – piuttosto in linea con il controverso Piano Paesaggistico regionale approvato nel 2014 – su cui è necessario fare molta attenzione, specie in aree come quella vesuviana e flegrea che, al contrario, dovrebbero urgentemente essere decementificate.