1944-2014: 70 anni dall’ultima eruzione vesuviana

L’ultima eruzione vesuviana, da cui la colata lavica che ha distrutto nel 1944 i due paesi attigui di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma, è nota, raccontata e analizzata in un gran numero di pubblicazioni, da quelle storico-locali ai saggi accademici di scienze naturali, dagli atti dei convegni sul rischio vulcanico fino alle guide turistiche di ampia tiratura.
Anche la letteratura ha narrato quei giorni drammatici tra disastro naturale e disastro bellico, come ha fatto Norman Lewis in “Napoli ’44“:

«19 marzo: oggi il Vesuvio ha eruttato. E’ stato lo spettacolo più maestoso e terribile che abbia mai visto. Il fumo dal cratere saliva lentamente in volute che sembravano solide. […] Di notte fiumi di lava cominciarono a scendere lungo i fianchi della montagna».

Oppure come ha scritto Curzio Malaparte ne “La Pelle” [già qui, su questo blog], di cui segnalo la presentazione video realizzata qualche anno fa da Stas’ Gawronski in “CultBook” (7’52″):

In questi giorni ricorrono i 70 anni di quell’esplosione, l’ultima del ciclo che si aprì catastroficamente nel 1631. Considerata la durata dell’attuale silenzio del vulcano napoletano, gli scienziati ritengono che il Vesuvio sia entrato in quiescenza, ovvero in quello stato che separa tra loro due “periodi di attività” e che, stando alla sua storia eruttiva, probabilmente può essere ancora lungo (in passato è durato anche alcuni secoli).
Per l’anniversario, a Napoli e provincia sono state organizzate almeno due occasioni per ricordare e riflettere su quell’evento: una storico-scientifica, l’altra spettacolare. Entrambe sono previste per martedì 18 marzo 2014.

Il primo appuntamento è presso l’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche (via Mezzocannone 8, Napoli), dove a partire dalle ore 9:30 verranno ricordate due ricorrenze: i 70 anni dell’ultima eruzione, appunto, e i 100 anni della scomparsa di Giuseppe Mercalli, uno dei padri della vulcanologia.
Il programma/invito è questo (anche su fb e sul web):

Clicca sull’immagine per accedere alla versione pdf.

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Il secondo appuntamento è presso il Museo Archeologico Virtuale (via IV Novembre 44, Ercolano), dove verrà proiettato «materiale audiovisivo originale d’epoca, girato dal corpo combattente statunitense e dagli impavidi giornalisti seguito da una carrellata d’immagini selezionate e montate per l’occasione». L’ingresso, per quel giorno, sarà gratuito.
La locandina è questa (anche su fb):

(Clicca sull’immagine per accedere all’evento fb)

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Breve cronologia dell’eruzione vesuviana del marzo 1944:
L’Osservatorio Vesuviano indica, quale data di inizio dell’ultima eruzione, il 13 marzo del 1944, quando un conetto di scorie, accumulatesi all’interno del Gran Cono dopo l’eruzione precedente, collassa a seguito dell’apertura del condotto principale. A distanza di pochi giorni, il 18 marzo, inizia un’intensa attività effusiva caratterizzata dall’emissione di piccole colate laviche lungo il versante orientale e meridionale della montagna e, in seguito, lungo quello settentrionale. In vista degli eventi, è ordinato lo sgombero delle città di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma ed è consigliato agli abitanti di Torre del Greco di abbandonare le proprie abitazioni ormai già investite da una continua pioggia di cenere. La lava, lenta ma inesorabile, raggiunge le due cittadine di San Sebastiano e Massa nella mattina del 21 marzo, devastandole entrambe [Foto + Mappa 1 + Mappa 2]. La parte conclusiva, e più spettacolare, dell’eruzione ha inizio già l’indomani, il 22 marzo, con una violenta attività esplosiva che pone fine all’alimentazione lavica e dà inizio a fontane di lava alte fino a 2 km. A queste fa rapidamente seguito il formarsi di un “pino vulcanico” di ceneri e lapilli che raggiunge un’altezza di circa 6 km, per poi collassare in flussi piroclastici verso Sud-Est, investendo le città di Terzigno e dell’agro nocerino-sarnese. Dall’incontro tra il magma e l’acqua in falda originano, come effetto collaterale dell’eruzione, numerose esplosioni freatomagmatiche associate ad intensa attività sismica, che va progressivamente diminuendo fino a cessare del tutto intorno al 29 marzo.
Nella sola San Sebastiano, il piano stradale si innalza di alcuni metri, circa 600 famiglie rimangono senza casa, gran parte della rete viaria è resa impraticabile e la rete idrica è fatalmente distrutta [fonte]. I danni riportati a seguito dell’eruzione sono di 26 morti nell’area interessata da ricaduta di ceneri e causati dai crolli dei tetti delle abitazioni (a Terzigno, Nocera Inferiore e Sarno), dei due centri abitati di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma in parte distrutti dalle colate laviche e di tre anni di raccolti persi nelle zone coperte dalle polveri vulcaniche.

[Alcuni giorni fa quell’eruzione è stata ricordata anche da Erri De Luca e da Gipi; ne ho scritto qui]

(Le fotografie sono tratte dal web)

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AGGIORNAMENTO del 24 marzo 2014
Il 28 marzo 2014 a Torre Annunziata il Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno” ricorderà l’eruzione del Vesuvio del 1944 con il convegno “Vesuvio: la paura fa 70!”. Saranno proiettate immagini d’epoca tratte dall’Archivio/raccolta fotografica di Vincenzo Marasco e riprese video recuperate da Angelo Pesce negli Archivi alleati:

Clicca sull’immagine per accedere alla pagina-evento su facebook.

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AGGIORNAMENTO del 20 ottobre 2014:
Domani, 21 ottobre 2014, alle ore 10 presso la Biblioteca Universitaria di Napoli verrà proiettato un filmato inedito dell’eruzione del Vesuvio del 1944, girato dagli Alleati. Altre info sono QUI e QUI.

“Vesuvio 1944”, a cura di Angelo Pesce

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10 thoughts on “1944-2014: 70 anni dall’ultima eruzione vesuviana

  1. Vesuvio 18 marzo 2014

    70° Anniversario dell’ultima eruzione del Vesuvio
    100° Anniversario della scomparsa di Giuseppe Mercalli

    Accademia Scienze Fisiche e Matematiche
    Via Mezzocannone 8, Napoli

    martedì 18 marzo 2014 ore 9:30

    Programma

    9:45, Apertura dei lavori
    10:00, Giuseppe Luongo: Una riflessione sull’attività scientifica di Giuseppe Mercalli
    10:20, Pietro Redondi: La formazione di Giuseppe Mercalli tra Sacerdozio e Scienze della Terra
    11:00, Elena Cubellis – Aldo Marturano: L’eruzione del Vesuvio del marzo 1944: testimonianze
    11:20-11:50, Break
    11:50, Paolo Gasparini: Vesuvio: l’avventura della scoperta della struttura interna del vulcano
    12:10, Marcello Martini: Vesuvio: metodi e tecnologie per il monitoraggio di un vulcano ad alto rischio
    12:30, Giuseppe De Natale: Le frontiere della vulcanologia
    12:50-13:30, Question time

  2. “INGV Terremoti”, 17 marzo 2014, QUI

    L’INGV RICORDA MERCALLI A CENTO ANNI DALLA SCOMPARSA

    Al via le iniziative dell’Ingv in ricordo di Giuseppe Mercalli, sismologo, vulcanologo, insegnante. Un percorso di un anno che interesserà tutta l’Italia. Mercoledì 19 marzo a Napoli la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Mercalliano, “I luoghi di Mercalli”.
    Una campagna di comunicazione e una serie di iniziative mirate ad affrontare dal punto di vista scientifico cosa significa vivere in un paese come l’Italia, esposto per la gran parte del suo territorio al rischio sismico e vulcanico. Il punto di partenza, l’anniversario dei cento anni dalla scomparsa di Giuseppe Mercalli, scienziato conosciuto in tutto il mondo per aver legato il suo nome alla ‘scala’ d’intensità con cui è possibile classificare gli effetti dei terremoti. Un percorso lungo un anno, promosso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che avrà il suo inizio mercoledì 19 marzo alle 9.15, presso il Convitto Vittorio Emanuele II – Piazza Dante, 41 – a Napoli, e si concluderà a Milano, città natale di Giuseppe Mercalli, nell’ambito dell’Expo 2015, passando per Roma, Catania, Isole Eolie, Genova e Torino.
    Ad aprire le celebrazioni dell’Anno Mercalliano, il Presidente dell’Ingv, Stefano Gresta. “Nell’immaginario collettivo il nome Mercalli evoca immediatamente la ‘misura’ degli effetti dei terremoti. Sappiamo bene”, afferma ancora il Presidente Gresta, “che l’unico vero modo per difenderci da questi eventi è la prevenzione, ovvero realizzare edifici in grado di resistere alle sollecitazioni sismiche, sviluppare una migliore conoscenza del fenomeno terremoto e, non ultimo, una informazione mirata ed efficace ai cittadini. Questi sono i punti fondamentali per una reale riduzione del rischio sismico”.
    La cerimonia, dal titolo ‘I luoghi di Mercalli’, si svolgerà a Napoli tra il Convitto Nazionale, il Liceo Vittorio Emanuele II e il Conservatorio di musica San Pietro a Maiella. Presso l’androne del Liceo Vittorio Emanuele II verrà scoperta una epigrafe commemorativa a ricordo del docente Mercalli, che qui insegnò prima di assumere l’incarico di direttore dell’Osservatorio vesuviano (Ov).
    Una serie di relazioni commemorative, con introduzione del direttore dell’Ov-Ingv, Giuseppe de Natale, che illustrerà la figura di Mercalli. “Scienziato ed educatore brillante dagli innumerevoli interessi culturali, Giuseppe Mercalli era appassionato di Vulcanologia. Per questo emigrò al Sud, la terra dei vulcani, e si stabilì a Napoli. Fu tra i primi a comprendere che gli edifici vulcanici si costituivano per successiva sedimentazione dei prodotti eruttivi e non, come altri credevano, per sollevamento. Ma, soprattutto”, spiega il direttore dell’Ov-Ingv, “ebbe sempre chiaro un obbiettivo fondamentale: lo studio dei fenomeni naturali estremi alla base della salvaguardia delle popolazioni a rischio. In questo senso fu un precursore dei concetti più moderni di Protezione Civile”.
    Il programma prevede poi una visita ai Musei di Fisica e Scienze Naturali del Liceo Vittorio Emanuele II, dove verrà presentata la ‘Mostra itinerante sulla biografia di Mercalli e sulla sua figura di scienziato’, con pannelli esplicativi, documenti, foto, appunti manoscritti, strumenti antichi e oggetti collegati a Mercalli. Chiuderà la giornata il concerto presso il Conservatorio di musica San Pietro a Maiella.
    Tra le autorità, il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e il Presidente della Provincia, Antonio Pentangelo.
    L’intero programma della giornata è disponibile in versione integrale sul sito Ingv. Per conoscere la figura di Mercalli, attraverso curiosità e aneddoti, sarà possibile seguirlo su twitter: @g_mercalli

    Il programma è disponibile qui.

    Per informazioni:
    Giuseppe De Natale, direttore Osservatorio Vesuviano- Ingv (e-mail: direzione@ov.ingv.it )
    Giovanni Ricciardi, ricercatore Osservatorio Vesuviano- Ingv (e-mail: giovanni.ricciardi@ov.ingv.it )
    Mauro Di Vito, ricercatore Osservatorio Vesuviano- Ingv (e-mail: mauro.divito@ov.ingv.it )

  3. Nella settimana del 70esimo anniversario dell’ultima eruzione vesuviana, Ciro Teodonno ha dedicato tre articoli a quell’evento (e alle sue conseguenze sociali, ambientali, di sicurezza):

    “Il mediano”, 16 marzo 2014, QUI

    CHI HA PAURA DEL VESUVIO?
    Dobbiamo davvero aver paura del Vulcano o dobbiamo, più che la sua ira, temere la stupidità e la follia di chi lo abita?
    di Ciro Teodonno

    In genere, con la cifra tonda c’è l’abitudine di celebrare gli avvenimenti di rilievo, c’è l’abitudine di sancire questo passaggio temporale e non si capisce bene se lo si fa per fini scaramantici, lucrativi o squisitamente autocelebrativi. Quel che succede è di per certo uno strano fenomeno ed è quello che porterà, per il settantesimo dell’ultima eruzione, ancora una volta l’attenzione sul Vulcano ma per quel tanto che basta per celebrarlo e poi dimenticarlo.
    Ci si chiederà come è possibile dimenticarsi di un vulcano attivo, eppure lo si è fatto; in più di settecentomila ce lo siamo dimenticato, scegliendo questo luogo come dimora fissa e lavorativa; se lo sono dimenticati anche quei sindaci che in maniera più o meno esplicita hanno permesso di edificare là dove non era possibile e soprattutto non era opportuno farlo, rilanciando, col senno di poi, il testimone dell’infamia al successore, che ha, a sua volta, reiterato ipocritamente il gesto.
    Il Vesuvio è invisibile e lo è perché così deve essere, perché così lo si vuole, perché deve sancire l’oblio edilizio che ha permesso di edificare ovunque attorno al Cratere, senza per questo porsi minimamente lo scrupolo per quel che si faceva e soprattutto dove lo si faceva, innalzando a fonte assoluta l’economia del cemento e a prescindere che fosse una casa privata o un edificio pubblico, che lo si costruisse su un conetto vulcanico o lungo un canalone, che seguissero norme antisismiche o che rasentasse il cielo.
    Non mi soffermo poi sul fatto che il tutto lo si è fatto in pieno parco nazionale, perché è ormai evidente che la sua è un’entità più che mai fittizia, sancita addirittura dallo stato centrale con l’abandono più totale, con l’apertura delle discariche entro i suoi confini e questo con l’avallo delle autorità locali prone e ribelli a seconda della convenienza politica. Ma quello che voglio ribadire, è la pura follia del fatto che si sia reiterato un dolo collettivo in un’area fortemente vulcanica, facendo finta che il vulcano non esista; salvo sfruttarne l’immagine per fini economici e sciovinistici ma senza amarlo, senza conoscerlo minimamente se non attraverso sbiadite e deformate immagini riflesse.
    In un modo o nell’altro, quest’anno, s’è parlato ancora una volta di Vesuvio e del mondo che vi girava intorno, in concomitanza dei settant’anni dall’ultima eruzione; se n’è parlato ancora per quell’indissolubile anello di rifiuti, che in maniera concentrica include quello altrettanto indissolubile anello urbanistico; se n’è ancora parlato per il rischio vulcanico, rendendosi finalmente conto dell’assurdità del precedente piano di evacuazione che teneva in conto i confini amministrativi per delineare le zone di rischio e consegnandocene un altro altrettanto assurdo e che nessuno mai applicherà perché nessuno mai si prenderà la responsabilità di evacuare centinaia di migliaia di persone dalla notoria e consolidata indole anarchica.
    Questo piano ben presto manifesterà la sua incoerenza e inutilità, perché, ammesso che questo fosse stato realizzato in buona fede, non ricalcherà e non gestirà mai l’immagine reale di un territorio che, al di là della crisi e della sua natura, non smetterà mai di evolvere e di sfuggire ad ogni catalogazione razionale. Mentre i professori studiano il come evacuare settecentomila anime, queste crescono, aumentavano di numero o si sostituiscono a chi va realmente via e il tutto senza controllo, senza la possibilità di registrare la variazione di un fenomeno tanto sommerso quanto abusivo. Sappiamo realmente quanti siamo? Sappiamo veramente quante abitazioni esistono nel Vesuviano e le loro reali cubature? Quali strade, e quali vie di fuga gestiranno l’immane flusso?
    Lo stesso vale per l’ambiente vesuviano: ci si riempie la bocca col Vulcano più famoso del mondo ma, come al solito, con la lusinga non si vuol far altro che nascondere le nostre colpe o, nel migliore dei casi, la nostra altrettanto colpevole ignoranza. Un Gran Cono saturo di turisti ma che diviene ricchezza per pochi eletti, quel che rimane del territorio, resta abbandonato a se stesso e a chi vuol gestirlo in maniera feudale. Un ente parco in mano alla più squallida e bieca politica clientelare e correntistica che altro non farà che continuare baroccamente ad esistere per giustificare se stesso e non la funzione per la quale fu istituito.
    Su tutto però spiccano i vesuviani! Costoro sono i peggiori nemici dello stesso Vulcano, per non dire di se stessi, sono i primi a inquinarlo, sono i primi a non conoscerlo ma sono i primi ad offendersi a morte se poi se ne parla male; un po’ come lo si fa di una madre trascurata o una moglie più volte cornificata. Insomma, cos’è cambiato in settant’anni di quiete? Cosa abbiamo fatto per meritarcela? Chi ha dimostrato di essere più distruttivo? Il Vesuvio o noi?

    COMMENTI:

    Pubblicato da: Michele | 17/03/2014 | 9.34.27
    Bene, bravo. Ora perché non ci suggerisce cosa fare ? Dobbiamo trasferirci tutti? OK. Dove ? qual’è il posto sicuro lontano dalle eruzioni, dai terremoti, dalle alluvioni, dalle terre dei fuochi, ecc. Con quali soldi ? con i nostri risparmi o con il ricavato dalla “vendita” dell’attuale casa ubicata nella zona rossa ? Se la zona rossa deve morire si incominci subito senza sprecare energie per piano di evacuazione e cose varie.

    Pubblicato da: Blu vesuviano | 17/03/2014 | 14.24.56
    Ciro non ho dubbi! Siamo sopratutto noi ad offendere il Vesuvio. La sua natura “aggresivà” è funzionale a generare un equilibrio tra le visceri ancora calde e una superficie terrestre che si nutre di sali, minerali e calore rovesciato sul manto esterno. Gli uomini, e tra i tanti che hanno popolato la zona vesuviana, sopratutto le ultime generazioni hanno snaturato l’ambiente, hanno abusato e violentato i territori, hanno scavato fosse smisurate per rubarne terreni per costruire case e palazzi più spesso abusivi e contro la legge del buon senso e hano poi riempito quelle buche con tonnellate di rifiut. In questi giorni mi è capitato di leggere Spinoza un filosofo che ha identificato la natura con l’Essere e quindi con dio, e riconosce in questi infiniti attributi di cui l’uomo riesce a percepirne solo duel’estensione e il pensiero entrami costituiti da infinite parti. Nella sua visione chiara e limpida finisce con il pensiero che l’uomo che è tuna parte di quell’infinito può trovare letizia solo quando conoscendo Dio, la natura, lEssere si unisce insieme agli altri per rispettare l’ambiente la natura e la volontà che essa esprime.

    Pubblicato da: Ciro Teodonno | 17/03/2014 | 21.43.50
    @ Michele Non capisco il senso del suo commento. Se ha un problema per la casa; mal comune mezzo gaudio! Nella zona rossa ce l’ho anch’io. Se ha un’idiosincrasia nei miei confronti o per quel che scrivo, se ne faccia una ragione anche perché le mie domande, i miei dubbi e le mie accuse non le rivolgo a lei ma a chi di competenza. Se lei ne ha o ha le risposte a tal riguardo, ci illumini e ci faccia capire come si possa vivere in questo luogo civilmente e senza ipocrisie. Se poi si vuol trovare il pelo nell’uovo, evitando di affrontare i veri problemi, si è liberi di praticare lo sport nazionale dell’ipocrisia
    .

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    “Il mediano”, 18 marzo 2014, QUI

    MARZO 1944
    Un’analisi delle cronache dell’epoca, per intendere i fatti che videro protagonista il Vesuvio e la sua gente settant’anni fa.
    di Ciro Teodonno

    Abbiamo deciso di ripercorrere, a settant’anni dall’ultima eruzione, i fatti che la contraddistinsero, facendo una sorta di cronistoria degli eventi che nel marzo del 1944 colpirono il Vesuviano.
    Abbiamo deciso di seguire, attraverso la cronaca dei giornali dell’epoca, la furia del Vulcano; le passioni e le vicissitudini di chi visse, in quei frangenti, lo scontro tra natura e storia, quelli che furono posti da quest’ultima in quarta pagina, perché le notizie di una guerra ancora in atto non permettevano attenzione maggiore o perché, l’ira del Vulcano, era probabilmente considerata un fenomeno naturale e non un evento catastrofico e inusitato, come spesso oggi li definiamo.
    Abbiamo utilizzato, in buona parte, le pagine del Risorgimento, il quotidiano che, in quei duri anni di guerra, riuniva le testate de Il Mattino, Roma e Il Corriere di Napoli, dopo la confisca delle testate da parte degli alleati e che fu edito dall’ottobre del 1943 fino all’ottobre del 1950. Il periodo preso in esame è quello dell’eruzione che va dal 18 al 29 marzo del ’44 (anche se il periodo di riposo inizia ufficialmente il 7 aprile). Infine i luoghi prescelti non potevano che essere San Sebastiano e Massa, quelli più colpiti dalla lava del ’44.
    Ci piacerebbe però iniziare con una panoramica su quello che fu l’evento eruttivo in sé, e vorremmo farlo con documenti apparsi in buona parte solo sul
    Risorgimento, scritti dall’allora direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe Imbò. Quello che segue è quindi il suo resoconto, contemporaneo ai momenti dell’eruzione, non un documento successivo, come è più facile riscontrare altrove, ma la viva testimonianza dello scienziato davanti alla forza della natura. Nella stesura abbiamo rispettato il testo dell’epoca e messo tra parentesi le parole illeggibili e da noi desunte.

    Dal “Risorgimento” di sabato 25 marzo 1944 (Pagina 4)

    Un comunicato del direttore dell’osservatorio
    Sulle varie fasi eruttive ci è pervenuto dal direttore dell’Osservatorio, prof. Giuseppe Imbò, il seguente comunicato:
    “Alle ore 16.30 del 18 marzo, dopo alcune ore di ostruzione del condotto eruttivo si è avuta una brusca riapertura di esso con immediato inizio di un’intensa attività effusiva ed esplosiva. Le lave copiosissime dapprima colmarono la voragine formatasi al crollo del conetto (Crollo avvenuto alle prime ore del giorno 13), ed indi si ebbe la formazione di due principali correnti, una a Nord Est e l’altra a Sud Est, entrambe molto veloci. la prima si diresse a Nord e raggiunse le pareti del Somma in circa un ora, indi costeggiando queste si diresse verso il fosso della Vetrana (il giorno 19/3, ndr.) la seconda si riversò in parte sul fianco esterno del cono spingendosi rapidamente a valle e in parte costeggiò le pareti sud occidentali del cratere, dando luogo alla formazione di altre piccole lingue laviche.
    Pertanto l’attività esplosiva diventava sempre più intensa: Il materiale esploso, lanciato ad altezza di un centinaio di metri, si riversava sulla platea lavica, da una distanza dalla bocca di non oltre 100 metri, mentre la lava sgorgava dalla bocca a guiso di cavalloni.
    L’attività vulcanica complessivamente considerata rimase quasi costante fino al mattino del 19. Alle ore 11.00 circa, però, in seguito a nuovo apporto magmatico si ebbe una brusca recrudescenza di entrambe le attività. Nuove colate si riversarono all’esterno specialmente dal lato settentrionale ed i lanci divennero continui, copiosissimi ed altissimi; alcuni di essi così fitti e perduranti assunsero l’aspetto di fontane laviche. Un nuovo copiosissimo efflusso lavico si verificò nella notte successiva (20/3 ndr.) lungo il versante Nord riversandosi sulle colate precedentemente sgorgate dirigendosi rapidamente a valle.
    Al tramonto il fronte lavico era già ad un 500 metri da Massa che nella giornata successiva (21/3 ndr.) veniva investita dalla lava insieme a parte di San Sebastiano.
    Una nuova fase eruttiva subentrò alle 17.00 circa del (22) con la formazione di una violenta fontana lavica alla quale, intervallate da brevi pause, ne successero altre, ciascuna di durata intorno all’ora. La minima altezza dei getti lavici raggiunse i 500 metri mentre la massima si avvicinò ai 1000. (Concomitante) all’inizio della nuova fase si notò una riduzione nelle portate laviche in entrambi i versanti.
    Alla sera del 22 esse potevano considerarsi ferme l’ultima fontana di lava si è presentata alle ore 8.00 del 22 ed (la) successiva alle 12.00 è immediatamente subentrata una nuova e violenta fase eruttiva con proiezioni di ceneri incandescenti e scure, dando luogo alla formazione di caratteristici pini vulcanici. Questa nuova fase, che ha subito una brusca cessazione alle ore 18.00 ed ha avuto una ripresa ad intensità alquanto più debole alle 21.00, perdura ancora.”

    Dal “Risorgimento” di sabato 28 marzo 1944 (Pagina 4)

    I comunicati dell’osservatorio.
    Sulla ultima manifestazione della attività eruttiva, il prof. G. Imbò, Direttore dell’Osservatorio, ci comunica:
    “L’attività esplosiva del Vesuvio con la proiezione di ceneri e scorie incandescenti, che è incominciata alle 12 del 22, intensissima e continua fino alle 18, intensa e quasi continua dalle 22 fino alla mattina del 22, è divenuta mediocre e discontinua e dura ancora, manifestando ad intervalli recrudescenze la cui caratteristica è rappresentata dalla formazione di nubi ardenti e da copiosissime scariche elettriche.
    Durante gli intervalli si è avuta una continua emissione di ceneri che si sono elevate fino a quasi 3000 metri e che anno dato luogo alla formazione del caratteristico pino vulcanico. le ceneri convogliate da venti forti di N. e di N-E si sono maggiormente propagate nelle direzioni S-O del vulcano.
    L’attività effusiva è da considerarsi finita.
    Dal complesso delle manifestazioni sia sismiche che eruttive si ritiene che l’eruzione, salvo qualche recrudescenza va gradualmente verso la fine”
    .

    Successivamente lo stesso direttore dell’osservatorio ci ha comunicato:

    “l’attività esplosiva, ad intensità ridotta, è continuata con le stesse modalità dei giorni precedenti, mentre permane una agitazione degli apparecchi sismici, dalla quale può pertanto dedursi che, se non è ancora finita, l’eruzione, con salti nelle intensità, si avvia verso la fine”.

    Inoltre il prof. Imbò, in una conferenza tenuta al Club della Croce Rossa Americana, ha dichiarato:
    “Il fumo a raggiunto l’altezza di tremila metri al di sopra del cratere e l’afflusso di lava a raggiunto durante la eruzione una media di 500 milioni di metri cubi all’ora. Capri, che pure dista una quarantina di chilometri dal Vesuvio, è stata ricoperta essa da uno spesso strato di cenere, valutata a centinaia di tonnellate. Vigneti ed alberi di fiore, strade e case sono stati ricoperti dalla cenere”.

    Dal “Risorgimento” di sabato 31 marzo 1944 (Pagina 4)

    L’eruzione è finita. Un comunicato del prof. Imbò.
    Dall’Osservatorio vesuviano, il Prof. Imbò ci comunica:
    “Con la fase della proiezione di cenere, divenute sempre più chiare e meno copiose, il violento parossismo vesuviano, durante il quale le lave hanno raggiunto una portata massima orario di circa 500 mila metri cubi ed un volume totale non molto dissimile da quello delle eruzioni del 1872 e del 1906, e cioè di circa 20 milioni di metri cubi, può considerarsi praticamente finito. Tra il 26 ed il 27 marzo si è avuto un graduale franamento della platea lavica con la conseguente formazione di una voragine la cui profondità, in seguito a dirette osservazioni dall’orlo craterico, è stata da me stimata non inferiore ai 200 metri. Le continue frane dall’orlo e le valanghe verso la base del grancono di tutta la (congerie) del materiale depositato sulle pendici di esso costituiscono attualmente, un grandissimo pericolo per gli escursionisti”.

    CARRELLATA FOTOGRAFICA

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    “Il mediano”, 19 marzo 2014, QUI http://www.ilmediano.it/apz/vs_art.aspx?id=8721

    1944: CRONACHE DELL’ERUZIONE
    San Sebastiano al Vesuvio e i paesi vesuviani nelle cronache dell’eruzione del marzo 1944.
    di Ciro Teodonno

    Sulla linea di quanto già detto nel precedente articolo focalizziamo ora l’attenzione sui centri abitati di San Sebastiano e Massa di Somma, colpiti della colata lavica nell’ultima eruzione vesuviana.
    I due centri, rispetto agli altri paesi colpiti, sono quelli, che nella sfortuna del cataclisma, hanno ottenuto maggiore attenzione e non solo dalla stampa ma anche dalla letteratura e su tutti spiccano i nomi di Norman Lewis e Curzio Malaparte che in Napoli “44 e ne La Pelle, lasciano pagine memorabili di quegli eventi e di quei luoghi. Quelli che seguono sono invece degli estratti dal Risorgimento e da La Stampa di Torino, che all’epoca veniva pubblicata nella penisola iberica, in grassetto, a chiosa, i commenti del redattore
    .

    Dal “Risorgimento” di giovedì 21 marzo 1944 (Pagina 4)
    […] Nel pomeriggio di oggi sono stati inviati dieci autocarri a San Sebastiano al Vesuvio per intraprendere il trasloco delle famiglie dal sentiero dell’infuocato torrente di lava. […]

    Dal “Risorgimento” di giovedì 23 marzo 1944 (Pagina 4)
    […] A nord la lava si è riversata nella Valle dell’Inferno e per l’atrio del Cavallo rigurgita con un ramo verso San Sebastiano, che ha tagliato a metà, circondando la chiesa, dirigendosi, con un’altra branchia, in direzione Somma-Pollena Trocchia. L’altro ramo avanza per la contrada Novella dove, dopo avere attraversato la linea delle ferrovie Cook ne minaccia la stazione. […]

    […] Il salvataggio dell’intera popolazione dei due villaggi di S. Sebastiano e di Massa di Somma (rispettivamente con 6000 e 1500 abitanti), situati sulle pendici occidentali, è stata completata nelle prime ore della mattinata di martedì, poco prima che il torrente di lava abbattesse il ponte che univa i due villaggi alle 3.31 antimeridiane. La valanga di rocce sulfuree e di fiamme ha distrutto il ponte, ha tagliato la strada che circonda la base del vulcano ed ha sommerso buona parte dei deserti. […]

    […] Il tenente colonnello Robert Kincaid, commissario provinciale del governo militare alleato, il quale ha diretto le operazioni di sgombero da S. Sebastiano, ha riferito che coloro che hanno compiuto l’opera di soccorso, con 200 veicoli dell’esercito, hanno completato lo sgombero dei primi due centri in 10 ore. […]

    […] Il sindaco di S. Sebastiano, colonnello Nicola Andrani (Il commissario prefettizio Nicola Andriani nel testo di R. Scarpato, M.T. Tommasiello, A.M. De Luca Picione su San Sebastiano – 1995 ndr.), ha ringraziato gli alleati per il pronto ed efficace aiuto prestato nella grande calamità. “A nome di tutto il popolo della zona colpita dalla distruzione – ha aggiunto il colonnello Andrani – desidero esprimere la nostra gratitudine per la prontezza, la rapidità e l’efficacia con cui gli alleati ci sono venuti in aiuto”. Il sindaco ha pure ringraziato i comuni vicini che hanno dato rifugio ai sinistrati. […]

    […] I membri della famiglia reale italiana si sono uniti alle autorità italiane e alleate nel seguire attentamente la situazione. Martedì il Principe ereditario si è recato sui luoghi del disastro.
    (Ben altro il tono della notizia letta sulla Stampa del 24/3/44 dove si legge la seguente vicenda: […] Infine, si apprende, sempre da fonte inglese, che l’ex-re si è recato a visitare la zona maggiormente colpita e particolarmente la zona di San Sebastiano, completamente sommersa dal torrente di lava. I pochi abitanti rimasti nella zona per cercare di salvare le loro povere masserizie hanno inscenato una dimostrazione contro l’ex-re, la cui macchina è stata fatta segno ad una fitta sassaiola”, ndr).

    […] La lava avanza lenta e spessa verso San Sebastiano. La Chiesa di Massa è bruciata, ma la Parrocchia di San Sebastiano è salva perché la lava in quel punto è deviata […]

    Dal “Risorgimento” di venerdì 24 marzo 1944 (Pagina 4)
    […] Nella chiesa di San Sebastiano, che la lava l’ha circondata lasciandola intatta, è stata celebrata la messa alla presenza di gran folla di fedeli, fra i quali erano i fuggiaschi di Massa e delle altre contrade di campagna. Tre quarti dell’abitato di S.Sebastiano sono distrutti, il municipio è crollato (nell’edizione del 26/3 si smentirà questa notizia ndr.), ed il sindaco si è trasferito a Pollena dove continua la sua opera di assistenza ai profughi […]

    Dal “Risorgimento” di sabato 26 marzo 1944 (Pagina 4)
    Il Governo Militare Alleato annuncia ufficialmente oggi che in seguito al crollo dei tetti di alcune case, sotto il peso della cenere eruttata del Vesuvio sono morte 21 persone, portando così il totale delle vittime dell’eruzione a 26. Le squadre di soccorso nella città di Nocera anno estratto i cadaveri di 12 persone uccise dal crollo dei tetti. Anche a Pagani altre nove persone sono morte per la medesima ragione. In precedenza tre persone erano morte a Terzigno perché colpite dalla pioggia di lapilli (Secondo la Stampa di Torino del 29/3/44 : “Altre tre persone sono rimaste uccise a Terzigno cittadina situata ad est del Vesuvio a causa dell’esplosione di vapori di gas verificatisi in un pozzo, probabilmente confondendo le notizie relative a S. Sebastiano/Massa ndr.).
    Le prime vittime dell’eruzione furono due bambini del paese di S. Sebastiano e Massa di Somma, morti in seguito all’esplosione di una cisterna sotterranea, bloccata e surriscaldata dal passaggio della lava ardente.

    (È importante notare che, gli unici danni dell’eruzione del “44 non furono patiti soltanto dalle cittadine di San Sebastiano e Massa ma è evidente che, come attestano Stampa e Risorgimento, anche i comuni dell’Agro Nocerino Sarnese subirono notevoli danni e non solo in termini economici. Se a tutto questo aggiungiamo le 130 vittime causate dal crollo dei tetti verificatisi durante l’eruzione del 1906 ad Ottaviano e San Giuseppe, riscontriamo non solo che la lava sia il male minore ma anche che l’estensione delle aree a rischio andava ben oltre quelle che immaginiamo e dell’attuale zona rossa ultimamente rielaborata dalla protezione civile.
    Infatti le due zone (zona rossa 1 e 2) non prevedono Nocera e Pagani, menzionate dall’articolo che nella precedente e come sembra nell’attuale stesura siano incluse in zona gialla proprio per il rischio legato alle ceneri. Rientrano invece nella tipologia di “area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici” i soli comuni di Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, Poggiomarino e Scafati appunto in zona rossa 2 ndr.)
    .

    L’arresto della lava
    Fin dalle prime ore del 23 la valanga di lava aveva rallentato la sua corsa: la lingua di materia incandescente che aveva sepolto parte dei S. Sebastiano (secondo scritti successivi Imbò segnerà come data definitiva dell’arresto della lava il giorno 22/3 ndr.), si era quasi arrestata al limitare della via Roma, nel centro dell’abitato, ed il giorno successivo cominciava a raffreddarsi; l’altro ramo, che aveva fatto temere per Torre del Greco e S. Giorgio, nello stesso giorno si andò fermando nei sobborghi delle cittadine, le quali anno subito danni irrilevanti, limitati alle vegetazioni ed a qualche coltivazione delle località periferiche.
    Resina anche è stata risparmiata: di fatti la lava che l’aveva direttamente minacciata ha arrestato il suo corso proprio davanti alla stazione centrale della ferrovia del Vesuvio che, come è noto, subito fuori dell’abitato. […] Sui danni prodotti dalla eruzione nella cittadina di S. Sebastiano, che come è noto è stata quella maggiormente colpita, abbiamo appreso dai rappresentanti del locale Comitato di Liberazione che, contrariamente a quanto risultava dalle prime informazioni, il Municipio non è andato distrutto, come pure la lava si è arrestata nelle vicinanze della parrocchia senza circondarla […] il Professor Imbò, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che come un medico segue attentamente le fasi di un male ostinato e pericoloso, non a voluto pronunziarsi sul corso dei presenti fenomeni ed a detto con molta cautela: “Posso dire soltanto che il Vesuvio è in uno stato anormale”. Che cosa annunzia il grande volume di fumo, il quale apparve nel pomeriggio di ieri ad oscurare il cielo?

    Dal “Risorgimento” di sabato 28 marzo 1944 (Pagina 4)
    Altri particolari, sui danni prodotti dalla eruzione, si apprendono ora da Nocera Inferiore. Nella notte del 22 e per tutta la giornata seguente è caduta in quella città una abbondante pioggia di lapilli. Alcune case sono andate interamente distrutte. I danni alla campagna sono ingenti. Il Sindaco avv. Lanzara si è prodigato nell’opera assistenza.
    Sui luoghi colpiti di Nocera si è recato nel pomeriggio di giovedì il Principe di Piemonte (Umberto di Savoia, il futuro Umberto II ndr.) e successivamente il Sottosegretario agli interni S. E. Pietro Capasso.
    Il Commissario Regionale, Colonello Poletti, a capo di una commissione americana, si è anche recato sul luogo, per disporre i soccorsi
    .

    Dal “Risorgimento” di sabato 29 marzo 1944 (Pagina 4)
    […] Pollena è divenuto il centro di smistamento di tutti i soccorsi. Sono affluiti in essa quasi tutti i profughi di San Sebastiano e della confinante frazione di Cercola, denominata Massa di Somma, nel numero di circa 4 mila. […]

    ARTICOLO CORRELATO

    CARRELLATA FOTOGRAFICA

  4. “Meteoweb”, 16 marzo 2014, QUI

    L’ERUZIONE DEL VESUVIO NEL 1944: ESATTAMENTE 70 ANNI FA L’ULTIMA ATTIVITA’ DEL VULCANO PARTENOPEO
    di Sara Di Salvo

    Sono passati 70 anni dall’ultima eruzione del Vesuvio, e proprio in questi giorni di Marzo (18-29 Marzo) ne ricorrerà il suo anniversario. Il 1944 è stato un anno davvero intenso per la popolazione campana: come se non bastassero gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, nei paesi ancora segnati dai bombardamenti, proprio quando era in corso la liberazione delle forze alleate dall’occupazione tedesca, il colossale vulcano partenopeo si è risvegliato. Nei mesi precedenti, il Vesuvio aveva dato alcuni segnali premonitori, ma in pochi vi avevano prestato attenzione: nel Gennaio di quell’anno si era infatti aperta una frattura, che aveva dato luogo ad una piccola colata, ed inoltre, il giorno 13 Marzo, era avvenuto il collasso di un cono di scorie messo in posto dentro al cratere.

    LA RICERCA IN TEMPI DI GUERRA – L’eruzione del 1944 viene considerata come la fase conclusiva di un periodo di attività iniziata nel 1913, anno in cui è cominciata una vera e propria attività stromboliana, che ha generato nel tempo il cono di scorie che è collassato il 13 Marzo del ’44. Esistono numerose e dettagliate descrizioni dell’eruzione: il contributo principale lo si deve all’allora Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe Imbò, che si trovò a gestire una situazione di “crisi nella crisi”.
    La sua attività di ricerca fu ostacolata dai nazisti, i quali trasformarono l’Osservatorio in una stazione militare; nonostante questo, e i grossi danni causati dai bombardamenti, Imbò, coadiuvato dalla moglie e da un coraggioso custode, portarono avanti le osservazioni e la raccolta dei dati durante l’eruzione del Vesuvio. Il loro duro lavoro ha costituito il più importante contributo alla Sismologia e alla Vulcanologia moderne: le interpretazioni dei sismogrammi nel corso dell’attività del 1944, e le osservazioni effettuate, hanno gettato le basi per le moderne scienze dei terremoti e dei vulcani. Imbò fu oltretutto uno dei primi scienziati a correlare, quantificandola, l’attività eruttiva con i dati sismici: avanzò infatti la teoria, tuttora valida, che il tremore vulcanico sia causato dal violento degassamento del magma che risale nel condotto verso il cratere.
    L’attività del 1944 ha avuto inizio il 18 Marzo attraverso un sensibile aumento dell’attività stromboliana e con l’emissione di alcune colate che si sono riversate lungo il fianco Est e Sud del cono vulcanico; uno di questi flussi si è diretto verso l’Atrio del Cavallo, per poi raggiungere ed invadere gli abitati di Massa di Somma e di S. Sebastiano. Dal pomeriggio del 22 Marzo, l’eruzione è passata alla sua seconda fase, caratterizzata dall’emissione di fontane di lava e di alte colonne di cenere (fino a 5 chilometri di altezza sopra il cratere), accompagnate da valanghe detritiche ad alta temperatura e da flussi piroclastici. Il 24 Marzo l’attività eruttiva, che nei giorni precedenti era già andata scemando, è arrivata alla sua terza fase, passando pian piano alla sola emissione di cenere, che è infine cessata del tutto il 29 Marzo.

    CONSEGUENZE DELL’ERUZIONE – Il bilancio dell’eruzione del 1944 fu di 26 morti per il crollo dei tetti degli edifici, resi instabili dalle grosse quantità di cenere accumulata. Inoltre due paesi vennero distrutti parzialmente per via del passaggio di flussi lavici, e furono persi i raccolti per i tre anni a seguire, a causa del materiale cineritico che aveva ammantato i campi. Le persone evacuate per via dell’eruzione furono circa 12000 e molti paesi vennero gravemente danneggiati dalla ricaduta di cenere e lapilli (come ad esempio Terzigno, Pagani, Nocera, Massa e S. Sebastiano).

    SEGNI ATTUALI DELL’ERUZIONE PASSATA – È attualmente osservabile una successione completa dei prodotti emessi dall’eruzione del 1944: questa è collocata lungo il versante interno nord-orientale del cratere. Alla sua base si trova un banco di lava grigio-chiara e su di esso poggia una sequenza debolmente stratificata di scorie saldate. Ancora più in alto nell’affioramento, si ha una sequenza di lapilli scoriacei intercalata da livelli di ceneri grossolane e bombe vulcaniche; come ultimo livello, si trova invece uno spesso strato di brecce rosso-violacee costituite da bombe e ceneri grossolane, ceneri grigie e molti frammenti litici, messi in posto durante l’ultima fase eruttiva, caratterizzata da esplosioni di natura freatomagmatica.

    SITUAZIONE ATTUALE – Quella del 1944 è stata l’ultima eruzione del Vesuvio, ed ha segnato il passaggio del vulcano da uno stato attivo, dove il sistema magmatico era dotato di un condotto di alimentazione aperto (si parla di condotto aperto quando la bocca eruttiva è in contatto con la camera magmatica attraverso un camino vulcanico libero da detriti di qualsivoglia origine; in questo modo il degassamento del magma che staziona in profondità non trova ostacoli durante la sua risalita e può liberamente uscire dal cratere, favorendo così la depressurizzazione del sistema), ad uno stato quiescente, con condotto ostruito, che è poi la situazione in cui si trova allo stato attuale (un condotto ostruito implica che il gas che essolve dal magma che risale nel sistema vulcanico, non è libero di uscire dal cratere e fluire in atmosfera, e percioò genera delle sovrappressioni; solitamente è proprio l’eccesso di pressione interna a scatenare le eruzioni esplosive: in definitiva la sovrappressione è il motore delle esplosioni!).
    L’INGV tiene costantemente sotto controllo il Vesuvio attraverso l’osservazione di parametri geochimici e geofisici, e vengono effettuate regolari campagne di misura da diversi ricercatori che si occupano poi di controllare ed interpretare i dati raccolti. In realtà non è solo questo Vulcano a preoccupare la comunità scientifica e la popolazione partenopea; nell’area napoletana è la zona dei Campi Flegrei a suscitare l’attenzione più grande, poiché si tratta di una gigantesca caldera di circa 15 chilometri di diametro, al cui interno sorgono numerosi centri urbani densamente abitati, che mostra tutte le evidenze di un sistema magmatico tutt’altro che sopito.

    CELEBRAZIONE DEL 70° ANNIVERSARIO – L’accademia di Scienze Fisiche Matematiche di Napoli, in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano-INGV, organizzano in occasione del 70° anniversario dell’ultima eruzione del Vesuvio e del 100° anniversario della scomparsa di Giuseppe Mercalli, una conferenza che si terrà dalle ore 9:45 del 18 Marzo 2014, presso l’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche, in Via Mezzocannone n°8, a Napoli. Interverranno molti ricercatori dell’INGV e alcuni Professori provenienti dall’Università Federico II di Napoli e dall’Università Bicocca di Milano, insieme al Direttore dell’Osservatorio Vesuviano-INGV, Giuseppe De Natale.

    Altri link:
    * 1944: l’ultima eruzione del Vesuvio (di Renato Sansone, 9 luglio 2011);
    * L’ultima eruzione del Vesuvio nel marzo del 1944: la cronaca e 8 storiche fotografie esclusive (di Redazione, 10 settembre 2012).

  5. Pingback: Memorie dell’eruzione vesuviana del 1944 | Paesaggi vulcanici

  6. Convegno eruzione 1944 “Vesuvio: la paura fa 70!”

    Il Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, in occasione del 70° anniversario dell’eruzione del Vesuvio che sconvolse sconvolse l’intera area vesuviana dal Marzo all’Aprile del 1944, organizza un incontro di divulgazione storica e scientifica per il 28 Marzo 2014 presso l’aula consiliare della Parrocchia di A.G.P. di Torre Annunziata, Basilica pontificia di Maria SS. della Neve. Durante i lavori saranno proiettate immagini illustrative dell’evento tratte dall’Archivio/raccolta fotografica MARASCO e riprese video recuperate dal Dr. Angelo Pesce dagli Archivi alleati. In merito il Dr. Angelo Pesce, geologo nonché studioso e testimone oculare dell’evento eruttivo interverrà illustrando le varie fasi eruttive che caratterizzarono l’eruzione.
    L’incontro denominato per l’occasione “Vesuvio: la paura fa 70!” sarà il primo di una serie di convegni che si svolgeranno nell’arco dei prossimi mesi che seguiranno come tematica principale la nostra montagna. Vi aspettiamo numerosi,

    Vincenzo Marasco
    Presidente del Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”


    (pagina-evento su facebook)

    SEGUE PROGRAMMA:

    Ore 18.30
    Accoglienza degli intervenuti presso la Basilica Pontificia di Maria SS. della Neve in Torre Annunziata;

    Ore 19.00
    Aula consiliare Basilica di Maria SS. della Neve, convegno di divulgazione storica con proiezione di immagini video fotografiche a cura del Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno.
    Interverrà il Prof. Angelo Pesce, geologo, storico, studioso e testimone oculare dell’evento eruttivo vesuviano del Marzo 1944
    .

  7. “Stabia Channel”, 31 marzo 2014, QUI

    TORRE ANNUNZIATA. CONVEGNO A 70 ANNI DALL’ERUZIONE DEL VESUVIO DEL 18 MARZO 1944
    Comunicato Stampa

    In occasione dei 70 anni dall’eruzione vesuviana del Marzo 1944 il Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, il 28 marzo 2014 presso il salone dei congressi della Parrocchia di A.G.P., Basilica pontificia di Maria SS. della Neve in Torre Annunziata, ha tenuto un convegno di divulgazione storica – scientifica. L’incontro culturale, realizzato con la collaborazione dell’assessorato alla Cultura della città di Torre Annunziata e il fattivo e immancabile appoggio del Parroco Rettore della Basilica pontificia, Mons. Raffaele Russo, rientra in una serie di incontri a tema che verranno svolti sul territorio oplontino durante il corso dell’anno corrente.
    Con grande entusiasmo, e immancabilmente, ad inaugurare gli studi, dopo il saluto di Monsignore Raffaele Russo e la lettura del messaggio augurale di S.A.R. il Principe di Napoli, Vittorio Emanuele, l’ intervenuto l’Assessore alla Cultura della città di Torre Annunziata, Prof. Felicio Izzo, il quale ha sottolineato agli intervenuti, che anno gremito la sala, l’importanza di tali eventi culturali i quali servono a recuperare quelle memorie utili per conoscere a fondo il territorio in cui si vive e affrontare il futuro sotto un occhio diverso con la consapevolezza di ciò che si è.
    Dopo l’introduzione agli studi da parte del Presidente del Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, Vincenzo Marasco, il quale ha delucidato i presenti sui particolari del delicato periodo storico attraversato in quel momento dalle popolazioni vesuviane con la proiezione di slide fotografiche – fotografie tratte dalla Raccolta/Archivio Marasco – a tener banco è stato l’interessantissimo intervento del Dr. Angelo Pesce, geologo, studioso e testimone oculare dell’evento eruttivo vesuviano in questione.
    Il Dr. Angelo Pesce ha voluto rendere particolarmente preziose le attività del convegno proponendo ai presenti una registrazione di assoluto valore storico realizzata al tempo dalle troupe di cineasti che seguivano gli alleati durante la campagna italiana. Le immagini, recuperate dallo stesso Dr.Pesce direttamente dagli archivi di guerra statunitensi, mute ma commentate da Egli, hanno letteralmente ipnotizzato la platea la quale a fronte di quella riproposizione così drammatica, oltre che spettacolare, non ha potuto fare altro che osservare in doveroso silenzio interrotto da esclamazioni di stupore.
    A finale, a studi oramai giunti al termine, il Dr. Angelo Pesce ha conceduto alla platea, come giustamente sia, attimi di delucidazioni alle domande postegli le quali interrogavano il luminare in materia sul futuro della nostra montagna e gli eventuali pericoli a cui la popolazione, tutt’oggi, è esposta.
    Dopo il saluto del presidente del Centro Studi, il quale ha dato appuntamento al prossimo incontro che si terrà l’8 aprile 2014 in occasione di un’altra commemorazione vesuviana, gli intervenuti hanno avuto modo di visitare una mostra fotografica a tema allestita per l’occasione nei portici dell’ex Convento dei Padri Celestini adiacente alla Chiesa parrocchiale dell’A.G.P
    .

  8. Pingback: Vesuvio 70: vesuviani che parlano del vulcano | Paesaggi vulcanici

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