Visitate Napoli prima che sia troppo tardi. Ma tardi per chi?

Dalla pagina Fb “Rischio Vesuvio:

Per la sezione britannica di “Blasting News”, il 2017 è cominciato con una singolare esortazione a visitare Napoli: «fatelo prima che sia troppo tardi». L’articolo del 2 gennaio scorso, firmato da John McCormick, si riferisce al vulcano dei Campi Flegrei che, dice l’articolo, potrebbe causare un disastro di proporzioni mondiali, ben più grande dei noti rischi sismici della California. Il testo fa riferimento ai recenti studi sull’area flegrea, ripercorre brevemente la storia geologica del territorio in esame e, qua e là, usa espressioni sensazionalistiche, tipo: «il vulcano urbano dei Campi Flegrei potrebbe essere sul punto di esplodere nelle adiacenze di una delle zone più densamente popolate del pianeta, uccidendo milioni di persone quasi istantaneamente». Questi toni enfatici vanno presi per quel che sono: lo scimmiottamento di una sceneggiatura cinematografica hollywoodiana. Ma ciò non significa che il rischio non sussista e che non sia alto, perché, in realtà, il rischio cui sono esposti gli abitanti flegrei e napoletani esiste ed è serio. Come abbiamo ripetuto più volte negli ultimi mesi, però, in questo momento non c’è alcun allarme: la situazione è monitorata e degli strumenti di pianificazione dell’emergenza futura sono stati predisposti; ora bisogna necessariamente comunicarli alla popolazione, testarli tra gli operatori dell’emergenza, aggiornarli periodicamente e, soprattutto, bisogna attivarsi politicamente e istituzionalmente per una sostanziale mitigazione del rischio vulcanico e bradisismico.
A nostro avviso, dunque, la morale della storia è: Napoli, Pozzuoli, Cuma e l’area vesuviana sono un territorio abitato da millenni e la ricchezza culturale che vi è stratificata è impareggiabile; in questa regione la scansione del tempo segue ritmi plurisecolari, ovvero va ben oltre il tempo biologico umano, per cui l’invito è: sì, visitate Napoli prima che sia troppo tardi, ma per voi.

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Un nuovo studio vulcanologico sui Campi Flegrei

Due post recenti della pagina Fb “Rischio Vesuvio”:

1) 22 dicembre 2016:

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Lo scorso 20 dicembre 2016 la rivista online “Nature Communications” ha pubblicato lo studio di un gruppo di scienziati internazionale, intitolato “Magmas near the critical degassing pressure drive volcanic unrest towards a critical state“, ovvero sulla pressione esercitata dal rilascio di gas da parte del magma della caldera dei Campi Flegrei, la quale, raggiungendo un determinato punto critico, può determinare un’instabilità del vulcano e produrre un sollevamento del magma stesso verso la crosta (ma ciò non significa che un’eruzione sia imminente).
Ne hanno scritto “The Guardian” in lingua inglese e “Le Scienze” in italiano: il primo ha ricordato che nell’area abitano circa 500mila persone, mentre il secondo ha spiegato che il fenomeno del sollevamento del suolo flegreo è nuovamente evidente dal 2005, al punto che nel 2012 si è passati dal livello di attenzione “verde” (quiete) a “giallo” (“attenzione scientifica”).
Che i Campi Flegrei siano attualmente il territorio napoletano geologicamente più monitorato, è noto, come ha spiegato due mesi fa la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco. All’attenzione scientifica, dunque, deve corrispondere un adeguato impegno politico-istituzionale, che va da una efficace e realistica pianificazione della fase di emergenza ad una serie di misure (urbanistiche, informative e socio-culturali) volte alla mitigazione del rischio.
A questo proposito, qualcosa si muove: ricordiamo, infatti, che dall’agosto 2016 esiste un Piano di Emergenza per i Campi Flegrei elaborato dalla Regione Campania e dalla Protezione Civile, il quale coinvolge quasi per intero anche la città di Napoli [6] (che da poco ha un proprio piano di emergenza comunale).

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2) 27 dicembre 2016:

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Negli ultimi giorni è stata molto condivisa la notizia di un possibile “allarme per i Campi Flegrei“. La stampa nazionale ha dato risalto ad uno studio pubblicato su “Nature Communications” che aiuta a capire meglio il funzionamento del complesso vulcanico di Pozzuoli, ad ovest di Napoli, e che può essere utile dal punto di vista della valutazione del rischio, ma che non dice ci sia un pericolo imminente. Ne avevamo scritto anche noi.
Per spiegarlo con parole diverse, usiamo quelle di Giancarlo Manfredi, un esperto di early warning:

«la ricerca ci rivela dell’esistenza di segni di “depressurizzazione del magma” nella caldera dei Campi Flegrei. Si tratta del rilascio di grandi quantità di vapore acqueo che sta riscaldando lo strato roccioso tra il magma e la superficie e che potrebbe evolvere verso un possibile stato di “pressione critica”. Lo studio, peraltro, non fa ipotesi sull’evoluzione della situazione, ma sostiene che servono nuove indagini e rilevazioni per stabilire la possibile evoluzione futura. I fatti parlano di deformazioni rilevate sul terreno, dell’aumento degli eventi sismici nella zona e di una attività più intensa di alcune fumarole, le previsioni non prospettano scenari disastrosi, se non la necessita’ di un monitoraggio costante, di una comunicazione del rischio corretta e di una pianificazione accurata della possibile emergenza».

Insomma, i Campi Flegrei sono attivi, ma non c’è alcuna emergenza in corso o imminente. D’altra parte è fin dal 2012 che l’attenzione è aumentata, cioè da quando si è passati dal livello “verde” (quiete) a “giallo” (“attenzione scientifica”).
I titoli delle notizie degli ultimi giorni, però, hanno avuto spesso toni “emotivi”: tra gli screenshot che alleghiamo, osservate in particolare quello di “La Repubblica“, che non fa un buon servizio alla popolazione; al contrario, leggete quello de “Il Post“, che invece spiega con precisione e capacità divulgativa (gli altri link sono qui, qui e qui).
Chi ci segue sa che scriviamo spesso sulla necessità di un migliore giornalismo scientifico e, perché no, di un osservatorio sulla disinformazione in merito al rischio di disastri; l’ultima volta ne abbiamo parlato l’8 dicembre scorso, meno di venti giorni fa.

Il Piano di Emergenza del Comune di Napoli

Dalla pagina Fb “Rischio Vesuvio:

Da un paio di giorni il website del Comune di Napoli ha aggiornato la sua sezione dedicata ai rischi del territorio, recentemente affrontati dal Piano di Emergenza Comunale.
Le nuove perimetrazioni del rischio vulcanico flegreo e vesuviano hanno coinvolto il capoluogo della Campania, il cui territorio ne risulta interamente interessato (potete vederlo dalla mappa che abbiamo come copertina o potete rileggere ciò che scrivemmo alcune settimane fa). Il rischio vulcanico e il rischio sismico sono, infatti, due dei cinque rischi cui risponde il Piano napoletano; gli altri sono i rischi idrogeologico, industriale e degli incendi boschivi.
La lettura è lunga e non sempre agevole, ma se abitate o lavorate a Napoli vi consigliamo di dargli uno sguardo.

Aggiornato il Piano di Emergenza per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei

In questi giorni [prima metà di settembre 2016] è stato ridefinito il piano di emergenza vulcanico dei Campi Flegrei. Segue la stessa impostazione di quello per il Vesuvio: individuazione di uno scenario eruttivo atteso, conseguente divisione del territorio in una zona “rossa” e una “gialla”, gemellaggio dei comuni (e quartieri) a maggior rischio con le regioni d’Italia.
La mappa che riguarda il comune di Napoli fa una certa impressione: pressoché l’intero territorio è interessato dal rischio vulcanico flegreo, mentre la parte restante (quella orientale) rientra nell’area a rischio vesuviano.

“Rischio Vesuvio: informiamoci e attiviamoci”, 14 settembre 2016, qui.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 19 agosto 2016 è pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 giugno sull’aggiornamento del “Piano di Emergenza per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei“. Si tratta di un solo articolo e di cinque allegati che ridefiniscono le zone “rossa” e “gialla”, i gemellaggi tra i comuni a rischio e le regioni italiane ospitanti, nonché altre informazioni sulle aree interessate dalla possibile ricaduta di ceneri in base allo scenario eruttivo atteso.

La “zona rossa” dei Campi Flegrei riguarda sette comuni: gli interi comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, parte dei comuni di Giugliano in Campania, Marano di Napoli e alcune municipalità di Napoli: per intero le municipalità 9 (quartieri Soccavo e Pianura); 10 (quartieri Bagnoli e Fuorigrotta) e alcune porzioni delle municipalità 1 (quartieri di San Ferdinando, Posillipo e Chiaia), 5 (quartieri di Arenella e Vomero) e 8 (quartiere di Chiaiano). Ciascuna di tali entità territoriali è gemellata con una regione italiana.

La “zona gialla” comprende sei comuni e ventiquattro quartieri del comune di Napoli: Villaricca, Calvizzano, Marano di Napoli, Mugnano di Napoli, Melito di Napoli, Casavatore; i quartieri di Napoli sono Arenella, Avvocata, Barra, Chiaia, Chiaiano, Mercato, Miano, Montecalvario, Pendino, Piscinola, Poggioreale, Porto, San Carlo all’Arena, San Ferdinando, San Giovanni a Teduccio, San Giuseppe, San Lorenzo, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Stella, Vicaria, Vomero, Zona Industriale.

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Clicca sull’immagine per accedere alla fonte primaria.

I Campi Flegrei sono noti per il bradisismo (i fenomeni più recenti si sono avuti 1950-52, 1969-72, 1982-84), ma si tratta anche di uno dei sistemi vulcanici più attivi e pericolosi al mondo, come riportato ieri dalla pagina fb “Italia Unita per la Scienza“.

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INTEGRAZIONE dell’11 ottobre 2016:
Un lungo e ricco articolo di MalKo sul caso dei Campi Flegrei è pubblicato sul suo blog il 27 settembre 2016: QUI.

Crash, puntata dedicata al Vesuvio

La trasmissione Rai “Crash” ha dedicato una puntata al rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei. E’ andata in onda due sere fa e verrà ritrasmessa mercoledì prossimo (11 dicembre 2013) su Rai 3, ma cliccando sull’immagine qui sotto potete vederla in streaming:

Clicca sull'immagine per accedere al video della puntata (55')

Clicca sull’immagine per accedere al video della puntata (57′)

La puntata dura poco meno di un’ora ed è confezionata bene, a mio avviso in maniera scientificamente onesta, ma politicamente forse troppo equilibrata. Nei giorni scorsi ne è stato dato rilievo anche sulla stampa locale, la quale, però, si è soffermata sugli aspetti più sensazionalistici. In giro, infatti, qualche articolo ha titolato più o meno così: Esperti italiani dicono che l’eruzione non darà scampo. L’accento posto sul clamore catastrofista credo che non faccia mai bene alla costruzione di una consapevolezza del rischio, come ho esposto nel post precedente.

La presentazione ufficiale della puntata è questa:

«Il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, uno dei massimi studiosi del Vesuvio e della sua attività, ha lanciato l’allarme più di una volta: “Siamo su una bomba ad orologeria che non lascerà scampo”. Ma perché esattamente il Vesuvio e la possibilità di una sua prossima eruzione rappresenta un pericolo mortale per le popolazioni che vivono alle sue pendici? E’ solo un rischio legato a un evento naturale oppure noi abbiamo peggiorato le cose?
E poi: da un lato c’è il Vesuvio, dall’altro ci sono i Campi Flegrei. La zona potenzialmente più vicina a un’eruzione è incredibilmente priva di un piano di emergenza e di evacuazione.
Ma cosa succederebbe a Napoli in caso di eruzione del Vesuvio? Quali sarebbero gli effetti su cose e persone?
Dalla centrale operativa della Protezione civile, Crash mostra come sono organizzati emergenza e piano di evacuazione, mettendone in luce i punti di forza e le falle. Tra abusivismo diffuso, strade pericolose e vie sotto sequestro, evacuare i comuni della “zona rossa” sarebbe un’impresa in alcuni casi impossibile
».

Infine, QUI ho raccolto i link ad altre trasmissioni televisive dedicate al Vesuvio.

“Nel sonno del vulcano”

La vulcanologa Micol Todesco e il fumettista Gianluca Costantini hanno raccontato, attraverso la tecnica dello scribing, come gli scienziati monitorano l’area dei Campi Flegrei.
Il video, pubblicato da “Formicablu“, dura 7′ ed è molto gradevole.

Il filmato è anche qui: Nel sonno del vulcano from formicablu on Vimeo.

PS: il video cita il villaggio di Tripergole, scomparso con l’eruzione del 1538, del quale ho conservato qualche informazione storica QUI.

Il rischio è un tutto

Il senso sociale del rischio non è analizzabile come se fosse legato ad una minaccia episodica o isolata, ma va studiato in relazione al contesto. Questo è particolarmente evidente nel napoletano, dove rischi geologici, rischio ecologico [ne ho scritto qui, qui e qui] e altre tipologie di rischio [ne ho scritto qui, qui e qui] si sovrappongono e, paradossalmente, talvolta si celano gli uni agli altri, attivando così un processo di scotomizzazione.
E’ quanto emerge anche dal reportage pubblicato ieri da Antonello Caporale («Il Fatto Quotidiano», 9 novembre 2013), che si è mosso tra “Terra dei fuochi”, Campi Flegrei e Vesuvio, in un amaro elenco di orrori:

Napoli, la terra dei fuochi: aria infetta, rifiuti e tumori attorno al Vesuvio: «Viaggio nel cuore di una Campania alla ricerca di un riscatto impossibile tra edilizia selvaggia, criminalità e camorra. “Sono scappata da Afragola, non riuscivo a respirare”, spiega una giovane. Il geologo Benedetto De Vivo: “Stanno costruendo l’ospedale del mare dove, nel caso dovesse esserci l’eruzione, il flusso piroclastico, queste tremende bombe di terra e cenere, si riverserà. Si può essere più sciagurati?”».

Caporale intervista anche un paio di scienziati sociali: il sociologo Sergio Mantile («“Noi viviamo di piccole ma costanti paure, e di una bugia immensa, tossica, che produce solo fatalismo”») e l’antropologo Marino Niola («In una terra che non conosce verità, ma solo paura, il Vesuvio può essere fonte di disperazione? “Assolutamente no. La paura è polverizzata in mille atti quotidiani, distillata nelle forme consuete della vita familiare”»). Al testo del giornalista, tuttavia, manca la ricerca di una spiegazione del fenomeno che ha condotto alla condizione attuale, che evidentemente non può ridursi all’indicazione di una vaga «irragionevolezza» o all’osservazione che sulle pendici del vulcano «prende forma planetaria la teoria dell’irrilevanza della verità».

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AGGIORNAMENTI:

  • 26 ottobre 2013: manifestazione a Napoli contro la “Terra dei fuochi” (locandina) (“Il mediano”, 27 ottobre 2013, qui).
  • 9 novembre 2013: conferenza a Massa di Somma sull’incidenza di tumori nell’area vesuviana, promossa dal comitato di cittadini “Liberiamoci dal male” (“Il Mattino”, 5 novembre 2013, qui; “Il mediano”, 10 novembre 2013, qui [QUI].
  • 16 novembre 2013: manifestazione a Napoli (titolo: #fiumeinpiena) [Copia del comunicato di alcune associazioni che vi hanno partecipato: QUI].
  • 10 dicembre 2013: scoperte esalazioni tossiche a ridosso del PNV (“La Repubblica“).