Denunceremo chi fa allarmismo

«Lo ripeto ancora una volta, non è possibile prevedere i terremoti. Stigmatizzo chi lo fa sui siti internet. Si tratta di comportamenti che hanno un profilo criminale e abbiamo deciso di denunciare chi li mette in pratica» [QUI]. Giusto, all’indomani della scossa sismica che ha lesionato e impaurito buona parte del Nord Italia, il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli ha dichiarato che denuncerà chi fa allarmismo.
Bene, allora credo che sia giusto denunciare anche chi fa rassicurazionismo e chi procrastina all’infinito, chi indugia e chi palleggia le responsabilità…
Temo, però, che finirà per denunciare mezza Italia.
Invece di parlare sempre di querele, processi, tribunali, condanne, galere e roba del genere, perché invece non si prova a cambiare andazzo? Mettere in sicurezza gli edifici pubblici e quelli storici, ad esempio, mi sembra una grande opera che, aggiungo, oltre a consolidare dei beni patrimoniali e culturali, potrebbe contribuire anche al rilancio dell’economia nazionale. Oppure, controllare e pianificare adeguatamente il territorio, razionalizzando i cantieri edilizi e arrestando l’abusivismo, sarebbe una forma di investimento sul futuro e di risparmio sui costi dei disastri che accadranno, soprattutto se la si accompagna allo sviluppo di procedure di evacuazione e di gestione delle emergenze, diffondendole davvero a tutta la popolazione.
Intanto, però, a scossa avvenuta, l’efficientismo impone che ci si riunisca coi sindaci dei comuni terremotati. L’emergenza va affrontata con urgenza, è ovvio. Ma nel medio-lungo periodo, questo tipo di ingranaggio porta da qualche parte o gira a vuoto?

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AGGIORNAMENTO:
Il 28 agosto 2013 il Dipartimento di Protezione Civile e l’INGV hanno diffuso una nota alle redazioni giornalistiche (QUI) in cui, tra l’altro, viene specificato che «[…] È fondamentale quindi che l’intero sistema di protezione civile – di cui anche gli organi di informazione fanno parte – affronti con equilibrio i temi legati al rischio sismico, senza cadere negli eccessi di rassicurazione, da una parte, o allarmismo, dall’altra. […] Per queste ragioni, come Dipartimento della Protezione Civile e INGV chiediamo la collaborazione di tutte le redazioni affinché, quando si parla di terremoto, sia fornito un messaggio corretto e chiaro al pubblico, prestando la dovuta attenzione anche al significato dei termini utilizzati […]».

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One thought on “Denunceremo chi fa allarmismo

  1. “Protezione Civile”, 28 agosto 2013, QUI

    Comunicazione congiunta della Protezione Civile e dell’Ingv
    RISCHIO SISMICO: NOTA ALLE REDAZIONI GIORNALISTICHE

    In questi giorni, a seguito degli eventi sismici che, in varie zone d’Italia, sono stati avvertiti dalla popolazione, sono stati pubblicati numerosi articoli e mandati in onda diversi servizi televisivi. In alcuni casi, gli interventi di esperti scientifici sull’andamento e le possibili evoluzioni delle sequenze sismiche sono stati interpretati in modo da poter indurre i cittadini ad abbassare il livello di attenzione in un territorio – nel caso specifico la zona di Gubbio – esposto a rischio sismico.
    Quasi tutto il territorio italiano è caratterizzato da faglie attive e in grado di produrre terremoti. Le sequenze sismiche iniziano e dopo un tempo, più o meno lungo, finiscono; a volte, però, hanno delle riprese e, nel complesso, si possono protrarre per mesi o anni. In alcuni casi, poi, possono essere associate a terremoti forti. Anche ora, in diverse zone d’Italia, sono in corso sequenze che hanno picchi e periodi di relativa quiete: come questi varino, aumentando o diminuendo d’intensità e frequenza, è, al momento, argomento di studio e ricerca che l’INGV affronta quotidianamente nel suo lavoro. È fondamentale quindi che l’intero sistema di protezione civile – di cui anche gli organi di informazione fanno parte – affronti con equilibrio i temi legati al rischio sismico, senza cadere negli eccessi di rassicurazione, da una parte, o allarmismo, dall’altra. Per esempio, l’aggettivo “naturale” o “normale”, utilizzato talvolta per descrivere l’evoluzione di una sequenza sismica, non va inteso come un’indicazione di un fenomeno che si è concluso: sarebbe “normale” anche una ripresa dell’attività con scosse altrettanto o più forti di quelle già avvenute. Per queste ragioni, come Dipartimento della Protezione Civile e INGV chiediamo la collaborazione di tutte le redazioni affinché, quando si parla di terremoto, sia fornito un messaggio corretto e chiaro al pubblico, prestando la dovuta attenzione anche al significato dei termini utilizzati.
    Come si sa, il primo passo verso la riduzione del rischio passa attraverso una popolazione consapevole: occorre premunirsi, far controllare le abitazioni, gli edifici pubblici, i luoghi di lavoro, verificare e pretendere che il proprio Comune abbia piani di emergenza aggiornati e testati, poiché i terremoti, anche forti, possono avvenire in gran parte del territorio italiano in ogni momento e senza preavviso
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