Le case dei disastrati come tangenti: un’inchiesta a L’Aquila

Me li ricordo i buoni propositi del giorno dopo il sisma dell’Aquila: “Vigileremo, non tollereremo sprechi, non ci saranno infiltrazioni da parte della criminalità, la ricostruzione non sarà finta come in altre zone del Paese, torneremo presto alla normalità…“.
Ne scrisse un lungo articolo anche Roberto Saviano (il 14 aprile 2009 su “La Repubblica”) e, invece, quasi cinque anni dopo, eccoci qua, puntuali all’appuntamento con la solita storia italiana: le case dei disastrati usate come tangenti (e già un paio di mesi fa l’UE denunciò sperperi e collusioni).
Alla prossima sciagura, per favore, nessun amministratore esprima buone intenzioni, rischieremmo di ricordarle anche allora.

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«[…] Conosco da anni Massimo Cialente, ne conosco la passione politica, l’amore e l’impegno per la sua città. E mi duole scrivere queste righe. Ma al punto in cui siamo deve fare qualcosa, dare un segnale netto alla sua città e al Paese intero. Deve assumere direttamente le responsabilità del disastro che rischia di affondare definitivamente l’Aquila. […]» (Primo di Nicola, QUI e tra i commenti)

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«Crolla anche il mito del Comune dell’Aquila isola felice, impermeabile a tangenti e corruttele. […] L’indagine, va tenuto conto, si riferisce ai primi mesi del post sisma, una dimostrazione plastica che la notte del terremoto, appena usciti di casa, anche alcuni aquilani ridevano […]. Il rischio ora è che l’immagine a livello nazionale che produrrà questa vicenda finirà per frenare ancora di più il flusso dei finanziamenti. […] Mediti il sindaco Cialente, parli meno e controlli meglio chi lo circonda evitando di offendere parenti delle vittime e consiglieri (per esempio Vittorini e Di Cesare, ma non solo) che fanno bene il proprio lavoro denunciando le cose che non vanno» (Giustino Parisse, La notte del terremoto ridevano anche alcuni aquilani, “Il Centro”, 8 gennaio 2014).

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AGGIORNAMENTO dell’11 gennaio 2014:
Il sindaco de L’Aquila ha annunciato le sue dimissioni con una conferenza stampa: VIDEO.
Ecco i titoli dei principali giornali:
“CorSera”: Tangenti a L’Aquila, lascia il sindaco Cialente. «Coinvolti miei uomini, mia la responsabilità».
“La Repubblica”: L’Aquila, sindaco Cialente si dimette: “Attacco frontale da mezzi d’informazione, impossibile difendersi dalla macchina del fango”.
“Il Centro”: Tangenti sulla ricostruzione. Cialente: addio non torno indietro: “Non mi faranno cambiare idea nè Renzi nè Letta”.

AGGIORNAMENTO del 16 gennaio 2014:
Giuseppe Caporale ha pubblicato su “La Repubblica” il seguente reportage: “Terremoto in Abruzzo, la truffa della scuola: “Ricostruita senza metà delle fondamenta”. Fatture gonfiate e lavori inutili: i pm chiedono il processo per politici e funzionari“. (Anche tra i commenti qui sotto)

AGGIORNAMENTO del 21 gennaio 2014:
Il sindaco de L’Aquila ha ritirato le dimissioni che aveva annunciato dieci giorni fa: QUI. La reazione dei terremotati riuniti nell’associazione “3e32” è stata a dir poco di sdegno: «Oggi abbiamo assistito alla grande pantomima del ritorno di Massimo Cialente [il quale è simbolo di un immobilismo che sta] condannando a morte una città intera […]. Solo dalla partecipazione reale delle persone, dai progetti concreti di ricostruzione sociale, dalle tante idee e proposte rimaste inascoltate in questi anni, potrà prender vita un nuovo modello di ricostruzione ed un futuro diverso per questo territorio […]»

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AGGIORNAMENTO del 4 aprile 2014:
Gian Antonio Stella, in occasione del quinto anniversario del terremoto abruzzese, racconta (“Corriere della Sera”, 4 aprile 2014) di una ricostruzione lenta (a L’Aquila), se non praticamente ferma (a Onna), talvolta sbagliata come nel caso delle case fatiscenti degli sfollati a Cansatessa, poco distante da Coppito: L’Aquila, 5 anni dopo: macerie e sfollati. La ricostruzione è ancora lontana.
L’anniversario è ricordato anche da Serena Giannico sul “manifesto” del 4 aprile 2014: L’Aquila sospesa.