La Regione Campania s’impegna a informare gli americani

La Protezione civile regionale della Campania e il Comando Us Naval Support Activity di Napoli hanno firmato un accordo di collaborazione per informare correttamente ed efficacemente i cittadini statunitensi presenti in regione, specie nelle aree più a rischio come i Campi Flegrei e il Vesuvio.
Il comunicato stampa dell’Assessorato campano è il seguente:

Protezione civile, firmato accordo di collaborazione con Us Navy. Assessore Cosenza: rafforziamo procedure informazione alle popolazioni americane
22/07/2014 – E’ stato firmato presso il comando us naval support activity di napoli l’accordo di collaborazione tra direzione generale della protezione civile regionale e la base americana di capodichino.
“L’attività – ha dichiarato l’assessore Edoardo Cosenza – si inserisce nelle procedure di comunicazione alla popolazione in caso di previsioni meteo-avverse e/o di preparazione all’emergenza: sul territorio regionale, e in particolare nell’area vesuviana e della Solfatara, è presente una numerosa comunità di cittadini statunitensi che va preventivamente informata circa le tipologie di rischio a cui è esposta. Nell’ambito delle attività di previsione e prevenzione dei vari scenari di rischio vengono condivise le procedure di allertamento anche al fine di migliorare la comprensione del linguaggio e delle rispettive attività poste in campo in caso di emergenza e di soccorso alla popolazione.”
“In caso di necessità – ha detto il comandante della US Naval Support Activity Naples, Capitano Scott Gray – il nostro personale sarà a disposizione della Sala operativa di Protezione civile per le attività di collegamento e traduzione e per assicurare il dovuto supporto nelle attività di informazione ai cittadini americani. Ringraziamo la Protezione civile della Campania per la collaborazione che si è instaurata e che viene assicurata da anni.”

La notizia è stata diffusa da alcuni webjournal locali [1], tutti copiando e incollando il testo istituzionale, senza un approfondimento, un dubbio, una domanda. Da quel che si capisce, l’accordo non dovrebbe essere sull’agire congiunto e coordinato in caso di urgenza, né sull’impegno comune a informare la totalità della popolazione residente, ma dovrebbe riguardare solo l’assicurazione a comunicare un eventuale allarme ai cittadini con passaporto americano presenti nella provincia di Napoli e nella regione Campania.
Naturalmente, è giusto e doveroso che le istituzioni si facciano carico di informare tutte le persone che, in caso di emergenza, si trovino sul territorio: dai militari stranieri ai turisti, fino ovviamente all’intera popolazione autoctona. Tuttavia è indubbio che questa notizia provochi un certo stupore, un qualche disorientamento in chi vi si imbatta. Personalmente provo una sorta di doppia vertigine, da una parte politico-istituzionale, dall’altra giornalistica.
In primo luogo mi domando: con un’entità delle dimensioni e delle capacità del Comando statunitense a Napoli, tutto ciò su cui ci si riesce ad accordare è la comunicazione ai cittadini americani? A parte che già il Piano di Emergenza Nazionale del 1995 prevede l’organizzazione di strutture di evacuazione e soccorso per i cittadini stranieri (l’area vesuviana è di grande richiamo turistico internazionale), ma possibile che non si sia definito un patto su aspetti più operativi e logistici? Cioè, in caso di allarme le strutture e le macchine dei militari USA, coordinate dal Dipartimento di Protezione Civile, potrebbero aiutare l’evacuazione di tutti i residenti e, all’uopo, supportare i soccorsi, no? Dunque, che tipo di risultato politico è quello diffuso sul web?
E qui veniamo al mio secondo motivo di stupore: che giornalismo è quello che copia e incolla un comunicato stampa senza porsi e porre un interrogativo? Succede di continuo, lo so, ma quando tocca notizie che riguardano la sicurezza o, per certi versi, l’ansia collettiva, la mia reazione è di profondo sconforto. L’unico lavoro fatto dai cinque webjournal che hanno diffuso per primi la notizia è sul titolo, tutti varianti di questo: “Fuga dal Vesuvio, siglato un accordo tra la Protezione civile della Campania e il Comando US Navy di Napoli“. E’ noto che una gran parte degli utenti del web – su cui tali giornali hanno un certo seguito, considerando i dati delle condivisioni sui socialmedia dei loro articoli – si limita a leggere i titoli delle notizie senza andare oltre, per cui il pressappochismo di questo enunciato è particolarmente colpevole perché può indurre a intendere in maniera distorta quel che sono la natura e l’entità dell’accordo siglato tra le due istituzioni.
La verità, tuttavia, resta quella di una notizia minuscola e di secondo piano spacciata con grande enfasi sul website istituzionale, ripresa acriticamente da taluni organi di informazione che pedissequamente riproducono quanto dettato dall’alto (i giornali maggiori, per quel che ne so, non ne hanno scritto, almeno online) e una realtà sociale ancora una volta tenuta ai margini, se non addirittura illusa da titoli sibillini. Questo presente di giochi di parole e di giochi di prestigio (vedi la nuova zona rossa) cambierà? Verranno finalmente organizzate campagne informative per tutti? Verranno avviati strumenti di dialogo costante con la popolazione? Verranno coinvolte nell’operatività dell’emergenza tutte le forze disponibili, comprese quelle dei militari stranieri presenti sul nostro territorio? Solo quando gli impegni siglati saranno questi, allora potrò dirmi convinto della buona fede dei politici locali, oltre che dei loro megafoni a stampa. Per il momento, invece, aspetto; aspettiamo che comincino ad ascoltare e che un nuovo approccio al Vesuvio si faccia largo.

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[1] I cinque articoli consultati online, tutti uguali: “Il fatto vesuviano“, “Il velino“, “CampaniaNotizie“, “SalernoNotizie“, “MeteoWeb“.

La doppia illusione della nuova zona rossa vesuviana

La “nuova zona rossa vesuviana” è un caso molto interessante per osservare le dinamiche della negoziazione politica intorno alla perimetrazione del rischio. Procediamo con ordine.

A fine dicembre 2012 la Protezione Civile e la Regione Campania hanno annunciato una nuova mappatura rispetto a quella del 1995, stavolta basata su un principio scientifico più esplicito, la cosiddetta “linea Gurioli”, dal nome della studiosa che ha analizzato la ricaduta di ceneri e altri prodotti vulcanici intorno al Vesuvio. Si tratta, in sostanza, di un cerchio che tocca 25 comuni, rispetto ai 18 precedenti (si veda la mappa), ufficializzato nel luglio 2013. E’ da specificare che la precedente perimetrazione del rischio seguiva i confini esterni dei comuni interessati, per cui ne risultava una linea frastagliata e incomprensibilmente deforme rispetto alla circonferenza del vulcano. La nuova linea, invece, abbandona la sovrapposizione ai confini comunali e dichiara “zona rossa” solo il territorio posto al suo interno. Ciò ha avuto due effetti: l’aumento del numero di comuni coinvolti (da 18 a 25, appunto) e una maggior confusione in merito alla pianificazione dell’emergenza e alla gestione urbanistica dei territori parzialmente coinvolti dalla “linea Gurioli”. Ne è derivata una doppia illusione: da un lato il numero di comuni è cresciuto, ma la superficie della zona rossa non si è allargata; dall’altro lato il numero di abitanti da evacuare viene ritenuto molto più alto perché calcolato sommando le intere popolazioni dei comuni “a rischio”, mentre invece, a rigore, dovranno essere sfollati solo coloro che risiedono all’interno della “black line” (e la cui entità, al momento, è semplicemente sconosciuta).
E’ in questa congiuntura che si sviluppa la negoziazione della perimetrazione del rischio di cui ho scritto anche in passato: esistono diversi comuni che sono toccati solo in parte dalla “linea Gurioli” e i loro amministratori – come tutti noi, d’altronde – non hanno ancora ben chiaro se le leggi restrittive in materia edilizia e le procedure di emergenza dovute allo speciale status della zona rossa siano da applicare all’intero territorio comunale o solo ad una parte di esso.

Il primo comune a sollevare obiezioni sulla nuova zona rossa è stato Scafati, sfiorato dalla “linea Gurioli” (si veda la mappa): nel gennaio 2013 il sindaco Pasquale Aliberti si è “ribellato” alla nuova perimetrazione sostenendo che “Scafati prova a uscire dall’area a rischio” (di Floriana Longobardi, in “Il Mattino”, 16 gennaio 2013), una posizione critica che l’assessore regionale alla Protezione Civile Eduardo Cosenza ha provato a riassorbire nel febbraio 2013, quando in un convegno ha spiegato che: “Scafati rientra sì nella zona rossa, ma in quella di tipo due. In pratica nella cittadina al confine di Pompei, arriverebbero solo ceneri (e non lava o fuoco) e quindi basterà̀ prevedere delle modifiche alle norme tecniche per quella determinata area, ed il gioco sarà̀ fatto” (in “Agro24”, 11 febbraio 2013).
La moltiplicazione delle definizioni (zona rossa, gialla, 1, 2 e così via) ha creato una certa confusione che è conveniente riordinare: la “zona rossa 2” (ovvero la quota di territorio esterna alla “linea Gurioli” nei comuni che sono marginalmente toccati da questa) è, in sostanza, la vecchia “zona gialla”, per cui, se Scafati è stata – ma con quale atto? – estromessa per intero dall’area a più alto rischio, nulla cambia dal punto di vista urbanistico e della pianificazione dell’emergenza rispetto alla situazione delineata nel 1995, sebbene tale comune rientri ancora nel nuovo elenco di quelli gemellati con altre regioni italiane, dunque da evacuare (in Sicilia) in caso di allarme.

Ai primi di maggio 2014 c’è stato il caso (questo sì, ufficiale) di Boscoreale (che è un comune già presente per intero nella precedente zona rossa), a cui il Tribunale Amministrativo della Regione Campania ha riconosciuto il diritto di distinguere il proprio territorio tra quello interno alla “linea Gurioli” e quello esterno, ovvero di sottoporlo a due diversi regimi urbanistici, che per Boscoreale, in sostanza, significa riavviare l’edilizia dopo quasi vent’anni di blocco. Come ha ben spiegato Malko (il 13 maggio 2014, ma lo aveva preannunciato già un anno prima, il 28 maggio 2013), a questo punto è facile aspettarsi ricorsi simili da parte degli altri comuni che si trovano nella medesima situazione: Cercola, Pompei, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Torre Annunziata.

La morale di questa situazione è che, a dispetto della retorica razionalista, ogni zona a rischio può essere modificata come se si trattasse di un elastico: a piacimento o, per meglio dire, a peso politico. Nulla di nuovo, per la verità: come ho ripetuto più volte, ogni perimetrazione del rischio è una contrattazione che, per quanto possa partire da princìpi scientifici, poi se ne distanzia, talvolta anche parecchio. E’ un concetto da ribadire per evitare di cadere nell’illusione che le zone rosse siano rigorosamente scientifiche, ovvero razionali, “oggettive”. Al contrario, come dimostra il caso del Vesuvio, l’area a più alto rischio viene continuamente modificata, tirata, slabbrata, talvolta derogata, per opportunità o convenienza, in una proliferazione di norme, etichette, procedure e di livelli ufficiali e ufficiosi che si sovrappongono, si sommano e si confondono, lasciando in un limbo di ambiguità i cittadini, trattati alla stregua di pedine di un risiko vesuviano giocato da amministratori alla conquista, o alla difesa, di poltrone.

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INTEGRAZIONE:
Proprio oggi, anche Ciro Teodonno ha scritto su questo tema: “Siamo realmente convinti che le nuove modifiche al piano d’emergenza vesuviano abbiano come reale intenzione quella della gestione del rischio vulcanico o l’unico pericolo che si affronterà sarà quello dell’aumento della speculazione edilizia?” (“Il bluff della zona rossa“, in “Il Mediano”, 24 maggio 2014).

INTEGRAZIONE:
Il 31 maggio 2014 il blogger MalKo ha pubblicato un post che chiarisce la differenza tra “zona rossa 1” e “zona rossa 2“, la cui confusione sembra funzionale a logiche ben diverse da quella della prevenzione: Rischio Vesuvio: la soap opera del pericolo.

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AGGIORNAMENTO del 3 maggio 2015:
L’andamento pressoché circolare dell’attuale zona rossa del #Vesuvio, decretata nel 2013, segue principi scientifici (della vulcanologa Lucia Gurioli) più convincenti rispetto a quelli della prima versione (risalente al 1995), quando l’area di maggior rischio vulcanico seguiva acriticamente i confini dei comuni. La nuova perimetrazione, tuttavia, ha portato con sé nuove problematiche: un comune che rientra solo parzialmente all’interno della “linea Gurioli” deve applicare a tutto il suo territorio la legge regionale campana 21/2003 (che vieta l’edificazione per uso residenziale)? Il comune di Boscoreale, interessato dal quesito, ha presentato un ricorso al TAR della Campania, che gli ha dato ragione: può estrapolare dalla classificazione di zona ad alto rischio quella parte di territorio boschese che va oltre il limite Gurioli. L’ultima parola, tuttavia, ci sarà tra un mese, il prossimo 4 giugno 2015, quando la querelle sarà presentata dinnanzi al Consiglio di Stato.
Il blogger MalKo spiega la situazione nei dettagli, anche storicamente: “Rischio Vesuvio: la zona rossa sui banchi del Consiglio di Stato“.

I nuovi gemellaggi dei comuni vesuviani

Solo pochi giorni fa avevo scritto del mancato aggiornamento dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia, in seguito al rinnovo della perimetrazione della zona rossa dello scorso agosto.
Oggi, 14 febbraio 2014, però, quella revisione è arrivata: il Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, ha firmato le modifiche al Piano di Emergenza Nazionale del Vesuvio.

Ecco il testo pubblicato sul website del Dipartimento di Protezione Civile (e questa è la direttiva sui nuovi gemellaggi vesuviani firmata dal Presidente del Consiglio alcuni giorni fa, in pdf):

Vesuvio: firmato aggiornamento piano emergenza
Definiti gemellaggi comuni zona rossa con Regioni

«Sono state firmate oggi dal Presidente del Consiglio dei Ministri le Disposizioni per l’aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio.
Il documento, che ha ottenuto l’intesa della
Conferenza unificata lo scorso 6 febbraio, oltre a stabilire l’area da evacuare cautelativamente in caso di ripresa dell’attività eruttiva, definisce i gemellaggi tra i 25 Comuni che hanno aree ricadenti proprio nella cosiddetta zona rossa e le Regioni e Province Autonome che accoglierebbero nei loro territori la popolazione evacuata. Le aree da sottoporre ad evacuazione cautelativa sono, infatti, sia quelle soggette ad alta probabilità di invasione di flussi piroclastici (zona rossa 1) sia quelle soggette ad alta probabilità di crolli delle coperture degli edifici per importanti accumuli di materiale piroclastico (zona rossa 2).
In particolare, saranno i successivi protocolli d’intesa che Regioni e Province Autonome dovranno sottoscrivere con la Regione Campania e le amministrazioni comunali interessate – d’intesa con il Dipartimento della Protezione civile – a rendere effettivamente operativi i gemellaggi, prevedendo specifici piani per il trasferimento e l’accoglienza della popolazione da assistere.
Nel frattempo, entro 45 giorni da quando le
Disposizioni del Presidente del Consiglio verranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale, il Capo del Dipartimento della Protezione civile – d’intesa con la Regione Campania e sentita nuovamente la Conferenza Unificata – dovrà fornire alle diverse componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile le indicazioni per l’aggiornamento delle rispettive pianificazioni di emergenza previste per lo specifico rischio vulcanico al Vesuvio, aggiornamento che dovrà compiersi entro i successivi quattro mesi.
La pianificazione nazionale nasce dal concorso delle pianificazioni di tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni centrali e periferiche, alle organizzazioni di volontariato e alle società di servizi: l’obiettivo del piano di emergenza nazionale, infatti, è quello di assicurare la mobilitazione di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile come un’unica organizzazione volta a portare soccorso e assistenza ai cittadini.
Infine, si riportano di seguito i gemellaggi tra i 25 Comuni della zona rossa e le Regioni e Province Autonome
».

Regione/Provincia Autonoma  –  Comune
Piemonte                                                             Portici
Valle d’Aosta                                                      Nola
Liguria                                                                   Cercola
Lombardia                                                           Torre del Greco
«                                                                               Somma Vesuviana
Province Autonome di
Trento e Bolzano                                              Pollena Trocchia
Veneto                                                                   San Giuseppe Vesuviano
«                                                                               Sant’Anastasia
«                                                                               Pomigliano d’Arco (enclave nel territorio di Sant’Anastasia)
Friuli Venezia Giulia                                        Palma Campania
Emilia Romagna                                                Ercolano
Toscana                                                                 San Giorgio a Cremano
Umbria                                                                   San Gennaro Vesuviano
Marche                                                                   Poggiomarino
Lazio                                                                        Ottaviano
«                                                                                Napoli (parte della circoscrizione di
«                                                                                Barra – Ponticelli – San Giovanni a Teduccio)
Abruzzo                                                                  Terzigno
Molise                                                                      Massa di Somma
Puglia                                                                       Torre Annunziata
«                                                                                 San Sebastiano del Vesuvio
Basilicata                                                                Boscotrecase
Calabria                                                                   Boscoreale
Sicilia                                                                        Scafati
«                                                                                  Trecase
Sardegna                                                                  Pompei

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VESUVIO_gemellaggi_2014

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

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L’aggiornamento dei gemellaggi era necessario, tuttavia le problematiche da affrontare sono ancora molte. E’ urgente, infatti, rispondere a domande di tipo operativo. Ad esempio: come si raggiungeranno tali regioni? Per quali strade? Con quali mezzi? Partendo da dove? Con quali modalità/priorità verrà effettuata l’evacuazione? Quale destinazione precisa dovrà essere raggiunta? In loco, a chi ci si dovrà rivolgere? Le regioni ospitanti stanno organizzando l’accoglienza?

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A proposito di ciò, l’assessore regionale alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza, ha dichiarato:

«Con la definizione da parte del Governo della zona rossa del Vesuvio e dei gemellaggi,  si stabilisce una pietra miliare per il Piano di emergenza Rischio Vesuvio: i 700mila abitanti interessati (150mila in più rispetto al precedente Piano), in caso di necessità verrebbero trasferiti nelle Regioni gemellate, sostenuti dallo Stato» (QUI).

«Partirà ora il lavoro congiunto di Regione Campania, Dipartimento nazionale di Protezione civile e delle altre Regioni gemellate, per stabilire le modalità organizzative di dettaglio, di concerto con i Comuni interessati. Da mesi, la Regione, attraverso il Dipartimento per le Politiche territoriali, ha intrapreso le azioni per il coordinamento della mobilità dei cittadini, le modalità di evacuazione degli ospedali e di messa in sicurezza dei beni culturali, di concerto con il Mibac» (QUI). 

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Un’ulteriore immagine con l’elenco dei gemellaggi è QUI.

La Campania finanzia i Piani Comunali di protezione civile

Il Piano di Emergenza Nazionale del Vesuvio è decisamente controverso (e altrove se ne è scritto diffusamente). Altrettanto problematici, però, sono i Piani Comunali di Evacuazione della “zona rossa”: si sa quali sono i punti d’incontro in caso di allarme? e dove fuggire o ripararsi? per quali vie? gli abitanti sanno dove reperire maschere antigas?
Le lacune locali, tuttavia, si inseriscono in un quadro di inadeguatezza più ampio e diffuso. In Campania, infatti, «al 17 dicembre 2013, solo 214 Comuni su 551, pari al 39%, disponevano di un piano di protezione civile comunale», ha dichiarato l’assessore Edoardo Cosenza.
Ieri la Giunta Regionale ha emesso un bando di finanziamento per 15 milioni di euro: le richieste devono pervenire entro 60 giorni. E’ data priorità ai comuni vesuviani e a quelli ad alto rischio idrogeologico: Bando Regione Campania per il finanziamento dei Piani Comunali di protezione civile (oppure QUI, pdf).

Ne ha scritto “Il Giornale della Protezione Civile”: “Campania: dalla Regione 15 milioni di euro per i piani comunali di protezione civile” (3 febbraio 2014).

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Sui costi dei disastri e sulla “convenienza” ad investire in prevenzione, ho scritto due post: QUESTO e QUESTO.

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AGGIORNAMENTO del 20 aprile 2014:
In merito al finanziamento dei piani comunali d’emergenza, MalKo ha pubblicato l’articolo seguente: Rischio Vesuvio e Campi Flegrei: soldi per i piani d’emergenza (“Hyde Park”, 20 aprile 2014).

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AGGIORNAMENTO del 17 settembre 2014:
Il “Corriere del Mezzogiorno” del 16 febbraio 2014 riferisce che il comune di Terzigno riceverà 1,4 milioni di euro per migliorare una via di fuga in caso di allarme vulcanico. L’assessore regionale alla Protezione Civile Edoardo Cosenza ha dichiarato: «Avanti con azioni concrete per la sicurezza dei cittadini della “zona rossa”», QUI.

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AGGIORNAMENTO del 7 dicembre 2014:
MalKo spiega il ruolo dei comuni nella pianificazione dell’emergenza in caso di allarme vesuviano: “Il sindaco è l’autorità locale di protezione civile ed ha il compito di garantire la sicurezza ad ogni cittadino residente o di transito sul territorio amministrato a prescindere dalla nazionalità e dallo stato giuridico“. I comuni della zona rossa dovranno pubblicare entro il 31 dicembre 2015 i piani di protezione civile (anche online), così da permettere alla popolazione di venirne a conoscenza.

Gemellaggi fantasma

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

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Post del 24 gennaio 2014:

Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali legami, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Il 29 luglio 2013 l’assessore regionale campano alla protezione civile, Edoardo Cosenza, ha annunciato che «Il Dipartimento [di Protezione Civile] si sta interessando, in sede di Conferenza delle Regioni, alla stipula di appositi accordi per i gemellaggi fra Comuni da evacuare e altre regioni italiane» [QUI].
Il 14 dicembre 2013 il “Corriere del Mezzogiorno” ha pubblicato un articolo in cui Angelo Lomonaco spiega che “«Chi vive a Nola va in Val d’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio“.
Negli stessi giorni (ma l’ho letto solo oggi, 24 gennaio 2014), il webjournal “ReteNews24” è stato ancora più preciso, elencando tutti i gemellaggi tra i comuni della (nuova) zona rossa e le regioni italiane: “Napoli e provincia, ecco dove fuggire se scoppia il Vesuvio: scopri la tua regione gemellata” (l’elenco è stato rilanciato anche da esponenti politici).
Sembrerebbe, dunque, che gli accordi cui faceva riferimento Cosenza tra DPC e Conferenza delle Regioni siano stati raggiunti. Eppure non se ne trova traccia, almeno sul web e sulla stampa. Inoltre, è da segnalare che entrambi i casi giornalistici citati non menzionano la fonte ufficiale da cui traggono le informazioni pubblicate, per cui, non trovando alcun riscontro in fonti istituzionali o scientifiche, a mio avviso vengono a porsi due questioni.

La prima: possiamo fidarci di questa notizia? Ammettendo che sia vera, è questo un giornalismo rigoroso, in particolare quando tratta argomenti così delicati? E se non fosse vera, meriterebbero o no sanzioni coloro che diffondono informazioni errate (o inventate) su un tema di sicurezza per la popolazione?

La seconda: ipotizzando che l’elenco di gemellaggi sia corretto e ufficiale, perché non se ne trova traccia (ormai a mesi di distanza dalla sua diffusione pubblica) sui website istituzionali? Mi riferisco innanzitutto a quelli della Regione Campania e della Protezione Civile: è forse questa l’ennesima dimostrazione dell’urgenza e dell’importanza di un piano di comunicazione unitario, autorevole e accreditato in merito al rischio vesuviano? (Ne scrivevo qui, ma mi sembra che ne abbiano consapevolezza anche il DPC e l’OV). Se, invece, la notizia fosse falsa e i gemellaggi ancora non siano stati stabiliti: quanto tempo è necessario? Quali difficoltà si stanno incontrando? Siamo o no dinnanzi ad un’urgenza, come tutti dicono?

Al momento (scrivo il 24 gennaio 2014), sul website del Dipartimento della Protezione Civile l’elenco dei gemellaggi (chiaramente obsoleto, essendo basato sulla precedente perimentrazione della zona rossa) è questo:

La (vecchia) mappa dei gemellaggi relativi al rischio Vesuvio. In attesa di quella nuova e ufficiale.

Infine, siccome in questa storia ci sono più domande che risposte, ne pongo ancora una: le altre regioni del nostro Paese lo sanno che il “rischio Vesuvio” riguarda anche loro? Si stanno attrezzando per l’accoglienza degli eventuali sfollati napoletani? Il Piano di Emergenza (giusto, sbagliato, incompleto, sottostimato e così via) è comunque “nazionale”, lo sa il resto d’Italia?

La nuova zona rossa vesuviana

Con la Delibera n. 250 del 26 luglio 2013 la Giunta Regionale della Campania ha definito la nuova «Delimitazione della zona rossa 1 e della zona rossa 2 del piano di emergenza dell’area vesuviana» e ha appurato le proposte comunali in merito a tale riperimetrazione. L’atto è stato pubblicato sul «Bollettino ufficiale della Regione Campania» n. 41 del 29 luglio 2013: QUI (e allegati dai singoli comuni: 1, 2, 3, 4, 5, 6) (sono tutti pdf con download diretto).
La nuova zonizzazione era stata annunciata all’inizio del 2013 (QUI ho raccolto numerosi articoli) e aveva suscitato ampi dibattiti a livello locale, soprattutto per quanto riguarda il caso di Napoli (QUI la cronaca di un consiglio comunale di fine giugno). La Protezione Civile ha individuato una linea “scientifica” («linea Gurioli») che delimita la zona di massimo rischio in caso di eruzione e che tocca 24 comuni, rispetto ai 18 della precedente perimetrazione. Le nuove municipalità interessate hanno dovuto recepire le indicazioni della Protezione Civile e individuare i confini esatti della zona rossa all’interno del loro territorio (ma chissà cosa accadrà con quei comuni della precedente zona rossa che hanno una quota del loro territorio esterna alla «linea Gurioli»).

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Con questo aggiornamento vengono definite due tipologie di zona rossa (ma la seconda è nient’altro che la “vecchia” zona gialla):

a) Zona rossa 1: «area ad elevato rischio vulcanico, ossia l’area ad alta probabilità di invasione dai flussi piroclastici, ovvero il territorio delimitato dalla linea di invasione dei flussi piroclastici (linea che delimita l’area a media frequenza (invasione >1 evento) di invasione per le principali eruzioni, pliniane e sub pliniane, al Somma – Vesuvio da parte di flussi piroclastici negli ultimi 22.000 anni di attività)».

b) Zona rossa 2: «area ad elevato probabilità di crolli delle coperture degli edifici, ossia l’area in cui è probabile che importanti accumuli di depositi di cenere da caduta determinino il collasso delle coperture più vulnerabili ovvero porzioni di territorio individuate nell’ambito dei progetti di ricerca Europei e Nazionali “Exploris” e “Speed”».

Come in ogni negoziazione, ci sono delle eccezioni al principio generale. Il comune di Scafati, che è toccato per una minima parte dalla «linea Gurioli», è stato fatto rientrare integralmente nella zona rossa 2 (cioè nella ex zona gialla, di cui faceva già parte). Inoltre, è stato deciso che l’enclave di Pomigliano d’Arco dentro il perimetro di Sant’Anastasia e quella di Ottaviano dentro il perimetro di Nola rientrano nella zona rossa 1 (in effetti, in passato, erano spesso citati come esempi dell’inadeguatezza del Piano di Emergenza).
In complesso, come ha affermato l’assessore regionale alla Protezione Civile Edoardo Cosenza, la popolazione interessata – dunque da evacuare in caso di eruzione – passa da 550mila a 700mila persone (ne ha scritto «Il fatto vesuviano» il 29 luglio 2013, riportando anche altre dichiarazioni da tenere a mente, ad esempio riguardo la SS268).

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La notizia è anche sul website della Regione Campania.

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AGGIORNAMENTO del 7 dicembre 2013:
In merito al concetto di negoziazione della perimetrazione del rischio, segnalo un articolo apparso oggi su “Il fatto vesuviano“. Vi si parla dell’intenzione da parte dei sindaci della zona rossa vesuviana di avanzare proposte comuni per il “rilancio” dei propri territori.
Si tratta di un punto delicato: si deve sostenere lo “sviluppo economico” dei comuni della zona rossa vesuviana? Rispetto al rischio vulcanico, è unanimemente riconosciuto che l’alto tasso di vulnerabilità dell’area è dato dal suo sovraffollamento, per cui sembrerebbe logico rendere “meno appetibili” quei comuni. E’ un dilemma serio ed io, sinceramente, non ho una risposta. Tuttavia non me la sento in alcun modo di picconare la zona rossa e il parco nazionale che, senza dubbio, hanno introdotto vincoli molto stringenti.
Alcuni sindaci della zona tornano regolarmente su questo argomento, quello, appunto, dei propri territori «vincolati e bloccati» dalla legge regionale 21/2003 e, perciò, «mortificati da dieci anni di blocco totale derivanti dalla zona rossa». Per mezzo del loro capofila, l’attuale sindaco di Sant’Anastasia che da anni attribuisce alla zona rossa ogni male dell’area vesuviana, hanno annunciato che a breve esprimeranno «un’unica linea politico-amministrativa sulle priorità comuni». Tra le tante necessità indicate (valorizzazione, tutela, sicurezza, vie di fuga… che non si capisce perché siano ostacolate dalla zona rossa) c’è, però, quella che suona più stonata di tutte: «avviare un sistema virtuoso per la rigenerazione e la riqualificazione edilizia ed urbanistica che, tra l’altro, potrebbe contribuire a rimettere in moto realmente l’economia locale». Questa, alle mie orecchie, suona come voglia di cemento.
Ne ha scritto anche il webjournal sorrentino “Corso Italia News“.

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AGGIORNAMENTO del 14 dicembre 2013:
Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali gemellaggi, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Ne ha scritto Angelo Lomonaco sul “Corriere del Mezzogiorno” del 14 dicembre 2013, «Chi vive a Nola va in Val d’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio.
Sulla questione dei gemellaggi ho scritto QUESTO.

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

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AGGIORNAMENTO del 15 maggio 2014:
Ne ho accennato ieri sera in un incontro dedicato al rischio Vesuvio a Torre del Greco: la nuova zona rossa vesuviana tracciata in base alla cosiddetta “linea Gurioli” crea delle disparità tra i comuni alle pendici del vulcano perché distingue tra “zona rossa 1” e “zona rossa 2”. Il comune di Boscoreale ha fatto ricorso e il TAR della Campania gli ha dato ragione: il suo territorio è solo parzialmente soggetto ai massimi vincoli della perimetrazione del rischio. Viene da domandarsi, dunque, cosa si voglia fare nella parte esterna alla “black line” (e temo che le betoniere stiano scaldando i motori). A questo punto è facile aspettarsi ricorsi simili da parte degli altri comuni che si trovano nella medesima situazione: Cercola, Pompei, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Torre Annunziata. Lo spiega Malko, come sempre in maniera molto chiara: Rischio Vesuvio e la teoria del cigno nero (13 maggio 2014) (e lo aveva preannunciato già un anno prima, in questo post del 28 maggio 2013).

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AGGIORNAMENTO del 3 maggio 2015:
L’andamento pressoché circolare dell’attuale zona rossa del #Vesuvio, decretata nel 2013, segue principi scientifici (della vulcanologa Lucia Gurioli) più convincenti rispetto a quelli della prima versione (risalente al 1995), quando l’area di maggior rischio vulcanico seguiva acriticamente i confini dei comuni. La nuova perimetrazione, tuttavia, ha portato con sé nuove problematiche: un comune che rientra solo parzialmente all’interno della “linea Gurioli” deve applicare a tutto il suo territorio la legge regionale campana 21/2003 (che vieta l’edificazione per uso residenziale)? Il comune di Boscoreale, interessato dal quesito, ha presentato un ricorso al TAR della Campania, che gli ha dato ragione: può estrapolare dalla classificazione di zona ad alto rischio quella parte di territorio boschese che va oltre il limite Gurioli. L’ultima parola, tuttavia, ci sarà tra un mese, il prossimo 4 giugno 2015, quando la querelle sarà presentata dinnanzi al Consiglio di Stato.
Il blogger MalKo spiega la situazione nei dettagli, anche storicamente: “Rischio Vesuvio: la zona rossa sui banchi del Consiglio di Stato“.