Discarica Vesuvio: una mostra fotografica tra bellezza e crudeltà

Il Vesuvio è una discarica da mezzo secolo e domani, 11 febbraio 2017, questa realtà verrà ribadita con la mostra fotografica “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino. Oggi ne ha scritto Antonio Cimmino su “Il Mattino” e la pagina-Fb “Rischio Vesuvio” vi ha aggiunto qualche considerazione.

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Intorno al Vesuvio il rischio vulcanico e il rischio ecologico sono strettamente legati. Lo sono per varie ragioni:

  1. innanzitutto perché il senso sociale del rischio non è analizzabile come se fosse legato ad una minaccia episodica o isolata, ma va studiato in relazione al contesto, per cui la condizione a rischio va considerata come un tutto;
  2. in secondo luogo perché le varie tipologie di rischio che incidono su un determinato territorio si condizionano vicendevolmente, ad esempio opponendosi le une alle altre o celandosi tra loro (in altre parole, si mettono in atto dei processi di selezione per cui vengono attribuite delle priorità);
  3. infine perché la mitigazione del rischio passa obbligatoriamente per una revisione del rapporto con l’ecosistema.

Sensibilizzare su questa complessità è uno dei compiti che ci siamo dati con questa pagina-Fb, ma sarebbe opportuno e urgente che se ne accorgessero soprattutto le istituzioni, compresa la Protezione Civile.
Intorno al Vesuvio le discariche legali e illegali esistono da mezzo secolo, i roghi di immondizia sono frequenti e asfissianti, le patologie tumorali preoccupano e da tempo si chiede un registro che permetta di monitorare la situazione. Per farvi un’idea, seguite i post taggati “immondizia” su questo stesso blog.
In questo solco, domani 11 febbraio 2017, alle 18h30 presso le Scuderie di villa Favorita ad Ercolano, verrà inaugurata la mostra-denuncia “Contraddizioni”, di Antonio Cozzolino, di cui oggi scrive su “Il Mattino” Antonio Cimmino: «Modelle tra sacchetti neri e materiale ingombrante. O ancora sedute su di un frigorifero al centro di una megadiscarica a cielo aperto in uno dei posti più belli e conosciti al mondo, le pendici del Vesuvio. Bellezza e crudeltà».
Altre info sono sulle pagine-Fb di “Le Scuderie di villa Favorita” e di “Giovani per il Territorio“. La locandina è la seguente (cliccandovi accederete alla pagina-evento su Fb):

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Annunci

Il Salone dell’Emergenza

Occuparsi di emergenze significa anche tenersi aggiornati su tecniche, materiali, strumenti, macchinari… insomma, su tutto quell’ampio settore della gestione del rischio che si declina in senso economico e industriale. Nella società contemporanea, infatti, il rapporto tra rischio e business è sempre più stretto e se da un lato ciò fa sperare in un continuo miglioramento delle strumentazioni di intervento in caso di urgenza, dall’altro apre inedite relazioni tra poteri (politico, mediatico e, appunto, economico). In questo post ho intenzione di elencare le notizie relative alle connessioni tra rischio ed economia (industria e commercio).
Lo spunto viene dall’annuncio del prossimo «R.E.A.S. – Salone dell’Emergenza», in programma al Centro Fiera di Montichiari (Brescia) dal 4 al 6 ottobre 2013: QUI.
Si tratta della «fiera leader in Italia nel settore dell’emergenza e primo soccorso». R.E.A.S. (Rassegna Emergenza Attrezzature da Soccorso e Sicurezza) si rivolge a due tipologie di visitatori/clienti: gli Operatori (ovvero i «Professionisti che operano in realtà produttive e commerciali attive nel comparto emergenza» e i «Referenti di enti e soggetti istituzionali che operano nella protezione civile e che, a vari livelli, intervengono in caso di emergenza o calamità») e i Volontari (coloro «che operano nella gestione dell’emergenza e primo soccorso, nell’ambito di Associazioni di volontariato e organizzazioni che agiscono in sinergia con gli operatori del sistema di protezione civile»).
I settori espositivi di R.E.A.S. sono: 1) Emergenza di protezione civile, 2) Emergenza settore antincendio, 3) Emergenza di primo soccorso. La fiera si completa con una serie di convegni e workshop, tra i quali si distingue “R.E.A.S. POLICE”, un programma specifico dedicato agli Agenti di Polizia Locale che, con il sindaco del comune, sono i primi a intervenire in situazioni di emergenza.
«La fiera, dunque, si propone come sintesi del modello integrato che fa dell’Italia un esempio unico al mondo, apprezzato per la sua efficacia di intervento e per la capacità di mobilitare e coordinare al meglio le forze del territorio» (qui).
I numeri di R.E.A.S. sono i seguenti: 200 espositori e 15.000 visitatori all’anno.

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AGGIORNAMENTO del 27 marzo 2014:
Pippo Ciorra riferisce su “Il manifesto” del 27 marzo 2014 (QUI) del principale premio mondiale di architettura, il Pritzker, recentemente attribuito all’architetto giapponese Shigeru Ban, il quale realizza costruzioni per le emergenze (case, teatri e ponti) con cartone, tubi, stoffe e altri materiali poveri.

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vesuviodamareScongiurando l’eruzione reale, da qualche giorno a Napoli è possibile vivere un quarto d’ora di quella, virtuale, del 79 dC. La spettacolarizzazione del Vesuvio continua con un film in 3D. Eccone la presentazione tratta dal website ufficiale:

«Nella Stazione Marittima di Napoli, al centro di Napoli, tra terra e mare, il Teatro Multimediale i3D/multiD, invita, grandi e piccini,  a rivivere una grande esperienza immersiva,”VESUVIODAMARE”.  Come una macchina del tempo capace di trasferirci in altre epoche, un sofisticato impianto di multiproiezione stereoscopico consentirà di rivivere tutte le fasi della spettacolare eruzione  del Vesuvio del 79 d.C. che ha provocato la distruzione delle città di Ercolano e Pompei.
Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi […] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare […]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. […] Scese la notte, non come quando non v’è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n’erano che per timore della morte invocavano la morte […]. (Plinio al suo amico Tacito)
Lo spettatore sarà avvolto da un senso di assorbimento e “immersione” sensoriale  e le immagini tridimensionali sembreranno uscire dallo schermo ed entrare nell’ambiente dove  egli si trova.
Il Teatro Multimediale sarà a servizio della cultura e delle imprese in quanto  può essere uno scenario ideale, declinabile secondo le diverse esigenze. E’ possibile realizzare proiezioni 3D su tematiche: culturali, mediche, artistiche, meccaniche,  etc…  Sofisticati proiettori multipli garantiscono una qualità video in alta risoluzione e luminosità su tutto lo schermo  cinematografico».

Altre e ulteriori info sono tra i commenti di questo post.

AGGIORNAMENTO (31 ottobre 2013):
La spettacolarizzazione del Vesuvio è internazionale. Ieri Neil MacGregor, direttore del “British Museum” di Londra, ha presentato “Pompei”, un vero e proprio “evento cinematografico” che sarà nelle sale solo il 25 e il 26 novembre 2013, basato sulla mostra “Life and death in Pompeii and Herculaneum“. Ulteriori info, QUI.

AGGIORNAMENTO (7 gennaio 2014):
La società DigitalGlobe (specializzata in foto satellitari) ha promosso un concorso fotografico su Facebook in cui ha vinto la foto «Il Monte Vesuvio visto dal satellite». “Il Mattino” titola: Concorso sul web, la foto del Vesuvio dallo spazio è la più bella al mondo: «Come si legge sul sito ufficiale, in 28 giorni ben 30mila persone hanno votato gli scatti provenienti da ogni angolo del mondo. Tra gli scatti in gara anche la reggia di Versailles, Aleppo, il vulcano Manam in Papua Nuova Guinea e il fiume Colorado».

Spyholes, Marisa Albanese

Sul Sole 24 Ore di qualche settimana fa c’era la segnalazione di una mostra al Museo di Capodimonte che non vorrei perdere. Ecco l’articolo:

A Capodimonte il rischio Vesuvio è un’opera d’arte. A firma di Marisa Albanese
di Francesco Prisco (13 dicembre 2010)

Come fanno quasi due milioni di persone a vivere alle falde del Vesuvio, vulcano in attività più pericoloso d’Europa, in barba ad allarmi ripetuti e a piani d’evacuazione più volte riscritti? Semplice: «rimuovono» il problema negando più o meno consciamente il magma sottostante, considerando quell’increspatura di crosta terrestre niente di più che un paesaggio suggestivo. Un paesaggio familiare, addirittura benevolo.
Se del problema si sono più volte occupati sociologi ed esperti di early warning (si chiama così la disciplina scientifica che punta a prevenire che catastrofi naturali mietano vittime), stupisce il fatto che ora il cosiddetto rischio Vesuvio diventi materia d’arte contemporanea: si chiama «Spyholes» la mostra di Marisa Albanese dedicata al tema in corso a Napoli, nientemeno che al Museo di Capodimonte, fino al 9 gennaio. Il curatore Achille Bonito Oliva allestisce una corposa selezione di fotografie, video e istallazioni che l’artista, napoletana di origine, ha avuto modo di raccogliere dal 2003 a oggi: anni trascorsi proprio sul cratere, in mezzo alla gente che «vive» il Vesuvio [il vulcano più famoso del mondo] fingendo che non sia lì.
Gli «Spyholes» (spioncini delle porte ndr) della Albanese conducono lo sguardo direttamente all’inconscio, alla ricerca di quegli sprazzi di realtà filtrati dall’esterno che progressivamente sbiadiscono, fino a diventare illeggibili e a mutare di significato. Le opere esposte nel Museo di Capodimonte cercano allora di dare spazio e presenza fisica al rimosso, utilizzando l’occhio dell’arte per mostrare immagini che si pongono l’obiettivo di riflettere sulle strategie di immunizzazione in atto nella nostra società, stabilendo un parallelo tra la sparizione del vulcano, non della sua icona, e l’allontanamento dell’artista dalla sua opera e dai suoi luoghi. La realtà che osserviamo è sempre più oggetto di rimozione e così l’evento che c’è di fronte appare illeggibile.

LA MOSTRA
La mostra della Albanese è dominata da due colori, il bianco e il nero. Partiamo da quest’ultimo: si entra in una stanza buia, dove una parete è violata da immagini di lava ribollente. Appena lo spettatore si avvicina alla proiezione, questa si interrompe bruscamente, l’oscurità trionfa sulla luce. «Si tratta di una video-istallazione interattiva – spiega la Albanese – dal forte valore simbolico. Mi premeva esprimere che il modo peggiore per prendere coscienza del rischio Vesuvio è avvicinarsi al vulcano. Quando vivi il cratere, per continuare a vivere hai bisogno di fingere che non ci sia. Si tratta di un curioso processo di immunizzazione – continua l’artista – attraverso il quale l’uomo si illude di sconfiggere il male negandolo. Ma purtroppo il male resta lì dov’è». Andiamo al bianco: una stanza spoglia di Capodimonte raccoglie fotografie del vulcano, ammassate le une sulle altre.

LE FOTO
Foto scattate tutte di mercoledì, tutte alla stessa ora, tutte allo stesso posto, dal 2003 a oggi. Foto in cui, curiosamente, il Vulcano non è mai riconoscibile. «Anche questo – continua la Albanese – è un dato dal forte valore simbolico. Un passaggio fondamentale del processo di immunizzazione del Vesuvio da parte di chi vive alle sue pendici è rappresentato dalla sua trasformazione in icona». Come dire: la «linea» caratteristica del Vesuvio è bella come appare nelle cartoline. E se è bella, non può essere pericolosa. «Un assunto perverso – secondo la Albanese – perché il vulcano, nonostante la forza iconica di cui è stato caricato, resta pericolosissimo. E io volevo che gli spettatori della mostra percepissero il pericolo». A completare la mostra napoletana, la sezione «Grand Tour 2.0», nella quale la Albanese espone i disegni tratti dai suoi taccuini di viaggio degli ultimi anni, affiancati e posti in relazione con quelli appartenenti alla collezione del Museo di Capodimonte che evocano o alludono al Grand Tour [vedute]. Una sezione che rende onore alle doti tecniche della Albanese e al suo stile perfettamente riconoscibile.
A volte gli artisti, con la loro opera, sanno dare corpo al rimosso. In «Spyholes» l’occhio dell’arte pone allora le immagini in relazione, in dialogo con ciò che è sedimentato nel profondo dell’animo umano. Dimostra che, al di là della cartolina, c’è qualcos’altro. Qualcosa di estremamente pericoloso.

Marisa Albanese
«Spyholes» e «Grand Tour 2.0»
A cura di Achille Bonito Oliva
Napoli, Museo di Capodimonte
Dal 30 novembre 2010 al 9 gennaio 2011
www.marisaalbanese.com

ALTRE INFO TRA I COMMENTI
(tra cui il testo della brochure distribuita all’ingresso della mostra: commento #03)