L’antica fragilità delle comunicazioni in caso di calamità

Una delle preoccupazioni contemporanee in caso di calamità è la caduta della rete di comunicazione. Di recente, durante le alluvioni delle Cinque Terre e di Genova nel 2011 c’è stato un vasto black out elettrico (anche il 9-10 ottobre 2014: VIDEO) e gran parte dei telefoni cellulari non ha avuto linea [qui e qui]; lo stesso è accaduto con i terremoti emiliani del 2012, quando è stato praticamente impossibile telefonare per molte ore [qui]; e a Londra, in seguito agli attentati del 2005, sono saltate addirittura le comunicazioni radio [Chiara Fonio, qui].
Per quanto possa sembrarci fragile, però, il ramificato sistema di comunicazione attuale è paradossalmente più sicuro rispetto a qualsiasi altro mezzo centralizzato: «Il socialnetwork ha più facoltà di resistere a delle catastrofi naturali di quanto non ne abbia una complessa catena di comando di tipo tradizionale» (Maurizio Ferraris, qui), e questo anche grazie al fatto che, in caso di emergenza, ognuno di noi può contribuire alla sua stabilità togliendo la password alla nostra connessione wi-fi.
Comunque, dicevo, quella della fragilità dei mass-media è una questione ormai antica: il 18 novembre 1929, infatti, un terremoto sottomarino di oltre 7 gradi di magnitudo spezzò 12 cavi telegrafici sul fondo dell’oceano Atlantico, a circa 400 km a sud dell’isola di Terranova, interrompendo le comunicazioni tra Nord America ed Europa [en, fr]. Il sisma, inoltre, causò uno tsunami che si abbatté su sei villaggi della parte meridionale della penisola di Burin, in Canada: Port-au-Bras, Lord’s Cove, Point-au-Gaul, Kelly’s Cove, Allan’s Island e Taylor’s Bay. Ci furono 28 morti, alcune località furono quasi cancellate e le onde arrivarono fino a Montreal e New York da un lato e sulla costa portoghese dall’altro.
Per l’isolamento dei villaggi e per l’impossibilità di comunicare in alcun modo, l’allarme fu lanciato solo tre giorni dopo, quando una nave attraccò nel porto di Burin e riuscì a mettersi in contatto col resto del mondo [qui]. Come scrisse il “Daily News” di St. John il 22 novembre 1929,

Improvvisamente, senza preavviso, sentono un boato di acqua. Più forte di quello delle onde normali, il rumore è assordante e, tutto ad un tratto, con violenza inaudita, un muro d’acqua di quindici piedi (cinque metri) invade la loro piccola casa, entrando attraverso porte e finestre, e poi, ritirandosi, porta via la casa, la madre e i figli! Ogni comunicazione con il resto del mondo era tagliata. [qui]

Litorale devastato di Port au Bras, Terranova, 1929.
Altre immagini sono qui: http://www.collectionscanada.gc.ca/sos/002028-1101-f.html?PHPSESSID=lk1jqh51t3qh2gdfu4jlm9lr40

PS: l’importanza del mantenimento e dell’efficienza delle comunicazioni durante una fase d’emergenza è tale che la Fondazione Vodafone organizza e finanzia insieme al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) un corso di “IT Emergency Management” (giunto alla sua 10° edizione). Ne scrive “La Stampa” (18 novembre 2013): “A scuola per gestire le catastrofi. Così nasce la risposta umanitaria“.

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One thought on “L’antica fragilità delle comunicazioni in caso di calamità

  1. “La Stampa”, 18 novembre 2013, QUI

    A SCUOLA PER GESTIRE LE CATASTROFI. COSI’ NASCE LA RISPOSTA UMANITARIA
    Il Programma alimentare delle Nazioni Unite e la Fondazione Vodafone formano 20 operatori provenienti da tutto il mondo

    Venti tecnici provenienti da 20 diverse organizzazioni umanitarie hanno cominciato questa settimana il Corso IT Emergency Management, della durata di due settimane, progettato per preparare questi professionisti ad affrontare e gestire le operazioni di risposta alle catastrofi umanitarie, stando in prima linea.
    Finanziato dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e dalla Fondazione Vodafone, il corso è giunto alla sua 10° edizione , avendo formato negli anni più di 200 operatori umanitari.
    Se le persone sono in fuga da conflitti e guerre, se le inondazioni hanno spazzato via le loro case o i terremoti hanno distrutto le loro vite, la necessità di una risposta umanitaria altamente qualificata sta diventando, giorno dopo giorno, sempre più urgente. In una situazione di emergenza, gli operatori IT (Information Technology) devono essere tra i primi ad arrivare per poter organizzare le reti di comunicazione, che sono estremamente importanti per il coordinamento delle operazioni di salvataggio. “In situazioni di emergenza, per comunicare e coordinare le nostre operazioni di salvataggio facciamo affidamento sui sistemi IT e di telecomunicazione”, dichiara Martin Kristensson, Coordinatore IT per le emergenze del WFP. “Gli operatori IT devono essere i primi ad arrivare in caso di emergenza per poter configurare queste fondamentali reti di comunicazione. Questo corso aiuta a formare i responsabili IT per le future emergenze “.
    Il corso IT Emergency Management è pensato per fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per coordinare il sistema IT in un’operazione di risposta all’emergenza su larga scala e prepararli alle difficoltà mentali, fisiche e di sicurezza che spesso si vivono in queste situazioni. Il corso include: la valutazione del sistema informatico e delle telecomunicazioni, il quadro giuridico di riferimento, la mobilitazione delle risorse e del budget, la sicurezza e la gestione delle emergenze sanitarie. “Organizzare i servizi IT in caso di emergenza è molto diverso dal lavorare in operazioni già avviate”, spiega Rami Shakra, un ex partecipante al training, proveniente da Save the Children. “Anche se si utilizzano apparecchiature simili, in caso di emergenza si vive decisamente più sotto pressione – i colleghi hanno bisogno dei nostri servizi immediatamente, per riuscire in questo modo a salvare vite umane. Inoltre, ci si può trovare di fronte a gravi pericoli per la sicurezza e c’è la necessità di sapere come affrontarli”.
    Thérèse Lannerno, tecnica informatica presso la Swedish Civil Contingencies Agency (MSB), ricorda le missioni vicino al confine del Sud-Sudan, dove la situazione era diventata molto tesa. “La conoscenza delle procedure di sicurezza delle Nazioni Unite e sapere quali precauzioni prendere è stato molto utile. Mi sono trovata anche nel mezzo di attacco da parte dei miliziani e grazie alla formazione ricevuta a Pisa sono riuscita a gestire lo stress”. Il corso IT Emergency Management è stato ideato e sviluppato grazie alla partnership globale tra la Fondazione Vodafone e il WFP che ha come obiettivo quello di formare un gruppo di managers IT capaci e qualificati in grado di assistere la comunità umanitaria nel salvataggio di vite umane. La prima edizione si è tenuta nel 2007 e da allora 213 operatori IT, provenienti da 36 diverse organizzazioni umanitarie, hanno completato il corso.
    L’IT Emergency Management è diventato uno dei corsi più importanti per il personale umanitario del settore. “La Fondazione Vodafone è impegnata nel sostenere e sviluppare la risposta umanitaria nelle emergenze, che realizziamo anche attraverso il programma Instant Network della Fondazione”, spiega Andrew Dunnett, Direttore del Gruppo Vodafone, Sustainability e Fondazione Vodafone. “La formazione realizzata dal WFP ha rafforzato la capacità di risposta umanitaria nel settore IT e siamo orgogliosi di aver contribuito allo sviluppo di questi operatori umanitari in prima linea”. Il Corso IT Emergency Management si svolge presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei principali Atenei italiani. I partecipanti sono arrivati da tutto il mondo per frequentarlo, anche da paesi quali il Ciad, il Kenya, il Libano, l’Afghanistan e Panama. I partecipanti ai precedenti corsi IT Emergency Management sono stati a capo di numerosi interventi IT in emergenze umanitarie quali Haiti, Libia, Mali, Sud Sudan e Siria
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