Prevenzione e precauzione

Tutti riconosciamo che la prevenzione è fondamentale, tuttavia raramente ne applichiamo i princìpi. Comunque sia, quello della prevenzione non è un concetto univoco. Ad esempio: quando la prevenzione è sufficiente? chi decide che è abbastanza? o, ancora, qual è la sua differenza con il controverso “principio di precauzione”?
Non ho intenzione di indagare qui le varie sfumature di tali categorie, ma prendo spunto da un articolo del blog «INGV Terremoti» per conservare gli articoli che ne parlano.
Attiguo è il tema dei “costi dei disastri”, le cui notizie archivio in QUEST’ALTRO post.

«INGV Terremoti», 12 luglio 2013, QUI
LA PREVENZIONE PAGA
Carlo Meletti – Centro di Pericolosità Sismica INGV

Appena avvertita la scossa di terremoto di magnitudo 5.2 che venerdì 21 giugno ha colpito la Lunigiana orientale, il primo pensiero di chi si occupa professionalmente di terremoti è stato quello di un disastro che poteva aver provocato molti crolli e quindi probabilmente anche vittime. La magnitudo 5.2 di per sé non è una magnitudo elevatissima (in Italia si sono avuti storicamente eventi che hanno superato magnitudo 7, ultimi tra questi il terremoto di Reggio Calabria-Messina del 1908 e quello di Avezzano del 1915) ed è stata frequentemente rilevata: dal 1900 a oggi sono oltre 150 le scosse di magnitudo pari o uguale a 5.2 verificatesi nel territorio nazionale.
Abbiamo però un record negativo nel nostro paese: una elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio, vale a dire una scarsa capacità di resistere ai terremoti. Le ragioni di questa fragilità sono molteplici: sicuramente un’età elevata delle nostre case, probabilmente gli effetti degli anni di boom economico durante i quali si è costruito senza guardare troppo per il sottile, sicuramente una scarsa tradizione nella progettazione di edifici con criteri antisismici. Fino agli anni ’80 una zona veniva dichiarata sismica solo dopo che vi si era verificato un forte terremoto e conseguentemente diventava obbligatorio adottare le norme antisismiche del momento nella progettazione del nuovo, ma nessun vincolo particolare era imposto sugli edifici esistenti
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CONTINUA (anche QUI)

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AGGIORNAMENTO dalla CAMPANIA (24 luglio 2013):
Presentato il nuovo sistema regionale di protezione civile: QUI. In particolare, «per quanto riguarda il Piano Vesuvio, a giorni approveremo la delibera per la delimitazione della nuova zona rossa 1 e 2 del Piano di emergenza in base alle proposte che sono pervenute dai Comuni interessati».

AGGIORNAMENTO (1 ottobre 2013):
Per il terzo anno consecutivo si è svolta la campagna di sensibilizzazione “Terremoto io non rischio”, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile. Al termine del fine settimana dedicato a questo tema, il capo del DPC, Franco Gabrielli, ha dichiarato che il nostro Paese «ha bisogno di essere consapevolizzato, non tranquillizzato» («Il giornale della protezione civile», 1 ottobre 2013, QUI). Altre info sono tra i commenti.

AGGIORNAMENTO (7 ottobre 2013):
Per organizzare una buona prevenzione bisogna, evidentemente, comprendere quale sia il senso sociale del rischio (di ciascun tipo di rischio). Credo che questo lavoro vada compiuto antropologicamente, cioè indagando il vissuto delle persone, osservandole sui propri luoghi, registrandone le relazioni e così via, ma più di frequente lo si svolge (quando lo si svolge) tramite questionari rigidi, tipici degli approcci quantitativi. E’ quanto ha compiuto l’INGV per indagare «la percezione del rischio sismico in Italia». Eccone i risultati (a voi i commenti): Blog «INGV Terremoti», 7 ottobre 2013, QUI.

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AGGIORNAMENTO del 20 gennaio 2014:
E se la “protezione civile” diventasse materia scolastica? In effetti le società non sono resilienti per natura, al limite lo diventano. E’ la proposta avanzata dal capo del DPC Franco Gabrielli, riferisce Gianluca Testa (“Corriere della Sera“): «insegnare la protezione civile a scuola può essere d’aiuto. Cittadini più consapevoli possono stimolare le amministrazioni locali e le comunità, possono rappresentare le sentinelle vigili dei territori e – perché no? – applicare conoscenza e consapevolezza anche nell’acquisto di una nuova casa. Saprebbero valutare se la zona dove andranno ad abitare è a rischio oppure no. Saprebbero come dialogare col proprio Comune».

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L’emergenza “conviene” (a qualcuno).
«L’Italia viene continuamente rattoppata perché c’è anche chi lucra e specula sull’emergenza. Che verificandosi a ripetizione, garantisce guadagni vita natural durante» (Guglielmo Pepe). Ecco perché bisognerebbe bandire locuzioni tipo “cultura dell’emergenza”. (L’articolo è anche tra i commenti qui sotto).

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Un filmato caricato su YouTube il 5 maggio 2010 intitolato “Tu e il terremoto“, presentato così: “Conoscere come è fatta la propria casa è importante per affrontare un eventuale terremoto. Questa breve animazione realizzata nell’ambito del progetto EDURISK (www.edurisk.it) suggerisce da dove cominciare…

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AGGIORNAMENTO del 17 aprile 2014:
«E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2014 la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2014 relativa al Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico. La Direttiva fornisce – per quanto riguarda il rischio sismico – le indicazioni per la redazione della pianificazione dell’emergenza, in particolare di livello nazionale, in continuità con le indicazioni riportate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, presupposto indispensabile per assicurare la capacità di allertamento, attivazione e intervento del Servizio nazionale della protezione civile in caso di emergenza» CONTINUA QUI (o tra i commenti).

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INTEGRAZIONE del 1° luglio 2014:
Il rischio viene presentato spesso come un dato oggettivo, ma invece la sua caratteristica – come per ogni probabilità – è l’incertezza. “Il Post” ha tradotto un articolo del “Washington Post” in cui, tra le righe, emerge quanto il rischio sia una costruzione sociale, una negoziazione politica. Non potendo rispondere con esattezza a questioni sul dove-come-quando-quanto, soprattutto in merito a previsioni di lungo periodo, la domanda su cui ci si dovrebbe concentrare è: «quanto sicuro è ciò che è abbastanza sicuro per questa particolare cultura?».

COSA ASPETTARSI DAL RISCALDAMENTO GLOBALE
di Lori Montgomery – Washington Post – 1 luglio 2014
La storia esemplare degli abitanti di una costa americana, che non vogliono sapere se le loro case saranno sott’acqua tra un secolo: anche perché non lo possiamo sapere, se lo saranno.

CONTINUA QUI (oppure QUI)
(La versione originale in inglese è QUI)

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INTEGRAZIONE del 22 gennaio 2015:
Il 19 gennaio è cominciato “EDURISK 2015“, un progetto di formazione e sensibilizzazione per 332 docenti di 34 istituti scolastici dei comuni delle zone rosse del Vesuvio e dei Campi Flegrei.
L’intento è di coinvolgere il mondo scolastico in un percorso di scoperta dei rischi, al fine di diffondere efficacemente le informazioni scientifiche e, così, accrescere la consapevolezza e avviare strategie di prevenzione e riduzione dei rischi naturali.
Il programma si svolge in varie scuole fino al 27 gennaio.
Ulteriori informazioni sono sul website della “Regione Campania“, sugli spazi web e social di EDURISK e in un articolo de “Il Giornale della Protezione Civile“.

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19 thoughts on “Prevenzione e precauzione

  1. «MeteoWeb», 24 luglio 2013, QUI

    CAMPANIA: PRESENTATO IL NUOVO SISTEMA REGIONALE DI PROTEZIONE CIVILE
    di Peppe Caridi

    L’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza ha preso parte questa mattina ai lavori del Tavolo regionale del Partenariato presieduto da Luciano Schifone con all’ordine del giorno lo sviluppo del sistema regionale di Protezione civile. ”E’ stata l’occasione – ha detto l’assessore Cosenza – per illustrare il quadro organico in cui si inseriscono le recenti delibere in materia di protezione civile: il finanziamento dei piani comunali di protezione civile, lo stanziamento di oltre 19 milioni di euro per la mitigazione del rischio sismico attraverso la realizzazione di interventi sia su edifici pubblici che privati e per la microzonazione sismica, l’avvio dei presidi territoriali, cioe’ di gruppi di volontari esperti e formati per la prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico, l’impiego di 14 milioni di euro per dotare i Centri operativi misti delle infrastrutture necessarie, il parallelo sviluppo di quadri di riferimento dettati dalle Autorita’ di Bacino in ordine al dissesto idrogeologico con mappe avanzate di criticita’ e le attivita’ connesse al rischio vulcanico”. ”Si tratta – ha spiegato l’assessore – di un nuovo modello regionale di Protezione civile che punta a rendere organico il sistema tenendo conto delle tante criticita’ presenti nella nostra regione dal punto di vista dei rischi derivanti da eventi naturali: in Campania convivono alti tassi di pericolosita’ idrogeologica, idraulica, sismica e vulcanica. Per questo puntiamo a sviluppare un modello che tenga conto di tutte le peculiarita’ del territorio. Per quanto riguarda il Piano Vesuvio, a giorni approveremo la delibera per la delimitazione della nuova zona rossa 1 e 2 del Piano di emergenza in base alle proposte che sono pervenute dai Comuni interessati”. ”Il Tavolo – ha detto Luciano Schifone – ha preso atto del poderoso lavoro dell’assessore Cosenza per sistematizzare la complessa materia della protezione civile: e’ in atto una riorganizzazione complessiva e fondamentale per un territorio ad alto rischio come la Campania, che punta innanzitutto sulla prevenzione attraverso la riorganizzazione dell’intero sistema. Il tavolo ha offerto suggerimenti per migliorare i collegamenti tra i vari uffici regionali coinvolti nonche’ tra Regione, Comuni, Enti locali, mondo del volontariato, associazioni territoriali”.

  2. Non c’entra con il Vesuvio e coi rischi naturali, ma l’allarme attentati lanciato dagli USA ai primi di agosto 2013 ha molto a che fare con il “principio di precauzione”. Ecco le notizie in ordine cronologico:

    «Repubblica», 1 agosto 2013, QUI
    MOLTE AMBASCIATE USA CHIUSE DOMENICA. IL DIPARTIMENTO DI STATO: “MOTIVI DI SICUREZZA”
    Lo ha comunicato la portavoce Marie Harf, senza indicare quali e quante legazioni saranno coinvolte, né il tipo di potenziale minaccia
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    «Internazionale», 2 agosto 2013, QUI
    DOMENICA WASHINGTON CHIUDE LE SUE AMBASCIATE
    «[…] I funzionari del dipartimento di stato hanno dichiarato che la decisione è stata presa per un “eccesso di prudenza” dopo le voci di possibili pericoli per le strutture statunitensi all’estero. Altri funzionari hanno specificato che la minaccia riguarda il mondo musulmano, dove la domenica è un giorno lavorativo. […]»
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    «Repubblica», 2 agosto 2013, QUI
    USA, ALLERTA VIAGGIO E CHIUSURA AMBASCIATE. CNN: “MINACCE AL-QAEDA CREDIBILI E SERIE”
    Domenica 21 sedi diplomatiche sospenderanno le attività. Il pericolo riguarderebbe “obiettivi statunitensi d’oltremare”, nel Vicino e Medio Oriente, ma anche in altri Paesi musulmani. Obama ordina di adottare “tutte le misure necessarie per proteggere la vita degli americani”. Chiude anche la sede diplomatica britannica in Yemen
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    «CorSera», 2 agosto 2013, QUI
    USA: ALLARME TERRORISMO PER TURISTI E AMBASCIATE
    Secondo il Dipartimento di Stato la minaccia è “grave e credibile”. Domenica 4 agosto resteranno chiuse le ambasciate statunitensi di almeno quattordici Paesi in Nord Africa e Medio Oriente. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato americano, motivando la decisione con minacce terroristiche “credibili e gravi” provenienti da Al Qaeda. Fino al 31 agosto la minaccia riguarda anche i cittadini statunitensi in viaggio, hanno reso noto le autorità di Washington, chiedendo di “assumere tutte le precauzioni e adottare le misure di sicurezza appropriate per proteggersi”
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    «CorSera», 2 agosto 2013, QUI
    COME, DOVE E QUANDO AL QUAEDA POTREBBE COLPIRE
    Gli scenari degli esperti di anti-terrorismo (di Guido Olimpo)
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    «CorSera», 2-4 agosto 2013, QUI
    MINACCE AGLI USA, CHIUSE LE AMBASCIATE. «INTERCETTATE TELEFONATE PERICOLOSE»
    L’allerta proseguirà per tutto agosto. E Cbs rivela: «Attentatori già sul posto»
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    «La Stampa», 4 agosto 2013, QUI
    TERRORISMO, AMBASCIATE USA CHIUSE. LA CBS: “ATTENTATORI GIA’ SUL POSTO”
    Secondo fonti affidabili il complotto sarebbe in corso ma sono ancora sconosciuti tempi e luoghi dei possibili attacchi e il motivo delle misure precauzionali adottate
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    «Repubblica», 4 agosto 2013, QUI
    USA, ALLARME TERRORISMO: AMBASCIATE CHIUSE. CBS: GLI ATTENTATORI SAREBBERO GIA’ SUL POSTO
    Secondo la rete tv, l’intelligence ha ricevuto da fonte affidabile una segnalazione secondo cui il piano per un attentato sarebbe in fase di attuazione. Ma non si sa né quale sarebbe l’obiettivo né quando verrebbe colpito. Obama incontra i vertici dell’apparato di sicurezza
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    «Repubblica», 4 agosto 2013, QUI
    TERRORISMO, LA MINACCIA ARRIVA DALLO YEMEN
    L’allarme terrorismo lanciato dagli Stati Uniti arriva anche in Europa. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno annunciato in via precauzionale la chiusura temporanea delle loro ambasciate nello Yemen.
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    «Repubblica», 5 agosto 2013, QUI
    TERRORISMO, PROLUNGATO ALLARME USA. AMBASCIATE CHIUSE PER TUTTA LA SETTIMANA
    Prolungata fino al prossimo weekend l’inaccessibilità delle sedi diplomatiche americane in Nord Africa e Medio Oriente. Dipartimento di Stato: “Solo prudenza, nessuna nuova minaccia”. Nello Yemen chiusura estesa all’ambasciata britannica. Cnn rivela: alla base della decisione una conversazione intercettata tra esponenti di Al Qaeda
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    «Il Post», 5 agosto 2013, QUI
    CONTINUA L’ALLERTA TERRORISMO AMERICANA
    19 sedi diplomatiche rimarranno chiuse, si muove anche l’Interpol: CNN dice di avere altre informazioni ma di non poterle diffondere per motivi di sicurezza. (Un commento interessante da parte di un lettore: «Chiudere le ambasciate dal Madagascar alla Giordania, dalla Libia al Bangladesh (che non è Medio Oriente per nulla) è una paralisi non un’allerta. Davvero si fa fatica a capire il senso dell’operazione. Neppure serve a giustificare i sistemi di controllo, a che servono avere tali sistemi se non sai non dico in quale paese, ma in quale fuso orario, in quale continente, in quale emisfero ci sarà l’attacco?»)
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    «Il Post», 6 agosto 2013, QUI
    DA DOVE VIENE L’ALLERTA SUL TERRORISMO
    C’entrano delle comunicazioni intercettate tra il capo di al Qaida, al Zawahiri, e il suo vice: è la notizia che ieri la stampa aveva omesso per motivi di sicurezzaLa conversazione tra al-Zawahiri e al-Wuyashi è considerata importante e insolita, anche perché quest’ultimo secondo i funzionari del governo americano è diventato una specie di “general manager” del terrorismo internazionale, grazie alla forza del suo gruppo in Yemen»).

  3. «Il giornale della protezione civile», 5 settembre 2013, QUI

    PREVENZIONE E RESILIENZA NELLE PIAZZE: TORNA “TERREMOTO, IO NON RISCHIO”
    Il 28 e il 29 settembre i volontari di protezione civile saranno in 215 piazze italiane per la riduzione del rischio sismico con la campagna “Terremoto, io non rischio”. Si parte dalla semplice informazione per costruire prevenzione

    “Terremoto io non rischio” arriva al suo terzo anno consecutivo di operato: il volontariato di Protezione Civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per la campagna informativa nazionale per la riduzione del rischio sismico.
    Sabato 28 e domenica 29 settembre oltre 3.200 volontari di 14 associazioni nazionali di protezione civile allestiranno punti informativi “Io non rischio” in 215 piazze, distribuite su quasi tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico.
    I volontari e le volontarie, formatisi durante l’anno attraverso l’incontro con esperti per poi istruire a loro volta altri volontari, sono protagonisti di un percorso di diffusione della cultura di protezione civile che prosegue in queste settimane e che coinvolge nelle diverse piazze proprio le associazioni di volontariato che operano ordinariamente sul territorio, promuovendo così la cultura della prevenzione: volontari più consapevoli e specializzati, cittadini più attivi nella riduzione del rischio.
    L’iniziativa ogni anno abbraccia sempre più piazze italiane: nel 2011 la campagna è stata realizzata in via sperimentale in nove piazze di altrettanti comuni ad alto rischio sismico, mentre l’edizione 2012 ha interessato un centinaio di piazze distribuite su quasi tutte le regioni italiane, e quest’anno invece saranno più del doppio le piazze che dedicheranno spazio e tempo al diffondere conoscenza riguardo a cosa sono e come poter prevenire i danni da terremoto.
    L’iniziativa è promossa dalla Protezione Civile e dall’Anpas-Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, in collaborazione con l’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con ReLuis-Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e in accordo con le regioni e i comuni interessati.
    Sul sito ufficiale della campagna, http://www.iononrischio.it, sono disponibili le mappe interattive per conoscere la storia e la pericolosità sismica del nostro territorio e per individuare gli oltre duecento comuni interessati dalla campagna nel weekend del 28 e 29 settembre prossimi. È inoltre possibile consultare la sezione “Domande e risposte” sul rischio sismico e sulla sicurezza degli edifici, leggere approfondimenti sul volontariato di protezione civile e scaricare il pieghevole sulle regole di comportamento da tenere in caso di terremoto.
    La prevenzione parte da ogni singolo cittadino: una visita al sito, un incontro in piazza, un approfondimento scientifico…tutte azioni che permettono di essere informati e di diffondere la cultura della resilienza tra le persone
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    Redazione/sm
    (fonte: DPC)

  4. La prevenzione sismica settecentesca dei Borbone.

    «Corriere della Sera», 9 settembre 2013, QUI

    Esame ampiamente superato
    CASE ANTISISMICHE: I SISTEMI DEI BORBONE SONO VALIDI ANCORA OGGI
    Dopo il terremoto in Calabria del 1783 l’obbligo di intelaiature in legno all’interno delle pareti in muratura
    di Elisabetta Curzel

    Case antisismiche? Già all’epoca dei Borbone si sapeva come costruirle. È quanto sostengono gli scienziati del Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (Trento) che, dopo aver ricostruito in scala 1:1 una parete di muratura e legno secondo le prescrizioni dei codici antisismici di fine Settecento, ne hanno testato la resistenza. Il risultato: esame ampiamente superato. Per comprendere l’importanza dello studio è utile ricordare che nel 1783 il territorio della Calabria meridionale fu colpito da un catastrofico terremoto che rase al suolo gran parte del costruito (tra cui le città di Reggio e Messina) e che causò circa 30-50 mila morti.
    NORME ANTISISMICHE – I danni politici e sociali, pressoché incalcolabili, spinsero i Borbone delle Due Sicilie a redigere le prime norme antisismiche d’Europa: un codice per la costruzione degli edifici che raccomandava l’utilizzo di un’intelaiatura lignea all’interno della parete in muratura. Quando costruite «a norma», le case reggevano, grazie all’elasticità del legno – e questo si vide già dopo i terremoti del 1905 e del 1908, che pur essendo eventi tellurici importanti (magnitudo 6,9 sulla scala Richter) non provocarono nei «nuovi» edifici altro che «danni non significativi, con limitate porzioni di muratura collassate».
    PALAZZO VESCOVILE DI MILETO – Un team di scienziati dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr (Cnr-Ivalsa) e del dipartimento di scienza della Terra dell’Università della Calabria ha ricostruito in laboratorio, seguendo le indicazioni del regolamento edilizio borbonico, una parete del Palazzo del vescovo di Mileto, eretto a Vibo Valentia a fine Settecento secondo le norme citate. Questo edificio monumentale, pur versando attualmente in uno stato di abbandono, è staticamente ancora indenne.
    RICOSTRUZIONE – La ricostruzione è stata fedele: uguale la tecnica di costruzione della muratura, e uguale persino il legno (castagno calabrese) utilizzato per creare un’intelaiatura interna. La parete è stata quindi sottoposta a test meccanici. «Abbiamo imposto alla sezione una serie di spostamenti alternati nelle due direzioni, via via crescenti», ha spiegato Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa, «così da simulare il comportamento alle azioni sismiche, anche le più importanti, della parete intelaiata».
    PROVA – La parte in legno ha superato la prova rimanendo quasi completamente integra; i danni al resto della parete si sono limitati a «qualche piccola espulsione di muratura». L’accoppiata «legno più muratura» appartiene in effetti alla tradizione di molte zone sismiche. Registrata nei Balcani, in Grecia, in Asia centrale, in India «e in genere nei territori che da sempre si confrontano con questi eventi, potrebbe essere recuperata in maniera proficua. Oggigiorno», continua Ceccotti, «si usano tecniche completamente diverse, e anche il legno da costruzione ha assunto altre forme. Ma perché devo utilizzare necessariamente una camicia in cemento armato invece che un graticcio di legno?».
    SICUREZZA – L’istituto di San Michele, che già aveva dimostrato l’ottima resistenza sismica di un edificio multipiano di legno in un esperimento tenutosi in Giappone, auspica nuovi fondi per continuare le indagini su una tecnologia che, per quanto plurisecolare, «potrebbe essere favorevolmente applicata a edifici moderni, garantendone la stabilità e dando sicurezza alle persone che li abitano»
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    • Già alla fine del Seicento, con l’ultimo sovrano asburgico prima della dinastia borbonica, il Sud Italia cominciò ad applicare misure di protezione dai terremoti. Il caso più noto è quello della ricostruzione di Cerreto Sannita in seguito al sisma del 1688: oltre a misure edilizie strutturali (muri spessi, disposizione interna delle stanze…), furono seguiti anche nuovi criteri urbanistici (il paese fu ricostruito con strade larghe e palazzi più bassi). Come spiega Billy Nuzzolillo nel suo libretto “Cerreto Sannita: un modello di ricostruzione post-sismica” (2002), «All’indomani del terribile terremoto del 1688 a Cerreto Sannita fu realizzata una delle più belle pagine della storia dell’architettura meridionale» (PDF).

  5. «Il giornale della protezione civile», 10 settembre 2013, QUI

    “SCIENZA E COSCIENZA DELLE CATASTROFI”: UNA GIORNATA DI STUDIO PRESSO IL DPC
    Il 6 settembre presso l’auditorium del Dipartimento della Protezione Civile è stata tenuta una giornata di studio sulla gestione del rischio intitolata “Scienza e coscienza delle catastrofi”. Presenti: Mauro Dolce, Gordon Woo, Paolo Gasparini e Warner Marzocchi
    di Redazione/sm

    “Solum certum nihil esse certi”, la sola certezza è che non c’è niente di certo. È con questa frase di Plinio il Vecchio che Gordon Woo, una laurea in matematica a Cambridge e due dottorati, uno in fisica teorica e un altro in informatica, ha aperto il suo intervento alla conferenza che si è svolta il 6 settembre nell’auditorium del Dipartimento della Protezione Civile dal titolo “Scienza e coscienza delle catastrofi”.
    Il titolo è stato preso in prestito direttamente dall’edizione italiana di “Calculating catastrophe”, il libro in cui Woo, consulente per la Risk Management Solution di Londra e esperto di catastrofi, come è solito definirsi, affronta argomenti centrali anche per il nostro Servizio Nazionale di Protezione Civile, quali la gestione del rischio e la necessità di prendere decisioni basandosi talvolta su informazioni lacunose e dati scientifici affetti da diversi gradi di incertezza.
    Ed è proprio partendo dall’accettazione dell’incertezza insita non solo nei modelli matematici, ma nella natura stessa, che Woo sviluppa il suo ragionamento. Un ragionamento in cui la matematica la fa certamente da padrona, passando dalla teoria della probabilità alla geometria frattale, ma che lascia spazio a considerazioni di matrice più sociologica, economica, filosofica e comunicativa che da un lato permettono una più completa comprensione delle dinamiche legate alle catastrofi, dall’altro consentono all’ascoltatore (e al lettore) meno esperto di destreggiarsi più agevolmente tra grafici, formule e tabelle.
    La giornata di studio, introdotta e moderata dal dirigente generale Mauro Dolce, era rivolta principalmente alla comunità scientifica e alle direzioni regionali di protezione civile. Sono intervenuti anche Paolo Gasparini, coordinatore scientifico del Centro regionale di competenza della Regione Campania per l’Analisi e il monitoraggio del rischio ambientale, e Warner Marzocchi, sismologo dell’INGV – Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
    Al centro delle argomentazioni di Woo, poi riprese e declinate specificamente alla realtà italiana sia da Paolo Gasperini che da Warner Marzocchi, c’è il rapporto tra l’aspetto scientifico e l’aspetto più “politico” e decisionale in tema di protezione civile. Lo studioso britannico propone un processo decisionale flessibile in cui il cittadino possa svolgere un ruolo sempre più attivo. “Le azioni per migliorare la salute e la sicurezza”, ha affermato Woo, “non devono necessariamente essere obbligatorie o coercitive, ma possono essere volontarie. Attraverso l’auto-organizzazione un cittadino informato può diventare un decision maker individuale: la capacità di gestire l’emergenza è un’importante competenza di base per un cittadino”.
    In questo senso, come hanno concluso tutti i relatori, l’educazione, l’informazione e le campagne di comunicazione e sensibilizzazione sui diversi rischi sono, e devono diventare sempre più, una fondamentale funzione – e competenza – di protezione civile
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  6. La Protezione Civile effettua spesso dei corsi di formazione per funzionari degli enti pubblici, come ad esempio dall’11 al 14 febbraio 2013 e dal 3 al 5 giugno 2013. Si tratta di cicli formativi organizzati insieme alla Regione Campania e all’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv. All’ultima edizione, «rivolta ai servizi essenziali, hanno partecipato circa cinquanta rappresentanti dei gestori della rete stradale e ferroviaria, di alcune aziende di trasporto locali, dei gestori della rete elettrica e del gas e dei gestori di telefonia». Il corso «ha previsto una giornata di lezione teorica in aula e due giornate dedicate alla visita dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell’Osservatorio Vesuviano. In particolare, la formazione teorica si è concentrata sui fenomeni eruttivi, la storia eruttiva dei vulcani napoletani, i precursori di eruzione, i sistemi di monitoraggio e la pericolosità e gli scenari di evento legati al rischio vulcanico. Sono stati poi approfonditi i concetti di esposizione, vulnerabilità e scenari di impatto, a cui è seguita una parte dedicata alla pianificazione di emergenza e al ruolo e ai compiti dei diversi attori nella pianificazione. […] L’obiettivo di questi cicli di formazione è stato di rendere disponibili gli elementi di conoscenza tecnico-operativi a coloro che parteciperanno all’elaborazione dei piani di protezione civile e alla gestione di un’eventuale emergenza».
    Qualche giorno fa un giornale locale ha rivelato che la partecipazione, in realtà, è stata molto lacunosa.

    «Il fatto vesuviano», 9 settembre 2013, QUI

    RISCHIO VESUVIO, 13 COMUNI ASSENTI AL CORSO DI FORMAZIONE: SI RIFA’ A NOVEMBRE
    di Redazione

    Solo dodici Comuni hanno preso parte a giugno ai corsi di formazione della Protezione Civile per aggiornare istituzioni e cittadini a riguardo del piano di evacuazione. Un rischio, quello dell’eruzione del Vesuvio, che pare dunque preso “alla leggera” da oltre la metà dei territori coinvolti. All’appuntamento di tre mesi fa con la Regione ed il dipartimento nazionale per le emergenze mancavano quindi i rappresentanti di ben 13 Comuni, oltre la metà dei 25 coinvolti con l’ampliamento della zona rossa.
    I presenti, infatti, erano Ercolano, Massa di Somma, Nola, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Scafati. Assenti Sant’Anastasia, Cercola, San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Boscoreale, Boscotrecase, Trecase, Palma Campania, San Sebastiano al Vesuvio, Ottaviano, Pomigliano D’Arco, San Giorgio a Cremano e Napoli per quanto riguarda i tre quartieri dell’area Est che rientrano nei limiti dell’area in pericolo. Insomma, riunioni e vertici quasi disertati anche perché diverse Amministrazioni non si erano ancora insediate dopo le elezioni di maggio.
    Dunque la Protezione civile ha deciso, anche in vista degli ultimi allarmi in merito alla possibilità di eruzione, di riconvocare i Comuni per novembre quando si terrà un altro meeting. Complessivamente hanno già aderito all’iniziativa 35 funzionari dell’area vesuviana e 38 funzionari di Comuni, Provincia, Prefettura di Napoli e Regione Campania. Hanno seguito i corsi anche 67 volontari e 65 rappresentanti di Strutture operative regionali e provinciali, personale dell’Unità di crisi della sanità regionale Campania e del ministero dei Beni Culturali
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  7. «Il giornale della protezione civile», 1 ottobre 2013, QUI

    “TERREMOTO IO NON RISCHIO”: CONSAPEVOLIZZARE I CITTADINI
    Si è svolta, sabato e domenica scorsi, la campagna informativa “Terremoto io non rischio” in oltre 200 piazze italiane. “Questo paese ha bisogno di essere consapevolizzato, non tranquillizzato” ha sottolineato Franco Gabrielli
    di Redazione

    In Italia conviviamo con il rischio sismico, per questo motivo deve essere interesse delle istituzioni, delle comunità e del singolo cittadino creare una cultura di protezione civile che approfondisca la conoscenza sui rischi e su quanto è possibile fare per difendersi e prevenire i danni. “Questo paese ha bisogno di essere consapevolizzato, non tranquillizzato” ha sottolineato il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli sabato 28 settembre a Roma al via della campagna di sensibilizzazione e prevenzione: “Terremoto-io non rischio”.
    “Il 65% del nostro Paese è esposto ad una significativa sismicità, quindi dobbiamo preoccuparci un po’ tutti”. “Deve essere posto all’attenzione del Paese – ha sottolineato Gabrielli – il tema di una sismicità come fatto naturale. E su questo fatto contano i comportamenti: dal mettere in sicurezza gli edifici ad avere dei piani di protezione civile efficaci e conosciuti dalla gente”. Gli allarmismi e al contempo le eccessive rassicurazioni lasciano il tempo che trovano: prima si prende coscienza del fatto che i terremoti non sono prevedibili, che l’Italia è un Paese che trema e continuerà a tremare e che l’unico modo per ridurre i danni è che gli edifici siano sicuri, prima sarà possibile lavorare seriamente per la prevenzione.
    Sabato e Domenica scorsi oltre 3.200 volontari di 14 associazioni nazionali di protezione civile hanno allestito punti informativi “Io non rischio” in 200 comuni italiani per sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico con la campagna informativa nazionale per la riduzione del rischio sismico “Terremoto io non rischio”.
    Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ha incontrato i volontari nelle piazze di Roma, Palermo, Lamezia Terme, Caserta, Trinitapoli (BT), Milano, Genova, Alessandria, Ancona, Narni (TR) e Pescopennataro (IS). “Andando in piazza ci si rende davvero conto di quanto sia fondamentale parlare di rischi, di quello sismico in particolare, in tempo di pace. È importante che i cittadini conoscano, che siano consapevoli dei danni che possono prodursi a seguito di un terremoto se gli edifici non sono sicuri, che sappiano per tempo come comportarsi in caso di una eventuale emergenza all’interno dei propri Comuni e cosa possono fare nell’immediato per mettere in sicurezza le proprie abitazioni – dichiara il Prefetto Gabrielli -. In questa iniziativa tutto il Servizio nazionale di protezione civile si deve sentire coinvolto. Per questo, oltre a ringraziare le 14 organizzazioni nazionali di volontariato e i nostri compagni di strada ‘scientifici’ INGV e ReLuis, voglio ricordare la sensibilità di Ferrovie dello Stato, e dell’ing. Moretti in particolare, che in questi giorni hanno messo a disposizione tutti i loro strumenti comunicativi per ricordare ai cittadini lo svolgimento di “Terremoto-Io non rischio” in questo fine settimana”.
    L’iniziativa è promossa dal Dipartimento della Protezione Civile e dall’Anpas-Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, in collaborazione con l’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con ReLuis-Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e in accordo con le regioni e i comuni interessati. Per il terzo anno consecutivo, il volontariato di Protezione Civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si sono impegnati insieme per informare i cittadini su un rischio che interessa quasi tutto il territorio nazionale e di cui si parla ancora poco
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  8. Per organizzare una buona prevenzione bisogna, evidentemente, comprendere quale sia il senso sociale del rischio (di ciascun tipo di rischio). Credo che questo lavoro vada compiuto antropologicamente, cioè indagando il vissuto delle persone, osservandole sui propri luoghi, registrandone le relazioni, ma più di frequente lo si svolge (quando lo si svolge) tramite questionari rigidi, tipici degli approcci quantitativi.
    E’ quanto ha svolto l’INGV per indagare «la percezione del rischio sismico in Italia». Eccone i risultati:

    Blog «INGV Terremoti», 7 ottobre 2013, QUI

    QUALE PERCEZIONE DEL RISCHIO SISMICO IN ITALIA?

    Una delle componenti più importanti per la riduzione del rischio sismico è la consapevolezza della popolazione. Bene: in Italia nove cittadini su dieci residenti in Zona 1 (la più pericolosa) sottovalutano il pericolo che potrebbe derivare da un terremoto. Per la Zona 2 il valore della sottostima si attesta sul 70%. A queste conclusioni sono giunti Massimo Crescimbene e Federica La Longa dopo un’indagine sulla percezione del rischio sismico in Italia. L’indagine è stata effettuata online attraverso la compilazione di un test sulla percezione del rischio sismico (http://www.terremototest.it). Sono stati raccolti finora circa 6.000 test (5585 alla fine di Luglio 2013) distribuiti su tutte le regioni italiane.


    Confronto tra pericolosità percepita e pericolosità effettiva (da normativa). Le colonne colorate in viola, rosso e arancio indicano una sottostima della pericolosità, quelle celesti e blu una sovrastima. Le colonne grandi lampeggianti indicano la somma delle sottostime (clicca sulla figura per l’animazione).

    Le colonnine verdi del grafico mostrano la corretta percezione della pericolosità in base alla zona di residenza. Le colonnine gialle, la sottostima di 1 punto; le rosse, la sottostima di 2 punti; le colonnine viola la sottostima di 3 punti. La colonna violetta lampeggiante mostra la somma totale delle sottostime della pericolosità percepita. In diverse gradazioni di azzurro sono riportate le sovrastime della percezione della pericolosità, cioè le percentuali delle persone che hanno una percezione di una pericolosità più elevata rispetto alla zona sismica in cui vivono. Spicca la piccola percentuale delle colonnine verdi (percezione adeguata) e la tendenza generale alla sottostima, soprattutto nelle zone a maggiore pericolosità.
    Il test consente di calcolare il punteggio della percezione per ogni fattore che costituisce il rischio sismico:

    rischio sismico = pericolosità sismica x valore esposto x vulnerabilità

    In questa prima fase della ricerca sono stati confrontati i valori che riguardano la percezione della pericolosità sismica con la pericolosità sismica che le attuali conoscenze scientifiche attribuiscono alle zone in cui viviamo (pericolosità “da normativa”). Le conoscenze scientifiche, sinteticamente riportate nelle mappe di pericolosità sismica (MPS04), vengono recepite dalle leggi dello stato e da queste vengono tratte le linee guida per costruire nuovi edifici o adeguare quelli già esistenti in modo da poter resistere ai terremoti attesi in quella zona.
    Il confronto tra la percezione della pericolosità e la pericolosità “da normativa” ha evidenziato come quasi 9 cittadini italiani (8,6) su 10 residenti in Zona 1 (la più pericolosa) non hanno una corretta percezione del pericolo che potrebbe derivare da un terremoto. Questo dato viene confermato anche per quelli che abitano in Zona 2, dove 7 cittadini su 10 sottostimano il pericolo che potrebbe derivare loro dagli effetti di un terremoto. Nelle zone “meno pericolose” (la 3 e la 4) le cose vanno un po’ meglio: i cittadini che hanno una corretta percezione della pericolosità sono solo 4 su 10, ma la distribuzione è più bilanciata tra sotto- e sovrastime (vedi figura e tabella sotto).

    Il test può essere tuttora compilato online all’indirizzo http://www.terremototest.it.

    Il test è completamente anonimo e a fini di ricerca. Ogni compilatore alla fine del test riceve una risposta online che confronta la sua percezione con la pericolosità da normativa e gli fornisce alcune indicazioni utili per approfondire il tema della riduzione del rischio.

    Per ulteriori approfondimenti e spiegazioni consulta il sito https://sites.google.com/site/ingvdpc2012progettos2/deliverables/d2_6 (in inglese) oppure puoi metterti in contatto con noi all’indirizzo email: info@terremototest.it


    La ricerca è stata svolta nell’ambito dei progetti di ricerca finanziati dal Dipartimento della Protezione Civile nel 2012 (DPC- INGV Progetto S2 – Constraining observations into seismic hazard, coord. L. Peruzza) https://sites.google.com/site/ingvdpc2012progettos2/), Task coord. Massimo Crescimbene e Federica La Longa (INGV)
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  9. “Corriere della Sera”, 20 gennaio 2014, QUI

    PROTEZIONE CIVILE, GABRIELLI: IL GOVERNO LA INSERISCA TRA LE MATERIE SCOLASTICHE
    di Gianluca Testa

    Il paese ideale è quello che non ha bisogno della protezione civile. Un paese nel quale non esistono emergenze e tutti sono adeguatamente informati. Purtroppo la realtà è un’altra: l’Italia ha un alto tasso di rischio sismico e alluvionale e spesso siamo costretti a fronteggiare eventi eccezionali. Come quello della Costa Concordia, che a due anni dal naufragio ne rappresenta l’esempio più evidente e concreto. Senza contare gli eventi sismici degli ultimi anni che hanno colpito Abruzzo ed Emilia o le alluvioni ed il maltempo che in questi giorni stanno mettendo in ginocchio il Paese. Non potendoci quindi augurare l’impossibile, restiamo coi piedi per terra. In questo contesto, la vera buona notizia che speriamo di poter scrivere nel 2014 è l’inserimento della protezione civile tra le materie scolastiche.
    Perché è a scuola che si formano i cittadini e gli amministratori di domani. Se è vero che la consapevolezza rappresenta la base solida della prevenzione, è bene che nelle aule s’insegni sismologia, vulcanologia, difesa del suolo
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    “La regola più importante è quella dell’auto-protezione. Le comunità consapevoli? Diventano esigenti. Sia nei comportamenti individuali sia nella collettività”.

    Parola del capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Che come al solito parla chiaro e non fa sconti. Un cittadino informato può quindi dettare le regole. Per se stesso e per gli altri.

    “Nei Comuni mancano piani d’emergenza e la gente muore perché non è informata”, aggiunge Gabrielli.

    Ebbene, insegnare la protezione civile a scuola può essere d’aiuto. Cittadini più consapevoli possono stimolare le amministrazioni locali e le comunità, possono rappresentare le sentinelle vigili dei territori e – perché no? – applicare conoscenza e consapevolezza anche nell’acquisto di una nuova casa. Saprebbero valutare se la zona dove andranno ad abitare è a rischio oppure no. Saprebbero come dialogare col proprio Comune.

    “L’Italia cade a pezzi, la gente muore perché non è informata, la protezione civile è come il Titanic”.

    Tutte frasi lapidarie che Gabrielli ha pronunciato negli anni per fermare l’attenzione di chi ascolta. Oggi abbiamo l’esigenza di invertire la rotta. E per non essere più considerato il paese dell’emergenza, l’Italia dovrebbe investire nella formazione. A partire dalla scuola.

  10. “INGV Terremoti”, 20 gennaio 2014, QUI

    TERREMOTO, PARLIAMONE INSIEME: ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE DELL’UMBRIA

    Il terremoto o una sequenza sismica generano sempre un grande bisogno di informazione e conoscenza da parte dei cittadini: sulle caratteristiche del fenomeno fisico e i suoi effetti e sui comportamenti corretti da adottare in situazioni di rischio. Questa esigenza si è manifestata in modo rilevante anche in occasione della sequenza sismica che sta interessando l’Umbria, in particolare Gubbio e l’area circostante da alcuni mesi.
    Per questo motivo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), insieme al Dipartimento della Protezione Civile (DPC), le amministrazioni comunali, la Regione Umbria, la Provincia di Perugia, la Prefettura di Perugia e in collaborazione con Reluis, Anpas, USLUmbria1 e le organizzazione di volontariato di protezione civile, ha ritenuto opportuno promuovere iniziative di informazione rivolte alla popolazione e alle scuole con l’obiettivo di aiutare i cittadini delle aree interessate dalla sequenza sismica in atto a comprendere meglio la situazione, favorendo una interazione positiva con l’organizzazione di protezione civile e l’adozione di comportamenti finalizzati alla riduzione del rischio.
    Terremoto, parliamone insieme è un ciclo di incontri rivolto alla popolazione o al mondo della scuola e che vede il confronto tra cittadini, rappresentanti delle istituzioni ed esperti sui temi legati alla sismicità (le caratteristiche della sequenza, della sismicità storica dell’area e della sua pericolosità) e al sostegno psico-sociale necessario (indicazioni essenziali per affrontare la situazione attuale, sia sul piano dei comportamenti individuali e sociali che su quelli dell’attivazione delle risorse emotive e psico-sociali). Alcune informazioni di base sul rischio sismico e sui comportamenti essenziali da adottare in emergenza sono forniti dai materiali della campagna informativa Terremoto Io Non Rischio.
    L’iniziativa prende il via oggi, 20 gennaio 2014, con la collaborazione dei Sindaci dei Comuni interessati.

    Prossimi appuntamenti in calendario per la popolazione:
    – lunedì 20 gennaio, ore 18.00 – Mocaiana (Frazione di Gubbio) presso la palestra comunale
    – martedì 21 gennaio, ore 18.00 – Pietralunga presso l’ex Convento di Sant’Agostino – sala biblioteca
    – mercoledì 22 gennaio, ore 18.00 – Montone – presso il Teatro San Felice.

    Per i docenti e i genitori della scuola d’infanzia e primaria di Semonte e alcune scuole di Gubbio:
    – martedì 21 gennaio, alle ore 21.00, presso il CVA di Semonte

    Si prevede di organizzare altri incontri con le scuole dell’area nei prossimi giorni, di cui daremo tempestiva comunicazione.

  11. A fine gennaio 2014 Roma e buona parte del centro Italia sono state interessate da una “bomba d’acqua” che ha sommerso molte località. Il problema è nel mutamento climatico, ma anche nel fatto che «L’Italia viene continuamente rattoppata perché c’è anche chi lucra e specula sull’emergenza. Che verificandosi a ripetizione, garantisce guadagni vita natural durante» (Guglielmo Pepe). Ecco perché bisognerebbe bandire locuzioni tipo “cultura dell’emergenza”.

    Blog “Qui Italia”, in “National Geographic”, 3 febbraio 2014, QUI

    PERCHE’ L’ITALIA “AFFOGA”
    di Guglielmo Pepe

    Il Tevere gonfio e largo come la Senna è diventato un’attrattiva per romani e turisti. Ma dietro lo spettacolo c’è il disastro, perché diverse zone della capitale d’Italia sono rimaste ”affogate” dall’incessante pioggia di questi giorni. Ora l’emergenza forse è finita. Però restano i danni. Ai quali si porrà rimedio temporaneo, perché per mettere in sicurezza ciò che non è sicuro, servirebbero somme enormi e anni di lavoro. E questo vale per Roma come per il resto del Paese dove è piovuto a cascate d’acqua causando allagamenti, distruzioni, smottamenti.
    L’abbiamo scritto più volte: l’Italia è un paese fragilissimo. In parte per la conformazione del territorio, ma in larghissima parte perché è stato – ed è ancora – violentato da sfruttamento, speculazione, incuria, disinteresse. E la terra mangiata dal cemento ad un certo punto di ribella, si rivolta, contro l’uomo che continua ad abusarne.
    Adesso si cerca di mettere in sesto l’economia nazionale e questo è l’impegno prioritario del governo. Eppure la più grande operazione economica, il più grande investimento che si potrebbe fare, è il risanamento del territorio. Però non si fa, perché costa molto, troppo. Senza rendersi conto che i continui disastri ambientali – ormai sempre più frequenti – fanno spendere parecchio di più di una lungimirante prevenzione.
    Così si va avanti alla giornata e si mettono delle “toppe”. Come quelle che si fanno sulle strade di Roma per tappare le buche stradali, che in questi giorni si sono moltiplicate a dismisura. Ma rifare per bene il manto stradale, e una volta per tutte, non permetterebbe di moltiplicare, appunto, all’infinito gli appalti.
    L’Italia viene continuamente rattoppata perché c’è anche chi lucra e specula sull’emergenza. Che verificandosi a ripetizione, garantisce guadagni vita natural durante ad un numero enorme di piccole aziende dedite alla manutenzione edilizia e stradale. Quando si riuscirà a rompere questo “ingranaggio” succhia soldi pubblici, probabilmente saremo più vicini a quella parte di Europa che ammiriamo (e un po’ invidiamo)
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  12. “Il Giornale della Protezione Civile”, 3 febbraio 2014, QUI

    CAMPANIA: DALLA REGIONE 15 MILIONI DI EURO PER I PIANI COMUNALI DI PROTEZIONE CIVILE
    Per la prima volta in Italia una Regione decide di finanziare la realizzazione dei piani comunali di protezione civile. “I sindaci, che sono la prima autorità di protezione civile sul territorio comunale, non possono essere lasciati soli”: così la giunta Caldoro ha motivato la sua scelta
    di Redazione

    15 milioni di euro: a tanto ammontano le risorse messe a disposizione dalla Regione Campania per la realizzazione dei piani comunali di Protezione civile e per il potenziamento dei sistemi provinciali di gestione dell’emergenza. L’avviso, pubblicato oggi sul BUR, il Bollettino ufficiale Regionale, riguarda i Comuni a cui andranno 14 milioni, e le Province, che riceveranno 1 milione di euro, così distribuito: di 300 mila euro alla provincia di Napoli, 285 mila a Salerno, 170 mila a Caserta, 145 mila ad Avellino e 100 mila a Benevento.
    L’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza ha inviato questa mattina una lettera ai sindaci della Campania e ai presidenti delle Province per sensibilizzarli a cogliere al meglio l’opportunità offerta dalle risorse messe a disposizione da palazzo Santa Lucia.
    “La Giunta Caldoro – scrive l’assessore Cosenza ai Sindaci – è la prima d’Italia a proporre un finanziamento per i tutti Piani comunali di Protezione civile. La somma è sufficiente a soddisfare la stragrande maggioranza dei Comuni e siamo pronti ad eventuali nuovi stanziamenti ove necessario. Puntiamo con grande decisione a questa iniziativa perché crediamo che la sicurezza dei cittadini vada tutelata in tutti i modi.
    “Ci aspettiamo che tutti i 551 Comuni della Campania facciano domanda di finanziamento per piani di emergenza completi e ben organizzati, ma soprattutto a misura di cittadino. Delle vere e proprie istruzioni semplici e chiare, da seguire in caso di necessità.
    “Si tratta – conclude l’assessore Cosenza – di un’inversione di tendenza rispetto al passato. Partiamo dalla consapevolezza che i sindaci, che sono la prima autorità di protezione civile sul territorio comunale e che hanno dunque una enorme responsabilità, non possano essere lasciati soli. La Giunta Caldoro, conoscendo le difficoltà finanziarie delle amministrazioni comunali e nello spirito della costruzione collettiva della sicurezza del cittadino, ha fatto fronte a un simile investimento. Le domande di finanziamento vanno presentate entro 60 giorni.”
    Ricordiamo che, in base a quanto comunicato dalla Regione Campania al Dipartimento della Protezione civile, al 17 dicembre 2013 solo 214 Comuni su 551 , pari al 39%, disponevano di un piano di protezione civile comunale
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  13. Pingback: La Campania finanzia i Piani Comunali di protezione civile | Paesaggi vulcanici

  14. “AIMC – Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi onlus”, 16 aprile 2014, QUI

    PROGRAMMA NAZIONALE DI SOCCORSO PER IL RISCHIO SISMICO

    E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2014 la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2014 relativa al Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico. La Direttiva fornisce – per quanto riguarda il rischio sismico – le indicazioni per la redazione della pianificazione dell’emergenza, in particolare di livello nazionale, in continuità con le indicazioni riportate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, presupposto indispensabile per assicurare la capacità di allertamento, attivazione e intervento del Servizio nazionale della protezione civile in caso di emergenza.
    Dopo il terremoto del 2009 in Abruzzo e quelli in Emilia Romagna e nel Pollino del 2012, infatti, è emersa la necessità di superare il classico approccio alla definizione di scenario di riferimento contenuto nei piani di emergenza nazionali, che non devono essere tarati per fronteggiare un singolo evento di riferimento, anche se storicamente significativo, ma devono consentire l’intervento rispetto a qualsiasi terremoto nell’area oggetto di pianificazione. Tappe importanti per la redazione del documento sono state le attività di pianificazione realizzate in occasione delle due esercitazioni nazionali di protezione civile che si sono svolte in Calabria nel 2011 e in Basilicata nel 2012. La Direttiva è stata condivisa con le Regioni e le Province Autonome, con le strutture operative nazionali, con le aziende dei servizi essenziali e di viabilità, ed è stata approvata in Conferenza Unificata a novembre 2013.
    La pianificazione di emergenza per il rischio sismico. La pianificazione dell’emergenza di protezione civile è un’attività di sistema, cui devono concorrere tutti i soggetti competenti, ed è su questo presupposto che la Direttiva dà indicazioni per definire i piani di emergenza ai vari livelli. L’efficacia della risposta del Sistema nazionale della protezione civile a un’emergenza, infatti, è fortemente condizionata dalla piena e completa definizione di adeguati strumenti di pianificazione comunali, intercomunali e provinciali e dalla definizione del modello d’intervento regionale. Queste pianificazioni, da un lato, devono fornire indicazioni sulle modalità di attivazione del sistema territoriale di protezione civile e, dall’altro, riportano gli elementi conoscitivi di base utili alla piena applicazione del modello d’intervento nazionale.
    Il modello d’intervento. Il Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico stabilisce che nei piani di emergenza deve essere definito il modello d’intervento, che riporta l’insieme delle azioni e degli elementi funzionali alla gestione operativa che consentono di fronteggiare una situazione di emergenza. Il modello d’intervento definisce ruoli e responsabilità dei vari soggetti coinvolti, con il relativo flusso delle comunicazioni, e individua anche i luoghi del coordinamento operativo. In emergenza, vista la complessità delle attività da realizzare e la numerosità dei soggetti coinvolti, il lavoro è organizzato per obiettivi assegnati alle diverse funzioni di supporto attivate nei centri di coordinamento. Tutti gli enti e le amministrazioni competenti in ordinario rispetto alle diverse tipologia di attività contribuiscono al raggiungimento di questi obiettivi. L’attivazione delle funzioni di supporto è comunque flessibile e variabile a seconda delle caratteristiche dell’evento.
    I Piani nazionali. La Direttiva introduce per la prima volta la definizione dei Piani per l’attuazione delle misure di emergenza o Piani nazionali (art. 5, comma 2 della legge n. 401/2001), da redigere su scala regionale, e composti da una prima parte descrittiva sulla struttura organizzativa nazionale e da una seconda con l’organizzazione di protezione civile e gli elementi conoscitivi del territorio.
    La struttura organizzativa nazionale, articolata per funzioni di supporto, è indipendente dalla localizzazione dell’evento e individua gli obiettivi e le azioni che vengono realizzate, in caso di emergenze nazionali, dal Comitato operativo della protezione civile e dalla Direzione di Comando e Controllo. L’organizzazione di protezione civile e gli elementi conoscitivi del territorio di una determinata regione, invece, sono definiti in base alle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Province Autonome al Dipartimento della Protezione Civile, e che sono contenute nei piani di emergenza regionali e provinciali. Gli elementi contenuti nella seconda parte dei Piani nazionali permettono di perseguire gli obiettivi riportati nella struttura organizzativa nazionale.
    I Piani di settore delle componenti e delle strutture operative. La Direttiva stabilisce che le componenti e le strutture operative devono predisporre pianificazioni di settore che consentano l’integrazione del proprio modello organizzativo per l’intervento in caso di emergenza di protezione civile, con le attivazioni dei livelli nazionale e territoriali, nel rispetto dell’organizzazione interna e della propria catena di comando e controllo.
    La verifica dei Piani, la formazione e la comunicazione. Il Programma nazionale di soccorso fornisce indicazioni per aggiornare e verificare i piani di emergenza, anche attraverso periodiche esercitazioni e prevede che vengano promossi percorsi formativi per gli operatori chiamati a partecipare alla redazione e all’attuazione dei piani, nonché iniziative e percorsi educativi sulla cultura di protezione civile, soprattutto per supportare i Sindaci nella comunicazione ai cittadini dei contenuti dei piani di emergenza
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    fonte http://www.protezionecivile.gov.it

  15. Pingback: Località abbandonate dopo una catastrofe | Paesaggi vulcanici

  16. “Culture Volcan”, 25 juin 2014, ICI

    UNE BONNE NOUVELLE POUR LES HABITANTS PROCHES DU VOLCAN PACAYA

    Le Pacaya est un volcan Guatémaltèque célèbre chez les volcanolphiles, de part son activité assez fréquente, souvent juste esthétique, parfois excessive et dangereuse, et sa grande accessibilité. Cependant, malgré cette activité, il est relativement peu surveillé par rapport aux autres volcans très actifs du Guatemala, le Fuego et le Santiaguito. Cela est en passe d’être changé car un projet élaboré par des membres du Michigan Tech Institut vise à compléter et optimiser son système de surveillance.
    Le projet en question, budgétisé à 100 000 US$, fait partie d’un projet plus vaste, le Gesoscientist Without Borders (“Géoscientifiques sans Frontières”) supporté par le fond SEG –Society of Exploration Geophysicists– qui a pour vocation de promouvoir des actions à but humanitaire menées par des géoscientifiques (géologues, géophysiciens, géochimistes etc., bref toutes celles et ceux qui aiment étudier et comprendre le fonctionnement de notre planète).
    Trois chercheurs en particulier, Rudiger Escobar Wolf (Ingenieur), Thomas Oommen (Assistant Professeur) et Gregory Waite (Géophysicien) ont déjà été voir au Guatemala les équipes de l’INSIVUMEH et de l’Institut de Géographique National. Ils en ont aussi profité pour prendre contact avec les gestionnaire du Parc National et les autorité des communes alentours, directement sous la menace des éruptions de ce volcan. Ils ont aussi fait une reconnaissance destinée à commencer de planifier la mise en place de divers outils dont des GPS, sismomètres…et une ou des caméras haute résolution qui, sait-on jamais, seront peut-être disponibles via le web, un peu à l’image de celle installée cette année sur le Fuego (déjà par le Michigna Tech Institut d’ailleurs).
    Visiblement le projet prévoit de former les diverses agences Guatémaltèques impliquées dans la gestion des risques volcaniques (INSIVUMEH, CONRED etc) puis de les laisser gérer le matériel. Les données qu’il produira pourront être exploitées par des étudiants en Géosciences afin qu’ils puissent mener leurs travaux et participer à l’amélioration de la gestion des risques.
    C’est, on peut le dire, un beau projet qui, on peut l’espérer, permettra aux populations locales de dormir un peu plus sur leurs deux oreilles
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  17. “Washington Post”, 1 luglio 2014, QUI (via-“Il Post”) (la versione originale in inglese è QUI)

    COSA ASPETTARSI DAL RISCALDAMENTO GLOBALE
    La storia esemplare degli abitanti di una costa americana, che non vogliono sapere se le loro case saranno sott’acqua tra un secolo: anche perché non lo possiamo sapere, se lo saranno
    di Lori Montgomery – Washington Post

    Willo Kelly abita in South Carolina, su quella serie di strette isole nell’Oceano Atlantico note come Outer Banks. Nel 2011 Kelly e altri residenti della sua zona furono convocati per una riunione con alcuni funzionari dello Stato che spiegarono loro che entro la fine del secolo l’oceano si sarebbe alzato di 99 centimetri e che molte delle loro case sarebbero state sommerse. Ne è nata una vicenda che, per quanto possa sembrare assurda in un primo momento, ci costringe a pensare come ci comporteremmo se dovessimo cambiare radicalmente la nostra vita oggi, per via di qualcosa che potrebbe succedere tra 100 anni.

    MAPPA: DOVE SONO LE ISOLE OUTER BANKS

    Per spiegare la situazione, i funzionari del North Carolina avevano preparato una serie di mappe e progettavano un sito web dove i cittadini potessero capire se le loro proprietà sarebbero state coinvolte nell’innalzamento delle acque o no. Di un piano per salvare le isole non aveva neanche senso parlare: «la marea di 99 centimetri – spiega Kelly – era una condanna a morte».
    Tutta una parte delle Outer Banks sarebbe stata sommersa del tutto. L’isola Roanoke sarebbe scomparsa. Anche sulla costa interna, le cose non sarebbero andate bene: il pendio dolce che arriva fino al mare sarebbe stato inondato per diversi chilometri quadrati.
    Allora Kelly, che lavora come lobbista per alcune grosse aziende edili attive sulle Outer Banks, decise di dimostrare che la previsione era sbagliata: e iniziò così una delle battaglie contro il cambiamento climatico più note degli Stati Uniti.
    I residenti della costa unirono le loro forze a quelle degli scettici sul cambiamento climatico per attaccare gli studi sul surriscaldamento globale e persuadere il Congresso a maggioranza repubblicana del North Carolina a seppellire la previsione dei 99 centimetri che era stata presentata da un Congresso a maggioranza democratica. Ora lo Stato sta lavorando a una nuova previsione che non guardi più in là di 30 anni e che quindi non mostri un innalzamento del mare superiore ai venti centimetri.
    Gli ambientalisti sono sconcertati dalla decisione e la North Carolina è stata presa in giro e presentata come un posto di avidi costruttori che vogliono mettere fuori legge il riscaldamento globale. Alcuni esperti del cambiamento climatico, tuttavia, si sono mostrati in un certo senso solidali con la protesta degli abitanti delle Outer Banks e qualcuno ha detto che la loro reazione di paura è comprensibile visto che le prove sul cambiamento climatico si stanno facendo sempre più precise.
    «Il primo problema che hanno è la paura», ha spiegato Michael Orbach, professore di politiche ambientali alla Duke University che ha incontrato con Kelly. «Si rendono conto che la previsione avrà un impatto enorme sull’economia della zona costiera e sugli interessi dei costruttori della zona. E sanno che, per ora, non sappiamo ancora come reagire».
    Altre città americane, come Norfolk e Miami, hanno accettato la previsione sull’innalzamento dei mari identificando le zone che verranno sommerse e cominciando a cercare i fondi per finanziare i programmi per la loro salvaguardia: dighe, argini, innalzamenti e altri interventi simili. Sulle isolate coste degli Stati Uniti, tuttavia, gli aiuti statali sembrano meno probabili e le previsioni stanno generando molta ansia sul futuro.
    Nelle enclave costiere dove vivono isolati i miliardari del paese, da diverso tempo sono iniziati dei lavori per proteggere la costa e le enormi ville dalla futura alta marea. Ma opzioni simili non sono percorribili sulle Outer Banks, una striscia sottile di isole punteggiata di trafficate città turistiche, isolati villaggi di pescatori e tratti di costa selvatica. In alcuni tratti le isole sono larghe meno di 90 metri. «Non ci danno alternative se non ritirarci» ha spiegato Kelly poche settimane fa, mentre parlavamo in un bar che sarebbe sott’acqua se il mare salisse di 99 centimetri. «Quello che hanno in testa è che la gente se ne dovrà andare».
    Ma ancora prima che questo accada, Kelly teme che accettare la previsione dei 99 centimetri distrugga l’economia locale, che si basa quasi interamente sul turismo e sulla costruzione, vendita e affitto di case per le vacanze
    . Nella contea più grande delle Outer Banks, Dare County, sono state individuate 8.500 strutture con un valore complessivo di 1,4 miliardi di dollari (1 miliardo di euro circa) che verrebbero sommerse se la previsione dovesse verificarsi.
    Anche con la più modesta previsione di 20 centimetri, 414 proprietà, per 70 milioni di dollari di valore, sarebbero destinate ad andare sott’acqua. Se il sito web di cui avevano parlato i funzionari statali dovesse essere attivato, i potenziali investitori potrebbero cercare le aree e le case per indirizzo e, spiega Kelly, «le proprietà coinvolte dall’innalzamento dei mari sarebbero improvvisamente senza valore».
    Risky Business Project, un influente gruppo di politici e imprenditori che si sta occupando della questione, sostiene che se non si interverrà, proprietà per un valore di 700 miliardi di dollari potrebbero ritrovarsi sotto il livello del mare in tutto il paese entro la fine del secolo e altre, per un valore totale di 730 miliardi, sarebbero comunque a rischio a causa dell’alta marea.
    Per ora le cose non stanno ancora andando male sulle Outer Banks. I permessi edilizi sono ancora molto richiesti e la stagione turistica si annuncia particolarmente affollata. Anzi, dopo che negli ultimi anni alcune contee si sono impegnate in lavori di sistemazione della costa e delle spiagge (dopo che l’erosione aveva fatto sparire i terreni di diverse case), gli affari sono anche migliorati. La crescita delle spiagge artificiali, tuttavia, ha causato la preoccupazione degli ambientalisti: per secoli le isole hanno modificato i loro confini col mare e gli insediamenti umani si sono spostati con loro. «Alcuni lo chiamano innalzamento del mare, ma vista da qui è l’erosione della spiaggia e ci abbiamo convissuto da sempre», dice il responsabile della contea di Dare. Recentemente però, le Outer Banks sono diventate così densamente costruite che le case minacciate non possono più spostarsi come un tempo.
    La sistemazione artificiale delle spiagge offre una soluzione temporanea. Se il mare si alza troppo, però, la soluzione «smette di essere economicamente valida e diventa chiaro che va fatto qualcosa d’altro», ha spiegato Spencer Roger, esperto di erosione della North Carolina Sea Grant. «Se le cose si mettono male come è stato previsto non ci sarà altra scelta se non abbandonare le case».
    Bobby Outten, che si sta occupando della sistemazione costiera della contea di Dare, è d’accordo sul fatto che quelle adottate per ora siano soluzioni temporanee, tuttavia non vede alternative. «Cosa dovremmo chiedere alle persone di fare? Dovremmo dire a tutti di trasferirsi da qualche altra parte? Parlare di evacuazione – ha detto Outen – è assurdo. La gente si asserraglierebbe con i fucili».
    E in effetti è quello che è quasi successo nel 2011, quando per la previsione dei 99 centimetri fu diffusa per la prima volta. La commissione per la salvaguardia costiera del North Carolina aveva chiesto al suo comitato scientifico di valutare le prospettiva e le vulnerabilità di 20 contee costiere in caso di innalzamento del mare. La prima conclusione del comitato fu una previsione, coerente con molte altre disponibili, di un innalzamento vagamente collocato tra 15 e 55 centimetri nel corso del secolo successivo. Il comitato tuttavia decise di spingersi più in là con il lavoro e concluse che per una pianificazione a lungo termine, lo Stato avrebbe dovuto considerare un più esatto innalzamento del mare di 99 centimetri entro il 2100.
    Quando la previsione fu resa nota agli amministratori locali delle Outer Banks, si scoperchiò il vaso di Pandora. «Alle contee locali fu chiesto di elevare le strade, alzare i ponti e terrazzare intere aree. Ogni abitazione coinvolta dalla previsione dei 99 centimetri avrebbe dovuto essere dichiarata inabitabile e abbandonata», spiega John Droz, un fisico a cui fu chiesta una controperizia da parte degli amministratori delle Outer Banks.
    Bob Emory, presidente della commissione che aveva chiesto la previsione sul livello del mare, nega che cose del genere siano mai state chieste e dice che la ricerca fu presentata con le dovute cautele. Tuttavia quando l’ipotesi si sparse tra gli abitanti delle diverse contee, si generò molta tensione: si parlava di isole che sparivano, di chiudere i cantieri e abbandonare la strada principale che collega le isole.
    La nuova maggioranza repubblicana della North Carolina, nel 2012, decise che ci si stava muovendo troppo in fretta e stabilì che la commissione preparasse una nuova valutazione di impatto dell’innalzamento del mare che tenesse conto anche di posizioni diverse sul riscaldamento globale. Il nuovo governatore dello Stato nominò come presidente della commissione per la salvaguardia costiera Frank Gorham, persona con esperienza nell’estrazione del petrolio, che pochi mesi fa ha annunciato che la nuova previsione avrebbe avuto un orizzonte di 30 anni.
    Secondo Gorham «con la previsione dei 100 anni, abbiamo perso credibilità. Con un periodo di 30 anni la gente prenderà la previsione più sul serio». Spencer Rogers, che fa parte del comitato scientifico che ha formulato la previsione dei 99 centimetri, tuttavia, sostiene che la nuova previsione resti sostanzialmente in linea con quella vecchia, che prevedeva un aumento più veloce del livello del mare nella seconda metà del secolo. Questo aumento, ora, semplicemente non viene considerato dalla previsione.
    Andrew Coburn, direttore del dipartimento di studi costieri della Western Carolina University, ha detto che capisce la posizione di chi vuole rimandare la discussione: «Loro dicono: come sappiamo che il mare aumenterà di 99 centimentri in 100 anni? E la verità è che con esattezza non lo sappiamo. Ma dobbiamo comunque cominciare fare progetti a lungo termine. Loro cercano di ignorare il problema e sperano che scompaia».
    Bobby Outten dice di no: «è che per ora sembra poco ragionevole investire soldi e punire i cittadini per un problema lontano 100 anni e che potrebbe non esistere. Non stiamo contraddicendo la scienza. Stiamo solo provando a essere ragionevoli»
    .

    ©2014 – The Washington Post

  18. Il 19 gennaio è cominciato “EDURISK 2015“, un progetto di formazione e sensibilizzazione per 332 docenti di 34 istituti scolastici dei comuni delle zone rosse del Vesuvio e dei Campi Flegrei.
    L’intento è di coinvolgere il mondo scolastico in un percorso di scoperta dei rischi, al fine di diffondere efficacemente le informazioni scientifiche e, così, accrescere la consapevolezza e avviare strategie di prevenzione e riduzione dei rischi naturali.
    Il programma si svolge in varie scuole fino al 27 gennaio.

    “Regione Campania”, 19 gennaio 2015, QUI

    Comunicato n. 39 – Protezione Civile: in Campania al via la formazione per Edurisk

    Prende il via oggi EDURISK 2015, il progetto di formazione e sensibilizzazione promosso da Dipartimento della Protezione Civile e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con la partecipazione delle sezioni INGV di Bologna, Milano, Roma e Napoli Osservatorio Vesuviano, della Regione Campania e dell’Ufficio Scolastico Regionale.
    Parteciperanno alle giornate dedicate alla formazione 34 Istituti scolastici, dei Comuni compresi nelle zone rosse per il rischio vulcanico al Vesuvio e ai Campi Flegrei, e 332 docenti.
    EDURISK, puntando principalmente su attività di formazione rivolte agli insegnanti e di sostegno alla progettazione educativa, vuole coinvolgere prima di tutto il mondo scolastico in un percorso di scoperta dei rischi. L’obiettivo è diffondere in modo semplice informazioni scientifiche aggiornate per far crescere nei cittadini di oggi e domani una conoscenza approfondita del territorio utile ad avviare strategie di prevenzione e riduzione dei rischi naturali.
    Edurisk si articola in un corso di formazione per gli insegnanti, finalizzato all’approfondimento delle conoscenze sul rischio sismico e vulcanico nello specifico contesto locale; nella progettazione e sviluppo di un percorso di lavoro nelle singole classi, nel corso dell’anno scolastico, a cura dei docenti e il supporto a distanza via web per l’approfondimento di temi specifici, la progettazione educativa, la fornitura di materiali di lavoro e la condivisione delle esperienze formative; infine, un incontro conclusivo di valutazione per la verifica dell’impatto formativo dei percorsi educativi e la discussione dei risultati del progetto.
    Gli incontri si terranno presso l’Istituto Comprensivo “Giampietro Romano” di Torre del Greco (oggi e il 26 gennaio); la Scuola media Superiore “Tito Livio” di Napoli (domani e il 27), l’Istituto Comprensivo “5° Karol Wojtyla” di Castellammare di Stabia (il 21 e 26 gennaio), l’Istituto Comprensivo “G. Mameli” di Nola Piazzolla il 22 e 27 gennaio.
    “Il comportamento dei singoli fa la differenza, per questo è importante formare i cittadini alla consapevolezza del rischio.”
    Così il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, che ha sottolineato la rilevanza del progetto perché “un cittadino consapevole è in grado di informarsi ed essere attore, in prima persona, nel grande meccanismo di protezione civile italiano”.
    “Si tratta – ha commentato l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza – di una importantissima iniziativa. Ringrazio Dipartimento nazionale di Protezione civile e Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia per averla voluta in Campania. Andiamo avanti in Campania con la pianificazione di emergenza in tutti i 550 comuni della regione grazie al finanziamento europeo di 15 milioni di euro, così come con la nuova pianificazione di emergenza del rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei, insieme al Dipartimento di Protezione civile. Ma è fondamentale la sensibilizzazione della popolazione a tutte le tematiche della protezione civile mediante quello straordinario strumento di diffusione ed educazione che sono le scuole e gli studenti”
    .

    – – –

    Ulteriori informazioni sono sugli spazi web e social di EDURISK.

    – – –

    Ne ha scritto anche “Il Giornale della Protezione Civile“.

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