Il rischio vesuviano in campagna elettorale

Non so quale sia l’appartenenza partitica dei candidati alle elezioni di Portici, di cui riporto qui in basso delle dichiarazioni piuttosto sorprendenti. Non è usuale, in effetti, che in piena campagna elettorale qualche candidato citi il “rischio vesuviano”, e che ne parli come l’argomento più preoccupante dell’area (più ancora della disoccupazione giovanile). Pur tenendo conto dello spazio ristretto degli articoli giornalistici, è da rilevare tuttavia che nessuno dei due candidati offre soluzioni:

  1. «I cittadini di Portici, e non solo di Portici hanno la estrema necessità di sapere cosa fare e di essere formati ed informati su ogni singola variazione dei piani di evacuazione» [Teresa Santacroce, QUI].
  2. «Il Vesuvio con le sue straordinarie bellezze, le sue infinite risorse e le sue terrificanti minacce deve essere il primo pensiero, la prima domanda che ogni amministratore dovrà porsi rispetto a qualsiasi progetto» [Fabrizio Esposito, QUI].

In altri casi (che probabilmente corrispondono ad altri schieramenti), l’approccio è decisamente diverso, come è evidente da questa dichiarazione di un candidato sindaco a Somma Vesuviana:

  1. «Lotteremo perché la zona rossa del rischio Vesuvio sia ridotta, il vulcano non ha un’ora precisa per scoppiare, vogliamo che questo territorio si sviluppi» [Pasquale Piccolo, QUI] [Il profilo FB di costui è qui].

Altri aggiornamenti sono su questo post della mia bacheca FB.

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One thought on “Il rischio vesuviano in campagna elettorale

  1. A proposito di crisi dell’edilizia, ecco cosa sostiene Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati: «Il presente e il futuro dell’edilizia, uno dei settori più in difficoltà con oltre mezzo milione di posti di lavoro persi dall’inizio della crisi, è legato più che a nuove costruzioni (e nuovo consumo di territorio) a scelte diverse come la riqualificazione del patrimonio esistente, la demolizione e la ricostruzione, il recupero di aree urbane degradate, la bellezza. Alla qualità più che alla quantità» (citato da Gian Antonio Stella, QUI).

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