Tra onde e vulcani, Hokusai

AGGIORNAMENTO del 24 febbraio 2014:
A partire dal 1° aprile 2014, a scaglioni, gli evacuati della zona di Fukushima torneranno nelle loro case d’origine. I primi saranno 300 abitanti di Tamura, una città vicino alla centrale nucleare, e nei prossimi due anni rientreranno fino a 30.000 persone. Lo scrive Frédéric Charles su “Radio France Internationale”: Japon: des réfugiés de Fukushima autorisés à rentrer chez eux.

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11 thoughts on “Tra onde e vulcani, Hokusai

  1. Inserisco qui le notizie e/o le curiosità relative a “vulcani dell’altrove”.

    Su “Repubblica.it” di oggi, 15 agosto 2011, c’è una galleria fotografica intitolata “Java: ex-voto nel cratere per ringraziare gli dei“.
    La didascalia recita: “Indonesia, per ringraziare le divinità indu della prosperità, la salute e il buon raccolto si svolge a Java la tradizionale cerimonia Kasada nel corso della quale i fedeli gettano nel cratere del Monte Bromo ogni genere di offerte: animali vivi, frutta, verdura“.
    Le 18 immagini del reportage sono QUI.

    Approfondimenti sulla cerimonia Kasada sono QUI, QUI e QUI.

  2. Ho trovato un lungo e interessante articolo (maggio 2011) del prof. Shunji Murai (Università di Tokyo) che la rivista “GeoMedia” ha tradotto in italiano (il grassetto corsivo è mio):

    “GEOmedia”, 7 maggio 2011, http://www.rivistageomedia.it/Approfondimento/lezioni-dal-disastro-del-grande-terremoto-e-tsunami-del-giappone-est-311.html

    LEZIONI DAL DISASTRO DEL GRANDE TERREMOTO E TSUNAMI DEL GIAPPONE EST 311
    di Shunji Murai

    Questo rapporto riassume ciò che abbiamo imparato dal disastro del Gran Terremoto e Maremoto nell’Est del Giappone che avvenne l’11 Marzo 2011 su una vasta area. Include le descrizioni delle perdite dovute al disastro, le lezioni dai disastri passati e presenti, un focus su ciò che è stato fatto correttamente e cosa è andato storto, l’incidente nucleare della Centrale Nucleare di Fukushima (NPS, Nuclear Power Station) e le mie opinioni.

    Introduzione

    Il Giappone non sta ancora gestendo il disastro, ma soffrendo i disagi connessi, in particolare nella lotta per la stabilizzazione della Centrale di Fukushima. Ancora un mese dopo l’evento, il disastro conseguente, compresa la mancanza di elementi vitali, come la fornitura di acqua, gas, elettricità, petrolio, trasporti e così via è ancora in corso. Anche se tutti i giapponesi sono in lutto per l’orrore di questo evento, ritengo sia mio dovere come vecchio studioso di riferire al resto del mondo sul peggior terremoto e tsunami a memoria d’uomo che ha colpito il Giappone. Spero che questo mio report sarà utile per prevenire una tale miseria agli altri.

    Che cosa è successo e quali sono le perdite?

    Alle 14:46 dell’11 marzo 2011, un profondo terremoto di Magnitudo 9.0 si è verificato al largo di Sanriku (nord-est del Giappone) con un epicentro che copre una regione lunga 500 km (nord-sud) e larga 200 chilometri (est-ovest) nell’Oceano Pacifico (vedi Fig.1). Di conseguenza le aree danneggiate coprono un’area di 500 chilometri delimitata da una parte da Hokkaido (l’isola a Nord del Giappone) dall’altra fino al nord di Tokyo nel sud. Abbiamo avuto molti grandi terremoti in passato, ad esempio il grande terremoto di Kobe nel 1995 con 6.000 vittime ed un ‘area danneggiata limitata a molte decine di chilometri.

    fig01

    Un punto di controllo nel fondo del mare, gestito dalla Guardia Costiera del Giappone a una profondità di 1700 m ha registrato un movimento di 24 m verso Est e 5 m verticalmente. La stazione GPS della Geospatial Information Authority (GSI) che si trova sulla Penisola Oga ha mostrato un movimento di 5,3 m verso Est. È il più grande movimento crostale mai registrato in Giappone. Più di 300 scosse di assestamento sono seguite. È abbastanza inusuale per 77 scosse di assestamento manifestarsi con una magnitudo più forte di M6. La scossa di assestamento più forte si è verificata il 7 aprile con una magnitudo M7.1 che ha provocato la morte di 4 persone e dei tagli di energia elettrica in Aomori, Iwate, Akita e nella Prefettura di Miyagi a causa di danni alla sottostazione Miyagi, e alle Centrali Nucleari di Onagawa e Higashidori e alle Centrali termoelettiche di Hachinohe, Akita e Noshiro. Le scosse di assestamento hanno causato ulteriori danni a città e industrie già in sofferenza per il terremoto iniziale.
    Ero nella mia casa situata nella zona ovest di Tokyo, al momento del terremoto. Quando ho sentito che era pericoloso rimanere nella mia stanza mi precipitai fuori di casa assieme a mia moglie. L’agitazione continuò per quasi 3 minuti (di norma al più i terremoti durano solo un minuto circa, anche se molto grandi). Dopo che il terremoto si era manifestato ho acceso la televisione, non mi ero reso conto che danni molto gravi si erano verificati nella zona di Tohoku (a nord est del Giappone) e che uno tsunami era in arrivo.
    I danni, alla data del 9 aprile, circa un mese dopo il terremoto, sono i seguenti: 12.915 morti (finora confermati); 14.921 dispersi (solo riferito), 153.680 sfollati, 219.555 case distrutte, 2.200 strade danneggiate, 56 ponti crollati, 6 centrale elettriche a carburante distrutte. Le autostrade per Tohoku, sono state gravemente danneggiate. L’autostrada per Tohoku è stata riparata circa dopo due settimane, mentre la Tohoku Shinkansen non è ancora pienamente operativa, ma dovrebbe essere riportata all’operatività per la metà di aprile. Il danno principale è stato causato dal maremoto che ha spazzato via un numero enorme di persone, automobili, case, barche da pesca, porti e porticcioli (vedi Fig.2a e 2b).

    fig02a

    L’altezza dello tsunami è stata misurata come segue dal nord (altezza sulla costa/altezza raggiunta all’interno): Miyako (12,1m/37,8m), Kamaishi (9,3m/21,4m), Ofunado (11,8m / 23,6 m), Kesennuma (12,8m/19,6m), Minami Sanriku (dati 15,8m/non disponibile), Onagawa (dati 18,3m/nd), Ishinomaki (dati 10,3m/nd), Sendai (dati 9,3m/nd), Natori (Dati 9.0m/nd), Fukushima NPS (15m/nd), ecc. Il punto più alto dello tsunami è stato di 37,8 m sopra il livello del mare nel distretto di Taro, Miyako City, Prefettura di Miyagi, secondo l ‘indagine dell’Università di Tokyo. Lo tsunami ha colpito piccole città costiere cinque chilometri a monte lungo il fiume nel zona di Sanriku, dove la baia ha una forma topografica a V che ha accentuato l’altezza dello Tsunami. Lungo il fiume Kitagami, lo tsunami di 5m ha colpito la bocca in cui ha spazzato via tutte le strutture portuali e le barche, a 4 km all’interno lungo il fiume, un ponte è crollato, a 6 chilometri i villaggi sono stati inondati, a 14 km i campi agricoli sono stati inondati e a 49 km il livello dell’acqua della boa in una stazione di misura è improvvisamente salita di 10cm ad un ora dal terremoto. Perfino a Toda, 28 chilometri a monte del fiume Arakawa, allagando la Baia di Tokyo, il livello dell’acqua è salito 1 metro e 20 centimetri dopo il terremoto. Tale propagazione dello tsunami era normalmente inaspettata.

    fig02b

    Lo tsunami ha spazzato via 18.800 barche da pesca distruggendo 326 porti di pescatori e inondato 23.600 ettari di campi coltivati ​​con acqua di mare. Molte industrie quali le raffinerie di petrolio e gli impianti di alimentazione, elettrici ed elettronici e produzione di parti di automobile, impianti per alloggio materiale, pesci e altri centri di alimentazione, trasporti e così via sono stati distrutti, portando, ad esempio, l’arresto della produzione di auto Toyota e Nissan non solo in Giappone ma anche negli Stati Uniti. Lo tsunami ha gravemente danneggiato 43 linee ferroviarie, di cui sono stati distrutti 6.000 punti. Un totale di 22 chilometri di ferrovia sono stati spazzati via o sommersi dallo tsunami. Lo stato della linea JR Joban entro 20 km da Fukushima non è stato ancora studiato a causa dei rischi di radiazioni atomiche.
    Una quantità enorme di detriti e spazzatura, tra cui auto schiantate, sono state spazzate via dallo Tsunami con una stima di circa 25 milioni di tonnellate che richiederanno da tre a cinque anni per essere eliminate. Come prova necessaria per il risarcimento da parte delle assicurazioni auto, le vetture incidentate non potevano essere trattate come spazzatura fino a quando il proprietario o la targa dell’auto è stata confermata entro un certo periodo. L’immondizia è difficile da classificare e riciclare in quanto è completamente mista e può contenere elementi chimicamente pericolosi.
    L’incidente più grave è stato la distruzione della Centrale Nucleare di Fukushima laddove il sistema di raffreddamento e gli impianti elettrici ed elettronici sono stati gravemente danneggiati dallo tsunami (vedi Fig.3), con il conseguente straordinario riscaldamento dei reattori nucleari e delle strutture protettive. Di conseguenza, una esplosione di gas idrogeno è avvenuta nel reattore n° 1 alle 15:36 del 12 marzo e nel reattore N° 3 alle 11:01 il 14 marzo. Al fine di ridurre la pressione dei reattori, le valvole sono state aperte al reattore N°1 alle 10:17 del 12 marzo, alle 20:41 del 12 marzo al reattore n.3 e al reattore n.2 alle 11:00 del 13 marzo. Come risultato, le radiazioni atomiche fuoriuscirono inquinando l’aria, l’acqua e il suolo e, di conseguenza le verdure e il latte. L’acqua inquinata fuoriuscita è stata scaricata in mare, i pesci pescati a Ibaragi e nella prefettura di Fukushima furono contaminati da radiazioni Atomiche, e quindi rifiutati per la vendita al mercato. Questo è stato un grande shock per i Giapponesi che sono una nazione che si nutre di pesci, e consumano regolarmente Sashimi e Sushi.
    Nel raggio di 20 km 68.000 persone hanno dovuto spostarsi dalle loro abitazioni e 140.000 persone nel raggio tra 20 ~ 30 km hanno dovuto rimanere nelle loro case o evacuare. Il numero totale delle persone evacuate è stato di 450.000 come risultato non solo del terremoto e dello tsunami, ma anche dell’incidente alla centrale elettrica nucleare. I sopravvissuti e gli sfollati hanno dovuto soggiornare in case congestionate senza illuminazione, riscaldamento, acqua, cibo, coperte, ecc, nonostante le temperature sotto lo zero, fino a che il materiale di soccorso è arrivato. Gli sfollati stanno gradualmente tornando alle loro terre o in posti in cui i soccorritori possono offrire loro strutture vitali. Gli sfollati che si trovano ancora nei campi profughi sono soprattutto persone anziane di età superiore ai 60 anni. Due terzi delle vittime sono sessantenni ed oltre. Uno dei grattacapi è il danno alle scuole e al sistema di istruzione. 155 scuole che normalmente educavano 27.600 bambini non potevano aprire nel mese di aprile, un nuovo semestre nel sistema educativo giapponese.
    Le persone nell’area metropolitana di Tokyo sono state in preda al panico, in quanto tutti i treni e le metropolitane sono state interrotte rendendo impossibile per diversi milioni di persone di tornare a casa e difficile qualsiasi spostamento per andare in giro. Entro 30 minuti dal terremoto, tutte le bevande e alimenti registravano il tutto esaurito nei negozi. Dal giorno successivo, acqua, cibo, carta igienica e altri articoli sono stati venduti anche presso supermercati, grandi magazzini, negozi normali e così via. Stop di energia elettrica si sono avuti appena alcune centrali hanno fermato l’attività portando ad una mancanza generale di elettricità. La Tokyo Electric e Power Supply Company (TEPCO) aveva una capacità di 52 milioni di KW prima del terremoto ed è stata ridotta a 31 milioni di KW dopo il disastro, è tornata a produrre 40 milioni di KW un mese dopo il terremoto. Ma questo non è sufficiente a sostenere la richiesta industriale e domestica, che ha dei picchi di 60 milioni di KW nella stagione estiva. La Centrale Nucleare di Fukushima stava fornendo circa 9 milioni di KW. Ci sono state gravi carenze di benzina in quanto le raffinerie di petrolio sono state danneggiate. Quasi tutte le stazioni di gas e serbatoi sono stati spazzati via nelle zone costiere. Ciò ha causato problemi nel trasporto dei soccorsi per le zone danneggiate a causa della mancanza di carburanti. Anche a Tokyo due settimane dopo la catastrofe, abbiamo dovuto fare la fila di un’ora per le forniture di benzina che erano limitate a soli 10 litri per autovettura (dopo un mese il problema è stato risolto). Inoltre, quasi tutti i porti sono stati danneggiati dallo tsunami, mentre le strade e le ferrovie erano inutilizzabili. Solo gli elicotteri della difesa erano a disposizione delle squadre di soccorso. I telefoni cellulari e Internet non sono stati disponibili per molti giorni, il che ha reso le comunicazioni tra le zone sicure e quelle danneggiate, così come tra familiari e parenti, molto difficili. Parecchi sopravvissuti hanno perso i loro telefoni cellulari, ma anche se avessero avuto i loro telefoni cellulari, non avrebbero potuto usarli perché non c’erano servizi di energia elettrica.

    Lezioni dai disastri passati in Giappone

    I giapponesi sono ben istruiti sulle procedure di evacuazione in caso di terremoti e Tsunami, in quanto catastrofi terribili si sono già verificate in passato. In particolare la zona di Sanriku è stata pesantemente danneggiata dal grande tsunami del 1896 che uccise quasi 22.000 persone, tra cui il mio bisnonno. A seguito di questa terribile lezione, molte città costiere costruirono dighe per proteggersi dai futuri maremoti. Ad esempio, Kamaishi City, Prefettura di Iwate, ha costruito enormi frangiflutti lungo due chilometri di costa, con 20 metri di spessore, 8 m di altezza sul livello del mare e 65 m di profondità, annoverati come i più grandi frangiflutti nel Guinness dei Primati Mondiali (vedi Fig.4a e 4b). Il villaggio di pescatori Taro, Distretto Miyako, Prefettura di Iwate ha costruito frangiflutti alti 10 m di lunghezza totale 2,4 km contro gli Tsunami, in quanto il villaggio è stato già gravemente danneggiato dal maremoto del 1896 (con una altezza di 38.2m) e da quello del 1933. Ma questo frangiflutti, chiamato Muraglia Taro Grande è stato completamente distrutto dallo tsunami di questa volta, che era alto 14 metri, molto più elevato rispetto a quanto le autorità avevano previsto. Un solo villaggio, di nome Fudai Village, Prefettura di Iwate, ha resistito allo tsunami di 12m con una diga alta 15,5 metri. Il capo villaggio aveva costruito questa diga alta anche se molta gente lo aveva criticato per aver speso un budget enorme su questa struttura. Il capo precedente del villaggio era stato informato da un suo antenato che lo Tsunami del 1896 è stato alto 15 m, e una diga inferiore non avrebbe potuto resistere contro futuri maremoti. Nessuno degli abitanti del villaggio è morto.

    fig03

    Molta gente dice che lo tsunami è stato maggiore del previsto, ma lo Tsunami nel 1896 ha raggiunto un’altezza di 38m!
    Dovremmo avere imparato la lezione che l’ “hardware” che include frangiflutti molto alti, non può garantire di salvare la gente, mentre abbiamo bisogno di “software” e quindi di procedure per la fornitura di sistemi di allerta e di evacuazione
    .

    fig04a

    C’era un piccolo villaggio nel distretto di Aneyoshi, Miyako City, Prefettura di Iwate che è stato completamente danneggiato dagli tsunami del 1896 e del 1933 con soli 2 e 4 sopravvissuti, rispettivamente. Un antenato aveva costruito una lapide su cui era scritta una cosa importante: “non costruire alcuna casa al di sotto di questo punto”. La pietra si trova 60 metri sul livello del mare. Gli abitanti del villaggio hanno seguito questa lezione e costruivano le case nell’area superiore. Quando è arrivato lo tsunami tutti i paesani sono corsi su per il pendio fino a 800m e si sono rifugiati nelle loro case costruite sulla collina. Lo tsunami si fermò a 50 m di fronte alla Collina e tutti gli abitanti del villaggio si sono salvati.

    fig04b

    Nel caso del terremoto di Kobe del 1995, che ha ucciso oltre 6.000 persone l’istituzione di una banca dati geografica fu così importante per il recupero dei danni che molte amministrazioni locali hanno iniziato a dotarsi di una banca dati GIS, ma tutto, compreso il computer, il database, i backup, e anche gli stessi uffici sono stati spazzati via. La maggior parte delle persone ha perso le carte d’identità e i passaporti, il che ha reso difficile la loro identificazione con prove documentali. In diverse città, sono andati perduti tutti i database degli archivi anagrafici ufficiali come pure gli uffici stessi della città. E’ stato difficile contare le persone scomparse. Tali danni non erano previsti dalle esperienze dai disastri del passato.

    Lezioni dal disastro, giudizi sbagliati ed errori

    – L’incidente alla Centrale Nucleare di Fukushima

    Prima di tutto devo dire che non c’è nulla di assolutamente sicuro. Anche se molti giapponesi dubitano sulla sicurezza di una centrale nucleare, il governo giapponese e l’industria del settore ha convinto la popolazione a sostenere la costruzione di centrali nucleari, ritenendole assolutamente sicure. Nonostante la loro avversione per le questioni nucleari, in quanto i giapponesi sono stati l’unica nazione a sperimentare le bombe atomiche, la maggior parte della popolazione locale ha accettato la costruzione di centrali nucleari attraverso un referendum. Le società di energia elettrica e i loro consulenti hanno sempre detto che l’energia sarebbe stata più economica, se prodotta da centrali nucleari. Ma ora noi Giapponesi ci rendiamo conto che il costo è stato tremendamente alto e in aggiunta l’incidente è li a derubarli della loro vita e dell’uso dei terreni per un area vasta fino 250 chilometri (Tokyo è 250 km di distanza dalla centrale nucleare di Fukushima e la sua acqua potabile è in pericolo di contaminazione da radiazioni atomiche). Stiamo imparando quanto sia difficile, complicato e lungo il controllo di una centrale nucleare dopo un incidente.
    Ci sono stati molti errori di diverso tipo nella gestione del rischio della Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Mi permetto di elencare questi sbagli ed errori di valutazione. I fondamentali errori di valutazione sono stati:

    1) l’altezza prevista nell’ipotesi di uno tsunami era di 5,7 metri, mentre l’attuale tsunami è stato alto 15 m, e i generatori esterni di energia per l’emergenza erano situati al piano terra o inferiore,
    2) un generatore supplementare per le emergenze, come suggerito anche da autorità USA, è stato trascurato,
    3) TEPCO non ha considerato le possibili esplosioni di gas Idrogeno e
    4) il rivestimento di protezione per il recipiente a pressione del reattore con uno spessore di 16 centimetri di acciaio e lo spessore di 3 centimetri di acciaio del contenitore del reattore e 2 metri di calcestruzzo erano stati reputati in grado di resistere a qualsiasi forza.

    Gli sbagli effettuati e la cattiva gestione seguono questi punti. Per primo non c’era nessun direttore che poteva prendere decisioni rapide per dare seguito con azioni. Inoltre, furono stabilite precarie comunicazioni tra la centrale di Fukushina e il quartier generale della TEPCO. All’inizio la TEPCO esitava a raffreddare il reattore nucleare con l’acqua di mare in quanto così la centrale nucleare sarebbe diventata inutilizzabile in futuro. Poi la riduzione della pressione con l’apertura delle valvole è stata troppo lenta ed è stata permessa dal Governo solo dopo che la popolazione residente in un raggio di 10 km era stata evacuata a causa del rischio di radiazioni atomiche. Come risultato si è avuta una esplosione di gas Idrogeno che ha dato origine ad una tremenda fuoriuscita di radiazioni atomiche nella atmosfera e sui terreni (vedi fig. 5) [mancante]. La TEPCO ha continuato a spiegare che le centrali nucleari sono ritenute sicure per il fatto che tutte le radiazioni rischiose gassose e liquide erano racchiuse in contenitori per evitare qualsiasi sversamento all’esterno, anche dopo l’esplosione di gas Idrogeno avvenuta il giorno dopo, il 12 Marzo. Ad un mese dall’incidente, ora prendiamo atto che il mito della sicurezza assoluta dell’energia nucleare si è dimostrata sbagliata e la maggioranza dei giapponesi è ora al grido di “non più centrali nucleari”. Abbiamo imparato che le operazioni di arresto e la stabilizzazione delle centrali nucleari danneggiate richiederanno 20 o 30 anni. Un lungo cammino verso la meta finale. Sappiamo anche che non avremo un obiettivo finale da raggiungere, in quanto il problema delle barre di combustibile atomico spente rimarrà in quanto devono essere trattate in Francia e non in Giappone.

    – Giudizi sbagliati ed errori nella evacuazione

    Molti locali hanno commesso degli errori e valutazioni errate sebbene avessero avuto lezioni dai loro antenati su come evacuare da uno tsunami. Ma alcune persone non conoscevano abbastanza il comportamento dello tsunami. Per esempio Asahi City, nella Prefettura di Chiba, situata sulla costa del mare, è stata colpita dal primo Tsunami alle 15:45, un’ora dopo il terremoto, quando la popolazione locale era riuscita ad evacuare su una collina. Dopo che lo tsunami si ritirò, alcune persone scesero alle loro case sulla costa, e alcune persone hanno anche tentato di rifornire la propria auto di carburante. Ma un secondo tsunami arrivò a 16:20, 35 minuti dopo il primo tsunami e queste persone sono state spazzate via e morirono. Dopo il ritiro del secondo Tsunami, i sopravvissuti si sono dispiegati a cercare le vittime nella zona della città vicino alla costa in quanto non credevano che lo tsunami sarebbe tornato. Purtroppo un terzo Tsunami, ancora più grande, ha colpito la costa alle 17:26, un’ora dopo il secondo tsunami uccidendo le persone rimanenti. Uno dei sopravvissuti ha detto che non ci sarebbe più stato più nessuno tsunami dopo il secondo.
    Il verificarsi degli tsunami e la loro ricorrenza sono stati diversi da luogo a luogo. Il primo tsunami si è verificato 15 minuti dopo il terremoto, mentre lo tsunami maggiore arrivò 30 minuti dopo. Ma noi giapponesi sapevamo che gli tsunami a volte ci mettono molto tempo ad arrivare. Un esempio fu il grande tsunami alto 6m che ha colpito la zona Sanriku 22 ore dopo il Grande Terremoto avvenuto in Cile nel 1960, uccidendo 142 persone. Questa volta uno tsunami alto 2,5m ha colpito Cristo City, California USA, a 6.000 km di distanza dal Giappone dopo 10 ore. La nostra TV NHK annuncia immediatamente se dobbiamo prepararci per uno tsunami dopo ogni grande terremoto. In forza di ciò molte persone evacuarono al secondo o terzo piano di edifici in cemento armato. Avrebbero dovuto essere al sicuro, ma lo tsunami arrivò fino al quinto piano di alcuni edifici per i quali il tetto è stato l’unico posto al riparo.
    In Giappone, tutti i governi locali devono produrre mappe del rischio, che mostrano i luoghi di rifugio o bunker e le strade che vi ci conducono. Alcuni abitanti del villaggio seguirono queste mappe e sono riusciti a raggiungere il rifugio, ma in altri casi, non si salvarono in quanto l’altezza stimata degli tsunami era più bassa di quanto si sia verificato. Va detto che noi abbiamo commesso gravi errori nella produzione di tali mappe del rischio. 123 rifugi su 959 autorizzati da 9 città sono stati spazzati via, anche se molte persone vi si erano rifugiate in base alle mappe. In particolare, in Minami Sanriku City, 31 dei 78 rifugi sono stati spazzati via! Il centro di prevenzione delle catastrofi in Kamaishi City che era previsto per il salvataggio dei profughi è stato spazzato via e 54 su 200 sfollati morirono..
    C’è stato un interessante rapporto in cui a Sumo Hama, Distretto Miyako, Prefettura di Iwate, sono riusciti ad evacuare 109 persone su 110 abitanti di un villaggio su una collina di sicurezza, anche se il villaggio non aveva frangiflutti contro lo Tsunami. Gli abitanti di questo villaggio provavano le procedure di evacuazione per tsunami ogni anno, tra queste anche la comunicazione tra gli abitanti dei villaggio e le strade di evacuazione.
    Nella Scuola Primaria Funakoshi che si trova nella città di Yamada, prefettura di Iwate, la scuola stessa è stata designata come luogo di rifugio in quanto si trova 13 metri sopra il livello del mare. 176 bambini della scuola sono stati evacuati e portati in questa scuola ma il signor Shuzo Tashiro (55), un aiutante della scuola ha ritenuto che il ricovero non era abbastanza alto quando ha visto l’onda dello tsunami sulla costa. Egli ha invitato tutti i bambini e gli insegnanti a fuggire fino a una collina 40m più alta. Poi arrivò lo tsunami e inghiottì la scuola. Se egli non li avesse guidati alla collina più alta, tutte le persone sarebbero morte.
    C’è stata un’altra storia di successo nella città di O-Arai, prefettura di Ibaraki, che è stata colpita da uno Tsunami di 5m. Un giovane vigile del fuoco di 19 anni ha continuato a gridare di fronte al disastro con un microfono senza fili che mette in guardia le persone attraverso 45 altoparlanti: “Fuggite su una collina più alta immediatamente” anche se lo tsunami è arrivato fino all’altezza delle sue gambe, ha continuato a urlare anche dopo che lo tsunami si allontanava “Restate lì e non vi muovete” per due ore e mezza. Come risultato tutti i locali, tra cui una vecchia signora all’età di 91 anni sono stati perfettamente salvati. La lezione fu che era ovvio che il “software”, in particolare i sistemi di comunicazione, sono più efficaci dell’ “hardware” rappresentato dai super alti frangiflutti. Posso dire che il software è molto più redditizio rispetto al costoso hardware.

    Chi è sopravvissuto e chi no

    Oltre alle storie di cui sopra, vorrei introdurre diverse storie felici e infelici come segue.

    Quando una signora anziana di 60 anni è stata inghiottita dallo tsunami e stava saltando su e giù in acqua, cercando di raggiungere la superficie, per fortuna un “Tatami”, la stuoia giapponese, galleggiava davanti a lei. Ha saltato sul Tatami ma era in un vortice rotante ad alta velocità. Di nuovo per fortuna una casa di legno a galla le passo a fianco così saltò sul suo tetto. Alla fine è stata salvata da un elicottero.
    Una giovane madre con due figli ha cercato di rifugiarsi verso la sua macchina, ma lei non poteva muoversi a causa di un ingorgo di traffico. Ha deciso di tornare indietro ma non riuscì a fare un’inversione a U, andò sulla corsia opposta e accelerò in retromarcia. Finalmente poté sfuggire allo tsunami, ma molte auto davanti a lei sono state spazzate via.
    Un’altra giovane madre ha cercato di evacuare in un rifugio su una collina in auto insieme alla madre e ai figli. Ha ascoltato la voce di un poliziotto al grido di “Lo Tsunami sta arrivando”. Ha deciso di uscire dalla macchina e ha portato la madre con i suoi bambini in un bosco collinare nelle vicinanze. In pochi secondi, lo tsunami è venuto e ha spazzato via la sua auto insieme ad altre auto di fronte a lei. Cinque giorni dopo ha ritrovato la sua macchina rovesciata e schiacciata.
    Il Sindaco della Città di Otsuchi Town, prefettura di Iwate, ha organizzato una festa di soccorso subito dopo il terremoto insieme ad altri Agenti, all’esterno del Municipio. Il vice Sindaco della Città ha realizzato che stava arrivando lo tsunami e ha gridato di scappare al quinto piano in cima al palazzo per Uffici della Città. Quando il vice Sindaco ha raggiunto il tetto dell’edificio, il Sindaco stava correndo dietro di lui ma è stato spazzato dallo tsunami. Non c’era una differenza maggiore ai 30 secondi tra la sicurezza e la morte. Allo stesso modo nella città di Onagawa, un signore corse al piano quinto (alto 15 m) sicuro, ma ha detto che nessuno poteva credere che lo tsunami sarebbe arrivato sino a questa altezza (vedi fig. 6).
    Un giornalista dell’Iwate Tohoku Newspaper ha cercato di guidare la sua macchina per raccogliere informazioni sui danni. Ha portato il suo personal computer dall’ufficio del secondo piano alla macchina. Anche sua moglie lo ha aiutato ma ha capito che lo tsunami stava arrivando. Ha urlato al marito di fuggire al secondo piano subito, ma era troppo tardi per lui, sebbene sua moglie potesse sfuggire. Ella vide il volto del marito nell’onda dello tsunami.
    Una donna fuggì al secondo piano della sua casa, dove lo tsunami arrivò fino quasi al soffitto. C’era solo un piccolo spazio, circa 20 cm per poter respirare. Aggrappata ad una guida della tenda per impedire di essere spazzata via per più di 30 minuti fino a quando lo tsunami si allontanò. Ha avuto la fortuna di essere soccorsa la mattina successiva, ma ha dovuto passare una notte molto fredda tutta bagnata con temperature al di sotto sotto dello zero.
    Una nonna di 80 anni e un nipote di 16 anni, sono stati salvati 9 giorni dopo il terremoto. La loro casa è stata spazzata via per circa 100 metri rispetto alla sua posizione originale nella direzione verso la costa a Ishinomaki City, Prefettura di Miyagi. La casa è crollata, ma per fortuna la cucina galleggiava in acqua e sono stati costretti a rimanere dentro la stanza per diversi giorni poiché la nonna non poteva muoversi per fuggire. Il nipote poteva muoversi verso la cucina vicina, ha trovato l’acqua, dolci e yogurt in frigo, che dava a sua nonna. Infine, il nipote è riuscito a fuggire nove giorni dopo e allertando una pattuglia di soccorso. Casi come questo sono stati molto rari.
    In un ospedale situato a Rikuzen Takada City, Prefettura di Iwate, il segretario generale della struttura ospedaliera ha cercato di portare un dispositivo di comunicazione satellitare collocato al piano terra fino al quinto piano. Lo ha consegnato ad uno dei suoi collaboratori e ha cercato di salire al quinto piano, ma era troppo tardi. Il personale poté sfuggire sul tetto della struttura ospedaliera con il dispositivo di comunicazione satellitare ed è così sopravvissuto. Lo tsunami arrivò fino al quarto piano e uccise tutti i pazienti che soggiornavano nel terzo e quarto piano, e anche nel quinto piano.
    La velocità dello Tsunami si dice essere stata di 800 km all’ora in oceano e da 40 a 60 chilometri all’ora sulla costa e sulla terraferma.
    E’ stato molto più veloce di quanto si fosse previsto.
    Mr. Ohtomo, Wakabayashi District, Sendai City, Prefettura di Miyagi aveva capito molto tempo prima del terremoto che non era opportuno per la città di Sendai designare una scuola elementare come ricovero per uno Tsunami e ha chiesto a Sendai City nel settembre 2010 di cambiare la mappa del rischio con un rifugio in un altro luogo. Quando lo tsunami ha colpito il distretto di Mr. Ohtomo, egli non andò verso la scuola, bensì su una strada più alta dove vide in basso la scuola inghiottita dallo Tsunami fino al livello del secondo piano. La strada che ha scelto era al sicuro, trovandosi al confine della zona dove è arrivato lo Tsunami. 300 persone avrebbero potuto sopravvivere sulla strada, ma molte altre persone che hanno seguito la mappa dei rischi sono morti a scuola.
    Un figlio di Mr. Shigeatu Hatakeyama, un proprietario di cultura di ostriche in Kesennuma, Prefettura di Miyagi, ha tentato di fuggire in mare aperto nella sua barca da pesca, ma la prima ondata dello tsunami ha colpito subito la barca e quasi si rovesciò. Egli si gettò in mare, ma è stato spazzato rapidamente in mare aperto verso una vicina isola di nome Oshima. Riuscì a nuotare verso l’isola, ma il suo punto d’arrivo fu il giardino di una casa situata a 20 metri sul livello del mare. Fu salvato da un elicottero di soccorso della Navy Patrol e poté tornare a casa sua dopo tre giorni.
    Mr. Jun-nosuke Oikawa, un vigile del fuoco a Minami Sanriku Town, prefettura di Iwate, stava guardando lo Tsunami attraverso un monitor nel suo ufficio. Poiché i suoi colleghi stavano lavorando nei pressi della costa per evacuare le persone, è andato fuori dell’ufficio per dire loro di fuggire. Ma in quel momento lo tsunami era appena arrivato ​​e così è tornato nel suo ufficio al secondo piano. Lo tsunami, alto quasi 20 metri ha colpito il suo ufficio e l’acqua sommerse la sua stanza. Egli è stato sbattuto fuori per circa 500 metri verso monte. Si è aggrappato a un tronco ma la velocità era di circa 30 km all’ora che non gli consentiva di tenersi saldamente. Poi la Tsunami ha cominciato a retrocedere, e rapidamente lo ha trasportato a 1 o 2 km in mare aperto. Poi il secondo tsunami è arrivato e lo ha respinto in su di nuovo. A causa della spazzatura galleggiante, non poteva raggiungere la superficie dell’acqua. Nevicava e in acqua molto fredda, egli ricorda di aver visto terra prima che cadesse inconscio. Quando si svegliò alle ore 0:00 del 12 marzo, è stato salvato in una fabbrica che si trovava a 5 km dal centro di prevenzione incendi del suo ufficio. E ‘stato veramente fortunato.

    fig06

    Predizione dei terremoti

    Nessuno è riuscito finora a prevedere i terremoti. E’ una delle scienze e delle tecniche più difficili del mondo. Neanche gli scienziati e gli ingegneri sismici giapponesi ci sono ancora riusciti. Ho provato a fare una previsione utilizzando stazioni GPS fisse situate in tutto il Giappone, che sono state costruite dalla Geo-Spatial Information Authority (GSI). Il Dr. Harumi e io abbiamo sviluppato un metodo per la previsione controllando se i cambiamenti nelle dimensioni dei triangoli tra le stazioni GPS superano una certa soglia. Ho già presentato un documento sulla “previsione dei terremoti con dati GPS” a GIM-international, a Coordinates e al Journal of Digital Earth. Purtroppo il dottor Araki e io siamo pensionati che non hanno assistenti ne fondi di ricerca. Potremmo confermare che tutti i terremoti in passato hanno mostrato segnali prima che si siano verificati, ma non potevamo prevedere esattamente in quale giorno il terremoto si sarebbe verificato. Il periodo più lungo tra i cambiamenti rilevati e il verificarsi del terremoto era di due mesi e il più breve caso è stato di un solo giorno. Purtroppo molte persone non hanno mostrato interesse per la nostra ricerca e il metodo è stato trascurato, anche se siamo riusciti a brevettarlo nel 2006 come brevetto giapponese.
    Il Dr. Araki e io non siamo interessati a attività economiche, ma a dare contributi per aiutare le persone. Spero che qualcuno possa seguire il nostro metodo di previsione in futuro.

    Ruolo delle Tecnologie geo-Spaziali per la Gestione dei Disastri

    RS (Remote Sensing) e GIS sono utili per la valutazione dei danni per confrontare le situazioni prima e dopo il terremoto e lo tsunami. Ci sono due argomenti rimarcabili in questa occasione. Uno che le immagini satellitari ad alta risoluzione hanno mostrato chiaramente i danni e gli infortuni sulla Centrale Nucleare di Fukushima. Il rilevamento aereo era non disponibile a causa del livello elevato delle radiazioni atomiche in aria, e anche per la distruzione degli aeroporti locali. Le immagini satellitari hanno mostrato i danni agli edifici della Centrale Nucleare causata dall’esplosione di gas idrogeno, che sono state utili per la pianificazione degli interventi. Un altro argomento è la valutazione dei danni mettendo a confronto le immagini prima e dopo il terremoto e lo tsunami. Dato che l’area danneggiata è stata così grande, gli elicotteri erano inadeguati. Immagini satellitari ad alta risoluzione e anche di tipo SAR sono state veramente utili per capire l’entità del danno (cfr. fig. 7).

    fig07

    Pasco analizzò immagini satellitari ad alta risoluzione e ha riferito che il 70% delle aree danneggiate dallo tsunami erano inondate ancora il 24 Marzo, quasi due settimane dopo il terremoto. Le compagnie di assicurazione in giappone hanno annunciato che provvederanno al risarcimento per un’assicurazione contro i terremoti valutando immagini satellitari ad alta risoluzione o fotografie aeree, senza indagini in sito, in quanto l’accesso alle zone danneggiate è difficile e, quindi, gli edifici non possono essere localizzati o valutati.
    Un registratore di onda GPS a 20 km al largo di Kamaishi city ha mostrato un’onda alta 6.6m (il primo tsunami) che generalmente dovrebbe essere raddoppiata in funzione della profondità del mare e delle condizioni topografiche a terra. Il registratore ha mostrato che vi sono state 7 onde per tsunami in circa 6 ore (vedi fig. 8). Un registratore GPS di questo tipo non può essere considerato come un sistema di allarme precoce, in quanto la velocità degli tsunami raggiunge 800 km/h in tratti di mare profondo e si riduce a 60 ~ 100 chilometri all’ora sulla costa e sul territorio. Questo significa che le città in un raggio di 10 chilometri saranno inondate dalle onde dello tsunami in soli 10 minuti.
    Gli UAV sono stati molto utili per fotografare la centrale di Fukushima per analizzare nel dettaglio i danni e l’azione di pianificazione successiva, essendo in pratica impossibili gli ordinari rilievi aerei per via del rischio delle radiazioni atomiche, mentre le immagini satellitari ad alta risoluzione sono state utili anche nelle fasi iniziali.

    fig08

    Ringraziamo Digital Globe, Google, JAXA, RESTEC e molte altre organizzazioni per il rilascio delle immagini satellitari per scopi di confronto su Internet. Ringrazio anche YouTube per la diffusione delle immagini video dello tsunami e altre scene. Molti giapponesi hanno ripreso video e immagini del terremoto e i danni dello tsunami giapponese usando macchine fotografiche digitali e videocamere che sarebbero ottimi riferimenti, in futuro, per stabilire le contromisure su come prevenire, ridurre o attenuare gli effetti del disastro.

    Considerazioni conclusive

    Anche se la mia famiglia e la mia casa a Tokyo sono al sicuro senza alcun danno, non potevo stare a guardare le scene TV in quanto la situazione reale era veramente triste. Ho simpatizzato con le persone colpite e con coloro che hanno perso la vita, ma come un vecchio uomo che vive a Tokyo non posso aiutare direttamente le persone se non tramite donazioni. Quello che posso fare è quello di informare i miei amici e i colleghi in tutto il mondo sulle reali storie e situazioni. Questo potrà essere in qualche modo utile per la nostra società per aiutare a salvare vite umane in futuro.
    In conclusione, il Giappone ha commesso un grave errore nel programmare le Centrali Nucleari come sviluppo sostenibile che si è rivelato invece non sostenibile.
    Vorrei dire che le catastrofi naturali e di origine antropica possono essere molto più grandi di quanto possiamo immaginare.
    Il cosiddetto mito della sicurezza non può essere invocato.
    Un evento con una probabilità di uno su migliaia di anni potrebbe verificarsi domani, ovunque e in qualsiasi momento.
    Sarei lieto di sapere se sei diventato più saggio leggendo il mio articolo.
    Infine, porgo le mie condoglianze a quelle vittime e ai loro familiari che sono persi a causa del Grande Terremoto del Giappone Est 311. Ringrazio tanti amici provenienti da paesi stranieri e delle regioni che mi hanno inviato parole gentili per incoraggiare me così come il popolo giapponese.

    Shunji Murai

    (Traduzione di Renzo Carlucci)

    La versione originale in inglese ricevuta dal prof. Shunji Murai è a questo link.

  3. Su “Repubblica-Napoli” (15 marzo 2012) Sonia Oloferni ha curato una galleria fotografica relativa al 52esimo anniversario del gemellaggio (dal 3 maggio 1960) tra Napoli e la città giapponese di Kagoshima. Quest’ultima, come Napoli, “ha quell’aspetto di città da cartolina con tanto di baia, mare e vulcano che l’abbraccia e insieme rapisce lo sguardo del geografo come dell’appassionato viaggiatore. Il vulcano della città del Giappone si chiama Sakurajima e ricorda molto il Vesuvio”.
    Le immagini della notevole somiglianza tra le due città sono QUI.
    – – –
    Da Wikipedia, copio qualche informazione sul vulcano SAKURAJIMA:
    Il Sakurajima è un vulcano attivo nella Prefettura di Kagoshima, nel Giappone sud-occidentale. [mappa] [Ha tre picchi, il più alto dei quali è di 1117 m s.l.m.]. Il nome, tradotto dal giapponese, significa “isola dei ciliegi” (sakura = ciliegio, jima o shima = isola), per via delle abbondanti colture di questi alberi da frutto. […]
    L’eruzione del 1914 è stata la più potente eruzione vulcanica del XX secolo mai avvenuta in Giappone, e le colate prodotte in essa unirono il vulcano alla terraferma. Prima di quell’anno, il vulcano era stato quiescente per più di un secolo. Testimone dell’evento fu il vulcanologo statunitense Frank A.Perret.
    L’eruzione iniziò l’11 gennaio 1914. Allarmata dai frequenti terremoti che da qualche tempo si avvertivano in maniera sempre più crescente, la popolazione s’era già messa al sicuro. Il vulcano dapprima manifestò una serie di forti esplosioni che crearono un’altissima nube eruttiva, poi generò imponenti colate laviche che si riunirono ben presto in un unico fiume di fuoco liquido. Il 13 gennaio, un violentissimo terremoto uccise 35 persone.
    [descrizione dell’evento da parte del vulcanologo Omori: pdf] […]
    Dopo il 1914, il Sakurajima entrò nuovamente in eruzione nel 1955, costringendo nuovamente gli abitanti a lasciare la zona. Cinque anni dopo, sulla montagna fu eretto l’omonimo Osservatorio Vulcanologico [link], al fine di monitorare il vulcano e di prevenirne le eruzioni: nella zona intorno ad esso vivono non meno di 680,000 persone, e la stessa Kagoshima si trova a soli 8 km dalla bocca del vulcano. Sono stati costruiti appositi rifugi nei dintorni della città, al sicuro da colate piroclastiche e dalla pioggia dei lapilli, ove le persone possono mettersi al sicuro nel più breve tempo possibile grazie ad adeguatissimi ed efficientissimi piani d’evacuazione, che scattano con il suono di una sirena.
    Dopo l’ultima, significativa eruzione nel 1991 e quella più recente del maggio 2009
    [video], il Sakurajima è entrato nella lista denominata “Decade Vulcano”, un progetto che riguarda lo studio approfondito di 16 vulcani, sparsi intorno alla Terra, le cui condizioni geologico-ambientali possono essere utili alla comprensione delle dinamiche eruttive e dei disastri ad esse collegati.
    Il Sakurajima fa parte attualmente del Parco Nazionale Kirishima-Yaku, ed è meta abituale di molti turisti
    .
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    Alcuni saggi (che devo procurarmi) in cui si fa riferimento al rischio vulcanico (da una prospettiva sociologica e/o psicologica) del Sakurajima:
    1) Douglas Patona, Leigh Smithb, Michele Dalyc, David Johnstond, “Risk perception and volcanic hazard mitigation: Individual and social perspectives“, 2006-2008: QUI.
    2) Donald W. Peterson, “Volcanic Hazards and Public Response“, 1988: QUI.
    3) Amy Donovan, Clive Oppenheimer, Michael Bravo, “Social studies of volcanology: knowledge generation and expert advice on active volcanoes“, 2010-2011: QUI.
    4) David K. Chester, “Volcanoes, society and culture“, capitolo 14 di QUESTO libro, 2005.
    5) C. Davison, “The Sakura-Jima Eruption of January, 1914” (in “Nature”, 98, 57-58, 21 September 1916): QUI.

  4. “Il Foglio”, 21 marzo 2012, http://www.ilfoglio.it/recensioni/563
    “Zona proibita” di William T. Vollmann – Mondadori, 122 pp., 10 euro
    di Giulia Pompili
    Dal giorno della triplice catastrofe giapponese, il giorno del terremoto nel Tohoku cui seguì il maremoto e l’incubo nucleare di Fukushima, decine di giornalisti hanno tentato di attraversare la “zona rossa”. In molti ci sono riusciti, nonostante tutti vendessero la propria esperienza come “esclusiva”. Ma il desiderio di fotografare i chilometri di macerie trasportati dal mare nell’entroterra, di raccontare da dentro una crisi atomica seconda solo a Chernobyl, e soprattutto l’ambizione di essere i primi a farlo, ha reso spesso spasmodica e al limite del ridicolo la ricerca della verità, se mai in un disastro simile possa essercene una. Il primo vantaggio di “Zona proibita. Un viaggio nell’inferno e nell’acqua alta del Giappone dopo il terremoto” è che il suo autore non è un giornalista. William T. Vollmann, classe 1959, vive a Sacramento, in California. E’ considerato uno dei maggiori esponenti della narrativa contemporanea americana, anche se in Italia da leggere c’è ancora poco. La sua peculiarità sta nel fatto di realizzare reportage con gli occhi del letterato, e non del giornalista. E’ stato in Afghanistan, in Bosnia, al Polo nord, in mezzo alle prostitute di Manhattan. E poi ha scritto, una mole impressionante di libri.
    Erano passate due settimane dalla triplice catastrofe giapponese quando Vollmann ha deciso di partire. Sin dalle prime pagine, mentre cerca di capire come diavolo funziona un contatore Geiger, dichiara esplicitamente di non voler raccogliere né statistiche né misurazioni: “Ho pensato che sulle più profonde questioni sollevate dalla tragedia in atto, nessun ‘esperto’ potesse dire di più di chi ne pativa le conseguenze”, e poi però spiega di non aver trovato utile “andare in cerca delle persone più sofferenti”. Un atteggiamento “prudente e rispettoso”, lo definisce Vollmann, che gli permette di entrare in contatto con gli altri, quelli a cui lo tsunami ha cambiato la vita, e a cui nessuno ha dato voce. Vollmann arriva a Sendai quando gran parte delle macerie sono state portate via. Sale fino a Ishinomaki, che però “era in condizioni migliori di Rikuzentakata. Ma che importa: c’è o non c’è sempre un posto peggiore?”. E così, forse, la pensano anche le famiglie che incontra sulla strada. Kawanami Shugoro, sessantasei anni, che gli racconta con minuzia di aver dormito per giorni a terra, senza riscaldamenti, in mezzo alla neve, sereno dopo essersi assicurato che i suoi nipoti stessero bene. E quando Vollmann gli chiede di che colore fosse il maremoto, lui ha ancora la grazia di ridere
    .

    – – –

    “Rivista Studio”, 3 aprile 2012, http://www.rivistastudio.com/editoriali/libri/misurare-la-realta/
    Misurare la realtà
    “Zona proibita” (Mondadori) è un libro/reportage da Fukushima di Vollman che ci insegna a “misurare” la realtà
    di Cristiano de Majo
    Poche settimane dopo il disastroso terremoto che ha sconvolto il Giappone, il leggendario scrittore William T. Vollmann si avventura nella zona a massimo rischio di contaminazione nucleare (la cosiddetta “Zona proibita”), munito solo di guanti da cucina in gomma, mascherina e di un rivelatore di radioattività poco credibile. Quello che ne viene fuori è un reportage terribile sulla vita quotidiana in un paese devastato. E proprio nelle città e nei villaggi più colpiti dal terremoto, dallo tsunami e dalla contaminazione nucleare Vollmann rintraccia l’inquietante annuncio di un futuro che riguarda tutti noi.
    (dalla bandella)

    Quest’inverno, nell’ambito di un corso di scrittura sul reportage narrativo organizzato da minimum fax, di cui, insieme a Christian Raimo, sono stato docente, il primo, e forse in assoluto più spinoso, problema che abbiamo affrontato è stato tracciare una linea di demarcazione tra scrittura giornalistica e scrittura letteraria (non fiction). Se entrambe si concentrano su uno stesso oggetto, per esempio la guerra in Jugoslavia, era l’ipotesi, come si distingue un reportage giornalistico da un reportage narrativo? Peccato che Zona proibita (Mondadori nella nuova collana mini Libellule) non fosse ancora uscito, perché tra i tanti esempi che abbiamo cercato di illustrare quello ricavabile dall’ultimo lavoro di Vollmann sarebbe calzato a pennello.
    Il racconto inizia con la tragicomica ricerca dell’autore di un contatore Geiger prima della sua partenza per il Giappone del dopo-Fukushima…

    La regola aurea del giornalismo – rispettare gli appuntamenti dal dentista – l’avevo disattesa già da un paio d’anni. Ma considerando le condizioni in cui si trovava il Giappone mi affrettai a ricucire i rapporti con la mia igienista, che maneggiava l’attrezzatura a raggi X puntandola verso gli zigomi dei pazienti e perciò portava sul camice rosato un dosimetro a film. Fu lei a darmi il numero di telefono di Carol (nelle chiamate successive trovai Ginger), che mi mise in contatto con un rappresentante, un certo Bob, il quale confermò di avere ancora in magazzino un contatore Geiger o – più precisamente – una specie di aggeggio post-Geiger-Müller.

    Questo l’incipit, seguito da una decina di pagine che descrivono l’autore alle prese con un contatore che sembra non funzionare come dovrebbe o il cui funzionamento non è chiaro come sarebbe auspicabile per un inviato che sta per toccare con mano una fuga radioattiva. L’inaffidabilità del rilevatore – o per lo meno il dubbio sulla sua credibilità – segue Vollmann per tutto il corso del suo viaggio in Giappone. Lo scrittore avverte con frequenza il lettore dei valori segnalati sulla macchinetta, ma la fa con un tono sospeso tra la diffidenza e l’agnosticismo.
    Provate invece a dare un’occhiata a questo video estratto da una puntata di Anno zero del giugno 2011. Chi non avesse voglia di vederlo tutto, può saltare al minuto 05:28. Mentre, per i nemici dei link esterni, provo a fornire un abstract:

    è un reportage di Corrado Formigli da Chernobyl – Corrado Formigli ha sempre l’affanno – in sottofondo c’è una musica che starebbe benissimo in The Ring – nella scena che inizia al minuto 05:28 Corrado Formigli si inoltra in un bosco dove ci sono solo alberi e prati, apparentemente un posto tranquillo, mentre il ticchettio del contatore aumenta sempre più la sua frequenza e Corrado Formigli grida nel microfono: “Basta entrare, avvicinarsi agli alberi, che sale: quattro, sette, otto e mezzo, raddoppia, vuol dire che la radioattività sta negli alberi, nelle radici, nel terreno, dodici, quindici, venti, venticinque, trentotto”, dice avvicinandosi agli alberi, “quaranta, è altissimo, è altissimo, troppo alto”, dice rientrando in macchina spaventato.

    Una scena in cui lo spettatore può solo fidarsi di Formigli, sia perché non legge i dati sul display del suo contatore, sia perché non ha nessun genere di informazione sul significato di quei numeri che Formigli grida nel microfono.
    So che rischio di essere capzioso tentando questo paragone tra un esempio alto di scrittura letteraria non fiction e un esempio, probabilmente basso, di giornalismo televisivo. Ma l’atteggiamento di Formigli, per quanto estremo, segnala, e lo fa in modo limpido proprio perché estremo, una caratteristica del giornalismo che è il fatto di basarsi su due principi: uno è il necessario rapporto di fiducia tra lettore/spettatore e giornalista, l’altro il convincimento che l’oggettività esiste. In altre parole, se il lettore si fida del giornalista che racconta o interpreta una notizia, quel racconto o quella interpretazione assurgerà nella sua mente al rango di verità oggettiva. Nel reportage narrativo questo meccanismo è, o dovrebbe essere, assente, perché lo sguardo di chi racconta la realtà è così dichiaratamente personale che per sua stessa natura è del tutto inaffidabile. Vollmann, maestro del genere, si avventura nel Giappone del dopo-Fukushima con un contatore Geiger (la presunta oggettività) che non si capisce mai se funzioni o meno. Il contatore Geiger è una geniale metafora dell’osservatore inaffidabile, così Zona proibita è anche un meta-reportage sull’inaffidabilità dello sguardo.
    Sull’inaffidabilità degli editori italiani, invece, ci sarebbe da scrivere pagine. Limitando l’indagine al caso in questione, faccio un altro confronto emblematico (sono in vena di confronti). Copio e incollo qui sotto la descrizione in inglese del libro che chiunque può leggere su amazon.com (in inglese Into the Forbidden Zone non esiste su carta, è uscito negli Stati Uniti per Byliner, un’interessantissima piattaforma digitale che pubblica a prezzi molto bassi – Vollmann costa 3,25 dollari – fiction e non fiction di autori affermati, testi medio-brevi scritti per essere letti in una singola sessione; uno dei pochi sviluppi dell’editoria digitale che ha l’aria di essere un’applicazione specifica piuttosto che un inutile traduzione in bit della cellulosa):

    Just weeks after multiple disasters struck Japan, National Book Award winner William T. Vollmann ventures into the nuclear hot zone, outfitted only with rubber kitchen gloves, a cloth facemask, and a capricious radiation detector. He emerges with a haunting report on daily life in a now-ravaged Japan — a country he has known and loved for many years. And in the cities and towns hit hardest by the earthquake, tsunami, and radioactive contamination, Vollmann finds troubling omens of a future heading toward us all.

    Se si sovrappongono queste righe all’estratto della bandella riportato all’inizio dell’articolo, si scopre che Mondadori ha tradotto praticamente alla lettera la descrizione cambiando un unico vocabolo (e sorvolando sul fatto che WTV sia un vincitore del National Book Award). He emerges with a haunting report (“Ne viene fuori un reportage memorabile”) diventa “Ne viene fuori un reportage terribile”. Un piccolo insignificante aggettivo può valere meno di una virgola, si dirà, ma in questo caso è molto sintomatico che l’anonimo redattore abbia deciso di copiare tutto il testo, cosa già di per sé discutibile, e di tradurlo alla lettera cambiando solo quella parola. O si tratta di un marchiano errore di traduzione, oppure, per vendere al lettore italiano un libro sul disastro nucleare giapponese, è stato ritenuto opportuno che lo stesso libro fosse terribile più che memorabile. Sennonché il reportage di Vollmann di terribile non ha proprio niente. Anzi è programmaticamente contro il terribilismo (Formigli che grida: “Quattro, otto, trenta, quaranta”.) È, invece il tentativo – a tratti riuscito, a tratti fin troppo etereo – di rappresentare il disastro con lirismo, gentilezza, colori tenui. Ci sono pitture di paesaggi apocalittici, ma sono di più le descrizioni di una natura apparentemente intatta accompagnate dal dubbio costante dell’osservatore che si chiede se quei bellissimi alberi, quei rigogliosi fiori, quei campi così perfetti siano stati davvero contaminati. Non a caso, allora, l’editore americano utilizza l’aggettivo memorabile. L’inaffidabile misura della realtà di Vollmann è sempre arbitrariamente personale, ma la scelta delle parole e il modo in cui le mette in fila trasformano la sua esperienza in un nostro ricordo.
    E non so voi, ma personalmente ho molta più fiducia nei ricordi che nella verità.

  5. Dal 26 aprile al 31 maggio 2013, presso la Bibliothèque “Louis Nucéra” di Nizza c’è «Au-delà du nuage, la renaissance du Japon», un’esposizione di fotografie sul tema del «Grand séisme de l’Est du Japon du 11 mars 2011». Maggiori info QUI.
    Una galleria di fotografie della mostra è QUI.
    Un esempio:

  6. Nei primi giorni di settembre 2013 il vulcano Ubinas, nel sud del Perù, ha cominciato un’attività che non sembra arrestarsi (QUI, QUI e QUI). A causa della «caídas de ceniza la localidad de Querapi y algunos otros pueblos del valle de Ubinas», nel pomeriggio del 4 settembre l’IGP (Instituto Geofísico del Perú) e l’INGEMMET (Instituto Geológico Minero y Metalúrgico) hanno sollecitato l’evacuazione preventiva degli abitanti di Querapi, un villaggio posto a soli 4 km dal cratere:

    RECOMIENDAN EVACUAR A POBLADORES DE QUERAPI POR ACTIVIDAD DE VOLCAN UBINAS

    La evacuación de los pobladores de Querapi, que se ubica a 4 kilómetros al sur del volcán Ubinas, región Moquegua, recomendaron los especialistas del Instituto Geofísico del Perú (IGP) y del Instituto Geológico, Minero y Metalúrgico (Ingemmet), debido a la alta vulnerabilidad de la zona.
    Así lo señala el primer informe preparado por el Observatorio Vulcanológico (OVI) del Ingemmet y el Observatorio Vulcanológico de Arequipa (OVA) del IGP, presentado esta tarde, respecto a la actividad del volcán Ubinas, del domingo 1 al martes 3, habiendo registrado un total de 6 explosiones y emisiones de ceniza.
    Por ello, se aconseja a las poblaciones aledañas al volcán Ubinas, realizar preparativos, a fin de mitigar los efectos de posibles caídas de ceniza en la salud de las personas, áreas de cultivo y fuentes de agua.
    Además, como la caída de cenizas afecta principalmente la zona norte y noroeste del volcán, influenciado por la dirección de los vientos, los expertos sugieren a las autoridades locales y regionales, efectuar una evaluación de daños y efectos en dichas zonas.
    Asimismo, se sugiere a las autoridades competentes, elevar el nivel de alerta volcánica al color amarillo, así como activar el Plan de Contingencia frente a un eventual incremento de la actividad del Ubinas.
    Dentro de las conclusiones, se precisa que el monitoreo sísmico indica, hasta ahora, la inexistencia de evidencias compatibles con ascenso de magma nuevo, necesario para una eventual erupción magmatica inminente.
    Del mismo modo, se establece que las características de los productos emitidos y tipo de actividad registrada en los últimos días, corresponden a una erupción freática, es decir tienen su origen por la interacción de agua meteórica y cuerpo caliente localizado en el interior del volcán.
    El estudio da cuenta igualmente, que producto de las explosiones han sido eyectados proyectiles balísticos (fragmentos de roca incandescentes) emplazados en la caldera del volcán, y que presentaban estructuras de impacto de hasta 2 metros de diámetro.
    “Luego de las explosiones se observó la formación de columnas de gases y ceniza que ascienden entre 0.8 a 2 kilómetros de altura sobre la cima del volcán”, se anota en el documento.
    Añade que los materiales emitidos a la fecha. corresponden a bloques accidentales (muy hidrotermalizados). Por otro lado, la importante emisión del gas volcánico SO2 (155 Tn/día) podría ser un indicador de la presencia de componentes magmáticos incipientes.
    El informe remarca que los trabajos de monitoreo que se implementan permitirán conocer mejor la naturaleza y evolución de la actividad volcánica del Ubinas, a fin de alertar a las autoridades y población, de manera oportuna.
    El volcán Ubinas, considerado el más activo del sur peruano, se ubica en el extremo Norte de la región Moquegua, a 70 ki.lómetros al Este de la ciudad de Arequipa. Desde el año 1550 D.C. se han producido alrededor de 25 erupciones. La última erupción se registró entre el 2006 y 2009 y fue de magnitud baja, con un Índice de Explosividad Volcánica 2, en una escala que va de 0 a 8.
    Dicha erupción afectó principalmente a siete pueblos ubicados al sureste del volcán, por lo que se evacuó a cerca de 2000 pobladores en riesgo, quienes permanecieron en 2 refugios (Anascapa y Chacchagen) durante casi más de 10 meses.
    El informe dado a conocer estas tarde, lleva las firmas del y del doctor Orlando Macedo, director del OVA del IGP, y del ingeniero Jersy Mariño, coordinador del OVI-Ingemmet.

    (FIN) TMC/MAO

    («Andina», 4 settembre 2013, QUI)

    Querapi si trova QUI.

  7. “Corriere della Sera”, 13 settembre 2013, QUI

    Vapore già uscito a varie riprese tra il 18 luglio e il 17 agosto
    FUKUSHIMA: NUVOLA DI FUMO DAL REATTORE 3
    Inoltre trovata alta radioattività in un canale di scolo che giunge a pochi metri dal mare
    di Redazione Online

    Fukushima ancora al centro dell’attenzione. Dal reattore 3 della centrale giapponese distrutta dallo tsunami del marzo 2011 è riapparsa una nuvola di fumo, di origine ignota. Inoltre la Tepco, la società che gestisce la centrale, ha reso noto di aver individuato alta radioattività a 150 metri dal mare in un canale di scolo, il che fa temere che l’acqua radioattiva sia potuta arrivare al Pacifico. Già in agosto si era verificata una fuga di almeno 300 tonnellate di acqua altamente contaminata da uno dei serbatoi di contenimento realizzati per stoccare l’acqua utilizzata al momento del disastro per raffreddare i reattori. Questa nuova fuga ha provocato il blocco da parte della Corea del sud delle importazioni di pesce da otto prefetture giapponesi.
    PRECEDENTI – Del vapore sopra il reattore 3 era già apparso a più riprese tra il 18 luglio e il 7 agosto, ma alle 8 di venerdì mattina (in Italia era l’1 di notte), tramite una telecamera è stata vista una nuvola di fumo.
    RASSICURAZIONI – Nonostante le rassicurazioni del primo ministro Shinzo Abe, che non più tardi di sabato scorso quando sono state assegnate a Tokyo le Olimpiadi del 2020 ha dichiarato che a Fukushima «la situazione è sotto controllo», Zengo Aizawa, vice presidente Tepco, ha ammesso invece che la situazione a Fukushima è paragonabile a quella «di un ospedale di un campo di battaglia»
    .

  8. “Radio France Internationale”, 24 febbraio 2014, QUI

    JAPON: DES REFUGIES DE FUKUSHIMA AUTORISES A RENTRER CHEZ EUX
    Japon: des réfugiés de Fukushima autorisés à rentrer chez eux
    di Frédéric Charles

    Au Japon, une partie des réfugiés de Fukushima vont pouvoir rentrer chez eux. Cela se fera en plusieurs étapes à compter du 1er avril. Trois cents habitants de Tamura, une ville proche de la centrale nucléaire, vont regagner leurs foyers. Et dans les deux ans à venir, jusqu’à 30 000 personnes seront autorisées par le gouvernement japonais à retourner dans leurs maisons qu’elles avaient été forcées d’évacuer.
    Le gouvernement du Premier ministre Shinzo Abe veut réactiver les réacteurs à l’arrêt. Il pousse donc certains des réfugiés du nucléaire à retourner chez eux pour donner l’impression que l’accident de Fukushima est résolu. La petite ville de Tamura est située à l’orée de la zone interdite des 20 kilomètres autour de la centrale. La radioactivité y est faible, moins de 20 millisieverts par an. C’est habitable. Une radio dans un hôpital délivre 10 millisieverts.
    Mais un retour dans les zones de Fukushima évacuées après l’accident nucléaire ne convainc pas tout le monde. Seules des personnes âgées de plus de 70 ans sont prêtes à retourner chez elles, et encore. Dans les deux ans à venir, le gouvernement autorisera 30 000 personnes à retourner dans leur logement d’origine. Il n’est pas interdit de rêver.
    Dans les zones en partie décontaminées comme Tamura, dit un expert français, les niveaux de radioactivité sont redevenus tolérables, mais inutile de songer à aller cueillir des champignons aux alentours et les manger, car ce sont des éponges à radioactivité. Les candidats au retour à Fukushima doivent être informés sur ce qu’ils doivent faire pour limiter les risques
    .

  9. Pingback: A tre anni da Fukushima | Paesaggi vulcanici

  10. In Indonesia è eruttato il vulcano Sangeang Api, provocando problemi al traffico aereo australiano. [Ne ho scritto su fb, con un riferimento al vulcano islandese Eyjafjöll, che nel 2010 bloccò i cieli d’Europa].
    Ecco due gallerie fotografiche:

    “Corriere della Sera”, 31 maggio 2014, QUI
    L’eruzione del vulcano Sangeang Api in Indonesia (nella foto) ha provocato una serie di problemi al traffico aereo in Australia dopo che le ceneri si sono disperse su un’area vasta oltre 3000 km da Est verso Sud-Est. Cancellati tutti i voli da e per l’aeroporto di Darwin, mentre problemi si stanno verificando anche per i voli da Perth a Bali (Epa)

    “La Repubblica”, 31 maggio 2014, QUI
    Le ceneri del vulcano indonesiano Sangeang Api hanno formato nubi che stanno impedendo i voli da e per la città australiana di Darwin. Il vulcano è in eruzione da venerdì e le compagnie Qantas, Jetstar e Virgin hanno cancellato tutti i voli. I disagi dovrebbero continuare anche domani. Le ceneri vulcaniche, che ora si stanno spostando verso sud, possono essere molto pericolose per i motori degli aerei. Il vice primo ministro australiano, Warren Truss, ha detto che la scia di cenere è lunga tra 6 e 13 chilometri e potrebbe mettere a rischio i voli per Brisbane, mentre scatta l’allarme per i viaggi con destinazione Bali e Perth (ansa) (VIDEO)

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