Il caso è il cigno nero della storia?

Alla mia domanda su cosa intendesse per “rischio”, un amministratore di SSV che intervistai alcuni mesi fa mi rispose con le seguenti parole:
Mi viene in mente “caso e causa di storia”, una famosa lezione di Edward Carr. Lui mette in relazione che cosa è il caso e che cosa è la causa della storia, per cui porta l’esempio della riunione del Comitato Centrale del Primo Ministro quando fu eletto Stalin, a cui Trotsky non andò per il semplice fatto che aveva avuto l’influenza. Molto probabilmente se ci fosse andato avrebbe vinto lui, invece non vinse… E vatti a vedere come è cambiata la storia! In questo senso non è legata al destino, ma ad una sorta di imprevedibilità… Comunque, per dirla esplicitamente, non immagino la vita senza rischio. Ma uso questa parola come sinonimo di osare” [R.A., 14 marzo 2011].

Non conoscevo il testo di Carr (“Sei lezioni sulla storia“, 1962), ma il breve cenno fattone nell’intervista mi ha riportato alla memoria il celebre saggio “Il cigno nero” (2007) di Nassim Nicholas Taleb, il quale però non sembra particolarmente in accordo con Carr: “Leggete l’esemplare riflessione Sei lezioni sulla storia di Edward Hallett Carr. Sorprenderete l’autore a perseguire esplicitamente la causalità come aspetto centrale del suo lavoro. […] Più cerchiamo di trasformare la storia in qualcosa di diverso da un’enumerazione di resoconti da assaporare con un apporto minimo di teoria e più ci cacciamo nei guai. Siamo infettati fino a questo punto dalla fallacia narrativa? […] Se Popper attaccò gli storici per le loro affermazioni sul futuro, io ho mostrato la debolezza dell’approccio storico nella conoscenza del passato” (pp. 212-213).
Tornando al libro di Carr, di seguito elenco alcuni link che rimandano a presentazioni e recensioni dell’opera (tra i commenti ulteriori info reperite sul web):

  1. Recensione di Laura Varlese (uniroma): QUI (pdf)
  2. Recensione del website “filosofiapolitica”: QUI
  3. Recensione del blog “gruppi di lettura”: QUI
  4. Scheda dell’edizione Einaudi: QUI (e al commento #01)
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3 thoughts on “Il caso è il cigno nero della storia?

  1. Scheda tratta dal website dell’Einaudi:
    http://www.einaudi.it/libri/libro/edward-h-carr/sei-lezioni-sulla-storia/978880615481

    Il nome di Edward H. Carr è diventato familiare ai lettori con la pubblicazione della sua monumentale storia della Russia sovietica. Con queste sue brillanti «lezioni», tenute nel 1961 all’Università di Cambridge, Carr ci espone le sue idee sul significato della storia. «II passato – egli scrive – è comprensibile per noi soltanto alla luce del presente, e possiamo comprendere il presente unicamente alla luce del passato. Far sí che l’uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio sulla società presente: questa è la duplice funzione della storia». Queste pagine, rigorose nel metodo e al tempo stesso invitanti alla lettura per il piglio saggistico con cui sono scritte, vogliono costituire un invito alla discussione su temi vitali per la società d’oggi.

  2. Commento tratto dal “Dizionario di Storiografia”:
    http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/048.htm

    Carr, E.H., Sei lezioni sulla storia

    (Einaudi, Torino 1966 – What is History?, Londra-New York 1961). Il volume raccoglie sei lezioni tenute nel 1960 presso l’università di Cambridge. In esse lo storico inglese riassume la propria concezione sulla ricerca e sull’analisi storica, le proprie idee sul significato stesso della materia studiata. Il presente e il passato vengono messi in stretta relazione tra di loro, non essendo possibile comprendere l’uno senza l’altro. Carr insiste sull’elemento procedurale giustificato da una profonda fede nel progresso storico, perché la storia «è un processo in continuo movimento che trascina con sé lo stesso studioso della materia». La storia, infatti, è considerata una razionalizzazione consapevole, da parte dell’uomo, degli eventi specifici che lo interessano. In questo senso è uno strumento che, se usato correttamente, attraverso il rigore dell’analisi che deve contraddistinguere il lavoro del ricercatore, può diventare una potente arma di cui dispone l’umanità per migliorare la propria condizione. Nell’epoca contemporanea, poi, l’uomo attraverso la storia non cerca solo di comprendere e agire sull’ambiente naturale che lo circonda, ma anche sulle relazioni sociali, in definitiva sull’uomo stesso. Questo fa concludere a Carr che la nostra è «l’era della mentalità più storica che sia mai esistita».

  3. Presentazione tratta da Wikipedia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Carr#Che_cos.27.C3.A8_la_storia.3F

    Che cos’è la storia?

    Carr è famoso ancora oggi per le sue riflessioni sulla storia, What is History? del 1961. Sei lezioni sulla storia è infatti un libro basato su una serie di conferenze che Carr tenne presso l’Università di Cambridge tra gennaio e marzo del 1961. In esse Carr presenta una via di mezzo tra la visione empirica della storia e la visione idealistica (come per esempio quella di R.G. Collingwood). Carr rifiuta quindi come un nonsenso l’idea che il lavoro dello storico sia vincolato ai “fatti” che ha a disposizione e afferma che “la fede in un nucleo duro di fatti storici che esistono obbiettivamente e indipendentemente dalle interpretazioni dello storico è un errore assurdo, ma si tratta di una credenza molto difficile da sradicare”. Carr sostiene infatti che lo storico (e principalmente lo storico che si occupa della contemporaneità) ha a disposizione una tale quantità di informazioni che è costretto sempre a scegliere quali “fatti” utilizzare.
    È rimasto celebre l’esempio dei milioni di persone che hanno attraversato il Rubicone, ma solo il “fatto” del passaggio del fiume ad opera di Giulio Cesare (che lo attraversò nel 49 a.C.) è dichiarato dagli storici degno di nota. Carr divide quindi i fatti in due categorie: i “fatti del passato” cioè le informazioni che gli storici ritengono poco importanti e i “fatti storici” ossia le informazioni che gli storici hanno scelto come importanti. Carr sostiene che gli storici determinano in modo del tutto arbitrario quale tra i “fatti del passato” sia da ritenersi “fatto storico”, e questo secondo le loro inclinazioni e interessi.
    Per questa ragione Carr critica il famoso detto di Leopold von Ranke secondo il quale la storia dovrebbe mostrare ciò che è veramente accaduto (“wie es eigentlich gewesen”) perché, al contrario, si presume che i fatti così come ci sono pervenuti siano sempre e comunque il risultato dell’interazione dei dati a disposizione dello storico che li ha riportati e della sua stessa visione. E tuttavia, ciò vuol dire anche che lo studio dei fatti può condurre lo storico a cambiare i propri punti di vista (cfr. la nozione di “circolo ermeneutico” – anche se, nello specifico, Carr preferisce utilizzare il termine “reciprocità”). In questo modo Carr conclude la prima lezione con l’affermazione che la storia è “un dialogo senza fine fra il passato e il presente”.
    Inoltre Carr afferma che ogni individuo è sì condizionato dall’ambiente sociale in cui vive ma ritiene che tuttavia, all’interno di questa limitazione, rimane pur sempre uno spazio aperto per decisioni che possono avere impatto sulla storia. Carr distingue quindi Vladimir Lenin e Oliver Cromwell da Otto von Bismarck e Napoleone
    .

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