Discarica Vesuvio: una mostra fotografica tra bellezza e crudeltà

Il Vesuvio è una discarica da mezzo secolo e domani, 11 febbraio 2017, questa realtà verrà ribadita con la mostra fotografica “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino. Oggi ne ha scritto Antonio Cimmino su “Il Mattino” e la pagina-Fb “Rischio Vesuvio” vi ha aggiunto qualche considerazione.

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Intorno al Vesuvio il rischio vulcanico e il rischio ecologico sono strettamente legati. Lo sono per varie ragioni:

  1. innanzitutto perché il senso sociale del rischio non è analizzabile come se fosse legato ad una minaccia episodica o isolata, ma va studiato in relazione al contesto, per cui la condizione a rischio va considerata come un tutto;
  2. in secondo luogo perché le varie tipologie di rischio che incidono su un determinato territorio si condizionano vicendevolmente, ad esempio opponendosi le une alle altre o celandosi tra loro (in altre parole, si mettono in atto dei processi di selezione per cui vengono attribuite delle priorità);
  3. infine perché la mitigazione del rischio passa obbligatoriamente per una revisione del rapporto con l’ecosistema.

Sensibilizzare su questa complessità è uno dei compiti che ci siamo dati con questa pagina-Fb, ma sarebbe opportuno e urgente che se ne accorgessero soprattutto le istituzioni, compresa la Protezione Civile.
Intorno al Vesuvio le discariche legali e illegali esistono da mezzo secolo, i roghi di immondizia sono frequenti e asfissianti, le patologie tumorali preoccupano e da tempo si chiede un registro che permetta di monitorare la situazione. Per farvi un’idea, seguite i post taggati “immondizia” su questo stesso blog.
In questo solco, domani 11 febbraio 2017, alle 18h30 presso le Scuderie di villa Favorita ad Ercolano, verrà inaugurata la mostra-denuncia “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino, di cui oggi scrive su “Il Mattino” Antonio Cimmino: «Modelle tra sacchetti neri e materiale ingombrante. O ancora sedute su di un frigorifero al centro di una megadiscarica a cielo aperto in uno dei posti più belli e conosciti al mondo, le pendici del Vesuvio. Bellezza e crudeltà».
Altre info sono sulle pagine-Fb di “Le Scuderie di villa Favorita” e di “Giovani per il Territorio“. La locandina è la seguente (cliccandovi accederete alla pagina-evento su Fb):

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La sparizione di un villaggio a Capo Verde

Dalla fine di novembre 2014 il vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde, ha ripreso l’attività eruttiva (ne ho scritto qui e qui). Il complesso vulcanico ricorda quello del Vesuvio: il cratere sorge all’interno di una caldera, parzialmente circondata dall’ampio arco montuoso dell’antico edificio vulcanico:

All’interno della caldera sorgono alcuni villaggi, come Portela e Bangaeira (map), i cui abitanti (intorno al migliaio), dopo alcuni rifiuti iniziali, hanno dovuto evacuare (e, per fortuna, non si contano vittime).
Il 27 novembre la colata lavica ha cominciato a inghiottire la sede del Parco Naturale del Fogo e una quindicina di case di Portela (fonte):

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La colata lavica del vulcano Fogo raggiunge il villaggio di Portela (27 novembre 2014)

Nel fine settimana del 6-7 dicembre, il villaggio di Portela è sparito completamente sotto il manto della lava, di quella che è ritenuta l’eruzione più imponente del Fogo dal 1995 (altra fonte).
Le immagini che seguono sono tratte dai profili pubblici degli account fb di Observatorio Vulcanologico de Cabo Verde, Instituto Volcanologico de Canarias, Geovol Grupo de Investigacion, FogoNews:

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AGGIORNAMENTI:
Il blog “Culture Volcan” riferisce che anche il villaggio di Bangaeira è sparito sotto la colata lavica del Fogo: “en l’espace de 15 jours seulement, c’est plus d’un siècle et demie d’histoire qui a littéralement été effacé sur l’île de Fogo, les constructions les plus anciennes dans la Caldera remontant aux années 1860“.

E’ stata aperta una pagina fb intitolata “Vulcão do Fogo 23-11-14“, in cui sono presenti immagini molto drammatiche. Le divido in due gallerie fotografiche.
La prima è dedicata all’evacuazione della popolazione:

La seconda raccolta di immagini è dei cartelli d’aiuto pubblicati online:

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AGGIORNAMENTO del 10 dicembre 2014:
Il telegiornale serale della Radiotelevisione Capoverdiana ieri ha mandato in onda un servizio dalle cittadine costiere di Fonsaco e di Mosteiros Tras (map), sull’isola di Fogo, dove la popolazione sta evacuando volontariamente, preoccupata dall’avanzare della colata lavica che ha già distrutto i villaggi di Portela e Bangaeira. Questo è il filmato e, di seguito, alcuni screenshot dello stesso:

Clicca sull'immagine per accedere al filmato.

Clicca sull’immagine per accedere al filmato.

Una galleria di screenshot del servizio di RTC:

Ulteriore galleria fotografica è questa pubblicata dalla Marina Militare portoghese, un cui battaglione ha portato aiuti e sostegno alla popolazione dell’isola di Fogo, in particolare agli abitanti della località Monte Grande:

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AGGIORNAMENTO del 15 dicembre 2014:
Su varie pagine di socialnetwork ho trovato ulteriori testimonianze fotografiche dei drammatici effetti dell’eruzione del Fogo, le raccolgo in un’unica galleria di immagini che mette insieme fotografie della coltura della vite (precedente alla colata lavica) e della messa in salvo delle botti di vino, immagini della disperazione dei contadini e degli aiuti umanitari provenienti da vari Paesi come l’Angola e il Portogallo, nuovi cartelli di sostegno (anche spirituale) alla popolazione disastrata e alcuni scatti dall’interno del villaggio invaso dalla lava in via di raffreddamento.
Le fonti di queste immagini sono Montrond Theo, Jorge Nogueira Nogueira, Waldemar Pires (qui, qui e qui), Marcos Rocha de Pina, il gruppo fb Fogo na coracao.

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AGGIORNAMENTO del 17 dicembre 2014:
Pauline Texier-Teixeira è una maitre de conférences in geografia dell’università di Lyon 3 “Jean Mulin” e tra i suoi temi di ricerca c’è la riduzione del rischio in varie località del pianeta, compresa l’isola di Fogo a Capo Verde. Oggi ha lasciato questo commento molto interessante sul blog “Culture Volcan”:

Bonjour à tous,
Merci pour ce site très bien fait et pour toutes ces infos. Je viens d’écrire un long message qui s’est effacé, alors je le refait en plus bref : je suis Pauline Texier Fernandes Teixeira, et je travaille depuis 2010 à Fogo en tant qu’enseignant chercheur en géographie, et je suis co-auteur de l’article paru en 2013 sur Fogo et le risque volcanique.
Je souhaite réagir par rapport à toutes ces remarques pertinentes : la terre dans la caldeira présente à la fois une valeur inestimable pour ceux qui la cultivent depuis 1917 et l’ont valorisée à la sueur de leur front, car elles sont fertiles et apportent de nombreuses ressources uniques à Fogo, à la fois sont sans “valeur foncière”, puisqu’il s’agit de terres d’Etat, liées au Parc Naturel, et les habitants n’ont pas de titres de propriété, seulement un droit d’usage, dans la limite des autorisation du zonage du Parc. Deux événements ont marqué 2014 : l’émergence d’un plan d’urbanisation, interdisant entre autre plus de construction à Bangaiera et chamboulant la définition des lots de terre, et l’éruption, qui remet aujourd’hui tout en question. Aujourd’hui, il existe de très fortes tensions quant à l’avenir des habitants réfugiés de Cha : le gouvernement souhaite a priori les reloger dans les maisons de 1995 (dernière éruption), aujorud’hui délabrées, et ainsi éliminer en quelques sortes le risque, en déplaçant les gens exposés directement (ce qui n’est paradoxalement pas sans conséquence sur la vulnérabilité économique des déplacés!). A l’opposé, les habitants qui s’organisent depuis quelques jours en collectif autour de l’association des Guides de Cha, souhaitent retourner habiter dans la caldera, et continuer à vivre avec le risque. En effet, ils sont conscients des risques, mais il reste des terres cultivées pour le moment épargnées par le volcan : la terre, c’est la vie la bas. Sans terre, on ne survit pas. C’est ce qui explique qu’ils soient retournés vivre dans la caldera après l’éruption de 95. Alors que vaut il mieux ? Vivre avec le risque volcanique ? Ou survivre à la précarité quotidienne, qui représente à leurs yeux un risque beaucoup plus important ? A eux d’en décider!
Bonne journée,
ps : si vous etes sur Lyon, j’organise ce soir 17 décembre, à 18h30 une conférence sur Fogo au bar Le Pré Soir, 9, rue du jardin des plantes, métro Hôtel de Ville.
Avec des amis et collègues, nous avons constitué un collectif pour leur venir en aide et soutenir leur action de reconstruction post-catastrophe : un pot commun a été ouvert en suivant ce lien [evento fb: QUI],
A bientôt!
Pauline

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AGGIORNAMENTO del 22 dicembre 2014:
L’eruzione continua e, sebbene non sia violenta, sta procurando enormi danni: FogoNews (via-CultureVolcan) riferisce che la colata lavica inghiotte giorno dopo giorno sempre più abitazioni e terre agricole: in particolare, “la cave “Sodade” d’où avaient été évacués les quelques 40.000 litres de vins a été totalement détruite hier: il sera donc encore un peu plus difficile de remettre cette activité économique en route, entre la diminution de la surface de terres fertiles et la disparition des infrastructures permettant leur transformation et leur stockage“.

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AGGIORNAMENTO del 15 aprile 2015:
Dopo poco più di quattro mesi dall’eruzione, sulla colata lavica che ha devastato due villaggi nella grande caldera del Fogo è stata ricavata una strada in terra battuta, come mostrano le fotografie postate su fb da Dom Danillon, un abitante della zona:

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AGGIORNAMENTO del 26 settembre 2015:
L’altro ieri è uscita un’agenzia che annuncia per il 1° ottobre l’apertura di un hotel costruito su quella lava: si chiamerà “Casa Mariza 2.0”, avrà 14 stanze, un ristorante e, come si augura l’imprenditore Mustafá Eren, dovrebbe riattivare i flussi turistici nella zona.
Considerando anche altre strutture private ricostruite dopo l’ultima eruzione, in questo modo l’area di Cha das Caldeiras raggiunge la cifra di 34 stanze disponibili per eventuali visitatori.

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AGGIORNAMENTO del 4 ottobre 2015 (non c’entra con l’ultima eruzione del Fogo, bensì con la sua storia arcaica):
La corrispondente di “Haaretz” Ruth Schuster ha riferito di uno studio sul crollo dell’edificio vulcanico del Fogo, a Capo Verde, avutosi 73mila anni fa e che provocò un mega-tsunami (con onde di almeno 250 metri). Questo fenomeno (crollo di un vulcano costiero e conseguente mega-tsunami) è raro, secondo uno studioso avviene ogni 10mila anni, tuttavia è così repentino da non poter essere previsto, né arginato. Un caso si è avuto sicuramente anche nel Mediterraneo, quando 8mila anni fa l’Etna perse 6 miglia quadrate di rocce formando un’onda di maremoto di 50 metri.
Ulteriori notizie sono QUI.

Emergenze ed evacuazioni

Contrariamente ai terremoti, le eruzioni vulcaniche possono essere previste con un certo anticipo (tra i segnali precursori ci sono proprio i sismi). In questo post raccolgo le notizie relative agli “stati di emergenza” per le popolazioni che vivono intorno ai vulcani. Comincio da un caso andino.

Nei primi giorni di settembre 2013 il vulcano Ubinas, nel sud del Perù, ha cominciato un’attività che non sembra arrestarsi (QUI, QUI e QUI). A causa della «caídas de ceniza [sulla] localidad de Querapi y algunos otros pueblos del valle de Ubinas», nel pomeriggio del 4 settembre l’IGP (Instituto Geofísico del Perú) e l’INGEMMET (Instituto Geológico Minero y Metalúrgico) hanno sollecitato l’evacuazione preventiva dei 150 abitanti di Querapi, un villaggio posto a soli 4 km dal cratere:

«Andina», 4 settembre 2013, QUI

RECOMIENDAN EVACUAR A POBLADORES DE QUERAPI POR ACTIVIDAD DE VOLCAN UBINAS
La evacuación de los pobladores de Querapi, que se ubica a 4 kilómetros al sur del volcán Ubinas, región Moquegua, recomendaron los especialistas del Instituto Geofísico del Perú (IGP) y del Instituto Geológico, Minero y Metalúrgico (Ingemmet), debido a la alta vulnerabilidad de la zona.
[…] Por ello, se aconseja a las poblaciones aledañas al volcán Ubinas, realizar preparativos, a fin de mitigar los efectos de posibles caídas de ceniza en la salud de las personas, áreas de cultivo y fuentes de agua.
Además, como la caída de cenizas afecta principalmente la zona norte y noroeste del volcán, influenciado por la dirección de los vientos, los expertos sugieren a las autoridades locales y regionales, efectuar una evaluación de daños y efectos en dichas zonas.
Asimismo, se sugiere a las autoridades competentes, elevar el nivel de alerta volcánica al color amarillo, así como activar el Plan de Contingencia frente a un eventual incremento de la actividad del Ubinas.
Dentro de las conclusiones, se precisa que el monitoreo sísmico indica, hasta ahora, la inexistencia de evidencias compatibles con ascenso de magma nuevo, necesario para una eventual erupción magmatica inminente.
[…] El volcán Ubinas, considerado el más activo del sur peruano, se ubica en el extremo Norte de la región Moquegua, a 70 kilómetros al Este de la ciudad de Arequipa. Desde el año 1550 D.C. se han producido alrededor de 25 erupciones. La última erupción se registró entre el 2006 y 2009 y fue de magnitud baja, con un Índice de Explosividad Volcánica 2, en una escala que va de 0 a 8.
Dicha erupción afectó principalmente a siete pueblos ubicados al sureste del volcán, por lo que se evacuó a cerca de 2000 pobladores en riesgo, quienes permanecieron en 2 refugios (Anascapa y Chacchagen) durante casi más de 10 meses. […]».

Rispetto al vulcano Ubinas, Querapi si trova QUI (anche QUI, meglio).

L’invito ad evacuare la popolazione presentato dagli esperti è stato subito commentato dalle autorità amministrative locali. Marín Vizcarra, il presidente della regione Moquegua (in cui si trova Querapi), ha dichiarato che «el traslado deberá efectuarse de todas maneras debido a la alta vulnerabilidad de la zona. […] “La población de Querapi está muy cerca al volcán, por ello hay que ponerla a buen resguardo, con fumarolas o sin ellas”» («Moquegua: Evaluarán evacuación de pobladores de Querapi ante cercanía con volcán Ubinas», «La Prensa», 5 settembre 2013, QUI).

AGGIORNAMENTO del 18 aprile 2014:
Il vulcano Ubinas continua la sua attività, che è sempre più forte. Il livello di allerta è passato all’arancione85 famiglie sono state evacuate a causa della gran quantità di cenere emessa del vulcano. Inoltre, sono stati sfollate 188 persone, oltre 120 capi di bestiame e alcuni animali domestici. Come ha sottolineato un funzionario, “Querapi quedó como un pueblo fantasma”, il villaggio di Querapi è come un villaggio fantasma (Maps).

AGGIORNAMENTO del 9 aprile 2015:
Il blog “Culture Volcan” riferisce che ieri, 8 aprile, c’è stata una nuova (modesta) esplosione sul vulcano Ubinas: QUI.

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AGGIORNAMENTI:

  • Vulcano Sakurajima, Giappone: 4 settembre 2013 (foto).
  • Vulcano Sinabung, Nord Sumatra (Indonesia): 16 settembre 2013 (altre info: qui e qui)
    (Aggiornamenti: qui).
    (Aggiornamenti dell’11 novembre 2013: nuove evacuazioni, qui e qui).
    (Aggiornamento del 24 novembre 2013: si intensifica l’attività del vulcano e il livello di allerta è stato elevato al suo massimo, sia per quanto riguarda il sorvolo aereo, sia per l’evacuazione di altri abitanti – potenzialmente altri 15mila; ieri si sono avute almeno 8 esplosioni che hanno provocato ricadute di cenere in numerose città, tra le quali Medan, a più di 50km a nord-est del vulcano: di notte, le ceneri hanno ridotto la visibilità a 20m: foto; anche “Repubblica” vi dedica una galleria fotografica).
    (Aggiornamento del 28 novembre 2013: “Culture Volcan” dice che «Le dernier recensement, terminé hier en fin d’après-midi par les autorités, indique que ce sont au total 16721 personnes qui ont été déplacées et sont actuellement réparties dans 30 sites. L’évacuation semble donc menée à son terme et, jusqu’à ce que la situation évolue (en mieux ou en pire), ce chiffre ne devrait plus trop varier»).
    (Aggiornamento del 31 dicembre 2013 (c’è un video): “La Repubblica” riferisce che per l’eruzione del vulcano indonesiano Sinabung sono state «evacuate oltre 19 mila persone»: il vulcano, in eruzione da mesi, «questa notte ha riversato lapilli e lava sugli abitanti intorno al cratere. […] “Questa notte, 19.126 persone hanno lasciato le loro case e crediamo che questa cifra continuerà ad aumentare”, ha detto Sutopo Purwo Nugroho, portavoce dell’agenzia responsabile per la prevenzione delle catastrofi naturali. Il Sinabung, che era stato in letargo per quasi un secolo, si era già risvegliato in agosto e settembre del 2010»).
    (Aggiornamento del 12 gennaio 2014: gli sfollati dalle pendici del Sinabung sono saliti a 25.516. “Il Post” ha pubblicato una galleria fotografica che su fb ho commentato così: Le immagini delle calamità si somigliano tutte, nello spazio e nel tempo. In alcune di queste fotografie sembra di rivedere degli scorci vesuviani del 1944: la coltre di fuliggine grigia su ogni cosa, le strade impraticabili dagli automezzi a causa del fango, i camion carichi di oggetti privati, le immagini sacre, una certa rassegnata serenità nello sguardo degli sfollati. “Il Giornale della Protezione Civile” del 15 gennaio 2014 parla di 30mila sfollati: qui).
    (Aggiornamento del 1 febbraio 2014: La situazione intorno al vulcano Sinabung si fa ancora più preoccupante: nelle ultime ore ci sono stati 14 morti, riferisce “RaiNews24“).
    (Aggiornamento del 2 febbraio 2014: il “CorSera” ha pubblicato una galleria fotografica titolata “L’eruzione del Sinabung, Sumatra come Pompei” e un video in cui si afferma che i morti sono almeno 15; “Culture Volcan” fornisce molte più informazioni, anche in merito agli sfollati; si veda anche tra i commenti qui in basso).
    (Aggiornamento del 4 febbraio 2014: “RaiNew24” ha pubblicato una galleria fotografica con immagini di preghiere per placare l’eruzione del vulcano Sinabung).
    (Aggiornamento del 12 febbraio 2014: Il Sinabung continua la sua attività eruttiva, sebbene ormai solo effusiva. Intanto, “Les habitants de 4 villages, Batu Karang, Rimo Kayu, Cimbang, Ujung Payung tous situés à plus de 5 km de distance, ont été autorisés hier à retourner chez eux, pour commencer à faire le ménage et recommencer à travailler. Pour les aider, un soutient financier de 6000 roupies indonésienne (0.36€) et 400 grammes de riz leur sera donné pendant 30 jours. Cela reste peu car il faudra des semaines, en espérant que les émissions de cendres ne reprennent pas, pour faire ce nettoyage qui, par ailleurs, demande beaucoup d’effort physique“, QUI).
  • Vulcano Etna, Sicilia (Italia): il 23 novembre 2013 c’è stata la 17esima eruzione dall’inizio dell’anno, con una colonna di ceneri di almeno 3km e conseguente ricaduta di lapilli sulle cittadine circostanti: galleria fotografica, altra galleria fotografica. Un VIDEO interessante della cenere piovuta a Giardini Naxos, Taormina e Letojanni.
  • Vulcano Kelud, Giava (Indonesia), 14 febbraio 2014: Sono morte almeno due persone, in 100 mila sono state evacuate, uno strato di cenere e detriti copre un’area vasta 100 chilometri (“Il Post“, con foto). Ulteriori informazioni (più tecniche) sono su “Culture Volcan“: il numero massimo di sfollati è stato di circa 100.250, alloggiati in 293 rifugi. “RaiNews24” parla di oltre 200mila persone in fuga (con foto).
  • Vulcano Mayon, Filippine, 17 settembre 2014: Circa 24mila persone sono state già fatte evacuare dalle autorità filippine per il pericolo legato alla possibile eruzione del vulcano Mayon, il più attivo dell’arcipelago. Dal cratere infatti ha iniziato ad uscire lava, ma il timore dei vulcanologi è che questo possa essere solo l’inizio di un fenomeno assai più violento dal momento che l’attività del vulcano, alto 2.460 metri e distante 340 chilometri dalla capitale Manila, è in graduale intensificazione. Le evacuazioni sono state imposte nella cittadina di Guinobatan, nella provincia di Albay, dove è stato inviato l’esercito per favorire le operazioni. A rischio ci sarebbero 12mila famiglie, per un totale di 60mila persone. L’attività del Mayon ha fatto registrare ad ora diverse scosse sismiche e dal cratere vengono espulsi frammenti di lava e rocce incandescenti con frequenza sempre maggiore. Negli ultimi 500 anni il vulcano ha eruttato 50 volte, in alcuni casi in modo molto violento e minacciando gli abitanti della zona (Il Giornale della Protezione Civile).
  • Vulcano Fogo, Capo Verde, 26 novembre 2014: ha ripreso l’attività eruttiva da alcuni giorni; il complesso vulcanico ricorda quello del Vesuvio: il cratere sorge all’interno di una caldera, parzialmente circondata dall’ampio arco montuoso dell’antico edificio vulcanico. I villaggi di Portela e di Chã das Caldeiras si trovano, come indicano i toponimi stessi, all’interno della caldera [Gmaps] e in queste ore i suoi mille abitanti, dopo alcuni rifiuti iniziali hanno dovuto evacuare [portoghese] [francese]. AGGIORNAMENTO sulla situazione del vulcano FOGO (27 novembre 2014): Oltre una quindicina di case del villaggio di Portela sono state inghiottite dalla colata lavica del vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde: FONTE.
    La colata lavica del Fogo alle porte del villaggio capoverdiano di Portela, 27 nov 2014

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AGGIORNAMENTO del 14 dicembre 2013:
Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali gemellaggi, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Ne ha scritto Angelo Lomonaco sul “Corriere del Mezzogiorno” del 14 dicembre 2013, «Chi vive a Nola va in Val D’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio.
Sulla questione dei gemellaggi ho scritto QUESTO.

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

AGGIORNAMENTO del 20 aprile 2014:
Non si tratta di un vulcano, ma di una frana, per la quale è stato evacuato un intero villaggio: in Italia, in Valle d’Aosta, nelle frazioni di Entrèves e La Palud del comune di Courmayeur: “L’aumento delle temperatura ha accelerato l’andamento: per venti minuti è stato chiuso il traforo del Monte Bianco. Il sindaco rassicura: nessuna persona può essere coinvolta nel crollo, attendiamo l’evento naturale con tranquillità“. Più in particolare, “dallo scorso 8 aprile gli 80 residenti di La Palud sono stati evacuati per il “probabile crollo imminente” della frana dal monte La Saxe, che viene monitorata dal 2009” (“Repubblica“, “CorSera“).
VIDEO della frana (1’35”) e testimonianza AUDIO di una sfollata (1’35”).
Il 22 aprile 2014 il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ha rilasciato un’intervista a “La Repubblica” sullo stato della frana: “è una brutta besta” (QUI) ) e il ricercatore Daniele Giordan ha spiegato che “è figlia dell’evoluzione naturale del dissesto” (QUI). Inoltre, qui ci sono 10 FOTO della frana.

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GLOSSARIO e NORMATIVE
Il Dipartimento di Protezione Civile ha diramato una nota in cui sottolinea la differenza tra le definizioni di “stato di emergenza” e di “stato di calamità naturale“. Come viene spiegato, «essi non sono affatto strumenti equivalenti o interscambiabili» e, inoltre, tra loro «non c’è alcun rapporto di dipendenza»:
1) Lo “stato di emergenza” è un istituto previsto dall’art. 5 della legge 225 del 1992, «può avere una durata di 180 giorni prorogabili per altrettanti una sola volta» e consiste nell’insieme dei «primi interventi di emergenza: assistenza alla popolazione, ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, interventi per ridurre il rischio residuo, ovviamente nel limite delle risorse messe a disposizione»; va aggiunta, inoltre, «una ricognizione dei danni, pubblici e privati [da portare] all’attenzione del Consiglio dei Ministri che valuta se e quante ulteriori risorse stanziare proprio per il ristoro dei danni».
2) Lo “stato di calamità naturale“, invece, «è uno strumento legato esclusivamente al settore agricolo: il suo riconoscimento, infatti, avviene per mezzo di un decreto del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, su proposta della Regione coinvolta».

Bufale apocalittiche

Il film “2012” ha diffuso a livello planetario la voce che l’apocalisse – secondo una profezia maya, così si sostiene – avverrebbe il 21 dicembre del prossimo anno.
Particolari allineamenti degli astri, movimenti inconsueti delle nuvole, incontri eccezionali con animali, sogni singolari e carichi di simboli… qualsiasi cosa può stimolare le emozioni e la fantasia, nonché le previsioni.
L’ignoto ci terrorizza, soprattutto quando è assoluto come il futuro (e questo nonostante tanti siano convinti che il destino sia già scritto o tracciato). Da qui la necessità di “prevederlo” e di renderne credibili le conclusioni attraverso tecniche – ragionamenti consequenziali, metodi di causalità, evidenze empiriche… – che forniscano quella dose di autorevolezza (che si presume, e talvolta si pretende, scientifica) necessaria a qualsiasi affermazione di questo tipo. Spesso basta il titolo dell’oratore: l’ha detto un sismologo… quindi dev’essere vero.
Oggi, 11 maggio 2011, un terremoto sconvolgerà Roma, ha detto un sismologo. Che poi sismologo non è. Anzi, non era. Ma gli organi di stampa – di livello nazionale, pubblici e televisivi come RaiNews24 – così ancora lo definiscono. Dicono che molti abbiano lasciato la capitale per il “pic-nic antisismico”, dicono che si sia diffusa una “psicosi”, dicono che abbia colpito soprattutto i cinesi (“quelli che non mollano mai”) (ma anche quelli comunque più “invisibili”, aggiungo, il ché darà “prova” della loro fuga fuori città).

RaiNews24, 10 maggio 2011
Terremoto a Roma? Negozi chiusi e molti in ferie
Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale. Si affollano gli agriturismi della provincia.
Gli Enti locali tranquillizzano. Il Codacons presenta un esposto in Procura per procurato allarme.

I cinesi a quanto pare ci credono, e non soltanto loro. Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale: partiti quelli che non mollano mai. Si affollano gli agriturismi della provincia. C’e’ chi inventa il picnic antisisma. Si stila il decalogo antipanico. Squillano i telefoni dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. E la psicosi per il “terremoto di Roma”, previsto dal sismologo Raffaele Bembandi ha gia’ fatto pure il giro del mondo. Ci ha pensato la stampa internazionale. C’e’ pure un ultimo desiderio. Postato su Facebook: “Terremoto a Roma: l’ultima pasta e fagioli. Se devo mori’ moro contento”. Dall’altra parte, impugnano il buonsenso contro la ‘bufala’ istituzioni ed esperti che fanno ‘appello alla ragione’.
E’ preoccupata Renata Polverini? “”Assolutamente no. Io sono tranquilla, insomma, credo di no”. Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha addirittura annullato gli impegni fuori citta’, ostentando tranquillita’. Non si aggiungano “a quelle vere le finte paure”, dice, “finche’ si scherza si scherza…”. E comunque “il capitano e’ l’ultimo a lasciare la nave”. L’assessore di Roma Capitale alla Famiglia e alla Educazione Gianluigi De Palo invita i romani a mandare anche domani i figli a scuola.
Il Codacons, invece, presenta un esposto in Procura: denunciando chiunque – blog, siti web, tv, radio, giornali, ecc. – abbia diffuso informazioni contribuendo al panico generale su una “frottola”. Procurato allarme, abuso della credulita’ popolare. Ma chi ha potuto astenersi dal raccontare quel tormentone, che da giorni dilaga sulla rete? Dove si organizzano feste, riti propiziatori, brindisi e picnic all’aria aperta, aspettando il sisma? Tocchera’ denunciare anche il Guardian, e El Mundo, a questo punto. Intanto la Protezione civile ha affrontato la paura della gente, dedicando un ampio approfondimento sul portale.
C’e’ anche una sorta di decalogo, con domande e risposte degli esperti. No, non si puo’ prevedere, in alcun caso, un terremoto. Si’, il Giappone ha un sistema di Early Warning che in Italia non decolla perche’ difficile da utilizzare, viste le caratteristiche sismiche del territorio: concentrazioni urbane vicini a possibili epicentri. Unica difesa e’, insomma, la protezione. No, Roma non e’ fra le zone piu’ a rischio: nella carta italiana delle zone sismiche e’ su 4 al numero 3, “possibile oggetto di terremoti modesti”. No, infine, interrogandosi sulla fonte della ‘notizia’: Bendandi, sismologo autodidatta non avrebbe mai citato ne l’11 maggio ne’ la citta’ di Roma, nei suoi documenti.
Tanto rumore… Infondata che sia la paura per domani, si riflette sul terremoto. I geologi laziali denunciano, ad esempio, che il Lazio sia l’unica regione a rischio sismico a non avere rappresentanti della categoria nei Geni civili. La Protezione civile da’ dritte importanti su come capire se la propria abitazione e’ a rischio nella eventualita’ di un sisma. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che dedichera’ la giornata di domani alla divulgazione sui terremoti, ripercorre la storia di Roma degli ultimi mille anni, che “non registra sismi devastanti”. “Se un terremoto ci sara’ domani – conclude il presidente Enzo Boschi – o nei prossimi giorni, non sara’ forte”.
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PS: il canale all-news ha realizzato anche un servizio-video di 3’25”, qui.
PPS: il titolo del post è preso in prestito dall’ultimo libro del giornalista Andrea Kerbaker sulle “catastrofi annunciate (e mai avvenute) nel Terzo millennio“.
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AGGIORNAMENTO dell’11 MAGGIO 2011, h21:30
Ecco, ed ora chi vorrà trovare conferme non potrà che raccogliere avidamente tra le notizie provenienti dalla Spagna (a patto che ammetta, però, che il veggente è quantomeno strabico):
Terremoto in Spagna, almeno 7 mortiDue scosse, la prima di magnitudo 4.1, la replica di 5.2, hanno colpito alle 18:47 la costa sud della Spagna causando almeno 7 morti, con epicentro a 118 chilometri a sudovest di Alicante e a una profondità di appena 1 chilometro. [Fonte: RaiNews24]
[INGV: “Niente a che vedere con le “previsioni” per Roma”, al commento #01]

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AGGIORNAMENTO del 19 gennaio 2014:
Una galleria fotografica di “La Repubblica” (a cura di Ivano Pasqualino) riporta delle finte prime pagine di importanti quotidiani realizzate dal website “Buzzfeed.com”, il quale «ha provato a immaginare il modo in cui i giornali racconterebbero un eventuale Apocalisse nel 2014. Ogni testata presenta una diversa prima pagina in base al proprio taglio editoriale. Il sito infatti, usando fantasia ed ironia, accentua al massimo lo stile di ogni giornale nell’ipotesi di dover descrivere invasioni di zombie e cadute di asteroidi. A sorpresa spuntano anche i selfie degli zombie pubblicati su Instagram con l’hashtag #undeadselfies».

Clicca sull’immagine per accedere alla galleria di “Repubblica”.

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AGGIORNAMENTO (gennaio 2014):
In seguito ad alcune scosse sismiche avvertite in alcune zone d’Italia, il cantante Povia ha espresso una teoria singolare sulla possibile causa di tali terremoti (poi ribadita qui e in altri post successivi):

La spiegazione di Povia per i terremoti

Fonti: il profilo FB di Giuseppe Povia, “Il nuovo mondo di Galatea“, “Corriere della Sera“, “Giornalettismo” #1, “Giornalettismo” #2

AGGIORNAMENTO dell’11 febbraio 2014:
Francesca Sironi affronta il tema delle “bufale del web”, ovvero di quella miriade di notizie false che diventano vere solo grazie alle centinaia di migliaia di “like” che ricevono sui socialnetwork. La ragione di come sia possibile questo dilagare del nulla è spiegata da Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di sociologia dei new media all’università Carlo Bo di Urbino: «la veridicità di un messaggio viene data dal contesto […]. Se io vedo i miei amici su Facebook condividere una notizia, la ritengo affidabile, perché i miei amici lo sono. Dimenticando però che spesso possiamo avere una rete di connessioni molto più vasta di quella reale, e quindi che la comunicazione che avviene nel nostro “stream” sia in qualche modo incontrollabile. Non importa, il ragionamento è istintivo: Facebook sono i miei amici. Dei miei amici ho fiducia. Per cui ci credo e condivido io stesso. Anche se è una balla stratosferica. [Non ci si accorge dell’errore perché] i link nella maggior parte dei casi non vengono nemmeno aperti […]. Diversi studi hanno dimostrato che la condivisione può essere spesso superiore alla lettura: dico “Mi Piace” o ripubblico una notizia solo per quel poco che ho potuto capire dal titolo e dalle due righe di presentazione. È la fonte che ne legittima il senso: non serve niente di più». QUI.

AGGIORNAMENTO del 21 marzo 2014:
Fabio Chiusi ha presentato su “Wired” (20 marzo 2014) uno studio condotto da ricercatori delle università di Lucca, Lione e della Northeastern di Boston sul ruolo e sulle dinamiche delle bufale diffuse da troll sul social network Facebook. Il paper è disponibile online in pdf e si intitola “Collective Attention in the Age of (Mis)Information“. Tra i risultati, si attesta che «le affermazioni prive di fondamento si diffondono quanto le informazioni verificate» e che «diverse culture coesistono, ciascuno in competizione per l’attenzione degli utenti». Si tratta di un danno prodotto dal cattivo giornalismo «e perpetuato da un’opinione pubblica incapace di fare lo sforzo per separarlo dal buon giornalismo». Come ha sottolineato il World Economic Forum del 2013, «la disinformazione digitale di massa» è «uno dei principali rischi per la società moderna».
Il 22 marzo 2014, ne hanno scritto anche Walter Quattrociocchi e Gianni Riotta su “La Stampa”: Il potere della (Dis)informazione nell’era della grande credulità.

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ARTICOLI ARCHIVIATI TRA I COMMENTI:

            • Varie predizioni apocalittiche, riferite da “Il Post”: Il giudizio universale. Arriva domani all’una italiana, sostiene un predicatore americano: il Post non crede a lui ma a Google sì (20 maggio 2011), QUI.
            • Paolo Attivissimo, Pronti per la fine del mondo il 21? (“Il Disinformatico”, 18 maggio 2011, QUI). 
            • Come se non bastasse, gira anche la previsione di un’eruzione devastante del vulcano Marsili, il più grande vulcano sommerso d’Europa, situato nelle Isole Eolie: Sofia Lincos, Il maggio delle catastrofi: è il turno del Marsili (“Query. La scienza indaga i misteri”, 18 maggio 2011, QUI).
            • Non sono bufale in senso stretto perché vittime ne hanno causate, ma rientrano comunque nella categoria aperta con questo post per gli oscuri scenari prodotti dal panico che hanno fatto esplodere in larga parte del pianeta. Mi riferisco ai morbi e alle pandemie di origine alimentare (vere o presunte, ma comunque mediatizzate) che negli ultimi decenni periodicamente si sono presentate all’attenzione di milioni e milioni di persone minacciando stragi di massa. L’ultimo “cibo assassino” in ordine di tempo è il cetriolo spagnolo (poi risultato innocente) che avrebbe veicolato l’ignoto E.coli. “Le Nouvel Observateur” (3 giugno 2011) ricorda alcune delle crisi alimentari degli ultimi due decenni: Vache folle, concombre… la psychose de l’aliment qui tue. Avant l’affaire des légumes contaminés par la bactérie E.coli, l’Europe a connu plusieurs crises alimentaires:
              – 1981, l’affaire de l’huile frelatée en Espagne
              – 1986, la maladie de la vache folle
              – 1999, le “chickengate” ou l’affaire du poulet à la dioxine en Belgique
              – 2003, la grippe aviaire
              – 2011, l’épidémie de la bactérie E.coli (Eceh)
            • Bugarach, Francia, il rifugio dall’Apocalisse è qui (“La Repubblica”, 27 giugno 2011, QUI).
            • Armando Torno, L’anno delle profezie. Perché il 2012 eccita i catastrofisti. Le strambe teorie dai Maya ai film, “Corriere della Sera”, 28 dicembre 2011, QUI.
            • Brian Handwerk elenca le “sei bufale sulla fine del mondo” prevista per il 2012 (“National Geographic”, 4 gennaio 2012, QUI): “Le teorie apocalittiche che si basano sulla presunta profezia maya prevedono vari scenari, dall’arrivo di un asteroide a un’enorme esplosione solare – ma sono tutti completamente infondati“:
              1) L’impatto dell’asteroide e l’inversione dei poli
              2) Il pianeta X si schianta sulla Terra
              3) Allineamento galattico (il primo da 26.000 anni a questa parte)
              4) I Maya predissero la fine del mondo nel 2012
              5) Il Sole brucerà la Terra
              6) La predizione dei Maya non lascia dubbi
            • Marzia Papagna, Dayli Mail, il vulcano tedesco spaventa l’Europa, Galleria fotografica su “Repubblica.it”, 4 gennaio 2012, QUI.
            • Tra le Faq del website della Nasa c’è una pagina dedicata al “doomsday scare” del dicembre 2012, QUI.
            • Leonardo Tondelli, Grillo, il terremoto e le pseudoscienze, «ComUnità.it», 30 maggio 2012, QUI.
            • Marco Letizia, Il sisma? Tutta colpa del «complotto». C’è chi non crede alle cause naturali del terremoto dell’Emilia e sul web rilancia ipotesi alternative e fantasiose, «Corriere della Sera», 30 maggio 2012, QUI.
            • Jacopo Pasotti, Quando arriva il terremoto? Nessuno ora può prevederlo. Malgrado gli sforzi della comunità scientifica mondiale, il fenomeno naturale resta imprevedibile. Il perché lo spiega Gianluca Valensise, geofisico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (INGV), “La Repubblica”, 31 maggio 2012, QUI.
            • Mario Tozzi, Se il cane abbaia prima della scossa. Leggende (da sfatare) sul sisma. Le «verità» rivelate sul sisma e amplificate soprattutto dal web. Tutte, o quasi, false: eccole, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Michele Brambilla, Basta con le esagerazioni, l’Emilia non è scomparsa. Tutto viene enfatizzato a dismisura, a partire dalla paura della gente, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Ad un anno dal terremoto in Emilia (maggio 2012), Beppe Grillo continua a sostenere che la colpa del sisma è del fracking. Ne scrive Leonardo, il cui post (29 maggio 2013) ho copiato QUI.
            • Rosa Palomba, «Vesuvio, allarme per l’eruzione». Ma è un errore: tam tam vulcanico, “Il Mattino”, 23 aprile 2010, QUI.
            • Simona Marchetti, Un elenco compilato da 27 studiosi inglesi: come finirà il mondo? Gli scienziati delineano nove scenari. Poco probabile il maxiasteroide, le principali minacce provengono dall’umanità stessa, «Corriere della Sera», 13 settembre 2013, QUI.
            • Silvia Bencivelli, Le “scie chimiche”. La leggenda di una bufala. In una foto scattata dallo spazio le tracce delle scie di condensazione degli aerei nei cieli del Portogallo. Come una storia inventata da due truffatori americani nel 1997, per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, è diventata un articolo di fede, «La Stampa», 16 settembre 2013, QUI.
            • Ancora scienza e fine del mondo. Dopo gli esperti di Cambridge, ecco quel che profetizza il geologo Kurt Lambeck sul futuro («tra millenni») del territorio italiano: Addio Stivale, l’Italia destinata a cambiare. Il caratteristico profilo della penisola ha i millenni contati…, «Ansa», 20 settembre 2013, QUI.
            • Lorenzo Mannella, Tutte le bufale sui terremoti. L’ultimo profeta è Luke Thomas, che guarda a caso non ha alcuna base scientifica. I terremoti non si possono prevedere, ma in Rete saltano fuori le ipotesi più strane. Dal fracking fino a Haarp, “Daily Wired”, 15 novembre 2013, QUI.
            • A proposito di Fukushima, qualche scienziato ha avanzato l’ipotesi di «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Ecco come il discorso apocalittico, nella sua finta e urlata preoccupazione, riesce a ridicolizzare un problema grave. In questo caso, però, quel che mi colpisce è l’idea che si possa disporre degli spazi altrui (il sud del mondo) come e quando si vuole. “ArticoloTre”, gennaio 2014: QUI. E, comunque, ne aveva già scritto “Megachip” il 16 settembre 2013: QUI.
            • Non si tratta di una bufala, né di uno scenario apocalittico. E’ giusto un esercizio proposto dal website “Cracked.com“, il quale “ha chiesto ai lettori di inviare immagini sul tema “Che cosa succederebbe se i cellulari scomparissero all’improvviso” (alcuni l’hanno interpretata nella variante: “Se non fossero mai esistiti”). Prima conseguenza: dovremmo mandare gli sms via telegramma“. Ne riferisce il “Corriere della Sera” con una galleria fotografica (43 immagini) a cura di Paolo Ottolina (12 febbraio 2014).
            • In occasione del 1° aprile 2014, Leonardo Tondelli ha raccontato come funziona la “fabbrica delle bufale”: «[…] Ogni tanto qualcuno su internet scrive una storia smaccatamente falsa, volutamente paradossale (ad esempio un popolo rettile extraterrestre ha invaso la terra secoli fa e si nasconde tra noi); qualcuno la legge, la apprezza, la segnala ai suoi contatti; la storia si propaga finché non incontra esponenti di quella minoranza statistica che non riesce a capire la differenza tra cronaca e fiction. Purtroppo sono più di quelli che crediamo, e se a loro manca il senso critico, non fa difetto l’energia per indignarsi e trasmettere la loro indignazione: una volta arrivata fino a loro, la storia si spoglia di tutti quei tratti che ci consentivano di identificarla immediatamente come finzionale, e viene irradiata sotto forma di storia vera, da condividere con chi non crede alla realtà ufficiale!!1! […] Questa gente esiste, e oggi pubblicherà contenuti ridicoli, esponendosi al pubblico ludibrio. La questione però è molto meno divertente di quel che sembra, e forse dovrebbe stimolare un dibattito sull’atteggiamento di chi divulga notizie in rete: quanto è giusto usare l’ironia in un contesto in cui il 20% non la capisce? È chiaro che chi sta qui per far satira continuerà a farla, ma chi invece si veste di una relativa serietà fino a che punto può permettersi di usare un linguaggio figurato? Anche chi accusa Napolitano di golpe probabilmente all’inizio stava scherzando; se dopo qualche mese però si trova costretto a chiedere un procedimento di impeachment, è evidente che qualcosa sta sfuggendo di mano pure a lui. Disseminare storie false su internet è un passatempo che con gli anni mi sembra sempre meno divertente e sempre più pericoloso […]» (“ComUnità”, 31 marzo 2014, QUI).
            • A chi giovano le bufale e le teorie del complotto? Lo spiega (con linguaggio forte e colorito) Fabrizio Leone sul blog “Gente con le PalleQuadre” in un post del 2 aprile 2014, Complottisti: le contraddizioni e chi guadagna realmente: «[…] non fanno altro che sputare su grosse aziende e multinazionali, denigrando il concetto stesso di lavoro e tutto il resto, ma lo fanno intascando bei soldoni da Google (multinazionale) che mostra pubblicità di grosse aziende […]».
            • Razzismo, bufale e complottismo si mischiano nell’ultima notizia falsa che circola sul web, quella di una presunta epidemia di ebola in Italia – ovviamente taciuta dal governo, secondo i diffusori di questa disinformazione – per arginare la quale bisognerebbe chiudere le frontiere e bloccare l’immigrazione, soprattutto dall’Africa. Ne ha scritto ampiamente Leonardo Bianchi su “Vice” del 16 aprile 2014: In Italia non c’è nessuna epidemia di ebola (l’articolo è linkato anche da “Il Post”: Le bufale su ebola in Italia). Io ne ho conservato traccia in questo commento.
            • “Il Post” ha tradotto (27 maggio 2014) un articolo di Jesse Walker per “Slate” sugli studi relativi al complottismo, che evidenziano quanto nessuno sia “davvero immune alle teorie cospirazioniste“: E’ tutto un complotto.
            • Ecco una nuova bufala apocalittica che i webjournal rilanciano senza la minima verifica: “Il 10 novembre ci sarà una catastrofe”, l’allerta dal web terrorizza gli utenti” (“Leggo”, 3 novembre 2014). Non mi dilungo, anche perché il lavoro di smentita lo ha già fatto egregiamente “Bufale un tanto al chilo”: QUI.

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AGGIORNAMENTO del 10 aprile 2014:
Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini (“La Repubblica”, 9 aprile 2014, via-Associazione Luca Coscioni) spiegano perché «irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo» (in merito al caso Stamina, alla sperimentazione animale, al presunto ruolo dei vaccini nell’eziologia dell’autismo e alla ricerca e coltivazione di ogm) sono «una corda alla quale si sta impiccando il futuro di questo Paese», l’Italia. «La confusione sistematica e strumentale tra quel che si può credere, desiderare o preferire soggettivamente, e quel che si può provare o che è stato controllato e accertato oggettivamente, avrà un impatto diseducativo e destabilizzante sul piano di un presupposto culturale e civile che è da secoli il fondamento per una sana e funzionale convivenza democratica: la fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella politica». «Manipolare i fatti è pericoloso anche perché si rischia di aizzare le deboli menti impreparate». (Si veda anche “Il Post“).
Giulio Finotti (blog “Dai diamanti non nasce niente”, su “L’Espresso”, 9 aprile 2014), a proposito di bufale, pone l’accento su «cosa produce o rischia di generare questo sistema di pseudo-informazione, che per aumentare i profitti, inietta nella rete informazioni false, spesso inventate di sana pianta, che continuano ad essere poi diffuse anche per anni». Se ci rifacciamo ai soli website di news, la ragione per cui si producono e/o si diffondono notizie false «non può che essere quella legata al marketing virale. Si creano appositamente contenuti dal potenziale virale, ovvero che hanno un’alta probabilità di essere condivisi e diffusi attraverso gli stessi utenti sul web, al solo scopo di generare traffico. Anche se poi la notizia può essere smentita in un secondo momento, l’effetto è ormai ottenuto». Il problema, però, è a lungo termine: «cosa produrrà una tale massa di informazioni false? […] Penso alla sostituzione della realtà che viene effettuata, forse spesso inconsapevolmente (chissà) attraverso queste operazioni. [E’ così che pian piano si crea] il nostro universo percettivo. Come vediamo il mondo, che idea abbiamo di ciò che ci circonda».
In un articolo prettamente politico, Fabio Avallone (“Huffington Post Italia”, 10 aprile 2014) parla della disinformazione a fini elettorali perpetrata da un partito italiano e spiega che le conseguenze di tale “strategia” sono pericolose, a livello sociale: «Sotto il profilo del nostro essere comunità e della fiducia nelle istituzioni, invece, questo atteggiamento è devastante. Instillare la certezza che non si possa credere più a niente, che le istituzioni sono composte da bande di malfattori, falsari e bugiardi, pronti a fregarci con il più classico dei giochi delle tre carte, non può che portare ad un peggioramento della vita di tutti noi».

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AGGIORNAMENTO del 24 aprile 2014:
Solo oggi ho recuperato lo streaming video di una tavola rotonda dell’ “International Journalism Festival” del 2013 dedicata al complotto: “Con il supporto della Storia scopriremo cosa sia un complotto, come si organizza una congiura e cosa occorre fare perché funzioni. Così da separare quali vicende dei giorni d’oggi possano nascondere dei complotti e quali invece sono solo questioni complicate, dove la teoria del complotto serve a dare una chiave di lettura semplice ma fuorviante. Vedremo che cosa offre spazio alla formulazione di teorie complottiste misleading e qualche esempio pratico di teorie del complotto demolite dai fatti“. Ne parlano Paolo Attivissimo, Andrea Boda, Gaia Giorgio Fedi.

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AGGIORNAMENTO del 29 aprile 2014:
Pietro Minto ha spiegato su “Rivista Studio” (29 aprile 2014) cosa c’è dietro le notizie false e, in particolare, come «il vivacissimo ecosistema delle bufale [abbia] trovato un habitat perfetto nei social media: c’è chi ha fiutato il business e i click e ha fatto della disinformazione la sua linea editoriale, e non solo». Esistono la hoax (la notizia-farsa), la bufala (che punta a contrastare ogni svelamento, mirando all’ambiguità, alla palude tra il vero e il falso), la frovocation (la provocazione falsa), la notizia assurda-ma-credibile, il prodotto di fiction, la anti-notizia creata per far ridere, non per disinformare, la bullshit (che è pronunciata da chi «non sta ne dalla parte della verità né dalla parte del falso. I suoi occhi non guardano in nessun modo»).
Tutto ciò si basa sulla «superficialità che contraddistingue la lettura degli articoli online: letture non completate, condivisioni fatte senza aver letto veramente il pezzo, un torrente continuo di informazioni delle quali abbiamo sempre meno il controllo. Un modello di business basato sulla quantità e su dei lettori poco attenti: è l’Eden delle frottole».
Insomma, «l’idea di stampare bufale per aumentare lettori è vecchia quanto la stampa commerciale» e tra i suoi massimi esponenti c’è Mark Twain, che cominciò proprio così. QUI (o qui).

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AGGIORNAMENTO del 20 ottobre 2014:
Michael Allen ha raccontato su “Vice” (20 ottobre 2014, QUI) la storia di Chris Bovey, l’uomo che ha trollato i fan della teoria delle scie chimiche.

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AGGIORNAMENTO del 18 gennaio 2015:
“Repubblica” ha curato una inchiesta intitolata “Come ti costruisco una bufala sul web” (8 gennaio 2015), presentata con queste parole: “Il segreto della viralità dei falsi su internet si annida su Facebook. Perché qui si tende a fare amicizia con persone simili a noi che fruiscono i nostri stessi contenuti. Con i like che ne attirano altri succede che alcuni post palesemente farlocchi finiscano per acquistare un successo sorprendente. Le bugie diventano verità, i fake soggetti reali. Per un motivo che gli esperti ci spiegano in modo scientifico. Eccolo“. Il dossier, curato da Rosita Rijtano e Riccardo Staglianò, è diviso nelle parti seguenti: 1) Una battaglia contro la disinformazione; 2) “L’informazione è un virus”; 3) La giungla dei falsi cresciuta in rete; 4) Come evitarle? Verificare, sempre; 5) Un glossario per capire; 6) Ecco come ho ingannato tutti.

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AGGIORNAMENTO del 22 aprile 2015:
Raphael Zanotti racconta la vicenda di due avvocati che da alcuni anni sfornano bufale riprese dai mass-media e rilanciate sul web con il solo scopo di farsi pubblicità (“La Stampa”, 22 aprile 2015, QUI).

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INTEGRAZIONE del 17 marzo 2016:
Le complotisme, c’est du sérieux. Et, aujourd’hui, il a pris une dimension préoccupante, au point que le Gouvernement français a lancé une campagne intitulée «On te manipule».

Jonathan Bouchet-Petersen n’a écrit sur “Libération”: Le grand complot qui est-il, quel est son réseau ? Alimenté par la défiance envers les institutions, répandu via Internet, le conspirationnisme se renforce, en particulier chez les moins diplômés.

Tuttavia, “La Stampa” riferisce che con quelli “de coccio” pare che non ci sia niente da fare: Perché smentire le bufale è inutile, una completa perdita di tempo.

Secondo i debunker italiani, però, smascherare le bufale online non è inutile. Paolo Attivissimo (Il disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo) e David Puente (Bufale.net) lo spiegano in un articolo di Chiara Severgnini su “La Stampa” del 17 marzo 2016.