Interrogazioni parlamentari in merito al Vesuvio

Talvolta il Vesuvio approda in Parlamento. Tra le altre occasioni, negli ultimi anni ne hanno parlato in Aula la senatrice Poretti nel 2008 a proposito della costruzione dell’Ospedale del Mare, il senatore De Cristofaro nel 2014 sul rischio rappresentato dal vulcano e, poche settimane fa, la senatrice De Pin.

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Clicca sull’immagine per accedere al testo dell’Interrogazione.

Quest’ultima interrogazione chiede chiarimenti al governo in merito alle zone d’ombra del sistema di monitoraggio (scientifico) e di allarme (tecnico) del Vesuvio, ovvero sui rapporti tra l’INGV e il Dipartimento della Protezione Civile. In particolare, si domandano spiegazioni sul provvedimento disciplinare (con decurtazione dello stipendio) contro lo studioso Giuseppe Mastrolorenzo, “reo” di aver espresso pareri discordanti dalla linea generale dell’istituto di ricerca, ovvero di aver prospettato scenari eruttivi più catastrofici rispetto a quelli utilizzati per l’elaborazione del Piano di Emergenza del Vesuvio (la senatrice, in altre parole, domanda se tale punizione sia una forma di limitazione della libertà di studio e di espressione). Inoltre, l’interrogazione parlamentare reclama precisazioni sulla convenzione pluriennale (recentemente rinnovata fino al 2020) tra l’INGV e il DPC, e sulla gestione dei relativi fondi messi a disposizione degli scienziati.

Siccome il testo dell’interrogazione è piuttosto lungo, segnalo che una sintesi è qui.
Inoltre, dal momento che la questione è complessa, se non intricata, consiglio anche il commento che di questa vicenda ha scritto il blogger MalKo pochi giorni fa, il quale osserva: «Le istituzioni devono essere luoghi aperti alla politica e ai popoli in pari misura, senza omissioni e senza raccordi eccessivi con i poteri forti che amano l’attualità e il breve periodo piuttosto che gli investimenti sul futuro».

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INTEGRAZIONE del 9 giugno 2015:
Nel post linkato qui sopra, MalKo fa riferimento anche alla situazione dei Campi Flegrei, dove c’è un conflitto d’interessi tra enti di ricerca e progetti commerciali per la produzione di energia da fonti geotermiche. Ieri ne ha scritto anche Franco Ortolani, geologo dell’Università “Federico II” di Napoli, che dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno” ha spiegato come nei Campi Flegrei siano state individuate due aree nelle quali è possibile avviare ricerca e produzione di energia elettrica utilizzando le risorse geotermiche del sottosuolo. Il progetto, che è commerciale e non di ricerca scientifica, è della Società Geoelectric, in collaborazione con AMRA ed INGV-Osservatorio Vesuviano. Proprio questa partnership solleva dei dubbi, come ad esempio il seguente: “se INGV-Osservatorio Vesuviano è interessato alla realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica da immettere sul mercato per ricavare profitto aziendale e, conseguentemente, essere retribuito dalla Geoelectric per le prestazioni offerte, può rappresentare ancora la Istituzione trasparente e al di sopra delle parti che garantisce la sicurezza dei cittadini?“.

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INTEGRAZIONE del 14 luglio 2015:
Carmine Alboretti riferisce sul website “Altrimondi” che Giuseppe D’Aniello, avvocato e fondatore-curatore del website “Meteovesuvio”, ha denunciato alcune lacune nel sistema di monitoraggio del Vesuvio svolto dall’Osservatorio Vesuviano, in particolare per quanto riguarda le fumarole sottomarine: QUI.

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10 thoughts on “Interrogazioni parlamentari in merito al Vesuvio

  1. Il Vesuvio è il vulcano per antonomasia, ciò che si fa per la sicurezza dei cittadini del vesuviano è reso noto nel resto del mondo. Purtroppo le aule di tribunale decideranno anche sul rischio Vesuvio così come l’interrogazione parlamentare tenterà di far luce sulla promiscuità di certa scienza agli affari e al mondo del business.
    Forse è poco noto, ma è stata presentata autorizzazione a perforare per scopi geotermici (pozzo pilota di 1000 metri) nell’area più pericolosa dei Campi Flegrei , esattamente in località Pisciarelli a ridosso della Solfatara … l’autorità di riferimento è l’Osservatorio vesuviano nella sua figura massima…che dire…

    • Gentile MalKo, mi farebbe piacere approfondire la questione giudiziaria, chiamiamola così, in merito al Vesuvio (rischio e prevenzione). So dell’esposto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo e del ricorso al TAR di Boscoreale per definire (o meglio, uscire dal) la “zona rossa”. Che tu sappia, ci sono altri casi in cui cittadini, associazioni, enti, istituzioni si siano rivolti a tribunali di varia natura per dirimere questioni concernenti il vulcano? (Penso, ad esempio, anche alle discariche, legali e illegali).

    • Gentile MalKo, a proposito di quanto scrivevi, sia nel post che nel commento qui sopra, ieri dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno” Franco Ortolani, geologo dell’Università “Federico II” di Napoli, ha spiegato che nei Campi Flegrei sono state individuate due aree nelle quali è possibile avviare ricerca e produzione di energia elettrica utilizzando le risorse geotermiche del sottosuolo. Il progetto, che è commerciale e non di ricerca scientifica, è della Società Geoelectric, in collaborazione con AMRA ed INGV-Osservatorio Vesuviano. Proprio questa partnership solleva dei dubbi, come ad esempio il seguente: “se INGV-Osservatorio Vesuviano è interessato alla realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica da immettere sul mercato per ricavare profitto aziendale e, conseguentemente, essere retribuito dalla Geoelectric per le prestazioni offerte, può rappresentare ancora la Istituzione trasparente e al di sopra delle parti che garantisce la sicurezza dei cittadini?“.
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      Tornando alle questioni giudiziarie, hai il testo del ricorso al TAR del comune di Boscoreale contro la nuova “zona rossa” e il testo della sentenza? O sai come posso procurarmi tali documenti? Grazie…

    • Caro MalKo, con un po’ di costanza e perseveranza, cercando negli archivi online, ho trovato documenti interessanti:
      – la sentenza del TAR Campania che esclude Boscoreale dalla “zona rossa”: http://www.anteccampania.it/wp-content/uploads/2014/10/Sentenza-Zona-Rossa1.pdf;
      – un’intervista video all’avvocato che ha curato il ricorso di Boscoreale al TAR:

      .
      Tra i tuoi ultimi post hai scritto che “il 4 giugno 2015 dovrebbe esserci un interessante dibattito innanzi al Consiglio di Stato tra il Comune di Boscoreale e la Regione Campania ad oggetto la zona rossa Vesuvio“; hai qualche aggiornamento in merito a questi sviluppi? Come sempre, grazie dell’attenzione.

  2. Gentile Giogg, per quanto attiene il Vesuvio la giustizia è prevalentemente sbilanciata sulle cause di abbattimento, di condono e di licenza edilizia. Un caso in particolare mi colpì, quello di un tale che si affidò alla giustizia per vedersi riconosciuto il diritto a costruire alle pendici del vulcano. Sintesi: nel 2003 non c’era la legge che proibisce le costruzioni ad uso residenziale. Io ho presentato la domanda prima del 2003, quindi per me il rischio non vale… Su altri vulcani non saprei ma sarebbe interessante saperlo.
    Di recente ci si chiede: è giusto non allarmare le popolazioni che risiedono in una zona a rischio? C’è un dibattito, purtroppo di pochissimi, sul famoso accordo che prevede che l’osservatorio vesuviano dia i dati geofisici e geochimici del Vesuvio al solo dipartimento della protezione civile… E’ giusto?

    • Molte grazie, MalKo. Tenere insieme tutti i pezzi dell’ampio e variegato discorso “Vesuvio” è davvero un lavoro enorme. Sarebbe il caso di fare ordine, mettere un punto e provare a costruire una base comune di dati (scientifici, storici, socio-antropologici, ingegneristici…). Vogliamo parlarne di persona? L’estate si avvicina, così come il mio ritorno in riva al nostro Golfo.

  3. Certamente. Faremo una tavola rotonda diciamo…di aggiornamento su temi di fondamentale importanza a proposito del diritto alla sicurezza. Qualche verità incomincia a delinearsi…Chi legge ed ha interesse ad una eventuale partecipazione può segnalarlo all’antropologo Giogg…

  4. A proposito delle perforazioni nei Campi Flegrei, l’opinione di Giuseppe Mastrolorenzo:

    “Il fiore. Uomo solidale”, 10 giugno 2015, QUI

    TRIVELLAZIONI NEL VULCANO SOLFATARA DEI CAMPI FLEGREI? ALLARME DAI RICERCATORI
    Dichiarazioni del vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo che denuncia l’alto rischio connesso ad eventuali trivellazioni sul bordo della Solfatara.
    di Doriana Vriale

    La recente richiesta di autorizzazioni da parte di società private al Ministero per l’Ambiente, a trivellazioni profonde per la realizzazione di centrali geotermiche , allarma i ricercatori per i rischi derivanti da sollecitazioni nel sistema dei Campi Flegrei, il super vulcano più pericoloso al mondo. L’area prescelta per la trivellazioni è in assoluto quella a più alto rischio sismico e vulcanico ed è stata soggetta, negli ultimi anni, a notevoli aumenti di temperatura e del flusso di gas oltre che a sollevamenti del suolo e sequenze sismiche. A causa della crisi in atto la Protezione Civile ha anche elevato il livello di allerta per il vulcano dal verde al giallo in una scala di 4 livelli nei quali l’ultimo prevede l’evacuazione di tutta la popolazione. Il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo tra i maggiori esperti al mondo dell’area vulcanica napoletana, denuncia da sempre la mancanza di un piano d’emergenza e la pericolosità delle trivellazioni nell’area di Bagnoli, Pozzuoli e in qualsiasi altra località all’interno dei Campi Flegrei. Anche Ischia è stata individuata come area per la realizzazione di centrali geotermiche e in questo caso, il rischio ricadrebbe non solo sulla popolazione residente ma anche sull’enorme flusso turistico dell’isola.
    Il vulcanologo ha oggi dichiarato che: “
    Ricerche recenti mie e di altri esperti di livello internazionale dimostrano che, a causa dell’elevatissime temperature e pressioni dei fluidi, sistemi geotermici come la caldera dei Campi Flegrei sono estremamente suscettibili a sollecitazioni naturali o indotte come le trivellazioni le quali possono causare sequenze sismiche, esplosioni del pozzo, esplosioni freatiche e addirittura eventi eruttivi. I rischi sono più elevati nel caso in cui si proceda l’iniezione di fluidi in profondità, come previsto per le centrali geotermiche. “Perforazioni analoghe come quelle condotte negli ultimi anni nelle Azzorre, hanno provocato esplosioni e devastazioni di vaste aree intorno ai pozzi” continua l’esperto e ancora: “casi simili sono stati registrati in altri vulcani ed esplosioni si sono verificate proprio nei Campi Flegrei in precedenti attività di trivellazione. In assenza di un piano d’emergenza, per l’alta densità di popolazione e per la rapida ed imprevedibile escalation degli eventi, nel super vulcano qualsiasi incidente potrebbe tradursi in una catastrofe. Da oltre 10 anni ho pubblicato le mappe di pericolosità in caso di eruzione dei Campi Flegrei, ma fino ad oggi non esiste un piano d’emergenza. Inoltre, da pochi anni, la rivista scientifica NATURE SCIENTIFIC REPORT, ha pubblicato una mia ricerca che dimostra l’esistenza di un’enorme camera magmatica a bassa profondità comune a Vesuvio e Campi Flegrei, con rischio di eruzioni esplosive anche di grande portata in qualsiasi momento e con breve preavviso”.
    Conclude infine Mastrolorenzo con il monito: “
    per il principio di precauzione e per l’assoluta imprevedibilità degli effetti , le attività di perforazione sono assolutamente da escludere in un’area in cui sono a rischio 3 milioni di persone.

    • “Corriere del Mezzogiorno”, 11 giugno 2015, QUI

      CAMPI FLEGREI, E’ ALLERTA: 3,2 MILIONI DALLA REGIONE ALL’INGV PER MONITORARE «SCIAMI SISMICI» E SOLLEVAMENTI SUOLO
      La zona «recentemente interessata da sciami sismici, deformazione del suolo, anomalie geochimiche e termiche capaci di fenomeni eruttivi e sismo-vulcanici di elevata energia». Martini (Ingv): «Lieve sollevamento del suolo, più gas nelle fumarole»
      di Fabrizio Geremicca

      NAPOLI – «Desta particolare attenzione il monitoraggio delle condizione di attività vulcanica e sismo – vulcanica presente nell’area dei Campi Flegrei, recentemente interessata da sciami sismici, deformazione del suolo, anomalie geochimiche e termiche capaci di generare fenomeni eruttivi e sismo-vulcanici di elevata energia in caso di ripresa di un’attività vulcanica prodotta dalla mobilizzazione di masse magmatiche presenti nel sottosuolo». Lo scrive in una recente determina Italo Giulivo, responsabile delle politiche territoriali per la Regione Campania, a sostegno del provvedimento attraverso il quale Palazzo Santa Lucia destina 3.241.861 euro all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per il potenziamento della rete di monitoraggio nell’area flegrea. Territorio nel quale, attualmente, vige il livello di allerta giallo, un gradino superiore a quello verde, ma inferiore al livello arancione ed all’ultimo, quello rosso.
      Proprio in virtù di questa nuova situazione ad ottobre dello scorso anno l’Ingv aveva indirizzato alla Regione l’istanza di un finanziamento necessario ad irrobustire la rete dei sensori presenti in quella zona. I soldi adesso arrivano sotto forma di un sostanzioso contributo, erogato su fondi comunitari. Ma cosa sta accadendo nei Campi Flegrei per giustificare l’esigenza di intensificare gli occhi elettronici idonei a percepire ogni mutamento e, si spera, a diramare l’allarme in tempi utili a consentire l’evacuazione dell’area?
      Spiega Marcello Martini, che ha diretto per sei anni l’Ingv e che tuttora lavora in questo istituto: «Si riscontra dal 2005 un leggero sollevamento del suolo. Parliamo di pochi centimetri, nulla di paragonabile al bradisismo degli anni ottanta del secolo scorso, tuttavia un fenomeno da tenere d’occhio». Non basta: «Nelle fumarole abbiamo rilevato una componente più elevata che in passato di alcuni componenti gassosi provenienti da profondità maggiori rispetto ai precedenti campionamenti e che potrebbero essere legate ad emissioni di tipo magmatico. C’è poi il fenomeno dell’estensione dell’area delle fumarole nella zona di via Pisciarelli. Nulla, sia chiaro, che possa farci sospettare che sia imminente una eruzione. Qualcosa, però, che deve indurci a potenziare gli sforzi per avere ancora più informazioni su quello che avviene nell’area flegrea».
      Sono due domande tuttora irrisolte circa l’eventualità di una eruzione nei Campi Flegrei. La prima verte sull’intervallo tra l’allarme rosso, che sarà lanciato quando molteplici segnali faranno capire ai geologi che si è imboccata la strada del non ritorno, e l’effettiva fuoriuscita del magma. «Allo stato – ammette Martini – non siamo in grado di dire quanto tempo trascorrerà. Potrebbe essere anche questione di pochi giorni e per questo è essenziale che il piano di evacuazione sia efficiente e razionale». Neppure si può sapere, ad oggi, dove si verificherà l’eventuale eruzione. «Quella dei Campi Flegrei – ragiona Martini – è una caldera. Non c’è una bocca eruttiva definita. Storicamente il magma, che attualmente è collocato ad almeno tre chilometri di profondità, si è aperto la strada in punti ogni volta differenti». Con effetti e violenza, peraltro, molto diversi tra loro.
      «L’ultima eruzione – ricorda Martini – fu quella che ha dato origine al Monte Nuovo e tutto sommato ebbe una portata limitata. Le vittime furono poche e morirono perché furono spinte dalla propria curiosità nella zona dell’eruzione. Credevano che il fenomeno fosse finito e si incamminarono ben oltre la linea di sicurezza. In epoche precedenti, solo per limitarsi agli ultimi 4000 anni, abbiamo avuto eruzioni ben più violente, paragonabili per intensità ed effetti devastanti a quella vesuviana del 79 dopo Cristo».
      Si aggiunga che nella percezione comune la consapevolezza della pericolosità dei Campi Flegrei è ancora poco diffusa, perché manca una montagna come il Vesuvio a ricordare il rischio, si aggiunga che l’area è urbanizzata in maniera tanto intensa quanto scriteriata e sregolata e si comprenderà la necessità di rendere sempre più efficace e capillare la strumentazione per tenere d’occhio quel che bolle a tre chilometri sotto il suolo. Ne è convinto anche Franco Ortolani, geologo che ha insegnato per molti anni alla Federico II e che recentemente ha riservato non poche critiche ai progetti di trivellazione nell’area flegrea per ricavarne energia geotermica, sostenendo che siano pericolosi e che potrebbero scatenare fenomeni sismici. «Ben venga – dice – il potenziamento della strumentazione in quell’area. Come in tutte le zone vulcaniche attive, il monitoraggio deve essere estremamente accurato. Importante è che gli strumenti siano impiegati a vantaggio dei cittadini e delle esigenze di sicurezza, che devono sempre prevalere sulle finalità commerciali»
      .

  5. Il 14 luglio 2015 Carmine Alboretti ha riferito sul website “Altrimondi” che Giuseppe D’Aniello, avvocato e fondatore-curatore del website “Meteovesuvio”, ha denunciato alcune lacune nel sistema di monitoraggio del Vesuvio svolto dall’Osservatorio Vesuviano, in particolare per quanto riguarda le fumarole sottomarine: QUI.

    MONITORAGGIO DEL VESUVIO, AVVOCATO METTE IN CRISI L’OSSERVATORIO VESUVIANO
    di Carmine Alboretti

    Il monitoraggio del Vesuvio svolto dall’Osservatorio Vesuviano presenterebbe alcune lacune. Lo sostiene l’avvocato Giuseppe D’Aniello, fondatore e curatore del sito Meteovesuvio che si batte da anni, a colpi di carte bollate, per raggiungere l’obiettivo di una sempre maggiore trasparenza nell’attività svolta dall’organismo a tutela della vita delle centinaia di migliaia di persone che vivono lungo la fascia pedemontana del vulcano.
    Il legale vesuviano nei mesi scorsi aveva presentato l’ennesimo ricorso all’apposita Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri contro il sostanziale rifiuto a fornire i dati della geochimica del Vesuvio da parte dell’Osservatorio Vesuviano – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli, chiamando in causa anche il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.
    Nel contempo aveva anche chiesto l’inserimento sul sito web dell’Osservatorio, unica fonte di informazione diretta per i cittadini, di altra stazione sismica che non risentisse dei disturbi tipici di BKE, senza dimenticare la pubblicazione dei dati relativi alla geochimica delle fumarole rilevati dalla stazione in continuo (di cui l’Osservatorio dichiara essere in possesso sul proprio sito), quella dei dati relativi alla geochimica delle fumarole crateriche e sottomarine con cadenza mensile e la pubblicazione dei dati geochimici delle acque dei pozzi vesuviani.
    Il ricorso è stato accolto per quanto di ragione. Ma dalle difese dell’Osservatorio sarebbero emerse alcune “sorprese” che hanno indotto il fondatore e curatore di Meteovesuvio a chiedere la testa del Direttore della sezione Ingv di Napoli.
    Cerchiamo di capire di che cosa si tratta.
    Nel riferire l’impegno della struttura a collocare al sito web “altra stazione sismica, in aggiunta a BKE V ed OVOHHZ” il professionista sottolinea che, dalle carte, risulta che non esiste alcuna stazione di monitoraggio in continuo della geochimica (temperatura e composizione dei gas) delle fumarole del Vesuvio.
    I rilievi dei dati vengono effettuati tramite personale definito “rocciatore” che si reca fisicamente sul posto ad effettuare i rilievi quando le condizioni meteo ed idrogeologiche lo consentono. I dati, quando raccolti, vengono tutti pubblicati nei bollettini. Infine il monitoraggio della geochimica dei pozzi dell’area vesuviana sarebbe di competenza della sezione Ingv di Palermo. I dati sarebbero pubblicati nei resoconti di sorveglianza semestrali prodotti al Dipartimento della Protezione Civile.
    Nessun monitoraggio viene effettuato per le fumarole sottomarine.
    Non esisterebbe, dunque, alcuna stazione di monitoraggio in continuo delle fumarole del Vesuvio. “Il fatto – commenta l’avvocato D’Aniello – è di una gravità assoluta. Sia perché si dichiara sul sito una cosa non vera, ma, soprattutto, a noi preoccupa enormemente il fatto che manchi un monitoraggio in continuo delle fumarole del Vesuvio. Non può essere concepibile che con le strumentazioni esistenti oggi, i responsabili del monitoraggio e, quindi, della vita di centinaia di migliaia di persone, non si preoccupino di far installare una rete di stazioni per la rilevazione e misurazione in continuo quanto meno delle fumarole di bordo e fondo cratere, minimo inderogabile per un vulcano così pericoloso come il Vesuvio. Il monitoraggio geochimico è fondamentale anche per individuare quei fenomeni precursori di eruzioni. E questo sarebbe il vulcano più monitorato al mondo…”.
    “Vista la gravità dei fatti emersi – conclude – chiederemo l’immediata rimozione del Direttore De Natale da Direttore della sezione Ingv di Napoli per assoluta inadeguatezza in quanto ha consentito che al Vesuvio non venisse effettuato il monitoraggio in continuo delle fumarole. Non è pensabile che, ad esempio, al verificarsi di sciami sismici, o di eventi più energetici o magari di tipo LP-LF, non si sappia cosa stia accadendo alla geochimica del vulcano”
    .

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