Gemellaggi fantasma

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

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Post del 24 gennaio 2014:

Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali legami, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Il 29 luglio 2013 l’assessore regionale campano alla protezione civile, Edoardo Cosenza, ha annunciato che «Il Dipartimento [di Protezione Civile] si sta interessando, in sede di Conferenza delle Regioni, alla stipula di appositi accordi per i gemellaggi fra Comuni da evacuare e altre regioni italiane» [QUI].
Il 14 dicembre 2013 il “Corriere del Mezzogiorno” ha pubblicato un articolo in cui Angelo Lomonaco spiega che “«Chi vive a Nola va in Val d’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio“.
Negli stessi giorni (ma l’ho letto solo oggi, 24 gennaio 2014), il webjournal “ReteNews24” è stato ancora più preciso, elencando tutti i gemellaggi tra i comuni della (nuova) zona rossa e le regioni italiane: “Napoli e provincia, ecco dove fuggire se scoppia il Vesuvio: scopri la tua regione gemellata” (l’elenco è stato rilanciato anche da esponenti politici).
Sembrerebbe, dunque, che gli accordi cui faceva riferimento Cosenza tra DPC e Conferenza delle Regioni siano stati raggiunti. Eppure non se ne trova traccia, almeno sul web e sulla stampa. Inoltre, è da segnalare che entrambi i casi giornalistici citati non menzionano la fonte ufficiale da cui traggono le informazioni pubblicate, per cui, non trovando alcun riscontro in fonti istituzionali o scientifiche, a mio avviso vengono a porsi due questioni.

La prima: possiamo fidarci di questa notizia? Ammettendo che sia vera, è questo un giornalismo rigoroso, in particolare quando tratta argomenti così delicati? E se non fosse vera, meriterebbero o no sanzioni coloro che diffondono informazioni errate (o inventate) su un tema di sicurezza per la popolazione?

La seconda: ipotizzando che l’elenco di gemellaggi sia corretto e ufficiale, perché non se ne trova traccia (ormai a mesi di distanza dalla sua diffusione pubblica) sui website istituzionali? Mi riferisco innanzitutto a quelli della Regione Campania e della Protezione Civile: è forse questa l’ennesima dimostrazione dell’urgenza e dell’importanza di un piano di comunicazione unitario, autorevole e accreditato in merito al rischio vesuviano? (Ne scrivevo qui, ma mi sembra che ne abbiano consapevolezza anche il DPC e l’OV). Se, invece, la notizia fosse falsa e i gemellaggi ancora non siano stati stabiliti: quanto tempo è necessario? Quali difficoltà si stanno incontrando? Siamo o no dinnanzi ad un’urgenza, come tutti dicono?

Al momento (scrivo il 24 gennaio 2014), sul website del Dipartimento della Protezione Civile l’elenco dei gemellaggi (chiaramente obsoleto, essendo basato sulla precedente perimentrazione della zona rossa) è questo:

La (vecchia) mappa dei gemellaggi relativi al rischio Vesuvio. In attesa di quella nuova e ufficiale.

Infine, siccome in questa storia ci sono più domande che risposte, ne pongo ancora una: le altre regioni del nostro Paese lo sanno che il “rischio Vesuvio” riguarda anche loro? Si stanno attrezzando per l’accoglienza degli eventuali sfollati napoletani? Il Piano di Emergenza (giusto, sbagliato, incompleto, sottostimato e così via) è comunque “nazionale”, lo sa il resto d’Italia?

Ils sont fous, ces Vésuviens

Recupero dal «Taccuino dell’Altrove» un post del 16 gennaio 2013 che è più appropriato conservare in quest’altro mio blog.

E’ stata presentata la nuova perimetrazione della zona rossa vesuviana, che è stata allargata da 18 a 24 comuni. In un articolo del «CorSera» vengono riportate le parole di Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile: «C’è un’eccessiva insensibilità e una mancanza di consapevolezza del rischio fra gli abitanti di queste zone». E ancora, spostando l’oggetto dal Vesuvio all’area flegrea, ha aggiunto: «Nella zona dei Campi Flegrei la percentuale di gente che non conosce il rischio su cui è letteralmente seduta raggiunge picchi del 70-80 per cento. Il rischio è che questa insensibilità spesso si traduce in un atteggiamento non adeguato nei confronti delle istituzioni che invece hanno il dovere di rendere consapevoli i cittadini» [QUI].
Cioè, detto altrimenti, gli abitanti vesuviani (e flegrei) non sanno niente e sono insensibili, per cui le istituzioni (che vorrebbero e si sforzano tantissimo) non riescono a renderli consapevoli del rischio che corrono. Insomma, dev’esserci qualcosa nella natura di questa strana popolazione che la fa essere votata al suicidio di massa. Saranno i troppi caffè che circolano in città e in provincia? Chissà. Intanto, applausi.

D’altra parte Gabrielli non è nuovo a queste perle socioantropologiche: qualche mese fa disse che gli aquilani avevano reagito peggio degli emiliani perché «C’è in alcune comunità un attivismo, una voglia di fare, che sono insiti. La differenza, storicamente, in Italia, non la fa la quantità di denaro destinato agli aiuti ma la capacità di progettualità di ogni singolo territorio» [Ne ho parlato io stesso QUI e al commento #01]. Ancora applausi.

Infine, ancora un’altra considerazione. Questa nuova perimetrazione della zona rossa è stata presentata insieme all’assessore regionale Edoardo Cosenza, che fa parte di quella stessa Giunta che intende reintrodurre il cemento nella zona rossa attraverso un Piano Paesaggistico Regionale che il ministro Passera ha definito «una vera follia» [QUI]. Ovazione.

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AGGIORNAMENTO del 4 aprile 2014:
A proposito di capacità (o incapacità) di rialzarsi dopo un disastro, Gian Antonio Stella, in occasione del quinto anniversario del terremoto abruzzese, racconta (“Corriere della Sera”, 4 aprile 2014) di una ricostruzione lenta (a L’Aquila), se non praticamente ferma (a Onna), talvolta sbagliata come nel caso delle case fatiscenti degli sfollati a Cansatessa, poco distante da Coppito: L’Aquila, 5 anni dopo: macerie e sfollati. La ricostruzione è ancora lontana.
L’anniversario è ricordato anche da Serena Giannico sul “manifesto” del 4 aprile 2014: L’Aquila sospesa.

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AGGIORNAMENTO del 28 maggio 2014:
Lunedì 26 maggio il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli ha tenuto un’audizione presso la Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali del Senato a proposito del rischio vulcanico in Italia. Riferendosi al Vesuvio, ha detto che: «è fondamentale un Piano nazionale di emergenza “partecipato” tra Stato centrale e realtà locali» e che «è in programma lo sviluppo di una campagna di comunicazione dedicata al rischio vulcanico». In particolare, ha spiegato che per la popolazione residente in quel territorio «vivere in area vulcanica è evidente», tuttavia «non percepisce il rischio come imminente e, di conseguenza, pospone questo problema alle ordinarie urgenze del territorio». Pertanto, ha concluso, dev’esserci «una costante e corretta informazione».
Ne ha scritto “Il Giornale della Protezione Civile” (28 maggio 2014, anche tra i commenti in basso), ma qui è disponibile in pdf il testo dell’intera audizione.