La crisi è un’occasione per imparare

2 febbraio 2017

Le crisi, per quanto devastanti e logoranti, sono dei momenti che svelano e, pertanto, che insegnano. Le crisi, in altre parole, possono rivelarsi anche delle opportunità, ad esempio per chi ha responsabilità di governo, che potrebbe cogliere l’occasione della crisi – poniamo, un terremoto – per comprendere come aiutare meglio, come intervenire prima, come essere più efficiente, come prevenire, come mitigare, come cambiare talune condizioni per evitare che in futuro si ripresenti l’evento nefasto. E’ soprattutto su questo piano che agiscono le scienze sociali che si occupano di rischi e di disastri. Ora, nelle ultime 24 ore, ho incrociato almeno tre articoli che rendono manifesta la necessità di trasformare la crisi in un insegnamento.

Il primo articolo riguarda l’arresto di Enzo Rendina, un abitante di Arquata del Tronto che ieri, rifiutandosi di evacuare il suo paese raso al suolo dalla scossa del 24 agosto scorso, è stato arrestato. Ecco, per voi questo è il modo di relazionarsi ad una persona traumatizzata, che ha perso tutto e a cui non resta che il legame coi propri luoghi?

Il secondo pezzo, sebbene scollegato dalla notizia precedente, è, in un certo senso, una risposta all’arresto riportato qui sopra: una lettrice di “Info Aut” ha inviato una lettera al sen. D’Anna, il quale aveva definito i terremotati «troppo pretenziosi». Tra l’altro, vi è scritto: «Mi pare comprensibile anche il perché le persone non siano disposte a “deportazioni forzate” in luoghi sconosciuti e poco ameni, abbandonando la propria casa, i propri luoghi, la propria vita. Se i politici avessero una minima preparazione “culturale”, non avrebbero difficoltà a capire cosa significa, dopo un trauma che ha distrutto tutti gli affetti materiali ed emotivi, non avere più riferimenti, sentirsi persi, umiliati, traditi, devastati. Ma nonostante questo determinati a non cedere al vuoto, attaccandosi all’ultimo appiglio di umanità, ripartire dai cocci senza abbandonate il proprio “luogo culturale”, per dare un senso alla propria esperienza, seppur traumatica, e andare avanti».

Il terzo testo, infine è un post di Nicola Casagli, professore ordinario di Geologia applicata all’università di Firenze, che, nei giorni dei soccorsi all’albergo Rigopiano, è stato chiamato dalla Protezione Civile per installare un radar che monitorasse le valanghe e proteggesse i soccorritori che stavano intervenendo. Nel suo resoconto il professore racconta i problemi che ha avuto e come la burocrazia italiana sia diventata, anche in quell’occasione, un ostacolo al suo lavoro.

L’angoscia territoriale e la crisi della presenza colpiscono gli individui, ma sono fenomeni sociali e possono essere superate e riscattate solo in maniera collettiva: costruendo un umanesimo moderno, diceva Ernesto de Martino, ovvero ascoltando, incontrando, coinvolgendo, “sentendo”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...