Mostri disastrosi

Le culture popolari hanno spesso elaborato figure mitologiche per spiegare i fenomeni naturali, soprattutto quelli catastrofici. E’ così che, ad esempio, il folklore giapponese motiva i terremoti che colpiscono l’arcipelago nipponico con il mito di Namazu, un enorme pescegatto che, vivendo al di sotto della terra, dà origine alle scosse (ne aveva parlato Mario Tozzi ad un convegno, qui). Tali leggende sono da prendere seriamente e da non considerare come banali credulità; sono, infatti, strategie culturali attraverso le quali le diverse comunità tengono memoria degli eventi e, non di rado, favoriscono la presa di coscienza individuale e collettiva sui rischi naturali (e ciò è evidente nel caso giapponese, in cui quel mito sembra contribuire alla larga attivazione e partecipazione sociale alle esercitazioni). Ci sarebbe da riflettere, pertanto, sullo stato di salute delle narrazioni popolari italiane, quelle più strettamente legate al territorio. Ma torniamo ai mostri…
Oggi, 4 luglio 2013, «Il giornale della protezione civile» ha pubblicato una notizia curiosa: Loch Ness: il mostro è solo un terremoto. O forse no?.

«[…] Luigi Piccardi, in forze alla sede di Firenze dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha pubblicato uno studio che proverebbe che nel lago l’unica reale presenza non visibile è quella tellurica. Sarebbero dei banali terremoti a far ribollire le acque e a scatenare i fenomeni abitualmente attribuiti all’ “abitante misterioso”. Piccardi ha detto, senza mezzi termini, che “Loch Ness trova la sua origine nella faglia di Great Glen, grande e molto attiva. Quando si muove provoca un ribollire delle acque che poi producono delle ondulazioni che a volte vengono scambiate con il mostro”. A supporto della teoria di Piccardi c’è da sottolineare che molti “avvistamenti” del mostro furono tra il 1933 ed il 1935 e proprio nel 1934 si ricorda un terremoto che avvenne proprio lungo la faglia di Great Glen. E’ cosa nota che tutte le dichiarazioni di avvistamento sono state sempre precedute da forti tremori. “Sappiamo che quello fu un periodo di particolare attività della faglia – ha spiegato Piccardi all’uditorio scozzese – quanti pensarono di aver visto un mostro in realtà avevano visto sull’acqua gli effetti provocati dalle scosse telluriche”. […]».

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AGGIORNAMENTO:
Cercando ulteriori informazioni sul web, ho scoperto che questa “notizia” è molto datata.
Già il 28 giugno 2001 Francesco Malgaroli ne scriveva su «La Repubblica»: Luigi Piccardi, geologo di Firenze, ha spiegato agli scozzesi che Nessie non c’è mai stato: è solo un effetto dei terremoti.
Dopo pochi giorni, il British Geological Survey contestò la tesi di Piccardi con una serie di puntualizzazioni: QUI.

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2 thoughts on “Mostri disastrosi

  1. «La Repubblica», 28 giugno 2001, QUI

    Luigi Piccardi, geologo di Firenze, ha spiegato agli scozzesi che Nessie non c’è mai stato: è solo un effetto dei terremoti
    UN ITALIANO A LOCH NESS: “IL MOSTRO NON ESISTE”
    Gli avvistamenti coincidono con fenomeni geologici

    di Francesco Malgaroli

    Il primo a vederlo fu nell’anno del Signore 565 un monaco, Columba, un caratteraccio di irlandese che si era trasferito in Scozia per diffondere il cristianesimo e pure scappare da alcuni guai e che sarebbe poi diventato santo. Ora però un ricercatore italiano spiega che il santo aveva avuto le traveggole e che Nessie, la creatura più celebre al mondo, non è mai esistito: le sue apparizioni sono in realtà un fenomeno geologico provocato da terremoti ed emissioni gassose. Il mostro di Loch Ness altro non sarebbe che una bollicina.
    La dimostrazione che si tratta di un fenomeno geologico è stata offerta ieri all’università di Edimburgo nel corso di una conferenza da Luigi Piccardi, ricercatore (lavora al Centro di Studio per la geologia dell’Appennino e delle catene perimediteranee del Cnr di Firenze) specializzato tra l’altro nello studiare i legami tra geologia e mitologia. La spiegazione, se vogliamo, è semplice: Loch Ness si trova lungo la linea di faglia di Great Glen, “molto grande e molto attiva” e i movimenti sismici sono in grado di provocare quel ribollire di acque e quei tremori di terra che accompagnano i racconti delle apparizioni di Nessie. Del resto nella “Vita di Columba”, scritta dal biografo medievale Adamnano, si racconta di una bestia “che viveva nelle profondità del fiume” e che a volte appariva “con grandi tremori”. La bestia fu ricacciata negli abissi da Columba il quale si parò davanti al mostro “dipinse nell’aria un segno della croce” e intimò all’essere “di non procedere oltre, di non osare toccare gli uomini”. Nessie, che ancora nessuno aveva così battezzato, ubbidì.
    Esaminando la storia e le testimonianze, dice Piccardi, l’antica descrizione ritorna in tutti i suoi elementi anche quando si sente parlare delle presunte apparizioni contemporanee. “Ci sono numerosi fenomeni sulle superficie dell’acqua che possono essere collegati alle attività della faglia” dice Piccardi che con questa analisi ha risolto un mistero agli scozzesi ma anche assestato un bel colpo alla leggenda. “Se si prende in considerazione il latino che usa Adamnano la bestia appare ‘con grandi tremori’ e quando scompare lo fa ‘scuotendosi’. Penso sia una descrizione piuttosto chiara di quel che stava in realtà accadendo”.
    Appunto un piccolo sisma. E lo stesso si può dire per quanto avvenne tra il 1933 e il 1935. E’ a quegli anni che data il boom del mostro di Loch Ness, ma proprio al 1934 risale l’ultimo terremoto di un certo rilievo che coinvolse la faglia di Great Glen. Allora i signori MacKey raccontarono di aver visto un enorme creatura affiorare a pelo d’acqua per oltre un minuto, l’anno seguente fu scattata anche la famosa ‘fotografia’ di Nessie. “Sappiamo che quello fu un periodo di particolare attività della faglia – ha spiegato Piccardi all’uditorio scozzese – quanti pensarono di aver visto un mostro in realtà avevano visto sull’acqua gli effetti provocati dalle scosse telluriche”, come le onde che nei racconti diventano gobbe. La teoria può valere per buona parte delle oltre 3.500 volte in cui il mostro sarebbe stato individuato. Piccardi ha applicato analisi analoghe al mistero dell’oracolo di Delfi, provocato dai gas sulfurei e ad altri inspiegabili avvenimenti: “La venerazione di questi luoghi può essere il risultato delle spiegazioni che la gente si è data assistendo a fenomeni che non era in grado di spiegare altrimenti”.
    Ma gli amici di Nessi non ci stanno. Gary Campbell, presidente del Loch Ness Monster Fan Club di Iverness ha detto al Times: “Piccardi sembra dimenticarsi che abbiamo più di mille racconti di persone che dicono di aver visto nell’acqua qualcosa di solido come una testa e un collo”. E sul sito Internet del Loch Ness Monster Fan Club – che elenca 56 apparizioni del mostro tra il ’96 e il 2000 – si legge che “Nessie è vivo e sta bene”, si possono vedere anche due “spettacolari fotografie”, per non parlare della web cam puntata sullo specchio d’acqua. Il ricercatore si difende con ironia: “Spero che ora quanti hanno dato la caccia al mostro non si mettano alla caccia di Piccardi”. Anche perché intorno a Nessie è fiorita l’industria del turismo, che sul mostro e il mito ha costruito la propria ragione d’essere e non sembra disposta ad accettare la spiegazione razionale della leggenda
    .

    – – –

    “CICAP”, 2001, QUI

    LOCH NESS: CONTESTATA LA TEORIA DEI TERREMOTI

    Il British Geological Survey ha diffuso un comunicato stampa in cui si contesta la validità dell’ipotesi del Dr. Luigi Piccardi, dell’Università di Firenze, secondo cui gli avvistamenti a Loch Ness sarebbero dovuti a terremoti e a emissioni gassose (vedi l’Osservatorio del 1 luglio ).

    Il BGS ha sollevato una serie di obiezioni all’ipotesi di Piccardi:

    1. Non ci sono prove che la faglia di Great Glen sia attiva: in Gran Bretagna i terremoti non sono di solito associati all’attività delle faglie, come può succedere in California o in Italia.

    2. Diversi terremoti attribuiti in passato alla faglia di Great Glen si sono in realtà verificati altrove. Piccardi attribuisce gli avvistamenti del mostro tra il 1933 e il 1934 a un terremoto nel 1934, ma questo sisma si è verificato a 60 km di distanza da Loch Ness.

    3. Le acque di Loch Ness furono disturbate da un terremoto a Lisbona nel 1755 (l’unico episodio di questo tipo di cui esista documentazione), ma ciò non portò ad avvistamenti del mostro.

    4. Se un terremoto fosse forte abbastanza da influenzare il Loch Ness i suoi effetti si vedrebbero su una superficie diffusa e non solo in un punto, e ciò è incompatibile con la natura degli avvistamenti del mostro.

    La conclusione del BGS, dunque, è che l’ipotesi di Piccardi non sia sostenibile.

    Per maggiori dettagli: Il comunicato stampa del BGS.

  2. Pingback: I Maya e il diamante d’Este | Paesaggi vulcanici

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