Il caos del rischio Vesuvio

L’elaborazione sociale del rischio è il prodotto dell’incontro tra prospettive e sensibilità diverse [qui]. Scienza, politica e mass-media sono le tre voci principali del discorso pubblico sul rischio, ma – in merito al caso vesuviano – non sempre sono in accordo tra loro.
Scientificamente, non si sa con certezza cosa ci sia sotto i vulcani napoletani, né di che tipo sarà la prossima eruzione del Vesuvio (o dei Campi Flegrei), allora si ragiona per probabilità di possibili scenari, ma nessuno è in grado di dire cosa-come-quando accadrà esattamente [qui o qui, oppure quiqui, ma soprattutto qui].
Politicamente, le contraddizioni sono ancora più profonde e continue: viene riperimetrata la zona rossa [qui], eppure vi si fa rientrare il cemento riaprendo i termini dei vecchi condoni [qui+qui e qui+qui]; si prendono accordi con i militari statunitensi per avvertirli in caso di allarme [qui], ma non si studia alcun programma di comunicazione al resto della popolazione [qui, qui e qui]; e l’elenco potrebbe continuare.
Mediaticamente, si leggono articoli di livello nazionale sulla bontà del piano di emergenza (vedi “Le Scienze” dello scorso agosto: qui) nonostante vi siano diverse segnalazioni dell’inadeguatezza delle misure di prevenzione/protezione [qui e qui] e, tra i webjournal locali, si incontrano quasi quotidianamente articoli apocalittici/complottisti infondati [qui e qui] o semplici copia-incolla dei comunicati stampa diffusi dai vari assessorati [qui e qui].
Dinnanzi a queste voci – in contrasto tra loro e al loro interno – c’è una popolazione che ogni giorno di più perde punti di riferimento, restando in attesa di un segnale qualsiasi che, però, non arriva mai e che, dunque, porta a procrastinare una immobilità sempre più pericolosa [qui e qui].

In questo lungo editoriale, MalKo fa il punto dell’ambigua e caotica situazione attuale (19 ottobre 2014):

Rischio Vesuvio: il problema è politico, istituzionale, giuridico o irrisolvibile?
di MalKo

Due prefetti ebbero sul loro tavolo istituzionale la notizia che non c’era nessun piano di evacuazione per l’area vesuviana. L’appello invitava a preparare un piano di emergenza per surrogare quello di emergenza inesistente a fronte del rischio dettato dal Vesuvio e dalla sua insondabilità geologica. L’appello cadde nel vuoto. […] La corte europea di Strasburgo chiamata in causa dal persistere di una certa indifferenza istituzionale tutta italiana e che mina qualche principio universale, intanto studia il caso. […] Il Presidente Ugo Leone commissario straordinario del Parco Vesuvio, non ha avuto dubbi sul definire connivente con il rischio chi non si oppone alla cementificazione nella zona rossa Vesuvio, sia in senso colposo dovuto presumibilmente all’ignoranza, sia in senso doloso dovuto magari a un mero calcolo elettorale. Più chiaro di così […].

[IL POST COMPLETO E’ QUI O QUI]

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AGGIORNAMENTO del 27 ottobre 2014
(che esemplifica il caos informativo in cui vivono i vesuviani)

Il 14 ottobre 2014 si è tenuto un convegno dell’ordine dei geologi della Campania in cui si sono distinte due voci, non pienamente in accordo tra loro, diciamo così: quella del presidente dell’ordine Francesco Peduto («Serve un piano per ridurre la popolazione», “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI) e quella dell’assessore regionale alla protezione civile Eduardo Cosenza («Non c’è un problema di viabilità nei comuni per le strade strette. In caso di preallarme ci sono almeno 72 ore di tempo», “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI).

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AGGIORNAMENTO del 26 novembre 2014:
Poi dicono che il Piano di Emergenza c’è. Ma allora perché ancora confusione e incertezza, come traspare dalle ultime notizie? Ora pare che in caso di pre-allarme vulcanico ci sarà «l’allontanamento autonomo della popolazione […] su gomma, privata e pubblica, verso le Regioni e le Province autonome gemellate [percorrendo] la rete stradale attualmente esistente» (Pasquale Carotenuto, Fuga dal Vesuvio: avverrà su auto e bus, ma si aspetta il parere dei sindaci. L’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza ha tenuto una riunione con gli amministratori comunali della zona rossa del Vesuvio con l’obiettivo di condividere il piano di allontanamento dei cittadini in caso di rischio vulcanico, in “Il Fatto Vesuviano”, 25 novembre 2014).

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AGGIORNAMENTO del 7 dicembre 2014:
MalKo spiega il ruolo dei comuni nella pianificazione dell’emergenza in caso di allarme vesuviano: “Il sindaco è l’autorità locale di protezione civile ed ha il compito di garantire la sicurezza ad ogni cittadino residente o di transito sul territorio amministrato a prescindere dalla nazionalità e dallo stato giuridico“. I comuni della zona rossa dovranno pubblicare entro il 31 dicembre 2015 i piani di protezione civile (anche online), così da permettere alla popolazione di venirne a conoscenza.

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4 thoughts on “Il caos del rischio Vesuvio

  1. “Rivista Hyde Park”, 19 ottobre 2014, QUI o QUI

    RISCHIO VESUVIO: IL PROBLEMA E’ POLITICO, ISTITUZIONALE, GIURIDICO O IRRISOLVIBILE?
    di MalKo

    Due prefetti ebbero sul loro tavolo istituzionale la notizia che non c’era nessun piano di evacuazione per l’area vesuviana. L’appello invitava a preparare un piano di emergenza per surrogare quello di emergenza inesistente a fronte del rischio dettato dal Vesuvio e dalla sua insondabilità geologica. L’appello cadde nel vuoto… In quel periodo tra l’altro regnava Bertolaso, in tema di protezione civile, e nessuno aveva voglia di andargli a chiedere conto del piano d’emergenza tanto pubblicizzato ma molto inconcludente, quasi da operazione mediatica… Nulla di strano perché anche nelle sedi giudiziarie la notizia che settecentomila cittadini non hanno una tutela che li protegga dai flussi piroclastici non ha prodotto ancora un risultato tangibile. La corte europea di Strasburgo chiamata in causa dal persistere di una certa indifferenza istituzionale tutta italiana e che mina qualche principio universale, intanto studia il caso…
    All’INGV formulammo alcune domande sul vulcano Marsili a proposito delle frane e del Marsili Project e del prefigurato rischio maremoto. I cortesi uffici dell’Ente istituzionale scientifico preannunciarono a più riprese una risposta mai giunta. Stessa domanda al Ministero dell’Ambiente i cui uffici invece tergiversarono invitando a inoltrare una mail all’ufficio stampa, perché sono loro bla…bla…bla. Poi si è scritto ad altre istituzioni competenti come la Regione Campania, per sapere qualcosa di preciso sui condoni e i ruderi da riattare e i motivi per i quali è stato consentito l’utilizzo dei fondi per la ricostruzione post terremoto dell’80 in zona rossa Vesuvio. Buio oltre la siepe… La domanda per capire altrove cosa succede in tema di abusivismo edilizio la girammo all’USGS che ci invitò a scrivere allo Yellowstone National Park, immenso parco americano che comprende l’omonima caldera vulcanica. L’interrogativo ha prodotto stupore con la precisazione che se intendevamo qualche capanno di caccia era molto poco probabile a causa del clima rigido.
    Nella nostra caldera vulcanica dei Campi Flegrei invece, pare addirittura che sia molto serio il rischio che sui terreni di Bagnoli, sede del Deep Drilling Project, vengano costruiti migliaia di vani a uso residenziale grazie a una cordata di provvidenziali tutori imprenditori misti a intellettuali che vogliono rimarcare il loro impegno per Napoli e per il litorale flegreo…
    Nel recente convegno sul rischio Vulcanico organizzata dall’ordine dei geologi il 14 ottobre 2014 a Napoli (Castel dell’Ovo), l’assessore regionale Prof. Edoardo Cosenza ebbe a spiegare alcuni punti del piano d’emergenza Vesuvio e delle strategie del piano di evacuazione a iniziare da alcuni concetti: “
    un’eruzione superiore a quella presa come evento massimo di riferimento ha un ritorno di 23.000 anni. I terremoti distruttivi invece, ogni 475 anni. Ergo, rinforziamo le case!“. Un’altra novità importante da introdurre nei piani d’emergenza – riferisce l’assessore – è la necessità di organizzare un servizio capace di ripulire subito il fiume Sarno dalle ceneri eruttate dal Vesuvio perché altrimenti gli alvei ricoperti determinerebbero fenomeni alluvionali delle acque…
    L’ineffabile assessore nel suo intervento ricamò chiacchiere assegnandosi alla fine un 110 con lode per tutte le iniziative messe in campo dal suo ufficio, puntando poi il dito contro il teppismo scientifico con manie di protagonismo che denigra e allarma con previsioni catastrofiche. Pensavamo di porre molte domande all’assessore nello spazio successivo dedicato al dibattito in sala così come previsto dai lavori. Invece l’ingegnere Cosenza al termine del suo intervento andò via senza nessuna possibilità di contraddittorio… Avremmo voluto chiedergli conto sul cambio dei proclami, ovvero da: “
    non un abitante in più in zona rossa a un non un metro cubo in più di cemento in zona rossa…“. La differenza? Col secondo editto si recupera il cemento esistente reso antisismico con migliaia di abitanti al seguito…
    Il Presidente Ugo Leone commissario straordinario del Parco Vesuvio, non ha avuto dubbi sul definire connivente con il rischio chi non si oppone alla cementificazione nella zona rossa Vesuvio, sia in senso colposo dovuto presumibilmente all’ignoranza, sia in senso doloso dovuto magari a un mero calcolo elettorale. Più chiaro di così…
    Nel merito dei fondi europei, Cosenza riferisce che su 550 comuni solo 20 non hanno fatto domanda per ricevere soldi finalizzati alla redazione dei piani d’emergenza tra cui alcuni retti da commissari prefettizi. Questi 20 avranno i soldi per forza e d’ufficio perché anche quei cittadini hanno diritto alla sicurezza. Solo 61 comuni devono perfezionare la domanda di ammissione mentre i restanti possono già lavorare attingendo i fondi.
    Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe De Natale, contrariamente ad altre circostanze dibattimentali con previsioni eruttive contabili a mesi da passare alla politica, ha sostenuto questa volta che indicare data e ora di una ripresa eruttiva del Vesuvio, anche con tutti i precursori in corso che superano il punto di non ritorno è impresa difficilissima. De Natale ha poi chiarito che esiste uno strato di magma spesso tra 1 e 2 chilometri che si dirama dal Vesuvio ai Campi Flegrei a una profondità oscillante tra gli 8 e i 10 chilometri. Tra l’altro, ha aggiunto il direttore, sia al di sotto dei Campi Flegrei ma probabilmente anche al di sotto del Vesuvio, ci sono serbatoi di magma vecchi, più superficiali e più densi che sfuggono alle prospezioni sismiche. Trattandosi di magmi “rinsecchiti” ma caldissimi, potrebbero essere facilmente riattivabili dai magmi sottostanti. Gli studi attuali vertono su questa nuova e interessante linea di ricerca.
    Il Prof. Vincenzo Morra, Direttore DISTAR Università degli Studi di Napoli Federico II, nonché referente della Commissione Grandi Rischi per la parte vulcanica (CGR-RV), ha sottolineato una certa iperattività della commissione da lui presieduta che ha messo fine all’immobilismo preesistente. L’illustre coordinatore della grandi rischi vulcanica ha indicato una data in particolare a proposito del fare, esattamente il 14 dicembre 2012 in cui lui e il suo gruppo sono stati chiamati dal prefetto Franco Gabrielli per esprimere un parere sui Campi Flegrei. In quei frangenti, chiosa Morra, ci siamo assunti la responsabilità di suggerire al Dipartimento della Protezione Civile di passare, a proposito dei livelli di allerta, a uno stato di attenzione.
    In verità dalla nostra rivista sollecitammo questa macroscopica necessità in un articolo datato 25 novembre del 2012. Siamo stati un tantino geomanti…
    Il Prof. Stefano Tinti dell’università di Bologna ha sottolineato che i piani d’emergenza a fronte del rischio Vesuvio è bene che tengano in debito conto anche il rischio tsunami a carico delle comunità rivierasche oggi molto più numerose del passato. Il problema maremoto infatti, è ben presente nelle zone tirreniche meridionali per fatti sismici ma anche vulcanici.
    La dott. Chiara Cardaci del Dipartimento della Protezione Civile ha preso atto del rischio maremoto ed ha chiarito, continuando, che l’evacuazione della popolazione dalla zona rossa avverrà all’occorrenza in anticipo rispetto ai tempi eruttivi, anche con il rischio di un falso allarme.
    Il dato che anche in questo convegno è emerso lampante, è la discrasia tra la necessità di ridurre il valore esposto in quest’area a rischio favorendo la delocalizzazione delle famiglie in luoghi più sicuri, e il cemento che non c’è verso di spingerlo e respingerlo fuori dalla zona rossa. Per essere riassuntivi, purché non si costruisca un nuovo palazzo sotto al Vesuvio si può riattare qualsiasi cosa, anche se a livello di pietrame preesistente. Il Governo centrale ha chiamato in causa la Corte Costituzionale soprattutto per valutare quella parte della legge regionale che riguarda l’apertura dei termini del condono al 31 dicembre 2015. Vogliamo ricordare alle amministrazioni comunali interessate, che secondo alcuni autorevoli pareri e sentenze del Consiglio di Stato, non è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per provare l’epoca di anteriore realizzazione dell’opera rispetto a un vincolo ed ancora che il trascorrere del tempo non modifica il concetto di abuso e di demolizione.
    In ultima analisi la Corte Costituzionale è l’unica che può calmierare l’audacia della Regione Campania che sembra spinta dall’ossessione cementizia. Dalla decisione di questo importantissimo organo dello Stato allora, capiremo probabilmente il futuro della zona rossa Vesuvio e della connotazione da dare al rischio vulcanico…
    L’assessore Cosenza durante l’intervento prima citato, ha avuto a dire che la popolazione nell’area vesuviana è calata e sta calando. In realtà l’unico comune che lascia registrare una inversione di tendenza in termini di calo è quello di Portici, le cui caratteristiche territoriali sono da formicaio. Il motivo del calo è da ricercarsi probabilmente nelle politiche di informazione che sono state fatte negli anni passati sul rischio Vesuvio, e a una buona dose di invivibilità ordinaria dettata dal superaffollamento di tipo asiatico.
    Non risulterà difficile per i lettori accedere alle tabelle dei siti specializzati. Si noterà allora, che in realtà c’è stato un calo demografico in termini di numero di abitanti nel vesuviano, ma non del numero di famiglie che invece è in aumento. In alcuni comuni come Terzigno e Boscoreale, il dato di crescita è addirittura su entrambi i fronti, grazie allo spiccato fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha contraddistinto in negativo la storia di questi territori nell’ultimo trentennio.
    Il problema del rischio Vesuvio allora, è un problema che attiene innanzitutto alla sensibilità della classe politica e a quella istituzionale poco pungolata da un’informazione non sempre puntuale e corretta.
    Su tutte le questioni avrebbe dovuto prendere il sopravvento e svettare il buonsenso dei cittadini, che in alcuni casi hanno preferito accettare il compromesso dell’oggi, adeguandosi a un sistema che in cambio chiedeva solo il consenso elettorale. Non si è guardato, non si è capito, e si è rinunciato al diritto alla sicurezza, soprattutto in danno ai nostri figli e nipoti che erediteranno un territorio martoriato dal cemento e dalle discariche. La routine proseguirà tra imbonitori e business, fino a quando un giorno magari lontanissimo, un evento da cigno nero resetterà il sistema girando la clessidra del rischio vulcanico, che inizierà a scorrere daccapo, senza enfasi, granello dopo granello

  2. “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI

    VESUVIO, COSENZA: «LA PRIORITA’ SONO LE VIE DI FUGA: NAPOLI-POMPEI E LA STATALE 268»
    di Redazione

    In merito al rischio Vesuvio, la Regione Campania sta “lavorando intensamente alla viabilità e al completamento della terza corsia della Napoli-Pompei manca pochissimo”. Lo ha detto l’assessore alla protezione civile della Campania Eduardo Cosenza, intervenuto oggi al convegno nazionale dei geologi sul rischio vulcanico a Napoli.
    “Su quella autostrada – ha spiegato Cosenza – c’è solo una strozzatura a Torre del Greco con due viadotti ravvicinati ma entro fine anno sarà tutto a tre corsie. La statale 268 del Vesuvio ha delle criticità ma i lavori per la congiunzione di questa strada con autostrada procedono, se si va ad Angri si trova un cantiere attivissimo ed entro fine 2015 la 268 del Vesuvio arriverà sull’autostrada Napoli Pompei. Purtroppo è fallita un’impresa che lavorava sulla 268 ma il curatore fallimentare sta facendo lavorare gli operai lo stesso”.
    Per Cosenza non c’è un “problema di viabilità – ha detto – nei comuni per le strade strette. In caso di preallarme ci sono almeno 72 ore di tempo. Il problema sono le rampe di accesso alle autostrade che hanno una capacità di assorbimento di mille auto l’ora, ma lì c’è poco da fare anche se con autostrade meridionali abbiamo previsto un un certo numero di accessi che si attiverebbero solo in caso di emergenza”
    .

    – – –

    Nello stesso convegno in cui l’assessore Cosenza ha pronunciato le parole del precedente articolo, il presidente dell’ordine dei geologi della Campania ha detto quanto segue:

    “Metropolis WEB”, 14 ottobre 2014, QUI

    ALLARME GEOLOGI: «SERVE UN PIANO PER RIDURRE LA POPOLAZIONE»
    di Redazione

    Per affrontare il rischio vulcanico del Vesuvio è necessario “un percorso parallelo ai piani di emergenza, che abbia come obiettivo il diradamento della popolazione nelle aree a rischio. E’ questa l’unica strada da percorrere per evitare un fiume di profughi alla disperata ricerca di alloggi e sostentamento”.
    Lo ha detto Francesco Peduto, presidente dell’ordine dei geologi della Campania, nella giornata sulla riduzione dei disastri naturali organizzata dall’Ordine nazionale dei geologi. Peduto ha rilevato che tutto il territorio della Campania è classificato a rischio sismico e che, su 551 comuni, ben 129 ricadono in aree ad alto rischio e 360 in aree a rischio medio. In queste aree vive oltre il 90% della popolazione e ci sono circa 900.000 edifici pubblici e privati, tra cui 4.608 scuole e 259 ospedali: di queste strutture, ha sottolineato, più del 70% non sono state costruite con criteri antisismici. “Il Vesuvio – ha spiegato – per ora gode di ottima salute. Per questo possiamo parlare con serenità delle cose che non vanno, a partire dal nuovo piano di evacuazione e di emergenza cui si dovrebbe affiancare un progetto per il diradamento delle popolazioni in quelle aree”. Il problema, ha proseguito, “sarebbe gestire nel momento dell’emergenza 700.000 persone che vivono nella zona rossa, ma la cifra arriverebbe a due milioni con quelli che che vivono nelle aree circostanti, fino alle province di Avellino e Caserta. Si potrebbero pensare incentivi con posti di lavoro altrove”.
    Sulle costruzioni abusive nelle aree a rischio, Peduto ha detto che “ci sono migliaia di edifici da controllare per verificarne la tenuta, ma anche la posizione, perché potrebbero trovarsi in territori a rischio idrogeologico“. Per l’assessore alla Protezione civile della Campania, Eduardo Cosenza, “l’edilizia nella zona rossa è ferma da dieci anni e nello stesso periodo la popolazione è diminuita del 4-5%, un calo di circa 20.000 persone. E’ chiaro che si deve fare di più con politiche sull’allontanamento, ma non è facile perché nessuno si vuole allontanare”.
    Per Cosenza, inoltre, “l’abusivismo non sanato deve essere abbattuto senza pietà, ma gli edifici condonati devono essere messi in sicurezza. C’è chi dice che non si dovrebbe intervenire sui solai per paura che si possa approfittare per costruire altri manufatti abusivi, ma questo non può frenare la messa in sicurezza”
    .

  3. A proposito di confusione e incertezza:

    “Il Fatto Vesuviano”, 25 novembre 2014, QUI

    FUGA DAL VESUVIO: AVVERRA’ SU AUTO E BUS, MA SI ASPETTA IL PARERE DEI SINDACI
    L’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza ha tenuto una riunione con gli amministratori comunali della zona rossa del Vesuvio con l’obiettivo di condividere il piano di allontanamento dei cittadini in caso di rischio vulcanico.
    di Pasquale Carotenuto

    L’incontro, al quale hanno partecipato anche rappresentanti del Dipartimento nazionale di protezione civile, il direttore generale dell’Acam (Agenzia Campana Mobilità Sostenibile) Sergio Negro che sta redigendo il piano trasportistico per l’allontanamento, e il direttore generale della Protezione civile regionale Italo Giulivo, è servito ad avviare un coordinamento dei Comuni della zona rossa e a stabilire un primo confronto tra le amministrazioni interessate e le strutture tecniche competenti. «È stata presentata ai sindaci – ha detto l’assessore Cosenza – una prima ipotesi di mobilità delle persone dalla zona rossa, ossia una bozza del piano di allontanamento che va però integrata con le osservazioni che verranno direttamente dal territorio. Le attività da pianificare riguardano sia quelle previste per la fase di allarme che di preallarme. In particolare: l’allontanamento autonomo della popolazione in fase di preallarme verso proprie sistemazioni autonome; l’allontanamento della popolazione in fase di allarme su gomma, privata e pubblica, verso le Regioni e le Province autonome gemellate; l’organizzazione dell’esodo accompagnato, con istituzione di aree attrezzate per assistenza lungo le vie di fuga (in Regione Campania, fuori dalla zona gialla), secondo il piano di viabilità; l’accoglienza della popolazione nelle Regioni e Province autonome gemellate secondo piani di trasferimento ed accoglienza (punti di prima accoglienza, individuazione strutture di ricovero fisse, predisposizione assistenza sanitaria); le misure necessarie per l’evacuazione su viabilità di esodo (viabilità principale e secondaria); il presidio del territorio da parte dei soccorritori a partire dalla fase di preallarme (piano di settore di pubblica sicurezza); l’attuazione di piani di salvaguardia a partire dalla fase di preallarme: evacuazione e trasferimento degenti strutture di assistenza sanitaria; beni culturali; evacuazione e trasferimento penitenziari.
    «Attualmente il piano si basa su un tempo di allontanamento dei 670mila residenti nella zona rossa, che coinvolge 25 comuni, in un massimo di 72 ore, limite convenzionale stabilito da Dipartimento Nazionale di Protezione civile, Regione Campania, Osservatorio vesuviano e comunità scientifica. Tale arco temporale era lo stesso che vigeva nel precedente piano del 2006 per l’evacuazione di 500mila abitanti. Ma secondo gli studi condotti su di un sistema ottimale, si stima che tale lasso di tempo possa ulteriormente abbassarsi, lavorando di concerto con i Comuni. La rete stradale considerata dall’Acam è quella attualmente esistente.
    «La Regione Campania si è messa all’opera da subito, lavorando al piano di allontanamento prima ancora del perfezionamento delle linee guida nazionali che attualmente sono presso la Conferenza Unificata delle Regioni. In tal modo, le amministrazioni locali hanno la possibilità di recepire nella pianificazione comunale di emergenza, finanziata dalla Regione, i contenuti essenziali del piano nazionale. Riteniamo importante che i sindaci – ha concluso l’assessore – stabiliscano subito un contatto diretto con l’Agenzia regionale per la Mobilità Sostenibile in modo da rappresentare eventuali peculiarità territoriali o esigenze. Gli uffici tecnici regionali sono a disposizione per calendarizzare incontri con le singole amministrazioni comunali. È fondamentale che da subito si provveda a fornire ai cittadini le informazioni base sulle varie fasi di emergenza, sui gemellaggi e sui comportamenti da tenere in caso di necessità. Poche istruzioni, ma chiare e comprensibili in modo che ciascuno sappia esattamente che cosa fare nelle varie fasi»
    .

  4. Blog “Rischio Vesuvio”, 7 dicembre 2014: QUI

    RISCHIO VESUVIO: L’INFORMAZIONE COMUNALE CHE MANCA
    di MalKo

    Intorno al Vesuvio si contano circa settecentomila abitanti, tra cui alcune migliaia di stranieri provenienti da diverse nazioni e continenti, che sentono parlare di area a rischio e piani d’emergenza, magari senza capire perfettamente la situazione e quali cose bisogna sapere e cosa fare in caso allarme.
    Innanzitutto precisiamo che non è possibile allo stato attuale delle conoscenze riuscire a prevedere tra quanto tempo potrà verificarsi un’eruzione vulcanica e quanto possa essere violenta. Di certo c’è una struttura scientifica chiamata Osservatorio Vesuviano, che effettua il monitoraggio continuo dei vulcani (Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia) ed è pronta a lanciare l’allarme in caso di pericolo.
    Ogni comune dell’area vesuviana e dell’area flegrea sta preparando per precauzione i piani d’emergenza comunale per affrontare l’eventuale futuro risveglio dei vulcani. Al momento la situazione è tranquilla. Entro il 31 dicembre 2015 i comuni pubblicheranno i piani di protezione civile anche online dove saranno riportati alcuni dati utili per la popolazione.
    Il sindaco è l’autorità locale di protezione civile ed ha il compito di garantire la sicurezza ad ogni cittadino residente o di transito sul territorio amministrato a prescindere dalla nazionalità e dallo stato giuridico.
    E necessario però, che ogni cittadino conosca una serie di notizie che riguardano l’organizzazione di protezione civile, come ad esempio i livelli di allerta vulcanica stabiliti dall’autorità scientifica che sono
    :


    I 4 livelli di allerta vulcanica.

    Ad ogni livello di allerta vulcanica corrisponde una fase operativa che indica cosa fare. Per il Vesuvio il livello base (verde) è quello attuale. Se si dovesse passare alla fase 1 di attenzione (gialla), non è richiesta alla popolazione un’azione particolare se non quella di organizzare le proprie cose se l’indice di pericolosità vulcanica dovesse aumentare. L’allerta potrebbe anche regredire. La fase 2 di pre allarme (arancione) consente ai cittadini che hanno un proprio mezzo di trasferimento e la possibilità di una sistemazione autonoma fuori dal settore a rischio, di potersi già allontanare se lo desiderano.


    Le 4 fasi operative

    In caso di allarme (fase 3) tutti gli abitanti e i soccorritori devono necessariamente allontanarsi dalle zone rossa 1 e rossa 2. Chi non ha un proprio mezzo di trasferimento deve portarsi nell’area d’incontro comunale. Chi ha un proprio mezzo di trasferimento ma non un alloggio autonomo, deve raggiungere le aree di accoglienza al di fuori della zona a rischio. Sia le aree d’incontro comunale che le aree di accoglienza, saranno prossimamente indicate nei piani di protezione civile che sono in corso di redazione.
    L’autorita’ regionale di protezione civile ha definito tre diverse categorie di appartenenza corrispondenti alle esigenze di ogni singolo cittadino. Queste categorie potrebbero essere oggetto di censimento comunale ai fini organizzativi
    .


    Classificazione (A,B,C) delle esigenze dei cittadini da evacuare in caso di allarme vulcanico,

    Di seguito riportiamo la tabella dei gemellaggi prevista per i 25 comuni dell’area vesuviana con le regioni italiane. La procedura dei gemellaggi sarà attuata prossimamente anche per i comuni dell’area flegrea.

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