Sentieri e memoria

L’anno scorso, per alcuni mesi, Ciro Teodonno ha proposto ai suoi lettori de “Il mediano” un reportage a puntate sui sentieri del Parco Nazionale di cui fa parte il paese di SSV. L’iniziativa è stata molto apprezzata, sia per la qualità del racconto (non solo naturalistico, ma anche antropico e, per certi versi, personale), sia perché invoglia ad un tipo di fruizione dell’area protetta la cui comunicazione è, invece, usualmente ostica e lacunosa. Io stesso ho sempre grandi difficoltà a recuperare informazioni sulla sentieristica vesuviana e sui permessi, gli orari, gli ostacoli e così via (website scadente, innumerevoli telefonate agli addetti, uffici chiusi di domenica…).
Tra i commenti a questo post raccolgo tutti gli articoli (e i relativi commenti dei lettori) sugli 11 sentieri (più o meno percorribili), cominciando dallo scritto introduttivo che copio qui di seguito (grassetti miei).

“Il mediano”, 12 aprile 2010 (qui)
PASSEGGIATE VESUVIANE
Ciro Teodonno
“Passeggiate Vesuviane” è una nuova rubrica del nostro giornale, ma anche una provocazione. Saranno presentati degli itinerari utili a conoscere meglio il Parco Nazionale; un atto d’amore in barba alle deroghe delle leggi che intendono ridurlo a discarica.

È consolidata abitudine quella di vantarsi delle proprie bellezze artistiche e paesaggistiche, si fa sfoggio, specie qui da noi, del più retrivo sciovinismo, in special modo, quando qualcuno osa mettere in dubbio l’unicità del nostro territorio.
Talvolta ci si veste anche dei millantati panni di esperto del genius loci, ma andando in fondo, sotto sotto, affiora, alla luce del deleterio ed evidente prodotto del nostro disamore, che queste non son altro che il frutto di una posa, una presa di posizione, che tende a nascondere la nostra ignoranza e la nostra inerzia.
È difficile trovare altrove una simile quantità di luoghi comuni e di false promesse d’amore, come nel caso del Vesuvio e del suo parco nazionale, decantato quale vulcano per eccellenza e poi ridotto a discarica a cielo aperto e non solo adesso che le deroghe alla legge lo sanciscono.
Siccome siamo convinti che amore sia anche e soprattutto conoscenza, abbiamo deciso di presentare con questo speciale una serie itinerari che rendano al meglio la reale immagine del fintamente temuto Sterminator Vesevo.
Lo scopo della serie di articoli che seguiranno, non sarà però quello esplicito di denunciare i mali del Vesuvio che, ahinoi sono tanti (altrove abbiamo già trattato e sembra che purtroppo seguiremo a trattare questi tristi argomenti)! Ma sarà quello, forse presuntuoso ma ben determinato, di stimolare la fruizione del nostro più grande patrimonio naturale. Dare spunti, indicazioni, avvertimenti e tutto il necessario bagaglio informativo per fare una piacevole e consapevole passeggiata o escursione a pochi passi da casa. E, allo stesso tempo, tutelarne l’esistenza con la presenza attiva, civile e consapevole del proprio territorio.
Sarà una relazione-guida in “presa diretta” perché avrà il valore di un taccuino di viaggio, con la pretesa, appunto, di avvicinare il più possibile le persone alla natura vesuviana.
Per lo meno ci metteremo tutta la nostra buona volontà e passione, che spesso, come si sa, è assai contagiosa.
Vogliamo andare in ordine progressivo, come ci illustra la bella mappa che, da neanche un anno, ha fatto pubblicare l’Ente Parco e che finalmente rende onore alla montagna, con la sua legenda turistica ma anche con le sue curve di livello che la rendono gradita ai più esigenti escursionisti.
I sentieri ufficiali sono al momento 11, ma non tutti di facile accesso e percorribilità, e anche per questo tenteremo di volta in volta di analizzarli e di guidarvi nella scelta del percorso migliore o del suo stato di percorribilità.
A seguire gli undici sentieri ufficiali che tratteremo nella nostra piccola guida:

n°1 – La Valle dell’Inferno (qui)
n°2 – Lungo i Cognoli (qui)
n°3 – Il Monte Somma (qui)
n°4 – Attraverso la Riserva del Tirone (qui)
n°5 – Il Gran Cono (qui)
n°6 – La Strada Matrone (qui)
n°7 – Il Vallone della Profica (qui)
n°8 – Il Trenino a Cremagliera (qui)
n°9 – Il Fiume di Lava (qui)
n°10 – L’Olivella (qui)
n°11 – La Pineta di Terzigno (qui)

Altri aggiornamenti:
* Ciro Teodonno, Prospettive verdi per Massa di Somma (qui)

Percorsi plurali

Accade spesso che le persone che contatto per la mia ricerca, al momento del nostro incontro mi propongano di fare un giro per il paese. Vogliono mostrarmi i luoghi, dopo che al telefono o per e-mail ho spiegato loro l’oggetto del mio studio. L’appuntamento è davanti alla chiesa o in un bar, generalmente quello equo-solidale. Questo, almeno, finora.
Io, naturalmente, ne sono contento perché osservare le persone nel loro territorio e farselo raccontare percorrendolo insieme era ed è una delle caratteristiche metodologiche che intendo sperimentare. La difficoltà è nel riuscire a raccogliere tutte le informazioni: il discorso segue la strada e lo sguardo spesso viaggia più veloce delle parole, per cui è complicato riuscire a fermarne i tratti essenziali. Sono consapevole che non è quello il momento per essere puntuali, ma mi sto accorgendo di quanto una tale modalità sia importante per un altro tipo di informazioni, quello relativo al modo di muoversi sul territorio, alla padronanza dei luoghi, alle preferenze personali e così via. Mi lascio letteralmente guidare e lascio che l’itinerario sia deciso e illustrato interamente dall’informatore.
Ognuno ha la propria lettura dei luoghi, ognuno mi propone un percorso personale.
Ad esempio, con G.P., un uomo sui sessant’anni, sono andato in giro per il vulcano, salendovi lungo la strada più antica, quella che passa per il borgo collinare di un comune vicino. E’ stata quasi un’escursione biografica, attraversando innanzitutto i luoghi della sua infanzia – quel borgo, appunto – per poi proseguire tra gli spazi e le persone della sua età lavorativa, quindi accanto ai boschi e ai sentieri che invece frequenta adesso da pensionato (anzi, che rifrequenta come da ragazzo) per andare a funghi o per accompagnare amici e nipoti. Ha lavorato come tecnico telefonico e durante la nostra passeggiata mi ha presentato vari amici che hanno le loro attività sulle pendici del Vesuvio: ristoratori, artigiani, venditori di souvenir; tutte persone a cui controllava la linea telefonica e che ancora lo chiamano in caso di qualche imprevisto agli apparecchi. Durante il nostro giro abbiamo fatto sosta all’imbocco di alcuni sentieri o su determinati affacci particolarmente ampi da cui vedere vecchie baracche di fuochi artificiali o l’antica stazione Cook della funicolare, ristrutturata a poca distanza dai decennali cumuli di immondizia di una discarica ormai ricoperta d’erba. Alla fine, così come era cominciata, la nostra escursione si è conclusa a SSV, tra i luoghi del suo quotidiano: la chiesa, il comune, le ottime panetterie…
In una seconda occasione, invece, ho percorso in automobile tutte le strade principali del comune in compagnia di V.C., un imprenditore trentenne che nel tempo libero si occupa di un’associazione molto attenta alla vita politico-amministrativa del paese. Dopo un caffè in centro, dove ci siamo incontrati, siamo andati direttamente nella zona industriale, quella più a valle al confine con altri comuni. Siamo passati accanto ad aziende di vario tipo e ad un paio di locali notturni molto frequentati, ma anche intorno ad un’antica splendida villa settecentesca un po’ malandata e ad un paio di masserie che forse diverranno ristoranti per cerimonie. Ci siamo fermati al cantiere bloccato di un grande albergo e fuori al cancello del parco comunale su cui forse sorgerà una nuova chiesa. In un’altra zona ho visto il terreno su cui qualcuno intende costruire un parcheggio multipiano ed un centro commerciale, e in un’altra – nella zona alta del paese – la strada dove si appartano le coppiette la sera, nei pressi di un maneggio e di alcuni ristoranti da matrimonio. Il giro è terminato in centro, in un paio di zone dove hanno sede alcune associazioni di volontariato come ad esempio la Croce Rossa. La descrizione dei luoghi (e delle loro previste trasformazioni future) era incentrata sull’attualità politico-amministrativa del comune: il mio interlocutore è molto addentro alle questioni locali e conosce provvedimenti e storie che lo rendono un serio competente.
In un altro caso ho incontrato C.T. che, soprattutto attraverso l’impegno giornalistico, frequenta e racconta il suo territorio per mezzo di vari media. Anche lui mi ha proposto di camminare per le strade, ma si era già fatto buio, per cui ho preferito restare a parlare al tavolo di un bar. La sua attitudine da trekker è emersa comunque con grande evidenza: è stato il mio incontro più formale, ma mi ha parlato dei vari luoghi che ama percorrere, sia per monitorarli, sia per continuare a riscoprirli. E’ stato un racconto che dovremo approfondire, ma che mi ha mostrato vari piani di percezione: tra il reale e l’onirico, tra i ricordi e le prospettive future, tra la conservazione e la trasformazione.
Infine, ho parlato con B.C., un giovane e preparatissimo storico locale, che – per ora al telefono – mi ha raccontato dei beni culturali del paese e di alcune vicende arcaiche che possono essere utili a comprendere certe dinamiche attuali. Mi ha molto colpito, ad esempio, la notizia per cui la lava è colata nel territorio di SSV solo in tre occasioni e tutte dopo il 1852, quando per cause geologiche la barriera naturale che protegge l’abitato dal cratere – ovvero la parte più occidentale del monte Somma – si è abbassata rendendo possibile la tracimazione del magma e il suo pericoloso avvicinamento all’abitato. Naturalmente voglio verificare questa informazione con un vulcanologo, tuttavia mi sembra comunque importante (anche se fosse solo parzialmente corretta) se si considera che, invece, il racconto più celebrato narra di una continua e secolare lotta col vulcano fatta di caparbie ricostruzioni post-eruzione da parte degli abitanti: un mito che probabilmente va problematizzato.

In ciascuno degli incontri che ho raccontato in questo post ho avvertito un forte attaccamento al territorio, sebbene in modalità diverse e dando centralità a luoghi differenti. In un caso si trattava dei luoghi dei ricordi, in un altro di quelli del mutamento, in un altro ancora quasi di spazi sensoriali, infine di quelli delle radici. Sono tutti luoghi relazionali, cioè luoghi di scambio e di condivisione dove però il vulcano è presente con pesi diversi.
Ovviamente, la sommaria e provvisoria classificazione che ho appena proposto non è fra compartimenti stagni, ma fra tendenze prevalenti. Il territorio (io preferisco dire il paesaggio) è un testo scritto collettivamente attraverso le generazioni, ma che è letto e interpretato individualmente. Le mie “chiacchierate in movimento” (“intervista” è un termine che mi piace poco, almeno per quanto riguarda il mio lavoro, ma lo spiegherò meglio in un post successivo) mi sembrano un’interessantissima sperimentazione: una forma di dialogo attraverso sentieri non asfaltati e che probabilmente non asfalteremo.