La collina del disonore

A SSV mi è stata definita come “la collina del disonore”. E’ una discarica cresciuta a dismisura tra gli anni Sessanta e i Novanta, chiusa (formalmente, perché intorno è ancora un disastro) solo ai primi degli anni Duemila.
Per il mio studio ha un ruolo molto importante, infatti ogni intervista che ho raccolto ne ha fatto cenno: quella collina squadrata ti entra nella testa con la sua innaturale geometricità, col suo colore malato e la sagoma di quei tre o quattro alberi sacrificati per un illusorio ripristino ecologico. Mi sono ritrovato spesso a volgervi lo sguardo, ma mai come ieri ne sono rimasto impressionato. Pendolavo tra la mia Penisola e Napoli col jet via-mare, guardavo le forme che il vulcano assume quando ci si sposta da sud a nord, scattavo fotografie, riconoscevo luoghi e cognoli. Poi la vista di una sorta di gradino m’ha fatto saltare sul sedile: era il profilo della Ammendola-Formisano.
Di seguito alcuni scatti degli ultimi mesi, da varie angolature. La foto al tramonto è di Ciro Teodonno, le altre sono mie.

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