Scosse sismiche sul Vesuvio

Durante il mese di giugno 2013, alcune scosse sismiche sono state avvertite dalla popolazione vesuviana. O, almeno, così pare, perché si tratta di movimenti di magnitudo molto bassa, prossima al 2: 2.1 il 4 giugno, 2.3 il 6 giugno, 1.9 il 16 giugno, 2.0 il 21 giugno (qui).
Certamente, però, queste scosse sono state avvertite dai mass-media, che ne hanno parlato diffusamente (“Ansa“, “La Repubblica“, “La Città“, “Leggo“, “JulieNews“, “Lettera43“, “NapoliToday” e molti altri), per cui è difficile capire cosa abbia spinto tante persone a telefonare al centralino dell’Osservatorio Vesuviano. Secondo il direttore dell’ente Marcello Martini, «gli utenti ai nostri operatori dicevano di avere saputo della scossa e non di averla avvertita»; tuttavia qualcuno giura di averla davvero sentita, come una signora di Boscoreale: «Ho sentito i vetri del mio negozio tremare e mi sono preoccupata». [Nel 2010 un allarme vulcanico fu letteralmente interamente costruito e smentito all’interno di una trasmissione radio-televisiva: QUI].
Gli effetti sul piano politico/istituzionale non si sono fatti attendere, a tutti i livelli.
Le scosse, infatti, hanno spinto alcuni sindaci della zona rossa a convocare una riunione sia per discutere «dell’aggiornamento del piano di evacuazione, che è necessario soprattutto dopo l’allargamento della zona rossa», sia per chiedere «un incontro urgente con la Protezione Civile nazionale, che vogliamo incontrare quanto prima per ottenere delucidazioni e spiegazioni sullo status quo. Non bisogna creare allarmismi ma neanche rimanere inerti rispetto a quello che sta succedendo» (Mimmo Giorgiano, sindaco di San Giorgio a Cremano).
Ma l’occasione ha acceso anche una polemica più esplicita, tra rivendicazioni di responsabilità e accuse di apatia.
Il responsabile regionale dei Verdi ecologisti, Francesco Emilio Borrelli, in una nota ha parlato di «colpevole indifferenza della Protezione civile nazionale, che continua ad annunciare piani di evacuazione e a spendere milioni di euro senza, a nostro avviso, alcun beneficio concreto per la sicurezza delle popolazioni locali abbandonate, sostanzialmente come migliaia di anni fa, al loro destino e alle loro autonome capacità di sopravvivenza in caso di concreta emergenza».
Dal canto suo, il Dipartimento della Protezione civile ha risposto che, «lungi dall’essere indifferente, [il Dipartimento] ricorda che sul tema della pianificazione per il rischio vulcanico al Vesuvio e ai Campi Flegrei sta lavorando costantemente da oltre due anni, in raccordo con le istituzioni locali, non senza difficoltà. [Tali difficoltà] sono legate sia alla complessità della situazione sia all’immobilismo di chi, nel passato, rivestendo cariche istituzionali e avendo responsabilità in materia, non ha adempiuto ai propri doveri. Si precisa, inoltre, che per tutto il lavoro svolto, sia scientifico che di pianificazione di protezione civile, in questi ultimi anni, non sono state destinate apposite somme di denaro men che meno milionarie».

Tornando agli eventi sismici, la loro percezione (vera o presunta) da parte degli abitanti permette una esperienza “fisica” dell’agente minacciante. L’assenza del proverbiale pennacchio in cima al Vesuvio, la mancanza di rumori sotterranei e scosse sismiche frequenti hanno permesso nel corso degli ultimi decenni una «invisibilità cognitiva», la quale a sua volta ha alimentato un processo di scotomizzazione del rischio: sebbene sia conosciuto e spiegabile da larga parte della popolazione, il rischio vulcanico non per questo è anche comprensibile e “sentito”. E’ necessario, infatti, averne anche una percezione sensoriale complessiva (vista, udito, tatto…), ovvero una esperienza corporea.
Per quanto riguarda gli allarmi dell’ultimo mese, però, la mia idea è che siano dovuti ad un particolare (e molto attuale) «uso sociale della scienza». L’Osservatorio Vesuviano ha una pagina web dedicata alla «sismicità del Vesuvio in tempo reale» accessibile a chiunque; si tratta di un segno di trasparenza importante che, tuttavia, pone un problema: chi è in grado di leggere correttamente quei dati? Consapevole di non poter ricostruire con precisione la dinamica con cui si è diffusa la notizia delle scosse, a me sembra verosimile la seguente ipotesi: qualcuno, notando sul web le variazioni nella magnitudo degli ultimi eventi sismici – magari anche su sollecitazione di una leggera percezione fisica degli stessi – ha lanciato l’allarme, magari anche solo alla propria cerchia di amici su un socialnetwork, il quale poi è stato ripreso e amplificato dai mass-media. E’ un bene o è un male? Essere in allerta è certamente meglio che restare indifferenti, ma il valore di questo stato dipende comunque dagli effetti di ciascuna delle due reazioni: allarmarsi favorisce la presa in carico del problema?, permette una preparazione all’emergenza?, oppure diffonde solo panico e inquietudine? Gli interrogativi restano aperti e all’attenzione degli osservatori sociali.
A questo proposito, dunque, qual è la procedura per far fronte ad una eventuale emergenza?
Come spiega MalKo, attualmente non c’è alcun allarme, le scosse non sono sintomi premonitori di una eventuale eruzione, almeno finché non cambieranno anche molti altri parametri fisici e chimici: «I vesuviani devono avere la consapevolezza che, anche se dovessero cambiare questi famosi parametri base di riferimento per il Vesuvio, e si passasse quindi al livello di attenzione, ciò non significherebbe automaticamente una condizione di allarme rosso con relativa e precipitosa fuga verso la salvezza. [Infatti,] i parametri controllati potrebbero regredire e riportarsi nella normalità, e il livello di allerta vulcanico ritornerebbe allora su valori base».

Con tutta evidenza, il problema più urgente dell’area vesuviana è l’assenza innanzitutto di un piano di evacuazione (dove andare, come, per dove, con cosa, con chi…?) e poi, più in generale, di un piano di emergenza o, per dirla in altri termini, di un progetto di convivenza sostenibile col vulcano.

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5 thoughts on “Scosse sismiche sul Vesuvio

  1. Pingback: Come accadrà, quando accadrà | Paesaggi vulcanici

  2. Nel 2010 un allarme vulcanico fu letteralmente tutto mediatico: costruito e smentito all’interno di una trasmissione radio-televisiva:

    “Il Mattino”, 23 aprile 2010, QUI

    «VESUVIO, ALLARME PER L’ERUZIONE». MA E’ UN ERRORE: TAM TAM VULCANO
    di Rosa Palomba

    NAPOLI (23 aprile) – Le parole sono rimbalzate all’alba. Dalla radio ai telefoni ai computer, è scattato ieri il nuovo tam tam vulcano. Tra gli argomenti di Radio 1, anche l’allarme eruzioni. La voce di Manuela Falcetti è rimbalzata dai microfoni di Istruzioni per l’Uso e di Rai News 24.
    La conduttrice ha chiesto alla collega del Gr1 se avesse avuto notizie su un’eventuale ripresa dell’attività del Vesuvio. Sms alla trasmissione e telefonate a centinaia. In pochi istanti bersagliato il centralino dell’Osservatorio Vesuviano. «Ha telefonato anche la prefettura di Napoli – dice il direttore Marcello Martini – per avere informazioni più dettagliate».
    Tanti i lavoratori rimasti con la radio accesa e il fiato sospeso. E poi i residenti, soprattutto quelli della fascia vesuviana, i cosiddetti Comuni della zona rossa, la più a rischio.
    È stata poi la stessa Falcetti a chiarire che il Vesuvio non desta alcuna preoccupazione e che è invece sotto stretta osservazione il Marsili, il vulcano sottomarino, tra la Campania e la Calabria. «Non c’è assolutamente alcun allarme – ribadisce il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Marcello Martini – Il Vesuvio resta tra i vulcani più monitorati al mondo e al momento non c’è alcun segnale di ripresa dell’attività».
    Ma i centralini dell’Osservatorio sono rimasti bollenti fino a poco prima delle 12. Gli abitanti dell’area vesuviana proprio in queste settimane sono state «colpiti» da una serie di allarmi. Poco più di un mese fa la data di un’imminente eruzione diffusa con dovizia di particolari attraverso Youtube, spinse i residenti di alcune città vesuviane a partire verso mete più sicure. In quell’occasione anche le scuole furono disertate dagli alunni.
    E mentre ampie aree del pianeta vengono scosse da terremoti ed eruzioni, gli esperti di Cambridge tre giorni fa hanno fatto i conti su vittime e danni provocati da un’eruzione del Vesuvio [QUI]. Non solo. Negli stessi giorni anche i canali satellitari si occupano del vulcano napoletano. E ogni volta Osservatorio Vesuviano e Istituto nazionale di Geofisica, scendono in campo con dati alla mano. Ma parlare di Vesuvio e «dire» paura è estremamente facile
    .

    • Gli «esperti di Cambridge» nel 2010 effettuarono una valutazione delle conseguenze di un’eruzione vesuviana, la quale «potrebbe causare 8.000 vittime, 13.000 feriti gravi e danni totali per oltre 24 miliardi di dollari». Si tratta di una “previsione” effettuata da WRN (Willis Research Network), «in cui il Vesuvio appare al primo posto nell’elenco dei 10 vulcani più pericolosi del nostro continente». WRN è stata fondata da Willis Group Holdings uno dei broker assicurativi mondiali. Altre info: QUI (19 aprile 2010).

      L’articolo originale in inglese è questo:

      «WRN News», 15 aprile 2010, QUI

      MOUNT VESUVIUS ERUPTION COULD CAUSE 21,000 CASUALTIES
      Volcano Ranks Number One on Willis List of Europe’s 10 Most Dangerous.

      A major eruption of Italy’s Mount Vesuvius could result in 8,000 fatalities, 13,000 serious injuries and total economic losses of more than $24 billion, according to a new study supported by the Willis Research Network (WRN) that puts Vesuvius at the top of the list of Europe’s 10 most dangerous volcanoes.
      The WRN, funded by Willis Group Holdings (NYSE: WSH), the global insurance broker, is an industry-leading public-private partnership between Willis and many of the top scientific research institutions in the world.
      The WRN volcano risk ranking, which examines European volcanoes with potentially affected populations of greater than 10,000, was developed by researchers from the University of Cambridge, the University of Naples Federico II and Willis Re, Willis’ reinsurance broking arm.
      In the paper titled, “Insurance Risks From Volcanic Eruptions in Europe” [pdf], the researchers propose that the ranking be used as the basis for developing the first detailed insurance risk models for volcanoes in Europe and various European overseas territories. At present, no such models exist.
      The WRN team identified the 10 most dangerous European volcanoes based on the size of a potential eruption, the number of people potentially at risk, and the value of property in the area surrounding each volcano. The study found that, together, the 10 volcanoes could affect almost 2.1 million people with an aggregated exposed residential property value of US $85 billion. The Eyjafjallajökull volcano in Iceland that erupted yesterday was not on the list, but the Hekla volcano, Iceland’s most active, was ranked as the ninth most dangerous volcano in Europe.
      Vesuvius poses the greatest risk to life and property, the study found, because it has the highest exposed population (1.7 million people), the highest exposed residential property value (US $66.1 billion), and the greatest potential for a seriously damaging eruption among the top 10 volcanoes. The study noted that more than 87 percent of the aggregated exposed property value for the 10 volcanoes is concentrated in the Neapolitan region near Vesuvius and Campi Flegrei.The WRN European volcano risk ranking below shows the number of people living in the area that could be affected by 25 cm of ash fall in the assumed greatest eruption.
      It also shows the total residential property value exposed to severe damage or destruction in that eruption, taking into account the total number of dwellings within possible reach of pyroclastic flows or 25 cm ash fall and their full current reconstruction cost. While the Caribbean volcano of Soufrière Saint Vincent is not on European soil, it has been included in the top 10 due to the significant impact that an eruption would have on European territory.
      Volcano – Country – Affected population – Values of residences at risk (US $ billion)
      1. Vesuvius – Italy – 1,651,950 – 66.1
      2. Campi Flegrei – Italy – 144,144 – 7.8
      3. La Soufrière – Guadeloupe (France) – 94,037 – 3.8
      4. Etna – Italy – 70,819 – 2.8
      5. Agua de Pau – Azores (Portugal) – 34,307 – 1.4
      6. Soufrière Saint Vincent – Saint Vincent (Caribbean) – 24,493 – 1.0
      7. Furnas – Azores (Portugal) – 19,862 – 0.8
      8. Sete Cidades – Azores (Portugal) – 17,889 – 0.7
      9. Hekla – Iceland – 10,024 – 0.4
      10. Mt Pelée – Martinique (France) – 10,002 – 0.4

      Dr. Rashmin Gunasekera, a Catastrophe Risk Analyst at Willis Re and one of the authors of the paper, said, “There are significant numbers of highly active volcanoes in the wider European region, taking into account those in Iceland, the Spanish Canary Islands, the Portuguese Azores and the French islands of the Lesser Antilles. These are all major tourist destinations, and while property values drive our loss estimates, it should be noted that aviation, agriculture, motor and business interruption policies also will be affected.”
      WRN member Prof. Robin Spence, CURBE, University of Cambridge & CAR Ltd., and an author of the study, said, “Large explosive volcanic eruptions are rare events, but when they do occur, they have the potential to cause huge economic and human losses. In 2002, for example, rain combined with ash fall alone caused economic losses of around US $960 million after the eruption of Mount Etna in Sicily. In principle, however volcanic eruption is an insurable risk and our study concludes that the time has come for the development of an insurance risk model for European volcanoes to identify the scale of potential future impacts.”
      The WRN team was made up of Dr. Gunasekera, Prof. Robin Spence and Prof. Giulio Zuccaro, Scientific Director, Plinius Centre, University of Naples Federico II. Volcanic risk affects major metropolitan areas worldwide, including Tokyo (Mt. Fuji), Mexico City (Popocatépetl) and Auckland (Auckland Field). WRN officials said they expect their volcano risk methodology will prove to be valuable in assessing risk in these other areas beyond Europe and its territories
      .

  3. Pingback: Scosse vesuviane del febbraio 2014 | Paesaggi vulcanici

  4. “Corso Italia News”, 19 marzo 2014, QUI

    SCOSSE DI TERREMOTO SUL VESUVIO. VERDI: “URGONO PROVE DI EVACUAZIONE”
    Registrate due scosse di terremoto sul Vesuvio alle 5:12 e 5:23 della mattinata di ieri
    di Anna Chiara Favoloro

    Due scosse di terremoto, rispettivamente di magnitudo 1.6 e 1.9 della scala Richter, sono state registrate alle 5:12 e 5:23 della mattinata di ieri sul Vesuvio e, datosi gli ipocentri profondi 1.50 km e 1.15 km, i movimenti tellurici sono stati palesemente avvertiti dalla popolazione locale.
    Il Vesuvio, attualmente caratterizzato dalla presenza di un sistema idrotermale, che alimenta un campo di fumarole all’interno del cratere, è sede di modesta sismicità, rappresentata da alcune centinaia di piccoli terremoti per anno e, solitamente, solo i maggiori di questi eventi sono avvertiti dalla gente residente nell’area. Pertanto, nessun allarmismo dall’osservatorio vesuviano, nessuna preoccupazione. Tuttavia i Verdi, non sembrano essere pienamente d’accordo: “continuano le scosse di terremoto – ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi, nonché assessore provinciale alla protezione civile – anche se di non elevata intensità. Per l’ennesima volta questi episodi dovrebbero spingere la Protezione Civile Nazionale ad effettuare le prove di evacuazione tra la popolazione della zona rossa e rendere operativo il piano di evacuazione in caso di emergenza”
    .

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