La Corte di Strasburgo rigetta il ricorso dei vesuviani

Alla fine di ottobre 2013, dodici abitanti della “zona rossa” vesuviana presentarono un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo contro lo Stato Italiano. La motivazione era che «non sta facendo il proprio dovere nel garantire nel migliore dei modi la sicurezza dei cittadini».
Dopo varie vicissitudini, oggi la Corte ha rigettato il ricorso di quelle persone, non perché le accuse non sussistano (questo aspetto non è stato valutato), ma perché i ricorrenti avrebbero dovuto prima tentare di avere giustizia davanti ai tribunali nazionali (Tar e Consiglio di Stato) o attraverso una class action [ANSA, Adnkronos, Il Mattino, Metropolis].
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In serata il primo firmatario del ricorso, Rodolfo Viviani, ha così commentato sul suo profilo fb:

Alla Corte europea di Strasburgo si “lavano le mani” rispetto al nostro ricorso per le responsabilità dello Stato italiano in materia di riduzione del rischio Vesuvio. Dovremmo chiedere giustizia ai magistrati che hanno sempre chiuso gli occhi davanti alle pubbliche denunce fatte da Pannella e dai Radicali, non accorgendosi ad esempio, delle decine di migliaia di abitazioni abusive che in questi trenta anni sorgevano in zona sismica e vulcanica. E allora che dire, aspettiamo che il Vesuvio ci lavi col fuoco?

Altri link: 1) mio fb, 2) pagina fb sul rischio vesuviano.

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4 thoughts on “La Corte di Strasburgo rigetta il ricorso dei vesuviani

  1. ANSA, 16 aprile 2015, QUI

    STRASBURGO BOCCA RICORSO CONTRO PIANO EVACUAZIONE VESUVIO
    Corte rileva vizio procedura, non utilizzati “rimedi” nazionali

    (ANSA) – STRASBURGO, 16 APR – La Corte europea dei diritti umani ha dichiarato inammissibile il ricorso di 12 cittadini che vivono accanto al Vesuvio, che lamentano l’inadeguatezza del piano di emergenza e la mancanza di informazioni sullo stesso. I giudici non sonno entrati nel merito, rilevando che non sono stati tentati tutti i possibili rimedi a livello nazionale. Con una decisione finale la Corte europea dei diritti umani ha rigettato il ricorso presentato da dodici cittadini che vivono tutti nella zona più a rischio se il Vesuvio dovesse “risvegliarsi”. Nel ricorso, i 12 sostenevano che il governo non sta proteggendo le loro vite come è suo dovere perché il pano emergenza messo in atto non è adeguato e la cittadinanza non viene regolarmente informata sui rischi e i comportamenti che deve tenere in caso d’eruzione o di terremoto. Nel decidere di rigettare il ricorso, la Corte di Strasburgo non ha valutato se le “accuse” dei ricorrenti siano fondate o meno. I giudici hanno invece stabilito che i ricorrenti non hanno ottemperato a uno dei criteri per ricorrere a Strasburgo – quello di aver esaurito tutte le possibili vie per ottenere giustizia a livello nazionale. I giudici hanno cosi accolto la tesi del governo italiano secondo cui i cittadini, dovevano, prima di fare ricorso a Strasburgo, portare il loro caso davanti ai tribunali nazionali.
    La Corte afferma che in base alle informazioni fornite dal governo i ricorrenti e tutti gli altri cittadini hanno almeno due strade da percorrere per ottenere la messa in atto delle misure che ritengono necessarie per ridurre al minimo i rischi derivanti da un’eruzione del Vesuvio o da un terremoto. La prima è di domandarle direttamente alle autorità competenti, e in caso di non risposta di queste, rivolgersi al Tar o al Consiglio di Stato. L’altra via è quella della class action. La Corte rigetta cosi la tesi dei ricorrenti secondo cui queste due soluzioni sono in effetti difficilissime o impossibili da adottare.(ANSA)
    .

    • Assolutamente si, MalKo. Sono riusciti a trovare il cavillo con cui inceppare la macchina: roba da azzeccagarbugli, più che da persone responsabili.

  2. Blog “Rischio Vesuvio”, 23 aprile 2015, QUI

    RISCHIO VESUVIO: LA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO SI DEFILA
    di MalKo

    Nel mese di ottobre del 2013, alcuni cittadini del vesuviano guidati da Rodolfo Viviani, area partito radicale, presentarono per tramite dell’ avvocato Nicolò Paoletti, un ricorso alla Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo. L’appello era contro l’inadeguatezza delle misure che lo Stato italiano aveva fin qui adottato per mettere al sicuro gli abitanti della zona rossa da un’eventuale ripresa eruttiva del Vesuvio. Sostanzialmente si reclamava l’assenza di un piano di emergenza e di un’informazione puntuale e in linea con i diritti dei cittadini esposti al noto pericolo.
    Successivamente l’argomento trovò buona sponda oltralpe, con l’immediata apertura di una corsia preferenziale, perché in gioco si disse, c’è il diritto alla sicurezza di un congruo numero di cittadini permanentemente esposti a un pericolo di tutto rispetto.
    Al governo italiano fu quindi intimato entro il 12 maggio 2014 di presentare alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Strasburgo), la necessaria documentazione in grado di dimostrare che lo Stato aveva garantito la sicurezza della popolazione residente nella prima fascia a rischio vulcanico. Zona tra l’altro delimitata e sancita dagli organismi tecnici e scientifici della protezione Civile italiana.
    E’ notizia di questi giorni che la Corte europea di Strasburgo ha respinto il ricorso avanzato dai cittadini vesuviani, in pratica per un errore procedurale dei ricorrenti consistente nel non aver perseguito in prima battuta ogni utile strada giuridica e istituzionale innanzitutto nel paese di residenza (Italia): conditio sine qua non indispensabile per potersi appellare successivamente all’organo giurisdizionale internazionale d’oltralpe.
    Non è da escludere che il 12 maggio 2014 le autorità italiane invece di presentare la documentazione richiesta dalla corte, abbiano presentato una opposizione per i motivi appena specificati. Il richiamo al diritto potrebbe essere la causa del dietro front dei giudici di Strasburgo dalla spinosa faccenda… Ovviamente rimangono in piedi molte perplessità, perché non ci si può accorgere dopo quasi due anni che a quella pratica manca il presupposto giuridico per procedere
    .

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