Il pennacchio intossicato del Vesuvio

ssv_incendio-discarica_2015giugno-luglioLo vedi, ti lacrimano gli occhi.
Lo odori, ti pungono le narici.
Lo tocchi, ti si appiccica sulla pelle.
Lo assapori, ti brucia lo stomaco.
Lo senti, sebbene sia silenzioso.
Sì, ne avverti la presenza e non c’è riparo: ti chiudi in casa in questa afosa calura estiva che meriterebbe finestre spalancate e tende mosse dalla brezza, invece lo ritrovi ovunque, impregna tutto con la sua puzza grassa e nauseante.
Fino ad alcuni anni fa i medici di Napoli prescrivevano soggiorni lassù, alle pendici del vulcano, perché l’aria era fresca, buona, pulita, in grado di guarire tutte le forme d’asma e di rigenerare ogni fatica.
Il Vesuvio, uno dei monti più noti al mondo, celebrato per la sua forza e la sua bellezza, teoricamente protetto da un Parco Nazionale e da una “zona rossa”, oggi agonizza. E, con lui, chi vi abita e, soprattutto, chi lo ama.
Inutile ripercorrere la storia di saccheggio e di rapina ai danni del Vesuvio, la conosciamo tutti molto bene. Quel che forse è meno chiaro è che questo è solo l’ultimo episodio, gravissimo, di un disastro di lunga durata che denunciamo da decenni.
Il 30 giugno qualcuno ha appiccato il fuoco alla discarica illegale a cielo aperto dell’area Novelle-Castelluccio, nota a tutti e ripetutamente segnalata. Per almeno quattro giorni l’incendio non è stato domato, per cui sorge il sospetto che questa inefficacia sia un modo cinico e irresponsabile di risolvere un altro problema, quello del periodico smaltimento di un enorme cumulo di spazzatura che altrimenti non si saprebbe dove dislocare e che renderebbe impraticabile quella zona più di quanto non lo sia già.
Proviamo ad andare a ritroso e poniamoci qualche domanda: com’è possibile che non si sia spento immediatamente quel rogo inquinante? Com’è possibile che solo in pochi informino su tale notizia e che, comunque, non si sollevi un dibattito pubblico? Com’è possibile che amministratori e forze dell’ordine non agiscano? Forse loro non ne sentono la puzza e non ne colgono la pericolosità? Sembra davvero strano. Può darsi che attendano un’analisi chimica dell’atmosfera, ma è davvero così burocraticamente necessario un documento scritto, dinnanzi all’evidenza dell’esperienza diretta, sensoriale e mentale che a migliaia hanno vissuto negli ultimi giorni? Ancora, risalendo la catena di cause ed effetti di questo disastro ambientale – per nulla imprevisto ma, al contrario, preparato da tempo – com’è possibile che la località Novelle-Castelluccio, nel comune di Ercolano, ma a ridosso di San Sebastiano al Vesuvio, sia una zona franca dello Stato italiano, un luogo a legalità sospesa della nostra Repubblica? Com’è possibile che da decenni nessuno veda e risolva la piaga criminale dell’abbandono di rifiuti? Cumuli di immondizia d’ogni tipo – domestica e industriale, di risulta e a trattamento speciale – segnano la strada di terra battuta che attraversa quel territorio, la tracciano nel suo andamento dissestato, la inquadrano nella sua tortuosità. Com’è possibile che non sia mai stata fermata la mano di chi là, per negligenza o per interesse, getta scarti di ogni genere e poi, sempre lo stesso delinquente (è evidente) vi va periodicamente ad appiccare il fuoco per liberare spazio a nuovi futuri depositi? Qui sono responsabili tanto l’ecocriminale quanto le istituzioni cieche e indifferenti o, e forse è ancora peggio, vacue e inconcludenti, perché se così fosse, sarebbero anche inutili.
Dalla metà degli anni Sessanta denunciamo la violenza rappresentata dalla grande discarica a cui è stata ridotta questa zona, perché non c’è differenza alcuna tra la “collina del disonore” dell’Ammendola-Formisano e l’attigua corona di pattume di Novelle-Castelluccio: la violenza di questo immenso immondezzaio è ambientale, paesaggistica, sanitaria, biologica; nella sua fattualità è una violenza della criminalità, organizzata o individuale, ma nell’inoperosità delle istituzioni è anche una violenza politica, una violenza contro il buon senso e il senso della misura, una violenza contro la pazienza, il rispetto, la speranza. È una violenza simbolica e concreta che si riproduce da cinquant’anni, sia quotidianamente negli spargimenti occulti, sebbene sfacciati, sia stagionalmente, nella scellerata pratica incendiaria di cui in questi giorni si pagano le conseguenze.
Quel vasto territorio è in piena area naturale protetta e necessita di una profonda bonifica dal punto di vista naturalistico e legale: si tratta di un’urgenza ecologica, nonché di un imperativo morale. A meno che non venga esplicitamente detto che ci troviamo in un’eterna deroga, in un’infinta eccezione.
Quel pennacchio vesuviano intossica, nel duplice senso che possono cogliere i nostri conterranei: avvelena e fa ammalare, ma fa anche arrabbiare, inquina il rapporto con le istituzioni, contamina la convivenza reciproca e alimenta la sfiducia, la disaffezione, la delusione. Quel pennacchio di diossina è lo specchio in cui non vogliamo rifletterci perché temiamo ciò che vedremmo, ovvero i lineamenti di una società tossica e assuefatta, la fisionomia di una comunità – locale e nazionale – né solida (e solidale), né liquida (e resiliente), ma ormai pulviscolare, gassosa, volatile. Con tutta evidenza, è necessario un nuovo metro, un nuovo stile, una nuova filosofia: una ecosofia che ripulisca l’aria, la terra, le falde acquifere, che ridia dignità al paesaggio e ai sentieri, ma che sia anche in grado di ristabilire un principio di equità, di legalità, di misura in questa autolesionistica deriva etica che nessuno sembra in grado di arrestare.

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Un video di Ciro Teodonno:


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Altre pubblicazioni online su questo incendio:

  • “San Sebastiano al Vesuvio News”, 30 giugno: QUI;
  • “San Sebastiano al Vesuvio News”, tre foto dall’interno dell’incendio: QUI;
  • Ciro Teodonno, “Fuoco invisibile“, in “Il Mediano”, 1 luglio 2015: QUI;
  • Ciro Teodonno, “Ercolano: la Terra dei Fuochi e la politica marziana“, in “Il Mediano”, 5 luglio 2015: QUI.

Il solito schema del giornalismo che fa una scampagnata sul Vesuvio

«C’è un luogo che più di ogni altro simboleggia quella sorta di rimozione del pericolo che ci caratterizza, tra scaramanzia e incoscienza. Stiamo parlando di Napoli e del suo vulcano, il Vesuvio […]».

Queste sono le parole che introducono un servizio come tanti: il giornalista che raccoglie i commenti popolari più ricorrenti («No, non so che fare in caso di eruzione», «No, non ho paura del vulcano», «Evvabbè, ‘na vota s’adda murì»), che intervista i soliti esperti (più o meno) catastrofisti (fisicamente, dico: sempre loro), che evidenzia la piaga dell’abusivismo (che c’è e va contrastato, ma ormai fa la parte del feticcio: origine e fine d’ogni male vesuviano, come se la caotica urbanizzazione intorno al vulcano fosse tutta illegale), che sottolinea l’assenza di vie di fuga e di preparazione all’emergenza (e, dunque, qual è la domanda successiva? la suggerisco io? ok: chi è responsabile dell’inadeguatezza e dell’impreparazione? silenzio).
Insomma, per farla breve, questo servizio di SkyTG24 (1° dicembre 2014, di 5′) ci fa scoprire (per l’ennesima volta) che i napoletani, i flegrei e i vesuviani sono incoscienti, ignoranti, scaramantici e menefreghisti.

Clicca sull'immagine per accedere al filmato.

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Come un riflesso pavloviano, quando si parla di un disastro – ovunque nel mondo – prima o poi si fa una deviazione sul Vesuvio. Qui si parlava di bombe d’acqua, inondazioni e allagamenti, eppure l’approfondimento sulla vulnerabilità del territorio italiano è stato fatto, comme d’habitude, sul caso del vulcano napoletano. Sarà che il Vesuvio è sempre una notizia che fa audience?

PS: altri post sul Vesuvio in tv sono qui e qui.

Il caos del rischio Vesuvio

L’elaborazione sociale del rischio è il prodotto dell’incontro tra prospettive e sensibilità diverse [qui]. Scienza, politica e mass-media sono le tre voci principali del discorso pubblico sul rischio, ma – in merito al caso vesuviano – non sempre sono in accordo tra loro.
Scientificamente, non si sa con certezza cosa ci sia sotto i vulcani napoletani, né di che tipo sarà la prossima eruzione del Vesuvio (o dei Campi Flegrei), allora si ragiona per probabilità di possibili scenari, ma nessuno è in grado di dire cosa-come-quando accadrà esattamente [qui o qui, oppure quiqui, ma soprattutto qui].
Politicamente, le contraddizioni sono ancora più profonde e continue: viene riperimetrata la zona rossa [qui], eppure vi si fa rientrare il cemento riaprendo i termini dei vecchi condoni [qui+qui e qui+qui]; si prendono accordi con i militari statunitensi per avvertirli in caso di allarme [qui], ma non si studia alcun programma di comunicazione al resto della popolazione [qui, qui e qui]; e l’elenco potrebbe continuare.
Mediaticamente, si leggono articoli di livello nazionale sulla bontà del piano di emergenza (vedi “Le Scienze” dello scorso agosto: qui) nonostante vi siano diverse segnalazioni dell’inadeguatezza delle misure di prevenzione/protezione [qui e qui] e, tra i webjournal locali, si incontrano quasi quotidianamente articoli apocalittici/complottisti infondati [qui e qui] o semplici copia-incolla dei comunicati stampa diffusi dai vari assessorati [qui e qui].
Dinnanzi a queste voci – in contrasto tra loro e al loro interno – c’è una popolazione che ogni giorno di più perde punti di riferimento, restando in attesa di un segnale qualsiasi che, però, non arriva mai e che, dunque, porta a procrastinare una immobilità sempre più pericolosa [qui e qui].

In questo lungo editoriale, MalKo fa il punto dell’ambigua e caotica situazione attuale (19 ottobre 2014):

Rischio Vesuvio: il problema è politico, istituzionale, giuridico o irrisolvibile?
di MalKo

Due prefetti ebbero sul loro tavolo istituzionale la notizia che non c’era nessun piano di evacuazione per l’area vesuviana. L’appello invitava a preparare un piano di emergenza per surrogare quello di emergenza inesistente a fronte del rischio dettato dal Vesuvio e dalla sua insondabilità geologica. L’appello cadde nel vuoto. […] La corte europea di Strasburgo chiamata in causa dal persistere di una certa indifferenza istituzionale tutta italiana e che mina qualche principio universale, intanto studia il caso. […] Il Presidente Ugo Leone commissario straordinario del Parco Vesuvio, non ha avuto dubbi sul definire connivente con il rischio chi non si oppone alla cementificazione nella zona rossa Vesuvio, sia in senso colposo dovuto presumibilmente all’ignoranza, sia in senso doloso dovuto magari a un mero calcolo elettorale. Più chiaro di così […].

[IL POST COMPLETO E’ QUI O QUI]

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AGGIORNAMENTO del 27 ottobre 2014
(che esemplifica il caos informativo in cui vivono i vesuviani)

Il 14 ottobre 2014 si è tenuto un convegno dell’ordine dei geologi della Campania in cui si sono distinte due voci, non pienamente in accordo tra loro, diciamo così: quella del presidente dell’ordine Francesco Peduto («Serve un piano per ridurre la popolazione», “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI) e quella dell’assessore regionale alla protezione civile Eduardo Cosenza («Non c’è un problema di viabilità nei comuni per le strade strette. In caso di preallarme ci sono almeno 72 ore di tempo», “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI).

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AGGIORNAMENTO del 26 novembre 2014:
Poi dicono che il Piano di Emergenza c’è. Ma allora perché ancora confusione e incertezza, come traspare dalle ultime notizie? Ora pare che in caso di pre-allarme vulcanico ci sarà «l’allontanamento autonomo della popolazione […] su gomma, privata e pubblica, verso le Regioni e le Province autonome gemellate [percorrendo] la rete stradale attualmente esistente» (Pasquale Carotenuto, Fuga dal Vesuvio: avverrà su auto e bus, ma si aspetta il parere dei sindaci. L’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza ha tenuto una riunione con gli amministratori comunali della zona rossa del Vesuvio con l’obiettivo di condividere il piano di allontanamento dei cittadini in caso di rischio vulcanico, in “Il Fatto Vesuviano”, 25 novembre 2014).

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AGGIORNAMENTO del 7 dicembre 2014:
MalKo spiega il ruolo dei comuni nella pianificazione dell’emergenza in caso di allarme vesuviano: “Il sindaco è l’autorità locale di protezione civile ed ha il compito di garantire la sicurezza ad ogni cittadino residente o di transito sul territorio amministrato a prescindere dalla nazionalità e dallo stato giuridico“. I comuni della zona rossa dovranno pubblicare entro il 31 dicembre 2015 i piani di protezione civile (anche online), così da permettere alla popolazione di venirne a conoscenza.

I nuovi gemellaggi dei comuni vesuviani

Solo pochi giorni fa avevo scritto del mancato aggiornamento dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia, in seguito al rinnovo della perimetrazione della zona rossa dello scorso agosto.
Oggi, 14 febbraio 2014, però, quella revisione è arrivata: il Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, ha firmato le modifiche al Piano di Emergenza Nazionale del Vesuvio.

Ecco il testo pubblicato sul website del Dipartimento di Protezione Civile (e questa è la direttiva sui nuovi gemellaggi vesuviani firmata dal Presidente del Consiglio alcuni giorni fa, in pdf):

Vesuvio: firmato aggiornamento piano emergenza
Definiti gemellaggi comuni zona rossa con Regioni

«Sono state firmate oggi dal Presidente del Consiglio dei Ministri le Disposizioni per l’aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio.
Il documento, che ha ottenuto l’intesa della
Conferenza unificata lo scorso 6 febbraio, oltre a stabilire l’area da evacuare cautelativamente in caso di ripresa dell’attività eruttiva, definisce i gemellaggi tra i 25 Comuni che hanno aree ricadenti proprio nella cosiddetta zona rossa e le Regioni e Province Autonome che accoglierebbero nei loro territori la popolazione evacuata. Le aree da sottoporre ad evacuazione cautelativa sono, infatti, sia quelle soggette ad alta probabilità di invasione di flussi piroclastici (zona rossa 1) sia quelle soggette ad alta probabilità di crolli delle coperture degli edifici per importanti accumuli di materiale piroclastico (zona rossa 2).
In particolare, saranno i successivi protocolli d’intesa che Regioni e Province Autonome dovranno sottoscrivere con la Regione Campania e le amministrazioni comunali interessate – d’intesa con il Dipartimento della Protezione civile – a rendere effettivamente operativi i gemellaggi, prevedendo specifici piani per il trasferimento e l’accoglienza della popolazione da assistere.
Nel frattempo, entro 45 giorni da quando le
Disposizioni del Presidente del Consiglio verranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale, il Capo del Dipartimento della Protezione civile – d’intesa con la Regione Campania e sentita nuovamente la Conferenza Unificata – dovrà fornire alle diverse componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile le indicazioni per l’aggiornamento delle rispettive pianificazioni di emergenza previste per lo specifico rischio vulcanico al Vesuvio, aggiornamento che dovrà compiersi entro i successivi quattro mesi.
La pianificazione nazionale nasce dal concorso delle pianificazioni di tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni centrali e periferiche, alle organizzazioni di volontariato e alle società di servizi: l’obiettivo del piano di emergenza nazionale, infatti, è quello di assicurare la mobilitazione di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile come un’unica organizzazione volta a portare soccorso e assistenza ai cittadini.
Infine, si riportano di seguito i gemellaggi tra i 25 Comuni della zona rossa e le Regioni e Province Autonome
».

Regione/Provincia Autonoma  –  Comune
Piemonte                                                             Portici
Valle d’Aosta                                                      Nola
Liguria                                                                   Cercola
Lombardia                                                           Torre del Greco
«                                                                               Somma Vesuviana
Province Autonome di
Trento e Bolzano                                              Pollena Trocchia
Veneto                                                                   San Giuseppe Vesuviano
«                                                                               Sant’Anastasia
«                                                                               Pomigliano d’Arco (enclave nel territorio di Sant’Anastasia)
Friuli Venezia Giulia                                        Palma Campania
Emilia Romagna                                                Ercolano
Toscana                                                                 San Giorgio a Cremano
Umbria                                                                   San Gennaro Vesuviano
Marche                                                                   Poggiomarino
Lazio                                                                        Ottaviano
«                                                                                Napoli (parte della circoscrizione di
«                                                                                Barra – Ponticelli – San Giovanni a Teduccio)
Abruzzo                                                                  Terzigno
Molise                                                                      Massa di Somma
Puglia                                                                       Torre Annunziata
«                                                                                 San Sebastiano del Vesuvio
Basilicata                                                                Boscotrecase
Calabria                                                                   Boscoreale
Sicilia                                                                        Scafati
«                                                                                  Trecase
Sardegna                                                                  Pompei

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VESUVIO_gemellaggi_2014

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

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L’aggiornamento dei gemellaggi era necessario, tuttavia le problematiche da affrontare sono ancora molte. E’ urgente, infatti, rispondere a domande di tipo operativo. Ad esempio: come si raggiungeranno tali regioni? Per quali strade? Con quali mezzi? Partendo da dove? Con quali modalità/priorità verrà effettuata l’evacuazione? Quale destinazione precisa dovrà essere raggiunta? In loco, a chi ci si dovrà rivolgere? Le regioni ospitanti stanno organizzando l’accoglienza?

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A proposito di ciò, l’assessore regionale alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza, ha dichiarato:

«Con la definizione da parte del Governo della zona rossa del Vesuvio e dei gemellaggi,  si stabilisce una pietra miliare per il Piano di emergenza Rischio Vesuvio: i 700mila abitanti interessati (150mila in più rispetto al precedente Piano), in caso di necessità verrebbero trasferiti nelle Regioni gemellate, sostenuti dallo Stato» (QUI).

«Partirà ora il lavoro congiunto di Regione Campania, Dipartimento nazionale di Protezione civile e delle altre Regioni gemellate, per stabilire le modalità organizzative di dettaglio, di concerto con i Comuni interessati. Da mesi, la Regione, attraverso il Dipartimento per le Politiche territoriali, ha intrapreso le azioni per il coordinamento della mobilità dei cittadini, le modalità di evacuazione degli ospedali e di messa in sicurezza dei beni culturali, di concerto con il Mibac» (QUI). 

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Un’ulteriore immagine con l’elenco dei gemellaggi è QUI.

Gemellaggi fantasma

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

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Post del 24 gennaio 2014:

Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali legami, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Il 29 luglio 2013 l’assessore regionale campano alla protezione civile, Edoardo Cosenza, ha annunciato che «Il Dipartimento [di Protezione Civile] si sta interessando, in sede di Conferenza delle Regioni, alla stipula di appositi accordi per i gemellaggi fra Comuni da evacuare e altre regioni italiane» [QUI].
Il 14 dicembre 2013 il “Corriere del Mezzogiorno” ha pubblicato un articolo in cui Angelo Lomonaco spiega che “«Chi vive a Nola va in Val d’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio“.
Negli stessi giorni (ma l’ho letto solo oggi, 24 gennaio 2014), il webjournal “ReteNews24” è stato ancora più preciso, elencando tutti i gemellaggi tra i comuni della (nuova) zona rossa e le regioni italiane: “Napoli e provincia, ecco dove fuggire se scoppia il Vesuvio: scopri la tua regione gemellata” (l’elenco è stato rilanciato anche da esponenti politici).
Sembrerebbe, dunque, che gli accordi cui faceva riferimento Cosenza tra DPC e Conferenza delle Regioni siano stati raggiunti. Eppure non se ne trova traccia, almeno sul web e sulla stampa. Inoltre, è da segnalare che entrambi i casi giornalistici citati non menzionano la fonte ufficiale da cui traggono le informazioni pubblicate, per cui, non trovando alcun riscontro in fonti istituzionali o scientifiche, a mio avviso vengono a porsi due questioni.

La prima: possiamo fidarci di questa notizia? Ammettendo che sia vera, è questo un giornalismo rigoroso, in particolare quando tratta argomenti così delicati? E se non fosse vera, meriterebbero o no sanzioni coloro che diffondono informazioni errate (o inventate) su un tema di sicurezza per la popolazione?

La seconda: ipotizzando che l’elenco di gemellaggi sia corretto e ufficiale, perché non se ne trova traccia (ormai a mesi di distanza dalla sua diffusione pubblica) sui website istituzionali? Mi riferisco innanzitutto a quelli della Regione Campania e della Protezione Civile: è forse questa l’ennesima dimostrazione dell’urgenza e dell’importanza di un piano di comunicazione unitario, autorevole e accreditato in merito al rischio vesuviano? (Ne scrivevo qui, ma mi sembra che ne abbiano consapevolezza anche il DPC e l’OV). Se, invece, la notizia fosse falsa e i gemellaggi ancora non siano stati stabiliti: quanto tempo è necessario? Quali difficoltà si stanno incontrando? Siamo o no dinnanzi ad un’urgenza, come tutti dicono?

Al momento (scrivo il 24 gennaio 2014), sul website del Dipartimento della Protezione Civile l’elenco dei gemellaggi (chiaramente obsoleto, essendo basato sulla precedente perimentrazione della zona rossa) è questo:

La (vecchia) mappa dei gemellaggi relativi al rischio Vesuvio. In attesa di quella nuova e ufficiale.

Infine, siccome in questa storia ci sono più domande che risposte, ne pongo ancora una: le altre regioni del nostro Paese lo sanno che il “rischio Vesuvio” riguarda anche loro? Si stanno attrezzando per l’accoglienza degli eventuali sfollati napoletani? Il Piano di Emergenza (giusto, sbagliato, incompleto, sottostimato e così via) è comunque “nazionale”, lo sa il resto d’Italia?