Sant’Emidio protettore dell’Italia Centrale

L’altro giorno, dopo la scossa di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera del 26 ottobre 2016, Goffredo Buccini del “Corriere della Sera” ha intervistato alcuni sopravvissuti. In particolare, ha ascoltato gli anziani coniugi Alberto e Nazzarena, i quali hanno detto:

Lui: «È Sant’Emidio, patrono di Ascoli, ci protegge dai terremoti».
Lei: «Eeeeh, ma è una cosa popolare, io non ci credo a Sant’Emidio!».
Lui: «Me devi lascia’ parla’! Da noi c’è il detto: ci protegge Sant’Emidio».
Lei: «E ci credi?».
Lui: «Ci credo e non ci credo… Stavolta si vede che s’è fatto vecchio pure Sant’Emidio».

Sant’Emidio visse nel terzo secolo, nacque a Treviri, nell’attuale Germania, e predicò nel Centro Italia, stabilendosi ad Ascoli Piceno, di cui divenne patrono cittadino. La protezione soprannaturale più nota attribuita a questo santo è quella contro i terremoti, una qualità che, come ha ricordato Aldo Maria Valli dopo il sisma del 24 agosto scorso,

«gli viene riconosciuta molti secoli dopo la sua morte, nel 1703. Quell’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, l’Italia centrale è funestata da una serie di terremoti devastanti, che colpiscono in particolare Norcia, Amatrice e l’Aquila, ma Ascoli ne viene preservata: gli edifici infatti, nonostante la violenza delle scosse, subiscono danni piuttosto lievi. Inoltre gli ascolani che, per diverse ragioni, si trovano nei luoghi più colpiti, si salvano. Il merito di un fatto tanto sensazionale è subito attribuito al patrono della città e così nasce un culto che sarà sempre più diffuso».

Da allora la devozione per sant’Emidio si è allargata a tutta l’Italia e si è installata in numerose località del mondo, tutte soggette a sismicità (in California, Messico, Filippine, Nuova Zelanda…).
Su Google Books sono presenti varie agiografie d’epoca e la sua iconografia è davvero eloquente. La preghiera che gli è rivolta dai fedeli si conclude con questa invocazione:

«[…] Estendi su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra città e diocesi la tua protezione affinché, preservati dal terremoto e da ogni altro flagello, possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla, tutta intesa a dare gloria a Dio e a rendere più sicura la salvezza delle nostre anime».

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A causa della scossa di ieri, 30 ottobre 2016, la cattedrale di sant’Emidio ad Ascoli Piceno è rimasta chiusa per precauzione, ma la celebrazione della messa si è tenuta ugualmente all’aperto, dinnanzi al tempio. (Ho letto che anche a Napoli c’è stato un appello a pregare questo santo). Qualcosa di simile si è verificato a Norcia, ma con ancora più drammaticità: nonostante il crollo della basilica di san Benedetto, ieri mattina numerose persone si sono inginocchiate a terra per pregare davanti alla facciata dell’antica chiesa, unico lato rimasto in piedi dopo la scossa delle 7h40.
In caso di disastro, il ricorso al sacro è frequente e anche su Fb molti utenti invitano a pregare. Qualche giorno fa, ad esempio, a Castel del Rio, in provincia di Bologna, il sindaco Alberto Baldazzi ha inteso recuperare un rito risalente al 1725, quando furono tenute delle preghiere collettive dopo alcuni eventi calamitosi in zona, stabilendo che

«ogni anno, in occasione dell’antivigilia di Ognissanti, ci sarà la Santa Messa nella chiesa di Sant’Ambrogio e la recita del rosario nell’oratorio della Beata Vergine del Sudore».

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La preghiera e i “riti in emergenza” sono dispositivi utili a riassorbire lo shock e a tenere insieme la collettività dopo un trauma, ma è bene sottolineare che la salvaguardia dei nostri paesi e delle nostre città – delle nostre vite – dipende da altro:

  • da una più profonda ed estesa alfabetizzazione al linguaggio scientifico che tenga al riparo tutti noi da ciarlatani e complottisti (che magari insistono pure);
  • da una maggior consapevolezza storica della natura del territorio italiano, come ha evidenziato stamattina Vito Teti;
  • da un vero e proprio «patto nazionale all’altezza dell’emergenza [che sia tenuto insieme da] una solidarietà nazionale che vada oltre il mesto bla-bla di circostanza», come ha scritto oggi Gian Antonio Stella;
  • da opere di messa in sicurezza preventiva per le abitazioni e le strutture pubbliche, ma anche per i monumenti e le chiese storiche.

Per concludere, ritornando a sant’Emidio, forse s’è fatto vecchio pure lui, come osserva il novantenne Alberto, tuttavia la sua invocazione mostra ancora, dinnanzi al senso d’impotenza attuale, il bisogno di unirsi e richiamare con forza un aiuto ultraterreno che storni il destino e addomestichi l’incontrollabile. O anche semplicemente il bisogno di trovare un conforto dinnanzi alla calamità e al suo riverberarsi a tempo indefinito. L’incertezza di un sisma che non passa stavolta sembra essere la principale fonte di preoccupazione, in un’emergenza che già conta decine di migliaia di sfollati (pare che si arriverà a 100mila!), che chissà quando potranno tornare alle loro vite.

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Clicca sullo screenshot per accedere al (brevissimo) video in cui si vedono frati e suore raccolti in preghiera a Norcia dopo la scossa che ha fatto crollare la cattedrale (“CorSera”, 30 0ttobre 2016)

[Una prima versione di questo post è su Fb]

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INTEGRAZIONE (con maggiori dettagli qui):
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

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Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

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Cercando aggiornamenti sui “riti in emergenza“, in giro per il web mi sono imbattuto in varie preghiere cattoliche da recitare in tempo di calamità. Le riproduco di seguito:

Dal website “Preghiere per la famiglia“:

Preghiera nel tempo di terremoto
O Dio creatore, / noi crediamo che tu sei nostro Padre / e che ci vuoi bene / anche se la terra trema / e le nostre famiglie sono state sconvolte / dall’angoscia. / Non lasciarci soli nel momento della sventura. / Apri il cuore di molti nostri fratelli / alla generosità e all’aiuto. / A noi dona la forza e il coraggio / necessari per la ricostruzione / e l’amore per non abbandonare / chi è rimasto senza nessuno. / Così, liberati dal pericolo / e iniziata una vita nuova, / canteremo la tua lode.

In tempo di pubbliche calamità
O Gesù, Dio di pace, gettate uno sguardo di misericordia / su questa terra infelice; mirate quante lacrime si versano / nelle famiglie anche più innocenti. / Se avete scritto nei vostri decreti questo dolore, / ricordatevi che siamo figli, che per questo vi fermaste / in mezzo a noi sull’altare. / Pronunciate, o Signore, un’altra volta quella parola potente / che nel furore della tempesta fece tacere i venti, / ricompose le onde agitate, rese tranquillo e sereno il cielo. / Allora vedremo rifiorire questa terra e, mossi da viva gratitudine, / verremo al vostro altare per ringraziarvi con fede più viva, / più sicura speranza ed amore più riconoscente.

In tempo di tribolazioni
Vergine Santa, conforto degli afflitti e madre di consolazione, / a voi gridiamo dal fondo delle nostre tribolazioni: / Abbiate pietà di noi poveri infelici, che a voi la domandiamo. / O Maria, questo è il momento di mostrare, come è giusto il nome, / con cui vi invochiamo nostra madre. / Dimenticaste voi quelle ultime parole del vostro Gesù dalla Croce, / quella voce moribonda, quegli estremi sospiri, / coi quali a voi ci consegnava come figli? / O cara Madre udite il gemito di noi poveri peccatori sì, / ma figli vostri. Se voi non ci consolate, / a chi potremo noi domandare soccorso? / Deh voi dunque parlate di noi al vostro Gesù con quell’amore / che sempre lo vince. / Nel vostro seno deponiamo le nostre lacrime: / da voi aspettiamo la nostra consolazione; / e quando pure sapessimo che voi ce la negaste, / ancora rimarremo ai vostri piedi gridando: / Madre, consolateci, che siamo vostri figli.

Dal website “Ognissanti San Barnaba“:

Preghiera alla Madonna del terremoto
(A questa Madonna è dedicata una piccola chiesa di Mantova, in piazza Canossa, che «fu edificata nel 1754 a ricordo della protezione data dalla Madonna in occasione del terremoto del 1693»)
:
O beatissima Regina del cielo e della terra, / che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio, / e la spada del dolore ti trapassava l’anima / per diventare la Madre di tutti i viventi, / hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra, / soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto. / La terra rimbomba di un sordo boato, / attorno a noi crollano il presente e il passato / e le nostre anime smarrite si chiedono: / che cos’è l’uomo, perchè Tu, o Signore, te ne ricordi? / Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria, / eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre, / ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo, / fino a meritare il castigo di Dio. / O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia, / intercedi per noi presso tuo Figlio: / prendi le nostre mani e guidaci a Lui, / perchè converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati. / Liberi dall’inquetitudine e dalla disperazione, / seguiremo la via della salvezza e canteremo / in eterno con te le meraviglie di Dio. / Amen

Dal website “Papaboys“:

Preghiera del cuore a Gesù Salvatore per tutte le famiglie coinvolte nel terremoto
(«Rivolgiamo questa preghiera al Signore del tempo e della storia, per tutte le popolazioni colpite dal terremoto del centro-Italia. Ti chiediamo Signore di avere pietà di tutti noi, di concedere conforto ai cuori di tutti coloro che sono in difficoltà e che vedono la propria casa di strutta. Per i bambini, per gli anziani e per tutti coloro che soffrono»)
O Dio creatore, noi crediamo che tu sei nostro Padre e che ci vuoi bene / anche se la terra trema e le nostre famiglie sono state sconvolte dall’angoscia / Non lasciarci soli nel momento della sventura. / Apri il cuore di molti nostri fratelli alla generosità e all’aiuto. A noi dona la forza e il coraggio necessari per la ricostruzione e l’amore per non abbandonare chi è rimasto senza nessuno. / Così, liberati dal pericolo e iniziata una vita nuova, canteremo la tua lode.

Dal website “Donna 10“:

Preghiere contro i terremoti: affidiamoci a Sant’Emidio d’Ascoli!
(«Ecco la preghiera che tutti dovremmo intonare, affinché Sant’Emidio ci protegga dal flagello dei terremoti»)
Sant’Emidio, accogli benigno la preghiera che fiduciosi ti rivolgiamo. Intercedi per noi presso il Signore affinché, a tua imitazione, la nostra fede, vivificata dalle opere, sia testimonianza di filiale amore a Dio e di fraterna carità per il prossimo. Spronati dal tuo esempio, promettiamo di vivere col cuore staccato dai beni della terra e disposti a sacrificare tutto pur di restare fedeli a Dio e alla Chiesa. Estendi su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra città e diocesi la tua protezione affinché, preservati dal terremoto e da ogni altro flagello, possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla, tutta intesa a daregloria a Dio e a rendere più sicura la salvezza delle nostre anime.

Un video che raccoglie varie preghiere collettive dopo il sisma del 30 ottobre 2016:

Sisma emiliano del 2012: non sono escluse responsabilità umane

Secondo il rapporto della commissione Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region) anticipato da Science e poi reso pubblico il 15 aprile 2014, non si può escludere che il sisma del 20 maggio 2012 in Emila-Romagna sia stato scatenato dall’estrazione di petrolio dal pozzo di Cavone, a circa 20 chilometri dall’epicentro del terremoto.
È improbabile che l’estrazione di petrolio e l’immissione di fluidi da soli abbiano potuto generare la pressione necessaria a provocare un forte terremoto, ma potrebbero aver contribuito a innescarlo.
La commissione Ichese è stata istituita l’11 dicembre 2012 dalla Protezione Civile su richiesta del presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani per indagare le relazioni tra l’attività estrattiva e il terremoto del maggio 2012, quando morirono 17 persone, trecento furono i feriti e 15mila gli sfollati.
(“Internazionale”, 16 aprile 2014, QUI)

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Di seguito, i principali articoli che trattano dei risultati della commissione Ichese:

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Ho accennato al fracking nei seguenti post: La colpa dei disastri (25 maggio 2013), I Maya e i diamanti d’Este (17 novembre 2013)

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AGGIORNAMENTO del 30 maggio 2014:
In occasione del secondo anniversario del sisma in Emilia, il blog “INGV Terremoti” ha pubblicato 10 risposte su quell’evento fornite dai ricercatori che lo stanno studiando: Luigi Improta (INGV-Roma1), Enrico Serpelloni (INGV-BO), Romano Camassi (INGV-BO), Carlo Meletti (INGV-Pi), Claudio Chiarabba (Direttore Struttura Terremoti INGV).
In particolare, l’ultimo quesito chiede: “Che ruolo hanno giocato nell’accadimento dei terremoti del 2012 le attività estrattive e di re-iniezione di fluidi nelle aree intorno alla zona epicentrale? Cosa dice al riguardo il rapporto della Commissione ICHESE?“.
La risposta è: “In seguito ai terremoti del maggio 2012 e alle molte voci incontrollate sulle relazioni tra sismicità e ricerca per idrocarburi o utilizzo di depositi di gas, la Regione Emilia Romagna e il Dipartimento della Protezione Civile decidono di istituire una commissione internazionale di esperti, denominata ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region). La Commissione deve rispondere a due quesiti:
1 – È possibile che la crisi sismica emiliana sia stata innescata dalle ricerche sul sito di Rivara effettuate in tempi recenti, in particolare nel caso siano state effettuate delle indagini conoscitive invasive, quali perforazioni profonde, immissioni di fluidi, ecc.?
2 – È possibile che la crisi sismica emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012?
La risposta della Commissione al primo quesito è NO, in quanto non risulta sia stata effettuata alcuna attività di esplorazione mineraria negli ultimi 30 anni a Rivara.
Per quanto riguarda il secondo quesito, la Commissione ha condotto una serie di studi molto articolati riassunti in oltre 200 pagine di testo, che è difficile qui riassumere. Il testo è comunque pubblico e consultabile a questo indirizzo: http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/geologia/commissione-ichese
“.
Il link è tra i commenti.

Prevenzione e precauzione

Tutti riconosciamo che la prevenzione è fondamentale, tuttavia raramente ne applichiamo i princìpi. Comunque sia, quello della prevenzione non è un concetto univoco. Ad esempio: quando la prevenzione è sufficiente? chi decide che è abbastanza? o, ancora, qual è la sua differenza con il controverso “principio di precauzione”?
Non ho intenzione di indagare qui le varie sfumature di tali categorie, ma prendo spunto da un articolo del blog «INGV Terremoti» per conservare gli articoli che ne parlano.
Attiguo è il tema dei “costi dei disastri”, le cui notizie archivio in QUEST’ALTRO post.

«INGV Terremoti», 12 luglio 2013, QUI
LA PREVENZIONE PAGA
Carlo Meletti – Centro di Pericolosità Sismica INGV

Appena avvertita la scossa di terremoto di magnitudo 5.2 che venerdì 21 giugno ha colpito la Lunigiana orientale, il primo pensiero di chi si occupa professionalmente di terremoti è stato quello di un disastro che poteva aver provocato molti crolli e quindi probabilmente anche vittime. La magnitudo 5.2 di per sé non è una magnitudo elevatissima (in Italia si sono avuti storicamente eventi che hanno superato magnitudo 7, ultimi tra questi il terremoto di Reggio Calabria-Messina del 1908 e quello di Avezzano del 1915) ed è stata frequentemente rilevata: dal 1900 a oggi sono oltre 150 le scosse di magnitudo pari o uguale a 5.2 verificatesi nel territorio nazionale.
Abbiamo però un record negativo nel nostro paese: una elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio, vale a dire una scarsa capacità di resistere ai terremoti. Le ragioni di questa fragilità sono molteplici: sicuramente un’età elevata delle nostre case, probabilmente gli effetti degli anni di boom economico durante i quali si è costruito senza guardare troppo per il sottile, sicuramente una scarsa tradizione nella progettazione di edifici con criteri antisismici. Fino agli anni ’80 una zona veniva dichiarata sismica solo dopo che vi si era verificato un forte terremoto e conseguentemente diventava obbligatorio adottare le norme antisismiche del momento nella progettazione del nuovo, ma nessun vincolo particolare era imposto sugli edifici esistenti
.

CONTINUA (anche QUI)

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AGGIORNAMENTO dalla CAMPANIA (24 luglio 2013):
Presentato il nuovo sistema regionale di protezione civile: QUI. In particolare, «per quanto riguarda il Piano Vesuvio, a giorni approveremo la delibera per la delimitazione della nuova zona rossa 1 e 2 del Piano di emergenza in base alle proposte che sono pervenute dai Comuni interessati».

AGGIORNAMENTO (1 ottobre 2013):
Per il terzo anno consecutivo si è svolta la campagna di sensibilizzazione “Terremoto io non rischio”, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile. Al termine del fine settimana dedicato a questo tema, il capo del DPC, Franco Gabrielli, ha dichiarato che il nostro Paese «ha bisogno di essere consapevolizzato, non tranquillizzato» («Il giornale della protezione civile», 1 ottobre 2013, QUI). Altre info sono tra i commenti.

AGGIORNAMENTO (7 ottobre 2013):
Per organizzare una buona prevenzione bisogna, evidentemente, comprendere quale sia il senso sociale del rischio (di ciascun tipo di rischio). Credo che questo lavoro vada compiuto antropologicamente, cioè indagando il vissuto delle persone, osservandole sui propri luoghi, registrandone le relazioni e così via, ma più di frequente lo si svolge (quando lo si svolge) tramite questionari rigidi, tipici degli approcci quantitativi. E’ quanto ha compiuto l’INGV per indagare «la percezione del rischio sismico in Italia». Eccone i risultati (a voi i commenti): Blog «INGV Terremoti», 7 ottobre 2013, QUI.

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AGGIORNAMENTO del 20 gennaio 2014:
E se la “protezione civile” diventasse materia scolastica? In effetti le società non sono resilienti per natura, al limite lo diventano. E’ la proposta avanzata dal capo del DPC Franco Gabrielli, riferisce Gianluca Testa (“Corriere della Sera“): «insegnare la protezione civile a scuola può essere d’aiuto. Cittadini più consapevoli possono stimolare le amministrazioni locali e le comunità, possono rappresentare le sentinelle vigili dei territori e – perché no? – applicare conoscenza e consapevolezza anche nell’acquisto di una nuova casa. Saprebbero valutare se la zona dove andranno ad abitare è a rischio oppure no. Saprebbero come dialogare col proprio Comune».

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L’emergenza “conviene” (a qualcuno).
«L’Italia viene continuamente rattoppata perché c’è anche chi lucra e specula sull’emergenza. Che verificandosi a ripetizione, garantisce guadagni vita natural durante» (Guglielmo Pepe). Ecco perché bisognerebbe bandire locuzioni tipo “cultura dell’emergenza”. (L’articolo è anche tra i commenti qui sotto).

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Un filmato caricato su YouTube il 5 maggio 2010 intitolato “Tu e il terremoto“, presentato così: “Conoscere come è fatta la propria casa è importante per affrontare un eventuale terremoto. Questa breve animazione realizzata nell’ambito del progetto EDURISK (www.edurisk.it) suggerisce da dove cominciare…

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AGGIORNAMENTO del 17 aprile 2014:
«E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2014 la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2014 relativa al Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico. La Direttiva fornisce – per quanto riguarda il rischio sismico – le indicazioni per la redazione della pianificazione dell’emergenza, in particolare di livello nazionale, in continuità con le indicazioni riportate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, presupposto indispensabile per assicurare la capacità di allertamento, attivazione e intervento del Servizio nazionale della protezione civile in caso di emergenza» CONTINUA QUI (o tra i commenti).

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INTEGRAZIONE del 1° luglio 2014:
Il rischio viene presentato spesso come un dato oggettivo, ma invece la sua caratteristica – come per ogni probabilità – è l’incertezza. “Il Post” ha tradotto un articolo del “Washington Post” in cui, tra le righe, emerge quanto il rischio sia una costruzione sociale, una negoziazione politica. Non potendo rispondere con esattezza a questioni sul dove-come-quando-quanto, soprattutto in merito a previsioni di lungo periodo, la domanda su cui ci si dovrebbe concentrare è: «quanto sicuro è ciò che è abbastanza sicuro per questa particolare cultura?».

COSA ASPETTARSI DAL RISCALDAMENTO GLOBALE
di Lori Montgomery – Washington Post – 1 luglio 2014
La storia esemplare degli abitanti di una costa americana, che non vogliono sapere se le loro case saranno sott’acqua tra un secolo: anche perché non lo possiamo sapere, se lo saranno.

CONTINUA QUI (oppure QUI)
(La versione originale in inglese è QUI)

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INTEGRAZIONE del 22 gennaio 2015:
Il 19 gennaio è cominciato “EDURISK 2015“, un progetto di formazione e sensibilizzazione per 332 docenti di 34 istituti scolastici dei comuni delle zone rosse del Vesuvio e dei Campi Flegrei.
L’intento è di coinvolgere il mondo scolastico in un percorso di scoperta dei rischi, al fine di diffondere efficacemente le informazioni scientifiche e, così, accrescere la consapevolezza e avviare strategie di prevenzione e riduzione dei rischi naturali.
Il programma si svolge in varie scuole fino al 27 gennaio.
Ulteriori informazioni sono sul website della “Regione Campania“, sugli spazi web e social di EDURISK e in un articolo de “Il Giornale della Protezione Civile“.