Il rischio è un tutto

Il senso sociale del rischio non è analizzabile come se fosse legato ad una minaccia episodica o isolata, ma va studiato in relazione al contesto. Questo è particolarmente evidente nel napoletano, dove rischi geologici, rischio ecologico [ne ho scritto qui, qui e qui] e altre tipologie di rischio [ne ho scritto qui, qui e qui] si sovrappongono e, paradossalmente, talvolta si celano gli uni agli altri, attivando così un processo di scotomizzazione.
E’ quanto emerge anche dal reportage pubblicato ieri da Antonello Caporale («Il Fatto Quotidiano», 9 novembre 2013), che si è mosso tra “Terra dei fuochi”, Campi Flegrei e Vesuvio, in un amaro elenco di orrori:

Napoli, la terra dei fuochi: aria infetta, rifiuti e tumori attorno al Vesuvio: «Viaggio nel cuore di una Campania alla ricerca di un riscatto impossibile tra edilizia selvaggia, criminalità e camorra. “Sono scappata da Afragola, non riuscivo a respirare”, spiega una giovane. Il geologo Benedetto De Vivo: “Stanno costruendo l’ospedale del mare dove, nel caso dovesse esserci l’eruzione, il flusso piroclastico, queste tremende bombe di terra e cenere, si riverserà. Si può essere più sciagurati?”».

Caporale intervista anche un paio di scienziati sociali: il sociologo Sergio Mantile («“Noi viviamo di piccole ma costanti paure, e di una bugia immensa, tossica, che produce solo fatalismo”») e l’antropologo Marino Niola («In una terra che non conosce verità, ma solo paura, il Vesuvio può essere fonte di disperazione? “Assolutamente no. La paura è polverizzata in mille atti quotidiani, distillata nelle forme consuete della vita familiare”»). Al testo del giornalista, tuttavia, manca la ricerca di una spiegazione del fenomeno che ha condotto alla condizione attuale, che evidentemente non può ridursi all’indicazione di una vaga «irragionevolezza» o all’osservazione che sulle pendici del vulcano «prende forma planetaria la teoria dell’irrilevanza della verità».

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AGGIORNAMENTI:

  • 26 ottobre 2013: manifestazione a Napoli contro la “Terra dei fuochi” (locandina) (“Il mediano”, 27 ottobre 2013, qui).
  • 9 novembre 2013: conferenza a Massa di Somma sull’incidenza di tumori nell’area vesuviana, promossa dal comitato di cittadini “Liberiamoci dal male” (“Il Mattino”, 5 novembre 2013, qui; “Il mediano”, 10 novembre 2013, qui [QUI].
  • 16 novembre 2013: manifestazione a Napoli (titolo: #fiumeinpiena) [Copia del comunicato di alcune associazioni che vi hanno partecipato: QUI].
  • 10 dicembre 2013: scoperte esalazioni tossiche a ridosso del PNV (“La Repubblica“).
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8 thoughts on “Il rischio è un tutto

  1. Ieri sera (9 novembre 2013) a Massa di Somma si è tenuta una conferenza sull’incidenza di tumori nell’area vesuviana, promossa dal comitato di cittadini “Liberiamoci dal male”. Lo aveva annunciato il 5 novembre Mary Liguori su “Il Mattino”: QUI.
    Una galleria fotografica di Ciro sull’incontro di ieri è QUI e un reportage è questo:

    “Il mediano”, 10 novembre 2013, QUI

    LIBERA NOS A MALO!
    Si è tenuto ieri sera nella cittadina vesuviana il convegno organizzato dal comitato “Liberiamoci dal male”. Una buona affluenza di pubblico, un interessante dibattito ma una scarsa partecipazione da parte dei sindaci invitati.
    di Ciro Teodonno

    Ieri sera a Massa di Somma si è celebrato un importante momento di cittadinanza attiva, il comitato civico “Liberiamoci dal male”, costituitosi di recente tra San Sebastiano e Massa, ha organizzato assieme all’Associazione Medici per l’ambiente un convegno intitolato “Ambiente Salute e Territorio”. L’importanza dell’evento sta nel fatto che, oltre alla presenza sul palco di luminari e attivisti come Antonio Marfella, si rincomincia finalmente a parlare di inquinamento in ambito vesuviano, cosa che rientra a pieno negli intenti del comitato organizzatore.
    In effetti, un altro dei relatori del convegno, il dottor Gennaro Esposito ha sottolineato nel suo intervento, così come ai nostri microfoni, il riscontro, anche nel versante sommano e in comuni come Massa di Somma e Somma Vesuviana, di un legame tra alcune patologie e l’uso di pesticidi nella coltivazione florovivaistica. Tutto questo va ovviamente aggiunto a tutta una serie di ricerche, tra le quali anche lo studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, finanziato dal Ministero della Salute), che attestano come SIN (Sito di Importanza Nazionale) quelle zone del Vesuviano limitrofe alle discariche.
    Tornando alla serata, che tra l’altro ha visto un folta affluenza di pubblico e dove anche chi non ha trovato posto a sedere ha assistito con interesse e passione alle parole dei partecipanti al convegno, dobbiamo purtroppo, come spesso è accaduto, notare l’assenza delle istituzioni. Infatti, dei diciotto sindaci invitati, tutti i primi cittadini dei 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, più altri di zone limitrofe, sono intervenuti solo il sindaco di Massa e quello di San Sebastiano. Definirlo un quadro sconfortante è dir poco, paragonarlo a un’ammissione di colpa è plausibile.
    A onor del vero, Giuseppe Capasso, abbandonato dal collega padrone di casa per altri impegni, s’è trovato da solo a reggere lo scomodo vessillo istituzionale (anche se il vicesindaco di Massa, Rosa Olimpo lo affianca in un secondo momento). Detto questo dobbiamo dissentire su quanto il sindaco di San Sebastiano ha sostenuto durante il suo intervento. In effetti, Capasso ha sottolineato tra le tante cose, che il suo comune non rientra nello studio SENTIERI e che quindi, tutto sommato, si poteva stare tranquilli entro i limiti amministrativi sansebastianesi. Ma in base alla relazione del dottor Esposito e a suddetto studio, San Sebastiano è praticamente circondata da elementi potenzialmente pericolosi per l’ambiente locale e quindi, siccome prima non si conoscevano o non si volevano conoscere determinate situazioni, chi ci dice che allo stato attuale, non esista qualcosa che possa tener viva l’attenzione anche nel bel paesello vesuviano? I confini amministrativi non sono scudi che possono difenderci dalle incursioni dell’uomo e della natura e per questo facciamo appello al principio di precauzione ribadito dai medici relatori e da quelli presenti in sala.
    Ad ogni modo, tornando ai relatori, dopo le presentazioni di rito, il dottor Esposito, medico psichiatra dell’ ASL Napoli 3 Sud e rappresentante dei Medici per l’ambiente, ci elenca un innumerevole serie di dati che definire raccapriccianti è dir poco, ma il nesso tra le innumerevoli infermità e l’alta presenza nel territorio di sostanze cancerogene, risulta, in base a quei dati, una certezza, e di questo, ammesso che lo si dovesse ancora sottolineare, ce n’eravamo purtroppo già accorti. Il medico aggiunge che disgraziatamente anche il latte materno non è esente da rischi poiché in uno studio recente, dove sono stati comparati i dati di madri che vivevano presso siti accertati di contaminazione e altre più distanti da questi, è risultata maggiore la presenza di sostanze nocive nel il latte delle prime.
    Un altro fattore che ci è sembrato importante è quello che, in base agli studi del dott. Montella del Pascale, si è registrato lo spostamento dell’area del cosiddetto Triangolo della morte e che vede la sua nuova incidenza in luoghi come Brusciano, Palma Campania, Marigliano e purtroppo ancora nella martoriata Acerra. Un altro elemento da tenere in conto e da giudicare indicativo per lo stato delle nostre terre e l’aumento delle richieste di esenzione 048, ovvero quello per le malattie neoplasiche, con tassi maggiori rispetto alla media nazionale. A questo va aggiunto, come qualcuno tra il pubblico ha fatto notare, che i dati relativi al cosiddetto 048 potrebbero essere addirittura sottostimati poiché molti pazienti hanno già esenzioni compatibili, per cui non ne fanno richiesta. Esposito conclude con le parole del procuratore Roberti: “ bisogna oramai parlare di criminalità ambientale e non più di ecomafie, poiché non è stata soltanto la mafia a inquinare la nostra terra.”
    Dopo un breve intervento del dottor Nicola Caruso, che con molta passione, c’introduce in un excursus storico/letterario, ci mostra la sua visione dello stato della Terra e del rapporto che dovremmo avere con essa. Interessante la lettura delle disposizioni borboniche in materia di rifiuti e del loro smaltimento, una raccolta differenziata ante litteram.
    La serata si conclude in bellezza con l’intervento del vulcanico Marfella il quale ci sbalordisce e allo stesso tempo ci lascia impotenti per dialettica, affabilità e per la mole di dati che ci espone nella sua lunga e interessante esposizione dei fatti. Il dottor Marfella parte dal nome del comitato, Liberiamoci dal male, per apprezzarne forma e contenuti e inizia nell’analisi di un personale ma condivisibile e toccante Padre Nostro, un libera nos a malo dove elenca tutti i passaggi della preghiera e tutti i collegamenti dell’orazione con la nostra realtà campana e di campani. Sono tanti gli elementi che Marfella enumera, scientifici, umani e morali ma su tutto si evince un dato: “… la Campania è la regione italiana più giovane ma con la minore aspettativa di vita!” Questo è il grido di allarme del medico attivista nei confronti di un paese che fa finta di non sentire.
    Il medico si rivolge poi all’unico sindaco presente in sala e fa notare una cosa fondamentale, ovvero l’obbligo del primo cittadino di sapere quel che accade sul proprio territorio, l’obbligo di conoscere le attività produttive e potenzialmente inquinanti presenti sul territorio di loro competenza, “ogni sindaco deve conoscere casa sua!”. Marfella sottolinea inoltre l’inutilità e la pericolosità degli inceneritori, “… l’inceneritore non è una botta di salute!” Questo brucia e quindi produce ceneri, ma dove vanno le 150.000 tonnellata di queste ceneri? Questi rifiuti speciali vanno spesso nelle discariche ma anche nei cementifici, infatti queste sono considerate come “materia prima seconda” e il business dei microcementifici campani ha colto al balzo l’occasione per sfruttare la situazione e questo con grave pregiudizio per la salute delle popolazioni che ci vivono attorno.
    Tanti gli argomenti, tante le sollecitazioni, tante da non poterle elencare, per quantità e qualità. Era opportuno esserci, esserci come i cittadini che ne hanno capito l’importanza. Ma anche in questo caso, chi è assente ha sempre torto
    .

    Carrellata fotografica: QUI

    Video: QUI

  2. Il 16 novembre 2013 c’è stata un’altra manifestazione a Napoli contro i veleni: “Fiumeinpiena“.
    Ecco il comunicato di alcune associazioni che vi hanno partecipato (arrivatomi via-mail dalla Rete dei Comitati Vesuviani):

    Documento dei comitati, movimenti e associazioni vesuviane per “#fiumeinpiena”
    Napoli 16 novembre 2013

    Articolo 32 della Costituzione:
    “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”.
    Art.9 :“(La Repubblica) tutela il paesaggio … della Nazione”.

    Nell’intera zona vesuviana lo Stato, consentendo prima la gestione delle cave trasformate in discariche da parte di personaggi legati alle famiglie camorristiche e poi con leggi speciali e in deroga, ha violato il diritto fondamentale alla vita e alla salute.

    Lo dicono i verbali della Commissione parlamentare Ecomafia che negli anni 70 e 80, su denuncia delle associazioni ambientaliste, nelle discariche del vesuviano sono stati interrati dalla camorra del territorio rifiuti di ogni tipo, tossici e pericolosi, con l’assenza di qualsiasi controllo se non con la complicità omertosa di tutte le istituzioni .

    Lo dicono le Leggi emergenziali del 2008 che ha prodotto il sequestro di una parte del territorio nel Parco Nazionale del Vesuvio e l’aperta di una megadiscarica, in aggiunta a quelle già esistenti.

    Di fronte a questo scempio le comunità dell’area vesuviana si sono ribellate, alzando forte la protesta contro la devastazione ambientale e il rischio per la salute dei suoi abitanti .

    Stato di emergenza creato volontariamente per nascondere, tra i cumuli di rifiuti indifferenziati, quelli tossici e pericolosi di cui purtroppo è pieno l’intero Parco nazionale del Vesuvio.

    La militarizzazione del territorio ha visto le forze dell’ordine non a tutelare la natura violata e gli inermi cittadini , ma a scortare, come carico prezioso, i rifiuti puzzolenti trasportati da autocompattatori in capo a società, che troppo spesso, erano direttamente collegate con la camorra alla luce di diverse inchieste giudiziarie.

    Di fronte alla popolazione che difendeva i suoi diritti fondamentali, lo Stato ha risposto con l’arroganza dei manganelli e con la chiusura sistematica ad ogni soluzione alternativa del Piano regionale dei rifiuti urbani che applicasse la riduzione a monte, la R.D., il compostaggio, il recupero, il riciclo e il riuso dei materiali verso il modello Rifiuti Zero per eliminare discariche e inceneritori.

    Solo la tenacia e la determinazione nel difendere il diritto alla vita e alla salute, come stabilito anche dalla Comunità Europea, contrapposto all’illecita violazione di norme e regole da parte dei governi nazionali, ha consentito di evitare l’immane disastro ambientale di aprire la più grande discarica d’Europa a cava Vitiello.

    Oggi, con il nostro territorio profondamente alterato e inquinato, noi aggiungiamo la nostra voce a quella delle altre comunità campane presenti qui, in questa piazza.

    E in forza di ciò CHIEDIAMO

    Il riconoscimento dello stato di disastro ambientale su tutto il territorio della Campania, punendo i responsabili di tale scempio ambientale e sanitario.

    CHIEDIAMO

    La mappatura del territorio regionale con l’uso delle migliori tecnologie, al fine di individuare tutti i siti utilizzati come discariche, autorizzate o abusive, e le falde acquifere inquinate, per dare dati certi alla popolazione.

    CHIEDIAMO

    l’individuazione delle aree della Regione prive di sostanze inquinanti, dove si coltivano prodotti non contaminati, per salvaguardare i prodotti sani e gli agricoltori onesti.

    CHIEDIAMO

    Di far cessare immediatamente gli sversamenti abusivi di rifiuti e i roghi tossici, istituendo il reato di ecocidio, con pene certe e adeguate per i responsabili.

    CHIEDIAMO

    La pianificazione di interventi di risanamento dell’intero territorio regionale e l’uscita dalla logica delle bonifiche emergenziali, previste da leggi speciali.

    CHIEDIAMO

    Il sistematico controllo e la tracciabilità dei rifiuti speciali e industriali pericolosi, senza più deroghe o ritardi per la nostra Regione.

    CHIEDIAMO

    Nel rispetto dei protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’immediata istituzione del Registro regionale dei tumori e un contestuale e sistematico screening delle patologie non neoplastiche, connesse all’inquinamento ambientale, prevedendo interventi di sostegno economico per i soggetti vittime di queste patologie già nella fase di diagnosi.

    CHIEDIAMO

    La pianificazione di una campagna di sensibilizzazione delle comunità e di un percorso educativo sull’ambiente e sulla sua tutela a partire dalle scuole.

    CHIEDIAMO

    Un Piano regionale alternativo dei rifiuti che partendo dalla risoluzione del Parlamento europeo avvii un ciclo virtuoso verso Rifiuti Zero che rinunci a discariche e inceneritori e ad ogni forma di combustione dei rifiuti.

    CHIEDIAMO

    Un percorso virtuoso di responsabilizzazione delle amministrazioni Regionali e locali verso le comunità amministrate, affinché, in applicazione della convenzione di Aarhus e del Principio di precauzione condividano proposte e soluzioni in tema di tutela della salute, salvaguardia ambientale e della biodiversità, partecipazione ai processi decisionali.

    CHIEDIAMO

    Un’azione risarcitoria a favore delle popolazioni campane non solo in termini di bonifiche ambientali, ma anche contro le tante aziende private e pubbliche ed i loro amministratori, che hanno smaltito i loro rifiuti in Campania attraverso le organizzazioni camorristiche nel silenzio se non con la complicità di istituzioni e apparati dello Stato.

    CHIEDIAMO

    L’istituzione di un fondo economico, alimentato dai proventi illeciti sequestrati ai clan della camorra, da destinare esclusivamente per interventi di sanificazione ambientale.

    Rete dei Comitati vesuviani/Zero Waste Campania

    Mov. La Fenice Vulcanica

    Mov. Mamme Vulcaniche onlus

    Comitato Acqua pubblica area vesuviana

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  5. “Il mediano”, 27 ottobre 2013, QUI

    IO C’ERO, IO CI SARO’!
    Ieri sera a Napoli s’è tenuta l’attesa manifestazione organizzata dalla Terra dei Fuochi, un sogno che s’è infranto al momento del confronto, ma anche un momento per riflettere e sperare che in futuro non ci siano più divisioni.
    di Ciro Teodonno

    Sabato pomeriggio, alle quattro, la piazza era piena, la statua di padre Dante contemplava lo spazio a lui dedicato pieno di gente allegra e decisa, cosciente del suo ruolo in quel luogo e in quel giorno, consapevole del fatto che è ormai giunta l’ora di prendere in mano il proprio destino e questo a prescindere dalla politica meschina che ci circondava anche in quel contesto. Un luogo che voleva diventare simbolo di una rinascita, di una nuova e più forte coscienza civica, ma le disparità di vedute e i dissapori che sembrano esserne scaturiti, forse anche da una visione personalistica sulla questione, hanno vanificato quest’intento.
    Verso le 16.30 ci si è incamminati per Toledo, dopo le parole ferme e decise dell’organizzatore, il blogger Angelo Ferrillo si è partiti lungo l’antico asse viario. È stato questo il momento più emozionante, migliaia di mani sollevate con i cartelli delle terre dei fuochi, dei luoghi martoriati dall’umano egoismo, nomi di città, di paesi e di frazioni divenuti simboli del male che un uomo può fare ad un altro uomo e che questo può fare anche a se stesso. Piazza Dante sembrava essere una fonte senza fine di genti, che man mano che vi arrivavano da ogni dove della Campania e non solo, ingrossavano le fila di quel fiume umano che lentamente inondava la strada vicereale, tutti in direzione piazza Plebiscito. Anche dalle strade laterali si sono aggiunti altri gruppi, altri comitati, associazioni, movimenti, con un unico scopo, far sentire all’unisono la propria voce.
    Per la prima volta, quei forse 50.000 uomini, donne e bambini, che sono infine confluiti nella piazza salotto di Napoli, hanno sentito attorno a loro l’appoggio della cittadinanza, per niente indispettita per il disagio del traffico bloccato, per niente insensibile alle istanze di quella moltitudine. Saranno state le tematiche, quelle della salute e del pericolo che il nostro ambiente quotidianamente affronta ma stavolta la gente c’era ed era tutta con noi, perché era noi!
    La festa sembrava perfetta, oltre alla convinzione di essere nel giusto, c’era la musica, c’era l’allegria, c’erano le bandiere della pace, ma purtroppo c’era anche qualcosa che covava nell’animo di molti dei presenti e gli attriti di questi giorni, con gli altri padri storici di questa lotta, ne hanno presagito gli esiti. Al momento del comizio, già alle prime parole di Angelo Ferrillo, gli animi esacerbati, a volte in maniera sospetta, hanno dato fuoco alle polveri, hanno innescato lo scontro verbale tra gli organizzatori e alcuni comitati. Sta di fatto che Angelo gli ha spianato la strada, con discorsi troppo elevati per chi voleva solo vivere nella normalità e poco gli interessavano i massimi sistemi e assumendo un atteggiamento spesso poco conciliatorio, frutto probabilmente di stanchezza e nervosismo, ma va detto che quegli attacchi mossi, per tempestività, forza e astio, avevano qualcosa di pregresso, forse di preparato.
    Solo le parole conciliatrici di alcune donne, tra cui anche quella della nostra Mariella, del comitato sansebastianese di Liberiamoci dal Male, hanno attenuato l’acredine e snellito la tensione, ma ormai quella scintilla non c’era più, gli ideali decadevano, le voci si sovrapponevano, ognuno parlava e voleva parlare per sé, ma dal pubblico, quello distante dal palco, non si capiva cosa stesse succedendo e molti già sbaraccavano felici e convinti di aver contribuito a qualcosa di buono e di grande; ma la ressa sotto al palco continuava, eppure le argomentazioni di tutti erano le stesse, tutti erano contro l’inceneritore, come pretendevano i comitati di Giugliano, i primi a contestare l’organizzatore, tutti volevano lottare contro l’avvelenamento della nostra Terra; e questo contrasto, tra eguali intenti è assurdo! Questo fa pensare a male! Questo fa pensare nell’ingerenza di elementi politici più da tifo da stadio, che da motivazioni ideologiche e costruttive. Taluni inni sembravano più un adescamento ai loro antichi rivali, per istigarli allo scontro, che un vero e proprio credo politico o civico; poco c’è mancato che lo scontro verbale giungesse a quello delle mani, merito del servizio di sicurezza che non è caduto nella trappola.
    La mia opinione? Se non c’è stata premeditazione per taluni atteggiamenti, ci siamo andati molto vicino, e si attendeva solo la proverbiale goccia per fare traboccare il traballante vaso della coesione popolare. Una assist più che calcistico a chi vorrà sottolineare l’incoerenza di un movimento o vorrà minarne le scomode istanze, probabilmente gli stessi che attingeranno a quei fondi che l’Europa ancora una volta ci elargirà con estrema generosità e che ancora una volta saranno sempre gli stessi, spesso in odore di mafia a gestirli, perché così avrà voluto l’ordine precostituito.
    Angelo Ferrillo non è sembrato brillare in democraticità ed è questa la colpa che da più parti gli si è mossa ma è anche vero che la sua volontà di tener fuori una politica collusa con le responsabilità del nostro disastro regionale ha dato fastidio a molti, e tanti degli scagnozzi del potere erano lì ieri sera a guastare quella che poteva essere una gran bella festa di consapevolezza e attivismo
    .

    (Foto e video sono linkati in calce all’articolo originale)

  6. “La Repubblica”, 10 dicembre 2013, QUI

    SCOPERTE ESALAZIONI TOSSICHE A RIDOSSO DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
    Gli accertamenti della Forestale: oltre 2500 metri quadrati usati per lo stoccaggio dei rifiuti emanano miasmi velenosi
    di Redazione

    Scoperte esalazioni tossiche a ridosso del Parco nazionale del VesuvioScoperta dal Corpo forestale dello Stato una vasta area di oltre 2.500 metri quadrati utilizzata per lo stoccaggio di rifiuti che emanano esalazioni velenose a San Giuseppe Vesuviano, nel Parco Nazionale del Vesuvio.
    “La discarica a cielo aperto in località Vasca di Pianillo, a ridosso dell’area protetta -riferisce il Corpo Forestale dello Stato- è stata individuata proprio a causa delle forti emissioni tossiche sprigionate dai rifiuti accumulati nel corso del tempo”.
    “Queste esalazioni -afferma la Forestale- non solo mettono in pericolo l’habitat delle specie animali e vegetali del Parco Nazionale del Vesuvio, ma possono causare gravissimi danni alla salute dei cittadini”.
    Le indagini, tuttora in corso, da parte del Corpo forestale dello Stato sono scattate a seguito dell’emergenza dei roghi dei rifiuti tossici in Campania e del gravissimo impatto ambientale che questi hanno sull’intera collettività.
    “A San Giuseppe Vesuviano -prosegue la Forestale- la situazione è ancora più grave in quanto si tratta di un sito di stoccaggio non ancora bonificato”. L’operazione odierna, infatti, rientra tra quelle effettuate dalla Forestale per la tutela ambientale del Parco Nazionale del Vesuvio,per “rendere più vivibile una zona che per anni è stata gravemente danneggiata”.
    L’intervento di oggi, condotto dal personale del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di San Sebastiano al Vesuvio del Corpo forestale dello Stato con l’ausilio dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania (Arpac), “ha lo scopo di risalire ai responsabili dello scempio ambientale, al motivo della mancata bonifica di tale sito e soprattutto ha l’obiettivo di mettere in atto le necessarie misure per la messa in sicurezza dell’intera area per salvaguardare l’ambiente e la salubrità dell’aria” conclude il Corpo Forestale dello Stato
    .

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