In memoria di chi grida “Forza Vesuvio”

Ieri, 25 dicembre 2011, è morto Giorgio Bocca. Su tutti i giornali sono fioccati ricordi, apprezzamenti e necrologi coccodrilleschi; alcuni, però, hanno celebrato la memoria del famoso giornalista tenendo a mente ciò che scriveva di Napoli e del Sud. Ad esempio, in una puntata di Che Tempo Che Fa, alla domanda di Fabio Fazio (“Lei s’è occupato di Napoli. Qual è una soluzione possibile, secondo lei? C’è?”) rispose sorridendo: “Sa… i leghisti dicevano Forza Etna, Forza Vesuvio… forse è un po’ esagerato…”.
Non approfondisco questo tema – che riguarda dinamiche storiche ben più antiche del rapporto tra Savoia e Borbone – ma prendo spunto da un post di Leonardo per raccogliere articoli sulla “irrazionalità” di chi abita intorno al Vesuvio vista e raccontata dall’esterno (in genere dal Nord).

“Leonardo”, 26 dicembre 2011, qui

UN GIORNALISTA INDICA UN VULCANO
Bocca insostenibile

Credo che i meridionali abbiano effettivamente qualche diritto di sentirsi offesi da Giorgio Bocca, che davvero scrisse su di loro cose affrettate e imprecise. Il suo disprezzo, davvero malcelato, non era occasionale: ha ragione Zambardino, esso rappresenta bene l’atteggiamento di una cultura tutt’altro che minoritaria e provinciale, tant’è che Bocca continuò a mostrarlo anche quando terminò la breve infatuazione per la Lega. Bocca è anche in questo caso un’epitome della storia italiana: un piemontese laico e democratico che sbarca nel sud ma non lo capisce, o meglio non capisce cosa ci sia di salvabile, e alla fine – complice la vecchiaia, che sgrava il fardello di speranze a lungo termine – si ritrova a dire Forza Vesuvio
Di questo fanno bene i napoletani a indignarsi, mentre concludono le loro celebrazioni natalizie – magari quest’anno un po’ più sobrie e austere – e si accingono a testare una volta in più i rodatissimi piani di evacuazione che dovrebbero mettere in sicurezza mezzo milione di abitanti nel caso il Vesuvio esploda davvero, visto che è tutt’altro che spento, anzi: la quarantennale eruzione è in ritardo di parecchio, e a questo punto qualsiasi cosa succeda potrebbe succedere piuttosto alla svelta e fare davvero molti danni. È curioso che nessuno ne parli mai. Di Bocca e dei suoi peggiori discepoli del nord sappiamo cosa pensare: è ingiusto aspettarsi informazione su un vulcano da chi per il vulcano fa il tifo. È più strano che ne parlino poco i meridionali, visto che il rischio di nubi ardenti e lapilli sulla superficie di popolosi centri abitati collegati da strade occluse dallo sverso abusivo di rifiuti
…Voi, per esempio, che vi state toccando in questo momento, ecco, sì: Bocca non perdeva tempo a cercare di capirvi. Vi disprezzava. Buon anno, se non vi è di malaugurio.

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ALTRI ARTICOLI:
– Leonardo Tondelli, Terremoto a Napoli?, 12 aprile 2010: qui
– Leonardo, Il condominio tra i vulcani, 15 aprile 2009: qui

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