Il mare come possibile via di fuga

A parità di condizioni, la fascia costiera vesuviana è quella a maggior rischio perché è stretta tra mare e vulcano. Al centro di questo spazio c’è la città di Torre del Greco che, per una eventuale evacuazione dei cittadini, ha direzioni di marcia pressoché obbligate.

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MalKo, esperto di sicurezza e tra gli organizzatori di un’esercitazione nel 2001, analizza la possibilità che ci si possa mettere al riparo sul mare, percorrendo alcune miglia verso il largo. Per rendere attuabile questa strategia, tuttavia, è necessario dotarsi di mezzi adeguati, di mettere in piedi una speciale organizzazione e di sistemare i porti e i loro fondali: “Rischio Vesuvio: Torre del Greco comune mediano della fascia costiera“.

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5 thoughts on “Il mare come possibile via di fuga

  1. Blog “Rischio Vesuvio”, 9 maggio 2015, QUI

    RISCHIO VESUVIO: TORRE DEL GRECO COMUNE MEDIANO DELLA FASCIA COSTIERA
    di MalKo

    Ultimamente parlando del Vesuvio e del rischio vulcanico associato, gli argomenti di discussione vertono spesso sulla nuova zona rossa e su tutto ciò che ne concerne. Il tono discorsivo in prevalenza è ottimistico e la stampa da ampio spazio ai protagonisti di una pianificazione di emergenza che si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi capitoli. La Regione Campania si è distinta per una decisa partecipazione alle operazioni di classificazione del territorio, in qualche caso sovraesponendosi addirittura al Dipartimento della Protezione Civile, che rimane comunque il soggetto principale e istituzionale di riferimento.
    Nell’euforia generale i comuni della vecchia zona rossa che ricadono territorialmente nella fascia costiera sono passati nella sordina mediatica, anche perché non sono interessati dalla linea nera Gurioli e dalle complicazioni amministrative che questo tracciato sembra portare con se sul fronte orientale. Nel frattempo avendo intascato qualche soldo dai fondi europei, dovrebbero essere tutti presi dalla stesura dei piani comunali di protezione civile che devono comprendere anche quello per un’eventuale emergenza vulcanica dettata dal Vesuvio.
    Nelle mappe tematiche ufficiali, la linea nera Gurioli è stata destinata a rappresentare una sorta di limite di pericolo dalle colate piroclastiche, che sono in assoluto il fenomeno più temuto in caso di eruzione. Non è stata allungata e riportata sul mare la black line, forse perché la campagna di indagini campali effettuata da Gurioli e altri non prevedeva la costosa pratica di prelievo e analisi dei campioni di sedimenti marini, tra l’altro sicuramenti rimaneggiati o definitivamente dispersi dalle onde.
    Abbiamo quindi tracciato analiticamente il prolungamento del limite Gurioli, col solo scopo di rendere chiaro anche visivamente alle popolazioni costiere che si è ben dentro all’area ad alto rischio vulcanico, che addirittura, come noterete (fig.a), prosegue oltre la linea di costa. Questo significa una situazione di pericolo che per tutto il perimetro segnalato non comprende aree franche
    .

    Come già abbiamo avuto modo di accennare in precedenti articoli, la fascia costiera a parità di condizioni è quella a maggior rischio perché è stretta tra mare e vulcano. Tecnicamente parlando due ambienti ostili, che in caso di allarme costringerebbero i cittadini a procedere parallelamente al tracciato Gurioli.
    Torre del greco è il quarto comune campano per numero di abitanti con una densità abitativa ben più alta dei numeri ufficiali riportati nelle statistiche. Torre è anche il comune ubicato in una posizione mediana costiera, che genera qualche criticità aggiuntiva rispetto ad altre municipalità più defilate. In caso di allarme vulcanico l’evacuazione dei cittadini avverrebbe prevalentemente su ruote. Questa condizione di centralità mediana imporrebbe direzioni di marcia pressoché obbligate, secondo direttrici di fuga parallele alla linea nera Gurioli. Occorrerebbe che i cittadini torresi si accodassero ad altre masse in movimento dalle cittadine viciniori, che andrebbero a gravare su altre frange ancora in allontanamento rinforzandone le schiere.
    D’altra parte se nella parte orientale vesuviana è ancora possibile e auspicabile costruire una strada sopraelevata che si protende verso l’autostrada A30 Caserta – Salerno, nel settore occidentale, appunto quello marittimo, l’indice di affollamento e di conurbazione è tale da rendere problematica qualsiasi nuova progettazione viaria che in tutti i casi non cambierebbe orientamento al percorso trasversale al vulcano. L’impegno in emergenza della viabilità ordinaria, come molti sanno è caldamente sconsigliato…
    Come scrissero appena 23 anni fa (Quaderni Vesuviani), la via del mare nonostante la sua dipendenza dalle condizioni meteo marine, variabili e non preventivabili in anticipo, può essere una eccezionale risorsa da tenere in debita considerazione per i comuni della fascia costiera qualora si debba evacuare. Il mare è una strada che consentirebbe con adeguati mezzi e organizzazione, di mettersi al riparo dai fenomeni vulcanici più travolgenti percorrendo alcune miglia marine. Cosa che non fu possibile ai disperati ercolanesi che nel 79 d.C. si rifugiarono sotto i fornici della litoranea, mai prevedendo di essere in un attimo mortalmente surriscaldati dalle travolgenti colate piroclastiche.
    Quando analizzammo la via del mare come risorsa strategica, ci rendemmo immediatamente conto che poteva essere una possibilità percorribile perché nel Golfo di Napoli sono normalmente in esercizio due tipi di battelli particolarmente utili in operazioni di evacuazione di massa: i catamarani e le monocarene. Un naviglio veloce che ha come caratteristica principale un basso pescaggio e una buona manovrabilità.
    Gli equipaggi poi, hanno grande esperienza perché operano ordinariamente nei collegamenti con le isole napoletane, attraccando in porti di piccole dimensioni. Ognuno di questi traghetti potrebbe trasportare per ogni corsa e nel giro di pochi minuti, oltre 300 passeggeri in direzione porto di Napoli. Ovviamente lo sfruttamento di questa risorsa già disponibile in loco, richiede la necessità di avere nel porto oggetto di possibili operazioni marittime, un tratto di banchina permanentemente agibile e conformato e attrezzato per un attracco rapido.
    Durante l’esercitazione Vesuvio 2001 tenutasi a Portici, fu preteso e si ottenne di testare proprio la via del mare come risorsa alternativa evacuativa delle popolazioni appiedate, facendo giungere nel porto del Granatello un traghetto veloce. Seguimmo con attenzione le operazioni di attracco e imbarco e rimanemmo veramente meravigliati dalla rapidità della manovra e dalla velocità di crociera della monocarena, che alla partenza lasciò in coda tutti i pur veloci battelli d’appoggio.
    L’assessore regionale Edoardo Cosenza potrebbe in seno all’attualissimo e interessantissimo progetto di sistemazione integrata del porto di Napoli, prevedere nel primo tratto portuale dai grandi piazzali, predisposizioni strutturali d’attracco rapido in banchina e anche una elisuperficie segnalata. Se ricordiamo bene, da quella posizione si accede tra l’altro e rapidamente anche alla rampa d’immissione in autostrada.
    Lo stesso dovrebbe fare l’amministrazione comunale di Torre del Greco impegnando le migliori risorse umane disponibili in loco per strutturare al meglio il suo porto nelle logiche della prevenzione e della gestione delle emergenze, e non solo del turismo… L’assessore alla protezione civile potrebbe farsi parte diligente visto che nelle sue competenze rientra il rischio vulcanico e tutte le logiche della prevenzione delle catastrofi. L’esponente politico potrebbe proporre l’inclusione nel piano comunale urbano di tali interventi preventivi, compreso un’area atterraggio elicotteri che manca…
    Per poter vivere con una certa serenità in un territorio vulcanico, occorre innanzitutto che sia bandita dalle genti l’indifferenza quale modus pensandi e operandi. Se non ci fosse stata l’indifferenza, non ci sarebbero stati venti anni di mancata sicurezza

    • Ovviamente in un breve articolo non è possibile dilungarsi in profondità sugli aspetti tecnici operativi menzionati. Certamente avranno notato i lettori che Torre del greco si estende in senso longitudinale in modo parallelo alla costa. Questo significa che l’utilizzo del naviglio veloce e leggero dovrebbe essere nelle disponibilità degli “appiedati” che orbitano nell’agglomerato urbano a ridosso del porto e zone limitrofe. Ci sembrava ovvio che gli appiedati distanti dal porto,oppure elevati sul Vesuvio,contigui a trecase o Leopardi e prossima a torre annunziata o vicini ai caselli autostradali, non avrebbero tratto particolari benefici dall’espediente operativo del naviglio leggero. Del resto il termine appiedato da già qualche risposta a proposito delle distanze percorribili. Il naviglio può diventare medio (fondali e ingombri permettendo): nelle indicazioni operative però bisogna attenersi necessariamente all’attualità e non al futuro…

      • Grazie per l’ulteriore precisazione.
        Ho condiviso il link al post su Torre del Greco anche in una pagina facebook dedicata al rischio Vesuvio: QUI.
        Al di là di alcuni commenti prevedibili (gli scettici a prescindere, i complottisti, i disfattisti non mancano mai, quindi li si può anche ignorare), ce n’è uno che forse può integrare l’idea del naviglio leggero:

        Dovrebbero caricarne oltre tremila ad imbarcazione.. Magari utilizzando mezzi militari che spero saranno impiegati. Una portaerei situata a poche miglia di distanza potrebbe fare da appoggio” (Raffaele Nappo)

  2. L’utilizzo di naviglio di un certo tonnellaggio in un porto piccolo come Torre del Greco in assenza di fondali adeguati e spazio di manovra e condizioni meteomarine avverse è sconsigliabile. Uno dei problemi della protezione civile sono proprio le risorse che non possono dislocarsi in loco per anni e anni in attesa di un’emergenza che non è possibile datare. Gli strateghi devono quindi pianificare sulla scorta dell’esistente (da qui il naviglio leggero) dando spazio alle infrastrutture polifunzionali quali risorse multiuso. Ad esempio: area mercatale, utile purecome elisuperficie utile pure per spazio di prima attesa, oppure area d’incontro, tendopoli, roulottopoli, ammassamento, ecc…
    Torre del greco è particolarissima proprio perché si sviluppa in senso litoraneo: scappo o torno verso il centro del problema (Vesuvio/porto)? Chi è appiedato in zona portuale e area limitrofa secondo un nostro parere è bene che vada in banchina perché inviare autobus in quella zona significa procedere “contromano” bloccando il flusso veicolare… imbocchi autostradali da utilizzarsi esclusivamente in emergenze sono stati auspicati già ventitrè anni fa proprio per l’estensione longitudinale del comune. Pare che qualcuno ci sia… Con la pubblicazione dei piani di protezione civile locali saranno resi noti.
    Trasbordare passeggeri da nave a nave è operazione complessa specie in orario notturno e specie in condizioni di panico… La storia dei migranti segna problemi anche in tal senso. In condizioni estreme la manovra si tenterebbe con battelli appoggio e personale del soccorso acquatico pronto a intervenire.

  3. Il comune di Somma Vesuviana come altri della zona, per molti anni non ha dedicato risorse al rischio Vesuvio ritenendo erroneamente di essere protetto dall’orlo calderico del monte Somma. Fecero un’esercitazione a somma vesuviana un po’ di anni fa ma per numeri (qualche bus) in campo fu poco utile così come una sorta di piano di viabilità che misero a punto in periodo di reggenza prefettizia. In zona una squadra di giapponesi scava la villa di Augusto. Ne sapremo di più sulla storia e sulla storia eruttiva del Vesuvio a nord.
    Il comune di somma vesuviana come altri ha ricevuto finanziamenti per stilare il piano comunale di protezione civile comprendente il piano d’emergenza e di evacuazione a fronte del rischio Vesuvio. Entro dicembre 2015 dovrebbe essere pronto e pubblicato online…Chi non ha mai ricevuto niente a proposito del come evacuare l’area in caso di allarme vulcanico, non si preoccupi nel senso che è in linea con tutti i comuni del vesuviano…

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