Sant’Emidio protettore dell’Italia Centrale

L’altro giorno, dopo la scossa di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera del 26 ottobre 2016, Goffredo Buccini del “Corriere della Sera” ha intervistato alcuni sopravvissuti. In particolare, ha ascoltato gli anziani coniugi Alberto e Nazzarena, i quali hanno detto:

Lui: «È Sant’Emidio, patrono di Ascoli, ci protegge dai terremoti».
Lei: «Eeeeh, ma è una cosa popolare, io non ci credo a Sant’Emidio!».
Lui: «Me devi lascia’ parla’! Da noi c’è il detto: ci protegge Sant’Emidio».
Lei: «E ci credi?».
Lui: «Ci credo e non ci credo… Stavolta si vede che s’è fatto vecchio pure Sant’Emidio».

Sant’Emidio visse nel terzo secolo, nacque a Treviri, nell’attuale Germania, e predicò nel Centro Italia, stabilendosi ad Ascoli Piceno, di cui divenne patrono cittadino. La protezione soprannaturale più nota attribuita a questo santo è quella contro i terremoti, una qualità che, come ha ricordato Aldo Maria Valli dopo il sisma del 24 agosto scorso,

«gli viene riconosciuta molti secoli dopo la sua morte, nel 1703. Quell’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, l’Italia centrale è funestata da una serie di terremoti devastanti, che colpiscono in particolare Norcia, Amatrice e l’Aquila, ma Ascoli ne viene preservata: gli edifici infatti, nonostante la violenza delle scosse, subiscono danni piuttosto lievi. Inoltre gli ascolani che, per diverse ragioni, si trovano nei luoghi più colpiti, si salvano. Il merito di un fatto tanto sensazionale è subito attribuito al patrono della città e così nasce un culto che sarà sempre più diffuso».

Da allora la devozione per sant’Emidio si è allargata a tutta l’Italia e si è installata in numerose località del mondo, tutte soggette a sismicità (in California, Messico, Filippine, Nuova Zelanda…).
Su Google Books sono presenti varie agiografie d’epoca e la sua iconografia è davvero eloquente. La preghiera che gli è rivolta dai fedeli si conclude con questa invocazione:

«[…] Estendi su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra città e diocesi la tua protezione affinché, preservati dal terremoto e da ogni altro flagello, possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla, tutta intesa a dare gloria a Dio e a rendere più sicura la salvezza delle nostre anime».

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A causa della scossa di ieri, 30 ottobre 2016, la cattedrale di sant’Emidio ad Ascoli Piceno è rimasta chiusa per precauzione, ma la celebrazione della messa si è tenuta ugualmente all’aperto, dinnanzi al tempio. (Ho letto che anche a Napoli c’è stato un appello a pregare questo santo). Qualcosa di simile si è verificato a Norcia, ma con ancora più drammaticità: nonostante il crollo della basilica di san Benedetto, ieri mattina numerose persone si sono inginocchiate a terra per pregare davanti alla facciata dell’antica chiesa, unico lato rimasto in piedi dopo la scossa delle 7h40.
In caso di disastro, il ricorso al sacro è frequente e anche su Fb molti utenti invitano a pregare. Qualche giorno fa, ad esempio, a Castel del Rio, in provincia di Bologna, il sindaco Alberto Baldazzi ha inteso recuperare un rito risalente al 1725, quando furono tenute delle preghiere collettive dopo alcuni eventi calamitosi in zona, stabilendo che

«ogni anno, in occasione dell’antivigilia di Ognissanti, ci sarà la Santa Messa nella chiesa di Sant’Ambrogio e la recita del rosario nell’oratorio della Beata Vergine del Sudore».

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La preghiera e i “riti in emergenza” sono dispositivi utili a riassorbire lo shock e a tenere insieme la collettività dopo un trauma, ma è bene sottolineare che la salvaguardia dei nostri paesi e delle nostre città – delle nostre vite – dipende da altro:

  • da una più profonda ed estesa alfabetizzazione al linguaggio scientifico che tenga al riparo tutti noi da ciarlatani e complottisti (che magari insistono pure);
  • da una maggior consapevolezza storica della natura del territorio italiano, come ha evidenziato stamattina Vito Teti;
  • da un vero e proprio «patto nazionale all’altezza dell’emergenza [che sia tenuto insieme da] una solidarietà nazionale che vada oltre il mesto bla-bla di circostanza», come ha scritto oggi Gian Antonio Stella;
  • da opere di messa in sicurezza preventiva per le abitazioni e le strutture pubbliche, ma anche per i monumenti e le chiese storiche.

Per concludere, ritornando a sant’Emidio, forse s’è fatto vecchio pure lui, come osserva il novantenne Alberto, tuttavia la sua invocazione mostra ancora, dinnanzi al senso d’impotenza attuale, il bisogno di unirsi e richiamare con forza un aiuto ultraterreno che storni il destino e addomestichi l’incontrollabile. O anche semplicemente il bisogno di trovare un conforto dinnanzi alla calamità e al suo riverberarsi a tempo indefinito. L’incertezza di un sisma che non passa stavolta sembra essere la principale fonte di preoccupazione, in un’emergenza che già conta decine di migliaia di sfollati (pare che si arriverà a 100mila!), che chissà quando potranno tornare alle loro vite.

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Clicca sullo screenshot per accedere al (brevissimo) video in cui si vedono frati e suore raccolti in preghiera a Norcia dopo la scossa che ha fatto crollare la cattedrale (“CorSera”, 30 0ttobre 2016)

[Una prima versione di questo post è su Fb]

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INTEGRAZIONE (con maggiori dettagli qui):
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

– – –

Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

– – –

Cercando aggiornamenti sui “riti in emergenza“, in giro per il web mi sono imbattuto in varie preghiere cattoliche da recitare in tempo di calamità. Le riproduco di seguito:

Dal website “Preghiere per la famiglia“:

Preghiera nel tempo di terremoto
O Dio creatore, / noi crediamo che tu sei nostro Padre / e che ci vuoi bene / anche se la terra trema / e le nostre famiglie sono state sconvolte / dall’angoscia. / Non lasciarci soli nel momento della sventura. / Apri il cuore di molti nostri fratelli / alla generosità e all’aiuto. / A noi dona la forza e il coraggio / necessari per la ricostruzione / e l’amore per non abbandonare / chi è rimasto senza nessuno. / Così, liberati dal pericolo / e iniziata una vita nuova, / canteremo la tua lode.

In tempo di pubbliche calamità
O Gesù, Dio di pace, gettate uno sguardo di misericordia / su questa terra infelice; mirate quante lacrime si versano / nelle famiglie anche più innocenti. / Se avete scritto nei vostri decreti questo dolore, / ricordatevi che siamo figli, che per questo vi fermaste / in mezzo a noi sull’altare. / Pronunciate, o Signore, un’altra volta quella parola potente / che nel furore della tempesta fece tacere i venti, / ricompose le onde agitate, rese tranquillo e sereno il cielo. / Allora vedremo rifiorire questa terra e, mossi da viva gratitudine, / verremo al vostro altare per ringraziarvi con fede più viva, / più sicura speranza ed amore più riconoscente.

In tempo di tribolazioni
Vergine Santa, conforto degli afflitti e madre di consolazione, / a voi gridiamo dal fondo delle nostre tribolazioni: / Abbiate pietà di noi poveri infelici, che a voi la domandiamo. / O Maria, questo è il momento di mostrare, come è giusto il nome, / con cui vi invochiamo nostra madre. / Dimenticaste voi quelle ultime parole del vostro Gesù dalla Croce, / quella voce moribonda, quegli estremi sospiri, / coi quali a voi ci consegnava come figli? / O cara Madre udite il gemito di noi poveri peccatori sì, / ma figli vostri. Se voi non ci consolate, / a chi potremo noi domandare soccorso? / Deh voi dunque parlate di noi al vostro Gesù con quell’amore / che sempre lo vince. / Nel vostro seno deponiamo le nostre lacrime: / da voi aspettiamo la nostra consolazione; / e quando pure sapessimo che voi ce la negaste, / ancora rimarremo ai vostri piedi gridando: / Madre, consolateci, che siamo vostri figli.

Dal website “Ognissanti San Barnaba“:

Preghiera alla Madonna del terremoto
(A questa Madonna è dedicata una piccola chiesa di Mantova, in piazza Canossa, che «fu edificata nel 1754 a ricordo della protezione data dalla Madonna in occasione del terremoto del 1693»)
:
O beatissima Regina del cielo e della terra, / che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio, / e la spada del dolore ti trapassava l’anima / per diventare la Madre di tutti i viventi, / hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra, / soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto. / La terra rimbomba di un sordo boato, / attorno a noi crollano il presente e il passato / e le nostre anime smarrite si chiedono: / che cos’è l’uomo, perchè Tu, o Signore, te ne ricordi? / Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria, / eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre, / ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo, / fino a meritare il castigo di Dio. / O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia, / intercedi per noi presso tuo Figlio: / prendi le nostre mani e guidaci a Lui, / perchè converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati. / Liberi dall’inquetitudine e dalla disperazione, / seguiremo la via della salvezza e canteremo / in eterno con te le meraviglie di Dio. / Amen

Dal website “Papaboys“:

Preghiera del cuore a Gesù Salvatore per tutte le famiglie coinvolte nel terremoto
(«Rivolgiamo questa preghiera al Signore del tempo e della storia, per tutte le popolazioni colpite dal terremoto del centro-Italia. Ti chiediamo Signore di avere pietà di tutti noi, di concedere conforto ai cuori di tutti coloro che sono in difficoltà e che vedono la propria casa di strutta. Per i bambini, per gli anziani e per tutti coloro che soffrono»)
O Dio creatore, noi crediamo che tu sei nostro Padre e che ci vuoi bene / anche se la terra trema e le nostre famiglie sono state sconvolte dall’angoscia / Non lasciarci soli nel momento della sventura. / Apri il cuore di molti nostri fratelli alla generosità e all’aiuto. A noi dona la forza e il coraggio necessari per la ricostruzione e l’amore per non abbandonare chi è rimasto senza nessuno. / Così, liberati dal pericolo e iniziata una vita nuova, canteremo la tua lode.

Dal website “Donna 10“:

Preghiere contro i terremoti: affidiamoci a Sant’Emidio d’Ascoli!
(«Ecco la preghiera che tutti dovremmo intonare, affinché Sant’Emidio ci protegga dal flagello dei terremoti»)
Sant’Emidio, accogli benigno la preghiera che fiduciosi ti rivolgiamo. Intercedi per noi presso il Signore affinché, a tua imitazione, la nostra fede, vivificata dalle opere, sia testimonianza di filiale amore a Dio e di fraterna carità per il prossimo. Spronati dal tuo esempio, promettiamo di vivere col cuore staccato dai beni della terra e disposti a sacrificare tutto pur di restare fedeli a Dio e alla Chiesa. Estendi su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra città e diocesi la tua protezione affinché, preservati dal terremoto e da ogni altro flagello, possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla, tutta intesa a daregloria a Dio e a rendere più sicura la salvezza delle nostre anime.

Un video che raccoglie varie preghiere collettive dopo il sisma del 30 ottobre 2016:

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5 thoughts on “Sant’Emidio protettore dell’Italia Centrale

  1. “Il Mediano”, 6 novembre 2016: QUI

    LA RADIO MARIA DEL 1767: IL VESUVIO SI SCATENA PER PUNIRE IL RE DI NAPOLI CHE HA OSATO CACCIAR VIA DAL REGNO I GESUITI
    di Carmine Cimmino

    A partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” videro nell’ira fiammeggiante del Vesuvio l’immagine dell’ira di Dio che punisce i peccatori. Nel 1767 i peccatori erano i napoletani tutti che avevano permesso a Tanucci di decretare l’espulsione dei Gesuiti dal Regno. Ma San Gennaro risolse ogni problema.
    La teologia della catastrofe, o delle “piaghe d’Egitto”, ha suggerito a un frate, che fino ad ieri parlava dai microfoni di “Radio Maria”, di spiegare i terremoti di Amatrice e di Norcia come la punizione inflitta da Dio al popolo italiano, colpevole di aver accettato, senza ribellarsi, la legge sulle unioni civili. Ovviamente, un uomo di Chiesa che dice queste cose non merita alcun rispetto: non è facile trovare parole adatte per condannare tanta viltà, tanta volgarità. E la sospensione decretata da “Radio Maria” non risolve il problema, che ha radici antiche. Giova ricordare che a partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” hanno scelto più volte i Vesuviani come bersaglio, trasformando cenere e lava in segni dell’ira di Dio scatenata dalla corruzione morale delle genti che abitavano intorno al vulcano.
    Il 1767 fu un anno terribile per i Gesuiti. Carlo III li espulse dalla Spagna e Tanucci, entusiasta, spiegò a Ferdinando IV che era obbligato a seguire l’esempio del padre, e dunque a cacciar via dal Regno di Napoli la Compagnia di Sant’ Ignazio. Non è questa la sede per illustrare le molte ragioni del violento attacco che Portogallo, Spagna, Francia e Regno di Napoli condussero contro i Gesuiti. Ci interessa ricordare alcuni aspetti della vicenda napoletana, che Domenico Ambrasi ha ricostruito attraverso le lettere che Tanucci inviava con assiduità a Madrid, perché Carlo venisse meticolosamente informato di ciò che succedeva a Napoli. Il 12 maggio del 1767 Tanucci comunicò a Carlo che il Papa, informato dell’imminente espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli, li aveva autorizzati a vendere case, argenti e preziosi: “…nella via degli orefici una prodigiosa quantità d’argenti dei gesuiti si va vendendo per squagliarsi e farsene moneta”: e non è una bella cosa, commenta il ministro: quell’argento è stato dato dai fedeli “per il culto divino”, e non perché venga portato “fuori dallo Stato”. Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti napoletani vengono immediatamente e minuziosamente informati sulle riunioni del Consiglio di Stato da Giacomo Milano, marchese di San Giorgio, che è membro del Consiglio, ma anche “terziario” gesuita.
    Non era facile espellere dal Regno i Gesuiti: ce n’erano trecento nella sola Provincia di Napoli, e novecento tra la Sicilia e la Calabria; molti magistrati e funzionari erano stati loro alunni; e infine, Tanucci, machiavellicamente esagerando, non escludeva che i Padri di Sant’Ignazio, che da un secolo e mezzo avevano la cura spirituale dei carcerati della Vicaria, potessero scatenare contro Ferdinando IV e contro lo Stato la “gente facinorosa” ospitata nelle celle. Ma Tanucci non si arrende: a settembre tutto è pronto per portare a termine l’operazione: i soldati che accompagneranno i Padri fuori del Regno sono macedoni, svizzeri e valloni: in mezzo a loro non c’è un solo cattolico. Il 22 settembre anche San Gennaro, scrive Tanucci, si schiera contro la Compagnia: il Sangue del Santo si scioglie in soli tre minuti.
    Ma il 14 ottobre muore a Vienna Giuseppa, la figlia dell’imperatrice Maria Teresa che era la promessa sposa di Ferdinando, e che il 15 sarebbe partita per Napoli. Non basta: il 19 di ottobre il Vesuvio incomincia a eruttare di nuovo cenere e lava: il popolo del Mercato circonda in piazza del Carmine la carrozza del re che sta tornando da Portici e tutti gridano – “incondite grida che assordavano l’aria” – che l’eruzione è “un castigo di Dio” per la decisione di espellere i Gesuiti. Il re risponde che non lo ha mai nemmeno sfiorato questo “empio” proposito. Il giorno dopo sul “fianco” del vulcano si aprono quattro bocche che con “quattro grandi fiumi di vivissimo fuoco” minacciano direttamente la città di Napoli. Il Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti fomentano con “voci menzognere” le paure dello “stolto popolaccio”, ma si dimentica di dirgli che ha mandato Carmine Ventapane, medico assai noto, al Gesù Nuovo, per esortare i Padri a non infiammare la fantasia dei “perturbatori”: in realtà, il ministro teme – è un timore che cresce di giorno in giorno – che “il popolo fanatico, e forse occultamente sedotto” giunga ad attentare alla vita del sovrano e alla sua. E “pe’ gghiont’’e ruotolo” la serva di Dio, Maria Maddalena Sterlich, venerata da tutto il popolo come già santa, scrive al re che la morte della promessa sposa e l’eruzione sono segni dell’ira di Dio: Dio sta dalla parte dei Gesuiti.
    Ma il domenicano Padre Rocco, anche lui amato da tutti i Napoletani, si schiera con Tanucci: guida la processione dei fedeli che portano la statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena, evita eccessi, supplica il Patrono e il Patrono placa a poco a poco il vulcano. Tanucci va dal re con il decreto di espulsione, gli chiede di firmarlo, il re dice di no, Tanucci gli ricorda che suo padre Carlo vuole che i Gesuiti siano espulsi, Ferdinando ribatte che se suo padre vuole così, se lo firmi lui, il decreto. Tanucci, allora, si affida a monsignor Latilla, che era stato vescovo di Avellino, e che lui aveva scelto come confessore del re, perché ne controllasse parole e pensieri. Il Latilla riesce a convincere Ferdinando, che infine firma, anche se di malavoglia. Un cronista gesuita scrisse che due mesi dopo il Latilla morì, fulminato da colpo apoplettico: una curiosità: il monsignore, già vescovo di Avellino, era affiliato alla Massoneria e, come scrive il Mincuzzi, aveva tenuto il discorso per l’insediamento del Gran Maestro principe di San Severo.
    Mentre a metà novembre i Gesuiti andavano via dal Regno, Tanucci raccontò a Carlo che la Sterlich non avrebbe voluto scrivere quella lettera a Ferdinando: ma le pressioni della Curia napoletana e di quella romana erano state troppo forti perché lei potesse resistere

  2. Pingback: Terremoto dell’Italia Centrale: bufale e détour dell’informazione | Paesaggi vulcanici

  3. Pingback: La colpa dei disastri | Paesaggi vulcanici

  4. L’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto sul website “Bussola Quotidiana” una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli:

    SOLIDARIETA’ A PADRE CAVALCOLI: LA LETTERA DEI 223

    Gentile direttore,
    siamo un gruppo di persone accomunate dalla fede cattolica e desiderose di manifestare solidarietà a padre Giovanni Cavalcoli per gli attacchi subiti in questi giorni, dopo la sua risposta a un ascoltatore di Radio Maria sul corretto modo di inquadrare teologicamente i disastri naturali.
    Riteniamo che si tratti di attacchi ingiusti, che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso: sarebbe bastato leggere il discorso integrale fatto da padre Cavalcoli. Molti media hanno preferito ignorare quel discorso, deformandone il senso per vendere più facilmente “la notizia” al pubblico. Padre Cavalcoli non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”.
    Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” (il cui significato teologico è già stato approfondito su questo quotidiano dal domenicano padre Giorgio Carbone, che invitiamo a leggere perché spiega il concetto con semplicità) non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”.
    Crediamo che le sue parole siano nel solco di quanto la Chiesa insegna da sempre per la salvezza delle anime, che è il motivo per cui Dio Figlio l’ha istituita in terra: il dolore per il male e le conseguenze del peccato sono un monito nel senso di una possibilità di uscire dall’illusione di essere noi padroni della vita e quindi di tornare a Colui che solo può salvarci.
    Non ci sorprende che gli attacchi siano venuti dai media rappresentanti di un pensiero laicista, che deridono l’idea del peccato originale, vorrebbero relegare la fede a fatto esclusivamente privato e non perdono occasione per denigrare Radio Maria.
    Ci dispiace, invece, che padre Cavalcoli sia stato attaccato da alcuni alti prelati (da monsignor Becciu a Galantino, per citare i principali), ai quali vorremmo chiedere se hanno ascoltato per intero le sue parole. E se si rendono conto che qui è in gioco la stessa libertà religiosa, la libertà di professare ciò in cui crediamo, sempre più messa in discussione negli ultimi tempi sia in Italia che all’estero. Ci fa soffrire poi vedere che quegli stessi prelati, da un lato, predichino misericordia (ma ricordiamo che la misericordia è cieca se sganciata dalla verità) e dall’altro si siano associati al linciaggio mediatico di un loro fratello. Se anche padre Cavalcoli avesse sbagliato, perché per lui niente misericordia?
    Ci addolora, inoltre, in maniera particolare la presa di distanza di Radio Maria dalle affermazioni di padre Cavalcoli e ancor di più la sospensione del suo programma, di cui chiediamo con filiale rispetto a padre Livio la revoca. Lo chiediamo proprio per quell’amore alla Verità di cui Radio Maria si fa ogni giorno testimone e in cui ancora crediamo profondamente.
    “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”, disse Pietro assieme agli apostoli, davanti al sinedrio che li minacciava di tacere la verità su Cristo risorto. L’obbedienza a Dio, nella consapevolezza che Lui si è incarnato ed è morto in croce proprio per i nostri peccati e per offrirci la vita eterna, significa essere sempre annunciatori di verità (“annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento”, scriveva san Paolo a Timoteo), perché la verità è la prima forma di misericordia che aiuta gli uomini a distinguere il bene dal male, a scoprire qual è il bene per sé e il progetto che Dio ha su di noi.
    Noi non ci accontentiamo delle “verità” di circostanza e politicamente corrette che oggi circolano nel mondo: abbiamo bisogno di pastori che ci guidino a conoscere e amare la Verità tutta intera, anche se scomoda, la Verità che salva, così come Cristo l’ha insegnata.
    Per questo, ci sentiamo vicini a padre Cavalcoli.

    Seguono 223 firme:

    Ermes Dovico, Benedetta Frigerio, Laura Maria Viarengo, Francesco Lepore, Giulio Castelli, Paolo Maurina, Matteo Pellegrini, Letizia Donati, Maria Anna Ronzoni, Alberto Sacconi, Francesco Tanzi, Chiara Filippi, Adele Zurlo, Emanuele Rivadossi, Matteo Disetti, Lucia Dallagnese, Luisella Saro, Elena Bonaldo, Andrea Recanati, Michele Farina, Gigi Veronesi, Lucia Pedrini, Annalisa Ciuffardi, Roberta Mazzoni, Monica Redini, Malisa Tavelli, Annarosa Rossetto, Giancarlo Gatta, Luca Sessarego, Barbara Canova, Eleonora Ceruti, Roberto Vincenti, Luca Poli, Giuseppe Lami, Giovanni Maffini, Francesca Bonaldo, Maurizio Fazzi, Gianfranco Salvatore, Francesco Bellotti, Rosario Contini, Giorgio Telò, Davide Vairani, Chiara Bedani, Enrica Gamba, Marina Galli, Marco Anzoni, Patrizia Filisina, Marcello Borghi, Rosalba Scrima, Andrea Torquato Giovanoli, Mariachiara Ghezzi, Fabio Colosio, Deborah Migliorati, Bruna Franceschetti, Gianfranco Lissignoli, Laura Federici, Alessandro Dusi, Emanuele Pizzatti, Renata Balzarini, Alessandro Pizzatti, Gabriele Pizzatti, Monica Rosa Frusi, Rossella Pizzatti, Marco Bonini, Simona Bonini, Adele Cemmi, Silvia Bertelli, Giuseppe Bertelli, Carlo Bellotti, Raffaella Frullone, Rita Magnani, Attilio Negrini, Elia Buizza, Caterina Floran, Andrea Barezzani, Mara Colonello, Nadia Colonello, Caterina Lenarduzzi, Maria Magrini, Rosaria Graz, Gianfrancesco Ricchini, Sara Prandini, Licia Bennati, Andrea Noci, Tiziana De Angelis, Dario Coco, Paolo Inselvini, Mauro Mazzoldi, Maria Colosio, Daniele Donzelli, Agnese Cassamali, Mirella Cabras, Giampaolo Trucco, Giovanna Pegazzano, Silvia Nerva, Alessandra Ghilardini, Anna Bosi, Giorgio Celsi, Dario Spariviero, Vittorio Cristinelli, Aurelia De Biase, Sabrina De Angelis, Erminio Beggio, Maria Gabriella Belotti, Dana Felicia Popescu, Davide Fabbi, Sara Gazzoni, Paolo Cevasco, Paolo Pero, Fiorenza Pasini, Roberta Bicego, Cristian Dumitru, Giorgio Marusi, Maria Teresa Guerini, Orietta Scalfi, Sofia Sarti, Elena Bonometti, Luna Weruska Caterina, Luca Campanotto, Matteo Conti, Serena Venegoni, Marco Di Pilato, Alberto Vigevani, Vittorio Lodolo D’Oria, Paola Rosa Tenca, Andrea Piccolo, Massimo Sanvito, Daniela Frizzele, Carmine Perrotta, Tiziano Briguglio, Davide Zanoncelli, Miriam Giovanardi, Mauro Aluigi, Federica Sacconi, Jacopo Parravicini, Riccardo Ciani, Fabio Molinaris, Antongiulio Vallinoto, Caterina Pagani, Giovanni Di Domenico, Alessandro Sandroni, Sabino Paciolla, Francesca Giallombardo, Michela Colio, Massimo Casiraghi, Silvana Sironi, Alessandra Galimberti, Maurizio Baldacci, Enzo Castellaneta, Gianluca Pozzi, Paolo Rivera, Federico Montagnani, Daniele Barale, Gianni Cassano, Pietro Gargiulo, Caterina Scigliano, Nicola Mastronardi, Pierluigi Muccin, Luigi Martinelli, Juan Antonio Bragonzi, Emmanuel Pennisi, Lucia Belussi, Francesco Fontana, Giulio Moretti, Giuseppe Retta, Carmen Moscotti, Claudia Castellani, Domenico Barezzani, Guido Barezzani, Maria Tiziana Brignani, Luigia Griffini, Stefania Cocco, Stefano Chirivì, Elena Mantelli, Laura Lampronti, Silvana Belussi, Carla Talò, Giovanna Perghem, Licia Scapini, Carlo Susa, Silvio Bertolo, Aurelio Bertolo, Samuele Bertolo, Daniela Fabris, Pierina Menotto, Enza Maio, Ciro Sammartino, Gilda De Petri, Stefano Balladore, Giuliana Ruggieri, Giuseppe Campo, Giannantonio Sampognaro, Francesca Naddeo, Vito Calderaro, Angelo Mandelli, Delia Bonafini, Liliana Cristini, Luisa Piccoli, Roberto Notari, Yovanna Monroy, Michele Battistelli, Angelo Bonera, Chiara Febretti, Danila Borgia, Montsita Viscovi, Marco Bertella, Maria Chiara Iannarelli, Marco Bosani, Elisa Zanin, Samuele Pellagatta, Alessia Allegri, Emilia Scardino, Giulia Terragni, Monica Drews, Stefano Terraneo, Renza Cisilino, Agostino Fasullo, Mario Pennacchioni, Lorenzo Frondoni, Giovanna Nespoli, Piera Boffelli, Fabio de Petri, Marcello Belletti

    Per firmare la lettera, mandare l’adesione a Libertasverbi@gmail.com

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