Della necessità di un osservatorio sulla disinformazione

Rischio Vesuvio: informiamoci e attiviamoci, 8 dicembre 2016:

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Ieri, 7 dicembre 2016, “Il Giornale” ha pubblicato un articolo su un recente convegno dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli («Vulcano rischio napoletano») e ha riportato una dichiarazione del capo dei Vigili del Fuoco regionale, Michele Maria La Veglia.
Il tutto è stato presentato con questo titolo:

«Vesuvio, l’allarme degli esperti: “Se erutta 600mila vittime in 300 secondi”. Secondo i dati emersi dal convegno sul Vesuvio organizzato dall’Ordine degli Ingegneri una possibile eruzione del vulcano provocherebbe una strage»

La notizia ci è stata segnalata nel gruppo-Fb “Associazione Nazionale Disaster Manager“, dove è stata criticata per i toni sensazionalistici.

Come sa chi segue la nostra pagina Fb, questo tipo di linguaggio, nel caso del Vesuvio, è ciclico. Nel corso degli anni, abbiamo conservato molti articoli volti a suscitare scalpore, spesso diffusi da pseudo-webjournal, talvolta addirittura da siti internet momentanei che hanno l’unico interesse a moltiplicare e convogliare audience per monetizzare in brevissimo tempo, grazie ai banner pubblicitari. Riteniamo sia una vera e propria deriva della comunicazione contemporanea che, purtroppo, ha coinvolto anche i giornali veri (che piaccia o no la loro linea editoriale), come in questo caso. Lo si verifica ad ogni minima scossa sismica nel Sannio o in Irpinia, per stare alla Campania, che osserviamo con più attenzione. La particolarità è che non sono quasi mai bufale, ma esasperazione di notizie reali.
Il fenomeno va denunciato, ma anche analizzato, così da riconoscerne alcuni elementi ricorrenti:

  1. i giornalisti che si occupano di rischi e di disastri (di origine naturale o antropica) spesso non sono alfabetizzati a quel tema e al suo linguaggio specifico;
  2. le testate giornalistiche non si fanno scrupoli a lanciare titoli eclatanti al fine di creare emozione (che porta al click o alla vendita di qualche copia cartacea in più);
  3. gli intervistati (siano essi scienziati, ingegneri, tecnici o operatori di protezione civile e dei vigili del fuoco) devono essere più cauti nelle loro dichiarazioni mediatiche (poi, certo, alcuni invece sono pienamente consapevoli del tono usato proprio perché vogliono creare effetto);
  4. i lettori (i cittadini) sono spesso indifesi dinnanzi a tanto clamore, che proprio chi fa narrazione del presente dovrebbe in qualche modo mediare e interpretare, ovvero saper raccontare.

E’ in occasioni di questo tipo che sentiamo tantissimo la mancanza di un osservatorio sulla disinformazione scientifica e sul rispetto della deontologia giornalistica. Andrebbe istituito e, se può essere utile, noi siamo disponibili a contribuirvi.

Il post con cui abbiamo saputo di questa notizia:

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Terremoto dell’Italia Centrale: bufale e détour dell’informazione

Dal punto di vista mediatico, due sono le caratteristiche principali delle scosse sismiche di fine di ottobre:

  1. la valanga di notizie false e di toni esasperati che fin dai primi minuti post-terremoto si è riversata sui socialmedia (e non solo);
  2. il puntuale détour nel discorso sul rischio che porta a parlare delle minacce geologiche che gravano su Napoli.

Per difendersi dalla prima degenerazione, ieri la pagina “Rischio Vesuvio…” ha pubblicato i link a vari debunker delle ultime bufale, nonché un vademecum per bonificare il nostro ambiente digitale:

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TERREMOTO DELL’ITALIA CENTRALE: COME DIFENDERSI DALLA DISINFORMAZIONE
Gli ultimi terremoti nell’Italia Centrale del 26 ottobre (a Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera) e del 30 ottobre (a Norcia, Preci e, ancora, Castelsantangelo sul Nera) sono stati forti (la seconda, addirittura, con una magnitudo che non veniva raggiunta dal 1980), ma per una serie di circostanze non hanno provocato morti, sebbene i danni ai centri abitati e alle attività economiche siano molto gravi, potenzialmente critici per la tenuta delle stesse comunità umane.
Dal punto di vista mediatico, uno dei dati che sono saltati agli occhi è stato il livello di diffusione, pervasività e insistenza di notizie false che sono circolate sui socialmedia (e non solo) fin dai primi minuti dopo le scosse sismiche.
Tra le principali, segnaliamo:
1) Una senatrice ha accusato il governo di truccare la magnitudo per non risarcire le vittime.
2) Un consigliere regionale se l’è presa con i petrolieri.
3) Un noto giornalista ha attaccato il Papa perché dovrebbe consacrare l’Italia alla Madonna.
Tra i tanti che hanno svelato queste bugie, consigliamo: Fabio Grandinetti su “L’Espresso”, così come Mario Munafò, Juanne Pili su “FanPage”, Davide Casati sul “Corriere della Sera”, Giuditta Mosca su “Wired” e, soprattutto, “Valigia Blu” che ha ricostruito il processo con cui è nata e si è diffusa la notizia falsa della magnitudo abbassata. Assodato che la disinformazione è inquinamento, tutto ciò non fa altro che confermare quel che sosteniamo da tempo, ovvero che siano necessarie ed urgenti una più profonda ed estesa alfabetizzazione al linguaggio scientifico e una più autorevole e costante comunicazione in merito ai rischi.
Per cominciare a migliorare il nostro ambiente (digitale e non solo), si potrebbero seguire i consigli per una sana convivenza sul web diffusi due settimane fa da “Valigia Blu“: «1. Prima di commentare aspetta la seconda o terza versione della notizia; 2. Se scopri di aver condiviso una notizia falsa, rettifica; 3. Prima di condividere una foto o un video accertati che siano autentici; 4. Prima di condividere controlla la fonte; 5. Prima di condividere controlla la data dell’articolo; 6. Ricordati di citare la fonte; 7. Non insultare, fa male a te e a chi partecipa alla conversazione».

Per razionalizzare il secondo punto, invece, stamattina ha ascoltato la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano e il suo invito a focalizzare l’attenzione su ciò che, attualmente, desta reale preoccupazione:

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TERREMOTO DELL’ITALIA CENTRALE: QUALI EFFETTI SU NAPOLI?
Come era capitato già dopo il sisma del 24 agosto ad Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto, così anche dopo le scosse telluriche di fine ottobre il tema del rischio si è esteso alla minaccia sismica e vulcanica che grava su Napoli e la sua provincia. In effetti, negli ultimi due mesi l’argomento è stato affrontato spesso: la Regione Campania e il Dipartimento della Protezione Civile, infatti, hanno presentato il Piano di Emergenza dei Campi Flegrei e il Piano di Evacuazione del Vesuvio. Inoltre, come abbiamo evidenziato noi stessi due settimane fa, ciò ha palesato la fragilità del capoluogo campano, completamente interessato dai vulcani ad est e ad ovest del suo nucleo urbano.
Per non dare corda ai ciarlatani, riteniamo fondamentale ascoltare le parole di chi studia questi fenomeni. A tal proposito segnaliamo che l’altro ieri “La Repubblica” ha intervistato Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano.
La scienziata ha affermato che con le ultime scosse «abbiamo ballato, ma non c’è pericolo. E se il grande incubo dei napoletani è il Vesuvio, la nostra attenzione [dell’Osservatorio Vesuviano] è tutta puntata sui Campi Flegrei: nella zona della Solfatara e di Pisciarelli il livello di guardia è giallo». Dopo aver brevemente parlato anche del Vesuvio e del Marsili (che attualmente non destano preoccupazione), la dottoressa Bianco ha concluso dicendo: «Non è il terremoto che crea problemi, ma come l’uomo ha costruito nelle zone in cui avviene un terremoto. Noi siamo al nostro posto, incessantemente da 175 anni, ma occorrerebbe fare una sostanziale azione di messa in sicurezza del territorio a tutti i livelli, con un check up di tutti gli edifici e reali azioni preventive».
Per ciò che riguarda i sismi in Campania, è bene ricordare che le aree sismogenetiche più importanti sono quelle dell’Irpinia e del Sannio e che potranno provocare terremoti in futuro, per cui è essenziale, come ci ha spiegato un’altra geologa, che «in questo tempo dobbiamo tutti preoccuparci di rendere le nostre case, scuole e uffici, più sicuri e in grado di resistere a scosse forti».

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INTEGRAZIONE (con maggiori dettagli qui):
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

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Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

Forme di inquinamento dell’informazione

Esistono la manipolazione delle notizie, la sciatteria giornalistica, il pressappochismo e la superficialità, l’imprecisione e la distrazione, la disinformazione, la costruzione e diffusione di falsità, l’analfabetismo funzionale, il menefreghismo, l’ironia e il sarcasmo venuti male, la rincorsa del sensazionale, la deriva del clickbait, l’incapacità di discernere e di verificare le fonti, la patologia clinica, il cinismo e la ricerca di profitto economico-politico.
Tutte queste sono modalità di inquinamento dell’informazione e producono danni tanto quanto ogni altra forma di inquinamento del nostro ecosistema.

Ecco un esempio di ieri, che copio dalla pagina-fb “Rischio Vesuvio“:

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Stamattina, 26 maggio 2016, il sito-web di (discutibile) informazione “Tze Tze” ha lanciato la seguente notizia: “Scossa di magnitudo 4 al largo di Siracusa“.
Immediatamente è stata diffusa su fb (dove ha oltre 1 milione e 100mila follower), senza alcun riferimento al contenuto, ma con uno strillo in pieno stile clickbait: “+++ ULTIM’ORA – FORTE TERREMOTO IN ITALIA! +++“.
Contemporaneamente Beppe Grillo (che ha 1 milione e 900mila follower) (o qualcuno del suo staff) l’ha condivisa con la stessa tecnica allusiva.
Lo abbiamo scoperto poco fa leggendo “Protesi di complotto“, una pagina-fb che fa satira sulle teorie cospirazioniste che girano sul web.
Tra i commenti, tanti sono di condanna, anche tra gli stessi seguaci del comico-politico, per questo modo di fare informazione tutto volto al sensazionalismo, che, com’è intuitivo, spesso sconfina nella disinformazione.
Stando alla mera analisi del linguaggio, tuttavia, ciò che ci domandiamo è che fine abbia fatto il reato di procurato allarme, di cui parlava tre anni fa il precedente Capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli.

Difendere la scienza

Salvo Di Grazia, medico e divulgatore scientifico con lo pseudonimo di MedBunker, ha condiviso su facebook il link ad una trasmissione televisiva sui vaccini e ha usato queste parole:

Per chi si fosse perso la puntata di Presa Diretta sul tema vaccini, eccola qui (io parlo al minuto 32 circa).
Sono stati raccontati fatti noti agli addetti ai lavori (ed a chi segue l’informazione medica), sono stati forniti numeri e dati, trasmissione corretta. Poi si è parlato dei (pochissimi) medici antivaccino che di questo hanno fatto un mestiere, gente che dice “so che i non vaccinati hanno una salute migliore dei vaccinati” ed alla domanda “dove ha pubblicato le sue osservazioni?” rispondono serenamente “non le ho pubblicate” o altri che “curano” l’autismo con l’aglio omeopatico (ed hanno la fila di pazienti in studio, a 250 € a visita). E poi il “direttore scientifico” di un’azienda omeopatica, quasi imbarazzante per la sua superficialità.
Appare evidente anche ad un occhio profano quanto siano scadenti, inattendibili, quasi patetici, sia come medici che come persone, spargono disinformazione e ciarlataneria. Eppure tanta gente è convinta dicano la verità.
Ignoranza? Spirito di protesta? Incapacità di vivere la realtà? Forse questi medici dicono quello che genitori ansiosi o paurosi vogliono sentirsi dire o forse rappresentano per loro il simbolo della protesta nei confronti delle istituzioni. Ma davanti alla salute del proprio figlio, come si fa a seguire certi personaggi che mentono dalla prima parola all’ultima?
Come si fa ad affidare la vita delle persone più care che abbiamo a questi personaggi?
Non lo so, è uno dei pochi argomenti sul tema a cui non so dare risposta convinta.

La puntata di “Presa Diretta”, andata in onda ieri, 10 gennaio 2016, è qui e dura 1h30″:

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Clicca sull’immagine per accedere allo streaming.

Il tema fa parte di un argomento ancora più ampio, ovvero il rapporto con la scienza, che in Italia è altamente in crisi.

Ne ha scritto oggi Paolo Mieli sul “CorSera”:

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Clicca sul titolo per accedere al testo di Paolo Mieli.

L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. […]

Questo editoriale cita un articolo su “La Stampa” del 24 dicembre scorso dei due scienziati Gilberto Corbellini e Roberto Defez, intitolato “No ai processi al metodo scientifico“:

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Clicca sul titolo per accedere al testo di Corbellini e Defez.

Se in Italia sopravvive ancora una comunità scientifica degna di tale nome, ovvero delle accademie scientifiche consapevoli del loro ruolo a difesa dei valori di libertà e indipendenza della scienza, dovrebbero battere urgentemente un colpo. Farsi sentire. […]

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PS: Una piccola precisazione, messa in evidenza dalle scienze sociali: parlare di “processo al metodo scientifico” può essere corretto per molti casi di disinformazione e di complottismo ascientifico e irrazionale, ma non in assoluto. Sia Mieli che i due scienziati, ad esempio, scrivono “contro il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi, per non aver dato l’allarme per il terremoto dell’Aquila“. Questa frase è falsa e sbagliata (anche perché ormai sono passati anni e non è più ammissibile fare confusione; io stesso vi ho dovuto fare molta attenzione perché l’argomento veniva continuamente manipolato dalle parti): quel processo non ha riguardato il non aver dato l’allarme o il non aver previsto il sisma, bensì l’aver rassicurato. In altre parole, non è stato un processo alla scienza, ma alla sciatteria deontologica e alla collusione politica di alcuni scienziati; inoltre, il processo è arrivato a compimento in tutti i suoi gradi di giudizio, con la condanna definitiva di uno dei membri della CGR perché è stata provata la sua responsabilità nell’aver persuaso alcune delle vittime ad abbassare la loro soglia di attenzione, contribuendo così alla loro morte sotto le macerie provocate dal terremoto del 6 aprile 2009. Queste imprecisioni, dunque, se non sono scorrettezze, sono certamente distrazioni che non fanno bene alla scienza stessa e a chi intende difendere il metodo scientifico.

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PPS: tornando ai vaccini, l’8 gennaio12471576_10102586759120781_6301684509450777677_o 2016 il fondatore di facebook, Mark Zuckerberger, ha postato una foto di lui e sua figlia nella sala d’aspetto di un pediatra, poco prima che la bimba ricevesse il suo primo vaccino: “Doctor’s visit — time for vaccines!” (3.137.810 like; 69.000 commenti; 30.699 condivisioni).

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INTEGRAZIONE del 18 gennaio 2016:
La scienza in Italia è in crisi (soprattutto nella sua declinazione sociale; si vedano, appunto, gli antivaccinisti e i salutisti illogici), ma Edoardo Boncinelli (che pure stimo) che in questa intervista spara sulle scienze umane (come se, invece, il metodo scientifico non valga per tutte le “scienze”, appunto) e che ignora l’ibridismo disciplinare (la filosofia della scienza, ad esempio, ma anche l’antropologia dei disastri o, sempre per esemplificare, la sociologia dell’ambiente), fa del bene alla causa dell’alfabetizzazione scientifica e dell’educazione alla logica?
L’intervista è stata pubblicata il 16 gennaio 2016 su “Linkiesta” da Dario Ronzoni e comincia così: “Un po’ di bastonate ai filosofi, che «parlano di tutto, anche di ciò che non conoscono», al sapere umanistico «che anziché parlar bene di sé, parla male della scienza», e poi agli scienziati stessi, ma non tutti: solo quelli «incapaci»“.

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INTEGRAZIONE del 17 marzo 2016:
Le complotisme, c’est du sérieux. Et, aujourd’hui, il a pris une dimension préoccupante, au point que le Gouvernement français a lancé une campagne intitulée «On te manipule».

Jonathan Bouchet-Petersen n’a écrit sur “Libération”: Le grand complot qui est-il, quel est son réseau ? Alimenté par la défiance envers les institutions, répandu via Internet, le conspirationnisme se renforce, en particulier chez les moins diplômés.

Tuttavia, “La Stampa” riferisce che con quelli “de coccio” pare che non ci sia niente da fare: Perché smentire le bufale è inutile, una completa perdita di tempo.