Le perimetrazioni del rischio vesuviano

In base alle osservazioni storiche relative al comportamento eruttivo del Vesuvio e considerando la relazione fondata sul «prodotto tra la probabilità che si verifichi un determinato fenomeno vulcanico ed i relativi danni che esso è in grado di provocare»[1], gli scienziati hanno individuato diversi gradi di rischio all’interno di un’ampia area intorno al vulcano. Il Piano di Emergenza Nazionale del 1995 ha recepito tali indicazioni suddividendo il territorio in “zone di pericolosità” (che, tuttavia, sono sempre il risultato di una negoziazione). Si tratta delle zone rossa, gialla e blu.

VESUVIO_zone_aggiornate_MalKo

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Fonte: “Rivista Hyde Park”.

La zona rossa, recentemente ridefinita, si estende su 25 comuni (compresi tre quartieri di Napoli) ed è la più prossima al cratere; è l’area che potrebbe essere invasa da flussi piroclastici, colate di fango, lava e altri prodotti vulcanici. Si tratta, in altre parole, del territorio a maggiore pericolosità, abitato da circa 700mila persone, nel quale possono inoltre verificarsi anche gli effetti previsti nelle altre due zone (gialla e blu) e sulla quale si concentra la maggior parte del dibattito pubblico e delle iniziative politiche relative al rischio vesuviano.

La zona gialla corrisponde all’area su cui potrebbero cadere ceneri e lapilli, pericolosi per la respirazione e, accumulandosi sui tetti, per il crollo degli edifici. Si tratta di una regione ampia 1.100 kmq, corrispondente a 96 comuni posti a nord-est, est, sud e sud-est del Vesuvio delle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno. Nel Piano è specificato che in base allo scenario del 1631, «solo il 10% della zona gialla sarà effettivamente coinvolto dalla ricaduta di particelle, subendo danneggiamenti»[2]. La difficoltà nell’accertare in anticipo i luoghi interessati dipende dall’impossibilità di prevedere in quale direzione il vento sposterà la nube eruttiva (che dipenderà anche dalla stagione dell’anno in cui si verificherà l’eruzione). Nel suo complesso la zona gialla è attualmente abitata da oltre un milione di persone.

La zona blu, infine, comprende 14 comuni della conca del nolano, a nord-est del vulcano, su una superficie di 100 kmq. Come la precedente, anche quest’area sarà evacuata ad evento in corso, a causa della possibilità di inondazioni e alluvioni causati dal trascinamento di cenere ad opera della pioggia che, sempre, segue un’eruzione.

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Note:
[1] A. Rapolla – G. Rolandi – C. Bais, Aspetti geofisici, vulcanologici e geosismici, in AA.VV., Il rischio Vesuvio. Strategie di prevenzione e di intervento, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Giannini Editore, Napoli, 2003.
[2] Piano di emergenza Vesuvio, Dipartimento della Protezione Civile.

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Ulteriori informazioni sono fornite da MalKo in QUESTO post del 12 marzo 2014.

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AGGIORNAMENTO del 15 maggio 2014:
Ne ho accennato ieri sera in un incontro dedicato al rischio Vesuvio a Torre del Greco: la nuova zona rossa vesuviana tracciata in base alla cosiddetta “linea Gurioli” crea delle disparità tra i comuni alle pendici del vulcano perché distingue tra “zona rossa 1” e “zona rossa 2”. Il comune di Boscoreale ha fatto ricorso e il TAR della Campania gli ha dato ragione: il suo territorio è solo parzialmente soggetto ai massimi vincoli della perimetrazione del rischio. Viene da domandarsi, dunque, cosa si voglia fare nella parte esterna alla “black line” (e temo che le betoniere stiano scaldando i motori). A questo punto è facile aspettarsi ricorsi simili da parte degli altri comuni che si trovano nella medesima situazione: Cercola, Pompei, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Torre Annunziata. Lo spiega Malko, come sempre in maniera molto chiara: Rischio Vesuvio e la teoria del cigno nero (13 maggio 2014) (e lo aveva preannunciato già un anno prima, in questo post del 28 maggio 2013).

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AGGIORNAMENTO del 3 maggio 2015:
L’andamento pressoché circolare dell’attuale zona rossa del #Vesuvio, decretata nel 2013, segue principi scientifici (della vulcanologa Lucia Gurioli) più convincenti rispetto a quelli della prima versione (risalente al 1995), quando l’area di maggior rischio vulcanico seguiva acriticamente i confini dei comuni. La nuova perimetrazione, tuttavia, ha portato con sé nuove problematiche: un comune che rientra solo parzialmente all’interno della “linea Gurioli” deve applicare a tutto il suo territorio la legge regionale campana 21/2003 (che vieta l’edificazione per uso residenziale)? Il comune di Boscoreale, interessato dal quesito, ha presentato un ricorso al TAR della Campania, che gli ha dato ragione: può estrapolare dalla classificazione di zona ad alto rischio quella parte di territorio boschese che va oltre il limite Gurioli. L’ultima parola, tuttavia, ci sarà tra un mese, il prossimo 4 giugno 2015, quando la querelle sarà presentata dinnanzi al Consiglio di Stato.
Il blogger MalKo spiega la situazione nei dettagli, anche storicamente: “Rischio Vesuvio: la zona rossa sui banchi del Consiglio di Stato“.

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3 thoughts on “Le perimetrazioni del rischio vesuviano

  1. “Rivista Hyde Park”, 12 marzo 2014, QUI

    RISCHIO VESUVIO: ZONA ROSSA, ZONA GIALLA E ZONA BLU
    di MalKo

    I lettori che seguono le vicende del piano di emergenza Vesuvio, oramai hanno imparato a conoscere la classificazione delle varie zone a rischio che caratterizzano i territori intorno al vulcano quiescente. L’area vesuviana e con essa il comprensorio su cui possono abbattersi i fenomeni vulcanici è molto vasta: comprende più province con un’ampiezza ovviamente misurata e rapportata all’intensità di un’eruzione sub pliniana, che è quella campione proposta negli scenari di riferimento dall’Osservatorio Vesuviano (INGV-OV) quale centro di competenza. L’importante documento è stato poi vagliato e accettato dalla Commissione Grandi Rischi (CGR) che ha introdotto la linea Gurioli, e quindi alla fine il compendio scientifico è stato adottato dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC).

    L’attuale situazione prevede una zona rossa, composta da 25 comuni, i cui 700.000 abitanti, qualora dovessero innalzarsi i livelli di allerta vulcanica (oggi base), dovranno evacuare. Lo start lo darebbe il Dipartimento della Protezione Civile che, avvertito dall’ente di sorveglianza (Osservatorio Vesuviano) e sentito la Commissione Grandi Rischi e la Presidenza del Consiglio, diramerebbe l’allarme.
    Facciamo notare che i comuni di Napoli, Pomigliano d’Arco e Nola, hanno ceduto al perimetro scarlatto non tutto il territorio di pertinenza ma, rispettivamente, solo una parte dei tre quartieri orientali, un’enclave ricadente all’interno del tenimento di Sant’Anastasia e una misurata porzione del nolano racchiusa tra la linea di confine con Ottaviano e la località Piazzolla di Nola.

    I comuni di seguito elencati sono quelli che ricadono in Zona Rossa:
    * BOSCOREALE
    * BOSCOTRECASE
    * CERCOLA
    * ERCOLANO
    * MASSA DI SOMMA
    * * NAPOLI – BARRA
    * * NAPOLI – PONTICELLI
    * * NAPOLI – SAN GIOVANNI A TED.
    * * NOLA
    * OTTAVIANO
    * PALMA CAMPANIA
    * POGGIOMARINO
    * POLLENA TROCCHIA
    * *POMIGLIANO D’ARCO (ENCLAVE)
    * POMPEI
    * PORTICI
    * SAN GENNARO VESUVIANO
    * SAN GIORGIO A CREMANO
    * SAN GIUSEPPE VESUVIANO
    * SAN SEBASTIANO AL VESUVIO
    * SANT’ANASTASIA
    * SCAFATI
    * SOMMA VESUVIANA
    * TERZIGNO
    * TORRE ANNUNZIATA
    * TORRE DEL GRECO
    * TRECASE

    Nella tabella appena proposta si notano alcuni asterischi:
    * quello rosso sott’intende che quel comune è in zona rossa o comunque e a prescindere dalla differenziazione R1 o R2 sancita dai nuovi scenari, deve evacuare in caso di allarme.
    ** Gli asterischi rosso e giallo affiancati sottintendono che quel comune ha una parte di territorio in zona rossa, e una parte in zona gialla. Ad ogni buon conto la cartina sottostante è quella redatta dagli organi competenti ed è visivamente esplicativa.

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    La zona gialla è una zona immediatamente a ridosso di quella rossa, dove si stima, confidando nelle statistiche, che non dovrebbe essere invasa dai micidiali flussi piroclastici i cui limiti sono stati circoscritti appunto dalla linea Gurioli. Nella zona gialla il fenomeno temuto è quello della massiccia pioggia di cenere e lapillo eruttati dal vulcano che, precipitando e ammassandosi sui tetti in piano e magari recintati, determinerebbe in molti casi lo sprofondamento dei solai di copertura con un probabile effetto domino su quelli sottostanti.
    La pericolosità della zona gialla è dettata dall’orientamento dei venti stratosferici nel momento in cui dovesse verificarsi l’eruzione. Infatti, in rapporto alla direzione di provenienza e alla velocità dei refoli, si andrebbe a formare una sorta di ellisse dove il fuoco sopravvento coinciderebbe all’incirca con la sorgente craterica d’emissione.

    Questi i comuni della Zona Gialla (elencati per provincia):

    NAPOLI
    Acerra
    Brusciano
    Camposano
    Carbonara di Nola
    Casamarciano
    Casola di Napoli
    Castellammare di Stabia
    Castello di Cisterna
    Cicciano
    Cimitile
    Comiziano
    Gragnano
    Lettere
    Liveri
    Mariglianella
    Marigliano
    Napoli quart. Barra
    Napoli quart. Ponticelli
    Napoli quart. S. Giovannia Teduccio
    Nola
    Palma Campania
    Pimonte
    Poggiomarino
    Pomiglianod’Arco
    Roccarainola
    San Gennaro Vesuviano
    San Paolo Belsito
    San Vitaliano
    Santa Maria la Carità
    Sant’Antonio Abate
    Saviano
    Scisciano
    Striano
    Tufino
    Visciano
    Volla

    SALERNO
    Angri
    Baronissi
    Bracigliano
    Calvanico
    Castel San Giorgio
    Cava dei Tirreni
    Corbara
    Fisciano
    Mercato San Severino
    Nocera Inferiore
    Nocera Superiore
    Pagani
    Pellezzano
    Roccapiemonte
    San Marzano sul Sarno
    San Valentino Torio
    Sant’Egidio del Monte Albino
    Sarno
    Scafati
    Siano
    Tramonti

    AVELLINO
    Aiello del Sabato
    Atripalda
    Avella
    Avellino
    Baiano
    Capriglia Irpina
    Cervinara
    Cesinali
    Contrada
    Domicella
    Forino
    Grottolella
    Lauro
    Manocalzati
    Marzano di Nola
    Mercogliano
    Monteforte Irpino
    Montefredane
    Montoro Inferiore
    Montoro Superiore
    Moschiano
    Mugnano del Cardinale
    Ospedaletto d’Alpinolo
    Pago del Vallo di Lauro
    Pietrastornina
    Quadrelle
    Quindici
    San Martino Valle Caudina
    San Michele di Serino
    San Potito Ultra
    Santa Lucia di Serino
    Sant’Angelo a Scala
    Santo Stefano del Sole
    Serino
    Sirignano
    Sorbo Serpico
    Solofra
    Sperone
    Summonte
    Taurano

    BENEVENTO
    Pannarano

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    C’è poi la zona blu, sovraimpressa per così dire alla zona gialla, dove i due fenomeni solidi e liquidi si esaltano a vicenda. Nella zona blu infatti, sono possibili pericolosi fenomeni di allagamento e alluvionamento dovuti all’impermeabilizzazione dei suoli per la caduta di ceneri fini e all’abbondanza di pioggia che segue generalmente gli eventi eruttivi. Il picco depressivo dove potrebbero indirizzarsi e concentrarsi le acque meteoriche si trova nel territorio di Nola, in quella che normalmente viene definita la fossa nolana. Chiaramente anche i paesi limitrofi che fanno parte di questo “bacino depresso” sarebbero coinvolti dall’innalzamento delle acque, in una misura rapportata oltre che dai millimetri di pioggia anche dalla capacità di deflusso offerta dai canali di smaltimento.

    Questi i comuni, della provincia di Napoli che ricadono in Zona Blu:

    Acerra
    Brusciano
    Camposano
    Castello di Cisterna
    Cicciano
    Cimitile
    Mariglianella
    Marigliano
    Nola
    Pomigliano d’arco
    San paolo belsito
    San vitaliano
    Saviano
    Scisciano

    Nola e Pomigliano d’Arco hanno la caratteristica o se vogliamo il primato di avere il loro territorio contemporaneamente in zona rossa, gialla e blu.
    Continua

  2. Ne ho accennato ieri sera in un incontro dedicato al rischio Vesuvio a Torre del Greco: la nuova zona rossa vesuviana tracciata in base alla cosiddetta “linea Gurioli” crea delle disparità tra i comuni alle pendici del vulcano perché distingue tra “zona rossa 1” e “zona rossa 2”. Il comune di Boscoreale ha fatto ricorso e il TAR della Campania gli ha dato ragione: il suo territorio è solo parzialmente soggetto ai massimi vincoli della perimetrazione del rischio. Viene da domandarsi, dunque, cosa si voglia fare nella parte esterna alla “black line” (e temo che le betoniere stiano scaldando i motori). A questo punto è facile aspettarsi ricorsi simili da parte degli altri comuni che si trovano nella medesima situazione: Cercola, Pompei, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Torre Annunziata. Lo spiega Malko, come sempre in maniera molto chiara:

    Blog “Rischio Vesuvio”, 13 maggio 2014, QUI

    RISCHIO VESUVIO E LA TEORIA DEL CIGNO NERO
    di MalKo

    Come avevamo ipotizzato nell’articolo del 28 maggio 2013 [che, in realtà, è addirittura del 18 gennaio 2014: QUI e QUI], il comune di Boscoreale ha fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale (TAR), a proposito della difformità di trattamento scaturita dalla nuova rivisitazione della zona rossa Vesuvio, dettata dall’introduzione della linea nera Gurioli. La sentenza dell’8 maggio 2014 non poteva avere esito diverso, visto l’incredibile pastrocchio combinato dalla Regione Campania con la delibera che varava i nuovi scenari che avrebbero a loro dire addirittura allargato la zona rossa in favore di una maggiore tutela delle popolazioni esposte al rischio Vesuvio. Il TAR, per farla breve, ha dovuto dare ragione al comune vesuviano ricorrente…

    Spaccato che evidenzia l'incongruenza dei settori a rischio

    Il territorio di pertinenza di Boscoreale, infatti, insieme con altri 17 comuni, era storicamente inserito e per l’intero limite amministrativo nel perimetro a maggior rischio vulcanico (zona rossa R). Ora, con la nuova classificazione (R1 e R2) adottata dal Dipartimento della Protezione Civile, il territorio di Boscoreale è stato sostanzialmente spaccato in due dalla Linea nera Gurioli, che segna un limite di massimo pericolo introdotto dalla commissione grandi rischi. Quindi, mentre da un lato la Regione Campania e il Dipartimento della Protezione Civile hanno offerto ai nuovi comuni entrati a far parte della nuova zona rossa, escamotage utili per suddividere i loro territori in R1 e R2, ai vecchi 18 comuni questa possibilità è stata negata, e i loro tenimenti dovevano considerarsi per intero in R1, anche se in parte gravavano, come nel caso di Boscoreale, a valle della linea Gurioli. A essere chiari, una vera assurdità giuridica…
    Questo modo di operare che non si capisce se è frutto di dabbenaggine o malizia, ha creato un grosso pateracchio burocratico, perché era logico aspettarsi un ricorso da parte dei comuni diversamente inquadrati rispetto alla nuova zona rossa. Boscoreale ha aperto la strada: siamo sicuri però, che anche altri comuni percorsi in senso secante dalla linea Gurioli ne seguiranno le orme. La figura sottostante ci aiuta a individuarli…
    I motivi del ricorso al TAR, instradato dal Comune di Boscoreale, convergono e vertono tutti sul fatto che la zona rossa 1 (R1) è soggetta ai limiti di inedificabilità totale per scopi residenziali, sanciti dalla invisa legge regionale Campania n° 21 del 2003, che individua nella zona a maggior rischio vulcanico il divieto di costruire per scopi abitativi: tentativo ultimo per sperare di contenere il valore esposto (vita umana) al pericolo eruttivo.

    Veduta d'insieme della nuova classificazione della zona rossa Vesuvio

    La zona rossa 2 (R2) invece, è esclusa da questa legge, e anzi consentirà pure ai proprietari degli immobili già esistenti di realizzare ampliamenti e mansarde a spiovente, quale strumento di difesa passiva degli edifici, a fronte del pericolo rappresentato dalla ricaduta di cenere e lapillo. Da qui la corsa dei comuni di fresca nomina a cavalcare la provvida possibilità offertagli dalla Regione Campania, per estrapolare quanta più terra possibile dalla tenaglia edilizia dettata dalle rigide norme vigenti nei settori R1. In questa folle corsa il primo classificato risulta essere il Comune di Poggiomarino…
    Molto probabilmente la stessa cittadina di Boscoreale e altre municipalità che ne percorreranno le orme, utilizzeranno l’esito favorevole del ricorso al TAR, per raggiungere pure il mai sottaciuto e ambitissimo obiettivo di un condono edilizio largheggiante da estendere nei settori R2. Un doppio risultato insomma… Come sempre però, il business creerà malumori politici e bagarre in questi consigli comunali che, probabilmente, sono già in una fase di fibrillazione.
    Con siffatte e risibili strategie, stiamo facendo grossi passi in avanti nella direzione di un disastro futuribile assimilabile per portata alle famigerate teorie del cigno nero. Un concetto evocato sulla base delle sottovalutazioni che si fanno su eventi rari, anche vulcanici ad altissima energia, che potrebbero flagellare nel nostro caso tutta l’area metropolitana di Napoli e anche oltre, lasciando esterrefatti e impotenti gli abitanti e quanti ne hanno sancito, senza dati incontrovertibili, l’invulnerabilità statistica del territorio. Gli scavi di Pompei prima di essere uno spaccato di storia, dovrebbero essere innanzitutto un monito…
    Secondo alcuni esperti che hanno tirato in ballo addirittura asteroidi e realpolitik, la possibilità che avvenga un’eruzione pliniana è talmente bassa da non richiedere sacrifici per stilare un piano d’emergenza di vasta portata e per questo irrealizzabile. La gravità di certe affermazioni risiede nella incapacità di chi le pronuncia, nel capire che le parole vengono esaltate o ignorate da terzi, a seconda della convenienza, per giustificare politiche di sopraffazione del territorio anche nelle aree cosiddette a rischio estremo.
    Il latore della realpolitik, avrebbe dovuto aggiungere: “…utilizziamo tutti gli anni di clemenza geologica che abbiamo ancora a disposizione, per operare soprattutto nel campo della prevenzione, in un’area dove per rimettere ordine urbanistico, occorrono appunto i secoli”.
    Nell’immagine in basso si notano casette in rosso e in verde. Quelle rosse indicano i comuni (vecchia zona rossa o in R1) dove il giro di vite all’edilizia prevede l’inedificabilità residenziale assoluta. Quelle verdi invece, indicano i territori dove è ancora possibile edificare e adeguare e ampliare i fabbricati esistenti con tecniche di difesa passiva consistenti soprattutto nella realizzazione di mansarde con tetti spioventi.

    Il Vesuvio accerchiato dalla conurbazione. La zona d'inedificabilità assoluta potrebbe rimanere, in assenza d'interventi legislativi, la sola zona R1

    Con la sentenza del TAR, le casette rosse a iniziare da Boscoreale, potrebbero diventare tutte verdi. Tale decisione comporterebbe che il Vesuvio sarà sempre più accerchiato da un edificato asfissiante, che si svilupperà anche a distanza dal cratere secondo uno scalare che sarà dato dall’occupazione metodica degli spazi liberi a iniziare dalla linea nera Gurioli. Ci si allontanerà anche dalla bocca eruttiva, ma non tanto da potersi ritenere al sicuro dagli effetti di un’eruzione pliniana, le cui colate piroclastiche possono espandersi in una misura ben più dilagante di quelle rappresentata dalla linea Gurioli che, lo ricordiamo, indica un limite campale dei depositi derivanti dai flussi di eruzioni di portata inferiore.
    Secondo le statistiche, fra 130 anni passeremo all’11% di possibilità che avvenga un’eruzione pliniana. Questi anni dovremmo utilizzarli per pianificare uno sviluppo sostenibile in area vulcanica, magari lanciando un concorso mondiale fra gli architetti per il miglior progetto possibile di riordino territoriale in linea con le esigenze di tutela di un’ignara popolazione, che non sa di andare incontro magari in danno alle generazioni future, ai grandi disastri dettati dalle logiche alla base delle teorie del cigno nero.
    Bisognerebbe puntare il dito contro quelli che sono inchiodati immeritatamente sulle poltrone di comando o di gestione, mettendo a rischio con la loro miope mediocrità le generazioni future… personaggi che minano il futuro, in danno di alcuni milioni di persone che sono e saranno lasciate in balia di assurdi giochi di potere, favoriti dalle istituzioni troppo spesso girate dall’altra parte

  3. Blog “Rischio Vesuvio”, 3 maggio 2015, QUI

    RISCHIO VESUVIO: LA ZONA ROSSA SUI BANCHI DEL CONSIGLIO DI STATO
    di MalKo

    Il 4 giugno 2015 dovrebbe esserci un interessante dibattito innanzi al Consiglio di Stato tra il Comune di Boscoreale e la Regione Campania ad oggetto la zona rossa Vesuvio. Alla base della diatriba c’è la sentenza emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), che ha dato ragione al Comune di Boscoreale circa il diritto ad estrapolare dalla classificazione di zona ad alto rischio, quella parte di territorio boschese che va oltre la linea nera Gurioli. In questo modo il comune vesuviano sfuggirebbe parzialmente alla morsa della legge regionale campana n° 21 del 2003. Questa legge infatti, vieta di edificare per uso residenziale nella plaga ad alto rischio vulcanico.
    La Regione Campania ha proposto ricorso al Consiglio di Stato che a sua volta ha ritenuto necessario sospendere la sentenza (periculum in mora), indicendo un dibattito pubblico per approfondire aspetti giudicati di tutto rispetto per la sicurezza delle popolazioni esposte.
    Siamo stati facili profeti nell’ipotizzare questa querelle, perché riteniamo di conoscere in buona parte i cui prodest che regolano le azioni di alcuni politici e amministratori pubblici, particolarmente protesi nella corsa alla cementificazione del territorio e al condono edilizio che racchiude aspettative da barattare col consenso elettorale.
    Per spiegare che cosa si andrà a dibattere, dobbiamo procedere con una piccola cronistoria degli eventi scientifici, tecnici e politici, che hanno portato il Dipartimento della Protezione Civile, la Regione Campania, l’INGV e la Commissione Grandi Rischi, a produrre una serie di documenti poi sfociati nelle nuove direttive ad oggetto scenari eruttivi e nuova zona rossa.
    La zona rossa Vesuvio, cioè quella a massima pericolosità vulcanica, negli anni 90’ era composta dai 18 comuni riportati nella figura a lato. Una conformazione scarlatta molto criticata perché utilizzava i confini amministrativi come limite alle dirompenze vulcaniche.
    Nel 2003 l’assessore Marco di Lello propose e ottenne il varo della legge n° 21 che bloccava e blocca di fatto l’edilizia ad uso residenziale nei territori vesuviani a maggior rischio. L’articolo 1 del disposto recita testualmente così: “La presente legge si applica ai comuni rientranti nella zona rossa ad alto rischio vulcanico della pianificazione nazionale d’emergenza dell’area vesuviana del dipartimento della protezione civile – prefettura di Napoli – osservatorio vesuviano”.
    Il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), come abbiamo più volte segnalato, è uno degli attori principali di questa storia, ed è anche il soggetto giuridico su cui grava la responsabilità del piano nazionale d’emergenza Vesuvio.
    Per definire i territori a rischio vulcanico, e, quindi, la zona rossa, il dipartimento si è avvalso di un’apposita commissione legata al piano d’emergenza (Gruppo A), che ha prodotto un elaborato tecnico scientifico posto poi al vaglio della Commissione Grandi Rischi per il rischio vulcanico (CGR – SRV). A quest’ultimo consesso di esperti infatti, è demandato l’ultimo autorevole parere sugli argomenti di particolare rilevanza per la sicurezza.
    La Commissione Grandi Rischi ha concluso che la zona a massima pericolosità vulcanica, cioè quella invadibile dalle colate piroclastiche, nel nostro caso (Vesuvio) poteva ritenersi congrua a quella circoscritta dalla linea nera Gurioli. Il Dipartimento della Protezione Civile ha quindi fatto sue queste conclusioni, assegnando a questo segmento a tratti curvilineo, la funzione fondamentale per quanto discutibile di limite di pericolo.
    La linea nera Gurioli che vedete nella figura soprastante, è un segmento geo referenziato nato da indagini campali e segna i limiti di scorrimento dei flussi piroclastici per eruzioni di energia VEI 4.
    Quasi contemporaneamente, alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, hanno effettuato specifiche elaborazioni statistiche indicando da qui a un secolo un’eruzioni ultra stromboliana (VEI 3) come quella più probabile, mentre una sub pliniana di energia VEI 4 come quella massima di riferimento. Il Dipartimento ha quindi accettato questa proiezione statistica e anche la linea Gurioli che da limite di deposito si è trasformata incredibilmente in un limite di pericolo. In conclusione possiamo dire con certezza che si è assegnato con qualche azzardo un valore deterministico al pericolo eruttivo.
    D’altra parte nel momento in cui è stata rivisitata la zona rossa ad alto rischio vulcanico, il risultato immediatamente apprezzabile che si evince dalle mappe fin qui pubblicate, è quello di un restringimento del settore a maggior rischio vulcanico, perché le superfici inglobate dalla linea nera Gurioli sono nettamente inferiori alle superfici eccedenti la stessa linea. Infatti, guardando la figura sottostante, si identifica immediatamente la nuova zona rossa che, come abbiamo più volte chiarito, è quella circoscritta proprio dalla linea Gurioli. All’interno del segmento asimmetrico, si apprezzano delle piccole aree rosse che sono porzioni di territorio entrate recentemente nella classificazione ad alto rischio vulcanico (Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio, Nola, San Gennaro Vesuviano, Palma Campania e Poggiomarino). Di contro, le aree color testa di moro sono quelle uscite dalla classificazione scientifica di alto rischio.
    Il 4 giugno 2015 il Comune di Boscoreale chiederà il rispetto della sentenza che gli ha riconosciuto il diritto di estrapolare quella parte del proprio territorio eccedente la linea nera, dalla nuova zona rossa che classifica, lo ribadiamo ancora una volta, il territorio ad alto rischio vulcanico. Con la favorevole sentenza emessa dal TAR Campania, questo settore boschese acquisirebbe alla stregua di Poggiomarino e Scafati, lo status di zona rossa 2 (R2). Nulla cambierebbe ai fini dell’evacuazione preventiva in caso di allarme vulcanico, ma crollerebbero i vincoli di inedificabilità previsti dai disposti della legge regionale 21 del 2003.
    Richiamando principi di equità e di diritto, siamo convinti che la Regione Campania non può sostituirsi all’autorità scientifica nella definizione e nella classificazione delle zone ad alto rischio, soprattutto utilizzando confini non circolari ma sinusoidali. L’assessore regionale Prof. Edoardo Cosenza è lecito pensare che può proporre un cambio della legge 21/03, ma non siamo certi che possa procedere a forzature di classificazione del territorio, palesando concetti di maggiore tutela che varrebbero stranamente per un comune e non per l’altro. La realtà è che involontariamente o maliziosamente è stato veicolato alla stampa il concetto propagandistico dell’allargamento della zona rossa Vesuvio, forse perché sarebbe stato di qualche imbarazzo ammettere che il nuovo settore a rischio nei fatti è più piccolo della precedente perimetrazione…
    La Regione Campania a cui spetta in aula confutare le tesi avverse, dovrebbe innanzitutto spiegare, atteso una certa linearità distanziale dei tre comuni dalla bocca eruttiva del Vesuvio (fig. Y), come mai alle municipalità di Poggiomarino e Scafati non vengono assegnati gli stessi criteri di iper garantismo che invece vengono invocati per Boscoreale e comuni similari, indicati (abnormità) come già avvezzi alle rinunce nel campo dell’edilizia… Ancora più assurda è la situazione di Pompei, che dovrebbe essere quasi per intero fuori dalla nuova zona rossa; lo stesso vale anche per Torre Annunziata e poi Somma Vesuviana e Sant’Anastasia. Su questi comuni infatti, grava una palese discriminazione che a torto o a ragione, ha avuto negli anni delle notevoli implicazioni economiche.
    Qualche giorno fa nell’ambito di un convegno ad oggetto il rischio vulcanico napoletano, l’assessore Edoardo Cosenza nel rispondere a una domanda proveniente dal pubblico in sala, ci sembra che ebbe a chiarire succintamente che sui suoli di Bagnoli (caldera del super vulcano Campi Flegrei), si potrà costruire anche nel senso residenziale perché la legge 21 del 2003 che vieta l’edificazione nella zona ad alto rischio vulcanico, vale per il Vesuvio ma non per il vulcano flegreo… La legge non può essere semplicemente estesa ad altri distretti vulcanici per logica, ha affermato… Questa puntualizzazione non depone a favore della Regione. Infatti, proprio perché la legge è legge, i disposti della norma sull’inedificabilità nella zona ad alto rischio vulcanico, devono applicarsi solo ai territori compresi all’interno della linea nera Gurioli, che non può essere allargata per logica politica, soprattutto se non c’è equità di trattamento delle municipalità limitrofe, ovvero supporto scientifico di riferimento.
    Certamente il nostro atteggiamento sulla faccenda non è motivato da ripensamenti sui danni prodotti dal cemento ristoratore. Anzi…con queste precisazioni pedisseque vogliamo semplicemente dimostrare che sul rischio Vesuvio pesa la politica del guazzabuglio e dei colpevoli silenzi anche della carta stampata usuale e specializzata. Sull’area vesuviana bisogna sciogliere molti nodi scientifici, tecnici, politici e informativi. La gente sappia che si sta dando molto spazio alla strategia della previsione dell’evento vulcanico come misura di tutela assoluta, abbandonando completamente la prevenzione delle catastrofi: una complessa multidisciplinarietà che richiede tempo e rinunce e poca visibilità.
    La linea nera deve trasformarsi in un cerchio e passare da segmento puntiforme a fascia di rispetto come suggerisce la stessa Lucia Gurioli. Una fascia circolare e ampia in una misura che dovrà essere stabilita a cura di un consesso di scienziati nazionali, internazionali e preferibilmente senza particolare dipendenze finanziarie sui progetti di ricerca.
    Per quanto riguarda il restringimento della zona rossa non si faccia confusione con l’allargamento della zona da evacuare che sono due cose completamente diverse che nascondono una ipocrisia di fondo che tratteremo presto.
    Il nostro parere è che il Consiglio di Stato intanto debba rendere esecutiva la sentenza del TAR Campania, soprattutto perché la giustizia deve rimanere un discutere sui fatti e sulle evidenze e non sulle conclusioni scientifiche o sulle strategie operative. Ovviamente Il Consiglio di Stato potrà arrogarsi con motu proprio il diritto civico – istituzionale di scrivere al Dipartimento della Protezione Civile, onde segnalare delle probabili incongruità o incertezze sull’affaire Vesuvio, che vanno riviste in un quadro di generale interesse della collettività esposta.
    Il principio appellante potrebbe essere proprio quello del periculum in mora, o se volete semplicemente di precauzione che difficilmente sarà richiamato dalle parti in causa
    .

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