Comunicare il rischio e il rischio di comunicare. Un workshop della Protezione Civile

Venerdì 15 novembre 2013, presso la sede centrale del Dipartimento della Protezione Civile a Roma, ci sarà una giornata di studio sul tema “La protezione civile e i social media: comunicare il rischio e il rischio di comunicare“.

Come riferisce «Il Giornale della Protezione Civile» (12 novembre 2013), si tratta di «un percorso di studio per potenziare e affinare gli strumenti di comunicazione con i cittadini», in un’epoca in cui dominano «Velocità, immediatezza, grande pluralità di fonti, copertura senza limiti di tempi, orari, distanze, il ‘tutto e subito’ dell’informazione. Ma anche fonti non controllate, notizie ingigantite, improvvisazione, mala-informazione, pressapochismo, speculazione. Le due facce della medaglia di un fenomeno importante e irreversibile di cui ogni realtà oggi deve tener conto, soprattutto quando interagisce o riguarda quei settori in cui l’informazione è diretta ai cittadini e pertanto è assolutamente necessario che sia corretta e ben gestita».
(Ne scrive anche ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, qui).

La giornata verrà trasmessa in diretta streaming QUI.

Il programma della giornata di studio
“La protezione civile e i social media: comunicare il rischio e il rischio di comunicare”
(15 novembre 2013)

AGGIORNAMENTO del 16 novembre 2013:
La registrazione video dell’intero convegno è disponibile qui (dura quasi 5h):

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AGGIORNAMENTO del 19 novembre 2013:
Nicola Di Turi, sull’onda emotiva del disastro meteorologico avvenuto nella notte in Sardegna [qui], si domanda in un post sul “CorSera” perché la Protezione Civile non usi i social-network. Che l’assenza del DPC sui tali mezzi di comunicazione sia una grave lacuna (occupata spesso da ciarlatani) è assodato, ma è anche vero che i suoi dirigenti si stanno ponendo seriamente la questione, al fine di organizzare nella maniera migliore una presenza costruttiva del Dipartimento sui social-media. Speriamo solo che non passi ancora troppo tempo.
PS: il 21 novembre 2013 il “CorSera” continua la polemica sulla comunicazione web della Protezione Civile segnalando che nel pomeriggio il website del gruppo romano della stessa (dunque, non quello del Dipartimento, che è un’altra cosa) era fermo all’estate: «Attenti alle ondate di caldo».

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L’assenza di account ufficiali là dove passa gran parte della comunicazione contemporanea, ovvero sui social-media, ha anche un’ulteriore conseguenza: il proliferare di sciacalli. Il Giornale della Protezione Civile segnala che «Sembra sia in atto uno “web-sciacallaggio”: si twittano o si postano Iban fasulli con titolo “donazione per emergenza Sardegna”, oppure vengono fatti girare senza rimando a pagine ufficiali. Alcune raccolte fondi ufficiali sono già state attivate, QUI i link».

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AGGIORNAMENTO:
Già il 28 agosto 2013 il Dipartimento di Protezione Civile e l’INGV avevano diffuso una nota alle redazioni giornalistiche (QUI) in cui, tra l’altro, veniva specificato che «[…] È fondamentale quindi che l’intero sistema di protezione civile – di cui anche gli organi di informazione fanno parte – affronti con equilibrio i temi legati al rischio sismico, senza cadere negli eccessi di rassicurazione, da una parte, o allarmismo, dall’altra. […] Per queste ragioni, come Dipartimento della Protezione Civile e INGV chiediamo la collaborazione di tutte le redazioni affinché, quando si parla di terremoto, sia fornito un messaggio corretto e chiaro al pubblico, prestando la dovuta attenzione anche al significato dei termini utilizzati […]».

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AGGIORNAMENTO del 12 settembre 2014:
Il 25 settembre a Milano verrà presentato il progetto “TORCIA” – PiaTtafORma di gestione CollaboratIvA delle emergenze, che mira a facilitare le operazioni di raccolta dei dati sul territorio per consentire un’immediata comprensione delle situazioni critiche e delle iniziative da compiere: “I cittadini utenti del web 2.0 diventano protagonisti nel fornire, tramite i social network, indirettamente scambiando messaggi in rete e direttamente tramite app dedicata, informazioni georeferenziate e dati utili per una migliore gestione della criticità in atto” (“Il Giornale della Protezione Civile”, 12 settembre 2014, QUI).

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AGGIORNAMENTO del 31 ottobre 2014:
Il 29 ottobre 2014 a Nuoro si è tenuto una nuova giornata di studio di “#socialProCiv”: “Comunicare l’emergenza o emergenza comunicazione?“. “Il Giornale della Protezione Civile” ne ha scritto QUI e ne ha presentato uno storify QUI.
Il capo del DPC, Franco Gabrielli, ha inviato un video in cui pone una questione fondamentale: “Cosa dovrebbe twittare il capo della Protezione Civile?

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11 thoughts on “Comunicare il rischio e il rischio di comunicare. Un workshop della Protezione Civile

  1. Alcuni giorni fa il Dipartimento della Protezione Civile aveva ospitato un altro workshop: “Vuelco – Volcanic Unrest in Europe and Latin America“, sulle modalità di gestione delle crisi vulcaniche. Eccone un resoconto:

    “Protezione Civile”, 8 novembre 2013, QUI

    VUELCO: SECONDO WORKSHOP DI PROGETTO
    Il 7 e l’8 novembre il Dipartimento ospita esperti nazionali e internazionali per approfondire le modalità di gestione delle crisi vulcaniche

    Si apre oggi, 8 novembre 2013, la seconda giornata del workshop “Scientific advice, decision-making, risk comunication” organizzato dal Dipartimento della protezione civile nell’ambito di Vuelco – Volcanic Unrest in Europe and Latin America, il progetto finanziato dalla Commissione Europea con l’obiettivo di migliorare la capacità di gestione delle crisi vulcaniche. Il seminario, che è iniziato ieri, si focalizza sull’interazione e la comunicazione fra comunità scientifica, decision-makers e cittadini, e sulle modalità di assunzione delle decisioni durante la fase di unrest vulcanico, ovvero il periodo di crisi che può precedere un’eruzione. Partecipano rappresentanti del Dipartimento, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, della Commissione Grandi Rischi ed esperti nel settore vulcanologico provenienti da 14 nazioni, in rappresentanza di circa 500 aree vulcaniche attive. In particolare, la presenza di figure internazionali è un’occasione per conoscere e condividere le esperienze che diversi Paesi del mondo hanno sviluppato su questi temi e per delineare possibili best-practices.
    La giornata di oggi è dedicata al tema della comunicazione del rischio vulcanico, e in particolare alla necessità di accrescere la consapevolezza e la capacità di risposta delle comunità esposte al rischio. La scaletta degli interventi, che saranno moderati dal Direttore dell’Ufficio Volontariato, Formazione e Comunicazione del Dipartimento Postiglione, prevede i contributi dell’Assessore alla protezione civile della Regione Campania Cosenza, del sociologo dell’Università di Bristol Christie e del Capo Redattore del “National Geographic Italy” e di “Le Scienze” Cattaneo.
    La giornata di ieri è stata invece articolata in due sessioni: la prima dedicata all’interazione tra scienziati e decision makers, la seconda centrata sulla pianificazione di emergenza e la gestione delle crisi vulcaniche. Hanno dato l’avvio ai lavori il Capo Dipartimento Gabrielli, il Coordinatore del progetto Vuelco Gottsman, il Presidente della Commissione Grandi Rischi Maiani e il Direttore del Settore Vulcanico dell’Ingv Papale. Ha aperto la prima sessione, il Direttore dell’Ufficio Rischio sismico e vulcanico del Dipartimento Rosi che ha illustrato come avviene in Italia lo scambio di dati e informazioni tra i Centri di Competenza e il Centro funzionale centrale per il rischio vulcanico del Dipartimento, sottolineando il ruolo della Commissione Grandi Rischi nel fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su questioni specifiche e particolarmente sensibili. Successivamente è intervenuto il giurista e geologo dell’Università di Bristol Bretton che ha evidenziato la necessità di analizzare accuratamente e rendere quanto più possibile trasparente il processo di valutazione della pericolosità, concentrandosi su cosa dovrebbe essere fatto, da chi e quando. Ha chiuso la mattinata, un rappresentante dell’Agenzia meteorologica giapponese Kanno che ha illustrato il sistema per la riduzione del rischio vulcanico in Giappone, focalizzandosi su quanto è stato fatto durante l’eruzione del 2011 del Mt. Kirishima.
    Nella seconda sessione, il Direttore dell’Ufficio Emergenze Curcio ha presentato il lavoro di pianificazione che il Dipartimento sta portando avanti insieme agli enti locali per il rischio vulcanico sul Vesuvio e i Campi Flegrei. E’ seguita la presentazione di due casi studio dal Giappone e dalle Filippine: la prima riguarda l’eruzione del Mt. Usu nel 2000 ed è stata illustrata da Okada, direttore esecutivo del Npo-cemi e professore emerito all’università di Hokkaido; la seconda, riguarda la gestione della crisi del vulcano Pinatubo del 1991, ed è stata raccontata dal vulcanologo americano Newhall e dal Direttore dell’Istituto di Vulcanologia e Sismologia delle Filippine Solidum.
    Questo workshop, che segue il primo meeting di Vuelco del 18 novembre 2012 a Colima, in Messico, rappresenta un’occasione importante di dialogo tra scienziati, rappresentanti della protezione civile, autorità regionali, giuristi ed esperti di comunicazione che si confrontano su temi di comune interesse, particolarmente sensibili per la protezione civile. Il Dipartimento ha voluto fortemente ospitare e organizzare l’evento, per l’importanza che il tema della gestione delle crisi vulcaniche riveste per l’Italia, e per questo ha coinvolto alcuni tra i maggiori esperti al mondo per raccogliere indicazioni, suggerimenti e idee che possano essere trasferite e applicate al territorio italiano
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  2. Ecco il mio liveblogging dal convegno “La protezione civile e i social media: comunicare il rischio e il rischio di comunicare”.

    h10:20: Dopo le presentazioni del capo della Prot.Civile prefetto Franco Gabrielli, ecco il prof. Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca.
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    h10:23: “L’attenzione ai fatti di lingua è scarsissima” (prof. F. Sabatini)
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    h10:25: “Ogni volta che pronunciamo una frase, dobbiamo renderci conto quanti possano comprenderla. Soprattutto in situazioni di emergenza. Quindi bisogna chiedersi sempre se questa parola o questo giro di frasi è compreso il più largamente possibile” (prof. F. Sabatini)
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    h10:27: “Vi metto in guardia dall’uso del “piuttosto che” in luogo di “oppure” perché indica una preferenza, non una scelta paritaria. E’ un errore grave” (prof. F. Sabatini)
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    h10:28: “Tenere sempre presente: “chiarezza”, “tempestività”, “direzionalità” del messaggio”. (prof. F. Sabatini)
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    h10:44: Grandi applausi (meritati) al prof. Sabatini
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    h10:46: La dott.ssa Postiglione introduce la seconda parte del workshop, incentrata sui casi concreti dell’uso dei socialmedia per la Prot.Civile.
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    h10:47: Contributo video di Giovanni Arata, analista di socialmedia
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    h10:50: “Il 70% delle amministrazioni pubbliche presenti su twitter non usa per nulla le opportunità di dialogo con gli utenti offerte dal socialmedia” (G.Arata)
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    h10:53: Al via “esperienze di campo”. Parla Monica Bocchiardo, dirigente Prot.Civile del Comune di Genova.
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    h11:00: Caso genovese: il messaggio d’allarme viene diffuso in italiano e in spagnolo perché in città vi è una delle più grandi comunità equadoregne d’Europa.
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    h11:01: Il comune di GE ha realizzato una webapp sul rischio: iononrischio.comune.genova.it
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    h11:06: L’ashtag #socialProCiv è appena entrato nei primi 10 più utilizzati oggi su Twitter (si tratta dell’ashtag dedicato a questa giornata di studio).
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    h11:07: Comincia l’intervento dell’assessore Luca Biagioni, del comune di Castelnuovo di Garfagnana (che aveva lanciato l’allarme terremoto nel gennaio scorso via-twitter e via-facebook)
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    h11:20: Intervento di Alessandro Amato, ricercatore dell’INGV: “The communication is a risk, the silence is a fault”. (Espone il caso del website “INGVterremoti”).
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    h11:26: A proposito del “previsto” terremoto a Roma dell’11 maggio 2011: “una bufala nata sul web, alimentata dalla stampa e, in particolare, da una trasmissione televisiva: “Kazz..”, “Voyager”…”. Risate, applausi.
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    h11:30: Esempi di ciarlatani: Luke Thomas, “earthquake predictor”.
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    h11:42: Esempi di ciarlatani: Red Ronnie sul suo Twitter rilancia scemenze.
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    h11:51: Comincia l’intervento di Andrea Cardoni, responsabile comunicazione Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze.
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    h12:12: Cardoni spiega cosa è successo sui socialmedia durante il recente tifone nelle Filippine e durante l’attacco terroristico a Nairobi in Kenya.
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    h12:13: Comincia Riccardo Luna.
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    h12:17: Riccardo Luna ha fondato http://openricostruzione.it/, sulla trasparenza della ricostruzione in Emilia, dopo la “opacità” che ha rilevato in Abruzzo come giornalista di “Repubblica”.
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    h12:20: Nel caso delle Filippine si è utilizzato http://www.openstreetmap.org, il “Wikipedia” delle mappe, utile per comunicare “in tempo reale” lo stato del territorio sconvolto da un disastro.
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    h12:22: Intervento di Mariano Tredicini, Consumer Social Network Telecom Italia
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    h12:53: Si ricomincia dopo una breve pausa di alcuni minuti.
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    h12:55: Comincia una tavola rotonda moderata da Riccardo Rita, esperto di comunicazione del DPC. Purtroppo non potrà esserci il prof. Maurizio Ferraris, prof. di filosofia teoretica, che tuttavia ha inviato un video. Parte.
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    h12:59: “Non c’è nessuna differenza tra i socialnetwork e la società, mentre c’è differenza con i mass-media, dove c’è un emettitore centrale che diffonde a tanti” (prof. M. Ferraris)
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    h13:02: “Da una parte i socialnetwork sono assimilabili a delle multinazionali, ma dall’altra gli attori di questi socialnetwork sono la popolazione mondiale” (prof. M. Ferraris)
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    h13:03: “Il vero veicolo di mondializzazione istantanea di un’informazione è il socialnetwork. Tra l’altro, il sn ha più possibilità di resistere ad una catastrofe che un media tradizionale” (prof. M. Ferraris)
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    h13:05: “Il comunicato stampa è un sistema di validazione di un’informazione, non un modo di diffusione” (prof. M. Ferraris)
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    h13:10: La domanda che da avvio alla tavola rotonda: “I socialnetwork sono il luogo della responsabilità?” (Il riferimento è all’ultimo libro del filosofo Maurizio Ferraris).
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    h13:12: Alessio Jacona cita “Spiderman”: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
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    h13:21: Chiara Fonio, sociologa milanese, riferisce sulla situazione statunitense.
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    h13:23: Prima “lezione americana” fornita da Chiara Fonio: non ci si può improvvisare comunicatori ufficiali sui socialnetwork. (Dopo l’uragano Irene, negli USA è stato redatto un “Social Media Emergency Protocol”.
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    h13:26: Chiara Fonio adesso cita l’uragano Sandy, durante il quale è stato sperimentato il protocollo che si era prodotto con Irene. I risultati sono migliorati, anche perché c’è un continuo aggiornamento del protocollo, ma soprattutto una condivisione dello stesso (nel senso di condivisione di intenti) tra coloro che sono tenuti a seguirlo.
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    h13:29: Negli USA l’account twitter del sindaco di NY risponde agli utenti, soprattutto durante le emergenze di Irene e Sandy. In questo modo si è prodotta una “singolar voice” autorevole e che ha bloccato i numerosi fake che pure si producono in situazioni estreme.
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    h13:31: Altra “lezione americana” (tra le altre enunciate dalla relatrice): formare degli esperti di comunicazione via-socialnetwork.
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    h13:33: Ulteriore cosa che hanno capito gli americani: realizzare dei “protocolli comunicativi” per account ufficiali e aggiornarli di continuo (ad esempio: non usare le maiuscole o i punti esclamativi in un tweet).
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    h13:38: Luca Calzolari, direttore de Il Giornale della Protezione Civile, ribalta Spiderman: “da una grande responsabilità deriva un grande potere, che dunque va gestito in maniera consapevole e congrua”.
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    h13:40: Conclude Titti Postiglione.

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    Ecco la registrazione di tutto il convegno (dura quasi 5h):

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    Per concludere, ecco la platea durante l’intervento di Sabatini, in una foto di Alessio Jacona:

    • “Il Giornale della Protezione Civile”, 16 novembre 2013, QUI

      COMUNICARE L’EMERGENZA: LE ”LEZIONI” DI CALVINO E I SOCIAL MEDIA
      Un’affollatissima giornata di studio presso il Dipartimento della Protezione civile ha affrontato ieri i temi della “comunicazione social” in emergenza
      di Patrizia Calzolari

      Il primo passo di un importante percorso: così il Capo Dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli ha definito la giornata di studio che è svolta ieri, venerdì 15 novembre a Roma, sul tema “LA PROTEZIONE CIVILE E I SOCIAL MEDIA: COMUNICARE IL RISCHIO E IL RISCHIO DI COMUNICARE”.
      Nell’auditorium del Dipartimento, gremito di gente, dai rappresentanti delle istituzioni, agli enti scientifici e di ricerca, al mondo accademico, media, volontariato, esperti di comunicazione, funzionari ed esponenti del sistema di protezione civile, l’attenzione non è scemata mai, fino alla fine dei lavori. L’argomento, estremamente sentito e partecipato, si è prestato alle diverse considerazioni che, pur con connotazioni differenti, hanno evidenziato una forte consonanza nei contenuti.
      Il Prefetto Gabrielli ha aperto i lavori sottolineando l’importanza delle nuove tecnologie di comunicazione che “non vanno né demonizzate né approcciate con fastidio” ma, al contrario, vanno utilizzate al meglio capendone appieno potenzialità e criticità per rendere la comunicazione in emergenza sempre più efficace e capillare.
      “Qui non si tratta del Dipartimento che entra nei social media e si racconta, – ha affermato Titti Postiglione, responsabile dell’Ufficio Volontariato e comunicazione DPC – ma si tratta di fare il mestiere del coordinamento, che è il nostro mestiere, e di applicarlo alla comunicazione. Noi non vogliamo che il DPC sia il gestore dei social in materia di protezione civile ma occorre assolutamente costruire una rete. Bisogna capire come le comunicazioni che arrivano dal territorio possono essere utilizzate e gestite, dobbiamo fare un patto con i cittadini e costruire un rapporto in tempo di pace”. “Social media sì – dichiara Titti Postiglione – ma in maniera sostenibile dal sistema”.
      Il filo conduttore che ha dato spunto agli interventi che sono seguiti, sono state le sei “lezioni” che Italo Calvino ha ripotato nel suo “Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio” uscito postumo: rapidità, leggerezza, visibilità, molteplicità ed esattezza, più l’ultima, la coerenza che Calvino non ha avuto tempo di portare a termine. Queste “regole” calviniane, che dimostrano ancora oggi tutto il loro valore, sono state riproposte ieri come punti fondanti anche nella comunicazione dell’emergenza, social e non.
      Frizzante e coinvolgente l ‘intervento di Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca che ha auspicato una comunicazione “più ampia socialmente” e che si occupi di capire quale sia il reale livello di comprensione di chi riceve un messaggio rivolto a un pubblico eterogeneo, in particolar modo quando si adottano linguaggi molto tecnici. Sabatini poi ha puntato il dito sull’abitudine tipicamente italiana di adottare termini aulici con frasi e periodi ridondanti e assolutamente poco chiari, con uso e abuso di termini inglesi, peraltro troppo spesso scritti, pronunciati e utilizzati male.
      Gli interventi successivi hanno riportato esperienze di comunicazione emergenziale tramite social, comunicazione che ha in sé il fattore estremamente innovativo di essere bidirezionale, in uscita e in entrata: la grande rivoluzione dell’informazione tramite web e social network, oltre ad avere tempi rapidissimi, sta nel coinvolgimento del cittadino che, in emergenza, fornisce informazioni dal territorio dirette e immediate alle istituzioni e agli enti preposti.
      L’Analista di social media Giovannni Arata, che ha inviato il proprio contributo con un videomessaggio, ha spiegato che già molti enti locali si stanno attrezzando per le piattaforme social ma che occorre al contempo un importante lavoro di filtro e verifica delle informazioni in entrata.
      Monica Bocchiardo, dirigente della protezione civile del Comune di Genova, ha illustrato il progetto di comunicazione emergenziale messo in campo nel capoluogo ligure basato su un sistema di allertamento con codici di comunicazione condivisi, comunicati radio anche in lingua spagnola (vista la presenza di una nutrita comunità sudamericana), allerta via tv per gli anziani che stanno in casa, pannelli stradali di grandi dimensioni e messaggi alle fermate dei bus per cittadinanza che si muove. Poi chiamate vocali, sms, news in tempo reale sul sito web del comune, ma anche web app per la geolocalizzazione e immagini in tempo reale, facebook, twitter, numero verde e cittadini che diventano comunicatori durante l’emergenza.
      Ed è proprio un nativo digitale ed entusiasta utilizzatore dei sociale network, Luca Biagioni,assessore alla protezione civile di Castelnuovo di Garfagnana (LU) che ha portato l’esperienza negativa vissuta dai suoi concittadini, quando, il 31 gennaio 2013 una comunicazione del Dipartimento nazionale di protezione civile mal comunicata o male interpretata a livello locale creò panico, confusione e polemiche fra gli abitanti del luogo già spaventati dalla scossa di terremoto Ml 4.8 del 25 gennaio. Biagioni ha però riferito come si sia fatto tesoro di questa esperienza nella comunicazione ai cittadini in occasione di successivi eventi sisimici.
      L’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha parlato per voce di Alessandro Amato che, rifacendosi al titolo del convegno, ha fatto presente che, se è vero che la comunicazione è un rischio, è altrettanto vero che comunicare non è una colpa. Amato ha ricordato come da anni INGV si adopera per fornire informazioni trasparenti e accessibili. “Esiste – ha affermato -un problema di fiducia verso le istituzioni e la scienza, che spesso sono messi alla stessa stregua del ciarlatano di turno, per questo è importante aumentare nella gente la conoscenza e la consapevolezza, come primo passo per la riduzione del rischio” .
      Andrea Cardoni, responsabile comunicazione dell’ANPAS, l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze che nel 2014 compirà110 anni, fra i tanti temi affrontati ha ricordato che i fondi spesi in prevenzione rappresentano una percentuale risibilie rispetto a quanto si spende per il post-calamità e ha raccontato che l’esperienza di Anpas in fatto di comunicazione social è nata dopo il terremoto del L’Aquila e si è affinata con il terremoto emiliano, quando, grazie ad immagini e segnalazioni pervenute dai cittadini, è stato possibile ricostruire mappe di criticità e avere segnalazioni rapidissime e diffuse. “Le emergenze- ha affermato Cardoni – sono anche acceleratori di innovazione : dopo il terremoto emiliano sono aumentati a dismisura gli account twitter”.
      E’ quindi intervenuto Riccardo Luna, editorialista de La Repubblica, che ha riportato l’esperienza di Open Ricostruzione, progetto realizzato gratuitamente per la Regione Emilia Romagna, che ha messo in rete tutti i fondi e le donazioni destinati alla ricostruzione post-sisma, con l’indicazione delle opere destinatarie delle risorse e del relativo avanzamento dei lavori di esecuzione.
      La parte finale della giornata di studio è stata dedicata ad una tavola rotonda in cui Riccardo Rita esperto di comunicazione del DPC, ha inteso tirare le somme e proporre riflessioni sugli interventi e sulle questioni ancora aperte. Si è parlato di responsabilità dei comunicatori: “La funzione tecnica della registrazione – ha affermato Rita riferendosi al fatto che tutto ciò che viene scritto sul web rimane per sempre- crea la funzione morale della responsabilità”; Alessio Jacona, giornalista e blogger, ha evidenziato che, se in passato tutto ciò che un giornalista scriveva era molto controllato e gli apparteneva per sempre, oggi quando pubblica sui media, la notizia non gli appartiene più e diventa di tutti, processo che complica molto le cose quando si parla di emergenza. Pertanto, ha proseguito Jacona: “Il tema ora non è tanto la responsabilità di chi scrive, ma di chi deve gestire le informazioni, che vanno raccolte, incanalate e dirette verso chi ha responsabilità di protezione civile”.
      Nel suo intervento, Chiara Fonio, Ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, ha riferito come la FEMA, Federal Emergency Managment Agency, cioè la ProCiv americana, ha pubblicato in rete e quindi rese disponibili a tutti le cosiddette “lessons learned” cioè il risultato delle esperienze negative da cui trarre insegnamenti per il futuro: una lesson learned per FEMA, in tema di comunicazione in emergenza, è stata il dotarsi di una voce sola (singolar voice) veritiera, con direttive ben precise e con un apposito gruppo dedicato a bloccare i fake (fonti fasulle, info contraffatte). FEMA inoltre oggi si avvale di un social media emergency protocol per la gestione della comunicazione in emergenza, periodicamente aggiornato e inviato a tutti i social manager e di un gruppo social media advisoy board formato da 15 social media rock stars, cioè di super-esperti in comunicazione. In definitiva la FEMA ha messo a punto tutta una serie di protocolli comunicativi che si sono dimostrati efficaci in emergenza e promuove la comunicazione anche nella normalità: “Perchè – si chiede quindi Chiara Fonio – dal momento che possiamo disporre di questi studi, non pensiamo ad utilizzarli anche noi?”
      “Il comunicatore – interviene infine Luca Calzolari, direttore del nostro giornale, sollecitato da Riccardo Rita sul tema dell’esattezza dell’informazione – ha un grande potere, che va esercitato in maniera congrua, competente ed esatta Il sitema prociv sui social c’è, ma con quali obiettivi e strategie va trattato? Occorre riconoscere l’interlocutore esatto, lavorare sul linguaggio giusto e sul come si utilizza. Il tema del presidio poi è strategico, la domanda da porsi è: cosa circola in rete e non solo in emergenza? Cosa manca in rete su questi temi?”. “E se è vero che – conclude Calzolari -comunicare è un modo di esistere, in tempo di quiete potremmo dire che comunicare è un modo per resiliere”
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      La giornata di studio “LA PROTEZIONE CIVILE E I SOCIAL MEDIA: COMUNICARE IL RISCHIO E IL RISCHIO DI COMUNICARE” è stata organizzata dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con ilgiornaledellaproteioznecivile.it. La giornata è stata trasmessa in diretta streaming ed è ora disponibile sul nostro canale youtube (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=O_XP2cf8JvI#t=18) I lavori sono stati seguiti in diretta anche tramite twitter, #socialProCiv che è entrato nei trending topics italiani (ovvero gli argomenti che maggiormente fanno tendenza)

  3. Che l’assenza del DPC sui social-media sia una grave lacuna (occupata spesso da ciarlatani) è assodato, ma è anche vero che i suoi dirigenti si stanno ponendo seriamente la questione, al fine di organizzare nella maniera migliore una presenza costruttiva del Dipartimento su tali mezzi di comunicazione. Oggi, sull’onda emotiva del disastro meteorologico avvenuto nella notte in Sardegna [qui], la questione è rilanciata da Nicola Di Turi:

    “6 Gradi di Separazione”, blog del “CorSera”, 19 novembre 2013, QUI

    ALLUVIONE IN SARDEGNA, PERCHE’ LA PROTEZIONE CIVILE NON USA I SOCIAL NETWORK?
    di Nicola Di Turi

    Consigli, aiuti, indicazioni: ancora una volta la solidarietà viaggia sui social network. Anche in occasione del ciclone Cleopatra abbatutosi sulla Sardegna, la Rete sta cercando di aiutare la popolazione sarda. E nonostante gli enti preposti, e la Protezione Civile in particolare, latitino su Twitter e Facebook, la mobilitazione è partita.
    Attraverso gli hashtag #allertameteoSAR e #Sardegna gli utenti dei social network stanno facendo girare numeri utili per le emergenze. Oltre al 115, già andato in tilt per le troppe chiamate ricevute, per segnalazioni e offerte di aiuto sono attivi i seguenti numeri: 0789/602019, 0789/69502, 0789/52020 e 366/6617681 per la zona di Olbia, mentre 348/7074692 e 347/1240911 per la zona di Uras. Con un particolare: le informazioni e le notizie non provengono da account ufficiali degli enti che stanno aiutando la popolazione sarda sul territorio, ma da semplici utenti e personaggi famosi che sui social network stanno mettendo in moto la macchina della solidarietà. La scrittrice sarda Michela Murgia, ma anche artisti come Marco Mengoni, Laura Pausini e Raphael Gualazzi stanno usando i loro account su Twitter e Facebook per far circolare numeri utili e segnalazioni per la popolazione colpita dall’alluvione.
    Il tutto mentre partono gli appelli alla popolazione perché tolga la password alle reti domestiche in modo che tutti possano connettersi.
    Attraverso i due hashtag che, su Twitter, sono entrati fin da subito nei primi posti della classifica dei Trend Topic, gli argomenti più discussi, sono tante anche le persone che hanno messo a disposizione una stanza, una casa, oppure un B&B che gestiscono per accogliere chi è rimasto senza un tetto. A pesare, così, è proprio l’assenza della Protezione Civile che non ha degli account ufficiali per comunicare con i cittadini né su Twitter, a cui risultano iscritti oltre 3 milioni di italiani, né su Facebook, su cui sono presenti ormai oltre 24 milioni di cittadini. L’unico canale di comunicazione online con la Protezione Civile è il sito ufficiale, che peraltro risulta spesso irraggiungibile in queste ore, data la prevedibile mole cospicua di contatti totalizzata. Effettuando una semplice ricerca su Twitter e su Facebook, infatti, sono molte le pagine gestite da volontari della Protezione Civile, ma manca un punto di ritrovo ufficiale che possa dare informazioni in momenti cruciali come questo.
    Un panorama molto diverso, al contrario, viene offerto da realtà come gli Stati Uniti, dove è la Federal Emergency Management Agency (FEMA) a coordinare gli interventi di soccorso, utilizzando anche qualsiasi altra agenzia federale ritenuta utile al fine di fronteggiare un’emergenza. La FEMA è presente sia su Twitter (@fema) che su Facebook, con le due pagine ufficiali che superano i 270 mila follower e i 150 mila fan. E come successo in occasione dell’ultimo tornado che negli USA ha sfiorato anche Washington, l’organizzazione ha rilasciato informazioni e supporto agli utenti e ai cittadini in maniera tempestiva, proprio utilizzando i canali social. Non in tutto il mondo, così, il supporto online alle popolazioni colpite da calamità naturali viene delegato ai cittadini stessi
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    • Il 21 novembre 2013 il “CorSera” continua la polemica sulla comunicazione web della Protezione Civile segnalando che nel pomeriggio il website del gruppo romano della stessa (dunque, non quello del Dipartimento, che è un’altra cosa) era fermo all’estate: «Attenti alle ondate di caldo».

      «ATTENTI ALLE ONDATE DI CALDO»: A ROMA IL SITO DELLA PROTEZIONE CIVILE SI FERMA ALL’ESTATE
      La pagina capitolina il 21 novembre raccomandava ancora di guardarsi dalle «ondate di calore»
      di Paolo Conti

      ROMA – Incredibile ma vero. La protezione civile di Roma Capitale fino alle 17 di giovedì 21 novembre suggeriva (con tutto ciò che sta accadendo in queste ore nella Penisola, e soprattutto in Sardegna) di guardarsi dalle «ondate di calore». L’aggiornatissimo sito, fermo al 5 ottobre , riportava dettagli su «Terremoto, io non rischio» (vedi come era fino alle 17), campagna per la riduzione del rischio sismico che risale alla fine di settembre, e della visita «dello scorso 11 settembre di alcuni membri della Nederrlandse Landelijke Opwetionele Staf, in Italia per una vacanza studio, sono stati ospiti della Protezione Civile di Roma Capitale».
      CHE CALDO! – Poi, con grande evidenza, una informazione sulle ondate di calore: «Si invitano i cittadini a seguire i consigli utili per difendersi in modo corretto dal caldo e a consultare le pagine Meteo per avere tutte le informazioni sull’andamento delle ondate di calore nei prossimi giorni». Informazione corredata da un gruppo di anziani che chiaramente sbuffa, in maniche corte, e si deterge il sole con il fazzoletto. La segnalazione si deve al nostro lettore romano Francesco Cipri che, tra l’ironia e lo sconforto, commenta: «Molto utile vero? Poi siamo tutti pronti a fare i professori sugli allerta! Chi è il responsabile di questo? Senza parole!».
      GLI AVVISI METEO – Per sapere qualcosa sull’attualità, bisognava cliccare su «Avviso Meteo Avverso», icona ben più piccola e collocata in alto a destra rispetto alla pagina centrale che continuava a parlare di improbabili (prevedibili almeno dopo la primavera inoltrata del 2014) e intanto ci spiegava cosa hanno dichiarato gli esperti olandesi in Protezione civile nell’ormai lontano settembre scorso, quando le ondate di calore c’erano davvero.
      IL CAMBIO «VELOCE» – Solo alle 17, e probabilmente per le proteste del nostro lettore e di altri cittadini, il cambiamento dell’home page Inutile aggiungere commenti: occorre davvero una esplicita segnalazione, ad un sito della Protezione Civile di una grande Capitale europea, per poter finalmente cambiare una prima pagina ferma alle ondate di calore? Qui non c’è nemmeno una questione di fondi e di tagli, da poter tirare in ballo come ipotetica. E’ davvero solo sciatteria, noncuranza, disattenzione. E, in questo caso come in tanti altri, la pomposa dicitura «Roma Capitale» stride pesantemente con una realtà di ingiustificabile degrado organizzativo
      .

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  6. “Protezione Civile”, 28 agosto 2013, QUI

    Comunicazione congiunta della Protezione Civile e dell’Ingv
    RISCHIO SISMICO: NOTA ALLE REDAZIONI GIORNALISTICHE

    In questi giorni, a seguito degli eventi sismici che, in varie zone d’Italia, sono stati avvertiti dalla popolazione, sono stati pubblicati numerosi articoli e mandati in onda diversi servizi televisivi. In alcuni casi, gli interventi di esperti scientifici sull’andamento e le possibili evoluzioni delle sequenze sismiche sono stati interpretati in modo da poter indurre i cittadini ad abbassare il livello di attenzione in un territorio – nel caso specifico la zona di Gubbio – esposto a rischio sismico.
    Quasi tutto il territorio italiano è caratterizzato da faglie attive e in grado di produrre terremoti. Le sequenze sismiche iniziano e dopo un tempo, più o meno lungo, finiscono; a volte, però, hanno delle riprese e, nel complesso, si possono protrarre per mesi o anni. In alcuni casi, poi, possono essere associate a terremoti forti. Anche ora, in diverse zone d’Italia, sono in corso sequenze che hanno picchi e periodi di relativa quiete: come questi varino, aumentando o diminuendo d’intensità e frequenza, è, al momento, argomento di studio e ricerca che l’INGV affronta quotidianamente nel suo lavoro. È fondamentale quindi che l’intero sistema di protezione civile – di cui anche gli organi di informazione fanno parte – affronti con equilibrio i temi legati al rischio sismico, senza cadere negli eccessi di rassicurazione, da una parte, o allarmismo, dall’altra. Per esempio, l’aggettivo “naturale” o “normale”, utilizzato talvolta per descrivere l’evoluzione di una sequenza sismica, non va inteso come un’indicazione di un fenomeno che si è concluso: sarebbe “normale” anche una ripresa dell’attività con scosse altrettanto o più forti di quelle già avvenute. Per queste ragioni, come Dipartimento della Protezione Civile e INGV chiediamo la collaborazione di tutte le redazioni affinché, quando si parla di terremoto, sia fornito un messaggio corretto e chiaro al pubblico, prestando la dovuta attenzione anche al significato dei termini utilizzati.
    Come si sa, il primo passo verso la riduzione del rischio passa attraverso una popolazione consapevole: occorre premunirsi, far controllare le abitazioni, gli edifici pubblici, i luoghi di lavoro, verificare e pretendere che il proprio Comune abbia piani di emergenza aggiornati e testati, poiché i terremoti, anche forti, possono avvenire in gran parte del territorio italiano in ogni momento e senza preavviso
    .

  7. Festival del Volontariato, Lucca, 10-13 aprile 2014, QUI

    #SocialProciv / Comunicare l’emergenza coi social media
    #SocialProciv / La protezione civile raccoglie le buone prassi

    Raccogliere esperienze e buone pratiche di utilizzo dei social media per una comunicazione del rischio e in situazioni di emergenza di protezione civile: è una delle attività promosse quest’anno dal Festival del volontariato 2014.
    Questo modulo on-line – realizzato dal Centro nazionale per il volontariato in collaborazione con il Dipartimento nazionale della protezione civile e con il quotidiano online indipendente ilgiornaledellaprotezionecivile.it – può essere compilato non solo dalle organizzazioni di volontariato di protezione civile, ma anche dalle componenti di questo variegato sistema, comprese le amministrazioni e gli enti locali. E’ possibile raccontare le proprie esperienze nello sviluppo e nell’utilizzo delle varie applicazioni e dei social media.
    Obiettivo di questa iniziativa è raccogliere storie e informazioni che permettano di proseguire nel percorso di confronto sull’utilizzo dei social (e non solo) come strumento di rapporto diretto con i cittadini, anche per i temi di protezione civile e sul loro impatto nelle dinamiche di comunicazione nell’ambito di una possibile gestione dell’emergenza. Desideriamo mappare e verificare l’esistenza di procedure che possano garantire, pur in un contesto caratterizzato da una continua evoluzione, l’attendibilità e la validazione delle informazioni messe a disposizione dei cittadini, soprattutto in situazioni di crisi.
    La restituzione delle esperienze avverrà al Festival del volontariato di Lucca, venerdì 11 aprile.
    E’ importante raccogliere quante più esperienze esistenti compilando il modulo entro il 26 marzo 2014
    .

    Ecco le voci del modulo:

    FESTIVAL VOLONTARIATO LUCCA 10-13 APRILE
    Raccolta informazioni su utilizzo dei social e procedure seguite da organizzazioni di volontariato e Istituzioni nell’ambito del SNPC

    Informazioni generali
    Nome dell’OdV/Istituzione
    Indirizzo
    Località
    CAP
    Comune
    Provincia
    Territorio di riferimento
    Solo per le OdV: Numero di associati
    Solo per le OdV: Ambito di attività
    Numero/i di telefono
    Sito Web
    Facebook (pagina/profilo)
    Account twitter
    Referente per la OdV
    Nome del compilatore

    Rapporto con il web e in particolare i social media
    In caso di risposta affermativa dare una descrizione (massimo 800 caratteri) sul sito/social/app, sulle modalità di utilizzo e sul contenuto

    1. Uso del sito internet per comunicare le attività ordinarie – SI / NO
    2. Uso di social per comunicare le attività ordinarie – SI / NO
    3. Uso di applicazioni per comunicare le attività ordinarie – SI / NO
    4. Uso del sito internet per comunicare il rischio in “tempo di pace” – SI / NO
    5. Uso di social per comunicare il rischio in “tempo di pace” – SI / NO
    6. Uso di applicazioni per comunicare il rischio in “tempo di pace” – SI / NO
    7. Uso del sito per comunicazioni di emergenza di protezione civile – SI / NO
    8. Uso di social per comunicazioni di emergenza di protezione civile – SI / NO
    9. Uso di applicazioni per comunicazioni di emergenza di protezione civile – SI / NO
    10. Uso del sito per comunicazioni “interne” all’OdV e/o dell’Istituzione – SI / NO
    11. Uso di social per comunicazioni “interne” all’OdV e/o dell’Istituzione – SI / NO
    12. Uso di applicazioni per comunicazioni “interne” all’OdV e/o dell’Istituzione – SI / NO
    13. L’esperienza di comunicazione via social/applicazione prevede una interazione con i cittadini (per esempio, richiesta di informazioni da parte loro e risposta dell’OdV/Istituzione)? – SI / NO
    14. Avete mai pianificato esperienze in comune con altre realtà di volontariato e/o Istituzioni attraverso l’utilizzo di social e/o app (connettività, esperienza di job sharing, ecc.)? – SI / NO
    15. Avete definito delle procedure di policy nell’uso dei social/applicazioni interne all’OdV/Istituzione? – SI / NO
    16. Avete definito delle procedure di policy nell’uso dei social/applicazioni con gli utenti esterni all’OdV/Istituzione? – SI / NO

    Descrizione dettagliata della propria attività in rete e nell’uso di social e applicazioni [lunghezza massima consentita: 2000 caratteri, spazi inclusi]

    Racconto di un’esperienza legata a una emergenza di protezione civile gestita attraverso l’uso di social media e/o applicazioni [lunghezza massima consentita: 2000 caratteri, spazi inclusi]

    Proposte di procedure per un migliore utilizzo di social/applicazioni nell’ambito della gestione di una emergenza di protezione civile [lunghezza massima consentita: 2000 caratteri, spazi inclusi]

  8. “Il Giornale della Protezione Civile”, 12 settembre 2014, QUI

    AFFRONTARE L’EMERGENZA CON I SOCIAL NETWORK: NASCE ”TORCIA”, PIATTAFORMA DI GESTIONE COLLABORATIVA DELLE EMERGENZE
    Sarà presentata il 25 settembre a Milano “TORCIA – PiaTtafORma di gestione CollaboratIvA delle emergenze”, nata per migliorare significativamente qualità e tempi di risposta in emergenza. Ce ne parlano Giorgio Parladori e Chiara Francalanci, responsabili del progetto
    di Patrizia Calzolari

    Si chiama “TORCIA” – PiaTtafORma di gestione CollaboratIvA delle emergenze – il progetto finanziato dalla Regione Lombardia per lo sviluppo di un sistema che utilizza le tecnologie del web 2.0 per la gestione delle emergenze nei processi di pianificazione e controllo delle situazioni critiche – incidenti o calamità naturali, basato su una infrastruttura cloud interconnessa da una rete ottica resiliente. Il sistema, oltre a fornire le segnalazioni geolocalizzate è in grado di proporre le vie di fuga e di accesso per i soccorsi ottimizzate secondo i criteri impostati dall’utente finale.
    L’elaborazione del progetto ha avuto inizio nel giugno 2012 e si è conclusa nel giugno 2014: capofila di TORCIA è Alcatel-Lucent, la partnership del progetto è composta dal Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano, che ha la responsabilità scientifica del progetto, da Fondazione Politecnico di Milano, e dalle società ACT Solutions, Beta 80 e Vidiemme.
    I Comuni italiani, sulla base delle proprie realtà e criticità territoriali, pianificano la risposta alle possibili emergenze tramite i piani comunali di protezione civile, che prevedono tutta una serie di operazioni, ruoli e misure da adottare al verificarsi di una determinata calamità naturale o antropica. La viabilità è uno dei punti chiave da pianificare in caso di emergenza. Il piano comunale di protezione civile infatti può prevedere la modifica del senso di circolazione e lo sgombero di determinate arterie per consentirne l’utilizzo ai soli mezzi di soccorso: mantenere le condizioni di sicurezza e indicare la percorribilità dell’infrastruttura stradale sono elementi chiave per una corretta gestione delle situazioni emergenziali.
    In questo contesto, il progetto TORCIA mira a facilitare le operazioni di raccolta dei dati sul territorio per consentire un’immediata comprensione delle situazioni critiche e delle iniziative da compiere. I cittadini utenti del web 2.0 diventano protagonisti nel fornire, tramite i social network, indirettamente scambiando messaggi in rete e direttamente tramite app dedicata, informazioni georeferenziate e dati utili per una migliore gestione della criticità in atto.
    Per raccogliere, razionalizzare e interpretare queste informazioni e condividerle con le autorità competenti, il progetto TORCIA ha messo a punto una infrastruttura di elaborazione basata su piattaforme cloud geograficamente distribuite e collegate tra loro da una rete ottica ad alta capacità. In questo modo TORCIA sfrutterà la collaborazione della cittadinanza analizzando i dati tramite tecnologie di crowdsourcing, utilizzando in modo tecnologicamente innovativo, integrato e completo la rete dei social network, sia per interpretare le informazioni in fase di emergenza, sia per fornirle alle autorità. Il sistema analizzerà automaticamente le informazioni pubbliche sui social network, identificando possibili situazioni di emergenza. I dati saranno poi processati in tempo reale per determinare le conseguenze di un incidente, per esempio, sulla viabilità o sul servizio di trasporto pubblico. Tali segnalazioni saranno immediatamente disponibili sul “cruscotto” delle autorità competenti che, integrando ulteriori informazioni provenienti da altre fonti come sensori e monitor, nonché i contenuti delle chiamate ai numeri di emergenza, saranno in grado, in tempi brevissimi, di prendere decisioni in merito alla gestione dell’emergenza in atto.
    Sarà inoltre possibile inviare immediatamente messaggi alla popolazione coinvolta, attraverso SMS e annunci registrati a telefoni cellulari, pop-up ed e-mail a computer e smartphone, instant message sui social network, per informare in modo rapido e tenere costantemente aggiornato il pubblico.
    La piattaforma sviluppata dal progetto è completamente configurabile rispetto alla tipologia di emergenza gestita e scalabile rispetto alla dimensione geografica del territorio controllato. In particolare, per poter realizzare una sperimentazione compatibile con i tempi e le risorse disponibili, TORCIA si è concentrato su eventi emergenziali legati a fenomeni alluvionali nell’area metropolitana di MILANO. Lo scopo del progetto è creare una soluzione unica e integrata, che sia in grado di fornire uno strumento di supporto per gli operatori della sicurezza, in particolare Protezione Civile e Polizia Locale.
    TORCIA verrà presentato il 25 settembre a Milano in occasione del convegno “La collaborazione fra ICT e Geoscienze nella gestione dei rischi naturali e delle emergenze” (Politecnico di Milano, Aula De Donato | P.zza L. da Vinci 32 – ore 8,30).
    A Giorgio Parladori, Research Program Manager, responsabile del Progetto TORCIA per Alcatel-Lucent e a Chiara Francalanci, professore del Politecnico di Milano (DEIB) abbiamo chiesto qualche informazione aggiuntiva:

    Dott. Parladori, da quale esigenza specifica è nato il progetto TORCIA?
    “La principale motivazione è stata l’esigenza di integrare nuove funzionalità nel processo di gestione dell’emergenze capaci di migliorare significativamente la qualità e i tempi di risposta. Il cuore del sistema è basato sull’analisi in tempo reale dei messaggi disponibili sui social media (il progetto si è concentrato su Twitter, ma è facilmente estendibile ad altre piattaforme) per identificare le emergenze. Il motore di analisi semantica può essere istruitodi volta in volta su specifici eventi ed è in grado di accumulare esperienza dagli eventi gestiti in modo da fornire segnalazioni con un sempre maggiore grado di affidabilità”.

    Dott. Parladori, come funziona da un punto di vista tecnico il sistema messo a punto da TORCIA?
    “TORCIA è una piattaforma. In effetti il sistema è, nel suo complesso, il risultato dell’integrazione di una serie di moduli a cui i vari partner hanno contribuito. Il punto di partenza è l’analisi semantica dei social media, a cui, in cascata si aggiungono la cartografia, il calcolo delle vie di fuga e di quelle per portare i soccorsi, gli strumenti di segnalazione ai cittadini; il tutto operante su una piattaforma cloud distribuita interconnessa da una rete ottica resiliente. E’ stata poi sviluppata una “app” dedicata per migliorare l’interazione con il pubblico”.

    Dott. Parladori, TORCIA raccoglie le info dai social network, le integra con altre fonti, le processa e le rielabora sotto forma di messaggi di allerta da inviare alla popolazione: come avviene tutto ciò ? Con quali criteri e tempistiche? Il processo di elaborazione è mediato da un operatore? Chi decide quali messaggi inviare alla cittadinanza?
    “L’integrazione con altre fonti di informazione avviene sul cruscotto delle autorità competenti. Il risultato dell’analisi real-time dei social media viene presentato all’operatore, unitamente alla cartografia e alle vie di fuga calcolate. Quest’ultimo è in grado di verificare tramite le altre fonti disponibili il grado di affidabilità dell’informazione e la decisione di propagare l’allerta è nella sua responsabilità. Eventuali automatismi del processo sono possibili ma al momento non applicabili per motivi di regolamentazione”.

    Prof. Francalanci, come distingue il sistema le informazioni postate sul web affidabili da quelle non affidabili o non corrette?
    “Esistono fondamentalmente due meccanismi. Il primo si basa sulla statistica degli eventi e su un corretto “training” dell’analizzatore semantico, mentre il secondo acquisisce esperienza dagli eventi precedenti adattando i parametri del sistema in base al risultato positivo o negativo dello storico delle segnalazioni. Si è in grado così di fornire anche dati sulla qualità/probabilità della segnalazione inoltrata”.

    Prof. Francalanci, com’è possibile interpretare le info che provengono dai social se gli utenti del web parlano “linguaggi diversi”? La comunicazione web, soprattutto in situazioni di ansia o panico, spesso tende ad ingigantire le definizioni, e, anche dando per assunta la buona fede, un buco nell’asfalto, ad es, rischia di diventare una “voragine”….
    “In effetti, tali considerazioni possono essere incorporate nell’analizzatore semantico tramite “regole” che sono derivate dall’analisi di dati storici. Inoltre,come già accennato, il sistema una volta attivato è in grado di raffinare le prestazioni sulla base dei risultati ottenuti. Lo sforzo di integrare esperienze multidisciplinari per ottenere sistemi semantici automatici, versatili e affidabili è tuttora una delle sfide della ricerca.

    Dott. Parladori, TORCIA verrà sperimentato sull’area metropolitana di Milano. Come avverrà la sperimentazione?
    “Attualmente il sistema completamente integrato funziona nei laboratori di Alcatel-Lucent a Vimercate. Da più di un anno il sistema sta acquisendo informazioni dalla piattaforma Twitter sulle emergenze idrogeologiche nell’area del Milanese e non solo (al momento sono stati analizzati circa oltre 10 milioni di messaggi). Sono in corso discussioni con Protezione Civile Lombardia per una sperimentazione presso le loro sedi”.

    Prof. Francalanci, il mondo web è in continua evoluzione: come garantisce TORCIA l’aggiornamento delle fonti, dei canali e dei linguaggi per rimanere efficiente nel tempo?
    Il cuore del sistema e la sua architettura sono nati proprio con il concetto di poter evolvere. L’unica parte che andrà mantenuta è quella di front-end verso i social media per poter seguirne l’evoluzione o incorporane di nuovi.

    Dott. Parladori, Il progetto è finanziato dalla regione Lombardia: quali sono i costi?
    I costi di progetto sono di circa 2.4ML€ ripartiti tra i partner. Per le aziende il finanziamento di Regione Lombardia è ripartito tra circa il 35% di fondo perduto e il restante 65% come prestito a tasso agevolato
    .

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