Monnezza: la storia infinita

Una storia delle discariche vesuviane dev’essere ancora scritta. Forse questa assenza è dovuta al peso della cronaca, troppo urgente e drammatica per consentire una qualsiasi riflessione più pacata. Personalmente, però, sento l’esigenza di un’analisi storica del fenomeno; e credo che potrebbe riservare delle sorprese, come ad esempio quella sull’età del problema.
La produzione dei rifiuti e la gravosa questione del loro smaltimento è un effetto della modernità, cioè – nel caso specifico vesuviano – della violenta urbanizzazione subita dal vulcano dopo la sua ultima eruzione. Con tutta evidenza, dunque, non si tratta di un problema degli ultimi 15-20 anni, ma almeno dell’ultimo mezzo secolo.
Nei cataloghi on-line delle biblioteche e delle librerie non ho trovato testi soddisfacenti. Ci sono La casta della monnezza (di De Stefano e Iurillo, 2009), Spazzatura. La prima guida mondiale al trash (di Salza, 1994), Monnezza. Viaggio nella spazzatura campana (di della Ragione, 2006), Il ciclo vizioso dei rifiuti campani (di Gribaudi, 2008) o alcuni testi di Jeremy Rifkin, ma sono tutti troppo generali o lontani dal caso di cui mi occupo.
Sul web l’articolo più vicino alle mie esigenze è di Maurizio Fraissinet (già Presidente del Parco nazionale del Vesuvio e Vicepresidente di Federparchi) pubblicato dal Gazzettino Vesuviano, il 7 novembre 2010:

Le discariche sul Somma-Vesuvio: una lunga storia che parte da lontano
di Maurizio Fraissinet

La vicenda della, ma è meglio dire delle discariche sul Vesuvio e sul Monte Somma prima, e nel Parco nazionale del Vesuvio poi, è una storia lunga che a mio giudizio va assolutamente conosciuta per capire tante cose,ma soprattutto la superficialità e l’ignoranza con cui troppo spesso, per non dire quasi sempre, si agisce nell’approccio ai problemi ambientali e alle conoscenze del territorio. Ne parlo perché di tale vicenda mi sono interessato a lungo negli anni ’80 come militante e dirigente del WWF Campania e della Sezione WWF dei Comuni vesuviani, negli anni ’90 nel mio ruolo di consigliere regionale dei Verdi nel consiglio regionale della Campania prima e di Presidente dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio poi, e nel corso del primo decennio del 2000 allorquando ho fornito il mio contributo tecnico (da zoologo) a confutare punto per punto le deliranti valutazioni di incidenza prodotte dal Ministero dell’Ambiente nel tentativo, che spesso è caduto nel ridicolo, di giustificare l’assenza di danni ambientali delle discariche nel territorio del Parco. Mi sento quindi in dovere di manifestare una mia testimonianza su questa triste e “sporca” storia. E’ bene però iniziare capendo come le discariche sono arrivate nel vesuviano. Si perché sul Monte Somma e sul Vesuvio fino alla metà degli anni ’90 erano presenti tre discariche regolarmente autorizzate e in piena attività. La storia di come si sono avviate tali discariche è un po’ fumosa, confusa e incerta in considerazione del fatto che origina nel dopoguerra, e in una maniera probabilmente priva di ogni forma di autorizzazione iniziale e di controllo da parte delle autorità che già allora non mostravano alcun interesse per il territorio. Le discariche del Monte Somma hanno un’origine prevalentemente rurale, nel senso che alcuni allevatori di maiali, nel dopoguerra, iniziarono a raccogliere scarti alimentari (oggi li chiameremmo “umido”) per alimentare i loro maiali. Con l’avanzare del benessere degli italiani, conseguente al boom economico del dopoguerra, aumentò a dismisura la produzione di rifiuti, questa volta non solo di tipo alimentare, ma anche, e soprattutto di materiali nuovi non riutilizzabili: plastiche, vetro, carta, imballaggi vari. Chi raccoglieva rifiuti, come mi è stato riferito, non aveva certo un’anima santa e pia (la camorra, ricordiamolo, nella prima metà del ‘900 e fino al primo dopoguerra era soprattutto rurale), intuì il business che ne poteva derivare e cominciò a mettere a disposizione le ampie “buche” in cui raccoglieva l’”umido” per ospitare quello che oggi chiamiamo il “tal quale”, ovviamente senza alcuna preoccupazione di natura ambientale, sulle sorti del percolato (e che cos’è?) e via dicendo.

[continua al commento #01]

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[Nei commenti successivi altri articoli con qualche spunto storico e con qualche analisi medica]

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Il Vesuvio televisivo

Stamattina cercavo una citazione sul web (l’indimenticabile “L’eruzione del Vesuvio? Mi è mancata solo quella, ma non sarebbe una grande disgrazia“, dell’eroico Guido Bertolaso: qui) e in qualche modo mi sono imbattuto in una pagina dell’Archivio Rai su una puntata di “Sciuscià” dedicata al rischio vesuviano: “Vivi per miracolo”, andata in onda il 20 aprile 2000 e, in replica, il 31 agosto 2000. Purtroppo non è disponibile lo streaming, ma solo la descrizione della puntata:

“Vivi per miracolo è il titolo del quinto appuntamento di Sciuscià, il programma di Michele Santoro. Sono pazzi questi vesuviani? Quale follia li spinge a continuare a costruire le loro case sulle pendici di un vulcano che, dicono gli esperti, potrebbe esplodere in qualsiasi momento? Gli scienziati cercano di leggere i segni premonitori di una eruzione che, a differenza di quella del 1944 quando il Vesuvio era pochissimo abitato, investirebbe oggi 700 mila persone. La protezione civile tenta di sperimentare piani di evacuazione che nella realtà sarebbero di ben difficile attuazione. Ma loro, i protagonisti, da SSV a MdS, rispondono che non se ne andrebbero per tutto l’oro del mondo. E anzi costruiscono ancora case – nonostante il parco – sempre più su, sempre più vicino al cratere. Perché non sanno dove andare, per un misto di fatalismo e ignoranza, ma anche perché l’abusivismo è un affare che non si può mollare. E all’ombra del Vesuvio l’illegalità è ancora l’industria più florida. La camorra che dà lavoro per costruire l’enorme distesa di cemento è la stessa che recluta giovani per lo spaccio di droga e detta legge nei quartieri di Ercolano, mentre un patrimonio culturale ed ambientale unico al mondo non riesce a imporsi come una ricchezza di tutti. Il reportage è di Francesca Cersosimo e Paolo Mondani, le riprese di Peppe Ronca e Massimo Gabrielli, il montaggio è curato da Paolo Carpineta“.

A questo punto, preso dalla curiosità, ho cercato direttamente nell’Archivio Rai attraverso la parola-chiave “Vesuvio”. Ecco i link ai video disponibili, organizzati per temi e cronologicamente:

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VULCANOLOGIA e RISCHIO VESUVIANO

Trasmissione: GEO&GEO
Puntata/Servizio: VESUVIO
Autore/Autrice: Felice Farina
Data: 18-03-2010
Durata: 20’30”
Descrizione: La montagna, il simbolo di Napoli e dell’intera Campania: un luogo storico e magico che l’uomo teme e rispetta.

Trasmissione: NEAPOLIS
Puntata/Servizio: VESUVIO VIRTUALE
Autore/Autrice: Antonella Fracchiolla
Data: 16-04-2010
Durata: 02’56”
Descrizione: Mostra “Pompei e il Vesuvio: scienza, conoscenza ed esperienza” allestita nell’area archeologica di Pompei [dal 30 marzo al 1° agosto 2010: qui], in collaborazione con il corso di laurea in “Attività di protezione civile” di Foligno [qui].

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: SARÀ COSTRUITO VICINO AL VESUVIO IL PIÙ GRANDE OSPEDALE DEL SUD
Autore/Autrice: Fabrizio Feo
Data: 21-04-2010
Durata: 01’23”
Descrizione: Preoccupazioni intorno all’edificazione di un enorme ospedale nella zona est di Napoli, a pochi metri dalla “zona rossa”. [Il costruttore: Astaldi].

Trasmissione: AGORA’
Puntata/Servizio: LE TRAPPOLE DEL VESUVIO
Autore/Autrice: Federico Ruffo
Data: 29-10-2010
Durata: 28’56”
Descrizione: L’inviato Federico Ruffo nel suo reportage ha raccontato la vita degli abitanti della zona del Vesuvio e dei pericoli che corrono, in case spesso abusive e costruite in zone a rischio in caso di eruzione. Rischio di cui i cittadini non sono coscienti tanto da non conoscere nemmeno il piano di evacuazione. Né loro né i Sindaci dei Comuni coinvolti, che continuano a non fare nulla per combattere l’abusivismo nella zone più a rischio. Per non parlare delle carenze della Protezione civile, che ha rifiutato l’invito in trasmissione. In studio hanno dibattuto del problema il professor Giulio Zuccaro, direttore del Centro Studi Plinius che studia l’impatto di fenomeni naturali come terremoti ed eruzioni sull’uomo e sull’ambiente urbano, Clemente Mastella, europarlamentare Pdl e Segretario dei Popolari per il Sud e Angelo Bonelli, presidente della Federazione dei Verdi.

Trasmissione: RADIO 3 SCIENZA
Puntata/Servizio: IL GIGANTE ADDORMENTATO
Autore/Autrice: Vari
Data: 17-05-2011
Durata: 27’00” ca.
Descrizione: Per ora continua a fare da sfondo alle cartoline del golfo di Napoli. Ma un giorno il Vesuvio potrebbe ridestarsi, e nessuno sa quanto brusco sarà il risveglio. Interviste a due vulcanologi: Giuseppe Mastrolorenzo e Warner Marzocchi.

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IMMONDIZIA e DISCARICHE

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: TENSIONI NEL NAPOLETANO TRA COMITATI ANTI-DISCARICHE E POLIZIA
Autore/Autrice: Francesca Ghidini
Data: 05-06-2010
Durata: 01’15”
Descrizione: Tornano le tensioni nel napoletano tra comitati anti-discariche e polizia. Dopo gli scontri della notte scorsa tra manifestanti e forze dell’ordine a Terzigno – nel parco del Vesuvio – la tensione è ancora alta.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: UNA DISCARICA NEL PARCO DEL VESUVIO
Autore/Autrice: Giusy Sansone
Data: 26-07-2010
Durata: 01’34”
Descrizione: Inchiesta del Tg3 in una delle Riserve Naturali più importanti e più compromesse d’Italia. Nella zona protetta del Parco del Vesuvio una discarica mette a rischio i raccolti di centinaia di agricoltori e i residenti sono costretti a convivere con la puzza e i disagi.

Trasmissione: TG1
Puntata/Servizio: TERZIGNO, EMERGENZA RIFIUTI
Autore/Autrice: Francesca Ghidini
Data: 25-09-2010
Durata: 01’22”
Descrizione: Alcuni cittadini hanno fermato due mezzi compattatori che stavano uscendo dalla discarica, tra Via Panoramica e Via Zabatta, e li hanno dati alle fiamme. A Terzigno, che si trova alle falde del Vesuvio, sorge infatti una delle discariche più grandi della provincia napoletana. La protesta è contro la seconda discarica nel parco del Vesuvio. Cumuli di rifiuti anche a Napoli dove il questore ha annunciato che i mezzi usciranno scortati.

Trasmissione: TV7
Puntata/Servizio: IL PARCO DELLA “MONNEZZA”
Autore/Autrice: Alessandro Gaeta
Data: 04-10-2010
Durata: 07’15” (da: 01’30” a: 8’45”)
Descrizione: L’emergenza rifiuti a Napoli: nel servizio degli inviati di Tv7 il racconto di una notte di rabbia e disperazione degli abitanti di Terzino e Boscoreale, nuovo fulcro della protesta, contro una vecchia e una nuova discarica nel Parco del Vesuvio.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: FUOCHI E BARRICATE CONTRO LA DISCARICA
Autore/Autrice: Romolo Sticchi
Data: 18-10-2010
Durata: 01’28”
Descrizione: A Terzigno barricate e scontri tra polizia e manifestanti contro l’apertura della seconda discarica nel parco del Vesuvio.

Trasmissione: TG3
Puntata/Servizio: LA RIVOLTA NON SI FERMA
Autore/Autrice: Romolo Sticchi (con Carlo Ruggiero)
Data: 12-12-2010
Durata: 01’27”
Descrizione: Non si ferma la rivolta degli abitanti del Parco del Vesuvio contro rifiuti e discariche. Nella notte nuove tensioni con la polizia a Terzigno. Intanto le strade di Napoli sono ancora piene di immondizia.

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LEGALITA’ e ANTICAMORRA

Trasmissione: TG2 STORIE – RACCONTI DELLA SETTIMANA
Puntata/Servizio: CENTO PASSI DAL VESUVIO
Autore/Autrice: Gabriele Lo Bello
Data: 21-11-2010
Durata: 12’20” (da: 01’30” a: 13’50”)
Descrizione: Nella settimana in cui si festeggia la cattura del boss dei Casalesi, Antonio Iovine, Tg2 Storie vi racconta l’avventura di tre emittenti anti-clan: Radio Siani ad Ercolano, Radio Onda Pazza -dedicata a Peppino Impastato- a San Giovanni a Teduccio e la giovane Radio Sca, appena nata a Scampia.

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PS: beh, direi che per ora manca solo il link allo sceneggiato “L’ombra nera del Vesuvio”.
PPS: e chissà cosa riservano le Teche Rai!

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AGGIORNAMENTO (del 19 settembre 2013):
Nel giugno 2013 «Radio 3» ha dedicato quattro trasmissioni intitolate “L’impensabile. La prossima eruzione del Vesuvio“, a cura di Fosco D’Amelio, riascoltabili in podcast: uno, due , tre e quattro. (Anche tra i commenti: QUI).

Bufale apocalittiche

Il film “2012” ha diffuso a livello planetario la voce che l’apocalisse – secondo una profezia maya, così si sostiene – avverrebbe il 21 dicembre del prossimo anno.
Particolari allineamenti degli astri, movimenti inconsueti delle nuvole, incontri eccezionali con animali, sogni singolari e carichi di simboli… qualsiasi cosa può stimolare le emozioni e la fantasia, nonché le previsioni.
L’ignoto ci terrorizza, soprattutto quando è assoluto come il futuro (e questo nonostante tanti siano convinti che il destino sia già scritto o tracciato). Da qui la necessità di “prevederlo” e di renderne credibili le conclusioni attraverso tecniche – ragionamenti consequenziali, metodi di causalità, evidenze empiriche… – che forniscano quella dose di autorevolezza (che si presume, e talvolta si pretende, scientifica) necessaria a qualsiasi affermazione di questo tipo. Spesso basta il titolo dell’oratore: l’ha detto un sismologo… quindi dev’essere vero.
Oggi, 11 maggio 2011, un terremoto sconvolgerà Roma, ha detto un sismologo. Che poi sismologo non è. Anzi, non era. Ma gli organi di stampa – di livello nazionale, pubblici e televisivi come RaiNews24 – così ancora lo definiscono. Dicono che molti abbiano lasciato la capitale per il “pic-nic antisismico”, dicono che si sia diffusa una “psicosi”, dicono che abbia colpito soprattutto i cinesi (“quelli che non mollano mai”) (ma anche quelli comunque più “invisibili”, aggiungo, il ché darà “prova” della loro fuga fuori città).

RaiNews24, 10 maggio 2011
Terremoto a Roma? Negozi chiusi e molti in ferie
Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale. Si affollano gli agriturismi della provincia.
Gli Enti locali tranquillizzano. Il Codacons presenta un esposto in Procura per procurato allarme.

I cinesi a quanto pare ci credono, e non soltanto loro. Si svuota, alla vigilia dell’11 maggio 2011, la China Town della capitale: partiti quelli che non mollano mai. Si affollano gli agriturismi della provincia. C’e’ chi inventa il picnic antisisma. Si stila il decalogo antipanico. Squillano i telefoni dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. E la psicosi per il “terremoto di Roma”, previsto dal sismologo Raffaele Bembandi ha gia’ fatto pure il giro del mondo. Ci ha pensato la stampa internazionale. C’e’ pure un ultimo desiderio. Postato su Facebook: “Terremoto a Roma: l’ultima pasta e fagioli. Se devo mori’ moro contento”. Dall’altra parte, impugnano il buonsenso contro la ‘bufala’ istituzioni ed esperti che fanno ‘appello alla ragione’.
E’ preoccupata Renata Polverini? “”Assolutamente no. Io sono tranquilla, insomma, credo di no”. Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha addirittura annullato gli impegni fuori citta’, ostentando tranquillita’. Non si aggiungano “a quelle vere le finte paure”, dice, “finche’ si scherza si scherza…”. E comunque “il capitano e’ l’ultimo a lasciare la nave”. L’assessore di Roma Capitale alla Famiglia e alla Educazione Gianluigi De Palo invita i romani a mandare anche domani i figli a scuola.
Il Codacons, invece, presenta un esposto in Procura: denunciando chiunque – blog, siti web, tv, radio, giornali, ecc. – abbia diffuso informazioni contribuendo al panico generale su una “frottola”. Procurato allarme, abuso della credulita’ popolare. Ma chi ha potuto astenersi dal raccontare quel tormentone, che da giorni dilaga sulla rete? Dove si organizzano feste, riti propiziatori, brindisi e picnic all’aria aperta, aspettando il sisma? Tocchera’ denunciare anche il Guardian, e El Mundo, a questo punto. Intanto la Protezione civile ha affrontato la paura della gente, dedicando un ampio approfondimento sul portale.
C’e’ anche una sorta di decalogo, con domande e risposte degli esperti. No, non si puo’ prevedere, in alcun caso, un terremoto. Si’, il Giappone ha un sistema di Early Warning che in Italia non decolla perche’ difficile da utilizzare, viste le caratteristiche sismiche del territorio: concentrazioni urbane vicini a possibili epicentri. Unica difesa e’, insomma, la protezione. No, Roma non e’ fra le zone piu’ a rischio: nella carta italiana delle zone sismiche e’ su 4 al numero 3, “possibile oggetto di terremoti modesti”. No, infine, interrogandosi sulla fonte della ‘notizia’: Bendandi, sismologo autodidatta non avrebbe mai citato ne l’11 maggio ne’ la citta’ di Roma, nei suoi documenti.
Tanto rumore… Infondata che sia la paura per domani, si riflette sul terremoto. I geologi laziali denunciano, ad esempio, che il Lazio sia l’unica regione a rischio sismico a non avere rappresentanti della categoria nei Geni civili. La Protezione civile da’ dritte importanti su come capire se la propria abitazione e’ a rischio nella eventualita’ di un sisma. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che dedichera’ la giornata di domani alla divulgazione sui terremoti, ripercorre la storia di Roma degli ultimi mille anni, che “non registra sismi devastanti”. “Se un terremoto ci sara’ domani – conclude il presidente Enzo Boschi – o nei prossimi giorni, non sara’ forte”.
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PS: il canale all-news ha realizzato anche un servizio-video di 3’25”, qui.
PPS: il titolo del post è preso in prestito dall’ultimo libro del giornalista Andrea Kerbaker sulle “catastrofi annunciate (e mai avvenute) nel Terzo millennio“.
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AGGIORNAMENTO dell’11 MAGGIO 2011, h21:30
Ecco, ed ora chi vorrà trovare conferme non potrà che raccogliere avidamente tra le notizie provenienti dalla Spagna (a patto che ammetta, però, che il veggente è quantomeno strabico):
Terremoto in Spagna, almeno 7 mortiDue scosse, la prima di magnitudo 4.1, la replica di 5.2, hanno colpito alle 18:47 la costa sud della Spagna causando almeno 7 morti, con epicentro a 118 chilometri a sudovest di Alicante e a una profondità di appena 1 chilometro. [Fonte: RaiNews24]
[INGV: “Niente a che vedere con le “previsioni” per Roma”, al commento #01]

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AGGIORNAMENTO del 19 gennaio 2014:
Una galleria fotografica di “La Repubblica” (a cura di Ivano Pasqualino) riporta delle finte prime pagine di importanti quotidiani realizzate dal website “Buzzfeed.com”, il quale «ha provato a immaginare il modo in cui i giornali racconterebbero un eventuale Apocalisse nel 2014. Ogni testata presenta una diversa prima pagina in base al proprio taglio editoriale. Il sito infatti, usando fantasia ed ironia, accentua al massimo lo stile di ogni giornale nell’ipotesi di dover descrivere invasioni di zombie e cadute di asteroidi. A sorpresa spuntano anche i selfie degli zombie pubblicati su Instagram con l’hashtag #undeadselfies».

Clicca sull’immagine per accedere alla galleria di “Repubblica”.

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AGGIORNAMENTO (gennaio 2014):
In seguito ad alcune scosse sismiche avvertite in alcune zone d’Italia, il cantante Povia ha espresso una teoria singolare sulla possibile causa di tali terremoti (poi ribadita qui e in altri post successivi):

La spiegazione di Povia per i terremoti

Fonti: il profilo FB di Giuseppe Povia, “Il nuovo mondo di Galatea“, “Corriere della Sera“, “Giornalettismo” #1, “Giornalettismo” #2

AGGIORNAMENTO dell’11 febbraio 2014:
Francesca Sironi affronta il tema delle “bufale del web”, ovvero di quella miriade di notizie false che diventano vere solo grazie alle centinaia di migliaia di “like” che ricevono sui socialnetwork. La ragione di come sia possibile questo dilagare del nulla è spiegata da Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di sociologia dei new media all’università Carlo Bo di Urbino: «la veridicità di un messaggio viene data dal contesto […]. Se io vedo i miei amici su Facebook condividere una notizia, la ritengo affidabile, perché i miei amici lo sono. Dimenticando però che spesso possiamo avere una rete di connessioni molto più vasta di quella reale, e quindi che la comunicazione che avviene nel nostro “stream” sia in qualche modo incontrollabile. Non importa, il ragionamento è istintivo: Facebook sono i miei amici. Dei miei amici ho fiducia. Per cui ci credo e condivido io stesso. Anche se è una balla stratosferica. [Non ci si accorge dell’errore perché] i link nella maggior parte dei casi non vengono nemmeno aperti […]. Diversi studi hanno dimostrato che la condivisione può essere spesso superiore alla lettura: dico “Mi Piace” o ripubblico una notizia solo per quel poco che ho potuto capire dal titolo e dalle due righe di presentazione. È la fonte che ne legittima il senso: non serve niente di più». QUI.

AGGIORNAMENTO del 21 marzo 2014:
Fabio Chiusi ha presentato su “Wired” (20 marzo 2014) uno studio condotto da ricercatori delle università di Lucca, Lione e della Northeastern di Boston sul ruolo e sulle dinamiche delle bufale diffuse da troll sul social network Facebook. Il paper è disponibile online in pdf e si intitola “Collective Attention in the Age of (Mis)Information“. Tra i risultati, si attesta che «le affermazioni prive di fondamento si diffondono quanto le informazioni verificate» e che «diverse culture coesistono, ciascuno in competizione per l’attenzione degli utenti». Si tratta di un danno prodotto dal cattivo giornalismo «e perpetuato da un’opinione pubblica incapace di fare lo sforzo per separarlo dal buon giornalismo». Come ha sottolineato il World Economic Forum del 2013, «la disinformazione digitale di massa» è «uno dei principali rischi per la società moderna».
Il 22 marzo 2014, ne hanno scritto anche Walter Quattrociocchi e Gianni Riotta su “La Stampa”: Il potere della (Dis)informazione nell’era della grande credulità.

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ARTICOLI ARCHIVIATI TRA I COMMENTI:

            • Varie predizioni apocalittiche, riferite da “Il Post”: Il giudizio universale. Arriva domani all’una italiana, sostiene un predicatore americano: il Post non crede a lui ma a Google sì (20 maggio 2011), QUI.
            • Paolo Attivissimo, Pronti per la fine del mondo il 21? (“Il Disinformatico”, 18 maggio 2011, QUI). 
            • Come se non bastasse, gira anche la previsione di un’eruzione devastante del vulcano Marsili, il più grande vulcano sommerso d’Europa, situato nelle Isole Eolie: Sofia Lincos, Il maggio delle catastrofi: è il turno del Marsili (“Query. La scienza indaga i misteri”, 18 maggio 2011, QUI).
            • Non sono bufale in senso stretto perché vittime ne hanno causate, ma rientrano comunque nella categoria aperta con questo post per gli oscuri scenari prodotti dal panico che hanno fatto esplodere in larga parte del pianeta. Mi riferisco ai morbi e alle pandemie di origine alimentare (vere o presunte, ma comunque mediatizzate) che negli ultimi decenni periodicamente si sono presentate all’attenzione di milioni e milioni di persone minacciando stragi di massa. L’ultimo “cibo assassino” in ordine di tempo è il cetriolo spagnolo (poi risultato innocente) che avrebbe veicolato l’ignoto E.coli. “Le Nouvel Observateur” (3 giugno 2011) ricorda alcune delle crisi alimentari degli ultimi due decenni: Vache folle, concombre… la psychose de l’aliment qui tue. Avant l’affaire des légumes contaminés par la bactérie E.coli, l’Europe a connu plusieurs crises alimentaires:
              – 1981, l’affaire de l’huile frelatée en Espagne
              – 1986, la maladie de la vache folle
              – 1999, le “chickengate” ou l’affaire du poulet à la dioxine en Belgique
              – 2003, la grippe aviaire
              – 2011, l’épidémie de la bactérie E.coli (Eceh)
            • Bugarach, Francia, il rifugio dall’Apocalisse è qui (“La Repubblica”, 27 giugno 2011, QUI).
            • Armando Torno, L’anno delle profezie. Perché il 2012 eccita i catastrofisti. Le strambe teorie dai Maya ai film, “Corriere della Sera”, 28 dicembre 2011, QUI.
            • Brian Handwerk elenca le “sei bufale sulla fine del mondo” prevista per il 2012 (“National Geographic”, 4 gennaio 2012, QUI): “Le teorie apocalittiche che si basano sulla presunta profezia maya prevedono vari scenari, dall’arrivo di un asteroide a un’enorme esplosione solare – ma sono tutti completamente infondati“:
              1) L’impatto dell’asteroide e l’inversione dei poli
              2) Il pianeta X si schianta sulla Terra
              3) Allineamento galattico (il primo da 26.000 anni a questa parte)
              4) I Maya predissero la fine del mondo nel 2012
              5) Il Sole brucerà la Terra
              6) La predizione dei Maya non lascia dubbi
            • Marzia Papagna, Dayli Mail, il vulcano tedesco spaventa l’Europa, Galleria fotografica su “Repubblica.it”, 4 gennaio 2012, QUI.
            • Tra le Faq del website della Nasa c’è una pagina dedicata al “doomsday scare” del dicembre 2012, QUI.
            • Leonardo Tondelli, Grillo, il terremoto e le pseudoscienze, «ComUnità.it», 30 maggio 2012, QUI.
            • Marco Letizia, Il sisma? Tutta colpa del «complotto». C’è chi non crede alle cause naturali del terremoto dell’Emilia e sul web rilancia ipotesi alternative e fantasiose, «Corriere della Sera», 30 maggio 2012, QUI.
            • Jacopo Pasotti, Quando arriva il terremoto? Nessuno ora può prevederlo. Malgrado gli sforzi della comunità scientifica mondiale, il fenomeno naturale resta imprevedibile. Il perché lo spiega Gianluca Valensise, geofisico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (INGV), “La Repubblica”, 31 maggio 2012, QUI.
            • Mario Tozzi, Se il cane abbaia prima della scossa. Leggende (da sfatare) sul sisma. Le «verità» rivelate sul sisma e amplificate soprattutto dal web. Tutte, o quasi, false: eccole, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Michele Brambilla, Basta con le esagerazioni, l’Emilia non è scomparsa. Tutto viene enfatizzato a dismisura, a partire dalla paura della gente, “La Stampa”, 1 giugno 2012, QUI.
            • Ad un anno dal terremoto in Emilia (maggio 2012), Beppe Grillo continua a sostenere che la colpa del sisma è del fracking. Ne scrive Leonardo, il cui post (29 maggio 2013) ho copiato QUI.
            • Rosa Palomba, «Vesuvio, allarme per l’eruzione». Ma è un errore: tam tam vulcanico, “Il Mattino”, 23 aprile 2010, QUI.
            • Simona Marchetti, Un elenco compilato da 27 studiosi inglesi: come finirà il mondo? Gli scienziati delineano nove scenari. Poco probabile il maxiasteroide, le principali minacce provengono dall’umanità stessa, «Corriere della Sera», 13 settembre 2013, QUI.
            • Silvia Bencivelli, Le “scie chimiche”. La leggenda di una bufala. In una foto scattata dallo spazio le tracce delle scie di condensazione degli aerei nei cieli del Portogallo. Come una storia inventata da due truffatori americani nel 1997, per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, è diventata un articolo di fede, «La Stampa», 16 settembre 2013, QUI.
            • Ancora scienza e fine del mondo. Dopo gli esperti di Cambridge, ecco quel che profetizza il geologo Kurt Lambeck sul futuro («tra millenni») del territorio italiano: Addio Stivale, l’Italia destinata a cambiare. Il caratteristico profilo della penisola ha i millenni contati…, «Ansa», 20 settembre 2013, QUI.
            • Lorenzo Mannella, Tutte le bufale sui terremoti. L’ultimo profeta è Luke Thomas, che guarda a caso non ha alcuna base scientifica. I terremoti non si possono prevedere, ma in Rete saltano fuori le ipotesi più strane. Dal fracking fino a Haarp, “Daily Wired”, 15 novembre 2013, QUI.
            • A proposito di Fukushima, qualche scienziato ha avanzato l’ipotesi di «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Ecco come il discorso apocalittico, nella sua finta e urlata preoccupazione, riesce a ridicolizzare un problema grave. In questo caso, però, quel che mi colpisce è l’idea che si possa disporre degli spazi altrui (il sud del mondo) come e quando si vuole. “ArticoloTre”, gennaio 2014: QUI. E, comunque, ne aveva già scritto “Megachip” il 16 settembre 2013: QUI.
            • Non si tratta di una bufala, né di uno scenario apocalittico. E’ giusto un esercizio proposto dal website “Cracked.com“, il quale “ha chiesto ai lettori di inviare immagini sul tema “Che cosa succederebbe se i cellulari scomparissero all’improvviso” (alcuni l’hanno interpretata nella variante: “Se non fossero mai esistiti”). Prima conseguenza: dovremmo mandare gli sms via telegramma“. Ne riferisce il “Corriere della Sera” con una galleria fotografica (43 immagini) a cura di Paolo Ottolina (12 febbraio 2014).
            • In occasione del 1° aprile 2014, Leonardo Tondelli ha raccontato come funziona la “fabbrica delle bufale”: «[…] Ogni tanto qualcuno su internet scrive una storia smaccatamente falsa, volutamente paradossale (ad esempio un popolo rettile extraterrestre ha invaso la terra secoli fa e si nasconde tra noi); qualcuno la legge, la apprezza, la segnala ai suoi contatti; la storia si propaga finché non incontra esponenti di quella minoranza statistica che non riesce a capire la differenza tra cronaca e fiction. Purtroppo sono più di quelli che crediamo, e se a loro manca il senso critico, non fa difetto l’energia per indignarsi e trasmettere la loro indignazione: una volta arrivata fino a loro, la storia si spoglia di tutti quei tratti che ci consentivano di identificarla immediatamente come finzionale, e viene irradiata sotto forma di storia vera, da condividere con chi non crede alla realtà ufficiale!!1! […] Questa gente esiste, e oggi pubblicherà contenuti ridicoli, esponendosi al pubblico ludibrio. La questione però è molto meno divertente di quel che sembra, e forse dovrebbe stimolare un dibattito sull’atteggiamento di chi divulga notizie in rete: quanto è giusto usare l’ironia in un contesto in cui il 20% non la capisce? È chiaro che chi sta qui per far satira continuerà a farla, ma chi invece si veste di una relativa serietà fino a che punto può permettersi di usare un linguaggio figurato? Anche chi accusa Napolitano di golpe probabilmente all’inizio stava scherzando; se dopo qualche mese però si trova costretto a chiedere un procedimento di impeachment, è evidente che qualcosa sta sfuggendo di mano pure a lui. Disseminare storie false su internet è un passatempo che con gli anni mi sembra sempre meno divertente e sempre più pericoloso […]» (“ComUnità”, 31 marzo 2014, QUI).
            • A chi giovano le bufale e le teorie del complotto? Lo spiega (con linguaggio forte e colorito) Fabrizio Leone sul blog “Gente con le PalleQuadre” in un post del 2 aprile 2014, Complottisti: le contraddizioni e chi guadagna realmente: «[…] non fanno altro che sputare su grosse aziende e multinazionali, denigrando il concetto stesso di lavoro e tutto il resto, ma lo fanno intascando bei soldoni da Google (multinazionale) che mostra pubblicità di grosse aziende […]».
            • Razzismo, bufale e complottismo si mischiano nell’ultima notizia falsa che circola sul web, quella di una presunta epidemia di ebola in Italia – ovviamente taciuta dal governo, secondo i diffusori di questa disinformazione – per arginare la quale bisognerebbe chiudere le frontiere e bloccare l’immigrazione, soprattutto dall’Africa. Ne ha scritto ampiamente Leonardo Bianchi su “Vice” del 16 aprile 2014: In Italia non c’è nessuna epidemia di ebola (l’articolo è linkato anche da “Il Post”: Le bufale su ebola in Italia). Io ne ho conservato traccia in questo commento.
            • “Il Post” ha tradotto (27 maggio 2014) un articolo di Jesse Walker per “Slate” sugli studi relativi al complottismo, che evidenziano quanto nessuno sia “davvero immune alle teorie cospirazioniste“: E’ tutto un complotto.
            • Ecco una nuova bufala apocalittica che i webjournal rilanciano senza la minima verifica: “Il 10 novembre ci sarà una catastrofe”, l’allerta dal web terrorizza gli utenti” (“Leggo”, 3 novembre 2014). Non mi dilungo, anche perché il lavoro di smentita lo ha già fatto egregiamente “Bufale un tanto al chilo”: QUI.

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AGGIORNAMENTO del 10 aprile 2014:
Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini (“La Repubblica”, 9 aprile 2014, via-Associazione Luca Coscioni) spiegano perché «irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo» (in merito al caso Stamina, alla sperimentazione animale, al presunto ruolo dei vaccini nell’eziologia dell’autismo e alla ricerca e coltivazione di ogm) sono «una corda alla quale si sta impiccando il futuro di questo Paese», l’Italia. «La confusione sistematica e strumentale tra quel che si può credere, desiderare o preferire soggettivamente, e quel che si può provare o che è stato controllato e accertato oggettivamente, avrà un impatto diseducativo e destabilizzante sul piano di un presupposto culturale e civile che è da secoli il fondamento per una sana e funzionale convivenza democratica: la fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella politica». «Manipolare i fatti è pericoloso anche perché si rischia di aizzare le deboli menti impreparate». (Si veda anche “Il Post“).
Giulio Finotti (blog “Dai diamanti non nasce niente”, su “L’Espresso”, 9 aprile 2014), a proposito di bufale, pone l’accento su «cosa produce o rischia di generare questo sistema di pseudo-informazione, che per aumentare i profitti, inietta nella rete informazioni false, spesso inventate di sana pianta, che continuano ad essere poi diffuse anche per anni». Se ci rifacciamo ai soli website di news, la ragione per cui si producono e/o si diffondono notizie false «non può che essere quella legata al marketing virale. Si creano appositamente contenuti dal potenziale virale, ovvero che hanno un’alta probabilità di essere condivisi e diffusi attraverso gli stessi utenti sul web, al solo scopo di generare traffico. Anche se poi la notizia può essere smentita in un secondo momento, l’effetto è ormai ottenuto». Il problema, però, è a lungo termine: «cosa produrrà una tale massa di informazioni false? […] Penso alla sostituzione della realtà che viene effettuata, forse spesso inconsapevolmente (chissà) attraverso queste operazioni. [E’ così che pian piano si crea] il nostro universo percettivo. Come vediamo il mondo, che idea abbiamo di ciò che ci circonda».
In un articolo prettamente politico, Fabio Avallone (“Huffington Post Italia”, 10 aprile 2014) parla della disinformazione a fini elettorali perpetrata da un partito italiano e spiega che le conseguenze di tale “strategia” sono pericolose, a livello sociale: «Sotto il profilo del nostro essere comunità e della fiducia nelle istituzioni, invece, questo atteggiamento è devastante. Instillare la certezza che non si possa credere più a niente, che le istituzioni sono composte da bande di malfattori, falsari e bugiardi, pronti a fregarci con il più classico dei giochi delle tre carte, non può che portare ad un peggioramento della vita di tutti noi».

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AGGIORNAMENTO del 24 aprile 2014:
Solo oggi ho recuperato lo streaming video di una tavola rotonda dell’ “International Journalism Festival” del 2013 dedicata al complotto: “Con il supporto della Storia scopriremo cosa sia un complotto, come si organizza una congiura e cosa occorre fare perché funzioni. Così da separare quali vicende dei giorni d’oggi possano nascondere dei complotti e quali invece sono solo questioni complicate, dove la teoria del complotto serve a dare una chiave di lettura semplice ma fuorviante. Vedremo che cosa offre spazio alla formulazione di teorie complottiste misleading e qualche esempio pratico di teorie del complotto demolite dai fatti“. Ne parlano Paolo Attivissimo, Andrea Boda, Gaia Giorgio Fedi.

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AGGIORNAMENTO del 29 aprile 2014:
Pietro Minto ha spiegato su “Rivista Studio” (29 aprile 2014) cosa c’è dietro le notizie false e, in particolare, come «il vivacissimo ecosistema delle bufale [abbia] trovato un habitat perfetto nei social media: c’è chi ha fiutato il business e i click e ha fatto della disinformazione la sua linea editoriale, e non solo». Esistono la hoax (la notizia-farsa), la bufala (che punta a contrastare ogni svelamento, mirando all’ambiguità, alla palude tra il vero e il falso), la frovocation (la provocazione falsa), la notizia assurda-ma-credibile, il prodotto di fiction, la anti-notizia creata per far ridere, non per disinformare, la bullshit (che è pronunciata da chi «non sta ne dalla parte della verità né dalla parte del falso. I suoi occhi non guardano in nessun modo»).
Tutto ciò si basa sulla «superficialità che contraddistingue la lettura degli articoli online: letture non completate, condivisioni fatte senza aver letto veramente il pezzo, un torrente continuo di informazioni delle quali abbiamo sempre meno il controllo. Un modello di business basato sulla quantità e su dei lettori poco attenti: è l’Eden delle frottole».
Insomma, «l’idea di stampare bufale per aumentare lettori è vecchia quanto la stampa commerciale» e tra i suoi massimi esponenti c’è Mark Twain, che cominciò proprio così. QUI (o qui).

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AGGIORNAMENTO del 20 ottobre 2014:
Michael Allen ha raccontato su “Vice” (20 ottobre 2014, QUI) la storia di Chris Bovey, l’uomo che ha trollato i fan della teoria delle scie chimiche.

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AGGIORNAMENTO del 18 gennaio 2015:
“Repubblica” ha curato una inchiesta intitolata “Come ti costruisco una bufala sul web” (8 gennaio 2015), presentata con queste parole: “Il segreto della viralità dei falsi su internet si annida su Facebook. Perché qui si tende a fare amicizia con persone simili a noi che fruiscono i nostri stessi contenuti. Con i like che ne attirano altri succede che alcuni post palesemente farlocchi finiscano per acquistare un successo sorprendente. Le bugie diventano verità, i fake soggetti reali. Per un motivo che gli esperti ci spiegano in modo scientifico. Eccolo“. Il dossier, curato da Rosita Rijtano e Riccardo Staglianò, è diviso nelle parti seguenti: 1) Una battaglia contro la disinformazione; 2) “L’informazione è un virus”; 3) La giungla dei falsi cresciuta in rete; 4) Come evitarle? Verificare, sempre; 5) Un glossario per capire; 6) Ecco come ho ingannato tutti.

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AGGIORNAMENTO del 22 aprile 2015:
Raphael Zanotti racconta la vicenda di due avvocati che da alcuni anni sfornano bufale riprese dai mass-media e rilanciate sul web con il solo scopo di farsi pubblicità (“La Stampa”, 22 aprile 2015, QUI).

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INTEGRAZIONE del 17 marzo 2016:
Le complotisme, c’est du sérieux. Et, aujourd’hui, il a pris une dimension préoccupante, au point que le Gouvernement français a lancé une campagne intitulée «On te manipule».

Jonathan Bouchet-Petersen n’a écrit sur “Libération”: Le grand complot qui est-il, quel est son réseau ? Alimenté par la défiance envers les institutions, répandu via Internet, le conspirationnisme se renforce, en particulier chez les moins diplômés.

Tuttavia, “La Stampa” riferisce che con quelli “de coccio” pare che non ci sia niente da fare: Perché smentire le bufale è inutile, una completa perdita di tempo.

Secondo i debunker italiani, però, smascherare le bufale online non è inutile. Paolo Attivissimo (Il disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo) e David Puente (Bufale.net) lo spiegano in un articolo di Chiara Severgnini su “La Stampa” del 17 marzo 2016.

“Montagna ‘e ‘stu core, te voglio assaje bene”

Punta Nasone, o Ciglio, è la più caparbia delle testimonianze del grande e antico vulcano che un tempo dominava il golfo di Napoli e che una serie di forti eruzioni esplosive – alcune migliaia di anni fa – troncarono e distrussero. Quei cataclismi formarono una caldera al cui centro, come su un piedistallo, oggi si erge il Gran Cono del Vesuvio. L’imponente barriera semicircolare sul versante settentrionale di questo bacino è chiamata monte Somma e, senza apparire troppo enfatico, penso che possa essere legittimamente definito come un vero e proprio scrigno di tesori naturali e culturali.
Ogni anno, il sabato dopo Pasqua vi si tiene un pellegrinaggio chiamato “Il Sabato dei Fuochi” (ogni 3 maggio, inoltre, vi è anche un’altra festa: “Il Tre della Croce”, che quest’anno cade particolarmente vicino alla ricorrenza precedente), a cui ieri ha partecipato anche Ciro Teodonno.

Lo spirito comunicativo e narrativo di Ciro ha in serbo alcuni articoli che trasmettano il senso e il significato della famosa celebrazione. Oggi sul “Mediano” è apparso il primo contributo, relativo ad un incontro preparatorio che l’autore ha tenuto un paio di settimane fa con alcuni dei protagonisti della festa. Da parte sua vi si scorge l’emozione della scoperta, l’attenzione – che a volte è timore – a non interferire eccessivamente con i protagonisti del rito, il saper osservare partecipando, la consapevolezza del grande valore sociale delle tradizioni che in molte aree intorno allo stesso vulcano vanno scomparendo rapidamente. Nell’articolo, però, Ciro lascia che siano gli stessi protagonisti a raccontare il mito di fondazione del culto e le dinamiche del rito, riuscendo così a trasmettere a noi lettori il senso del loro orgoglio di fedeli attivi e responsabili verso una pratica tradizionale che li precede di molte generazioni, anche se sul finale passa anche una certa loro autoassoluzione a proposito dell’impatto ambientale dei festeggiamenti. Emerge, infine, anche quella particolare forma di rispetto – ben più che religiosa in senso istituzionale – nei confronti di una serie di gesti (la benedizione col vino da parte del capo-paranza) e di oggetti (la pertica “fiorita” da donare ai propri cari al ritorno in paese) che sarebbe superficiale e squalificante tacciare come magici o come sopravvivenze arcaiche: si tratta, piuttosto, di azioni dotate di senso particolarmente significative all’interno di quel contesto sociale e che, oggi come ieri, contribuiscono a tenere unita la comunità, a scandire il tempo sociale, a sottolineare e a trasmettere saperi, ruoli, orizzonti.

L’articolo (pubblicato oggi 1° maggio 2011 su “Il mediano“) inizia con il brano che segue e continua al primo commento:

Santa Maria a Castello, la tradizione continua
di Ciro Teodonno

Certo non risulta facile immaginare il Vesuvio come una montagna, anche se, la sua parte più antica, il Somma, viene spesso chiamata così, ‘a Muntagna. Forse perché ha un aspetto meno vulcanico del meglio delineato e riconoscibile Cono, per le sue verdi e umide pendici, per le sue creste irte e frastagliate. Non risulta comunque facile, interpretarlo come monte, poiché la nostra cultura ha in prevalenza trovato il suo sbocco culturale nel vicino mare e di cui ne è pervasa; questo quando l’immagine del Vulcano non viene addirittura annullata sotto una coltre che sfuma tra un colpevole oblio e un’ipocrita rassegnazione. 
La mostruosa urbanizzazione del Vesuvio ha dimostrato poi quanto invisibile potesse essere un vulcano attivo.
La lucida follia degli uomini, fa sì che si continui a non voler vedere; a negare l’esistenza del pericolo reale del Monte Vesuvio. Tanto da sostenere che al di là del Somma la lava e i gas non ci siano mai arrivati, il che forse è vero e in epoche recenti ma si forza così l’interpretazione storica con l’enfasi del luogo comune e probabilmente dell’opportunismo, omettendo il fatto che in passato, la zona settentrionale della caldera fu più volte interessata da flussi piroclastici e colate di fango, che ammazzano, come e più del temuto flusso di roccia fusa, cosa che accadde e con inusitato fragore nel 1631. 

(continua al commento #01)

PS: il titolo del post è una frase del poeta vesuviano Gino Auriemma, scolpita in una pietra lungo un sentiero del monte Somma.
PPS: i prossimi reportage sulle feste del Somma saranno archiviati tra i commenti di questo post.