Il vulcano dei record

In giro per il web il Vesuvio è spesso presentato come «il vulcano più…».
Ecco un piccolo campionario di quel che si dice intorno ad un vulcano che definire “solo vulcano” pare non sia sufficiente (in aggiornamento, mi fanno piacere ulteriori segnalazioni):

  • «Il più pericoloso al mondo»: QUI
  • «Il più pericoloso d’Europa»: QUI
  • «Il più temuto del mondo»: QUI
  • «Il più temuto in Europa»: QUI
  • «Il più antropizzato al mondo»: QUI
  • «Il più abitato»: QUI
  • «Il più monitorato d’Italia»: QUI
  • «Il più monitorato del mondo»: QUI
  • «Il più controllato al mondo»: QUI
  • «Il più sorvegliato al mondo»: QUI
  • «Il più visitato al mondo»: QUI
  • «Il più dipinto, più fotografato, più monitorato del mondo»: QUI
  • «Il più fotografato, dipinto, narrato, studiato, monitorato e temuto»: QUI
  • «Il più famoso del mondo»: QUI
  • «Il più celebre al mondo»: QUI

Inserendo in Google.it alcune locuzioni virgolettate, ecco i risultati che si hanno oggi, 24 maggio 2013:

Da una ricerca in Google.it (24 maggio 2013)

Accorpando i dati relativi a definizioni analoghe, il grafico risulta più chiaro:

Dalla stessa ricerca di cui sopra, ma con dati accorpati

Infine: attenzione, il Vesuvio non risulta essere «il più amato dagli europei» perché questo record appartiene all’Etna (il vulcano napoletano è solo quarto: QUI). Inoltre, mancano ancora vari titoli, come quello del vulcano più «deturpato», «vandalizzato», «sporcato».
Ah, e non bisogna dimenticare che un giorno il Vesuvio potrebbe conquistare anche il titolo di «vulcano più spettacolare». Per allora, però, speriamo di aver capito che non si tratta di un film in 3D.

– – –

AGGIORNAMENTO del 13 novembre 2013:
In occasione del 28esimo anniversario della tragedia di Armero del 1985, il website colombiano “Caracol” ha scritto che il vulcano Nevado del Ruiz «es el más vigilado del mundo»: QUI (e qui sotto, tra i commenti).

AGGIORNAMENTO (7 gennaio 2014):
La società DigitalGlobe (specializzata in foto satellitari) ha promosso un concorso fotografico su Facebook in cui ha vinto la foto «Il Monte Vesuvio visto dal satellite».

“Il Mattino” titola: Concorso sul web, la foto del Vesuvio dallo spazio è la più bella al mondo: «Come si legge sul sito ufficiale, in 28 giorni ben 30mila persone hanno votato gli scatti provenienti da ogni angolo del mondo. Tra gli scatti in gara anche la reggia di Versailles, Aleppo, il vulcano Manam in Papua Nuova Guinea e il fiume Colorado».

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6 thoughts on “Il vulcano dei record

  1. «ResaPubblica», 18 agosto 2013, QUI

    L’ESPERTO: “IL VESUVIO E’ IL VULCANO A PIU’ ALTO RISCHIO DEL MONDO”

    Nel mondo più di 300 milioni di persone vivono intorno agli oltre 1.300 vulcani attivi“. Lo afferma il vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano Sandro de Vita, secondo cui il Vesuvio è quello a “più alto rischio”, considerando tre paramentri: la pericolosità, il valore esposto e la vulnerabilità.
    “Vi sono nel mondo vulcani anche più pericolosi del Vesuvio – fa notare l’esperto – ma in zone desertiche o poche abitate. Nella zona flegrea e vesuviana invece vive un milione di persone, una concentrazione di popolazione che non ha eguali”. Ma perché i campani si ostinano a sfidare la sorte e ad abitare alle falde di un vulcano attivo? “Fin dalla preistoria – afferma De Vita – hanno dimostrato la capacità di riprendersi da eventi anche catastrofici; hanno saputo interfacciarsi con eruzioni violente e riprendere la loro civiltà”.
    Proprio per comprendere le relazioni tra vulcanismo, l’ambiente e le comunità umane si terrà a Pisa, dal 16 al 18 settembre, nell’ambito di Geoitalia (convention internazionale organizzata ogni due anni dalla Federazione Italiana di Scienze della Terra) un incontro di scienziati di varie discipline, provenienti da vari Paesi. “I vulcani e l’umanità sono da sempre strettamente collegati in un rapporto spesso vantaggioso ma talvolta catastrofico per l’uomo – spiega de Vita – quest’ultimo infatti, a dispetto del pericolo, ha sempre trovato vantaggioso insediarsi nei pressi dei vulcani, in virtù della fertilità dei suoli e della presenza di minerali e rocce utili come materiali da costruzione”.
    “Le eruzioni vulcaniche hanno influito sui cambiamenti climatici – ha proseguito de Vita – ambientali e sociali. Il vulcanismo nell’area vesuviana è iniziato almeno 400.000 anni fa, come testimoniato dalle età di lave incontrate in perforazione nel pozzo Trecase ad una profondita’ di almeno 1.125 m. Oggi grazie a un approccio integrato Geologia – Archeologia, siamo riusciti a ricostruire l’evoluzione del territorio intorno al Vesuvio nel periodo compreso tra l’eruzione pliniana delle Pomici di Avellino e quella sub-pliniana del 472 d.C. E’ emerso che l’area è stata interessata dalla deposizione dei prodotti di numerose eruzioni vulcaniche caratterizzate da diversa energia, effetti e durata”. Inoltre l’accumulo lungo i versanti dei rilievi attorno alle piane vesuviane di grandi quantita’ di materiale piroclastico sciolto, depositato rapidamente nel corso delle eruzioni, ha favorito nel tempo la generazione di ripetuti episodi di alluvionamento, che hanno frequentemente causato l’impaludamento e il seppellimento delle piane sotto spesse coltri detritiche”.
    “La diffusa presenza di tracce archeologiche nella zona testimonia – ha continuato de Vita – che nonostante il verificarsi di numerosi eventi vulcanici e di fenomeni connessi molto intensi, le popolazioni che si sono avvicendate nell’area hanno trovato sempre buone ragioni per ritornate ad occupare il territorio”.
    “L’Italia è un esempio della convivenza tra uomini e vulcani che, attraverso i secoli, ha portato allo sviluppo di una civiltà – ha concluso de Vita – che oggi però deve confrontarsi con la crescente esposizione al rischio, derivante soprattutto dall’inurbamento incontrollato”
    .

  2. Il Vesuvio ha molti record, ma non quello del vulcano più grande. Questo, infatti, è stato appena scoperto negli abissi dell’Oceano Pacifico, è il Massiccio del Tamu.

    «Corriere della Sera», 6 settembre 2013, QUI

    Ricerca su «Nature Geoscience»
    SCOPERTO IL VULCANO PIU’ GRANDE DELLA TERRA.
    HA LE DIMENSIONI DEL NUOVO MESSICO

    Si chiama Massiccio del Tamu, si trova nell’Oceano Pacifico e ha una superfice di 120mila chilometri quadrati
    di Paola Caruso

    La classifica dei vulcani più grandi del mondo è stata appena riscritta. In prima posizione non c’è più il Mauna Loa delle Hawaii, con i suoi 2.000 chilometri quadrati di superfice, ma un gigante eruttivo molto più vasto, scoperto nei fondali marini dell’Oceano Pacifico, a circa 1.000 chilometri a Est dal Giappone. Il colosso in questione si chiama Massiccio del Tamu, occupa uno spazio di 120 mila chilometri quadrati e come vulcano si è formato tra i 130 mila e i 145 mila anni fa. E così, il Muana Loa è stato spodestato: il vulcano hawaiano ha un’estensione che pari al 2% circa della new-entry. Ma per capire meglio le dimensioni del Massiccio del Tamu basta fare due paragoni: il vulcano è grande quanto isole britanniche o lo Stato americano del Nuovo Messico. La notizia, pubblicata su Nature Geoscience, è stata verificata con diversi metodi di analisi tra cui carotaggi e dati raccolti a bordo di una nave di ricerca.
    I DATI – Non è la prima volta che si studiano le rocce basaltiche del massiccio. Per la verità, William Sager dell’Università di Chicago (a capo della ricerca) ci lavora da 20 anni. Ma solo adesso Sager ha potuto provare la sua tesi: «Si tratta di un unico vulcano a scudo e non di un insieme di vulcani – spiega Sager -. Sulla Terra non ci sono vulcani più grandi». E strizzando l’occhio aggiunge: «O almeno non sono ancora stati scoperti». Per trovare un suo simile bisogna alzare lo sguardo al cielo e osservare Marte, perché soltanto sul Pianeta Rosso esiste un degno avversario: l’Olympus Mons, infatti, visibile con un telescopio casalingo, è soltanto del 25% più grande del Massiccio Tamu.
    BASSO E LARGO – A trarre in inganno chi finora ha pensato al Massiccio del Tamu come a un agglomerato di punti eruttivi è la forma anomala della struttura: bassa e larga. La sagoma è molto diversa da quella del classico cono alto e stretto, in grado di svettare, che normalmente siamo abituati a riconoscere. «Il Massiccio del Tamu ha una forma diversa da qualsiasi altro vulcano sottomarino ed è probabile che possa darci qualche indizio su come si sono formati i grandi vulcani sotto il mare». Insomma, invece di somigliare a una montagna, ricorda una collina più alta dello standard, con il cratere che si trova a 1.000 metri dalla base. «Se stai in piedi accanto al vulcano, fai fatica a capire qual è la discesa» commenta il ricercatore.
    LAVA CHE VA LONTANO – Il motivo della configurazione appiattita e allungata è dovuta alle caratteristiche della lava: i fiumi di materiale incandescente (fuoriuscito nel passato) erano molto densi, spessi fino a 22 metri e potevano percorrere lunghe distanze. Ora il vulcano è spento da oltre 130 milioni di anni, «ma il magma che ha sputato doveva provenire dal mantello terrestre – sottolinea lo scienziato -. Questa è un’informazione importante per i geologi che cercano di capire come funziona l’intern della Terra»
    .

  3. Un articolo che ricorda la devastante eruzione del Nevado del Ruiz ad Armero, in Colombia, il 13 novembre 1985 sostiene che:

    “Caracol”, 13 novembre 2013, QUI

    DESPUES DE 1985, VOLCAN NEVADO DEL RUIZ ES EL MAS VIGILADO DEL MUNDO
    Hoy se cumplen 28 años de la tragedia de Armero que cobró la vida a más de 23.000 personas.

    Hoy hace 28 años hizo erupción el Volcan Nevado del Ruiz, provocando una avalancha sobre el municipio de Armero, departamento del Tolima, dejando aproximadamente 23.000 personas muertas, más de 3.000 desaparecidas y cerca de 4.000 heridas.
    El volcán hizo erupción el miércoles 13 de noviembre del año 1985 a las 9 de la noche, expulsando piroclasto y roca volcánica a más de 30 kilómetros de altura, además de 35 millones de toneladas de material y 700.000 toneladas de dióxido de azufre.
    Por eso, como un volcán activo y altamente monitoreado, describen los expertos del Observatorio Vulcanológico y Sismológico de Manizales, OVSM, el Nevado del Ruiz. Afirman que aunque hace sus pausas de actividad, registra diferentes niveles en la sismicidad.
    La Directora del OVSM, Gloria Patricia Cortés, afirma que el sistema tiene vigilancia permanente y es investigado con tecnología y equipos de punta, por lo que es calificado por algunas personas como el mejor monitoreado del mundo.
    La profesional aclaró que paralelo a esta vigilancia se adelanta un trabajo de gestión del riesgo con la comunidad que incluye a todas las personas que deben estar preparadas en el momento de alguna eventualidad.
    Actualmente cerca de 50 personas se dedican a labores de mantenimiento preventivo y correctivo y a la toma de medidas diarias y semanales en los volcanes, lo que permite conocer la línea base de su actividad.
    – – –
    Ho scritto dell’abbandono di Armero a causa del Nevado del Ruiz: QUI.

  4. Pingback: Località abbandonate dopo una catastrofe | Paesaggi vulcanici

  5. Pingback: Il Vesuvio, una notizia bomba | Paesaggi vulcanici

  6. AGGIORNAMENTO (7 gennaio 2014):
    La società DigitalGlobe (specializzata in foto satellitari) ha promosso un concorso fotografico su Facebook in cui ha vinto la foto «Il Monte Vesuvio visto dal satellite».

    “Il Mattino” titola: Concorso sul web, la foto del Vesuvio dallo spazio è la più bella al mondo: «Come si legge sul sito ufficiale, in 28 giorni ben 30mila persone hanno votato gli scatti provenienti da ogni angolo del mondo. Tra gli scatti in gara anche la reggia di Versailles, Aleppo, il vulcano Manam in Papua Nuova Guinea e il fiume Colorado».

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