La sparizione di un villaggio a Capo Verde

Dalla fine di novembre 2014 il vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde, ha ripreso l’attività eruttiva (ne ho scritto qui e qui). Il complesso vulcanico ricorda quello del Vesuvio: il cratere sorge all’interno di una caldera, parzialmente circondata dall’ampio arco montuoso dell’antico edificio vulcanico:

All’interno della caldera sorgono alcuni villaggi, come Portela e Bangaeira (map), i cui abitanti (intorno al migliaio), dopo alcuni rifiuti iniziali, hanno dovuto evacuare (e, per fortuna, non si contano vittime).
Il 27 novembre la colata lavica ha cominciato a inghiottire la sede del Parco Naturale del Fogo e una quindicina di case di Portela (fonte):

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La colata lavica del vulcano Fogo raggiunge il villaggio di Portela (27 novembre 2014)

Nel fine settimana del 6-7 dicembre, il villaggio di Portela è sparito completamente sotto il manto della lava, di quella che è ritenuta l’eruzione più imponente del Fogo dal 1995 (altra fonte).
Le immagini che seguono sono tratte dai profili pubblici degli account fb di Observatorio Vulcanologico de Cabo Verde, Instituto Volcanologico de Canarias, Geovol Grupo de Investigacion, FogoNews:

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AGGIORNAMENTI:
Il blog “Culture Volcan” riferisce che anche il villaggio di Bangaeira è sparito sotto la colata lavica del Fogo: “en l’espace de 15 jours seulement, c’est plus d’un siècle et demie d’histoire qui a littéralement été effacé sur l’île de Fogo, les constructions les plus anciennes dans la Caldera remontant aux années 1860“.

E’ stata aperta una pagina fb intitolata “Vulcão do Fogo 23-11-14“, in cui sono presenti immagini molto drammatiche. Le divido in due gallerie fotografiche.
La prima è dedicata all’evacuazione della popolazione:

La seconda raccolta di immagini è dei cartelli d’aiuto pubblicati online:

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AGGIORNAMENTO del 10 dicembre 2014:
Il telegiornale serale della Radiotelevisione Capoverdiana ieri ha mandato in onda un servizio dalle cittadine costiere di Fonsaco e di Mosteiros Tras (map), sull’isola di Fogo, dove la popolazione sta evacuando volontariamente, preoccupata dall’avanzare della colata lavica che ha già distrutto i villaggi di Portela e Bangaeira. Questo è il filmato e, di seguito, alcuni screenshot dello stesso:

Clicca sull'immagine per accedere al filmato.

Clicca sull’immagine per accedere al filmato.

Una galleria di screenshot del servizio di RTC:

Ulteriore galleria fotografica è questa pubblicata dalla Marina Militare portoghese, un cui battaglione ha portato aiuti e sostegno alla popolazione dell’isola di Fogo, in particolare agli abitanti della località Monte Grande:

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AGGIORNAMENTO del 15 dicembre 2014:
Su varie pagine di socialnetwork ho trovato ulteriori testimonianze fotografiche dei drammatici effetti dell’eruzione del Fogo, le raccolgo in un’unica galleria di immagini che mette insieme fotografie della coltura della vite (precedente alla colata lavica) e della messa in salvo delle botti di vino, immagini della disperazione dei contadini e degli aiuti umanitari provenienti da vari Paesi come l’Angola e il Portogallo, nuovi cartelli di sostegno (anche spirituale) alla popolazione disastrata e alcuni scatti dall’interno del villaggio invaso dalla lava in via di raffreddamento.
Le fonti di queste immagini sono Montrond Theo, Jorge Nogueira Nogueira, Waldemar Pires (qui, qui e qui), Marcos Rocha de Pina, il gruppo fb Fogo na coracao.

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AGGIORNAMENTO del 17 dicembre 2014:
Pauline Texier-Teixeira è una maitre de conférences in geografia dell’università di Lyon 3 “Jean Mulin” e tra i suoi temi di ricerca c’è la riduzione del rischio in varie località del pianeta, compresa l’isola di Fogo a Capo Verde. Oggi ha lasciato questo commento molto interessante sul blog “Culture Volcan”:

Bonjour à tous,
Merci pour ce site très bien fait et pour toutes ces infos. Je viens d’écrire un long message qui s’est effacé, alors je le refait en plus bref : je suis Pauline Texier Fernandes Teixeira, et je travaille depuis 2010 à Fogo en tant qu’enseignant chercheur en géographie, et je suis co-auteur de l’article paru en 2013 sur Fogo et le risque volcanique.
Je souhaite réagir par rapport à toutes ces remarques pertinentes : la terre dans la caldeira présente à la fois une valeur inestimable pour ceux qui la cultivent depuis 1917 et l’ont valorisée à la sueur de leur front, car elles sont fertiles et apportent de nombreuses ressources uniques à Fogo, à la fois sont sans “valeur foncière”, puisqu’il s’agit de terres d’Etat, liées au Parc Naturel, et les habitants n’ont pas de titres de propriété, seulement un droit d’usage, dans la limite des autorisation du zonage du Parc. Deux événements ont marqué 2014 : l’émergence d’un plan d’urbanisation, interdisant entre autre plus de construction à Bangaiera et chamboulant la définition des lots de terre, et l’éruption, qui remet aujourd’hui tout en question. Aujourd’hui, il existe de très fortes tensions quant à l’avenir des habitants réfugiés de Cha : le gouvernement souhaite a priori les reloger dans les maisons de 1995 (dernière éruption), aujorud’hui délabrées, et ainsi éliminer en quelques sortes le risque, en déplaçant les gens exposés directement (ce qui n’est paradoxalement pas sans conséquence sur la vulnérabilité économique des déplacés!). A l’opposé, les habitants qui s’organisent depuis quelques jours en collectif autour de l’association des Guides de Cha, souhaitent retourner habiter dans la caldera, et continuer à vivre avec le risque. En effet, ils sont conscients des risques, mais il reste des terres cultivées pour le moment épargnées par le volcan : la terre, c’est la vie la bas. Sans terre, on ne survit pas. C’est ce qui explique qu’ils soient retournés vivre dans la caldera après l’éruption de 95. Alors que vaut il mieux ? Vivre avec le risque volcanique ? Ou survivre à la précarité quotidienne, qui représente à leurs yeux un risque beaucoup plus important ? A eux d’en décider!
Bonne journée,
ps : si vous etes sur Lyon, j’organise ce soir 17 décembre, à 18h30 une conférence sur Fogo au bar Le Pré Soir, 9, rue du jardin des plantes, métro Hôtel de Ville.
Avec des amis et collègues, nous avons constitué un collectif pour leur venir en aide et soutenir leur action de reconstruction post-catastrophe : un pot commun a été ouvert en suivant ce lien [evento fb: QUI],
A bientôt!
Pauline

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AGGIORNAMENTO del 22 dicembre 2014:
L’eruzione continua e, sebbene non sia violenta, sta procurando enormi danni: FogoNews (via-CultureVolcan) riferisce che la colata lavica inghiotte giorno dopo giorno sempre più abitazioni e terre agricole: in particolare, “la cave “Sodade” d’où avaient été évacués les quelques 40.000 litres de vins a été totalement détruite hier: il sera donc encore un peu plus difficile de remettre cette activité économique en route, entre la diminution de la surface de terres fertiles et la disparition des infrastructures permettant leur transformation et leur stockage“.

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AGGIORNAMENTO del 15 aprile 2015:
Dopo poco più di quattro mesi dall’eruzione, sulla colata lavica che ha devastato due villaggi nella grande caldera del Fogo è stata ricavata una strada in terra battuta, come mostrano le fotografie postate su fb da Dom Danillon, un abitante della zona:

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AGGIORNAMENTO del 26 settembre 2015:
L’altro ieri è uscita un’agenzia che annuncia per il 1° ottobre l’apertura di un hotel costruito su quella lava: si chiamerà “Casa Mariza 2.0”, avrà 14 stanze, un ristorante e, come si augura l’imprenditore Mustafá Eren, dovrebbe riattivare i flussi turistici nella zona.
Considerando anche altre strutture private ricostruite dopo l’ultima eruzione, in questo modo l’area di Cha das Caldeiras raggiunge la cifra di 34 stanze disponibili per eventuali visitatori.

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AGGIORNAMENTO del 4 ottobre 2015 (non c’entra con l’ultima eruzione del Fogo, bensì con la sua storia arcaica):
La corrispondente di “Haaretz” Ruth Schuster ha riferito di uno studio sul crollo dell’edificio vulcanico del Fogo, a Capo Verde, avutosi 73mila anni fa e che provocò un mega-tsunami (con onde di almeno 250 metri). Questo fenomeno (crollo di un vulcano costiero e conseguente mega-tsunami) è raro, secondo uno studioso avviene ogni 10mila anni, tuttavia è così repentino da non poter essere previsto, né arginato. Un caso si è avuto sicuramente anche nel Mediterraneo, quando 8mila anni fa l’Etna perse 6 miglia quadrate di rocce formando un’onda di maremoto di 50 metri.
Ulteriori notizie sono QUI.

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3 thoughts on “La sparizione di un villaggio a Capo Verde

  1. AGGIORNAMENTO del 26 settembre 2015:

    L’altro ieri è uscita un’agenzia che annuncia per il 1° ottobre l’apertura di un hotel costruito su quella lava: si chiamerà “Casa Mariza 2.0”, avrà 14 stanze, un ristorante e, come si augura l’imprenditore Mustafá Eren, dovrebbe riattivare i flussi turistici nella zona.
    Considerando anche altre strutture private ricostruite dopo l’ultima eruzione, in questo modo l’area di Cha das Caldeiras raggiunge la cifra di 34 stanze disponibili per eventuali visitatori.

  2. AGGIORNAMENTO del 4 ottobre 2015 (non c’entra con l’ultima eruzione del Fogo, bensì con la sua storia arcaica):
    La corrispondente di “Haaretz” Ruth Schuster ha riferito di uno studio sul crollo dell’edificio vulcanico del Fogo, a Capo Verde, avutosi 73mila anni fa e che provocò un mega-tsunami (con onde di almeno 250 metri). Questo fenomeno (crollo di un vulcano costiero e conseguente mega-tsunami) è raro, secondo uno studioso avviene ogni 10mila anni, tuttavia è così repentino da non poter essere previsto, né arginato. Un caso si è avuto sicuramente anche nel Mediterraneo, quando 8mila anni fa l’Etna perse 6 miglia quadrate di rocce formando un’onda di maremoto di 50 metri.
    Ulteriori notizie sono QUI.

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