Terremoto dell’Italia Centrale: bufale e détour dell’informazione

Dal punto di vista mediatico, due sono le caratteristiche principali delle scosse sismiche di fine di ottobre:

  1. la valanga di notizie false e di toni esasperati che fin dai primi minuti post-terremoto si è riversata sui socialmedia (e non solo);
  2. il puntuale détour nel discorso sul rischio che porta a parlare delle minacce geologiche che gravano su Napoli.

Per difendersi dalla prima degenerazione, ieri la pagina “Rischio Vesuvio…” ha pubblicato i link a vari debunker delle ultime bufale, nonché un vademecum per bonificare il nostro ambiente digitale:

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TERREMOTO DELL’ITALIA CENTRALE: COME DIFENDERSI DALLA DISINFORMAZIONE
Gli ultimi terremoti nell’Italia Centrale del 26 ottobre (a Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera) e del 30 ottobre (a Norcia, Preci e, ancora, Castelsantangelo sul Nera) sono stati forti (la seconda, addirittura, con una magnitudo che non veniva raggiunta dal 1980), ma per una serie di circostanze non hanno provocato morti, sebbene i danni ai centri abitati e alle attività economiche siano molto gravi, potenzialmente critici per la tenuta delle stesse comunità umane.
Dal punto di vista mediatico, uno dei dati che sono saltati agli occhi è stato il livello di diffusione, pervasività e insistenza di notizie false che sono circolate sui socialmedia (e non solo) fin dai primi minuti dopo le scosse sismiche.
Tra le principali, segnaliamo:
1) Una senatrice ha accusato il governo di truccare la magnitudo per non risarcire le vittime.
2) Un consigliere regionale se l’è presa con i petrolieri.
3) Un noto giornalista ha attaccato il Papa perché dovrebbe consacrare l’Italia alla Madonna.
Tra i tanti che hanno svelato queste bugie, consigliamo: Fabio Grandinetti su “L’Espresso”, così come Mario Munafò, Juanne Pili su “FanPage”, Davide Casati sul “Corriere della Sera”, Giuditta Mosca su “Wired” e, soprattutto, “Valigia Blu” che ha ricostruito il processo con cui è nata e si è diffusa la notizia falsa della magnitudo abbassata. Assodato che la disinformazione è inquinamento, tutto ciò non fa altro che confermare quel che sosteniamo da tempo, ovvero che siano necessarie ed urgenti una più profonda ed estesa alfabetizzazione al linguaggio scientifico e una più autorevole e costante comunicazione in merito ai rischi.
Per cominciare a migliorare il nostro ambiente (digitale e non solo), si potrebbero seguire i consigli per una sana convivenza sul web diffusi due settimane fa da “Valigia Blu“: «1. Prima di commentare aspetta la seconda o terza versione della notizia; 2. Se scopri di aver condiviso una notizia falsa, rettifica; 3. Prima di condividere una foto o un video accertati che siano autentici; 4. Prima di condividere controlla la fonte; 5. Prima di condividere controlla la data dell’articolo; 6. Ricordati di citare la fonte; 7. Non insultare, fa male a te e a chi partecipa alla conversazione».

Per razionalizzare il secondo punto, invece, stamattina ha ascoltato la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano e il suo invito a focalizzare l’attenzione su ciò che, attualmente, desta reale preoccupazione:

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TERREMOTO DELL’ITALIA CENTRALE: QUALI EFFETTI SU NAPOLI?
Come era capitato già dopo il sisma del 24 agosto ad Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto, così anche dopo le scosse telluriche di fine ottobre il tema del rischio si è esteso alla minaccia sismica e vulcanica che grava su Napoli e la sua provincia. In effetti, negli ultimi due mesi l’argomento è stato affrontato spesso: la Regione Campania e il Dipartimento della Protezione Civile, infatti, hanno presentato il Piano di Emergenza dei Campi Flegrei e il Piano di Evacuazione del Vesuvio. Inoltre, come abbiamo evidenziato noi stessi due settimane fa, ciò ha palesato la fragilità del capoluogo campano, completamente interessato dai vulcani ad est e ad ovest del suo nucleo urbano.
Per non dare corda ai ciarlatani, riteniamo fondamentale ascoltare le parole di chi studia questi fenomeni. A tal proposito segnaliamo che l’altro ieri “La Repubblica” ha intervistato Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano.
La scienziata ha affermato che con le ultime scosse «abbiamo ballato, ma non c’è pericolo. E se il grande incubo dei napoletani è il Vesuvio, la nostra attenzione [dell’Osservatorio Vesuviano] è tutta puntata sui Campi Flegrei: nella zona della Solfatara e di Pisciarelli il livello di guardia è giallo». Dopo aver brevemente parlato anche del Vesuvio e del Marsili (che attualmente non destano preoccupazione), la dottoressa Bianco ha concluso dicendo: «Non è il terremoto che crea problemi, ma come l’uomo ha costruito nelle zone in cui avviene un terremoto. Noi siamo al nostro posto, incessantemente da 175 anni, ma occorrerebbe fare una sostanziale azione di messa in sicurezza del territorio a tutti i livelli, con un check up di tutti gli edifici e reali azioni preventive».
Per ciò che riguarda i sismi in Campania, è bene ricordare che le aree sismogenetiche più importanti sono quelle dell’Irpinia e del Sannio e che potranno provocare terremoti in futuro, per cui è essenziale, come ci ha spiegato un’altra geologa, che «in questo tempo dobbiamo tutti preoccuparci di rendere le nostre case, scuole e uffici, più sicuri e in grado di resistere a scosse forti».

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INTEGRAZIONE (con maggiori dettagli qui):
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

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Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

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5 thoughts on “Terremoto dell’Italia Centrale: bufale e détour dell’informazione

  1. “Il Mediano”, 6 novembre 2016: QUI

    LA RADIO MARIA DEL 1767: IL VESUVIO SI SCATENA PER PUNIRE IL RE DI NAPOLI CHE HA OSATO CACCIAR VIA DAL REGNO I GESUITI
    di Carmine Cimmino

    A partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” videro nell’ira fiammeggiante del Vesuvio l’immagine dell’ira di Dio che punisce i peccatori. Nel 1767 i peccatori erano i napoletani tutti che avevano permesso a Tanucci di decretare l’espulsione dei Gesuiti dal Regno. Ma San Gennaro risolse ogni problema.
    La teologia della catastrofe, o delle “piaghe d’Egitto”, ha suggerito a un frate, che fino ad ieri parlava dai microfoni di “Radio Maria”, di spiegare i terremoti di Amatrice e di Norcia come la punizione inflitta da Dio al popolo italiano, colpevole di aver accettato, senza ribellarsi, la legge sulle unioni civili. Ovviamente, un uomo di Chiesa che dice queste cose non merita alcun rispetto: non è facile trovare parole adatte per condannare tanta viltà, tanta volgarità. E la sospensione decretata da “Radio Maria” non risolve il problema, che ha radici antiche. Giova ricordare che a partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” hanno scelto più volte i Vesuviani come bersaglio, trasformando cenere e lava in segni dell’ira di Dio scatenata dalla corruzione morale delle genti che abitavano intorno al vulcano.
    Il 1767 fu un anno terribile per i Gesuiti. Carlo III li espulse dalla Spagna e Tanucci, entusiasta, spiegò a Ferdinando IV che era obbligato a seguire l’esempio del padre, e dunque a cacciar via dal Regno di Napoli la Compagnia di Sant’ Ignazio. Non è questa la sede per illustrare le molte ragioni del violento attacco che Portogallo, Spagna, Francia e Regno di Napoli condussero contro i Gesuiti. Ci interessa ricordare alcuni aspetti della vicenda napoletana, che Domenico Ambrasi ha ricostruito attraverso le lettere che Tanucci inviava con assiduità a Madrid, perché Carlo venisse meticolosamente informato di ciò che succedeva a Napoli. Il 12 maggio del 1767 Tanucci comunicò a Carlo che il Papa, informato dell’imminente espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli, li aveva autorizzati a vendere case, argenti e preziosi: “…nella via degli orefici una prodigiosa quantità d’argenti dei gesuiti si va vendendo per squagliarsi e farsene moneta”: e non è una bella cosa, commenta il ministro: quell’argento è stato dato dai fedeli “per il culto divino”, e non perché venga portato “fuori dallo Stato”. Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti napoletani vengono immediatamente e minuziosamente informati sulle riunioni del Consiglio di Stato da Giacomo Milano, marchese di San Giorgio, che è membro del Consiglio, ma anche “terziario” gesuita.
    Non era facile espellere dal Regno i Gesuiti: ce n’erano trecento nella sola Provincia di Napoli, e novecento tra la Sicilia e la Calabria; molti magistrati e funzionari erano stati loro alunni; e infine, Tanucci, machiavellicamente esagerando, non escludeva che i Padri di Sant’Ignazio, che da un secolo e mezzo avevano la cura spirituale dei carcerati della Vicaria, potessero scatenare contro Ferdinando IV e contro lo Stato la “gente facinorosa” ospitata nelle celle. Ma Tanucci non si arrende: a settembre tutto è pronto per portare a termine l’operazione: i soldati che accompagneranno i Padri fuori del Regno sono macedoni, svizzeri e valloni: in mezzo a loro non c’è un solo cattolico. Il 22 settembre anche San Gennaro, scrive Tanucci, si schiera contro la Compagnia: il Sangue del Santo si scioglie in soli tre minuti.
    Ma il 14 ottobre muore a Vienna Giuseppa, la figlia dell’imperatrice Maria Teresa che era la promessa sposa di Ferdinando, e che il 15 sarebbe partita per Napoli. Non basta: il 19 di ottobre il Vesuvio incomincia a eruttare di nuovo cenere e lava: il popolo del Mercato circonda in piazza del Carmine la carrozza del re che sta tornando da Portici e tutti gridano – “incondite grida che assordavano l’aria” – che l’eruzione è “un castigo di Dio” per la decisione di espellere i Gesuiti. Il re risponde che non lo ha mai nemmeno sfiorato questo “empio” proposito. Il giorno dopo sul “fianco” del vulcano si aprono quattro bocche che con “quattro grandi fiumi di vivissimo fuoco” minacciano direttamente la città di Napoli. Il Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti fomentano con “voci menzognere” le paure dello “stolto popolaccio”, ma si dimentica di dirgli che ha mandato Carmine Ventapane, medico assai noto, al Gesù Nuovo, per esortare i Padri a non infiammare la fantasia dei “perturbatori”: in realtà, il ministro teme – è un timore che cresce di giorno in giorno – che “il popolo fanatico, e forse occultamente sedotto” giunga ad attentare alla vita del sovrano e alla sua. E “pe’ gghiont’’e ruotolo” la serva di Dio, Maria Maddalena Sterlich, venerata da tutto il popolo come già santa, scrive al re che la morte della promessa sposa e l’eruzione sono segni dell’ira di Dio: Dio sta dalla parte dei Gesuiti.
    Ma il domenicano Padre Rocco, anche lui amato da tutti i Napoletani, si schiera con Tanucci: guida la processione dei fedeli che portano la statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena, evita eccessi, supplica il Patrono e il Patrono placa a poco a poco il vulcano. Tanucci va dal re con il decreto di espulsione, gli chiede di firmarlo, il re dice di no, Tanucci gli ricorda che suo padre Carlo vuole che i Gesuiti siano espulsi, Ferdinando ribatte che se suo padre vuole così, se lo firmi lui, il decreto. Tanucci, allora, si affida a monsignor Latilla, che era stato vescovo di Avellino, e che lui aveva scelto come confessore del re, perché ne controllasse parole e pensieri. Il Latilla riesce a convincere Ferdinando, che infine firma, anche se di malavoglia. Un cronista gesuita scrisse che due mesi dopo il Latilla morì, fulminato da colpo apoplettico: una curiosità: il monsignore, già vescovo di Avellino, era affiliato alla Massoneria e, come scrive il Mincuzzi, aveva tenuto il discorso per l’insediamento del Gran Maestro principe di San Severo.
    Mentre a metà novembre i Gesuiti andavano via dal Regno, Tanucci raccontò a Carlo che la Sterlich non avrebbe voluto scrivere quella lettera a Ferdinando: ma le pressioni della Curia napoletana e di quella romana erano state troppo forti perché lei potesse resistere

  2. Pingback: Sant’Emidio protettore dell’Italia Centrale | Paesaggi vulcanici

  3. Pingback: La colpa dei disastri | Paesaggi vulcanici

  4. L’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto sul website “Bussola Quotidiana” una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli:

    SOLIDARIETA’ A PADRE CAVALCOLI: LA LETTERA DEI 223

    Gentile direttore,
    siamo un gruppo di persone accomunate dalla fede cattolica e desiderose di manifestare solidarietà a padre Giovanni Cavalcoli per gli attacchi subiti in questi giorni, dopo la sua risposta a un ascoltatore di Radio Maria sul corretto modo di inquadrare teologicamente i disastri naturali.
    Riteniamo che si tratti di attacchi ingiusti, che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso: sarebbe bastato leggere il discorso integrale fatto da padre Cavalcoli. Molti media hanno preferito ignorare quel discorso, deformandone il senso per vendere più facilmente “la notizia” al pubblico. Padre Cavalcoli non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”.
    Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” (il cui significato teologico è già stato approfondito su questo quotidiano dal domenicano padre Giorgio Carbone, che invitiamo a leggere perché spiega il concetto con semplicità) non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”.
    Crediamo che le sue parole siano nel solco di quanto la Chiesa insegna da sempre per la salvezza delle anime, che è il motivo per cui Dio Figlio l’ha istituita in terra: il dolore per il male e le conseguenze del peccato sono un monito nel senso di una possibilità di uscire dall’illusione di essere noi padroni della vita e quindi di tornare a Colui che solo può salvarci.
    Non ci sorprende che gli attacchi siano venuti dai media rappresentanti di un pensiero laicista, che deridono l’idea del peccato originale, vorrebbero relegare la fede a fatto esclusivamente privato e non perdono occasione per denigrare Radio Maria.
    Ci dispiace, invece, che padre Cavalcoli sia stato attaccato da alcuni alti prelati (da monsignor Becciu a Galantino, per citare i principali), ai quali vorremmo chiedere se hanno ascoltato per intero le sue parole. E se si rendono conto che qui è in gioco la stessa libertà religiosa, la libertà di professare ciò in cui crediamo, sempre più messa in discussione negli ultimi tempi sia in Italia che all’estero. Ci fa soffrire poi vedere che quegli stessi prelati, da un lato, predichino misericordia (ma ricordiamo che la misericordia è cieca se sganciata dalla verità) e dall’altro si siano associati al linciaggio mediatico di un loro fratello. Se anche padre Cavalcoli avesse sbagliato, perché per lui niente misericordia?
    Ci addolora, inoltre, in maniera particolare la presa di distanza di Radio Maria dalle affermazioni di padre Cavalcoli e ancor di più la sospensione del suo programma, di cui chiediamo con filiale rispetto a padre Livio la revoca. Lo chiediamo proprio per quell’amore alla Verità di cui Radio Maria si fa ogni giorno testimone e in cui ancora crediamo profondamente.
    “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”, disse Pietro assieme agli apostoli, davanti al sinedrio che li minacciava di tacere la verità su Cristo risorto. L’obbedienza a Dio, nella consapevolezza che Lui si è incarnato ed è morto in croce proprio per i nostri peccati e per offrirci la vita eterna, significa essere sempre annunciatori di verità (“annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento”, scriveva san Paolo a Timoteo), perché la verità è la prima forma di misericordia che aiuta gli uomini a distinguere il bene dal male, a scoprire qual è il bene per sé e il progetto che Dio ha su di noi.
    Noi non ci accontentiamo delle “verità” di circostanza e politicamente corrette che oggi circolano nel mondo: abbiamo bisogno di pastori che ci guidino a conoscere e amare la Verità tutta intera, anche se scomoda, la Verità che salva, così come Cristo l’ha insegnata.
    Per questo, ci sentiamo vicini a padre Cavalcoli.

    Seguono 223 firme:

    Ermes Dovico, Benedetta Frigerio, Laura Maria Viarengo, Francesco Lepore, Giulio Castelli, Paolo Maurina, Matteo Pellegrini, Letizia Donati, Maria Anna Ronzoni, Alberto Sacconi, Francesco Tanzi, Chiara Filippi, Adele Zurlo, Emanuele Rivadossi, Matteo Disetti, Lucia Dallagnese, Luisella Saro, Elena Bonaldo, Andrea Recanati, Michele Farina, Gigi Veronesi, Lucia Pedrini, Annalisa Ciuffardi, Roberta Mazzoni, Monica Redini, Malisa Tavelli, Annarosa Rossetto, Giancarlo Gatta, Luca Sessarego, Barbara Canova, Eleonora Ceruti, Roberto Vincenti, Luca Poli, Giuseppe Lami, Giovanni Maffini, Francesca Bonaldo, Maurizio Fazzi, Gianfranco Salvatore, Francesco Bellotti, Rosario Contini, Giorgio Telò, Davide Vairani, Chiara Bedani, Enrica Gamba, Marina Galli, Marco Anzoni, Patrizia Filisina, Marcello Borghi, Rosalba Scrima, Andrea Torquato Giovanoli, Mariachiara Ghezzi, Fabio Colosio, Deborah Migliorati, Bruna Franceschetti, Gianfranco Lissignoli, Laura Federici, Alessandro Dusi, Emanuele Pizzatti, Renata Balzarini, Alessandro Pizzatti, Gabriele Pizzatti, Monica Rosa Frusi, Rossella Pizzatti, Marco Bonini, Simona Bonini, Adele Cemmi, Silvia Bertelli, Giuseppe Bertelli, Carlo Bellotti, Raffaella Frullone, Rita Magnani, Attilio Negrini, Elia Buizza, Caterina Floran, Andrea Barezzani, Mara Colonello, Nadia Colonello, Caterina Lenarduzzi, Maria Magrini, Rosaria Graz, Gianfrancesco Ricchini, Sara Prandini, Licia Bennati, Andrea Noci, Tiziana De Angelis, Dario Coco, Paolo Inselvini, Mauro Mazzoldi, Maria Colosio, Daniele Donzelli, Agnese Cassamali, Mirella Cabras, Giampaolo Trucco, Giovanna Pegazzano, Silvia Nerva, Alessandra Ghilardini, Anna Bosi, Giorgio Celsi, Dario Spariviero, Vittorio Cristinelli, Aurelia De Biase, Sabrina De Angelis, Erminio Beggio, Maria Gabriella Belotti, Dana Felicia Popescu, Davide Fabbi, Sara Gazzoni, Paolo Cevasco, Paolo Pero, Fiorenza Pasini, Roberta Bicego, Cristian Dumitru, Giorgio Marusi, Maria Teresa Guerini, Orietta Scalfi, Sofia Sarti, Elena Bonometti, Luna Weruska Caterina, Luca Campanotto, Matteo Conti, Serena Venegoni, Marco Di Pilato, Alberto Vigevani, Vittorio Lodolo D’Oria, Paola Rosa Tenca, Andrea Piccolo, Massimo Sanvito, Daniela Frizzele, Carmine Perrotta, Tiziano Briguglio, Davide Zanoncelli, Miriam Giovanardi, Mauro Aluigi, Federica Sacconi, Jacopo Parravicini, Riccardo Ciani, Fabio Molinaris, Antongiulio Vallinoto, Caterina Pagani, Giovanni Di Domenico, Alessandro Sandroni, Sabino Paciolla, Francesca Giallombardo, Michela Colio, Massimo Casiraghi, Silvana Sironi, Alessandra Galimberti, Maurizio Baldacci, Enzo Castellaneta, Gianluca Pozzi, Paolo Rivera, Federico Montagnani, Daniele Barale, Gianni Cassano, Pietro Gargiulo, Caterina Scigliano, Nicola Mastronardi, Pierluigi Muccin, Luigi Martinelli, Juan Antonio Bragonzi, Emmanuel Pennisi, Lucia Belussi, Francesco Fontana, Giulio Moretti, Giuseppe Retta, Carmen Moscotti, Claudia Castellani, Domenico Barezzani, Guido Barezzani, Maria Tiziana Brignani, Luigia Griffini, Stefania Cocco, Stefano Chirivì, Elena Mantelli, Laura Lampronti, Silvana Belussi, Carla Talò, Giovanna Perghem, Licia Scapini, Carlo Susa, Silvio Bertolo, Aurelio Bertolo, Samuele Bertolo, Daniela Fabris, Pierina Menotto, Enza Maio, Ciro Sammartino, Gilda De Petri, Stefano Balladore, Giuliana Ruggieri, Giuseppe Campo, Giannantonio Sampognaro, Francesca Naddeo, Vito Calderaro, Angelo Mandelli, Delia Bonafini, Liliana Cristini, Luisa Piccoli, Roberto Notari, Yovanna Monroy, Michele Battistelli, Angelo Bonera, Chiara Febretti, Danila Borgia, Montsita Viscovi, Marco Bertella, Maria Chiara Iannarelli, Marco Bosani, Elisa Zanin, Samuele Pellagatta, Alessia Allegri, Emilia Scardino, Giulia Terragni, Monica Drews, Stefano Terraneo, Renza Cisilino, Agostino Fasullo, Mario Pennacchioni, Lorenzo Frondoni, Giovanna Nespoli, Piera Boffelli, Fabio de Petri, Marcello Belletti

    Per firmare la lettera, mandare l’adesione a Libertasverbi@gmail.com

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