La camorra è una montagna di monnezza

La storia della monnezza sul Vesuvio si intreccia spesso con gli interessi della camorra: è una storia di illegalità e di battaglie per ristabilire il diritto. A volte la criminalità non si è fermata dinnanzi a nulla e ha sparato. Così sono state dilapidate delle vite, come quella di Mimmo Beneventano.

“Vita”, 28 marzo 2001, QUI

PER RICORDARE MIMMO DIFENDO IL VESUVIO DAGLI ECOCAMORRISTI
Pasquale Raia, volontario di Ottaviano rifà la storia dell’emergenza e racconta le ragioni del suo impegno ambientalista
di Giampaolo Cerri

Loro le discariche dell’area vesuviana non le hanno scoperte oggi. Ma non erano loro a fare i blocchi stradali contro i camion di spazzatura, a scontrarsi con la polizia. Sono i volontari di Legambiente, i primi a denunciare gli scempi, gli affari, le intimidazioni. E’ dal 1980 che se ne occupano. Sfidando i clan camorristici che, in quella zona, prosperano su discariche legali e abusive e per i quali, la soluzione del problema rifiuti, si prospetta come un’opportunità di business in meno. Pasquale Raia, 42 anni di Ottaviano (Napoli), medico veterinario, è la memoria storica di questa emergenza.

Vita: Fare gli ambientalisti dalle vostre parti non dev’essere facile…
Raia: No, non lo è. Qua l’ecomafia è una realtà concretissima: spesso l’abuso è legato agli affari di pochi, spesso illegali.

Vita: E chi ve lo fa fare?
Raia: La memoria di un amico. Si chiamava Mimmo Beneventano ed era consigliere comunale ad Ottaviano. Faceva le battaglie contro le discariche e l’abusivismo per questo nel 1980 la camorra di Cutolo l’ha ammazzato. Quell’assassinio ha spinto molti giovani come me verso il lavoro ambientalista. A Mimmo è dedicato il circolo di Legambiente che abbiamo fondato nel 1989, proprio ad Ottaviano, dove l’avevano ucciso.

Vita: A che cosa si rinuncia?
Raia: Io alla libera professione, mi sono messo a fare il veterinario in una Asl a Napoli per avere più tempo da dedicarmi a queste battaglie.

Vita: Minacce?
Raia: Qualche volta, spesso indirette, spesso telefoniche. Sono le peggiori. Qualche volta abbiamo proprio dovuto abbandonare il campo: c’erano in giro dei tipi che sembravano disposti a tutto… Nel 1999 il circolo è stato assalito e devastato: ci ritenevano responsabili degli abbattimenti delle case abusive, un’ottantina in tutto, che l’Ente Parco del Vesuvio aveva ordinato. Per noi il Parco era ed è un momento di sviluppo importante: ha già creato 100 posti di lavoro, ma valorizzando il territorio e i suoi prodotti, può dare un impulso forte all’economia di queste zone.

Vita: Quando è iniziata l’emergenza?
Raia: Ma qui non è mai finita. Alla fine degli anni ’80, nella sola zona di Napoli c’erano una ventina di discariche autorizzate. Il Vesuvio era uno grande discarica a cielo aperto. Le zone da dove arrivava il 75% delle albicocche d’Italia, dove si producevano vini pregiati come il Lacrima Christi di Terzigno, assediate da montagne di rifiuti. Cave riempite di rifiuti, cave abusive realizzate allo scopo, un business miliardario. Accanto alle discariche, i gestori acquistavano terreni enormi, li scavavano e li riempivano. La realizzazione del Parco del Vesuvio ha posto le basi per bloccarle.

Vita: E’ successo?
Raia: Molto lentamente. Noi, nel 1989, abbiamo fatto una battaglia per chiudere quella di Fungaia Montesomma e ci siamo riusciti denunciando proprio la tattica degli ampliamenti abusivi: dimostrammo che i gestori avevano arbitrariamente allargato la discarica ad alcuni terreni vicini.

Vita: L’ultima denuncia?
Raia: L’abbiamo fatta l’altra sera: contro alcune persone che incendiavano i cumuli di rifiuti ad Ottaviano ma già l’indomani abbiamo cominciato a ricevere pressioni per ritirarla. I siti Internet delle associazioni ambientaliste sono una miniera di informazioni e di riferimenti. Ecco gli indirizzi dei gruppi d’impegno ecologico che abbiamo interpellato nell’inchiesta:
http://www.amicidellaterra.it –
http://www.legambiente.com –
http://www.wwf.it –
http://www.ecoistituto.veneto.it –
http://www.verdiambientesocieta.it
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PS: “La mafia è una montagna di merda” (Peppino Impastato)

Noi siamo il nostro luogo

In un brano che cito spesso, Vito Teti scrive: «Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita non possono che essere raccontate e rappresentate rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi».
La prima reazione della maggior parte delle persone a cui chiedo un’intervista per la mia ricerca è di un certo disagio o imbarazzo. Qualche reminiscenza di interrogazioni scolastiche si riaffaccia alla memoria, per cui subito scatta una sorta di “meccanismo di difesa” che porta a schivare la mia proposta e a reindirizzarmi verso qualcuno più “esperto” di loro. Dal canto mio faccio il possibile per non usare il termine “intervista”, che reputo logoro e monodirezionale (nel mio settore, ovviamente), pertanto uso “chiacchierata”, quale in effetti poi si rivela anche agli occhi dei miei informatori.
Studiare la “vita quotidiana” stupisce, evidentemente perché nel “banale” si ritiene non ci sia nulla di interessante: “ma che ti posso dire, io?“, sembrano pensare molti che, anzi, a volte me lo dicono chiaramente. “Io, proprio io, sono una persona semplice, conduco una vita regolare, apro il negozio, sto qui tutto il giorno, frequento solo la mia famiglia o qualche parente… uso l’auto, non vado a piedi; sul vesuvio ci vado quando fa la neve o per una festa di matrimonio… che posso dirti, io?“. Invece a me interessano proprio i dettagli “insignificanti”, quelli in cui posso anche ritrovare me stesso: i miei ricordi in altri luoghi, con altre persone, ma in situazioni simili, con esigenze e legami più vicini di quanto possa apparire ad un primo sguardo. E poi arriva sempre la sorpresa, la particolarità che non ti aspetti, la sfumatura che rende unici ciascuno di noi.

In queste prime due-tre settimane del 2011 ho incontrato molte persone, con tutte ho costruito un bel dialogo, ma tutti naturalmente da proseguire e approfondire. Ho preso anche molti altri contatti e la mia preoccupazione, in questo momento, è di non intasarmi di appuntamenti. Dopo ogni incontro ho bisogno di un certo distacco, di un po’ di silenzio per assorbire ciò di cui abbiamo parlato, ciò che mi è stato raccontato. In questo senso, le ore trascorse in auto per raggiungere SSV o per tornare a casa mia sono una specie di camera di decompressione in cui, a seconda del senso di marcia, preparo o ripenso all’incontro. In autostrada, tra le strade tortuose della mia Penisola e lungo le vie trafficate del vesuviano non è semplice concentrarsi su altro che non sia la guida, ma col registratore acceso conservo i pensieri che mi vengono in mente, magari raccontando in viva voce la giornata alla mia fidanzata al telefono…

Vabbè. Piccoli dettagli, dicevo, episodi minimi, luoghi secondari, pomeriggi d’infanzia… Non sempre li si può evocare “a comando”, allora bisogna coglierli quando si manifestano nel modo più spontaneo. Conosco una persona che ha una grande capacità di riconoscere e comunicare aneddoti, circostanze, sensazioni quasi impercettibili eppure di grande significato e profondità. Costui me le racconta, le colgo dalle sue riflessioni ad alta voce, ma le scrive anche pubblicamente. Di seguito alcuni brani tratti dal suo blog e dal webgiornale con cui collabora.

A proposito di una piccola stradina oggi abbandonata e vandalizzata: “I miei ricordi di bambino mi portano indietro nel tempo, quando andavo in quel casolare a comprare il vino per mio nonno. Ricordo quando m’accoglieva una bonaria vecchietta sdentata che mi affidava al marito, vecchietto troppo alto per reggere il peso del lavoro e degli anni che, perennemente curvo, s’incamminava, accompagnandomi verso la cantina. E questa era la vera sorpresa, si passava prima in un cellario, leggermente al di sotto del livello del terreno ma poi, attraverso un’angusta scalinata scavata nella lava si scendeva verso il basso, alla cantina vera e propria, molto umida ma piacevolmente fresca d’estate. Era illuminata da una lampada da sessanta watt appesa a una piattina bianca che faceva vibrare le ombre al nostro passaggio. Lentamente risalivo alla luce; era piacevole attardarsi e fantasticare con quelle ombre ma il vecchierello mi esortava a sbrigarmi. Chissà se esiste ancora quella cantina“.

A proposito di un’associazione sportiva nata dal basso: “Ricordo ancora quando, tassativamente, prima di cominciare una partita di calcio, all’epoca si riusciva ancora a giocare in ventidue su un campo semiregolamentare, si doveva zappettare il campo di gioco, sradicare erbacce e togliere pietre. Mentre i nostri genitori, accantonate le vicissitudini della quotidianità, si arrovellavano in riunioni fiume nelle proprie case, per la gestione di quel sogno comune, dare uno spazio degno di questo nome ai giovani di via degli Astronauti. Sia ben chiaro, all’epoca, volendo, si poteva ancora giocare a pallone per strada, e addirittura in discesa! Ora però, la cara, vecchia e malandata via, se sei fortunato, forse, riesci solo ad attraversarla“.
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Tra i commenti le versioni complete dei due post citati, più altre informazioni
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La “piccola Svizzera”

Il Sud è pieno di “paesi presepe”, borghi tradizionali aggrappati alle montagne appenniniche o, più raramente, alle coste mediterranee. Leonardo Sciascia odiava quella definizione e nel 1980, dopo il sisma in Irpinia, scrisse sul Mattino che è “una delle espressioni più retoriche e mistificanti che siano venute fuori su questa grande tragedia del terremoto” [cit. in Niola].
I “paesi presepe”, però, non sono soli. Una definizione della stessa tipologia, infatti, è presente in numerosissime aree: quella con cui, attraverso una serie di elementi convergenti e per mezzo di una comparazione con il circondario, uno specifico paese viene etichettato come “piccola Svizzera”. Si tratta di un’espressione emersa nell’Ottocento per connotare i paesaggi che rispondevano a determinate caratteristiche estetiche: “A little Switzerland or Schweiz is a landscape, often of wooded hills. This Romantic aesthetic term is not a geographic category, but was widely used in the 19th century to connote dramatic natural scenic features that would be of interest to tourists. Since it was ambiguous from the very beginning, it was flexibly used in travel writing to imply that a landscape had some features, though on a much smaller scale, which might remind a visitor of Switzerland” [qui].
SSV è uno di questi paesi. La “piccola Svizzera” vesuviana (e napoletana) è la località più ambita dell’area. La definizione, come qualsiasi etichetta, nasce dal confronto con la regione più ampia in cui è inserito il paese: la sua qualità della vità è ritenuta più alta, vi è maggior verde urbano, meno traffico e più quiete, meno imprevisti e più disciplina, in generale vi è un reddito più alto, ma nel successo di questa definizione incide anche la maggior altitudine rispetto ai paesi confinanti e, non di rado, l’essere inserito in un paesaggio montano; altre volte ancora quell’etichetta è attribuita alle località con un certo spirito d’indipendenza da un lato e una buona capacità di pluralismo dall’altro (è ciò che dice, ad esempio, lo scrittore Gyorgy Konrad a proposito della Transilvania, come riferisce Rumiz).

Le cosiddette “piccole Svizzere” sono innumerevoli. Cercando con google se ne trovano in ogni parte d’Italia.
Lo è la Sila in Calabria, le Madonie in Sicilia, Pescasseroli e Tagliacozzo in Abruzzo, la Valle del Turano nella Sabina laziale, Archinazzo sempre nel Lazio, Frontone nelle Marche, Monesi di Triora in Val Tanaro in Liguria, l’Alpe Noveis nel biellese, la Val Taleggio nel bergamasco, l’Altopiano di Asiago in Veneto…
Ma sono “piccole Svizzere” anche San Carlos de Bariloche in Argentina, Saint Martin Vésubie nei pressi di Nizza, il Mullerthal lussemburghese, Ifrane in Marocco e addirittura tutto il Lesotho nell’Africa meridionale e il Rwanda nel centro del continente.
In Campania, oltre SSV ci sono anche Cava de’ Tirreni in provincia di Salerno e Piedimonte Matese in provincia di Caserta. Ma probabilmente se ne possono trovare molte di più.

A SSV la definizione si rafforza con un ulteriore elemento, la pulizia e la raccolta differenziata di immondizia: “E’ uno dei comuni campani con il più alto tasso di “raccolta differenziata”. SSV ritorna ad essere quindi la “Piccola Svizzera”,  che negli anni 60 e 70 segnò il boom economico del vesuviano” [Luigi Ferraro in un articolo del 4 luglio 2008: qui].

“Piccola Svizzera” è un luogo comune, ma positivo e per questa ragione emerge spesso nei discorsi socio-politici, soprattutto in questo periodo, in vista delle elezioni della prossima primavera: dietro quel semplice slogan c’è un sentimento di prestigio che va continuamente difeso perché costantemente assediato.

ALL’INTERNO, ARTICOLI SULLA VIVIBILITA’ DEL PAESE (e relativi commenti):
– Ciro Teodonno, L’ESEMPIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA A SSV (10.10.10, qui)
– Umberto Vastarini, LETTERA APERTA AL SINDACO DI SSV (11.05.09, qui)
– Ciro Teodonno, QUANTO CONTA SAN SEBASTIANO NEL CONTESTO VESUVIANO? (19.12.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. POCO FLORIDE LE AIUOLE CONCESSE AI PRIVATI (26.03.10, qui)
– Ciro Teodonno, LE NOSTRE STRADE. INSICURE, SPORCHE E ABBANDONATE (17.01.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. «DENUNCIATE LE ESTORSIONI» (20.01.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. COME SI FA POLITICA DALLE NOSTRE PARTI (20.06.09, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. IN CONSIGLIO SI DISCUTE DI ANTIFASCISMO, PIANO CASA E VIABILITÀ (18.02.11, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. MORIRE PER ATTRAVERSARE UNA STRADA (18.03.11, qui)
– Ciro Teodonno, GLI ABITANTI DI SSV NON SI SPORCANO LE MANI (20.03.11, qui)
– Giampiero Barbato, PIAZZA CAPASSO TRA DEGRADO E ABBANDONO (16.03.11, qui)
– Redazione, SSV. ARRESTATO PER FURTO D’AUTO (21.05.11, qui)
– Ciro Teodonno, NON SONO IO RAZZISTA, SONO LORO CHE SONO ZINGARI! (04.06.11, qui)
– Ciro Teodonno, CONSIGLIO STRAORDINARIO SULLA SICUREZZA (06.07.11, qui)
– N@po, IL PUNTO SUI LAVORI STRADALI A SSV (01.08.11, qui)
– N@po, INNAFFIATE LE PIANTE! (25.08.11, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. UN PROGETTO PER LA LEGALITÀ (22.09.11, qui)
– N@po, INCENDIO DOLOSO IN PIAZZETTA CAPASSO (24.12.11, qui)
– N@po, LA “PICCOLA SVIZZERA” PIACE ANCORA (29.01.12, qui)
– Ciro Teodonno, SAN SEBASTIANO E IL PARADISO PERDUTO (22.10.13, qui)
– Ciro Teodonno, SAN SEBASTIANO, LE DISCARICHE DELLE VIE NASCOSTE (16.12.13, qui)

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INTEGRAZIONE del 17 luglio 2015:
La Piccola Svizzera vesuviana esiste ancora? Se lo domanda la pagina facebook “San Sebastiano al Vesuvio News“:

Siamo ancora legati in qualche modo all’immagine della Piccola Svizzera. Della cittadina gioiello in cui tutti speravano di vivere, guardata con ammirazione ed assunta come modello dagli altri paesi del vesuviano. Quell’immagine, legata indissolubilmente all’azione di uomini d’altri tempi, in cui l’orgoglio, il rispetto e l’amore per il territorio e pa’ Muntagn, non avevano confini, è però oggi sbiadita e confusa. Resta sullo sfondo, a ricordare che vivere di rendita, cullarsi sugli allori, comporta il rischio di perdere terreno, restare inermi a guardare gli altri che avanzano. E gli altri sono quei paesi vicini i cui sguardi di ammirazione ricambiavamo con supponenza e presunzione. Massa di Somma, Pollena Trocchia, Ercolano, San giorgio a Cremano, hanno fatto notevoli passi in avanti in questi anni.
E noi? Fermi in attesa che qualcosa potesse cambiare.
San Sebastiano al Vesuvio appare oggi un territorio abbandonato e sofferente. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato ed alla luce sono venuti i piccoli grandi mali, fatti di concessioni e privilegi. Un intreccio di cui in molti erano, se non a conoscenza, almeno sospettosi e che ora emerge prepotente. L’interesse personale ancora una volta vince rispetto a quello collettivo.
Sullo sfondo restano i cittadini che nulla hanno a che vedere con certe cose, ingannati e traditi nelle scelte e nei valori. Ma indignazione e rabbia non bastano ad assicurare un cambiamento che sia autentico e duraturo. Quel cambiamento che la nostra San Sebastiano merita davvero, e noi con Lei.

Parco Nazionale: limite o opportunità?

Tra ottobre e dicembre 2009 Ciro Teodonno ha raccolto per “Il mediano” alcune interviste ai principali rappresentanti dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio:

  1. Matteo Rinaldi, direttore dell’Ente Parco (3 ottobre 2009)
  2. Giuseppe Capasso, presidente della Comunità del Parco (27 ottobre 2009)
  3. Ugo Leone, presidente dell’Ente Parco (7 dicembre 2009)

Tra i commenti i testi delle interviste.

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Il dibattito intorno al PNV è vivo quanto quello sul rischio vulcanico. C’è chi considera il Parco un’opportunità e chi invece un cappio allo sviluppo economico; c’è chi lo vorrebbe estendere e chi ridimensionare; così come c’è chi lo vorrebbe più presente e incisivo e chi, invece, al massimo un’agenzia di marketing.
Un caso particolarmente interessante è quello del comitato “Cittadini per il Parco”.

Tra i commenti: interviste, newsletter, annunci, opinioni e documenti:
– Ciro Teodonno, “Il comitato Cittadini per il Parco. Un movimento spontaneo in difesa del territorio” (18.03.11, qui)
– Cittadini Per Il Parco, “cittadini per il Parco… e ora la convention!“, newsletter del 22.03.11
– Rachele Tarantino, “Vesuvio, la stazione che non c’è” (26.03.11, qui)
– Com. Stampa, “È nato il movimento per lo sviluppo sostenibile dell’area vesuviana” (04.04.11, qui)
– Ciro Teodonno, “Vesuvius dolens” (23.05.11, qui)
– Ciro Teodonno, “Parco del Vesuvio. Lo spreco abita nel Rifugio Imbò” (24.05.11, qui)
– Pasquale Raia, “Dopo l’abolizione delle Comunità Montane, la scure del Ministro Tremonti si abbatterà sui Parchi Nazionali” (09.10.08, qui)
– Rachele Tarantino, “Ercolano, ex Stazione Cook: qualcosa si muove” (05/06/2011, qui)
– senza autore, “Stazione Cook, presto una convenzione” (09/07/2011, qui)
– Ciro Teodonno, “Biglietteria per il Vesuvio” (05/08/2011, qui)
– Ciro Teodonno, “Il Parco ha un nuovo direttore” (15/01/2012, qui)
– Movimento Cittadini per il Parco, “Lettera aperta ai sindaci del Parco” (26/01/2012, qui)
– Redazionale, “Vesuvio, occupato di nuovo il cratere” (11/05/2012, qui)

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AGGIORNAMENTO del 18 dicembre 2013:
Un comunicato stampa pubblicato da “Il mediano” il 18 dicembre 2013 [QUI] ha annunciato che il nuovo Presidente della Comunità del Parco è Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, che succede a Giuseppe Capasso, sindaco di San Sebastiano al Vesuvio.

AGGIORNAMENTO dell’8 gennaio 2014:
Il prof. Ugo Leone sta per lasciare la presidenza del Parco Nazionale del Vesuvio, la più piccola e controversa area protetta d’Italia della sua tipologia: una sorta di Fort Apache, come giustamente è definita nell’articolo, che tenta di resistere e di arginare l’illegalità, la devastazione ambientale, gli sversamenti legali e abusivi di rifiuti e, perché no, il rischio vulcanico. In questa intervista a Ciro Teodonno fa un bilancio dei sei anni del suo mandato, tra limiti e passi in avanti: “Nel segno di Leone” (“Il mediano”, 8 gennaio 2014).

AGGIORNAMENTO del 23 gennaio 2014:
Il Parco Nazionale del Vesuvio è in attesa di un nuovo presidente, dopo la scadenza del mandato del prof. Ugo Leone. E’ di oggi l’ufficializzazione della candidatura di un esponente delle associazioni locali, Giovanni Marino, del comitato “Cittadini per il Parco”. In attesa della nomina ministeriale, ecco la sua autopresentazione.
Il 27 gennaio 2014 Ciro Teodonno ha pubblicato un’intervista a Giovanni Marino: QUI.

AGGIORNAMENTO del 6 febbraio 2014:
Giovedì 13 febbraio 2014, a Massa di Somma, si parlerà del (prossimo) Parco Nazionale del Vesuvio.
Attualmente, l’ente è senza presidente, dopo la scadenza del mandato del prof. Ugo Leone. In attesa della nuova nomina ministeriale, le associazioni locali vesuviane hanno candidato l’imprenditore agricolo Giovanni Marino, il quale si presenterà con una tavola rotonda.
La locandina è tra i commenti.
Una galleria fotografica dell’incontro è QUI.

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Con il passaggio dal governo Letta al governo Renzi è cambiato anche il ministro dell’ambiente, da Orlando a Galletti.
Il 23 febbraio 2014 le associazioni che sostengono la candidatura di Giovanni Marino a presidente del Parco Nazionale del Vesuvio hanno inviato al neoministro una lettera pubblicata sullo spazio facebook di “Cittadini per il Parco”.

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AGGIORNAMENTO del 5 giugno 2015:
Ho riprodotto in questo commento un interessante scambio tra Ugo Leone (presidente del Parco Nazionale del Vesuvio) e Giovanni Marino (presidente del Consorzio di tutela del Pomodorino del Piennolo, nonché presidente del movimento “Cittadini per il Parco”). Il tutto è partito dall’articolo che il prof. Leone ha scritto il 2 giugno su “La Repubblica”: Vesuvio, vent’anni di Parco.