Memorie dell’eruzione vesuviana del 1944

Dopo, molto dopo, la memoria trasforma la visione di quell’evento in uno spettacolo affascinante, tuttavia non sembra riuscire ad intaccare il ricordo del rumore, che resta spaventoso.

«Io mi ricordo, tenevo sei anni, stavo a Ercolano e la sera s’illuminava di più… Hai visto i fuochi artificiali quando si aprono in cielo? Ecco, così faceva ‘o Vesuvio, proprio come fosse ‘o fuoco pirotecnico! Era bello!» (Donna, 76 anni, San Sebastiano al Vesuvio, 12 marzo 2011).

«La lava scorre piano piano, ma nei giorni precedenti non era successo niente. Si vedeva quando il Vesuvio buttava fuoco, si vedeva da Napoli, come una cascata di fuoco. Era bello! Era troppo bello!» (Uomo, 84 anni, Massa di Somma, 7 aprile 2011).

«Fece nu scoppio enorme… tremava tutta la casa, la terra… tremava tutto cose… Io mi ricordo che era di notte, ero piccola, ero signorinella… e mi ricordo che mi affacciavo da casa mia e vedevo quando la lava scendeva nelle cisterne con l’acqua. Mamma mia, e che spavento! Faceva uno scoppio proprio terribile! Io, poi, ero paurosa… chi aveva mai visto? E dicevo a mia madre: “Andiamocene, andiamocene!”. Comunque, era troppo spaventoso e si sentiva sempre che sparava il vulcano: lo faceva una continuazione. Ma era terribile quando andava nei pozzi!» (Donna, 92 anni, San Sebastiano al Vesuvio, 12 marzo 2011).

Queste sono alcune delle testimonianze che ho raccolto qualche anno fa. Ciro Teodonno, invece, si è focalizzato (in due articoli) sulle cronache riportate dai giornali del tempo:

“Il mediano”, 18 marzo 2014, QUI (o qui)

MARZO 1944
Un’analisi delle cronache dell’epoca, per intendere i fatti che videro protagonista il Vesuvio e la sua gente settant’anni fa.
di Ciro Teodonno

Abbiamo deciso di ripercorrere, a settant’anni dall’ultima eruzione, i fatti che la contraddistinsero, facendo una sorta di cronistoria degli eventi che nel marzo del 1944 colpirono il Vesuviano.
Abbiamo deciso di seguire, attraverso la cronaca dei giornali dell’epoca, la furia del Vulcano; le passioni e le vicissitudini di chi visse, in quei frangenti, lo scontro tra natura e storia, quelli che furono posti da quest’ultima in quarta pagina, perché le notizie di una guerra ancora in atto non permettevano attenzione maggiore o perché, l’ira del Vulcano, era probabilmente considerata un fenomeno naturale e non un evento catastrofico e inusitato, come spesso oggi li definiamo.
Abbiamo utilizzato, in buona parte, le pagine del Risorgimento, il quotidiano che, in quei duri anni di guerra, riuniva le testate de
Il Mattino, Roma e Il Corriere di Napoli, dopo la confisca delle testate da parte degli alleati e che fu edito dall’ottobre del 1943 fino all’ottobre del 1950. Il periodo preso in esame è quello dell’eruzione che va dal 18 al 29 marzo del ’44 (anche se il periodo di riposo inizia ufficialmente il 7 aprile). Infine i luoghi prescelti non potevano che essere San Sebastiano e Massa, quelli più colpiti dalla lava del ’44.
Ci piacerebbe però iniziare con una panoramica su quello che fu l’evento eruttivo in sé, e vorremmo farlo con documenti apparsi in buona parte solo sul
Risorgimento, scritti dall’allora direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe Imbò. Quello che segue è quindi il suo resoconto, contemporaneo ai momenti dell’eruzione, non un documento successivo, come è più facile riscontrare altrove, ma la viva testimonianza dello scienziato davanti alla forza della natura. Nella stesura abbiamo rispettato il testo dell’epoca e messo tra parentesi le parole illeggibili e da noi desunte.

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“Il mediano”, 19 marzo 2014, QUI (o qui)

1944: CRONACHE DELL’ERUZIONE
San Sebastiano al Vesuvio e i paesi vesuviani nelle cronache dell’eruzione del marzo 1944.
di Ciro Teodonno

Sulla linea di quanto già detto nel precedente articolo focalizziamo ora l’attenzione sui centri abitati di San Sebastiano e Massa di Somma, colpiti della colata lavica nell’ultima eruzione vesuviana.
I due centri, rispetto agli altri paesi colpiti, sono quelli, che nella sfortuna del cataclisma, hanno ottenuto maggiore attenzione e non solo dalla stampa ma anche dalla letteratura e su tutti spiccano i nomi di Norman Lewis e Curzio Malaparte che in Napoli “44 e ne La Pelle, lasciano pagine memorabili di quegli eventi e di quei luoghi. Quelli che seguono sono invece degli estratti dal Risorgimento e da La Stampa di Torino, che all’epoca veniva pubblicata nella penisola iberica, in grassetto, a chiosa, i commenti del redattore
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AGGIORNAMENTO del 25 marzo 2014:
Il website dell’Osservatorio Vesuviano ha una pagina dedicata al ricordo dell’eruzione del 1944 della signora Francesca Sforza di Pagani (nata nel 1929): QUI (e qui).