Il mare come possibile via di fuga

A parità di condizioni, la fascia costiera vesuviana è quella a maggior rischio perché è stretta tra mare e vulcano. Al centro di questo spazio c’è la città di Torre del Greco che, per una eventuale evacuazione dei cittadini, ha direzioni di marcia pressoché obbligate.

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MalKo, esperto di sicurezza e tra gli organizzatori di un’esercitazione nel 2001, analizza la possibilità che ci si possa mettere al riparo sul mare, percorrendo alcune miglia verso il largo. Per rendere attuabile questa strategia, tuttavia, è necessario dotarsi di mezzi adeguati, di mettere in piedi una speciale organizzazione e di sistemare i porti e i loro fondali: “Rischio Vesuvio: Torre del Greco comune mediano della fascia costiera“.

“Sembrava il Titanic”

Per riuscire ad essere pensato, l’in-credibile deve essere ricondotto al già conosciuto. Lo sconvolgimento di ciò che è sotto i nostri piedi, il disordine di quel che abbiamo davanti agli occhi, il caos in cui improvvisamente possiamo sprofondare deve necessariamente essere ricondotto ad elementi noti che permettano la ripresa del controllo, innanzitutto di noi stessi. E’ un meccanismo di elaborazione che serve a dare senso e, allo stesso tempo, si tratta di un processo di rassicurazione. E’ così che la lava vulcanica che spazza via la propria abitazione viene raccontata (oggi, non so ieri) in maniera sorprendentemente domestica: la colata di magma procede “come l’impasto del pane“.
Per fare un altro esempio, è anche il caso delle prime pagine dei giornali l’indomani dell’11 settembre 2001, quando i titolisti affiancarono la foto della nube del WTC di New York a quella di Pearl Harbor del 1941; oppure basta ricordare che una delle icone di quei giorni è l’alzabandiera da parte di tre vigili del fuoco, copia della celebre fotografia dei marines di Iwo Jima impegnati nella stessa operazione.
In queste ore, drammatiche e concitate, i sopravvissuti all’affondamento della nave “Costa Concordia” ripetono (o, almeno, così titolano le home-page di tutti i giornali) che “sembrava il Titanic“, anzi “la scena di un film“. Naturalmente, adesso che il pericolo è passato si può parlare di “un film”, ma in quei momenti di panico non lo era e non lo sembrava nemmeno, perché era molto peggio, era reale: “E’ stato veramente un incubo, in confronto le scene del Titanic facevano meno paura“.
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Qui sotto e tra i commenti raccolgo articoli sulle testimonianze dei naufraghi, comprese le polemiche sui soccorsi.
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* Redazione, I testimoni: “Staff inadeguato, nave fuori rotta”, «CorSera», 14 gennaio 2012: QUI;
* L. Montanari, S. Poli, M. Vanni, Arriva il traghetto con i primi naufraghi, «Repubblica», 14 gennaio 2012: QUI;
* R. Amato, “Scene di panico su tutta la nave, sembrava di essere sul Titanic”, «Repubblica», 14 gennaio 2012: QUI;
* Video, Il racconto di un passeggero, «RaiNews24», 14 gennaio 2012: QUI;
* G. Longo, I superstiti: “La gente si buttava in mare”, «La Stampa», 14 gennaio 2012: QUI;
* Twitter, Una scena da Titanic (raccolta di tweet), «Il Tirreno», 14 gennaio 2012: QUI;
* Redazione, Liveblogging del naufragio, «Il Post», 14 gennaio 2012: QUI;
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I passeggeri: “Sembrava Titanic, nessuno sapeva cosa fare”. È che nessuno arriva sveglio al finale
(Spinoza, 16 gennaio 2012).