Emergenze ed evacuazioni

Contrariamente ai terremoti, le eruzioni vulcaniche possono essere previste con un certo anticipo (tra i segnali precursori ci sono proprio i sismi). In questo post raccolgo le notizie relative agli “stati di emergenza” per le popolazioni che vivono intorno ai vulcani. Comincio da un caso andino.

Nei primi giorni di settembre 2013 il vulcano Ubinas, nel sud del Perù, ha cominciato un’attività che non sembra arrestarsi (QUI, QUI e QUI). A causa della «caídas de ceniza [sulla] localidad de Querapi y algunos otros pueblos del valle de Ubinas», nel pomeriggio del 4 settembre l’IGP (Instituto Geofísico del Perú) e l’INGEMMET (Instituto Geológico Minero y Metalúrgico) hanno sollecitato l’evacuazione preventiva dei 150 abitanti di Querapi, un villaggio posto a soli 4 km dal cratere:

«Andina», 4 settembre 2013, QUI

RECOMIENDAN EVACUAR A POBLADORES DE QUERAPI POR ACTIVIDAD DE VOLCAN UBINAS
La evacuación de los pobladores de Querapi, que se ubica a 4 kilómetros al sur del volcán Ubinas, región Moquegua, recomendaron los especialistas del Instituto Geofísico del Perú (IGP) y del Instituto Geológico, Minero y Metalúrgico (Ingemmet), debido a la alta vulnerabilidad de la zona.
[…] Por ello, se aconseja a las poblaciones aledañas al volcán Ubinas, realizar preparativos, a fin de mitigar los efectos de posibles caídas de ceniza en la salud de las personas, áreas de cultivo y fuentes de agua.
Además, como la caída de cenizas afecta principalmente la zona norte y noroeste del volcán, influenciado por la dirección de los vientos, los expertos sugieren a las autoridades locales y regionales, efectuar una evaluación de daños y efectos en dichas zonas.
Asimismo, se sugiere a las autoridades competentes, elevar el nivel de alerta volcánica al color amarillo, así como activar el Plan de Contingencia frente a un eventual incremento de la actividad del Ubinas.
Dentro de las conclusiones, se precisa que el monitoreo sísmico indica, hasta ahora, la inexistencia de evidencias compatibles con ascenso de magma nuevo, necesario para una eventual erupción magmatica inminente.
[…] El volcán Ubinas, considerado el más activo del sur peruano, se ubica en el extremo Norte de la región Moquegua, a 70 kilómetros al Este de la ciudad de Arequipa. Desde el año 1550 D.C. se han producido alrededor de 25 erupciones. La última erupción se registró entre el 2006 y 2009 y fue de magnitud baja, con un Índice de Explosividad Volcánica 2, en una escala que va de 0 a 8.
Dicha erupción afectó principalmente a siete pueblos ubicados al sureste del volcán, por lo que se evacuó a cerca de 2000 pobladores en riesgo, quienes permanecieron en 2 refugios (Anascapa y Chacchagen) durante casi más de 10 meses. […]».

Rispetto al vulcano Ubinas, Querapi si trova QUI (anche QUI, meglio).

L’invito ad evacuare la popolazione presentato dagli esperti è stato subito commentato dalle autorità amministrative locali. Marín Vizcarra, il presidente della regione Moquegua (in cui si trova Querapi), ha dichiarato che «el traslado deberá efectuarse de todas maneras debido a la alta vulnerabilidad de la zona. […] “La población de Querapi está muy cerca al volcán, por ello hay que ponerla a buen resguardo, con fumarolas o sin ellas”» («Moquegua: Evaluarán evacuación de pobladores de Querapi ante cercanía con volcán Ubinas», «La Prensa», 5 settembre 2013, QUI).

AGGIORNAMENTO del 18 aprile 2014:
Il vulcano Ubinas continua la sua attività, che è sempre più forte. Il livello di allerta è passato all’arancione85 famiglie sono state evacuate a causa della gran quantità di cenere emessa del vulcano. Inoltre, sono stati sfollate 188 persone, oltre 120 capi di bestiame e alcuni animali domestici. Come ha sottolineato un funzionario, “Querapi quedó como un pueblo fantasma”, il villaggio di Querapi è come un villaggio fantasma (Maps).

AGGIORNAMENTO del 9 aprile 2015:
Il blog “Culture Volcan” riferisce che ieri, 8 aprile, c’è stata una nuova (modesta) esplosione sul vulcano Ubinas: QUI.

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AGGIORNAMENTI:

  • Vulcano Sakurajima, Giappone: 4 settembre 2013 (foto).
  • Vulcano Sinabung, Nord Sumatra (Indonesia): 16 settembre 2013 (altre info: qui e qui)
    (Aggiornamenti: qui).
    (Aggiornamenti dell’11 novembre 2013: nuove evacuazioni, qui e qui).
    (Aggiornamento del 24 novembre 2013: si intensifica l’attività del vulcano e il livello di allerta è stato elevato al suo massimo, sia per quanto riguarda il sorvolo aereo, sia per l’evacuazione di altri abitanti – potenzialmente altri 15mila; ieri si sono avute almeno 8 esplosioni che hanno provocato ricadute di cenere in numerose città, tra le quali Medan, a più di 50km a nord-est del vulcano: di notte, le ceneri hanno ridotto la visibilità a 20m: foto; anche “Repubblica” vi dedica una galleria fotografica).
    (Aggiornamento del 28 novembre 2013: “Culture Volcan” dice che «Le dernier recensement, terminé hier en fin d’après-midi par les autorités, indique que ce sont au total 16721 personnes qui ont été déplacées et sont actuellement réparties dans 30 sites. L’évacuation semble donc menée à son terme et, jusqu’à ce que la situation évolue (en mieux ou en pire), ce chiffre ne devrait plus trop varier»).
    (Aggiornamento del 31 dicembre 2013 (c’è un video): “La Repubblica” riferisce che per l’eruzione del vulcano indonesiano Sinabung sono state «evacuate oltre 19 mila persone»: il vulcano, in eruzione da mesi, «questa notte ha riversato lapilli e lava sugli abitanti intorno al cratere. […] “Questa notte, 19.126 persone hanno lasciato le loro case e crediamo che questa cifra continuerà ad aumentare”, ha detto Sutopo Purwo Nugroho, portavoce dell’agenzia responsabile per la prevenzione delle catastrofi naturali. Il Sinabung, che era stato in letargo per quasi un secolo, si era già risvegliato in agosto e settembre del 2010»).
    (Aggiornamento del 12 gennaio 2014: gli sfollati dalle pendici del Sinabung sono saliti a 25.516. “Il Post” ha pubblicato una galleria fotografica che su fb ho commentato così: Le immagini delle calamità si somigliano tutte, nello spazio e nel tempo. In alcune di queste fotografie sembra di rivedere degli scorci vesuviani del 1944: la coltre di fuliggine grigia su ogni cosa, le strade impraticabili dagli automezzi a causa del fango, i camion carichi di oggetti privati, le immagini sacre, una certa rassegnata serenità nello sguardo degli sfollati. “Il Giornale della Protezione Civile” del 15 gennaio 2014 parla di 30mila sfollati: qui).
    (Aggiornamento del 1 febbraio 2014: La situazione intorno al vulcano Sinabung si fa ancora più preoccupante: nelle ultime ore ci sono stati 14 morti, riferisce “RaiNews24“).
    (Aggiornamento del 2 febbraio 2014: il “CorSera” ha pubblicato una galleria fotografica titolata “L’eruzione del Sinabung, Sumatra come Pompei” e un video in cui si afferma che i morti sono almeno 15; “Culture Volcan” fornisce molte più informazioni, anche in merito agli sfollati; si veda anche tra i commenti qui in basso).
    (Aggiornamento del 4 febbraio 2014: “RaiNew24” ha pubblicato una galleria fotografica con immagini di preghiere per placare l’eruzione del vulcano Sinabung).
    (Aggiornamento del 12 febbraio 2014: Il Sinabung continua la sua attività eruttiva, sebbene ormai solo effusiva. Intanto, “Les habitants de 4 villages, Batu Karang, Rimo Kayu, Cimbang, Ujung Payung tous situés à plus de 5 km de distance, ont été autorisés hier à retourner chez eux, pour commencer à faire le ménage et recommencer à travailler. Pour les aider, un soutient financier de 6000 roupies indonésienne (0.36€) et 400 grammes de riz leur sera donné pendant 30 jours. Cela reste peu car il faudra des semaines, en espérant que les émissions de cendres ne reprennent pas, pour faire ce nettoyage qui, par ailleurs, demande beaucoup d’effort physique“, QUI).
  • Vulcano Etna, Sicilia (Italia): il 23 novembre 2013 c’è stata la 17esima eruzione dall’inizio dell’anno, con una colonna di ceneri di almeno 3km e conseguente ricaduta di lapilli sulle cittadine circostanti: galleria fotografica, altra galleria fotografica. Un VIDEO interessante della cenere piovuta a Giardini Naxos, Taormina e Letojanni.
  • Vulcano Kelud, Giava (Indonesia), 14 febbraio 2014: Sono morte almeno due persone, in 100 mila sono state evacuate, uno strato di cenere e detriti copre un’area vasta 100 chilometri (“Il Post“, con foto). Ulteriori informazioni (più tecniche) sono su “Culture Volcan“: il numero massimo di sfollati è stato di circa 100.250, alloggiati in 293 rifugi. “RaiNews24” parla di oltre 200mila persone in fuga (con foto).
  • Vulcano Mayon, Filippine, 17 settembre 2014: Circa 24mila persone sono state già fatte evacuare dalle autorità filippine per il pericolo legato alla possibile eruzione del vulcano Mayon, il più attivo dell’arcipelago. Dal cratere infatti ha iniziato ad uscire lava, ma il timore dei vulcanologi è che questo possa essere solo l’inizio di un fenomeno assai più violento dal momento che l’attività del vulcano, alto 2.460 metri e distante 340 chilometri dalla capitale Manila, è in graduale intensificazione. Le evacuazioni sono state imposte nella cittadina di Guinobatan, nella provincia di Albay, dove è stato inviato l’esercito per favorire le operazioni. A rischio ci sarebbero 12mila famiglie, per un totale di 60mila persone. L’attività del Mayon ha fatto registrare ad ora diverse scosse sismiche e dal cratere vengono espulsi frammenti di lava e rocce incandescenti con frequenza sempre maggiore. Negli ultimi 500 anni il vulcano ha eruttato 50 volte, in alcuni casi in modo molto violento e minacciando gli abitanti della zona (Il Giornale della Protezione Civile).
  • Vulcano Fogo, Capo Verde, 26 novembre 2014: ha ripreso l’attività eruttiva da alcuni giorni; il complesso vulcanico ricorda quello del Vesuvio: il cratere sorge all’interno di una caldera, parzialmente circondata dall’ampio arco montuoso dell’antico edificio vulcanico. I villaggi di Portela e di Chã das Caldeiras si trovano, come indicano i toponimi stessi, all’interno della caldera [Gmaps] e in queste ore i suoi mille abitanti, dopo alcuni rifiuti iniziali hanno dovuto evacuare [portoghese] [francese]. AGGIORNAMENTO sulla situazione del vulcano FOGO (27 novembre 2014): Oltre una quindicina di case del villaggio di Portela sono state inghiottite dalla colata lavica del vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde: FONTE.
    La colata lavica del Fogo alle porte del villaggio capoverdiano di Portela, 27 nov 2014

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AGGIORNAMENTO del 14 dicembre 2013:
Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali gemellaggi, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Ne ha scritto Angelo Lomonaco sul “Corriere del Mezzogiorno” del 14 dicembre 2013, «Chi vive a Nola va in Val D’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio.
Sulla questione dei gemellaggi ho scritto QUESTO.

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

AGGIORNAMENTO del 20 aprile 2014:
Non si tratta di un vulcano, ma di una frana, per la quale è stato evacuato un intero villaggio: in Italia, in Valle d’Aosta, nelle frazioni di Entrèves e La Palud del comune di Courmayeur: “L’aumento delle temperatura ha accelerato l’andamento: per venti minuti è stato chiuso il traforo del Monte Bianco. Il sindaco rassicura: nessuna persona può essere coinvolta nel crollo, attendiamo l’evento naturale con tranquillità“. Più in particolare, “dallo scorso 8 aprile gli 80 residenti di La Palud sono stati evacuati per il “probabile crollo imminente” della frana dal monte La Saxe, che viene monitorata dal 2009” (“Repubblica“, “CorSera“).
VIDEO della frana (1’35”) e testimonianza AUDIO di una sfollata (1’35”).
Il 22 aprile 2014 il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ha rilasciato un’intervista a “La Repubblica” sullo stato della frana: “è una brutta besta” (QUI) ) e il ricercatore Daniele Giordan ha spiegato che “è figlia dell’evoluzione naturale del dissesto” (QUI). Inoltre, qui ci sono 10 FOTO della frana.

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GLOSSARIO e NORMATIVE
Il Dipartimento di Protezione Civile ha diramato una nota in cui sottolinea la differenza tra le definizioni di “stato di emergenza” e di “stato di calamità naturale“. Come viene spiegato, «essi non sono affatto strumenti equivalenti o interscambiabili» e, inoltre, tra loro «non c’è alcun rapporto di dipendenza»:
1) Lo “stato di emergenza” è un istituto previsto dall’art. 5 della legge 225 del 1992, «può avere una durata di 180 giorni prorogabili per altrettanti una sola volta» e consiste nell’insieme dei «primi interventi di emergenza: assistenza alla popolazione, ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, interventi per ridurre il rischio residuo, ovviamente nel limite delle risorse messe a disposizione»; va aggiunta, inoltre, «una ricognizione dei danni, pubblici e privati [da portare] all’attenzione del Consiglio dei Ministri che valuta se e quante ulteriori risorse stanziare proprio per il ristoro dei danni».
2) Lo “stato di calamità naturale“, invece, «è uno strumento legato esclusivamente al settore agricolo: il suo riconoscimento, infatti, avviene per mezzo di un decreto del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, su proposta della Regione coinvolta».

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15 thoughts on “Emergenze ed evacuazioni

  1. Il vulcano Sakurajima, nel Giappone meridionale, ha lanciato pietre e ceneri sul paese di Tarumizu, causando danni alle automobili.

    Come riporta «Culture Volcan», «L’activité éruptive s’est montrée intense le 04 septembre, brisant les fenêtres de véhicules situés à la base du versant sud de l’édifice. Pour les habitants de la petite ville de Tarumizu et ses voisines, la journée n’a pas non plus été de tout repos, avec des chutes de cendres qui ont été continues pendant une bonne partie de la journée» (QUI).

  2. «The Jakarta Globe», 16 settembre 2013, QUI

    EVACUATED MOUNT SINABUNG VILLAGERS ASK FOR AID
    by Arnold Sianturi

    Tanah Karo. In the wake of a volcanic eruption on Sunday morning that displaced nearly 5,000 villagers in the North Sumatra province of Karo, refugees have been asking for services and medical attention.
    “We expect the government to give aid such as blankets, milk and special food for babies,” said Nurliana beru Ginting, a 42-year-old refugee from the village of Sukandebi and the mother of three young children.
    Many evacuees needed medical support, and some had coughs or high fevers, she added.
    As the refugees fled, some were exposed to volcanic ash.
    “There are many refugees starving in the middle of the night,” Nurliana said. “The cold weather, especially in the open-air shelters, makes us suffer. The soup kitchen is not operating at full capacity yet.”
    Elisa beru Tarigan, 37, said parents were clothing children in sarongs and multiple layers to keep them warm and were worried that air conditions might make children sick. She said that a medical team was needed in every refugee locations, in her view.
    So far 4,739 people have fled Mount Sinabung and taken refuse in eight shelters. The largest shelters are Jembur Sempakata, which has taken in 1,453 people, and GBKP Kota, which has taken 1,400.
    Weather services reported rain and a low of 24 degrees Celsius in the province.

    Climbers survive
    Of the 25 mountain climbers who were on the volcano’s slopes during the eruption, all survived.
    “The climbers are confirmed safe and they have all left the Mount Sinabung area,” Jhonson Tarigan, public relations coordinator for the Sinabung disaster mitigation efforts, told Indonesian news portal Antaranews.com.
    Jhonson said the climbers came from Aceh, Medan and several other areas in North Sumatra, and that they had all returned to their homes.
    He said that the climbers were not supposed to have climbed the volcano, because the area had been at alert” status [level II] and later raised to “ready” status [level III] on the Center for Vulcanology and Geological Disaster Mitigation’s four-point scale. The Center declared a three-kilometer off-limits zone around the crater.
    “The climbers should have had permits from the appropriate authority to enter the Mount Sinabung area,” Jhonson said. “This is for safety and security.”
    At 2,600 meters, Sinabung is the tallest peak in North Sumatra, followed by Mount Sibayak, at 2,040 meters. Both are active volcanoes.
    Mount Sinabung last erupted in 2010 after a long centuries of calm. It’s last reported eruption was in 1600
    .

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    «Centro Meteo Italiano», 18 settembre 2013, QUI

    INDONESIA, IL VULCANO ERUTTA: FUGA DI MASSA IN QUESTE ORE

    Poche ore fa il vulcano indonesiano Sinabung è tornato ad eruttare con violenza generando un pennacchio alto tre miglia e provocando la fuga di circa 10.000 persone. A riferirlo sono le autorità che stanno obbligando allo sgombero di diversi villaggi locali. Il vulcano, sito a nord di Sumatra, aveva già dato segni di risveglio la scorsa domenica prima dell’alba, provocando la caduta di cenere e rocce incandescenti intorno a se. Poche ore fa, tuttavia, una nuova potente eruzione accompagnata da una serie di intensi boati ha creato una nube di cenere che ora sta invadendo la zona e secondo molti risulta nociva se inalata.
    Si gira, infatti, con le maschere antigas intorno alle strade locali e nelle prossime ore non si esclude che il territorio circostante potrà risultare letteralmente desertico data la fuga di massa che sta avvenendo in questo momento. La situazione sta divenendo critica ora dopo ora. Seguono aggiornamenti
    .

    • AGGIORNAMENTO:

      «Culture Volcan», 20 settembre 2013, QUI

      SINABUNG: L’ACTIVITE’ EN PAUSE, PAS LES SOUCIS

      Alors que l’édifice n’a plus émis de cendres depuis le 17 septembre, et ne libère qu’un panache de gaz, les évacuations dans les villages alentours se sont poursuivies.
      Salon l’AFP, près de 15300 personnes ont d’hors et déjà quitté leurs habitations pour se répartir dans 16 zones refuges installées principalement dans deux villes: Berastagi (13 km à l’est-nord-est) et Kabanjahe (15 km à l’est sud-est).
      En journée les hommes, en général, retournent s’occuper de leurs cultures ou élevages, puis reviennent le soir dans les zones refuge pour limiter les risques liés à une reprise d’activité, à l’exposition aux cendres ou aux gaz volcaniques, toxiques à haute dose. Mais le corps médical a déjà recensé au moins 250 cas de personnes souffrant de pathologies respiratoires ou oculaires liés à la présence des cendres
      .
      D’autres soins ont été prodigués à des personnes accidentées lors des évacuations, sans qu’il soit précisé de quels types d’accidents il s’agit.
      Bien que la situation éruptive soit pour le moment revenue vers le calme, la situation des personnes évacuées reste donc difficile
      .

      Sources : VSI; AFP

    • AGGIORNAMENTO:

      «Culture Volcan», 11 novembre 2013, QUI

      SINABUNG: NOUVELLES EXPLOSIONS ET EVACUATIONS

      «[…] Les 2500 personnes du village de Gurukinayan, situé en dehors de la limite des 3 km, ont été évacuées, les autorités ne souhaitant pas prendre le risque d’exposer les habitants aux aléas (phénomènes) que manifeste le volcan».

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      «The Jakarta Post», 11 novembre 2013, QUI

      THOUSANDS EVACUATED AS MT. SINABUNG ERUPTS AGAIN
      by Apriadi Gunawan

      «A joint team from the Indonesian Military (TNI), the National Police and the Karo administration has evacuated around 2,500 residents of Gurukinayan village in Payung district, Karo regency, North Sumatra, as Mount Sinabung continued to erupt, spewing volcanic ash, pyroclastic clouds and blazing lava, on Monday morning.
      The Karo administration reported no deaths, while all residents evacuated were located in a safe area, away from the dangers of the eruption in Kabanjahe.
      Karo administration spokesman Jhonson Tarigan said Gurukinayan residents were evacuated as the village, located only 4-kilometers from the volcano, was already blanketed by volcanic ash.
      Jhonson said the government did not want to take the risk by letting Gurukinayan residents stay in their village as volcanic ash unleashed by Mt. Sinabung had reached the area.
      “Mt. Sinabung’s strong eruption today unleashed volcanic ash, pyroclastic clouds and blazing lava, threatening residents in its nearby villages, including Gurukinayan. We evacuated them all,” Jhonson told The Jakarta Post on Monday.
      He further explained that Mt. Sinabung had erupted twice this morning, at 6:14 a.m. and at 7 a.m. local time.
      The first eruption, which was more powerful than the second, spewed volcanic ash 4,000-meters into the sky, followed by hot clouds and blazing lava that flowed as far as 1,000 meters from the peak of the volcano.
      Jhonson said Gurukinayan residents panicked when the first eruption occurred as the village was located outside the danger zone.
      “It was the first village beyond the 3-kilometer radius that was evacuated,” said Jhonson.
      “This shows Mt. Sinabung’s eruptions have become even worse as the volcanic ash has reached villages outside the danger zone.”
      Since the volcano’s initial eruption two weeks ago, the Karo administration has evacuated residents in five villages, four of which are located inside the radius of 3-kilometers: Bekerah, Mardinding, Simacem and Suka Meriah
      ».

  3. L’attività del vulcano Sinabung, nel nord di Sumatra, in Indonesia, si è intensificata ed il livello di allerta è stato elevato al suo massimo, sia per quanto riguarda il sorvolo aereo, sia per l’evacuazione degli abitanti – potenzialmente altri 15mila, oltre a quelli allontanati durante gli ultimi due mesi. Ieri si sono avute almeno 8 esplosioni che hanno provocato ricadute di cenere in numerose città, tra le quali Medan, a più di 50km a nord-est del vulcano: di notte, le polveri hanno ridotto la visibilità a 20m, come nella foto qui in basso.

    Stamattina “Repubblica” vi dedica una galleria fotografica (ma è solo spettacolare): QUI.
    Informazioni più precise sono QUI.
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    Intanto anche l’Etna continua ad avere qualche colpo di tosse:

    (Foto di Paolo Guarnaccia).


    (Foto di Melania Ciripì).

    Il 23 novembre 2013 c’è stata la 17esima eruzione dall’inizio dell’anno, con una colonna di ceneri di almeno 3km e conseguente ricaduta di lapilli sulle cittadine circostanti: galleria fotografica, altra galleria fotografica.
    Un VIDEO interessante della cenere piovuta a Giardini Naxos, Taormina e Letojanni.

  4. AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
    E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
    Ne ho scritto QUI.

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    Commento originale del 20 dicembre 2013:

    Dove andare in caso di allarme vesuviano? Sono previsti dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane, ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013, cambiano anche i gemellaggi, sui quali tuttavia c’è ancora un po’ di confusione.

    “Corriere del Mezzogiorno”, 14 dicembre 2013, QUI

    Gemellaggi tra città e regioni
    «CHI VIVE A NOLA VA IN VAL D’AOSTA». DOVE FUGGIRE SE ERUTTA IL VESUVIO
    Aggiornato il piano, deciderà la Commissione Unificata
    di Angelo Lomonaco

    NAPOLI — Per fortuna sul Vesuvio si sta intensificando soltanto l’attività dialettica e non quella eruttiva o sismica. Giovedì c’è stato un convegno a Napoli, nella redazione del periodico Il Fiore Uomosolidale, sul tema «Intervista al Vesuvio: vulcano o montagna?», con Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano. Venerdì 20 [RINVIATO AL 24 GENNAIO 2014], invece, si discute di «Zona rossa e sviluppo dell’area vesuviana» nella sala congressi del Santuario di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia, iniziativa organizzata da Vesuvio Hub in collaborazione con il periodico L’Ora Vesuviana e l’associazione SviMeu. E probabilmente la voglia di dibattere è cresciuta anche perché sta per approdare in Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città e autonomie locali) il nuovo piano di emergenza per il rischio Vesuvio.
    NUOVO PIANO DI EMERGENZA – L’aggiornamento, in realtà approntato a inizio anno, richiede il placet della Conferenza perché sono stati rivisti l’elenco dei Comuni in Zona rossa e anche la mappa dei gemellaggi, cioè di Regioni e Province autonome che dovrebbero ospitare i campani evacuati.
    LA GEOGRAFIA DEGLI SFOLLATI – Mentre si sa da mesi che i Comuni inclusi nella zona di massimo rischio sono passati da 18 a 24, più parte di Napoli, non si conosceva la nuova ripartizione delle destinazioni per i possibili fuggitivi. Compresi i cittadini di Nola che potranno mettersi in salvo in Valle d’Aosta (dove prima andavano i residenti a Ottaviano, dirottati adesso nel Lazio), quelli di Palma Campania destinati a raggiungere il Friuli, mentre da Poggiomarino è prevista l’evacuazione nelle Marche, da San Gennaro Vesuviano in Umbria, da Scafati in Sicilia, da Pomigliano d’Arco nel Veneto e dai quartieri napoletani esposti al massimo a rischio, cioè Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, nel Lazio. Forse per l’inserimento dei nuovi Comuni, forse per altri imperscrutabili motivi, intanto, rispetto alle mappe precedenti cambiano molte destinazioni. Qualche esempio. Da Boscoreale nel 1995, poi nel 2001, successivamente nel 2006, era prevista l’evacuazione in Puglia: ora la meta-salvezza è in Calabria. Da Torre Annunziata, al contrario, finora era previsto che ci si mettesse in salvo in Calabria, ora si dovrà fuggire in Puglia. Gli abitanti di Torre del Greco nel ’95 erano destinati in parte in Sicilia e in parte in Sardegna; nel 2001 e nel 2006 solo in Sicilia; con l’aggiornamento 2013 dovranno evacuare verso la Lombardia. Da Somma Vesuviana, invece, nei piani del 1995, del 2001 e del 2006 era previsto lo spostamento in autobus verso l’Abruzzo: per loro la destinazione è oggi la Lombardia. Eppure proprio i sommesi sono stati protagonisti della prima prova di evacuazione alla fine del 1999. Quattordici anni fa. In quell’occasione arrivò a sorpresa anche Franco Barberi, allora sottosegretario alla Protezione civile. L’esperimento coinvolse centocinquanta famiglie, meno di mille persone. che furono trasportate in autobus ad Avezzano. Ci furono parecchie polemiche, e Barberi rispose agli altri sindaci che era stata scelta Somma Vesuviana perché era «una delle poche cittadine che si era dotata del piano di viabilità, richiesto da tempo». Barberi e il prefetto Romano annunciarono che dal gennaio 2000 sarebbe stata organizzata «una prova-campione al mese». Ben sette anni dopo, a fine ottobre 2006, si tenne quella che Guido Bertolaso, allora a capo della Protezione civile, definì «la più grande simulazione mai entrata in scena finora».
    MESIMEX – L’esercitazione, denominata «Mesimex», interessò i 18 Comuni vesuviani inseriti nella fascia rossa con il trasferimento simulato di tutti gli abitanti dell’area: 550 mila persone. In realtà le persone coinvolte furono circa 2.500, tra cittadini, volontari, forze dell’ordine e personale sanitario. E la prova ruotò principalmente — di nuovo — intorno a Somma Vesuviana e ad Avezzano, in Abruzzo, come meta dei sommesi da sfollare. Qualche altra iniziativa, di dimensioni molto contenute, c’è stata anche in seguito. Ma l’attività in area vulcanica e in Zona rossa è stata prevalentemente dialettica e cartacea. L’evacuazione richiederebbe una grande e meticolosa organizzazione, a cominciare dai piani di viabilità e da un’adeguata segnaletica stradale. Mai vista. Del resto non sembra che le amministrazioni municipali siano particolarmente preoccupate di predisporre tutto il necessario in caso di una vera evacuazione e di farlo rapidamente. L’Anas, invece, nello scorso settembre ha approvato il progetto esecutivo relativo alla Statale 268 del Vesuvio, finanziato con fondi europei per 54 milioni grazie alla Regione Campania. L’obiettivo è saldare il grande anello stradale intorno al Vesuvio, che con lo svincolo di Angri unisce la statale all’autostrada, opera fondamentale per il piano Vesuvio. I lavori saranno completati entro il 2015. Nel frattempo, nei prossimi giorni, la Conferenza Unificata distribuirà i fondi per l’accoglienza dei vesuviani sfollati
    .

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    La vecchia mappa dei gemellaggi, dal website della Protezione Civile (20 dicembre 2013):

  5. “La Repubblica”, 31 dicembre 2013, QUI (c’è un video) (una galleria fotografica, invece, è qui)

    INDONESIA, VULCANO IN ERUZIONE. EVACUATE OLTRE 19 MILA PERSONE
    di Redazione

    SINABUNG (Sumatra) – Un vulcano in eruzione in Indonesia occidentale da diversi mesi, questa notte ha riversato lapilli e lava sugli abitanti intorno al cratere. Ci sono state ben nove esplosioni fortissime che hanno spedito fino a 7 mila metri d’altezza colonne di fumo miste a cenere incandescente, costringendo migliaia di abitanti a fuggire.
    Il Sinabung, situato nel nord dell’isola di Sumatra ( nord-ovest) ha cominciato ad eruttare dalla metà di settembre. Ma nelle ultime ore, l’attività del vulcano s’è fatta sempre più forte ed ha prodotto il lancio di rocce incandescenti e cenere oltre i 7 mila metri d’altezza.
    “C’è massima allerta e abbiamo avvertito tutti gli abitanti entro un raggio di cinque chilometri dal cratere che devono immediatamente allontanarsi”, ha detto il portavoce dell’agenzia responsabile per la prevenzione delle catastrofi naturali .
    “Questa notte, 19.126 persone hanno lasciato le loro case e crediamo che questa cifra continuerà ad aumentare”, ha detto Sutopo Purwo Nugroho.
    Il Sinabung, che era stato in letargo per quasi un secolo, si era già risvegliato in agosto e settembre del 2010.
    L’arcipelago indonesiano, situato sulla “Ring of Fire” nel Pacifico, è il paese con i vulcani più attivi del mondo (129). Il Merapi, a Giava centrale, aveva ucciso 350 persone alla fine del 2010
    .

  6. Il 12 gennaio 2014 il “Times of India” ha reso noto che gli sfollati dalle pendici del Sinabung sono saliti a 25.516.
    In Italia, “Il Post” ha pubblicato una galleria fotografica che su fb ho commentato così: Le immagini delle calamità si somigliano tutte, nello spazio e nel tempo. In alcune di queste fotografie sembra di rivedere degli scorci vesuviani del 1944: la coltre di fuliggine grigia su ogni cosa, le strade impraticabili dagli automezzi a causa del fango, i camion carichi di oggetti privati, le immagini sacre, una certa rassegnata serenità nello sguardo degli sfollati.

    Ecco tre esempi:
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    • Aggiornamento del 1° febbraio 2014:
      La situazione intorno al vulcano Sinabung si fa ancora più preoccupante: nelle ultime ore ci sono stati 14 morti.

      “RaiNews24”, 1 febbraio 2014, QUI

      L’eruzione è in corso nell’isola di Sumatra
      INDONESIA, ERUZIONE DEL VULCANO SINABUNG: ALMENO 14 MORTI
      Tra le vittime ci sarebbero anche quattro studenti che facevano parte di un gruppo in escursione sulla montagna
      di Redazione

      E’ di almeno 14 morti il bilancio provvisorio delle vittime dell’eruzione del vulcano Sinabung, in corso sull’isola di Sumatra in Indonesia. Tra le vittime ci sarebbero anche quattro studenti che facevano parte di un gruppo in escursione sulla montagna. Tre persone, invece, hanno riportato ustioni e sono state ricoverate in ospedale. Si teme intanto che le vittime possano essere più numerose, ma ricerche ed evacuazioni sono state sospese perché alcune zone sono inaccessibili a causa della nube incandescente rilasciata dal vulcano.
      Il Sinabung – alto 2.460 metri – è rimasto dormiente per 400 anni prima di tornare a sputare lava nel 2010. Lo scorso settembre aveva ripreso sporadiche attività eruttive, mentre il 4 gennaio scorso c’erano state centinaia di eruzioni che avevano costretto decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Il vulcano ha quattro crateri, di cui uno soltanto è attivo
      .

      “The Independent”, 1 febbraio 2014, QUI

      AT LEAST 14 KILLED AS MOUNT SINABUNG VOLCANO ERUPTS IN INDONESIA
      At least 14 people have been killed in a catastrophic volcanic eruption in Indonesia, just a day after authorities allowed thousands of villagers to return to their homes on its slopes.
      by Lizzie Dearden

      Residents in the “danger zone” around Mount Sinabung in North Sumatra, which had been rumbling for months, had been evacuated for their safety but were told that activity was decreasing before the eruption on Saturday.
      The 8,530ft volcano spewed lava and searing gas, sending rocks and burning ash raining down its southern slopes.
      Televison footage showed pyroclastic flows of hot gas and rock reaching up to three miles away and villages covered in thick grey ash.
      A local television journalist and four high-school students with their teacher, who were visiting the mountain to see the eruptions up close, were among the dead, according to National Disaster Mitigation Agency spokesman Sutopo Purwo Nugroho.
      At least three other people were injured and authorities fear the death toll will rise.
      Authorities in western Sumatra had evacuated more than 30,000 people, housing them in cramped tents, schools and public buildings but many had been desperate to return to check on homes and farms.
      On Friday, the government allowed nearly 14,000 people living outside a three-mile danger zone to return home after volcanic activity decreased.
      Some living close to the peak have been returning to their homes over the past four months despite warnings.
      Following the eruption, all those who had been allowed to return home were ordered back into evacuation centres.
      “The death toll is likely to rise as many people are reported still missing and the darkness hampered our rescue efforts,” said L. Col Asep Sukarna, who led the operation to retrieve the charred corpses some two miles from the volcano’s peak.
      Indonesia is prone to seismic activity due to its location on the Pacific “Ring of Fire,” an arc of volcanoes and fault lines.
      Mount Sinabung is among about 130 active volcanoes in Indonesia and has sporadically erupted since September.
      In 2010, 324 people were killed over two months when the country’s most volatile volcano, Mount Merapi, roared into life.
      As in Sinabung, authorities struggled to keep people away from the mountain.
      Scientists monitor Merapi, Sinabung and other Indonesian volcanoes constantly, but predicting their activity with any accuracy is almost impossible.
      The latest eruptions came just a week after President Susilo Bambang Yudhoyono visited displaced villagers in Sinabung and pledged to relocate them away from the mountain.
      Villagers are attracted to the slopes of volcanoes because the eruptions create fertile soil for farming
      .

      • AGGIORNAMENTO del 2 febbraio 2014
        in merito all’eruzione del vulcano Sinabung, in Indonesia
        :
        L’attività del Sinabung, che era aumentata notevolmente il 30 gennaio, provocando almeno 16 morti, è in fase calante.
        Dalle cronache locali pare che nessuno abbia spiegato perché e come un’attività eruttiva modesta possa essere comunque molto rischiosa. Le vittime, tuttavia, sono in gran parte turisti indonesiani, studenti e membri di un’associazione cristiana giunta per dare una mano nei soccorsi; persone, cioè, che verosimilmente ignoravano il rischio reale.
        Continua la ricerca di altri corpi, con maschere antigas e bombole d’ossigeno. Dei 30117 sfollati, poco più di 13mila potranno tornare nei 16 villaggi di origine (tutti a più di 5 km di distanza dalla zona di massimo pericolo), sempre che il vulcano continui a diminuire la sua attività. In un secondo momento potranno rientrare le 15mila persone residenti nei villaggi tra 3 e 5 km, mentre per le persone che abitavano a meno di 3 km si prospetta un trasferimento definitivo altrove.
        (Fonte: “Culture Volcan“, 2 febbraio 2014)

  7. “Il Post”, 14 febbraio 2014, QUI

    L’ERUZIONE DEL KELUD, IN INDONESIA
    Sono morte almeno due persone, in 100 mila sono state evacuate, uno strato di cenere e detriti copre un’area vasta 100 chilometri: le foto
    di Redazione

    Almeno due persone sono morte e più di 100 mila sono state evacuate a seguito dell’eruzione del Monte Kelud, vulcano sull’isola di Giava, in Indonesia, avvenuta intorno alle 23.00 del 13 febbraio. Lo ha riferito la National Disaster Mitigation Agency (BNPB), dicendo che le due persone morte avevano 60 e 65 anni: vivevano nel villaggio di Putut, nella provincia di Giava Orientale, e sono state trovate tra le macerie della loro casa crollata sotto il peso della cenere vulcanica.

    L’isola di Giava è la più densamente popolata del paese e il Kelud si trova a circa 90 chilometri a sud della seconda città più grande dell’Indonesia, Surabaya, un importante centro industriale. Il vulcano è alto 1731 metri e, negli ultimi giorni, era sotto stretta osservazione soprattutto dopo che i sismografi avevano registrato una serie di scosse partite da ipocentri molto superficiali. L’eruzione si è verificata 90 minuti dopo lo stato di allerta più alto diramato dalle autorità. La cenere e i detriti, che hanno portato alla chiusura di tre aeroporti internazionali (Jogyakarta, Solo e Surabaya), sono arrivati fino a 200 chilometri di distanza interessando un’area vasta 100 chilometri. A Surabaya si è depositato uno strato di cenere di 2,5 centimetri e gli automobilisti sono costretti a circolare con i fari accesi anche in pieno giorno.
    Le eruzioni del Kelud sono state le più violente nella storia dell’Indonesia: nel 1919 sono morte circa 5 mila persone. L’ultima grande eruzione si è verificata nel 1990, quando persero la vita almeno 30 persone. All’inizio del mese un altro vulcano indonesiano, il Sinabung, nella provincia a nord di Sumatra, ha causato la morte di almeno 14 persone
    .

    VIDEO (2’44”).

    – – –

    Ulteriori informazioni (più tecniche) sono su “Culture Volcan“: il numero massimo di sfollati è stato di circa 100.250, alloggiati in 293 rifugi.

    • “RaiNews24”, 14 febbraio 2014, QUI

      Chiusi tre aeroporti internazionali
      INDONESIA, IL VULCANO FA PAURA: 200 MILA IN FUGA
      Secondo il quotidiano Jakarta Post, la violenta eruzione del cratere Kelud, nella zona orientale di Giava, ha provocato due vittime. Una spessa nube nera avvolge la zona, 4 i cm di cenere sulle strade
      di Redazione


      Oltre 200.000 persone stanno lasciando le proprie case dopo l’eruzione del vulcano Kelud, nella zona orientale di Giava, in Indonesia. Lo riferisce la Bbc. La colonna di fumo prodotta dall’eruzione è visibile a chilometri di distanza, alcuni villaggi sono stati ricoperti da oltre 4 cm di cenere. I tre principali aeroporti della regione, compreso quello di Surabaya, distante 130 km, sono stati chiusi.


      Due vittime
      Secondo il quotidiano Jakarta Post, l’eruzione ha causato almeno due morti. Le autorità hanno disposto l’evacuazione di tutti i residenti di 36 villaggi nel raggio di 10 km. Secondo l’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri, la cenere vulcanica è stata trasportata in alcuni casi fino a 200 km di distanza, investendo anche le città di Surabaya e Yogyakarta in una regione densamente popolata.


      Nel 1568 l’eruzione fece 10 mila morti
      L’eruzione è iniziata ieri a tarda sera, e secondo i vulcanologi indonesiani è probabile che non si ripeta con la stessa intensità, nonostante continuino i tremori alla base del
      vulcano. Si calcola che il Kelud – uno tra i circa 130 vulcani attivi nell’arcipelago – abbia causato 15 mila morti dal 16esimo secolo ad oggi. Nel 1568, in particolare, il vulcano provocò 10 mila vittime
      .

  8. “La Repubblica”, 22 aprile 2014, QUI

    GABRIELLI: “LA FRANA DI COURMAYEUR E’ UNA BRUTTA BESTIA”
    Il capo della Protezione civile, che oggi farà un sopralluogo a La Palud, dubita che la costruzione di un vallo possa risolvere la situazione: “Limiterà solo i danni”
    di Meo Ponte

    “La costruzione del vallo rinvia direttamente al presupposto della dichiarazione dello stato di emergenza fatta dalla Regione Aosta stando alla complessità della frana che minaccia gli abitati intorno a Courmayeur. Dichiarazione che ha consentito la possibilità di impiegare risorse aldilà del patto di stabilità. Nello stesso modo ho potuto emettere l’ordinanza con cui nominavo un commissario delegato. Per il vallo in particolare sono stati stanziati otto milioni di euro…”. E proprio per dare il via ai lavori del vallo di contenimento che, si spera, dovrebbe proteggere non solo La Palud ma anche Entreves e gli altri villaggi alpini minacciati dal crollo del fianco del Mont de La Saxe, Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, oggi sarà a Courmayeur.

    Il vallo servirà come difesa dalla frana?
    “Le frane sono, in senso assoluto, le situazioni di emergenza più difficili e più strane da affrontare. Purtroppo questa è la realtà. Lo si deve ammettere. Si può intervenire sui loro effetti ma di certo non si possono bloccare. Molto spesso si tenta di intervenire sul piede della frana eliminandone i possibili effetti ma questa di Courmayeur è una frana composita, è la movimentazione di una grandissima quantità di materiale. Stiamo parlando di otto milioni di metri cubi di rocce e terra. Il vallo ha come fine preciso quello di limitare i danni…”.

    E non si può fare altro?
    “Dipende da caso a caso anche se in genere, lo dico fuori dal gergo tecnico per essere più chiaro, le frane sono delle brutte bestie. Non si possono governare né si possono eliminare i loro effetti. Si può tentare di contenerli. A Monte Acuto per quello che è stata a sua tempo definita la più grande frana d’Europa, sono stati fatti degli interventi al piede del crollo che aveva addirittura bloccato la viabilità nazionale. E sono stati fatti interventi a monte sulle infiltrazioni delle acque che poi erano la ragione prima dello smottamento. In Valle d’Aosta la situazione è diversa. Il lavoro più importante è il vallo al piede della frana per limitare il rischio qualora la frana non segua più l’andamento di questi mesi ma succeda qualcosa di più preoccupante”.

    Che cosa può accadere di più preoccupante?
    “Che da questo smottamento quotidiano ma lento e in qualche modo contenuto si passi al distacco della parte più significativa del monte”.

    Quella del Mont de La Saxe è però una frana antica. Risale addirittura al 2009, cinque anni fa. Non si poteva intervenire prima?
    “E’ stata quotidianamente controllata con un monitoraggio costante. Esperti e telecamere l’hanno continuamente seguita, minuto per minuto direi. Non c’è stato giorno che lo smottamento del fianco della montagna non sia stato studiato e analizzato. Quando ci si è resi conto che la frana prendeva l’abbrivio diventando sempre più pericolosa si è passato a misure di sicurezza come l’evacuazione degli abitanti dei centri più minacciati”.

    Gli abitanti di La Palud sono fuori casa dall’aprile scorso. Non è un po’ troppo?
    “Ho saputo che ci sono state polemiche per l’evacuazione. Beh, io sono d’accordo con il sindaco di Courmayeur che ha ritenuto necessario trasferire le persone che abitavano nei centri direttamente minacciati dalla frana. Questa è in realtà la protezione civile e lo dico proprio perché sulle frane è difficile intervenire per il loro blocco. Sfollare gli abitanti dei paesi minacciati è il modo più sicuro per evitare tragedie difficili da affrontare. Quella di Courmayeur come gran parte delle frane sul territorio italiano è una paleo frana, c’era prima ancora dell’abitato. Se si vuole fare un discorso di prevenzione bisognerebbe dire che forse si dovevano evitare insediamenti in una zona simile. E’ però sempre troppo facile recriminare. La prevenzione consiste in realtà nell’evitare che il corso della natura produca vittime. In questo caso quindi l’evacuazione non era soltanto necessaria ma doverosa. E ripeto, ha fatto bene il sindaco ad adottare questa soluzione per quanto scomoda e dolorosa. Penso che per molto tempo in Valle d’Aosta si sia sperato che infine lo slittamento della montagna si stabilizzasse. Cosa che però non si è verificata e la frana è diventata sempre più insidiosa, minacciando non solo La Palud ma anche altri villaggi alpini della zona di Courmayeur. Ora così siamo arrivati al vallo e agli interventi per evitare il danno più importante, quello delle vite umane…”
    .

    L’incubo di Courmayeur in dieci scatti

    – – –

    “La Repubblica”, 22 aprile 2014, QUI

    “A COURMAYEUR UNA FRANA COMPLESSA, FIGLIA DELL’EVOLUZIONE DEL DISSESTO”
    Il ricercatore del Cnr Daniele Giordan: la monitoriamo da anni, è molto grande e divisa in “pezzi” dei quali uno di 400mila metri cubi sta svilomando a valle. Difficilissimo prevedere quello che succederà
    di Redazione

    “E’ una frana estremamente complessa, conosciuta e monitorata da anni per capire criticità e scenari evolutivi che possono portare pericoli per le popolazioni”. Lo afferma Daniele Giordan, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, impegnato nel monitoraggio della frana di La Saxe, a Courmayeur, spiegando ai giornalisti l’evoluzione della situazione.
    Si tratta, spiega il ricercatore, di una frana “superiore agli otto milioni di metri cubi e quella che stiamo guardando ora riguarda ‘solo’ 400 mila metri cubi. Questi 8 milioni di metri cubi sono caratterizzati da una serie di ‘pezzi’, ciascuno con una sua evoluzione”. Adesso “un pezzo che ha avuto una accelerazione da questa primavera, va giù di 3 metri al giorno”.
    La frana di La Saxe, però, rassicura Giordan, “è figlia dell’evoluzione naturale del dissesto” e, almeno per questa volta, citare l’influenza dei cambiamenti climatici “può essere fuorviante”. Insomma, in un’Italia fragile che crolla in diverse sue parti a causa del dissesto idrogeologico, l’evento di Courmayer attira l’attenzione, ma stavolta si tratta di una frana monitorata da anni, come ricordato anche dal capo della protezione civile Gabrielli.
    La situazione comunque “è in evoluzione, e prevedere quello che succederà è difficilissimo”, ribadisce il ricercatore. Il gruppo di lavoro che si occupa del monitoraggio “ha definito gli scenari che hanno generato la procedura d’evacuazione delle 80 persone” che vivono nell’area interessata, la frazione La Palud. In questi casi “è fondamentale la cautela e non rischiare sulla vita delle persone – conclude Giordan – bisogna sempre pensare allo scenario peggiore a scopo precauzionale”
    .

  9. Pingback: Le scienze sociali nell’analisi del rischio | Paesaggi vulcanici

  10. AGGIORNAMENTO sulla situazione del vulcano FOGO (27 novembre 2014):
    Oltre una quindicina di case del villaggio di Portela sono state inghiottite dalla colata lavica del vulcano Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde: FONTE.
    FOTO:
    La colata lavica del Fogo alle porte del villaggio capoverdiano di Portela, 27 nov 2014

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