Due importanti pubblicazioni in Sociologia dei Disastri

L’anno scorso Alfredo Mela, Silvia Mugnano e Davide Olori hanno lanciato un progetto editoriale che intendeva fare il punto sulla sociologia dei disastri italiana. Da quella call for papers sono nate due pubblicazioni: il numero monografico 111/2016 della rivista “Sociologia Urbana e Rurale” [qui] e il volume collettaneo “Territori Vulnerabili. Verso una nuova Sociologia dei disastri Italiana” [qui], entrambi editi dalla FrancoAngeli di Milano.
Ulteriori informazioni sono qui.

In quest’ultimo c’è un mio saggio sul rapporto tra noi e Isso: “Al di là dello sviluppo, oltre l’emergenza: il caso del rischio Vesuvio“.

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Ne ho scritto su Fb in vari profili: sul mio profilo personale, sul gruppo Ass. Nazionale Disaster Manager e sul gruppo DICAN.

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Qualche mese fa ne avevo dato un’anteprima QUI.

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San Gennaro e il prodigio parziale

Ieri a Meta, in Penisola Sorrentina, ho partecipato alla presentazione dell’ultimo libro di Maurizio Ponticello, “Un giorno a Napoli con san Gennaro“. E’ stato un appuntamento molto interessante, anche perché vigilia del terzo prodigio annuale del patrono di Napoli, quello del 16 dicembre, anniversario della grande eruzione del 1631. Come il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 19 settembre, il sangue di san Gennaro si scioglie anche il 16 dicembre, appunto, data della cosiddetta “Festa del Patrocinio“. Stamattina, però, il sangue non si è sciolto, per cui si è atteso il pomeriggio per verificare nuovamente l’ampolla e, da quanto ho letto, pare che il prodigio sia avvenuto solo parzialmente. In serata, tuttavia, “Il Mattino” ha spiegato che il cosiddetto “miracolo laico” non c’è stato, aggiungendo le parole pronunciate da monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro di san Gennaro, mentre chiudeva la teca: «Non dobbiamo pensare a sciagure e disgrazie. Noi siamo uomini di fede e dobbiamo continuare a pregare» [*].

Contrariamente a quanto si tramanda, non c’è alcuna evidenza storica che attesti il martirio del vescovo Gennaro per decapitazione il 19 settembre del 305 d.C., per cui è piuttosto controversa anche l’autenticità del liquido (sangue?) custodito nell’ampolla, del cui scioglimento, in ogni caso, si ha la prima notizia oltre mille anni dopo, nel 1389. Nei corso dei secoli, c’è chi ha elencato i vari tipi di pronostici legati alle differenti modalità con cui si liquefa il sangue [1] e chi ha addirittura calcolato le percentuali di effettivo accadimento di tali presagi [2]. Per questi ultimi, nel 76% dei casi di “miracoli infausti” si sono effettivamente verificati degli “avvenimenti tristi”, il ché porta Ponticello a fare la seguente osservazione: «San Gennaro, quindi, può sbagliarsi nel 24% dei casi? Asserito da un uomo di Chiesa, tra l’altro colto com’era Alfano, questa dichiarazione non può non lasciare esterrefatti» (pp. 283-284).
Personalmente, è un po’ di tempo ormai che chiedo a san Gennaro di fare il miracolo di non fare il miracolo, cosicché un tarlo entri nelle coscienze di tutti. Ma, naturalmente, comprendo bene l’esortazione di chi chiede un evento portentoso, anche – in maniera molto napoletana – sollecitando il patrono con qualche insulto: «Faccia Gialla, squaglialo! / Fallo, fallo ‘stu miracolo. / Faccia Gialla, squaglialo! / Fallo, fallo pe’ ‘stu popolo» [3].

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[1] G. Radente, “Segni della prodigiosa liquefazione del sangue“, 1760.
[2] G. B. Alfano – A. Amitrano, “Le scienze occulte e il miracolo di S. Gennaro“, 1922.
[3] Enzo Avitabile, “Faccia Gialla“.

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PS: Oggi la pagina Fb “Napoli nel Cinema” ha pubblicato il breve documentario “Il miracolo di san Gennaro” di Luciano Emmer e Enrico Gras (1948); dura 8’30” ed è molto suggestivo.

PPS: Ho pubblicato questo post anche sul mio Fb.

[*] Le dichiarazioni del sacerdote contengono una contraddizione: se il mancato miracolo non è un cattivo presagio, a che serve pregare?

Due pubblicazioni in sociologia del post-disastro e resilienza

Oggi e domani (1 e 2 dicembre 2016) a Torino si terrà la quinta conferenza nazionale [Fb] della sezione “Sociologia del Territorio” di AIS, l’Associazione Italiana di Sociologia.
Il programma completo è QUI.

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Per la giornata di oggi, in particolare, segnalo che nel pomeriggio ci sarà la presentazione di due imminenti pubblicazioni:

  • Disastri socio-naturali, resilienza e vulnerabilità: la prospettiva territorialista nel dibattito attuale“, numero monografico di “Sociologia Urbana e Rurale”, curato da Silvia Mugnano, Alfredo Mela e Davide Olori;
  • Tracce di società in territori fragili. Verso una nuova sociologia dei disastri italiana“, sempre a cura di Silvia Mugnano, Alfredo Mela e Davide Olori, per l’editore Franco Angeli.

In quest’ultimo c’è un mio contributo: “Al di là dello sviluppo, oltre l’emergenza: il caso del rischio Vesuvio“, ma ne parlerò più diffusamente quando avrò il volume cartaceo tra le mani.

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AGGIORNAMENTO del 20 marzo 2017:
Per ulteriori informazioni su queste due pubblicazioni, rimando a questo mio post.

La nécessité d’une “insurrection pacifique”

Questo blog-taccuino è un po’ fermo, procede a singhiozzo. Ma devo dire che non riesco a stare dietro ai ritmi di tutto quel che seguo. E, aggiungo, un po’ sono anche stanco, nonché – in questi giorni – leggermente influenzato…
Non dedico tempo alla riflessione su quanto ricerco (ascolto, osservo, incontro, leggo), ma al massimo archivio materiali prodotti da altri (e che per me sono preziosissimi, eh!). Sto utilizzando (talvolta penso: sprecando) molte energie (e tempo) per stare dietro ad una pratica banale, per quanto importante, snervante eppure fondamentale: la trascrizione delle interviste che raccolgo sul terreno.
Alla fine, quando – esausto – guardo le pagine scritte provo una certa soddisfazione, ma poi mi accorgo che quelle parole divenute testo non sono totalmente comprensibili senza un riferimento visuale al territorio. Allora il lavoro ricomincia sul fronte delle carte geografiche: attraverso google-maps disegno i percorsi e indico i punti salienti dell’itinerario effettuato con i miei interlocutori. Il risultato è esaltante. Per me, almeno.
Comunque sia, tradotto in dati quantitativi, ogni ora e mezza di registrazione corrisponde a un paio di giorni di sbobinatura e cartografia. Un’eternità.

Ecco, forse stasera avevo bisogno di aprirmi un po’ e ho scritto queste parole in libertà. Ma lo spunto vero viene da un paio di libri che ho comprato ieri pomeriggio e che, forse, non c’entrano granché con l’oggetto della mia ricerca. Eppure io penso che c’entrino:

  • Gian Antonio Stella – Sergio Rizzo, Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia, Rizzoli, Milano, 2011 (qui) (un estratto sul caso di Morgantina è sul CorSera del 12 febbraio 2011: qui)
  • Salvatore Settis, Paesaggio costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Einaudi, Torino, 2010 (qui) (una recensione-presentazione è sull’Unità del 17 febbraio 2011: qui)

 

Recentemente, sia Stella che Settis sono stati ospiti di Fabio Fazio a “Che tempo che fa“.
Le loro interviste sono imperdibili:

  • G.A. Stella, il 12 febbraio 2011: QUI (18’33”)
  • S. Settis, il 5 febbraio 2011: QUI (13’00”)

 

Per concludere, aggiungo che ieri dei cari amici che abitano a Parigi mi hanno inviato Indignez vous! di Stéphane Hessel (qui), un panphlet scritto da un partigiano 93enne che sta scuotendo la Francia.
Ecco, io non l’ho ancora letto e sono fermo al titolo, tuttavia penso di aver già introiettato la parte essenziale del suo contenuto: sono profondamente indigné.
Ma il punto è che non basta, non basta più essere disgustati e dichiararsi estranei al pensiero (e alle pratiche) dominanti (o di chi domina).
Ora è venuto il tempo di agire, soprattutto per noi che abbiamo meno di 93 anni.

La pelle, Curzio Malaparte

Chi consiglia i libri si aspetta che l’altro possa cominciarne immediatamente la lettura. Purtroppo non è sempre così, almeno nel mio caso. Solo ora, infatti, dopo molti mesi da quando m’era stato consigliato da un prof, sono riuscito a trovare La pelle di Curzio Malaparte (ristampato lo scorso autunno da Adelphi) e ad affrontarne le pagine. In particolare, i capitoli La pioggia di fuoco e Il Dio morto sono una descrizione dell’eruzione vesuviana del 1944 e della sua successiva entrata in quiescenza la cui narrazione è semplicemente potente. Molte frasi sarebbero da citare, sia nella stesura finale della ricerca che durante le interviste ai più anziani. Probabilmente farò un elenco di quelle più evocative.

Intanto ricordo che:

  • Stas’ Gawronski vi ha dedicato una puntata di CultBook (su YouTube, 7’52”);
  • un’analisi interessante è proposta da Verena Lindtner in Il Vesuvio – un vulcano nella letteratura e nella cultura (su GoogleBooks);
  • tra le interpretazioni citate da Lindtner, è da segnalare un saggio di Gianni Grana: Curzio Malaparte (del 1961) (su GoogleBooks).

 

Infine, altre informazioni da tenere a mente sono:

  1. il film diretto da Liliana Cavani nel 1981, La pelle, con Marcello Mastroianni (nei panni di Curzio Malaparte), Burt Lancaster (che interpreta il generale Clark) e Claudia Cardinale: su Wikipedia;
  2. la biografia di Malaparte: su Wikipedia;
  3. la trama del romanzo La pelle: su Wikipedia.