La colpa dei disastri

Nel 2006, il pastore John Hagee disse che l’uragano Katrina dell’anno prima era una punizione che Dio aveva mandato su New Orleans per aver ospitato una parata del Gay Pride [audioarticolo].

Nel 2010, dopo un violento terremoto in Iran, il religioso che dirige la preghiera del venerdì a Teheran, Hojatoleslam Kazem Sediqi, affermò pubblicamente che: «Molte donne che non si vestono in modo modesto conducono i ragazzi alla perdizione e diffondono l’adulterio nella società, e questo aumenta i terremoti… Cosa possiamo fare per evitare di essere sepolti sotto le macerie? Non c’è altra soluzione che rifugiarsi nella religione e adattare le nostre vite ai codici morali dell’Islam» [eng, ita e ancora qui]. In seguito a tale dichiarazione, una ricercatrice di Seattle, Jennifer McCreight, avviò una campagna su Facebook denominata Boobquake (“Scossa tetturica”) per mezzo della quale le donne di tutto il mondo erano invitate a vestirsi «in modo non modesto» in un giorno specifico, così da verificare «il presunto potere soprannaturale del loro seno» [qui e, per la cronaca, non accadde nulla].

Nel 2011, in seguito ad un terremoto di magnitudo 5.8 sulla costa est degli Usa e, poi, al ciclone Irene abbattutosi su New York pochi giorni dopo, la candidata alla primarie repubblicane per le successive elezioni presidenziali Michele Bachmann dichiarò: «E’ stata una punizione divina contro i politici di Washington; per di più subito dopo un terremoto: cos’altro deve fare Dio per farsi sentire dai nostri politici?» [video di 1’12″ e articolo].

Questi esempi dimostrano che c’è sempre qualcuno che avvia un “processo di attribuzione della colpa” per i disastri (o anche solo gli imprevisti) che accadono al proprio gruppo. Il blaming, come osserva Mary Douglas, è il processo per mezzo del quale una comunità si spiega l’inspiegabile, dà senso agli eventi che non può o non sa governare e, soprattutto, con cui purifica il gruppo dal negativo che l’ha colpito. E’ responsabile chi è esterno alla società o chi, interno ad essa, ne ha violato le regole fondamentali, ovvero quelle morali. E’ una sorta di individuazione del capro espiatorio, ma nelle società complesse, più che ad una persona, questo fa riferimento spesso ad una categoria di soggetti o, in senso ancora più ampio, ad un comportamento disdicevole.
Quello che conta non è il ragionamento in sé o l’errore empirico dei nessi causali, ma, appunto, il processo attraverso il quale viene attribuita la responsabilità. In altre parole, non bisogna guardare all’eventuale errore che viene commesso nello spiegare l’evento, ma si deve osservare a chi viene data la colpa. In questo modo si svelerà una dinamica di potere da parte di chi solleva il blaming, ovvero da parte di colui/coloro che si pongono come depositari dei princìpi morali cui fa riferimento la comunità. In questo senso, il blaming può essere equiparato ad una sorta di lotta per il potere (morale) con la quale si ambisce ad essere confermati o investiti del titolo di capo carismatico. Evidentemente, le finalità politiche sono due: in primo luogo, ribadire la propria influenza sul gruppo o occuparne il vuoto di potere apertosi proprio con il disastro (una instabilità che può essere tangibile e fisica, perché, ad esempio, dovuta alla scomparsa del leader, o di “fiducia”, nel caso in cui la leadership precedente fosse ritenuta inadempiente o inadeguata alla sciagura avvenuta) e, in secondo luogo, lo scopo è tenere unito il gruppo, renderlo più coeso dinnanzi alla possibile disgregazione conseguente al trauma dell’evento nefasto.
Le modalità che possono essere assunte dal blaming sono innumerevoli: dagli episodi in cui si fa esplicito riferimento al genere e ai costumi di chi viene indicato come colpevole, ad altri casi più allusivi e sottintesi che lasciano intendere responsabilità di tecnici, finanziatori e politici (la loro corruzione, il loro cinismo, la loro indifferenza e arroganza: «Ascoltate il popolo americano perché ora sta ruggendo. Sa che il governo è obeso e che dobbiamo limitare la spesa», aggiunse Bachmann nel 2011).
Il blaming, dunque, è un processo politico che può passare – ma non necessariamente – attraverso manipolazioni, falsificazioni o strumentalizzazioni. Tuttavia, al di là delle inesattezze che, volutamente o meno, possono essere commesse, l’individuazione del colpevole è da considerare come una “risposta culturale” volta a ridare senso al mondo, cioè come una tappa di quel percorso con cui la comunità colpita spiega a se stessa l’evento subìto e per mezzo del quale tenta di ritessere un lessico della propria organizzazione sociale, recuperando e rimettendo in azione le proprie istituzioni culturali, i propri “valori”.

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AGGIORNAMENTO del 3 aprile 2014:
Le trivellazioni, che siano effettuate per scopi scientifici o per ricercare idrocarburi, sono sempre un metodo controverso per i suoi effetti sull’ecosistema e sulla sicurezza dell’ambiente abitato dagli esseri umani. Negli ultimi anni si è parlato spesso di “fracking” e dei suoi supposti e temuti effetti sismici; in Italia questo argomento è stato utilizzato da alcuni politici per “attribuire la colpa” del terremoto in Emilia del 2011; ne ho accennato qui e qui, ma ne ha scritto più diffusamente Leonardo Tondelli qui (o qui).
Negli ultimi giorni le trivellazioni sono tornate in prima pagina in due casi:

  • i Campi Flegrei: Amalia De Simone, Le trivelle che mettono a rischio 3 milioni di persone. Inchiesta della Procura di Napoli sulle ricerche geologiche nel «supervulcano» dei Campi Flegrei, “CorSera“, 2 aprile 2014, con video-intervista al vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, il quale spiega che «Non possiamo collegare con certezza i due eventi ma un anno e mezzo fa, dopo le trivellazioni a Bagnoli, si verificò una sequenza sismica di oltre 200 scosse in poche ore. Ribadisco che non è possibile allo stato mettere con certezza in correlazione le due cose ma questo fenomeno ci dice chiaramente quanto il sistema sia instabile»;
  • il Mar Adriatico: Valerio Gualerzi, Il Senato chiede stop a prospezioni in Adriatico, blog “2050” in “La Repubblica“, 2 aprile 2014, in cui viene spiegato che il Senato ha approvato «una moratoria sulle trivellazioni per gli idrocarburi nel mare Adriatico [entro] le 12 miglia di linea marina rispetto alla costa».

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AGGIORNAMENTO del 16 aprile 2014:
Secondo il rapporto della commissione Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region) anticipato da Science e poi reso pubblico il 15 aprile 2014, non si può escludere che il sisma del 20 maggio 2012 in Emila-Romagna sia stato scatenato dall’estrazione di petrolio dal pozzo di Cavone, a circa 20 chilometri dall’epicentro del terremoto.
È improbabile che l’estrazione di petrolio e l’immissione di fluidi da soli abbiano potuto generare la pressione necessaria a provocare un forte terremoto, ma potrebbero aver contribuito a innescarlo.
Alcuni dei principali articoli che trattano dei risultati della commissione Ichese:

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AGGIORNAMENTO del 28 maggio 2014:
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014 hanno decretato la netta vittoria, in Italia, del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi. Al secondo posto è giunto il Movimento 5 Stelle, che per tutta la campagna elettorale aveva ripetuto insistentemente che avrebbe superato il PD e vinto la consultazione. La realtà delle urne, però, è stata appunto molto diversa (40% contro 21%) e la delusione tra i sostenitori di Beppe Grillo è stata notevole.
Alcuni di questi si sono scagliati contro la cittadina di Mirandola, tra le più colpite dal sisma in Emilia del maggio 2012, a cui il M5S aveva devoluto diverse centinaia di migliaia di euro di sostegno alla ricostruzione.
Giuditta Pini (PD) ha raccolto (e commentato) gli screenshot di tali commenti rabbiosi che, da un punto di vista antropologico, mostrano chiaramente quanto il blaming (cioè l’attribuzione della colpa) sia un processo morale:

Fonte 1 + Fonte 2

Hanno riportato la notizia anche organi di stampa come “RaiNews24” e “L’Unità” (28 maggio 2014).

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AGGIORNAMENTO del 30 maggio 2014:
In occasione del secondo anniversario del sisma in Emilia, il blog “INGV Terremoti” ha pubblicato 10 risposte su quell’evento fornite dai ricercatori che lo stanno studiando: Luigi Improta (INGV-Roma1), Enrico Serpelloni (INGV-BO), Romano Camassi (INGV-BO), Carlo Meletti (INGV-Pi), Claudio Chiarabba (Direttore Struttura Terremoti INGV).
Il link è tra i commenti.

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INTEGRAZIONE del 19 settembre 2014:
Alessandro Capriccioli ha raccontato sul blog “Libernazione” che un centinaio di prelati liberiani considerano l’epidemia di ebola come una punizione divina dovuta alla corruzione e agli atti immorali (come l’omosessualità): “God is angry with Liberia, and that Ebola is a plague. Liberians have to pray and seek God’s forgiveness over the corruption and immoral acts (such as homosexualism, etc.) that continue to penetrate our society” (ne aveva già scritto il “Washington Post” il 6 agosto 2014).
Legata alla stessa piaga è anche, in Guinea, la convinzione che l’ebola sia un’invenzione dei bianchi per sterminare i neri (“CorSera”, 19 settembre 2014); un’attribuzione della colpa che, sempre in Africa, ricalca quella, ampiamente diffusa, circa l’aids (“BBC”, 26 settembre 2007).

INTEGRAZIONE del 6 maggio 2015:
Christopher Hooton riferisce su “The Independent” che per il clero iraniano i terremoti sono causati dalle donne promiscue:

“The Independent”, 6 maggio 2015, QUI
PROMISCUOUS WOMEN CAUSE EARTHQUAKES, CLAIMS IRANIAN CLERIC
by Christopher Hooton
In about the most extreme example of slut shaming yet, a prayer leader in Tehran has blamed earthquakes on women who dress provocatively and tempt people into promiscuity.
“When promiscuity spreads, earthquakes increase,” Hojatoleslam Kazim Sadeghi said during prayers on Friday, a video of which was later posted on YouTube.
“There is no way other than taking refuge in religion and adapting ourselves to Islamic behavior,” he added.
Sadeghi is a senior cleric who was last year appointed by Supreme Leader Ayatollah Khamenei as a substitute prayer leader in Tehran, a powerful position with Khamenei himself being the official prayer leader.
Iran has suffered greatly from earthquakes, with one in the city of Bam killing tens of thousands in 2003.
Sadeghi is not the first religious figure to blame the natural disasters on human behaviour.
US televangelist Pat Robertson previously said that Haiti’s devastating earthquake was down to an alleged pact the Haitians had made with the devil in the 18th century.

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INTEGRAZIONE dell’11 giugno 2015:
In Malesia sono state arrestate quattro persone (tra i 22 e i 24 anni, di nazionalità olandese, britannica e canadese) per essersi fotografate nude sul monte Kinabalu, nello stato malesiano del Sabah,considerato sacro dalla popolazione locale. Il viceministro dello stato, Joseph Pairin Kitingan, ha tenuto una conferenza stampa spiegando di aver notato «quasi certamente una connessione» fra l’incidente coi dieci ragazzi e il terremoto che si è verificato alcuni giorni dopo (causando 18 morti e danni), senza ovviamente nessun fondamento scientifico: «Dobbiamo prendere questo avvenimento come un monito: ai costumi e alle credenze locali non bisogna mancare di rispetto. Si tratta di una montagna sacra, e non la si può prendere sotto gamba. […] A prescindere dal fatto che altri ci credano o no, questo è quello in cui noi del Sabah crediamo. Il terremoto è stata una specie di conferma delle nostre credenze» (“Il Post”, 11 giugno 2015, QUI).

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INTEGRAZIONE del 2 novembre 2016:
I movimenti tellurici della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro (ne ho scritto almeno anche qui e qui):

  • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
  • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
  • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.
    (Successivamente il Vaticano ha condannato Radio Maria attraverso monsignor Angelo Becciu, Segretario di Stato: “Chiediamo perdono è una affermazione pagana, non cristiana. L’emittente corregga i toni del suo linguaggio e si conformi di più al Vangelo“. Ma il conduttore radiofonico, padre Giovanni Cavalcoli, non si discosta dalla sua singolare posizione: evoca “Sodoma e Gommora” e ribatte “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo“. Per cui Radio Maria ha ritenuto di prendere provvedimenti drastici perché “Ritiene inaccettabile la posizione di padre Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile“).
    Va ulteriormente aggiunto che l’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli perché costui, si legge nel testo, “non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”. Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” […] non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”“.

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Cambiando epoca ed evento, segnalo che sul webjournal “Il Mediano” lo storico vesuviano Carmine Cimmino ha scritto il 6 novembre un articolo che rievoca un episodio della seconda metà del Settecento: “La “Radio Maria” del 1767: il Vesuvio si scatena per punire il re di Napoli che ha osato cacciar via dal Regno i Gesuiti” (la discussione su Fb).

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AGGIORNAMENTO del 21 novembre 2016:
Nella notte tra il 13 e il 14 novembre un forte terremoto (M 7.5) ha colpito la South Island della Nuova Zelanda (ne ho scritto QUI). Secondo Brian Tamaki, vescovo della Destiny Church, le cause del sisma sono da attribuire ai gay, ai peccatori e agli assassini. Tali affermazioni sono state definite “ridicole” da John Key, Primo Ministro del Paese, e “patetiche” da Winston Gray, sindaco di Kaikoura.

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16 thoughts on “La colpa dei disastri

  1. «ComUnità», 29 maggio 2013, QUI

    IL TERREMOTO E LE PALLE DI GRILLO
    di Leonardo Tondelli

    Il 29 maggio del 2012 fu il giorno più lungo per i terremotati della bassa emiliana, molti dei quali stavano cercando di superare lo shock sperimentato nove giorni prima ed erano tornati da poco sul posto di lavoro. Le interminabili scosse tra le nove e le tredici non furono un colpo micidiale soltanto per chiese e capannoni, ma anche per il morale di migliaia di persone. Quello che capimmo il 29 è che non si trattava semplicemente di un terremoto, ma di qualcosa di più lungo e perfido: uno sciame sismico, uno stillicidio di scosse e scossette che poteva sgretolarci le case, il sonno e la tranquillità ancora per mesi e forse per anni. Proprio come lo sciame del 1570-1574, che aveva terrorizzato Ferrara per più di quattro anni. Quello che facemmo in molti la sera del 29 – piantare una tenda in cortile – nel 1571 lo aveva fatto il duca Alfonso nei giardini estensi. Nulla di nuovo, insomma: quello di Ferrara è uno degli eventi sismici che ci hanno lasciato una più ampia documentazione storica. I documenti, però, ogni tanto qualcuno dovrebbe fare la fatica di andarseli a leggere: sennò restano lettera morta e ci si convince – in barba alle mappe del rischio sismico – di vivere in terre misteriosamente sicure.
    Il 29 maggio del 2012 Federica Salsi – consigliere comunale m5s a Bologna, non ancora caduta in disgrazia presso l’entourage di Grillo – segnalava sul suo profilo facebook il vero colpevole dei terremoti in Emilia: il fracking delle compagnie petrolifere in combutta con “Matto Morti”. Fonte: un video complottista proveniente da un sito universalmente screditato. La Salsi lo aveva trovato su internet e non si era posta il problema di verificare se effettivamente ci fossero prove di un’attività invasiva come il fracking in Emilia, o in Italia, o in Europa. Fu senz’altro un’imprudenza, da parte di una persona ancora poco esperta di comunicazione. Diverso dovrebbe essere il discorso per Beppe Grillo, che inesperto non è, e che ha avuto tutto il tempo per approfondire il problema – se proprio ci tiene a parlarne. Anche perché nel frattempo è passato un anno e nessuno ancora ha capito o visto dove le compagnie petrolifere avrebbero estratto gas o altro nella bassa emiliana. Negli USA, dove il fracking si fa sul serio, di solito vengono evacuate intere contee.
    Nelle dichiarazioni strappate dai giornalisti a Mirandola, e al comizio di Sestri Levante, Grillo ha giocato ancora una volta sull’equivoco tra fracking e stoccaggio di gas. Sono due cose molto diverse: la prima in effetti può provocare scosse – forse anche superiori al grado 5 magnitudo – il secondo no. In ogni caso nella bassa emiliana non risulta né l’una né l’altro: è vero che a Rivara la Erg aveva cercato di creare un deposito di stoccaggio, e che il ministero aveva appena dato il via libera alla trivellazione di tre pozzi esplorativi: ma la Regione non aveva ancora dato il via libero definitivo (c’è comunque un’inchiesta in corso). Quanto al fracking, può darsi che in Italia qualche tentativo sia stato fatto: la fisica Maria Rita D’Orsogna, che Grillo citò un anno fa come fonte, ritiene di aver trovato documenti che dimostrano attività simili nelle province di Grosseto, Siena, Foggia e in Sardegna. Di Emilia non parla nemmeno lei.
    Ne parlano però gli emiliani, nei bar: c’è chi sostiene persino di avere visto gli americani scappare via e lasciare un enorme accampamento incustodito. C’è chi dice che stanno scavando anche adesso: dove non si sa, ma scavano. Si raccontano tuttora storie enormi, abbiamo avuto un anno per gonfiarle: e Grillo ci ha fatto anche un po’ di campagna elettorale. Almeno ha il buon senso – o la faccia tosta – di ammettere che “non ci sono prove scientifiche”: è tutto un sentito dire, ma lui “ci gioca le palle” che è andata così. Quello che i giornalisti non vi possono dire – perché non ci sono le prove – ve lo dice lui, che di prove non ha mai bisogno. Se in Isvizzera una perforazione ha fatto il 3.6 richter, perché non può essere successo qualcosa del genere in Emilia? Grillo poi non è uno stupido, e probabilmente non gli è ignota l’enorme differenza su una scala logaritmica tra un 3.6 e il 5.9 della botta più forte di un anno fa: ma conosce anche, ahinoi, i suoi polli. Qualche anno fa ci raccontava della pallina che lavava più bianco senza detersivo; del pomodoro geneticamente modificato che secondo lui aveva ucciso 60 ragazzi; della “bufala” dell’Aids, dell’inutilità dei vaccini; di tutta l’energia che rivendeva all’Enel grazie allo strabiliante impianto fotovoltaico che si era messo in casa; tutte queste cose ci ha rivenduto un anno dopo l’altro, senza mai pagarne le conseguenze, perché dovrebbe temere ora per le sue palle o per la sua autorevolezza?
    Tanto più che Grillo non fa che raccontarci qualcosa che vogliamo sentirci dire: non siamo una terra sismica. Lo siamo diventati a causa di uomini cattivi (probabilmente americani) e non lo saremo più quando la Gente vincerà le elezioni e li manderà tutti via. A quel punto non ci sarà più bisogno di fare esercitazioni serie e capannoni a regola d’arte, così come non ce n’era bisogno fino a qualche anno fa, perché noi non siamo davvero una terra sismica, è tutto un complotto. Anche i libri di Storia, i terremoti del 1570… è tutta roba vecchia, vecchia, sono tutti morti, morti
    .
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    Fonti:
    1) Redazione, Beppe Grillo choc: “Il terremoto in Emilia colpa del fracking”, «Modena Online», 23 maggio 2013: «Il leader del Movimento 5 Stelle, oggi a Mirandola, ha attaccato da un comizio: “Responsabilità del sisma dei buchi che fanno per cercare il gas”. Molti nella Bassa la pensano come lui».
    2) Davide Bianchini, Grillo a Mirandola: soldi ai terremotati, polemiche su gas e trivellazioni, «Modena Online», 23 maggio 2013: «Show del leader del Movimento 5 Stelle, accolto come una star nel cuore dell’Emilia colpita dal sisma. I fondi dello tsunani tour per ricostruire una palestra. I dubbi sui test per il gas e sul fracking. Foto e video».
    3) Senza Autore, Non si puo’ morire di terremoto! Intervista a Giampaolo Giuliani, «Blog Beppe Grillo», 29 maggio 2012: «Giampaolo Giuliani è in grado di anticipare di 6-24 ore il manifestarsi di un terremoto. […] Il terremoto uccide per ignoranza. Spesso non si conosce il livello di rischio sismico della regione nella quale si vive. Più spesso non si sa come comportarsi in caso di allarme terremoto. Se il meteo ci dice che domani pioverà, terremo a portata di mano l’ombrello. Ma se non viene nemmeno annunciato il rischio di un forte terremoto, perché il Comune non ci dice come comportarci? Serve la Prevenzione Civile, non solo la Protezione Civile».
    4) Leonardo Tondelli, Grillo, il terremoto e le pseudoscienze, «ComUnità», 30 maggio 2012.

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  4. Le trivellazioni, che siano effettuate per scopi scientifici o per ricercare idrocarburi, sono sempre un metodo controverso per i suoi effetti sull’ecosistema e sulla sicurezza dell’ambiente abitato dagli esseri umani. Negli ultimi anni si è parlato spesso di “fracking” e dei suoi supposti e temuti effetti sismici; in Italia questo argomento è stato utilizzato da alcuni politici per “attribuire la colpa” del terremoto in Emilia del 2011; ne ho accennato qui e qui, ma ne ha scritto più diffusamente Leonardo Tondelli qui (o qui).
    Negli ultimi giorni le trivellazioni sono tornate in prima pagina in due casi:

    • i Campi Flegrei: Amalia De Simone, Le trivelle che mettono a rischio 3 milioni di persone. Inchiesta della Procura di Napoli sulle ricerche geologiche nel «supervulcano» dei Campi Flegrei, “CorSera“, 2 aprile 2014, con video-intervista al vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo:
      Rocce che si aprono squarciate da lingue di vapore. Nuvole di zolfo, laghi di fango che bolle e potentissimi getti di geyser. Potrebbe sembrare l’ingresso dell’inferno e invece è una delle bocche del supervulcano dei campi flegrei. La Solfatara con il suo paesaggio lunare e il Vesuvio con la sua imponenza non sono così suggestivi come l’area di Pisciarelli, ad Agnano, quartiere napoletano alle spalle dell’area flegrea. Davanti a questa zona c’è Bagnoli, quartiere popoloso ed ex area industriale posta sotto sequestro per una mancata bonifica realizzata solo sulla carta e costata milioni di euro, un’operazione che secondo i pm della procura di Napoli ha addirittura peggiorato la situazione ambientale dell’area. Proprio in quella zona venne previsto e in parte realizzato un progetto di deep drilling e cioè di trivellazioni. Si tratta come ha spiegato più volte l’Ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) di un progetto internazionale di ricerca scientifica, che ha come obbiettivo il miglioramento della conoscenza della struttura vulcanica e dei meccanismi di attività, con particolare riguardo ai fenomeni bradisismici, attraverso l’installazione in pozzo di sistemi di monitoraggio innovativi. Per L’Ingv il progetto non presenterebbe alcun rischio.
      Le prove
      Finora le trivellazioni si sono svolte ad una profondità di circa 500 metri. Non tutto il mondo scientifico però si schiera per il progetto: una serie di vulcanologi, e altri studiosi mettono in evidenza la pericolosità dell’azione in un’area così delicata. «Minime sollecitazioni come una perforazione possono innescare grandi effetti perché la caldera dei Camp Flegrei è un sistema molto instabile – spiega Giuseppe Mastrolorenzo vulcanologo dell’Ingv di fama internazionale -. Con delle ricerche negli ultimi decenni abbiamo dimostrato che anche una piccola fratturazione in profondità, si possono innescare processi di amplificazione di infiltrazione dei fluidi nelle rocce, aumenti di temperatura e deformazioni del suolo». Con Mastrolorenzo siamo andati proprio a Pisciarelli: in questa zona c’è la più interessante attività fumarolica: «Questo fenomeno è solo un piccolo indizio di quello che succede in profondità nella caldera dei Campi flegrei. Qui anche una piccola perforazione può indurre processi bradisismici, sequenze sismiche. Data la natura di criticità del sistema perforazioni in profondità potrebbero innescare anche un processo di fratturazione che potrebbe portare ad un’eruzione. Non possiamo collegare con certezza i due eventi ma un anno e mezzo fa, dopo le trivellazioni a Bagnoli, si verificò una sequenza sismica di oltre 200 scosse in poche ore. Ribadisco che non è possibile allo stato mettere con certezza in correlazione le due cose ma questo fenomeno ci dice chiaramente quanto il sistema sia instabile. Nelle Azzorre, due anni fa, è stata fatta una trivellazione simile a quella eseguita a Bagnoli in un’area vulcanica e lì (la notizia è stata tenuta sotto silenzio), ci fu un’esplosione e intorno al pozzo esploso ci sono state delle fratture che hanno devastato l’area per centinaia di metri e ora stanno raggiungendo città vicine. Questo anche perché non sappiamo nel tempo dopo sollecitazioni di territori con queste caratteristiche cosa possa avvenire». Con il sequestro dell’area per la mancata bonifica le trivellazioni si sono fermate. Dopo un esposto firmato da alcuni comitati di cittadini e in particolare dal comitato rischio vulcanico, il pm Stefania Buda ha aperto un fascicolo e sta indagando su tutta l’operazione. La sua attenzione si concentra in particolare su due filoni. Uno che riguarda prevalentemente l’aspetto economico e della spesa pubblica e l’altro invece che si concentra proprio sulla pericolosità dell’operazione.
      Le indagini
      L’inchiesta si inserisce in quella più ampia che ha portato al sequestro dell’ex area Italsider. Per quanto riguarda il primo filone, gli inquirenti stanno verificando se e come siano stati impiegati fondi pubblici e se eventualmente ci siano stati sprechi con particolare attenzione alla regolarità delle procedure. Il secondo filone invece prende in considerazione una serie di studi nelle aree vulcaniche che evidenziano la pericolosità di determinate operazioni in certe zone. Nel fascicolo del pm viene richiamata una ricca casistica internazionale, ci sono anche decine di studi e una serie di consulenze che evidenziano la pericolosità delle perforazioni per la vicinanza del centro abitato. In particolare in una delle consulenze della procura, viene chiarito che dal punto di vista scientifico quel tipo di trivellazioni sarebbero poco utili non potendo fornire informazioni aggiuntive rispetto a quelle già acquisite negli anni e tenendo conto anche che in quell’area c’erano già state trivellazioni tra gli anni ‘70 e ‘80. Il consulente dunque conclude che non c’è alcuna necessità scientifica di questo tipo di perforazioni. Un altro aspetto indagato dalla procura riguarda l’inquinamento: essendo quell’area fortemente inquinata ed essendo stata interessata da una «finta bonifica», gli investigatori stanno verificando se anche le trivellazioni possano aver peggiorato la situazione in relazione ad eventuali contaminazioni delle falde. I cittadini dell’area già un anno e mezzo fa, si organizzarono per contestare l’operazione. «Non sappiamo nulla di certo su queste trivellazioni. – spiega Minola Fusco, attivista del movimento cinque stelle – Abbiamo avuto solo rassicurazioni generiche dall’Ingv. Non sappiamo come sono stati spesi i soldi e se fossero soldi pubblici. In questo caso sarebbe interessante capire perché non siano stati spesi per la sicurezza dei cittadini e per un piano di evacuazione, visto che si parla sempre di mancanza di risorse. Abbiamo chiesto spiegazioni sia al Comune (in precedenza l’amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino non aveva dato il nulla osta alle trivellazioni) che a chi dell’Ingv ha voluto questo progetto di darci chiarimenti ma nessuno ci ha dato risposte esaustive».
      Rischio per tre milioni di persone
      «Per questo – incalza Clelia Modesti del comitato rischio vulcanico – ho voluto presentare un esposto, perché tutto venga a galla, perché si sappia cosa hanno fatto e perché i rischi sono ignoti e tutt’ora persistenti e qui in zona siamo ancora senza un piano di evacuazione». «Se ci fosse un’eruzione sarebbero a rischio oltre 3 milioni di persone per le quali non ci sarebbe scampo – aggiunge Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Ingv – Insieme con la collega Lucia Pappalardo abbiamo scoperto che tra il Vesuvio e i Campi flegrei c’è un unica camera magmatica e quindi un’eventuale evento avrebbe proporzioni incredibili. Siamo difronte ad un supervulcano, uno dei più pericolosi al mondo, non c’è un serio piano di evacuazione e in più si cominciano operazioni che non sappiamo quali fenomeni possano innescare. Il principio di precauzione dice che se non conosciamo come si può evolvere un fenomeno innescato dall’uomo, bisogna evitare di agire»
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    • il Mar Adriatico: Valerio Gualerzi, Il Senato chiede stop a prospezioni in Adriatico, blog “2050” in “La Repubblica“, 2 aprile 2014:
      Dopo la condanna per il disastro ambientale della centrale di Porto Tolle, altra brutta notizia per l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni. L’aula del Senato ha approvato infatti un ordine del giorno bipartisan (con il sì di maggioranza, Lega e Forza Italia) nel quale si chiede al governo (quello precedente aveva iniziato a muoversi in senso opposto) una moratoria sulle trivellazioni per gli idrocarburi nel mare Adriatico.
      Nel documento si chiede in particolare all’esecutivo “una maggiore attenzione sull’intera tematica (…) mirata a una reale sospensione, e quindi a una moratoria, di tutte le attività che si sviluppano all’interno delle 12 miglia di linea marina rispetto alla costa”. “All’interno di queste 12 miglia – spiega Giuseppe Marinello, Ncd, presidente della commissione ambiente di Palazzo Madama e tra i firmatari della proposta – bisogna sospendere tutte le attività concessorie riguardanti la ricerca e l’estrazione di idrocarburi liquidi”.
      Oltre alla sospensione di nuove concessioni entro le 12 miglia dalla costa per le estrazioni di idrocarburi liquidi, ecco gli altri punti di rilievo: avviare attività di verifica delle attività già in atto per accelerare le procedure di commissioning; ruolo degli enti locali chiamati a dire la loro durante tutto l’iter autorizzativo in particolare per la valutazione di impatto ambientale; aumento delle royalty per nuove attività fino al 50% delle attuali quote; volontà di individuare sempre e comunque misure risarcitorie dei territori interessati; particolare attenzione agli stock di risorsa ittica eventualmente intaccati, avviando attività preventiva attraverso la verifica degli istituti di ricerca e stabilendo misure compensative, infine divieto di attività in zone rischio sismico, vulcanico e tettonico. Inoltre si affida un ruolo determinante, nel processo di autorizzazione, alle prospezioni degli istituti di ricerca pubblici Ispra, Cnr e Ingv.
      “Quello di oggi è sicuramente un primo ma decisivo risultato sul tema delle prospezioni ma credo sia un punto di partenza e non di arrivo”, sottolinea Marinello. “E’ di tutta evidenza – conclude – che faremo di tutto per far rispettare al governo gli impegni assunti e oggi rafforzati da un ampia maggioranza. Auspichiamo che dopo il Senato sulla questione intervenga anche l’altro ramo del Parlamento”
      .
  5. “La Repubblica”, 15 aprile 2014, QUI

    SISMA E TRIVELLE, LE CONCLUSIONI DEL RAPPORTO ICHESE
    di Redazione

    La Commissione tecnico-scientifica incaricata di valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi ed aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia-Romagna del mese di maggio 2012 (ICHESE) è stata istituita l’11 dicembre 2012 con decreto del Dott. Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri su richiesta del Presidente della Regione Emilia. La composizione della Commissione è stata modificata con successivi decreti. La Commissione ha avuto il seguente incarico:“La Commissione Internazionale dovrà produrre un rapporto che, sulla base delle conoscenze tecnico- scientifiche al momento disponibili, risponda ai seguenti quesiti:

    1. E’ possibile che la crisi emiliana sia stata innescata dalle ricerche nel sito di Rivara, effettuate in tempi recenti, in particolare nel caso siano state effettuate delle indagini conoscitive invasive, quali perforazioni profonde, immissioni di fluidi, ecc.?

    2. E’ possibile che la crisi emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012?

    La Commissione ha iniziato i suoi lavori il 2 maggio 2013 e si è riunita per la prima volta in forma plenaria il 18 giugno 2013. La Commissione ha acquisito dati sulla attività sismica e deformazioni del suolo, sulla geologia e sismica a riflessione e sulle operazioni di esplorazione, e sfruttamento di idrocarburi, stoccaggio di gas e attività geotermica, tra l’altro attraverso riunioni con rappresentanti dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale), del Servizio Sismologico della Regione Emilia Romagna e delle Ditte che svolgono attività di esplorazione e sfruttamento idrocarburi nell’area. La Commissione ha incontrato altresì la società Independent Gas Management Srl che ha studiato le caratteristiche geologiche dell’area di Rivara per preparare un progetto di stoccaggio in acquifero.
    Il lavoro della Commissione è iniziato con una revisione della letteratura scientifica e dei rapporti disponibili. Esiste infatti una vasta letteratura scientifica, sviluppata soprattutto negli ultimi venti anni, che mostra come in alcuni casi azioni tecnologiche intraprese dall’uomo, comportanti iniezione o estrazione di fluidi dal sottosuolo, possano avere una influenza sui campi di sforzi tettonici principalmente attravers o variazioni nella pressione di poro nelle rocce e migrazione di fluidi. Pertanto sull’attività sismica che si verifica in prossimità spaziale con i siti e temporale con le operazioni sorge il sospetto che le operazioni antropiche possano aver avuto una influenza. Nella letteratura scientifica viene spesso adottata una distinzione dei terremoti nelle seguenti categorie:

    Terremoti tettonici, che sono prodotti dai sistemi di sforzo naturali, dove lo sforzo tettonico ha superato lo sforzo di attrito esistente e la regione era “matura” da un punto di vista sismico.

    Terremoti antropogenici, nei quali l’attività umana ha avuto un qualche ruolo nel portare il sistema al punto di rottura:
    a) Terremoti indotti, nei quali uno sforzo esterno, prodotto dalle attività antropiche, è sufficientemente grande da produrre un evento sismico in una regione che non era necessariamente sottoposta a un campo di sforzi tale da poter generare un terremoto in un futuro ragionevolmente prossimo (in senso geologico). Cadono in questa c ategoria i terremoti prodotti da procedimenti di
    stimolazione termica o idraulica di una roccia, quali la Fratturazione Idraulica (Fracking) e gli Enhanced Geothermal Fields
    b) Terremoti innescati, per i quali una piccola perturbazione generata dall’attivit à umana è sufficiente a spostare il sistema da uno stato quasi critico ad uno stato instabile. L’evento sismico sarebbe comunque avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi e non precisabili. In altre parole, il terremoto è stato anticipato. In questo caso lo sforzo perturbante “aggiunto” è spesso molto piccolo in confronto allo sforzo tettonico pre-esistente. La condizione necessaria perché questo meccanismo si attivi è la presenza di una faglia già carica per uno sforzo tettonico, vicina ad un sito dove avvengono azioni antropiche che alterano lo stato di sforzo, dove vicina può voler dire anche decine di kilometri di distanza a seconda della durata e della natura dell’azione perturbante. In alcuni casi queste alterazioni possono provocare l ’attivazione della faglia già carica. E’ importante ricordare che, poiché in questo caso le operazioni tecnologiche attivano solamente il processo di rilascio dello sforzo tettonico, la magnitudo dei terremoti innescati può essere grande, dello stesso ordine di quella dei terremoti tettonici, e dipenderà dall’entità della deformazione elastica accumulata sulla faglia a causa del carico tettonico.

    Numerosi rapporti scientificamente autorevoli descrivono casi ben studiati nei quali l’estrazione e/o l’iniezione di fluidi in campi petroliferi o geotermici è stata associata al verificarsi di terremoti, a volte anche di magnitudo maggiore di 5. E’ difficile, a volte impossibile, utilizzare il termine provata per questi casi. I casi riportati sono solo una picco la percentuale di tutti i casi esistenti di estrazione ed iniezione di fluidi, e si riferiscono in gran parte all’aumento di pressione di carico legato a serbatoi molto grandi e a iniezioni di grandi volumi di fluido (in genere acqua di processo) nella roccia circostante, non nello stesso serbatoio in cui avviene l’estrazione, durante operazioni per recupero avanzato di idrocarburo per tenere costante la pressione. Esistono comunque alcuni casi in cui l’attività sismica è stata associata a re-iniezione di acqua di processo nello stesso serbatoio dal quale è stato estratto olio o gas.

    Le principali conclusioni che si possono trarre dai casi riportati sono:
    -Estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni ca si, una sismicità indotta o innescata;
    -La maggior parte dei casi documentati in cui una attività sismica è stata associata a operazioni di sfruttamento di idrocarburi è relativa a processi estrattivi da serbatoi molto grandi o a iniezione di acqua in situazioni in cui la pressione del fluidonon è bilanciata;
    -Il numero di casi documentati di sismicità di magnitudo medio-alta associabile a iniezione di acqua nello stesso serbatoio da cui ha avuto luogo l’estrazione di idrocarburi è una piccola percentuale del numero totale;
    -La sismicità indotta e, ancor più, quella innescata da operazioni di estrazione ed iniezione sono fenomeni complessi e variabili da caso a caso, e la correlazione con i parametri di processo è ben lontana dall’essere compresa appieno;
    -La m agnitudo dei terremoti innescati dipende più dalle dimensioni della fagliae dalla resistenza della roccia che dalle caratteristiche della iniezione;
    -Ricerche recenti sulla diffusione dello sforzo suggeriscono che la faglia attivata potrebbe trovarsi anche a qualche decina di kilometri di distanza e a qualche kilometro più in profondità del punto di iniezione o estrazione, e che l’attivazione possa avvenire anche diversi anni dopo l’inizio dell’attività antropica;
    -La maggiore profondità focale di alcuni terremoti rispetto all’attività di estrazione associata è stata interpretata come una evidenza diretta del fatto che l’estrazione o l’iniezione di grandi volumi di fluidi può indurre deformazioni e sismicità a scala crostale;
    -Esistono numerosi casi di sismicità indotta da operazioni di sfruttamento dell’energia geotermica. La maggior parte di essi è legata allo sviluppo di Enhanced Geothermal Systems, nei quali vengono provocate fratture in rocce ignee impermeabili per produrre delle zone permeabili. Esistono anche diversi casi di terremoti associati all’utilizzazione tradizionale dell’energia geotermica. I terremoti prodotti sono di magnitudo medio- bassa e a distanze non più grandi di alcuni kilometri dai pozzi di estrazione o iniezione.
    -L’esame di tutta la letteratura esistente mostra che la discriminazione tra la sismicità indotta o innescata e quella naturale è un problema difficile, e attualmente non sono disponibili soluzioni affidabili da poter essere utilizzate in pratica.

    Partendo da questo stato delle conoscenze, la Commissione ha cercato di stabilire l’eventuale nesso esistente tra le operazioni di iniezioni/estrazione e stoccaggio di fluidi e l’attività sismica nell’area dell’Emilia Romagna colpita dalla crisi sismica del maggio -giugno 2012. L’area colpita dalla sequenza sismica in questione ha forma di una ellisse lunga circa 30 km e larga circa 10 km, che si estende in direzione est- ovest sopra l’anticlinale di Cavone -Mirandola. La Commissione ha definito, su basi sismo-tettoniche, una area di interesse di circa 4000 km2 che include la zona dell’attività sismica del 2012. Nell’area sono presenti tre concessioni di sfruttamento per idrocarburi, Mirandola (con incluso il campo di Cavone), Spilamberto e Recovato, nonché il il campo geotermico di Casaglia (Ferrara) e il giacimento di stoccaggio di gas naturale di Minerbio situato al margine sud- est dell’area. Nella zona è inoltre inclusa l’area del progetto Rivara per un sito di stoccaggio di gas naturale in acquifero, cui si riferisce il primo quesito posto alla Commissione. Dopo aver analizzato la documentazione fornita dalla Compagnia Independent Gas management e preso visione della dichiarazione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il quale ha certificato che non era stata concessa alcuna autorizzazione per attività minerarie e che non risulta sia stata effettuata alcuna attività di esplorazione mineraria negli ultimi 30 anni, la Commissione ritiene che la risposta al primo quesito sia NO.

    Per la risposta al secondo quesito, dopo aver considerato le informazioni disponibili sia sull’attività sismica che sulle operazioni relative allo sfruttamento e allo stoccaggio nelle concessioni nell’area, la Commissione ha deciso, per le ragioni di seguito esposte, di concentrare la sua attenzione sui campi più vicini all’ attività sismica del 2012, e cioè:

    La concessione di coltivazione di Mirandola
    Il campo geotermico di Casaglia

    Il giacimento di idrocarburi di Cavone, è situato nella concessione di Mirandola, si trova circa 20 km a ovest della scossa principale del 20 maggio 2012, è molto vicino agli epicentri degli eventi di magnitudo maggiore di 5 del 29 Maggio e del 3 Giugno. Gli epicentri di altre due scosse di magnitudo superiore a 5, verificatesi il 20 maggio, sono spostati vers o il campo geotermico di Casaglia, che si trova 15-20 km a nord-est dell’epicentro della scossa principale del 20 maggio. Sebbene l’attività estrattiva sia proceduta con continuità fino ai giorni del terremoto sia a Cavone che a Spilamberto e Recovato, il pozzo Cavone-14 era l’unico attivo nel re-iniettare l’acqua di processo prima e durante la sequenza sismica del 2012. Inoltre, mentre il serbatoio di Cavone è situato nelle rocce carbonatiche Mesozoiche e potrebbe essere connesso idraulicamente con le faglie di sovrascorrimento sottostanti, gli altri serbatoi sono situati in formazioni Plio-Pleistoceniche al disopra di livelli di rocce altamente impermeabili. Ciò rende altamente improbabile un contatto diretto con le faglie sismogeniche. Allo scopo di avere un quadro quanto più omogeneo possibile sulle caratteristiche dell’attività sismica, sulle conoscenze geologiche e sulle operazioni di iniezione ed estrazione di fluidi, la Commissione ha ritenuto opportuno procedere ad una rielaborazione dei dati es istenti più rilevanti.

    In particolare a:
    -Rianalizzare i profili di sismica a riflessione e le informazioni fornite dai log dei pozzi di perforazione per verificare il modello tettonico dell’area e costruire un modello 3D di velocità delle onde sismiche da usare per la ri-localizzazione dell’attività sismica. L’utilizzazione di un modello 3D è opportuna data la forte asimmetria in direzione nord-sud delle strutture geologiche superficiali.

    -Ricalcolare i parametri classici (coordinate geografiche, profondità, meccanismi focali) dell’attività sismica, con epicentro nella zona in esame, registrata dalla rete sismica INGV a partire dal 2005 quando il catalogo strumentale INGV ha raggiunto la configurazione attuale.

    -Stimare il trasferimento di sforzo di Coulomb prodotto dalle scosse principali del 20 maggio allo scopo di verificare se esse possano aver contribuito a portare più vicino al punto di rottura la faglia degli eventi dal 29 maggio al 3 giugno.

    -Effettuare un’analisi statistica dell’attività sismica nell’area di interesse a partire dal 2005, inclusa la sequenza del maggio 2012, cercando possibili deviazioni dall’andamento tipico della sismicità naturale e possibili correlazioni con le variazioni dell’attività di estrazione/iniezione.

    -Studiare il modello fisico di serbatoio disponibile, in particolare verificando se vi erano evidenze di forti variazioni di permeabilità.

    La produzione nel campo di Cavone è iniziata nel 1980, attingendo da un serbatoio di 400-700 m di spessore il cui tetto si trova ad una profondità minima di 2.500 m, situato nei carbonati mesozoici in una struttura anticlinale. Il campo è diviso in 5 blocchi segmentati da faglie, ma connessi tra di loro, che si estendono in direzione est- ovest, e da un compartimento separato, il serbatoio di San Giacomo, che è stato inattivo dal dicembre 2010 all’ aprile 2011, ed è stato riattivato in quest’ ultima data. Queste strutture, in totale, coprono un’area di circa 15 km². Le riserve recuperabili furono originariamente stimate in circa 3 Mm³ da un volume totale di 15 Mm³; nel 2012, dopo aver estratto 3,06 Mm³, è presente una riserva residua di circa 0.16 Mm³. Dal 1993 l’acqua estratta insieme agli idrocarburi viene re-iniettata attraverso il pozzo Cavone-14 a circa 3350 m di profondità nello stess o serbatoio dal quale avviene l’estrazione; dal 2005 nello stesso pozzo viene anche re-iniettata l’acqua estratta dal serbatoio di San Giacomo. La pressione di fluido nel serbatoio sembra essere sostenuta dalla falda acquifera confinante, con il contributo dell’acqua re-iniettata. Il volume complessivo di acqua re-iniettato è ad oggi pari a 2,6 Mm³ (di questi 0,07 Mm³, pari a circa il 2,5% del volume totale, vengono da San Giacomo). Il volume iniettato ha raggiunto un massimo di circa 200.000 m³ annui nel 2004, un minimo di circa 100.000 m³ nel 2010 per poi risalire a circa 130.000 m³ annui nel 2011. La pressione effettiva media mensile di re- iniezione a bocca pozzo è aumentata da 18 MPa nel 2005 a 21 MPa nel 2008, per poi diminuire a 13.8 MPa nel periodo 2009-2010 e infine aumentare di nuovo a 19 MPa nel maggio 2012. Il volume di acqua re-iniettato ha permesso di non avere grandi variazioni del volume di fluido nel serbatoio. La differenza di volume durante tutto il periodo di sfruttamento del serbatoio è di circa–21%.
    La presenza di diverse formazioni altamente impermeabili nella sequenza stratigrafica probabilmente impedisce una diretta connessione idraulica tra il serbatoio di Cavone e la zona sismogenica. Ciò non precluderebbe una connessione attraverso le faglie di sovrascorrimento che limitano le falde sovrascorse, ma l’alta permeabilità rende difficile la persistenza di pressioni differenziali. Di fatto le variazioni di salinità riscontrate durante tutto il periodo della produzione, testimoniano l’arrivo di flussi di acqua più salata dall’esterno.
    Considerando l’attività nei campi di Cavone e Casaglia , le caratteristiche geologico-strutturali e la storia sismica della zona, la Commissione ritiene che sia molto improbabile che la sequenza sismica dell’Emilia possa essere stata indotta (cioè provocata completamente dalle attività antropiche).
    Di conseguenza la Commissione ha concentrato la sua attenzione sulla possibilità che le scosse principali del 20 e del 29 maggio e la sequenza sismica connessa fossero state innescate, cioè che l’attività umana possa aver fornito un contributo allo sforzo tettonico che già agiva sul sistema di faglie. La Commissione ha considerato la possibilità che l’innesco possa essere dovuto a variazioni di carico conseguenti alle operazioni di estrazione e /o iniezione di fluidi. La variazione dello sforzo di Coulomb dovuta allo svuotamento del serbatoio ha valori negativi nella zona della scossa del 20 maggio e quindi avrebbe avuto l’effetto di inibirla, mentre le scosse del 29 maggio sono ubicate in una zona dove la variazione di sforzo di Coulomb è positiva ed è minore dei valori spesso assunti in letteratura come necessari per attivare una faglia. Tuttavia ricerche recenti suggeriscono che terremoti possano essere innescati per valori molto diversi delle variazioni di sforzo, a seconda delle caratteristiche del sistema di faglie e della natura del processo di innesco.
    Ricerche recenti indicano inoltre che fluttuazioni nelle iniezioni di fluidi potrebbero indurre variazioni di sforzo positive dovute a variazioni a largo raggio della pressione di poro. Tuttavia nel caso in esame non è possibile valutare questo effetto con i dati disponibili.
    L’area colpita dalla sequenza sismica del maggio 2012 è una regione ellittica lunga circa 30 km e larga circa 10 km che segue la cresta dell’anticlinale sepolta di Cavone-Mirandola. Le strutture geologiche identificate come responsabili dell’attività sismica sono le faglie di sovrascorrimento che delimitano il margine esterno dell’Appennino settentrionale. Secondo la letteratura geologica corrente, il regime tettonico compressivo attivo nella regione è stata associato alla convergenza Europa-Africa oppure all’arretramento flessurale del margine sud-occidentale del blocco di Adria in sprofondamento passivo al di sotto degli Appennini. Il quadro cinematico deducibile dalle informazioni geofisiche, geologiche e geodetiche si accorda bene con le caratteristiche della sismicità attuale dell’Italia settentrionale.
    In base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto di magnitudo locale (ML) intorno a 6.
    La scossa del 20 maggio 2012 caratterizzata da una magnitudo momento (Mw) stimata tra 5.63 e 6.11, è avvenuta a una profondità di 5.3 (±1.0) km e a una distanza di circa 20 km dalla concessione di Mirandola, mentre quella del 29 (Mw 5.44-5.96) è avvenuta ad una profondità di 9.2 (±0.9) km e in prossimità della concessione. Segnalazioni di terremoti innescati a distanze di questo ordine dal sito di estrazione e/o re-iniezione non sono frequenti ma esistono alcuni casi riportati in letteratura. La conversione tempo-profondità dei profili sismici interpretati mostrano che la faglia si trova tra 4000 e 4500 metri di profondità e, in accordo con i dati strumentali, essa potrebbe essere la sorgente del terremoto del 20 maggio. I terremoti del 29 maggio sono invece su una diversa struttura, per i quali la interpretazione dei profili sismici mostra che questa struttura giace ad una profondità compresa tra 10.000 e 11.500 metri, in discreto accordo con le determinazioni strumentali.
    I meccanismi focali dei terremoti della sequenza sono prevalentemente di faglia inversa, e concordano con lo stile tettonico di sovrascorrimento dovuto al movimento in direzione ONO-ESE del margine esterno dell’Appennino settentrionale, al di sotto della pianura padana. L’attivazione di diversi segmenti di questo sistema ha prodotto la sequenza sismicadel 2012. Questo sistema di faglie era stato identificato come struttura attiva prima del terremoto del maggio 2012, ed è riportato, seppure in modo non dettagliato, nel Database italiano delle Sorgenti Sismogeniche Individuali (INGV). Un’attività sismica di intensità medio -bassa (per lo più tra 1.5 e 3 ML, ma che ha raggiunto i 4 ML poche ore prima della scossa principale del 20 maggio) si è verificata nel periodo studiato prima del maggio 2012. Alcuni di que sti eventi sono ubicati vicino all’epicentro della scossa principale del 20 maggio, a circa 20 km di distanza dal pozzo di re-iniezione. L’analisi di alcune caratteristiche dell’attività sismica (andamento non poissoniano della distribuzione degli eventi nel tempo, variazione della distribuzione della magnitudo) hanno evidenziato un comportamento diverso rispetto a quello generalmente presentato dalla sismicità di fondo. Il risultato dell’analisi di clustering spazio-temporale è che almeno a partire dalla metà del 2008, una parte dell’attività sismica è connessa alla sequenza sismica del maggio 2012.
    Un’analisi dettagliata dei dati di produzione ed iniezione relativi alla concessione di Mirandola per il periodo temporale 2005 -2012 mostra un andamento fluttuante. In particolare per due volte i volumi di fluido estratto e iniettato e la pressione a bocca pozzo sono variati simultaneamente passando da un andamento crescente nel tempo a un andamento decrescente. Ciò si è verificato tra il 09/2008 e l’ 11/2008 e nel novembre 2010. Queste variazioni non sono correlate a variazioni nell’attività sismica. Nell’aprile-maggio 2011 c’è stato una repentina variazione di tendenza, da decrescente a crescente, di tutti i parametri di produzione, che risulta correlata statisticamente con un aumento della sismicità, sia in numero di eventi che in energia. L’ordine di grandezza delle variazioni dei parametri di produzione nel periodo da Aprile/Maggio 2011 a Maggio 2012 è di qualche MPa per la pressione effettiva a bocca pozzo, di centinaia di m 3/mese per i volumi di olio e di acqua re-iniettata. Per confronto si ricorda che le variazioni dei volumi di acqua di processo re-iniettatadei serbatoi sono circa dieci volte più grandi nei casi riportati in letteratura, quali quelli di Huang jiachange Rongchang in Cina.
    Queste valutazioni indicano che l’attività sismica immediatamente precedente il 20 maggio e l’evento principale del 20 maggio sono statisticamente correlati con l’aumento dell’attività di estrazione e re -iniezione di Cavone. Il problema successivo è stato di capire se per le scosse successive al 20 maggio, in particolare gli eventi del 29, sia possibile ipotizzare un contributo non tettonico. L’analisi con il metodo ETAS di 31 giorni di attività sismica successiva alla scossa principale del 20 maggio indica che si tratta di una tipica sequenza mainshock-aftershocks e non vi sono indicazioni di un contributo non tettonico. Generalmente un terremoto produce nelle rocce circostanti una variazione di sforzo di due tipi: statico e dinamico. La variazione di sforzo statico associato a terremoti di elevata magnitudo può attivare faglie adiacenti generando quindi nuovi terremoti. La stima del trasferimento di sforzo statico per la sequenza emiliana del 2012, considerando le in certezze in gioco sui parametri che descrivono le faglie sorgenti e riceventi, indica che la scossa del 20 maggio ha prodotto un trasferimento di sforzo positivo sulla faglia che ha generato i terremoti del 29 maggio (con un livello di significatività dell’80%).
    La variazione di sforzo dinamico è legata ad effetti transienti provocati dal passaggio delle onde sismiche che possono attivare una faglia già matura. Per la sequenza emiliana, la stima della variazione di sforzo dinamico dovuto al passaggio delle onde sismiche e prodotto da eventi consecutivi nella sequenza è disponibile nella letteratura. E’ stato calcolato che lo sforzo dinamico è maggiore di quello statico ed è sufficiente a innescare l’attività sismica del 29 maggio.
    Per quanto riguarda il sistema geotermico di Ferrara, il fluido geotermico viene prodotto dai pozzi “Casaglia 2” (open-hole dagli 890 ai 1950 metri) e “Casaglia 3” (open-hole dagli 890 ai 1950 metri). Dopo l’estrazione, il fluido geotermico circola in uno scambiatore di calore, viene filtrato e re-iniettato nel pozzo “Casaglia 1” (open hole da 1119 metri a 1950 metri) ad una distanza di 1 km dai pozzi produttori. Il serbatoio da cui il fluido viene estratto è un acquifero confinato in calcari Mesozoici fratturati facenti parte di un alto strutturale molto esteso. Dall’inizio della produzione nel 1990 ad oggi, la temperatura del fluido prodotto e le pressioni di produzione/re-iniezione non hanno presentato variazioni significative; é possibile quindi assumere che i confini del serbatoio siano a distanze molto maggiori dai pozzi rispetto alla distanza tra i pozzi stessi. Lo schema di funzionamento dei pozzi mostra che la reiniezione e la produzione avvengono nelle stesse rocce, che possono essere identificate con il serbatoio geotermico.

    Considerando che:
    (a) l’acqua viene estratta ad una temperatura di circa 100°C e reiniettata completamente a circa 70°C;
    (b) effetti geo-meccanici dovuti alle variazioni termiche sono stati osservati in altri casi quando la differenza tra le temperature di iniezione ed estrazione è di almeno 80°
    (c) dal 1995 al 2012 sono stati estratti ed iniettati in totale 36 Mm 3 di acqua a pressione costante

    La possibilità che l’attività sismica sia stata in qualche modo provocata dall’impianto geotermico risulta estremamente improbabile almeno per 3 motivi:

    1) la differenza di temperatura tra iniezione ed estrazione è di 30° e la subsidenza osservata non sembra essere influenzata dal campo geotermico essendo confrontabile con quella regionale della Pianura Padana, (<2,5 mm/anno).
    2) l’impianto funziona con un bilanciamento di volume in campo lontano, cioè il volume è bilanciato complessivamente, ma può non esserlo solo in vicinanza del punto di iniezione;
    3) l’attività sismica registrata in casi di questo tipo è generalmente localizzata in prossimità della sezione del pozzo di iniezione. Questo non sembra essere il caso di Ferrara dove la sismicità è stata minima.

    In conclusione, è molto improbabile che le operazioni effettuate nel campo geotermico di Casaglia possano avere influenzato l’attività sismica del 2012.
    I valori bassi e negativi della variazione di sforzo generato dal graduale svuotamento del giacimento di Cavone porterebbero argomenti a favore di una origine tettonica dell’intera sequenza sismica. Il piccolo, ma positivo, valore dello sforzo co-sismico trasferito dal terremoto del 20 maggio sulla faglia che ha generato gli eventi del 29 maggio può spiegare la seconda fase di sismicità. Comunque, esiste una correlazione statistica tra l’aumento della sismicità prima del 20 maggio 2012 e l’aumento dei parametri di produzione da aprile/maggio 2011. Quindi non può essere escluso che le azioni combinate di estrazione ed iniezione di fluidi in una regione tettonicamente attiva possano aver contribuito, aggiungendo un piccolissimo carico, alla attivazione di un sistema di faglie che aveva già accumulato un sensibile carico tettonico e che stava per raggiungere le condizioni necessarie a produrre un terremoto.
    La Commissione ritiene altamente improbabile che le attività di sfruttamento di idrocarburi a Mirandola e di fluidi geotermici a Casaglia possano aver prodotto una variazione di sforzo sufficiente a generare un evento sismico “indotto”. L’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito a “innescare” l’attività sismica del 2012 in Emilia. Pertanto sarebbe necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto all’analisi statistica.
    La predizione dei terremoti è come la ricerca del Santo Graal alla quale si sono dedicate generazioni di studiosi, e mentre si sono fatti significativi progressi nel campo della previsione probabilistica, al momento non è possibile predire in modo deterministico e affidabile quando e dove ci sarà un terremoto e quale sarà la sua intensità. Un terremoto innescato è un particolare tipo di terremoto tettonico, nel quale piccoli effetti prodotti da attività umane hanno anticipato il momento in cui il terremoto sarebbe avvenuto e pertanto è ancora più difficile da trattare. Più semplice è il caso della sismicità indotta, in quanto le azioni umane hanno una influenza significativa; pertanto possono essere studiate variazioni nelle metodologie operative utilizzabili per abbassare significativamente la probabilità di questi eventi. Sistemi di monitoraggio con livelli crescenti di allarme (i cosiddetti sistemi a semaforo) sono in effetti stati sviluppati e applicati solo per casi di sismicità indotta. Lo studio effettuato non ha trovato evidenze che possano associare la sequenze sismica del maggio 2012 in Emilia alle attività operative svolte nei campi di Spilamberto, Recovato, Minerbio e Casaglia, mentre non può essere escluso che le attività effettuate nella Concessione di Mirandola abbiano avuto potuto contribuire a innescare la sequenza.
    Va comunque considerato che tutto l’orogene appenninico sottostante la pianura padana è sismicamente attivo ed è quindi essenziale che alle attività produttive vengano associate azioni appropriate che contribuiscano a gestire il rischio sismico inerente queste attività.

    A tal fine la Commissione ha formulatole seguenti raccomandazioni. La sismicità indotta e innescata dalle attività umane è un campo di studio in rapido sviluppo, ma lo stato attuale delle conoscenze, e in particolare la mancanza di esperienza in Italia, non premette la elaborazione di protocolli di azione che possano essere di uso immediato per la gestione del rischio sismico. Ha quindi carattere prioritario lo sviluppo delle conoscenze attraverso l’acquisizione di dati dettagliati, alcuni dei quali devono essere forniti dagli operatori, e attraverso una ricerca che possa migliorare la conoscenza delle relazioni tra operazioni tecnologiche e sismicità innescata. Potrebbero essere studiati casi di sismicità nelle immediate vicinanze di campi di sfruttamento di idrocarburi, quali ad esempio quello di Caviago (1951) e di Correggio (1987-2000) e probabilmente anche altri, eventualmente utilizzando le metodologie applicate in questo rapporto dalla Commissione. Sarebbe necessario analizzare in dettaglio sia la sismicità che i parametri di produzione, ed è essenziale avere informazioni su più di un caso per poter sviluppare strumenti utili alla gestione del rischio, quale ad esempio i “sistemi a semaforo”.
    Nuove attività di esplorazione per idrocarburi o fluidi geotermici devono essere precedute da uno studi teorici preliminari e di acquisizione di dati su terreno basati su dettagliati rilievi 3D geofisici e geologici. Ciò deve essere volto alla determinazione dei principali sistemi di faglie con indizi di attività e delle loro caratteristiche sismogeniche (lunghezza della faglia, variazione dell’attività sismica nel tempo, ecc.). I periodi di ritorno dei terremoti principali (>5 ML) devono essere considerati attentamente per avere indicazioni sul grado di “maturità” dei principali sistemi di faglia.
    Le attività di sfruttamento di idrocarburi e dell’energia geotermica, sia in atto che di nuova programmazione, devono essere accompagnate da reti di monitoraggio ad alta tecnologia finalizzate a seguire l’evoluzione nel tempo dei tre aspetti fondamentali: l’attività microsismica, le deformazioni del suolo e la pressione di poro. Queste reti dovrebbero essere messe in funzione al più presto, già quando si attende la concessione, in modo da raccogliere informazioni sulla sismicità ambientale precedente all’attività per il più lungo tempo possibile. Il monitoraggio micro sismico può fornire indicazioni sulla attività delle faglie e sui meccanismi di sorgente che possono essere utili alla caratterizzazione delle zone sismogeniche. Il monitoraggio sismico dovrebbe essere effettuato con una rete locale dedicata capace di rilevare e caratterizzare tutti i terremoti di magnitudo almeno 0,5 ML.
    Le deformazioni del suolo devono essere rilevate principalmente con metodi satellitari. Dovrebbero essere utilizzate tecnologie interferometriche (INSAR) e GPS che permettono di identificare processi di subsidenza con una risoluzione di alcuni millimetri all’anno. La pressione de i fluidi nei serbatoi e nei pori delle rocce deve essere misurata al fondo dei pozzi e nelle rocce circostanti con frequenza giornaliera.
    Infine, utilizzando l’esperienza di altri casi simili nel mondo e le caratteristiche geologiche e sismotettoniche del l’area in studio, deve essere generato un sistema operativo “a semaforo”, e devono essere stabilite le soglie tra i diversi livelli di allarme. È consigliabile che tutti i dati sismici vengano continuamente analizzati con metodologie statistiche per evidenziare variazioni dagli andamenti tipici della sismicità di fondo, quali variazioni dell’intervallo di tempo tra eventi, variazioni nel valore di b della distribuzione della magnitudo, clustering spaziali o/e temporali, comportamenti non-poissoniani. L’utilizzo di metodologie ETAS e di eventuali altre nuove metodologie va incoraggiato.
    È necessario che i dati rilevanti per il conseguimento di quanto sin qui indicato e in possesso delle compagnie siano da esse messi a disposizione degli enti responsabili per il controllo. Infine, l’implementazione di un Programma di Interazione e Comunicazione con la popolazione e gli amministratori locali ha una importanza critica perché venga acquisita fiducia nella gestione ottimale delle operazioni
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    “La Repubblica”, 15 aprile 2014, QUI

    VERDETTO SHOCK DELLA SCIENZA: IL SISMA IN EMILIA COLPA DELL’UOMO
    L’estrazione del petrolio può aver provocato le tragiche scosse del 2012 Rapporto shock di un gruppo di studio internazionale
    di Silvia Bencivelli

    Non si può dire né sì né no, ma di certo non si può escludere. E di certo si deve continuare a indagare. Sarebbe questa la sintesi di un rapporto stilato per conto della Regione Emilia Romagna da un panel di esperti chiamati a dire se i terremoti che hanno colpito la regione nel 2012 possano aver avuto come concausa le attività estrattive del petrolio (che nella regione si praticano da decenni) e, più in generale, trivellazioni e perforazioni del suolo. Il rapporto non è ancora stato reso pubblico, ma già circola negli ambienti scientifici e politici. Se ne occupa l’ultimo numero della rivista scientifica Science, secondo la quale il documento è stato consegnato agli amministratori emiliani da almeno un mese, ma ci sarebbe imbarazzo nel parlarne. Non solo: la rivista americana precisa come sul rapporto si baseranno le decisioni in merito a nuove autorizzazioni per le attività estrattive nella regione. Ed è molto probabile che la linea sarà quella della massima cautela.
    Il panel si chiama Ichese (Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna colpita dal sisma del mese di maggio 2012) ed è stato convocato dalla Regione guidata da Vasco Errani nel maggio del 2013: è composto da due esperti italiani e da tre stranieri che hanno effettuato sopralluoghi sia nelle aree colpite dal terremoto sia negli impianti petroliferi di Cavone, quelli contro i quali oggi si punta il dito. Ichese ha interpellato esperti, aziende e istituzioni. Ed è giunto alle conclusioni che Science riporta tra virgolette: il legame tra le attività estrattive e terremoto «non si può escludere ». Da anni si sa che alcune attività umane possono causare terremoti. Non è mai stata una novità e gli scienziati hanno sempre preso l’ipotesi molto sul serio. L’idea è che il ricorso ad alcune tecniche geoingegneristiche, tra cui il famigerato fracking( che però in Italia non si pratica, almeno non ufficialmente), se effettuato ad alta intensità può causare l’instabilità delle faglie su cui poggiamo i piedi. In particolare, il nesso è stato studiato laddove le ricerche di petrolio comportano trivellazioni numerose e profonde, come nel centro degli Stati Uniti. Indagini statistiche hanno rafforzato questo timore e alcuni degli ultimi terremoti in Texas e Oklahoma sono stati ritenuti probabili “figli” delle trivellazioni. Bisogna però considerare che al momento è molto difficile dire se un dato sisma è stato causato da una certa attività. Resta il fatto che quelli per i quali è stata ipotizzata una concausa umana sono stati pochi e, in ogni caso, più deboli di quelli generati solamente dalla natura in una specifica zona. Comunque, se i sospetti su certe responsabilità dell’uomo dovessero diventare forti, è probabile che non sarebbe solo la Regione Emilia Romagna a rivedere le proprie scelte sull’utilizzo del territorio.
    Il rapporto di Ichese, prosegue Science, spiega anche che rimuovere e reiniettare liquidi non basta a causare un terremoto più intenso di quanto non sarebbe senza quell’attività. Ma è possibile che la faglia coinvolta nella sequenza sismica del maggio di due anni fa fosse sul punto di muoversi e che l’uomo abbia accelerato il processo. Non solo: le attività estrattive nel sito di Cavone erano state aumentate dall’aprile del 2011 e questo stabilirebbe un legame temporale. Però, conclude la rivista, manca ancora un modello fisico di sostegno: insomma, ipotizzato il nesso, non è ancora chiaro come e perché funzioni.
    Science spiega infine di non aver ricevuto risposte sul rapporto né da parte degli estensori né da parte delle compagnie che sarebbero implicate, ma riferisce di altri sismologi per i quali questi legami sarebbero molto deboli e tutto il rapporto poco chiaro: l’impianto di Cavone, del resto, è molto piccolo e si trova ad almeno venti chilometri dall’epicentro
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    “La Repubblica”, 15 aprile 2014, QUI

    TERREMOTO, REGIONE: STOP A NUOVE TRIVELLAZIONI IN EMILIA-ROMAGNA
    Viale Aldo Moro pubblica il dossier Ichese sulla possibilità che le perforazioni possano aver avuto un ruolo nel sisma del 2012. L’assessore Gazzolo: noi non occultiamo. Errani: “Chiedo scusa ma ero in buona fede”
    di Redazione

    Gazzolo rivendica infatti che la commissione Ichese è nata “da una nostra esigenza e su nostro impulso, per studiare e capire per poter prendere le decisioni giuste. La nostra intenzione era ed è di piena trasparenza, mirata a una informazione corretta e completa rivolta a tutti e in particolare alla comunità del cratere”. Insieme al rapporto Ichese, la regione pubblica anche le linee guida messe a punto dal gruppo di lavoro istituito a febbraio con il ministero dello sviluppo economico e la protezione civile, “non per rielaborare il rapporto Ichese, ma per dare prescrizioni operative alle compagnie petrolifere” nelle future attività di ricerca ed estrazione. Tra le tre cose, dunque, “la Regione ha deciso di estendere la sospensione” in tutta l’Emilia-Romagna delle trivellazioni.
    Pressioni a “Science” per non pubblicare il rapporto Ichese? “Non da noi”. Lo assicura il presidente dell’Emilia-Romagna, Vasco Errani, che corregge in aula il capogruppo M5s in regione Andrea Defranceschi. Il grillino, dopo la relazione della Gazzolo, stava elogiando il giornalista di “Science”, che la scorsa settimana ha diffuso il contenuto della commissione Ichese, ricordando anche le “pressioni” denunciate dal giornalista. “Non da noi”, lo corregge Errani fuori microfono. “Chiedo scusa di quanto accaduto” sul rapporto Ichese, dice Errani ma “mi sono interrogato, perché non mi dava risposte risolutive”. Non poteva insomma uscire così com’era “per non ingenerare allarme. Non rinuncio a ricomporre una relazione tra conoscenza e decisione, pagherò ma non rinuncio”. Ma il presidente rivendica la buona fede di fronte alle critiche dei consiglieri, “non posso essere contemporaneamente furbo e stupido”.
    La società Gas Plus che gestisce gli impianti di Cavone, vicino a Mirandola, nel cuore del cratere del sisma, è stata convocata per domani dal ministero dello sviluppo economico, “per stabilire le modalità operative del programma di monitoraggio sul campo di Cavone, che sarà avviato subito” dice la Gazzolo. I dubbi della commissione Ichese sul legame fra trivelle e sisma riguardano proprio il Cavone. Un rapporto di causa-effetto che “non può essere escluso- si legge nel rapporto- ma neanche provare”. Da qui la decisione di Regione, protezione civile e ministero di approfondire gli studi sul sottosuolo.
    Il movimento 5 stelle sfida la giunta Errani chiedendo in aula di revocare, insieme al ministero per le attività produttive, tutte le autorizzazioni rilasciate per il prelievo di idrocarburi dal sottosuolo in regione. Chiede uno stop deciso anche la Lega, con un intervento del capogruppo Mauro Manfredini letto in aula dal collega Roberto Corradi. “Questa vicenda getta un’ombra sull’operato della giunta. Il presidente chieda scusa ai cittadini”, afferma il leghista. Anche per Andrea Leoni (Fi) si tratta di un “disastro comunicativo della giunta”. Tenere “nascosto un rapporto- osserva poi- lo mette in un cono d’ombra, permette di dire ‘chissa’ cosa c’è sotto. Mi auguro che ci sia un rapporto migliore tra questa giunta e le popolazioni terremotate”.
    D’accordo con Leoni, a sorpresa, il capogruppo di Sel Gianguido Naldi, che parla di un “errore” della giunta nella gestione del rapporto: “questa situazione favorisce chi ha già un giudizio o un pregiudizio”. Naldi si dice però d’accordo sullo stop a nuove autorizzazioni alle trivelle “in attesa dei risultati definitivi”.
    “Abbiamo fatto un errore, presidente”, si rivolge a Errani anche la capogruppo Idv Liana Barbati, che chiede alla giunta di tenere più coinvolti i consiglieri. “Non ritengo che ci sia qualcosa da nascondere”, sottolinea il pd Luciano Vecchi. “Faccio fatica- dice- ad entrare nel merito del rapporto ma non vorrei che si dicesse ‘forse sì forse no’. Non vorrei che sulla base di qualche precedente chi dà un parere scientifico lo facesse per tutelarsi”. Per Monica Donini (Fds) “la possibilità di stabilire una relazione causa-effetto non è a portata della scienza” però la consigliera vede l’occasione per superare il “far west” dello sfruttamento del suolo da parte delle compagnia petrolifere. “La parola d’ordine deve essere precauzione ma all’insegna di una verità che sia fondata su aspetti scientifici”, afferma la udc Silvia Noè che auspica dunque ulteriori approfondimenti.
    “La Regione non è titolata a revocare le concessioni. Non può neanche votare perché è illegittimo”. L’ha detto, incontrando i comitati che si oppongono alle trivellazione presenti oggi in assemblea, l’assessore alle attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Gian Carlo Muzzarelli. Durante l’incontro, l’assessore ha anche spiegato che il campo di Cavone (quello su cui il rapporto Ichese non ha di fatto escluso completamente una correlazione con il sisma) è in esaurimento. L’assessore ha spiegato che come Regione si possono solo impostare “trattative di carattere politico. Non si può imporre, bisogna trattare”. L’unico margine di decisione su questo fronte è in una fase preliminare come nel caso del rigassificatore di Rivara “lì abbiamo imposto il blocco con gli atti”. A chi tra i comitati ha legato il blocco delle attività al sisma, Muzzarelli ha risposto che lo stop è partito prima del terremoto. La collega alla protezione civile, Paola Gazzolo, è tornata invece a ribadire che, sulla pubblicazione del rapporto e sulla trasparenza, “non mettiamo il bavaglio a nessuno. Siamo qui a parlare con voi per questo”
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    “Internazionale”, 16 aprile 2014, QUI

    IL TERREMOTO IN EMILIA-ROMAGNA E L’ESTRAZIONE DI IDROCARBURI
    di Redazione

    Secondo il rapporto della commissione Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region) anticipato da Science e poi reso pubblico il 15 aprile, non si può escludere che il sisma del 20 maggio 2012 in Emila-Romagna sia stato scatenato dall’estrazione di petrolio dal pozzo di Cavone, a circa 20 chilometri dall’epicentro del terremoto.
    È improbabile che l’estrazione di petrolio e l’immissione di fluidi da soli abbiano potuto generare la pressione necessaria a provocare un forte terremoto, ma potrebbero aver contribuito a innescarlo.
    “L’evento sismico sarebbe comunque avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi e non precisabili. In altre parole, il terremoto è stato anticipato”.
    “È possibile che la faglia coinvolta nelle scosse del 20 maggio fosse vicina al punto di rottura e che le modifiche nella crosta indotte dall’attività umana, pur estremamente piccole, siano state sufficienti a scatenare il terremoto”, spiega Science.
    Il gruppo di lavoro della commissione, formata da geologi italiani e stranieri, “ha raggiunto questa conclusione sulla base di correlazioni tra l’incremento della produzione del giacimento Cavone dall’aprile 2011 e la crescente sismicità nell’area prima del maggio 2012″.
    Tutta la pianura padana è attiva da un punto di vista sismico e qualsiasi attività estrattiva deve essere preceduta e accompagnata da un’attività di monitoraggio e di studio che possa aiutare a gestire i rischi sismici, conclude il rapporto.
    La commissione Ichese è stata istituita l’11 dicembre 2012 dalla protezione civile su richiesta del presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani per indagare le relazioni tra l’attività estrattiva e il terremoto del 20 e 29 maggio 2012.
    In tutta la regione sono sospese le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, mentre il gruppo è al lavoro per ulteriori approfondimenti.
    Nel terremoto del 2012 in Emilia-Romagna sono morte 17 persone, i feriti sono stati trecento, 15mila gli sfollati
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  6. Pingback: Sisma emiliano del 2012: non sono escluse responsabilità umane | Paesaggi vulcanici

  7. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014 hanno decretato la netta vittoria, in Italia, del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi. Al secondo posto è giunto il Movimento 5 Stelle, che per tutta la campagna elettorale aveva ripetuto insistentemente che avrebbe superato il PD e vinto la consultazione. La realtà delle urne, però, è stata appunto molto diversa (40% contro 21%) e la delusione tra i sostenitori di Beppe Grillo è stata notevole.
    Alcuni di questi si sono scagliati contro la cittadina di Mirandola, tra le più colpite dal sisma in Emilia del 29 maggio 2012, a cui il M5S aveva devoluto diverse centinaia di migliaia di euro di sostegno alla ricostruzione.
    Giuditta Pini (PD) ha raccolto (e commentato) gli screenshot di tali commenti rabbiosi che, da un punto di vista antropologico, mostrano chiaramente quanto il blaming (cioè l’attribuzione della colpa) sia un processo morale:

    Fonte 1 + Fonte 2

    Hanno riportato la notizia anche organi di stampa come “RaiNews24” e “L’Unità” (28 maggio 2014).

  8. In occasione del secondo anniversario del sisma in Emilia, il blog “INGV Terremoti” ha pubblicato (il 30 maggio 2014) 10 risposte su quell’evento fornite dai ricercatori che lo stanno studiando: Luigi Improta (INGV-Roma1), Enrico Serpelloni (INGV-BO), Romano Camassi (INGV-BO), Carlo Meletti (INGV-Pi), Claudio Chiarabba (Direttore Struttura Terremoti INGV).
    L’articolo è consultabile QUI.

  9. Alessandro Capriccioli ha raccontato sul blog “Libernazione” che un centinaio di prelati liberiani considerano l’epidemia di ebola come una punizione divina dovuta alla corruzione e agli atti immorali (come l’omosessualità): “God is angry with Liberia, and that Ebola is a plague. Liberians have to pray and seek God’s forgiveness over the corruption and immoral acts (such as homosexualism, etc.) that continue to penetrate our society” (ne aveva già scritto il “Washington Post” il 6 agosto 2014).
    Legata alla stessa piaga è anche, in Guinea, la convinzione che l’ebola sia un’invenzione dei bianchi per sterminare i neri (“CorSera”, 19 settembre 2014); un’attribuzione della colpa che, sempre in Africa, ricalca quella, ampiamente diffusa, circa l’aids (“BBC”, 26 settembre 2007).

    “Libernazione”, 19 settembre 2014, QUI

    L’EBOLA E’ COLPA DEI GAY
    di Alessandro Capriccioli

    A volte succede che si legga una cosa, ci si riprometta di scriverla subito e poi, complici gli impegni della giornata, la si dimentichi.
    Possono sparire per sempre dalla memoria, quelle cose, a meno che non ci si imbatta in una notizia che, miracolosamente, le fa riaffiorare.
    Oggi, per esempio, leggevo di questo fatto che l’Ebola sarebbe un’invenzione dei bianchi e della strage che ne è conseguita in Guinea: così, per associazione di idee mi è tornata in mente una cosetta che avevo letto questa estate.
    Ebbene, questa estate una simpatica combriccola di circa cento vescovi, pastori, preti e altri ministri di culto assortiti liberiani (tra cui l’Arcivescovo Lewis J. Zeigler, immortalato nella foto) si è riunita in pompa magna per discutere, e infine partorire l’illuminante pronunciamento che segue
    :
    God is angry with Liberia, and that Ebola is a plague. Liberians have to pray and seek God’s forgiveness over the corruption and immoral acts (such as homosexualism, etc.) that continue to penetrate our society
    Cioè: Dio ce l’ha su con la Liberia, e l’Ebola è una piaga che ha mandato. I liberiani debbono pregare e chiedere perdono a Dio per la corruzione e gli atti immorali (come l’omosessualità) che continuano a invadere la nostra società.
    A ben guardare non si tratta di una novità: forse ricorderete l’edificante caso dell’Arcivescovo di Maputo (Mozambico) Francisco Chimoio, e della sua folgorante idea di andare a raccontare in giro che il virus dell’AIDS si propagava in Africa perché gli europei lo mettevano apposta nei preservativi.
    Superstizioni, naturalmente. Come sempre incoraggiate, non appena se ne presenta l’occasione, da alti esponenti del clero (anche cattolico): i quali, almeno a quanto risulta, non solo non vengono rimossi dai lori incarichi, ma neppure presi da parte e cazziati per le fregnacce che raccontano.
    Ora, io so bene che in giro per l’Africa ci sono migliaia di missionari che se ne strafottono, curano i malati rischiando la vita e distribuiscono preservativi ogni volta che possono: però l’impressione di fondo, specie al livello delle gerarchie, è quella di una Chiesa multiforme e insinuante, che nelle parti più sviluppate del pianeta è costretta a cedere terreno alla secolarizzazione, mentre altrove continua ad avanzare finché le si consente di farlo.
    Sarebbe un bel segnale, davvero, se Bergoglio decidesse di farsi un giretto in Liberia e arringando la folla, nel modo diretto che pare contraddistinguerlo, se ne uscisse con una cosa semplice del tipo “ehi, avete presenti quelli che hanno detto dell’Ebola e degli omosessuali? Beh, sono un manipolo di coglioni, ora li rimandiamo a casa”; così come sarebbe stato un bel segnale se Chimoio fosse stato preso per un orecchio e confinato in qualche comodo pensionato, senza ulteriori possibilità di nuocere con le sue minchiate.
    Fino ad allora, finché ciò non succederà, la sensazione sarà sempre la stessa: gli tocca abbozzare perché da queste parti abbiamo studiato, ma se potessero ricomincerebbero a raccontare le stesse fandonie anche a noi
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  10. “Il Post”, 11 giugno 2015, QUI

    I RAGAZZI ARRESTATI PER ESSERSI FOTOGRAFATI NUDI SU UN MONTE SACRO, IN MALESIA
    Sono di nazionalità olandese, britannica e canadese: un politico locale ha anche parlato di un legame con un terremoto avvenuto giorni dopo

    Mercoledì 10 giugno due ragazze e due ragazzi sono stati arrestati in Malesia con l’accusa di aver compiuto atti osceni in luogo pubblico. I quattro ragazzi – che hanno un’età compresa fra 22 e 24 anni e sono di nazionalità olandese, britannica e canadese – sono accusati di aver fatto parte di un gruppo di dieci persone che si sono scattate delle fotografie senza vestiti in cima al Kinabalu, un monte sacro per i malesiani. La Malesia è un paese a maggioranza musulmana «molto conservatore», dice BBC. La storia è finita sui giornali di mezzo mondo perché il viceministro dello stato malesiano del Sabah, Joseph Pairin Kitingan, ha detto che «quasi certamente c’è una connessione» fra il comportamento considerato offensivo dei dieci ragazzi e un terremoto di magnitudo 5.9 che il 5 giugno – quasi un mese dopo il giorno in cui i ragazzi si sono scattati le foto – ha interessato la zona attorno al monte Kinabalu e causato la morte di 18 persone. I quattro ragazzi sono comparsi mercoledì davanti a un giudice e rimarranno in arresto fino a sabato. Finora alcuni dei ragazzi hanno ammesso implicitamente di essersi scattati quelle foto.
    La vicenda è iniziata il 10 maggio, quando secondo il Washington Post un gruppo di 10 persone si è staccato da una comitiva turistica che stava scalando il Kinabalu, che è la montagna più alta dello stato di Sabah ed è ritenuto sacro dai suoi abitanti (è soprannominato dalla popolazione locale “aki nabalu”, cioè la casa della anime dei morti). Secondo i giornali locali malesi, i ragazzi di questo gruppo si sono quindi scattati delle foto senza vestiti sulla “cima sud” della montagna. Il fatto ha cominciato a essere raccontato dai giornali malesi solo a partire dal 2 giugno, quando una guida locale ha raccontato l’accaduto aggiungendo di essere stato insultato dal gruppo di ragazzi dopo aver cercato di non fargli togliere i vestiti. Nei giorni successivi, le foto scattate dai ragazzi sono circolate molto su Facebook e Whatsapp di utenti malesi, causando una certa indignazione. Il responsabile dei parchi del Sabah, Jamili Nais, aveva detto a un giornale locale che la bizzarra iniziativa dei ragazzi sembrava seguire una certa e recente “moda” che prevede farsi fotografare nudi in siti turistici molto frequentati (il Washington Post fa notare che cose del genere sono successe anche a Macchu Pichu, in Perù, e al complesso di Angkor Wat, in Cambogia). Nais aveva detto di avere fatto richiesta alla polizia di aprire un’indagine sull’accaduto.
    La storia ha preso una piega più grave il 6 giugno, il giorno dopo che un grave terremoto nella zona del monte Kinabalu ha causato la morte di 18 persone e danneggiato case e strade. Il viceministro dello stato malesiano del Sabah, Joseph Pairin Kitingan, ha tenuto una conferenza stampa spiegando di aver notato «quasi certamente una connessione» fra l’incidente coi dieci ragazzi e il terremoto (ovviamente senza nessun fondamento scientifico):

    Dobbiamo prendere questo avvenimento come un monito: ai costumi e alle credenze locali non bisogna mancare di rispetto. Si tratta di una montagna sacra, e non la si può prendere sotto gamba. […] A prescindere dal fatto che altri ci credano o no, questo è quello in cui noi del Sabah crediamo. Il terremoto è stata una specie di conferma delle nostre credenze.

    Il capo della polizia statale aveva anche detto di ritenere che cinque persone del gruppo dei dieci ragazzi si trovavano ancora in Malesia. Martedì 9 giugno Eleanor Hawkins, una ragazza britannica che faceva parte del gruppo, è stata arrestata all’aeroporto della città di Tawau, nel Sabah. Un altro ragazzo olandese e i due ragazzi canadesi, che sono fratello e sorella, si sono presentati spontaneamente alla polizia nello stesso giorno dell’arresto di Hawkins.
    Il padre di Hawkins ha detto a BBC che sua figlia ha ammesso di essere stata «stupida e irrispettosa» e che si sente «dispiaciuta per l’oltraggio che ha commesso». Un altro ragazzo del gruppo dei dieci, il canadese Emil Kaminski, ha invece cominciato a postare sulle sue pagine Facebook e Twitter prese in giro nei confronti della Malesia. Kaminski ha definito «un idiota» il ministro del Turismo del Sabah per alcune sue dichiarazioni e ha postato su YouTube un video intitolato “Prendere in giro la Malesia”
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  11. Le scosse sismiche della fine di ottobre 2016 che hanno scosso il Centro Italia hanno visto spuntare innumerevoli bufale, nonché varie interpretazioni legate al sacro:

    • il ministro israeliano per la Cooperazione, Ayooub Kara (druso, cristiano), ha detto che il terremoto è stata «una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme», che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo: 28 ottobre 2016. (Israele poi si è scusata).
    • il giornalista cattolico integralista Antonio Socci ha polemizzato contro Papa Francesco: «Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna»: 30 ottobre 2016.
    • l’emittente cattolica “Radio Maria”, a poche ore dall’ultima scossa, ha fatto dire ad uno dei suoi speaker le seguenti parole: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino»: 3 novembre 2016.

    “La Repubblica”, 28 ottobre 2016, QUI

    Bufera per le parole del numero 2 della Cooperazione, Ayooub Kara, in Italia nei giorni del sisma. Il nostro Paese si era astenuto alla votazione su Gerusalemme, una decisione criticata anche dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. Le scuse di Israele
    ISRAELE, VICEMINISTRO SHOCK: “TERREMOTO PUNIZIONE PER ASTENSIONE ITALIA SU RISOLUZIONE UNESCO”

    Il terremoto? Una punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo. È bufera sulle parole del viceministro della Cooperazione regionale di Israele, Ayooub Kara (del Likud, il partito del premier Benyamin Netanyahu) in missione in questi giorni in Vaticano proprio sulla vicenda delle votazioni all’Unesco, e in Italia quando le Marche e l’Umbria sono state colpite dalle nuove devastanti scosse. L’ambasciata israeliana a Roma ha preso le distanze: “Le parole attribuite al vice ministro Kara non rappresentano assolutamente la posizione dello Stato di Israele e del ministero degli Esteri. Ci sarà un controllo sulla vicenda. Israele ha massima considerazione delle sue importanti e amichevoli relazioni con l’Italia ed è vicino al governo e al popolo italiano per i tragici terremoti”.
    Alla vigilia della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella regione, tra Italia e Israele rischia così di riaccendersi una polemica che sembrava ormai chiusa. “Fossero confermate le parole che riferisce il sito israeliano Ynet su quanto detto dal vice ministro israeliano – afferma dalla maggioranza Emanuele Fiano del Pd – Netanyahu dovrebbe chiedere le sue dimissioni immediate per indegnità e chiedere scusa agli italiani tutti. Se vere, sono parole vergognose e inaccettabili”. “Il vice ministro Kara dimostra quali danni possa fare al suo paese un fanatico che parla come un fondamentalista di opposto segno religioso”, è invece la condanna di Fabrizio Cicchitto (Ncd), presidente della Commissione Esteri della Camera, che definisce “demenziali e inqualificabili” le dichiarazioni dell’esponente di governo israeliano. “Il governo israeliano si scusi con l’italia per le scemenze dette oggi da un suo rappresentante. Se un uomo di governo pensa che un terremoto sia una punizione di dio, si faccia visitare da uno bravo”, commenta Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana.
    Le scuse di Israele. “Condanniamo le parole del viceministro Ayoub Kara. Sono inappropriate e non dovevano essere pronunciate. Il viceministro si è scusato per questo e ci associamo a queste scuse”. Lo ha detto il giorno dopo, il portavoce del ministero degli affari esteri israeliano Emmanuel Nahshon, durante lo shabbat. Il premier Benyamin Netanyahu affronterà l’argomento direttamente con Kara al più presto possibile.
    L’astensione dell’Italia all’Unesco era stata attaccata con forza dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) e criticata in seguito dallo stesso premier Matteo Renzi, che l’aveva definita “allucinante”, portando il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ad annunciare un cambio di indirizzo italiano nelle prossime votazioni. Prima delle parole di stasera, pace era stata fatta con Netanyahu, che anzi aveva lodato la reazione italiana e di Renzi in particolare. Kara ha raccontato di aver avvertito proprio mentre si trovava in Vaticano la scossa che ha messo in ginocchio per la seconda volta l’Italia centrale. “Passare attraverso un terremoto non è stata la più piacevole delle esperienze, ma – ha detto Kara secondo quanto riferito dal sito Ynet – abbiamo avuto fiducia che la Santa Sede ci avrebbe tenuto al riparo. Sono certo che il terremoto – ha affermato – sia avvenuto a causa della decisione Unesco, che il Papa ha fortemente disapprovato”.
    Per Kara, Francesco “ha anche detto che la Terrasanta è legata alla Nazione di Israele”. Druso israeliano, politico di lungo corso, ritenuto un ‘falco’, Kara non è nuovo ad uscite controverse. Quando Ariel Sharon decise di abbandonare Gaza e di far uscire gli israeliani dalla Striscia abbandonando gli insediamenti, Kara sostenne che non dovevano essere impiegati soldati di origine drusa perché erano contrari al disimpegno. Stessa opposizione la dimostrò contro il ritiro di Israele dal Libano. Nemico giurato dell’Iran e sostenitore di un attacco militare da parte di Israele contro Teheran, Kara ha detto più volte che Israele non può fare la pace con i palestinesi perché “non c’è nessuno con cui fare la pace”
    .

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    “ADNKronos”, 30 ottobre 2016, QUI

    SOCCI CONTRO IL PAPA: “CONSACRI L’ITALIA INVECE DI OMAGGIARE LUTERO”

    “Bergoglio dovrebbe consacrare l’Italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna”. Il giornalista Antonio Socci indirizza un post polemico nei confronti di Papa Francesco dopo il terremoto che ha scosso il Centro Italia. “Il terremoto devasta la terra di San Benedetto (e di San Francesco) cuore dell’Europa cristiana. Invece di andare a rendere omaggio a Lutero che ha distrutto la cristianità, Bergoglio dovrebbe consacrare l’italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna”, scrive Socci.

    LINK AL POST SU FACEBOOK: QUI.

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    “L’Espresso”, 3 novembre 2016, QUI

    L’emittente cattolica interpreta il sisma che ha scosso il centro Italia come un “castigo divino” per chi ha offeso la famiglia e il matrimonio
    TERREMOTO, RADIO MARIA: “COLPA DELLE UNIONI CIVILI”
    di Simone Alliva

    Il terremoto è il castigo divino che l’Italia riceve per le unioni civili. A svelarcelo è Radio Maria. È il 30 ottobre, sono passate solo dodici ore dall’ultimo devastante terremoto che ha sconvolto il centro Italia, ai microfoni dell’emittente viene spiegato: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino».
    Il 30 ottobre dai microfoni dell’emittente Radio Maria il direttore Padre Fanzaga dice: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino».
    Radio Maria, e in particolare il suo direttore, Padre Fanzaga, da sempre protagonista indiscusso del cattolicesimo multimediale, non è nuova a uscite discutibili: in passato aveva definito le famiglie arcobaleno “sporcizia” e in occasione di Vatileaks aveva detto che i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi sarebbero “da impiccare”.
    Il direttore della popolare emittente cattolica Don Livio Fanzaga, attacca Fittipaldi e Nuzzi, autori dei due libri che hanno terremotato il Vaticano. «Voglio semplicemente dire, a chi ha venduto i documenti, a chi li ha comprati…dico loro che Giuda dopo aver concluso l’affare andò ad impiccarsi»
    Solo nel febbraio scorso augurò la morte alla senatrice Monica Cirinnà, relatrice del testo della legge sulle Unioni Civili: «brinda a Prosecco, eh eh, alla vittoria. Signora, arriverà anche il funerale».
    E poi le interpretazioni delle catastrofi naturali: nel 2009 aveva dichiarato che quella del terremoto in Abruzzo era stata una tragedia voluta dal Signore: l’intento sarebbe stato quello di far partecipare il popolo abruzzese della sua sofferenza durante la settimana santa di passione prima della Pasqua.
    Radio Maria che con i suoi 850 ripetitori permette una copertura in tutta Italia pari a quella della Rai, nel 2011 aveva cercato anche di spiegare calamità oltreoceano, come quella del terremoto giapponese: il professor Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), durante la sua trasmissione “Radici Cristiane” collocò il sisma che causò un mostruoso tsunami e il disastro di Fukushima all’interno di “un disegno divino”.
    Come per tutte le cose che si possono solo raccontare e immaginare, pur senza esserlo il terremoto non perde l’alone mitico della peggiore di tutte le calamità: la punizione divina, l’evento letale capace di spazzare via una civiltà, di cambiare il modo di pensare, la filosofia le lettere, le scienze. Così le dichiarazioni dell’emittente cattolica arrivano dopo quel del viceministro israeliano che ha visto nel terremoto la punizione divina all’Italia per la sua posizione sostenuta recentemente all’Unesco, negativa per Israele, e quella del giornalista tv Antonio Socci, che ha accusato il Papa di omaggiare Lutero, anziché starsene in Italia a richiedere la protezione della Madonna per l’Italia
    .

    NOTA DI REDAZIONE:
    In un primo momento avevamo attribuito la dichiarazione choc sul terremoto al direttore di Radio Maria ma non potendo indentificare con certezza la voce dello speaker abbiamo eliminato il nome. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

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  14. “Il Mediano”, 6 novembre 2016: QUI

    LA RADIO MARIA DEL 1767: IL VESUVIO SI SCATENA PER PUNIRE IL RE DI NAPOLI CHE HA OSATO CACCIAR VIA DAL REGNO I GESUITI
    di Carmine Cimmino

    A partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” videro nell’ira fiammeggiante del Vesuvio l’immagine dell’ira di Dio che punisce i peccatori. Nel 1767 i peccatori erano i napoletani tutti che avevano permesso a Tanucci di decretare l’espulsione dei Gesuiti dal Regno. Ma San Gennaro risolse ogni problema.
    La teologia della catastrofe, o delle “piaghe d’Egitto”, ha suggerito a un frate, che fino ad ieri parlava dai microfoni di “Radio Maria”, di spiegare i terremoti di Amatrice e di Norcia come la punizione inflitta da Dio al popolo italiano, colpevole di aver accettato, senza ribellarsi, la legge sulle unioni civili. Ovviamente, un uomo di Chiesa che dice queste cose non merita alcun rispetto: non è facile trovare parole adatte per condannare tanta viltà, tanta volgarità. E la sospensione decretata da “Radio Maria” non risolve il problema, che ha radici antiche. Giova ricordare che a partire dall’eruzione del 1631 i teologi “della catastrofe” hanno scelto più volte i Vesuviani come bersaglio, trasformando cenere e lava in segni dell’ira di Dio scatenata dalla corruzione morale delle genti che abitavano intorno al vulcano.
    Il 1767 fu un anno terribile per i Gesuiti. Carlo III li espulse dalla Spagna e Tanucci, entusiasta, spiegò a Ferdinando IV che era obbligato a seguire l’esempio del padre, e dunque a cacciar via dal Regno di Napoli la Compagnia di Sant’ Ignazio. Non è questa la sede per illustrare le molte ragioni del violento attacco che Portogallo, Spagna, Francia e Regno di Napoli condussero contro i Gesuiti. Ci interessa ricordare alcuni aspetti della vicenda napoletana, che Domenico Ambrasi ha ricostruito attraverso le lettere che Tanucci inviava con assiduità a Madrid, perché Carlo venisse meticolosamente informato di ciò che succedeva a Napoli. Il 12 maggio del 1767 Tanucci comunicò a Carlo che il Papa, informato dell’imminente espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli, li aveva autorizzati a vendere case, argenti e preziosi: “…nella via degli orefici una prodigiosa quantità d’argenti dei gesuiti si va vendendo per squagliarsi e farsene moneta”: e non è una bella cosa, commenta il ministro: quell’argento è stato dato dai fedeli “per il culto divino”, e non perché venga portato “fuori dallo Stato”. Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti napoletani vengono immediatamente e minuziosamente informati sulle riunioni del Consiglio di Stato da Giacomo Milano, marchese di San Giorgio, che è membro del Consiglio, ma anche “terziario” gesuita.
    Non era facile espellere dal Regno i Gesuiti: ce n’erano trecento nella sola Provincia di Napoli, e novecento tra la Sicilia e la Calabria; molti magistrati e funzionari erano stati loro alunni; e infine, Tanucci, machiavellicamente esagerando, non escludeva che i Padri di Sant’Ignazio, che da un secolo e mezzo avevano la cura spirituale dei carcerati della Vicaria, potessero scatenare contro Ferdinando IV e contro lo Stato la “gente facinorosa” ospitata nelle celle. Ma Tanucci non si arrende: a settembre tutto è pronto per portare a termine l’operazione: i soldati che accompagneranno i Padri fuori del Regno sono macedoni, svizzeri e valloni: in mezzo a loro non c’è un solo cattolico. Il 22 settembre anche San Gennaro, scrive Tanucci, si schiera contro la Compagnia: il Sangue del Santo si scioglie in soli tre minuti.
    Ma il 14 ottobre muore a Vienna Giuseppa, la figlia dell’imperatrice Maria Teresa che era la promessa sposa di Ferdinando, e che il 15 sarebbe partita per Napoli. Non basta: il 19 di ottobre il Vesuvio incomincia a eruttare di nuovo cenere e lava: il popolo del Mercato circonda in piazza del Carmine la carrozza del re che sta tornando da Portici e tutti gridano – “incondite grida che assordavano l’aria” – che l’eruzione è “un castigo di Dio” per la decisione di espellere i Gesuiti. Il re risponde che non lo ha mai nemmeno sfiorato questo “empio” proposito. Il giorno dopo sul “fianco” del vulcano si aprono quattro bocche che con “quattro grandi fiumi di vivissimo fuoco” minacciano direttamente la città di Napoli. Il Tanucci racconta a Carlo che i Gesuiti fomentano con “voci menzognere” le paure dello “stolto popolaccio”, ma si dimentica di dirgli che ha mandato Carmine Ventapane, medico assai noto, al Gesù Nuovo, per esortare i Padri a non infiammare la fantasia dei “perturbatori”: in realtà, il ministro teme – è un timore che cresce di giorno in giorno – che “il popolo fanatico, e forse occultamente sedotto” giunga ad attentare alla vita del sovrano e alla sua. E “pe’ gghiont’’e ruotolo” la serva di Dio, Maria Maddalena Sterlich, venerata da tutto il popolo come già santa, scrive al re che la morte della promessa sposa e l’eruzione sono segni dell’ira di Dio: Dio sta dalla parte dei Gesuiti.
    Ma il domenicano Padre Rocco, anche lui amato da tutti i Napoletani, si schiera con Tanucci: guida la processione dei fedeli che portano la statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena, evita eccessi, supplica il Patrono e il Patrono placa a poco a poco il vulcano. Tanucci va dal re con il decreto di espulsione, gli chiede di firmarlo, il re dice di no, Tanucci gli ricorda che suo padre Carlo vuole che i Gesuiti siano espulsi, Ferdinando ribatte che se suo padre vuole così, se lo firmi lui, il decreto. Tanucci, allora, si affida a monsignor Latilla, che era stato vescovo di Avellino, e che lui aveva scelto come confessore del re, perché ne controllasse parole e pensieri. Il Latilla riesce a convincere Ferdinando, che infine firma, anche se di malavoglia. Un cronista gesuita scrisse che due mesi dopo il Latilla morì, fulminato da colpo apoplettico: una curiosità: il monsignore, già vescovo di Avellino, era affiliato alla Massoneria e, come scrive il Mincuzzi, aveva tenuto il discorso per l’insediamento del Gran Maestro principe di San Severo.
    Mentre a metà novembre i Gesuiti andavano via dal Regno, Tanucci raccontò a Carlo che la Sterlich non avrebbe voluto scrivere quella lettera a Ferdinando: ma le pressioni della Curia napoletana e di quella romana erano state troppo forti perché lei potesse resistere

  15. L’11 novembre 2016 un gruppo di 223 cattolici ha scritto sul website “Bussola Quotidiana” una lettera aperta di solidarietà a padre Cavalcoli:

    SOLIDARIETA’ A PADRE CAVALCOLI: LA LETTERA DEI 223

    Gentile direttore,
    siamo un gruppo di persone accomunate dalla fede cattolica e desiderose di manifestare solidarietà a padre Giovanni Cavalcoli per gli attacchi subiti in questi giorni, dopo la sua risposta a un ascoltatore di Radio Maria sul corretto modo di inquadrare teologicamente i disastri naturali.
    Riteniamo che si tratti di attacchi ingiusti, che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso: sarebbe bastato leggere il discorso integrale fatto da padre Cavalcoli. Molti media hanno preferito ignorare quel discorso, deformandone il senso per vendere più facilmente “la notizia” al pubblico. Padre Cavalcoli non ha collegato il terremoto alle unioni civili (una legge che riteniamo comunque ingiusta, perché va contro quell’ineliminabile pilastro della vera uguaglianza che si chiama diritto naturale), rispetto a cui si è limitato a dire che “creano molta difficoltà a noi credenti”.
    Ha invece ricordato che i disastri naturali “sono una conseguenza del peccato originale”, chiarendo inoltre che quello che chiamiamo “castigo divino” (il cui significato teologico è già stato approfondito su questo quotidiano dal domenicano padre Giorgio Carbone, che invitiamo a leggere perché spiega il concetto con semplicità) non va inteso “nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze”.
    Crediamo che le sue parole siano nel solco di quanto la Chiesa insegna da sempre per la salvezza delle anime, che è il motivo per cui Dio Figlio l’ha istituita in terra: il dolore per il male e le conseguenze del peccato sono un monito nel senso di una possibilità di uscire dall’illusione di essere noi padroni della vita e quindi di tornare a Colui che solo può salvarci.
    Non ci sorprende che gli attacchi siano venuti dai media rappresentanti di un pensiero laicista, che deridono l’idea del peccato originale, vorrebbero relegare la fede a fatto esclusivamente privato e non perdono occasione per denigrare Radio Maria.
    Ci dispiace, invece, che padre Cavalcoli sia stato attaccato da alcuni alti prelati (da monsignor Becciu a Galantino, per citare i principali), ai quali vorremmo chiedere se hanno ascoltato per intero le sue parole. E se si rendono conto che qui è in gioco la stessa libertà religiosa, la libertà di professare ciò in cui crediamo, sempre più messa in discussione negli ultimi tempi sia in Italia che all’estero. Ci fa soffrire poi vedere che quegli stessi prelati, da un lato, predichino misericordia (ma ricordiamo che la misericordia è cieca se sganciata dalla verità) e dall’altro si siano associati al linciaggio mediatico di un loro fratello. Se anche padre Cavalcoli avesse sbagliato, perché per lui niente misericordia?
    Ci addolora, inoltre, in maniera particolare la presa di distanza di Radio Maria dalle affermazioni di padre Cavalcoli e ancor di più la sospensione del suo programma, di cui chiediamo con filiale rispetto a padre Livio la revoca. Lo chiediamo proprio per quell’amore alla Verità di cui Radio Maria si fa ogni giorno testimone e in cui ancora crediamo profondamente.
    “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”, disse Pietro assieme agli apostoli, davanti al sinedrio che li minacciava di tacere la verità su Cristo risorto. L’obbedienza a Dio, nella consapevolezza che Lui si è incarnato ed è morto in croce proprio per i nostri peccati e per offrirci la vita eterna, significa essere sempre annunciatori di verità (“annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento”, scriveva san Paolo a Timoteo), perché la verità è la prima forma di misericordia che aiuta gli uomini a distinguere il bene dal male, a scoprire qual è il bene per sé e il progetto che Dio ha su di noi.
    Noi non ci accontentiamo delle “verità” di circostanza e politicamente corrette che oggi circolano nel mondo: abbiamo bisogno di pastori che ci guidino a conoscere e amare la Verità tutta intera, anche se scomoda, la Verità che salva, così come Cristo l’ha insegnata.
    Per questo, ci sentiamo vicini a padre Cavalcoli.

    Seguono 223 firme:

    Ermes Dovico, Benedetta Frigerio, Laura Maria Viarengo, Francesco Lepore, Giulio Castelli, Paolo Maurina, Matteo Pellegrini, Letizia Donati, Maria Anna Ronzoni, Alberto Sacconi, Francesco Tanzi, Chiara Filippi, Adele Zurlo, Emanuele Rivadossi, Matteo Disetti, Lucia Dallagnese, Luisella Saro, Elena Bonaldo, Andrea Recanati, Michele Farina, Gigi Veronesi, Lucia Pedrini, Annalisa Ciuffardi, Roberta Mazzoni, Monica Redini, Malisa Tavelli, Annarosa Rossetto, Giancarlo Gatta, Luca Sessarego, Barbara Canova, Eleonora Ceruti, Roberto Vincenti, Luca Poli, Giuseppe Lami, Giovanni Maffini, Francesca Bonaldo, Maurizio Fazzi, Gianfranco Salvatore, Francesco Bellotti, Rosario Contini, Giorgio Telò, Davide Vairani, Chiara Bedani, Enrica Gamba, Marina Galli, Marco Anzoni, Patrizia Filisina, Marcello Borghi, Rosalba Scrima, Andrea Torquato Giovanoli, Mariachiara Ghezzi, Fabio Colosio, Deborah Migliorati, Bruna Franceschetti, Gianfranco Lissignoli, Laura Federici, Alessandro Dusi, Emanuele Pizzatti, Renata Balzarini, Alessandro Pizzatti, Gabriele Pizzatti, Monica Rosa Frusi, Rossella Pizzatti, Marco Bonini, Simona Bonini, Adele Cemmi, Silvia Bertelli, Giuseppe Bertelli, Carlo Bellotti, Raffaella Frullone, Rita Magnani, Attilio Negrini, Elia Buizza, Caterina Floran, Andrea Barezzani, Mara Colonello, Nadia Colonello, Caterina Lenarduzzi, Maria Magrini, Rosaria Graz, Gianfrancesco Ricchini, Sara Prandini, Licia Bennati, Andrea Noci, Tiziana De Angelis, Dario Coco, Paolo Inselvini, Mauro Mazzoldi, Maria Colosio, Daniele Donzelli, Agnese Cassamali, Mirella Cabras, Giampaolo Trucco, Giovanna Pegazzano, Silvia Nerva, Alessandra Ghilardini, Anna Bosi, Giorgio Celsi, Dario Spariviero, Vittorio Cristinelli, Aurelia De Biase, Sabrina De Angelis, Erminio Beggio, Maria Gabriella Belotti, Dana Felicia Popescu, Davide Fabbi, Sara Gazzoni, Paolo Cevasco, Paolo Pero, Fiorenza Pasini, Roberta Bicego, Cristian Dumitru, Giorgio Marusi, Maria Teresa Guerini, Orietta Scalfi, Sofia Sarti, Elena Bonometti, Luna Weruska Caterina, Luca Campanotto, Matteo Conti, Serena Venegoni, Marco Di Pilato, Alberto Vigevani, Vittorio Lodolo D’Oria, Paola Rosa Tenca, Andrea Piccolo, Massimo Sanvito, Daniela Frizzele, Carmine Perrotta, Tiziano Briguglio, Davide Zanoncelli, Miriam Giovanardi, Mauro Aluigi, Federica Sacconi, Jacopo Parravicini, Riccardo Ciani, Fabio Molinaris, Antongiulio Vallinoto, Caterina Pagani, Giovanni Di Domenico, Alessandro Sandroni, Sabino Paciolla, Francesca Giallombardo, Michela Colio, Massimo Casiraghi, Silvana Sironi, Alessandra Galimberti, Maurizio Baldacci, Enzo Castellaneta, Gianluca Pozzi, Paolo Rivera, Federico Montagnani, Daniele Barale, Gianni Cassano, Pietro Gargiulo, Caterina Scigliano, Nicola Mastronardi, Pierluigi Muccin, Luigi Martinelli, Juan Antonio Bragonzi, Emmanuel Pennisi, Lucia Belussi, Francesco Fontana, Giulio Moretti, Giuseppe Retta, Carmen Moscotti, Claudia Castellani, Domenico Barezzani, Guido Barezzani, Maria Tiziana Brignani, Luigia Griffini, Stefania Cocco, Stefano Chirivì, Elena Mantelli, Laura Lampronti, Silvana Belussi, Carla Talò, Giovanna Perghem, Licia Scapini, Carlo Susa, Silvio Bertolo, Aurelio Bertolo, Samuele Bertolo, Daniela Fabris, Pierina Menotto, Enza Maio, Ciro Sammartino, Gilda De Petri, Stefano Balladore, Giuliana Ruggieri, Giuseppe Campo, Giannantonio Sampognaro, Francesca Naddeo, Vito Calderaro, Angelo Mandelli, Delia Bonafini, Liliana Cristini, Luisa Piccoli, Roberto Notari, Yovanna Monroy, Michele Battistelli, Angelo Bonera, Chiara Febretti, Danila Borgia, Montsita Viscovi, Marco Bertella, Maria Chiara Iannarelli, Marco Bosani, Elisa Zanin, Samuele Pellagatta, Alessia Allegri, Emilia Scardino, Giulia Terragni, Monica Drews, Stefano Terraneo, Renza Cisilino, Agostino Fasullo, Mario Pennacchioni, Lorenzo Frondoni, Giovanna Nespoli, Piera Boffelli, Fabio de Petri, Marcello Belletti

    Per firmare la lettera, mandare l’adesione a Libertasverbi@gmail.com

  16. Nella notte tra il 13 e il 14 novembre un forte terremoto (M 7.5) ha colpito la South Island della Nuova Zelanda (ne ho scritto QUI). Secondo Brian Tamaki, vescovo della Destiny Church, le cause del sisma sono da attribuire ai gay, ai peccatori e agli assassini. Tali affermazioni sono state definite “ridicole” da John Key, Primo Ministro del Paese, e “patetiche” da Winston Gray, sindaco di Kaikoura.

    “NZ Herald”, 16 novembre 2016, QUI

    COMMENTS BY BRIAN TAMAKI BLAMING GAYS, MURDERERS AND SINNERS FOR EARTHQUAKES CALLED “RIDICULOUS”

    Bishop Brian Tamaki’s comments about the cause of the devastating earthquakes that struck the country have been labelled “ridiculous” by John Key, while the mayor of Kaikoura called them “pathetic”.
    In a Destiny Church sermon on Sunday, before Monday morning’s quake struck killing two and leaving thousands stranded, Tamaki said “sexual perversion” was to blame for natural disasters.
    The controversial Tamaki then went on to blame the earthquakes on “gays, sinners, and murderers”.
    Prime Minister Key said this afternoon that Tamaki’s comments were “ridiculous”.
    “I mean, give me a break,” Key told Radiolive.
    “Look, you always get people coming out with these stupid statements.
    “The facts of life are New Zealand is a seismically prone country, with a number of very well identified fault lines.
    “We’ve been a bit unlucky I think, clearly those plates are moving around a bit.
    “It’s nothing to do with people’s sexuality. I mean, it’s just madness.”
    The mayor of earthquake-ravaged Kaikoura also weighed in, saying comments by Tamaki were “pathetic”.
    Winston Gray said the comments were ridiculous “in a situation like this”.
    The mayor said people in the area were still struggling, after Monday morning’s massive 7.5 earthquake cut off the town’s power, communications, water and transport.
    “What pathetic comments,” he said.

    + + + VIDEO + + +

    Quoting the Old Testament, Tamaki told Destiny churchgoers the earth “convulses under the weight of certain human sin.”
    He then went on to claim in a blog post that he warned people of the quake in an “inspired moment” before his sermon began.
    But an Auckland vicar, reverend Helen Jacobi, said Tamaki’s comments are “completely illogical,” and compared them to blaming sin for child cancer.
    A video of Tamaki’s sermon is pinned to the top of the Destiny Church Facebook page.
    In it, he also blamed a gay priest and the people of Christchurch for the devastating earthquakes that hit Canterbury in 2010 and 2011 which killed 185 people.
    A spokeswoman for Christchurch mayor Lianne Dalziel said she was not available to comment.
    Tamaki’s sermon continues:
    “The land actually speaks to God. Out of the soil … Abel’s blood spoke to God from a murder. The earth can speak. Leviticus says that the earth convulses under the weight of certain human sin.
    “It spews itself up after a while – that’s natural disasters. Because nature was never created to carry the bondage of our iniquity,” Tamaki said.
    “God does not send punishment on people in that kind of a way,” reverend Jacobi of Auckland church St Matthew-in-the-City said.
    “If that was the case, if you followed that to its logical conclusion, a baby dying of cancer would be somehow sinful, and that’s ridiculous. It’s just completely illogical.”
    She said the things people and churches should be, and were focusing on in Kaikoura and other places, was gathering and supporting rather than blaming others for the earthquake.
    “They should be helping people get through this terrible time and that’s where God is seen in our community – by the way people respond,” Jacobi said.
    She said evidence of God’s presence was not in punishment, but in people doing good to help those in need after Monday’s disastrous earthquake.
    A Destiny Church spokeswoman said: “In view of the terrifying events that have impacted the cities and families of New Zealand over the last few days, our heartfelt condolences go out to the victims affected by the earthquakes and floods over this last week.”
    She referred the Herald to a blog post by Tamaki, which elaborates further on his Sunday sermon.
    Tamaki says that natural disasters are side-effects of environmental pollution, abuse and sexual sins.
    Referencing Leviticus, from the Old Testament, he writes: “No other sin in the whole of the bible has any connection to earthquakes, floods and volcanic eruptions, but sexual perversions alone.”
    In Leviticus, God also warns men not to have sex with varying people including, but not limited to, women with their period, animals, or their sister
    .

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